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	<title>Allegra Semenzato, Autore presso MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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		<title>Verso un&#8217;Europa verde: intervista a Anne Houtman</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Allegra Semenzato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2021 11:52:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Macroaree]]></category>
		<category><![CDATA[Anne Houtman]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle scorse settimane abbiamo intervistato Anne Houtman &#8211; già vice capo di gabinetto della Commissione Prodi ed ex&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Nelle scorse settimane abbiamo intervistato <strong>Anne Houtman</strong> &#8211; già vice capo di gabinetto della Commissione Prodi ed ex direttore generale dei DG Mercato interno e poi Trasporto ed Energia &#8211; sui temi del <strong>Green Deal europeo</strong>, l’ambizioso progetto per combattere i cambiamenti climatici e azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050 nel continente, e sulla politica energetica dell’Unione Europea.</p>



<p>Il Green Deal europeo rappresenta un insieme di strategie, da Farm2Fork alla strategia per la biodiversità e l’adattamento, che sono state presentate di recente dalla Commissione europea o presto lo saranno. <strong>Qual è ora il passaggio dalla teoria alla pratica?</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Oggi il Green Deal europeo rappresenta un grande progetto politico sulla carta e la sfida che ci attende è proprio quella di trasformarlo in realtà e quindi l’implementazione di tali strategie. Ciò che mi ha stupito, però, è che la presidente della Commissione Von der Leyen, che prima di essere eletta lo scorso anno aveva già preannunciato questo progetto, è rimasta fedele alla sua promessa e ha fatto del Green Deal il punto cardine della sua presidenza. Questo è diventato di fatto il marchio di fabbrica di questo collegio di commissari e mira a coinvolgere tutte le politiche europee per attuare una trasformazione profonda dell’economia e dello stile di vita europei.</p></blockquote>



<p>A questo proposito, la presidente Von der Leyen ha spesso sottolineato l’importanza di non lasciare nessuno indietro.<strong> Come si farà fronte quindi alle implicazioni socio-culturali della transizione verde?</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Questo progetto non fa riferimento alla sostenibilità nel senso stretto del termine e quindi al raggiungimento della neutralità climatica, ma piuttosto ad una sostenibilità ambientale che prende in considerazione i benefici della transizione nella nostra vita come un minore inquinamento urbano, ma anche l’impatto dello stesso cambiamento. Se pensiamo infatti alla filosofia dietro il Green Deal, la dimensione sociale gioca un ruolo estremamente importante. Come in tutte le trasformazioni del passato, d’altronde, c’è chi vince e chi perde ed è necessario far in modo che queste considerazioni vengano affrontate. Per esempio, si tratta di riqualificare quei lavoratori che ad oggi sono impiegati nelle industrie del petrolio e del carbone e di rendere più accessibile l’energia pulita ai cittadini, già adesso considerati ‘i poveri dell’energia’. Inoltre, rendere i cittadini partecipi di questa trasformazione sarà essenziale proprio per assicurarsi il loro supporto.</p></blockquote>



<p>Ha fatto riferimento ai cittadini, ma come pensa si possa <strong>coinvolgere l’industria europea?</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Spesso l’UE è stata criticata per non avere una politica industriale, mancava un accordo tra stati membri su quale fosse la direzione di questa politica. Questo progetto invece ha portato proprio a definire una politica industriale europea basata sul consenso.</p></blockquote>



<p>Sembra quindi che in Europa la <strong>decarbonizzazione</strong> sia ormai un dato di fatto. Tuttavia, ci sono <strong>paesi che non sono ancora pronti ad accettare il cambiamento?</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Certamente. Paesi come Polonia, Ungheria, ma anche la vicina Russia, le cui economie sono basate per la maggior parte, se non totalmente, sull’estrazione dei combustibili fossili si trovano davanti ad un enorme problema: la diversificazione. Purtroppo, questi paesi per cui la trasformazione sarà più ardua continuano a posticipare le necessarie azioni di cambiamento radicale. Per fortuna, la salvaguardia del pianeta, che prima era considerata un costo, viene ora pensata come un’opportunità e il conseguente spostamento degli investimenti dall’industria del carbone alle energie rinnovabili potrebbe in fin dei conti sollecitare la trasformazione in questi paesi. D’altronde restare indietro in questo contesto significa avere a disposizione risorse che in futuro non avranno più alcun valore sul mercato.</p></blockquote>



