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	<title>tecnologia Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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		<title>Colmare il divario tecnologico senza che nessuno resti indietro &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gregorio Staglianò]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 07:35:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[transizione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul &#8220;Rapporto Draghi&#8221; sul futuro della competitività europea.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673464/">Colmare il divario tecnologico senza che nessuno resti indietro &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul <strong>&#8220;Rapporto Draghi&#8221; sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em></p>



<p>Negli ultimi decenni, l&#8217;Europa ha mantenuto un ruolo di primo piano in settori industriali consolidati come l&#8217;automotive e il manifatturiero, sostenuta dall&#8217;aumento della produttività e della crescita demografica. Tuttavia, di fronte a un preoccupante inverno demografico e alla stagnazione dell&#8217;innovazione industriale, la sua corsa verso la produttività sta rallentando, in particolare rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. Guardando più a fondo, come evidenzia il Rapporto, il vero motore di questo crescente divario nella produttività tra l’UE e altre economie avanzate è stato il settore tecnologico, ambito in cui l’Europa rischia di perdere slancio in modo definitivo.</p>



<p>Fin dai primi sviluppi di Internet, l&#8217;Europa ha faticato a cogliere le potenzialità economiche della rivoluzione digitale, limitandosi spesso ad adattarsi anziché guidare. Mentre negli Stati Uniti nascevano giganti tecnologici e l’economia digitale prendeva piede, l’Europa sembrava incapace di riconoscere la portata storica di questa trasformazione. Ora, con l’alba di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale (IA), l’Internet of Things (IoT), la blockchain e l&#8217;informatica quantistica, l&#8217;UE rischia di ripetere lo stesso errore. Un segnale allarmante è il fatto, per esempio, che nessuna delle dieci aziende che investono maggiormente nel settore quantistico ha sede in Europa.</p>



<p>Stati Uniti e Cina oggi dominano e si contendono la supremazia nel settore tecnologico, cruciale per il futuro dell’economia globale, mentre l’Europa continua a perdere competitività. Per alcuni segmenti digitali, come sottolinea il Rapporto, l&#8217;opportunità di leadership sembra ormai sfumata; tuttavia, esistono ancora spazi in cui l&#8217;UE può capitalizzare su nuove ondate di innovazione, come quella dell’IA. Le implicazioni di questo approccio attendista non sono solo economiche, ma profondamente politiche: investire meno nel settore tecnologico implica una ridotta capacità di influenzare i rapporti di forza internazionali e, in ultima analisi, un ridimensionamento del ruolo dell&#8217;Europa come attore globale.</p>



<p>Il Rapporto Draghi lancia un messaggio forte e chiaro: l&#8217;Europa rischia di perdere il treno della Storia se non riconsidera a fondo le sue priorità strategiche, trovando la determinazione e il coraggio necessari per immaginare una strategia industriale che colmi il divario tecnologico con gli altri attori globali. Le forze di centro-sinistra, come il Partito Democratico, che hanno accolto con interesse le proposte dell&#8217;ex Presidente del Consiglio italiano, devono cogliere l&#8217;urgenza espressa nel Rapporto e tradurne i contenuti in proposte progressiste. Non è possibile immaginare una crescita industriale duratura senza valutarne l&#8217;impatto sociale, l&#8217;equità e la sostenibilità. L’Europa ha il dovere di puntare a un modello economico in cui innovazione tecnologica e benessere sociale non siano in conflitto, ma agiscano in sinergia per un progresso condiviso.</p>



<p><strong>Una transizione giusta verso l&#8217;innovazione tecnologica</strong></p>



<p>L’innovazione non dovrebbe lasciare indietro nessuno: per questo, accanto a investimenti in settori chiave come l&#8217;IA, i semiconduttori o il cloud computing, l&#8217;UE deve assicurarsi che i vantaggi di queste tecnologie siano diffusi a tutta la popolazione. Un “Fondo per l&#8217;Innovazione Inclusiva” potrebbe, ad esempio, sostenere le regioni e i settori più impattati dalla trasformazione digitale, aiutando le piccole imprese e i lavoratori a rimanere competitivi. Questo fondo dovrebbe finanziare la riqualificazione professionale dei lavoratori e l’accompagnamento delle imprese verso il digitale, specialmente nelle aree meno sviluppate.</p>



