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	<title>Riforme Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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		<title>Gli ammortizzatori sociali e le politiche attive: la riforma che ci serve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2020 16:59:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le settimane drammatiche del picco della pandemia hanno impresso nei nostri occhi le immagini dell&#8217;emergenza sanitaria e le&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2172/">Gli ammortizzatori sociali e le politiche attive: la riforma che ci serve</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p>Le <strong>settimane drammatiche</strong> del picco della pandemia hanno impresso nei nostri occhi le immagini dell&#8217;emergenza sanitaria e le inevitabili ricadute economiche aggravate non solo dal lockdown, ma anche dalla lentezza e dalla difficoltà di garantire a tutti l&#8217;aiuto promesso dallo Stato, primariamente la <strong>Cassa Integrazione in deroga</strong>.</p>



<p>Problemi che hanno accentuato la necessità di mettere ordine nella complicata sfera degli <strong>ammortizzatori sociali</strong>, privilegiando – finalmente &#8211; il reinserimento dei lavoratori nel mercato del lavoro e non solo la conservazione del loro reddito.</p>



<p>E quale il momento migliore per ripensare gli strumenti di protezione e le politiche attive se non questo, nel quale si progetta il rilancio dell&#8217;Italia?</p>



<p>Com&#8217;è noto, nei prossimi mesi si metteranno in cantiere una serie di riforme strutturali  da portare ai tavoli europei nel quadro del programma <strong>Next Generation Eu</strong>.</p>



<p>Nel delineare le linee guida al <strong>Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza</strong>, il Governo ha indicato riforme e interventi da adottare per il mercato del lavoro che avranno l&#8217;obiettivo di rilanciare l&#8217;occupazione, <strong>investire nella formazione e uniformare gli strumenti di sostegno al reddito</strong>.</p>



<p>Lasciando da parte questioni meramente fiscali che riguardano la<strong> riduzione del cuneo e la decontribuzione</strong>, in questa analisi sarà posta l&#8217;attenzione sugli interventi necessari per riformare la galassia degli ammortizzatori sociali e rendere più incisive e concrete le politiche attive del lavoro.</p>



<p>Per quanto concerne gli strumenti di sostegno al reddito, acclarato il bisogno di continuare a garantire <strong>un reddito ai lavoratori in difficoltà nei prossimi mesi</strong> ( anche grazie a SURE), un cantiere per la riforma degli ammortizzatori sociali è già in piedi al Ministero del Lavoro e dovrebbe portare alla tanto attesa riforma degli ammortizzatori sociali e alla nascita di una misura universale di sostegno al reddito. Ma con una novità, o meglio, con un diverso approccio, necessario e non più differibile: il nuovo ammortizzatore sociale mira a un&#8217;orizzonte più ampio, ovvero <strong>accompagnare il lavoratore nel reinserimento lavorativo attraverso un&#8217; ampliamento delle sue competenze.</strong></p>



<p>L&#8217;obiettivo è superare la storica tendenza italiana che porta unicamente a proteggere il reddito del lavoratore e la conservazione del posto  (vedi Naspi, Cassa integrazione e Mobilità) e studiare forme di reinserimento nel mercato del lavoro più incisive, forme che portino il lavoratore ad <strong>utilizzare il tempo di disoccupazione o Cassa Integrazione per formarsi e trovare altre opportunità lavorative.</strong></p>



<p>Essenziale è creare un percorso che <strong>accompagni il lavoratore nelle varie fasi</strong>, dalla perdita del lavoro alla scelta di un percorso formativo per riqualificarsi e alla ricerca di una nuova occupazione. Percorso che – oltre a considerare il bagaglio di conoscenze e esperienze del lavoratore – lo porti a misurarsi con le nuove professionalità ed esigenze del mercato, in una vera correlazione tra politiche passive e attive.</p>



<p>Le proposte del <strong>Ministro del lavoro Catalfo</strong> prevedono già dal Decreto Rilancio alcune misure che vanno i questa direzione, come l&#8217;istituzione del Fondo nuove competenze, un fondo che permetterà ad alcuni lavoratori di ridurre l&#8217;orario di lavoro e frequentare corsi di formazione senza perdere parte della retribuzione.</p>



<p>Ma non è sufficiente, non nel contesto che ci attende e non nel momento di programmare con uno sguardo lungimirante e a lungo termine il paese che verrà.</p>



<p>La <strong>fine del blocco dei licenziamenti</strong> a fine anno, ci metterà di fronte a una crisi sociale e occupazionale drammatica.</p>



<p>Occorrerà continuare a garantire il <strong>sostegno al reddito dei lavoratori </strong>che perderanno il loro lavoro ma anche cambiare la mentalità italiana che predilige l&#8217;assistenza e la protezione senza nessuna forma di riqualificazione e reinserimento grazie a politiche attive incisive.</p>



<p>E qui, nel quadro delle riforme necessarie per studiare il rilancio del paese, un ripensamento delle Politiche attive è essenziale. Inquadrate nella Strategia Europea per l&#8217;Occupazione, gli interventi di Politiche attive in Italia non brillano per performance.</p>



<p>L&#8217;esperienza del Reddito di cittadinanza, con <strong>circa il 2% di beneficiari che ha trovato un impiego lo testimonia</strong>. Centri per l&#8217;Impiego che non funzionano, poca sinergia tra Agenzie regionali, Enti formatori e aziende, difficoltà a incrociare domanda e offerta di lavoro. Quando il lavoro c&#8217;è..</p>



<p>Ed è <strong>questo il tasto dolente</strong>.</p>



<p>I prossimi mesi ci consegneranno una <strong>realtà difficile</strong>, con migliaia di persone che avranno perso il lavoro, un lavoro che non tornerà più nelle forme pre-Covid.</p>



<p>In quel momento bisognerà <strong>farsi trovare preparati </strong>e sarà fondamentale investire sulla formazione  creando nuove figure professionali, non solo riqualificando quei lavoratori che hanno perso il lavoro a causa della pandemia, ma andando a cercare le persone escluse dal mercato già da tempo (donne – soprattutto al sud, e over 50)  per avvicinarle alle nuove opportunità che gli<strong> investimenti pubblici</strong> offriranno nel settore dell&#8217;economia circolare, del turismo sostenibile, dell&#8217;agricoltura e del digitale, mettendo in piedi progetti e sinergie tra comuni, enti di formazione e aziende.</p>



<p>In quest&#8217;ottica, il  Next Generation Eu ci offre <strong>una chance storica</strong> per pensare e formare nuove professionalità da inserire nei progetti di rilancio della nostra economia.</p>
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