<p>E qui si giunge a quell’idea di <strong>‘transizione giusta’</strong> sempre enfatizzata all’interno delle strategie parte del Green Deal.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Sono convinta che tutti vogliano salvare il pianeta e dare un futuro alle prossime generazioni, per alcuni però lo sforzo sarà maggiore e l’accettazione della trasformazione richiederà più tempo. Per questo, quando si fa riferimento alla governance del Green Deal, è importante sottolineare il bisogno di una transizione giusta, che permetta a tutti di avanzare e vedere il cambiamento come un progresso di cui essere orgogliosi.</p></blockquote>



<p>In quanto alla governance e quindi alle regole ed i principi che permettono di concretizzare il Green Deal europeo, pensa che questa sia <strong>all’altezza della sfida che la decarbonizzazione rappresenta?</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Il sistema di governance fa riferimento soprattutto ai Piani Nazionali per l’Energia ed il Clima sottoposti al giudizio della Commissione europea lo scorso anno e sulla base dei quali la stessa Commissione ha poi pubblicato le raccomandazioni per i singoli stati. Da queste è emerso che le proposte avanzate in alcuni Piani non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi dell’UE nel quadro dell’accordo di Parigi del 2015 (ridurre le emissioni di gas serra di almeno 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, ndr). Per esempio, riguardo al Piano Nazionale proposto dal Belgio, la Commissione ha riferito che non è abbastanza ambizioso relativamente alla riduzione della domanda e allo sfruttamento delle energie rinnovabili. Per dipiù, dopo Parigi, l’Unione si è anche impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 ed è quindi necessario rivedere il disegno generale.</p></blockquote>



<p>Ha nominato le <strong>energie rinnovabili</strong>, pensa che in Europa ci si stia <strong>impegnando a sufficienza</strong> su questo fronte?</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Per il momento c’è un problema fondamentale con cui bisogna fare i conti per quanto riguarda questo settore: la flessibilità della rete elettrica. E’ inevitabile adattare la rete elettrica ad una produzione incostante perchè nel caso dello sfruttamento dell’energia eolica e solare, per esempio, le fonti sono variabili. Ciò può essere realizzato tramite l’utilizzo di un’altra fonte, lo stoccaggio, gestendo la domanda o favorendo un mercato europeo interno delle energie, puntando così a mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta ed evitando blackout. In aggiunta, è importante agire sulle infrastrutture per incentivare anche i cittadini a usufruire delle energie rinnovabili. D’altro canto senza stazioni di ricarica, per esempio, i cittadini non acquistano auto elettriche. Inoltre, a livello europeo si parla sempre più di “sistema energetico”, nel senso che viene favorita una visione per cui l’energia utilizzata è considerata come un <em>continuum</em>, c’è un legame tra la rete elettrica e del gas, tra la ricarica delle batterie e l’utilizzo delle energie rinnovabili e così via. Ciò contribuirà a fornire maggiore sicurezza alle persone, alle quali verrà però richiesto di cambiare anche le proprie abitudini.</p></blockquote>



<p>Di recente è stata riservata particolare attenzione ad una tipologia di energia rinnovabile, il cosiddetto “<strong>idrogeno verde</strong>”. Questa fonte è stata presentata come una via di fuga dai combustibili fossili nei settori del trasporto pesante. <strong>Lei crede che questa tecnologia sia così promettente?</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>È incontestabile che da qualche mese ci sia una promozione dell’idrogeno e che sia un elemento fondamentale per raggiungere la neutralità climatica. Inoltre, la strategia dell’UE per l’idrogeno è stata presentata insieme a quella per l’integrazione intelligente del sistema energetico promuovendo anche qui la logica di un sistema unico che connette i vari settori. Tuttavia, bisogna essere cauti. L’idrogeno non risolve tutti i problemi e non sarebbe efficace utilizzarlo ovunque. La strategia servirà però a promuovere l’utilizzo dell’idrogeno pulito in quei settori che lo utilizzano ora ‘sporco’, cioè prodotto attraverso l’utilizzo di gas e carbone, a decarbonizzare quelle industrie come quella dell’acciaio e del vetro che è complicato trasformare in altra maniera, e può rappresentare una soluzione nel settore del trasporto pesante e marittimo. </p></blockquote>



<p>Qual è, secondo lei, <strong>l’obiettivo principale della strategia europea</strong> per l’idrogeno pulito?</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Si ritorna sempre ad una questione prettamente economica: il bisogno di diminuire i prezzi e creare un mercato. Stiamo parlando di tecnologie in cui l’Europa è leader e più si diffondono e più il prezzo si abbassa, dove la differenza sta nella tecnologia stessa e non nella materia prima. Poi, certamente, aumentare la diffusione dell’idrogeno verde è una strada da percorrere. Si ipotizza che nel 2050 questa fonte di energia rappresenterà una parte indispensabile e significativa – anche se non esorbitante (13-14% secondo le più recenti stime europee) &#8211; del sistema energetico europeo.</p></blockquote>