<p><strong>Una transizione omogena verso l’innovazione tecnologica</strong></p>



<p>Per promuovere la crescita delle imprese innovative, l&#8217;Europa deve provare a ridurre da un lato l’over-regulation al suo interno, e le frammentazioni normative tra i suoi Paesi membri, creando un mercato unico più omogeneo che consenta alle startup di crescere e competere senza ostacoli burocratici. È fondamentale però che questo avvenga in modo da proteggere i diritti dei lavoratori, garantendo condizioni lavorative adeguate.</p>



<p><strong>Una transizione verde verso l’innovazione tecnologica</strong></p>



<p>La produzione e la gestione di nuove tecnologie digitali – come i data center, le reti di telecomunicazioni e i semiconduttori – devono rispettare principi di sostenibilità ambientale. Per questo, l’Europa dovrebbe incentivare le imprese a sviluppare e adottare tecnologie a basse emissioni di carbonio, imponendo limiti chiari al consumo energetico nei settori tech e promuovendo un’economia circolare per ridurre al minimo i rifiuti tecnologici. Ciò garantirebbe che l’industria del futuro possa essere verde e sostenibile.</p>



<p><strong>Una transizione inclusiva verso l’innovazione tecnologica</strong></p>



<p>La transizione tecnologica e digitale può avere successo solo se accompagnata da investimenti in istruzione e formazione continua. Affinché nessuno resti indietro, l’UE dovrebbe trovare metodi e strumenti per formare tutti i cittadini europei, aiutandoli a sviluppare le competenze necessarie per partecipare all’economia del futuro. Ogni Stato membro dovrebbe includere nel proprio sistema educativo l’insegnamento delle digital skills di base, garantendo accesso gratuito e universale a corsi di aggiornamento professionale per coloro che lavorano in settori tradizionali.</p>



<p><strong>Una transizione sociale verso l’innovazione tecnologica</strong></p>



<p>L’espansione del settore tecnologico porterà con sé l&#8217;aumento di forme di lavoro atipico e digitale, spesso più precarie e meno tutelate. È fondamentale che l&#8217;Europa sviluppi un &#8220;welfare digitale&#8221; che protegga i lavoratori delle piattaforme digitali e di altre nuove forme di impiego. Ad esempio, la creazione di un sistema di assicurazione sociale europeo per i lavoratori digitali permetterebbe di garantire loro sicurezza economica e protezione in caso di disoccupazione, malattia o maternità, indipendentemente dal Paese in cui lavorano.</p>



<p>Insomma, l’Europa ha davanti a sé l’opportunità di creare un modello di sviluppo economico e industriale autonomo e inclusivo, che integri le esigenze della crescita tecnologica con la giustizia sociale e ambientale. Solo con un approccio integrato e attento alle persone sarà possibile costruire un futuro in cui l’Europa non sia semplicemente player di primo livello, ma un modello di progresso civile e sociale a livello globale.</p>
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		<title>Via libera all’AI Act dal Parlamento europeo: ora serve aggiornare la strategia italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gregorio Staglianò]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 11:38:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parlamento Europeo ha approvato il 14 giugno scorso l’Artificial Intelligence Act, per normare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA)&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673319/">Via libera all’AI Act dal Parlamento europeo: ora serve aggiornare la strategia italiana</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p>Il Parlamento Europeo ha approvato il 14 giugno scorso l’<em>Artificial Intelligence Act</em>, per normare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) generativa. Proposto dalla Commissione Europea, il testo<strong> mira fornire all’UE uno strumento utile per giocare d’anticipo con le sfide che l’IA lancerà in tutti i settori delle nostre società.</strong></p>



<p>Dalle robotizzazione delle fabbriche alle auto a guida autonoma, dalle chatbot come ChatGpt, al controllo remoto delle infrastrutture energetiche, dai sistemi d’arma all’avanguardia alla profilazione al “<em>social scoring</em>” dei cittadini, fino alla produzione di contenuti deep-fake, difficilmente distinguibili da quelli umani, è facile comprendere l’impatto dell’IA sulla nostra quotidianità.</p>



<p><strong>La necessità di regole democratiche per l’IA</strong></p>



<p>Tra i temi più discussi del testo rientra sicuramente quello sul riconoscimento biometrico in luoghi pubblici per ragioni di sicurezza, misura che aveva causato preoccupazione e allarme tra i watchdogs dei diritti umani. Lo strumento della profilazione e del riconoscimento facciale è oggi utilizzato non solo da big tech per fini commerciali, ma anche da governi per identificare oppositori politici o etnie discriminate. Il Parlamento Europeo ha chiaramente votato per vietarne l’utilizzo nei luoghi pubblici e in “tempo reale”, bocciando gli emendamenti in favore di essi proposti dal Partito Popolare Europeo (PPE). L&#8217;eventuale autorizzazione futura all&#8217;utilizzo di tali sistemi sarà consentita solo &#8220;a posteriori&#8221; (non in tempo reale) e previa autorizzazione giudiziaria nel contesto della lotta alla criminalità e al terrorismo.</p>