<p>Abbiamo discusso di varie strategie europee riguardanti l’energia ed il clima, ma come si può promuovere <strong>una cooperazione efficiente a livello europeo</strong> tra tutte queste proposte?</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ci sono vari modi e livelli di cooperazione. Per esempio, all’interno del regolamento sulla governance è stabilito che gli stati membri hanno l’obbligo di coordinare le politiche con gli stati confinanti, promuovendo così coordinazione e cooperazione. Inoltre, a livello europeo vengono promossi degli incentivi per favorire la collaborazione tra paesi in progetti riguardanti l’energia. Infine, non bisogna dimenticare il ruolo di iniziative che coinvolgono regioni e città, come il Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia dell’UE, che puntano a implementare gli obiettivi comunitari su queste tematiche.</p></blockquote>



<p>Una <strong>nota conclusiva</strong>?</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Penso che l’Europa abbia la giusta ambizione e che abbiamo oggi una Commissione volenterosa di attuare il cambiamento radicale necessario. Sono ottimista, ma anche in affanno perché bisogna agire subito.</p></blockquote>
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		<title>Il Comitato europeo delle regioni come quarta via per l’implementazione del Green Deal europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Allegra Semenzato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 14:58:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal]]></category>
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<p>Il Comitato europeo delle regioni (CdR) è un’istituzione poco conosciuta ai più, che svolge un ruolo fondamentale all’interno dell’equilibrio istituzionale europeo e che potrebbe diventare essenziale nella riuscita del Green Deal europeo, l’ambizioso progetto promosso dalla Commissione per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 in Europa, e assistere i governi locali e regionali italiani nel dare il loro contributo all’attuazione del Recovery Fund.</p>



<p>Il CdR è nato all&#8217;interno del trattato di Maastricht e funge da intermediario tra istituzioni europee, come Commissione, Consiglio e Parlamento, e le regioni. Si occupa di “avvicinare l’Unione europea ai cittadini” a partire dai legami tra autorità locali, regionali ed istituzioni europee per far sì che l’Unione rispecchi una governance multilivello. Soprattutto per quanto riguarda le trasformazioni in atto, da quella digitale a quella ambientale, il CdR potrà dare il suo contributo. Il Comitato rappresenta un’arena dove figure elette di città e regioni possono esprimere la propria opinione sulle normative europee che riguardano le entità governative al di sotto degli stati, il che coinvolge quasi il 70% della legislazione europea. Tuttavia, poiché, questa opinione non risulta vincolante, il CdR difficilmente riesce ad ostacolare le decisioni prese da Commissione, Consiglio e Parlamento europei.</p>



<p>In ogni caso però, questa istituzione rappresenta un organo essenziale all’interno della governance multilivello europea, nonché l’entità all’interno della quale viene discussa l’applicazione del principio di sussidiarietà (art. 10, par. 3, TUE). Con la creazione del CdR le regioni non sono diventate solo più consapevoli della loro influenza in Europa, ma sono pure state incluse direttamente all’interno del processo di potenziamento delle istituzioni e decisionale europeo. Tramite la presenza di uffici regionali a Bruxelles, la formazione di network cittadini e le attività di lobbying, le regioni sono quindi riuscite a fare sentire la propria voce ed acquisire un ruolo all’interno dell’Unione promuovendo una governance “soft”.</p>



<p>Nell’ultima plenaria del CdR lo scorso luglio, le discussioni si sono incentrate sull’implementazione del Recovery Fund e, in particolare, sul ruolo del Comitato all’interno della ripresa verde e del Green Deal europeo. Per esempio, è stato istituito il “Green Deal Going Local”, un gruppo di lavoro all’interno del CdR che ha come finalità il posizionamento delle città e delle regioni al centro del programma per la transizione verde. Secondo quanto riferito dal CdR (2020), il gruppo di lavoro ha infatti tre obiettivi principali: fornire una visione trasversale sugli ambiti di intervento del Green Deal, rafforzare l’influenza del Comitato all’interno del programma e mediare tra le richieste delle autorità regionali e quelle sovranazionali.</p>



<p>La crisi sanitaria ed economica attuale e la conseguente risposta dell’Unione europea, hanno dimostrato la necessità di una collaborazione tra le unità subnazionali e quelle sovranazionali. Soprattutto per quanto riguarda la crescita sostenibile, sarà doveroso includere nella discussione gli enti locali e regionali, i quali possono attuare efficacemente il Green Deal. Se da un lato i cambiamenti climatici rappresentano un problema globale da risolvere attraverso una governance multilivello, dall’altro l’impatto del riscaldamento globale colpisce profondamente le regioni e le comunità locali coinvolte.</p>