<p>Il riferimento è chiaramente rivolto a quegli attori che come la Cina – dominatrice assoluta del mercato di tecnologie di riconoscimento facciale – hanno fatto dell’utilizzo di sistemi di riconoscimento facciale biometrici <em>AI</em>&#8211;<em>based</em> un vero e proprio strumento di repressione. Pechino utilizza l’IA per individuare manifestanti (come nel caso delle proteste di Hong Kong del 2019) o monitorare e censire la minoranza musulmana uigura nella regione dello Xinjiang. Ad utilizzare tecniche di riconoscimento facciale sono però anche regimi democratici, come Stati Uniti, Francia e Regno Unito, dimostrando che il nervo scoperto dell’intera questione risieda nell’uso intrusivo di tale tecnologia nei confronti della società.</p>



<p>È per questa ragione che l’AI Act mira a vietare i sistemi di IA come quelli utilizzati per il punteggio sociale per “classificare” gli individui in base al loro comportamento sociale o alle loro caratteristiche personali, già sperimentata in alcune regioni della Cina, o quei sistemi di categorizzazione biometrica basati su caratteristiche sensibili utilizzati per scopi di polizia predittiva. L&#8217;AI Act stabilisce che l&#8217;uso di una determinata tecnologia debba essere impedito quando comporti un livello di rischio ritenuto inaccettabile per la sicurezza delle persone.</p>



<p>Il voto del Parlamento apre la strada alla negoziazione con gli Stati membri, per finalizzare la norma entro la fine della legislatura.</p>



<p><strong>A che punto siamo in Italia?</strong></p>



<p>L’Italia dal canto suo si è dotato di qualche strumento per provare a inquadrare gli effetti dell’IA e orientare il legislatore. Già nel 2018, l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) aveva pubblicato il “Libro Bianco sull’IA a servizio del cittadino” per offrire una prima panoramica del possibile impiego dell&#8217;IA in relazione ai servizi e alla PA. Nel 2020, il Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica (CINI) aveva pubblicato &#8220;AI for Future Italy&#8221;, sottolineando l’importanza della ricerca e sviluppo sull’IA, e della collaborazione tra istituzioni ed industria. Tuttavia, è con la pubblicazione della Strategia Nazionale sull’IA nel 2021 (“Programma Strategico Intelligenza Artificiale 2022-2024”), allineata alla Strategia Europea, che l’Italia ha adottato il suo primo documento strategico per stimolare il legislatore.</p>



<p>Oltre ad una normativa quadro che ad oggi ancora manca, e all’individuazione conseguente dell’autorità di riferimento che dovrà garantire l’applicazione e il rispetto dell’AI Act, la sfida più grande per l’Italia sarà riuscire a governare l’IA tutelando le libertà fondamentali dei suoi cittadini e nel rispetto delle regole democratiche.</p>



<p>L’utilizzo su larga scala dell’IA per ragioni di sicurezza in Europa potrebbe spingere le singole aziende a incrementare l’export verso mercati sempre più ampi, correndo il rischio di fornire supporto ai regimi che utilizzano l’IA per scopi repressivi.</p>



<p>La creazione di contenuti deep-fake con l’IA, difficilmente distinguibili da quelli reali, inoltre, rappresenta un rischio democratico se utilizzati per diffondere disinformazione nel dominio cibernetico. Non è una novità il loro utilizzo per l’information warfare, difatti.</p>



<p>Pertanto, mantenere l’utilizzo dell’IA su binari democratici, rappresenta una necessità politica e uno scudo verso potenziali interferenze esterne.</p>



<p>Il governo italiano dovrebbe perciò accogliere attentamente le novità introdotte dall’AI Act e negoziare con l’UE e con gli altri player un sistema di controlli per costruire standard e framework centrati sull’individuo, con al centro il rispetto della dignità, della libertà e della privacy. Questo ruolo pionieristico eviterebbe comportamenti ambigui nei confronti di regimi autocratici che potrebbero sfruttare l’IA per scopi politici a danno della democrazia. L’IA potrà essere uno strumento di progresso e di avanzamento di tecnologico, ma dovrà rimanere al servizio della democrazia.</p>
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