<p>In un recente parere consultivo, il Comitato (2020) ha sollecitato la creazione di una procedura tramite la quale assegnare direttamente i fondi europei per la transizione ambientale in modo da favorire l’implementazione di misure in linea con gli obiettivi e le caratteristiche delle realtà regionali e cittadine. Non solo ciò permetterebbe di modellare i progetti in base all’entità, ma favorirebbe pure il consenso e la partecipazione cittadina. Sarà quindi necessario prendere in considerazione le caratteristiche territoriali, evitando di promuovere un approccio “one-size-fits-all”, cioè uguale per tutti.</p>



<p>Attraverso il gruppo di lavoro “Green Deal Going Local”, il Comitato si pone quindi come intento quello di individuare come adeguare il Green Deal europeo alle esigenze delle città e delle regioni. Tuttavia, per fare ciò, è necessario che il CdR collabori con le altre tre grandi istituzioni europee così da rafforzare la governance multilivello e la cooperazione tra le diverse posizioni. Allo stesso tempo, sarà inoltre essenziale che le regioni e città possano partecipare attivamente alla redazione dei piani di ripresa e per l’energia ed il clima dei governi, in modo da favorire un processo decisionale dal basso verso l’alto e, quindi, che il Comitato incoraggi questo iter. A questo proposito, il CoR, oltre a monitorare l’implementazione delle politiche proposte, ha il compito di valutare il potenziale impatto delle proposte legislative europee sul campo, cosicché i fondi vengano poi spesi in maniera coordinata dove ce n&#8217;è più bisogno.</p>



<p>Infine, come riportato nel Barometro europeo regionale e locale (2020) del CoR presentato in questi giorni, l’inclusione dei governi locali e regionali all’interno della discussione sul disegno del piano nazionale di ripresa potrebbe ridurre il deficit democratico presente all’interno del processo. Per quelle regioni italiane, come Veneto (2,4 miliardi di euro in finanziamenti europei per il ciclo 2014-2020) e Emilia Romagna (3,4 miliardi per lo stesso periodo), per menzionarne alcune, che più di altre sono state capaci di sfruttare le opportunità offerte dall’Europa grazie anche a una presenza attiva a Bruxelles, questa occasione è sicuramente da non perdere.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>Bibliografia </strong></p>



<p>Christiansen, T. (1996). Second thoughts on Europe’s “third level”: the European Union’s</p>



<p>Committee of the Regions. <em>Publius: the Journal of Federalism, 26</em>(1), pp. 93-116.</p>



<p>Comitato europeo delle regioni. (2020). <em>Impatto dei cambiamenti climatici sulle</em> <em>regioni/valutazione del Green Deal europeo.</em> https://webapi2016.cor.europa.eu/v1/documents/COR-2020-03120-00-00-DT-TRA-IT.docx/content</p>



<p>Committee of the regions. (2020). <em>EU annual regional and local barometer. </em>Full report.</p>



<p>Huggins, C. (2018). Subnational government and transnational networking: the rationalist logic of local level europeanization, <em>Journal of Common Market Studies, 56</em>(6), pp. 1263-1282.</p>



<p>Kern, K. &amp; Bulkley, H. (2009). Cities, Europeanization and multilevel governance: governing climate change through transnational municipal networks, <em>Journal of COmmon Market Studies, 47(2), pp. 309-332.</em></p>



<p>OpenCoesione. Links accessed on 12 October 2020.&nbsp;&nbsp; https://opencoesione.gov.it/it/territori/emilia-romagna-regione/?ciclo_programmazione=2</p>



<p><a href="https://opencoesione.gov.it/it/territori/veneto-regione/?ciclo_programmazione=2">https://opencoesione.gov.it/it/territori/veneto-regione/?ciclo_programmazione=2</a></p>



<p>Perkman, M. (2007). Policy entrepreneurship and multilevel governance: a comparative study of European cross-border regions, <em>Environment and Planning C: Government</em> <em>and Policy, 25</em>(6), pp. 861-879.</p>



<p>Pirozzi, N., &amp; Tortola, P. D. (2016). <em>Negotiating the European Union’s dilemmas: Proposals on governing Europe (</em>Working paper No.16❘24<em>).</em></p>



<p>Tortola, P. D. &amp; Couperus, S. (2020). <em>Differentiation from below: sub-national authority networks as a form of differentiated cooperation. </em>(Research paper No. 6).</p>
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