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	<title>Benedetta Albano, Autore presso MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Benedetta Albano, Autore presso MondoDem</title>
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		<title>Capital Markets Union: prospettive per il mercato unico europeo &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673481/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 07:14:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
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		<category><![CDATA[mercati finanziari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul “Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea.&#8230;</p>
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<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul <strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em></p>



<p>Una delle proposte più ambiziose del piano Draghi riguarda il tema di maggiore integrazione dei mercati finanziari europei, che era già stato oggetto di proposte ad hoc della stessa Commissione negli ultimi anni, così come da parte della Banca Centrale Europea (BCE).</p>



<p>Nella sua analisi, Draghi riporta come uno dei principali ostacoli per la competitività dell&#8217;Unione Europea sia riconducibile alla frammentazione del settore finanziario, poichè limita la crescita degli investimenti privati. La questione finanziaria è particolarmente rilevante sia per la trasformazione dell&#8217;economia in chiave sostenibile sia per il finanziamento di progetti europei strategici, come la difesa comune.&nbsp;</p>



<p>Per raffrozare il mercato finanziario comune europeo e superare l&#8217;importante gap che l&#8217;Unione ha con partner commerciali come gli Stati Uniti, Draghi suggerisce proposte sia legislative che di riforma della governance.&nbsp;</p>



<p>Quelle più interessanti sono legate alla riforma dell&#8217;Autorità dei Mercati Europea (ESMA), la quale, secondo Draghi, dovrebbe avvicinarsi quanto più possibile al modello di governance della BCE e ispirarsi alla Securities and Exchange Commission (SEC) americana, per promuovere un mercato che sia veramente unico e non strettamente legato agli interessi nazionali; inoltre, il settore finanziario dovrebbe superare l&#8217;iper-regolamentazione che ha caratterizzato il mondo bancario post crisi del 2008, a partire dalla promozione di strumenti quali la cartolarizzazione, che al momento si trova sotto un controllo particolarmente stringente da parte del regolatore.</p>



<p>Draghi sottolinea inoltre l&#8217;importanza di promuovere la cosiddetta Banking Union, un progetto ancora&nbsp; incompiuto a causa della&nbsp; mancanza di accordi tra gli Stati Membri.Una possibile soluzione potrebbe essere l’istituzione di una giurisdizione &#8220;speciale&#8221; per quelle banche che operano prevalentemente a livello transfrontaliero, riconoscendole de facto come entità transnazionali, sia in termini di supervisione che di gestione.&nbsp;</p>



<p>Draghi immagina la Banking Union integrata in modo complementare dalla Capital Markets Union, favorendo così una maggiore&nbsp; coesione nel mondo finanziario europeo e ispirandosi all’attuale modello statunitense.: Questo approccio porterebbe a un sostanziale aumento della competitività dell&#8217;Unione, e la renderebbe più attraente per gli investimenti di capitali stranieri.&nbsp;</p>



<p>Oltre alle proposte legislative di carattere più tecnico, volte a supportare l&#8217;architettura dei mercati finanziari, Draghi delinea una visione di governance radicalmente diversa da quella attuale. Propone una nuova composizione del bilancio europeo, focalizzata sulle priorità strategiche dell&#8217;Unione, attraverso strumenti come il coinvolgimento della Banca Europea per gli Investimenti Inoltre, suggerisce l&#8217;introduzione di un asset liquido comune per finanziare progetti di investimento congiunto.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;ispirazione è chiaramente il modello del Next Generation EU: secondo Draghi, uno strumento di debito comune europeo è indispensabile per sostenere le priorità politiche e strategiche dell&#8217;Unione. La sua emissione contribuirebbe, inoltre, ad aumentare la&nbsp; liquidità del mercato obbligazionario comune.&nbsp;</p>



<p>La riforma della governance emerge anche nella proposta di ridurre gli oneri amministrativi per le piccole e medio-imprese, facilitandone la crescita economica.&nbsp; A ciò si aggiunge la volontà di estendere il voto a maggioranza qualificata del Consiglio su un numero ampio di temi, compresi quelli i relativi ai mercati finanziari.&nbsp;</p>



<p>In conclusione, Draghi riporta in auge una delle proposte più ambiziose degli ultimi anni: la creazione di un mercato internazionale europeo realmente integrato, capace di servire le priorità politiche e strategiche dell&#8217;Unione.&nbsp; Un’idea che in passato si è arenata a causa delle resistenze fra gli Stati Membri, più inclini a proteggere i propri mercati nazionali rispetto al progetto comune europeo.</p>



<p>Una cosa è certa: la transizione green e digitale dell&#8217;economia, così come le sfide geopolitiche attuali, richiedono massicci investimenti finanziari ed economici che non possono basarsi esclusivamente sulle risorse pubbliche. Draghi riconosce questa esigenza e&nbsp; propone un nuovo assetto per l’architettura finanziaria europea, offrendo agli Stati Membri una visione di governance che sia una vera espressione di integrazione europea.</p>



<p></p>
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		<title>We don&#8217;t just fix for today, we build for tomorrow: lavoro e inclusione nell’America di domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 15:13:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno degli indubbi meriti della campagna elettorale di Joe Biden è stato quello di saper leggere le narrazioni&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Uno degli indubbi meriti della campagna elettorale di <strong>Joe Biden</strong> è stato quello di saper leggere le narrazioni storiche contemporanee e riappropriarsene. In un’epoca in cui ogni giorno viene ricordato il costante impoverimento della classe media e lo scollamento fra partiti di centrosinistra e la base elettorale, Joe Biden è riuscito a riprendere in mano queste due narrazioni, a partire dallo slogan scelto come contraltare del Make America Great Again di Donald Trump: Build Back Better. Uno slogan che spiega chiaramente la sua storia personale e il suo confronto con l’ala del partito che fa riferimento a Bernie Sanders sui temi cari al mondo progressista di entrambe le sponde dell’Atlantico: il lavoro, la sanità pubblica, la lotta alle disuguaglianze. Questi fattori hanno portato a un <a href="http://Uno degli indubbi meriti della campagna elettorale di Joe Biden è stato quello di saper leggere le narrazioni storiche contemporanee e riappropriarsene. In un’epoca in cui ogni giorno viene ricordato il costante impoverimento della classe media e lo scollamento fra partiti di centrosinistra e la base elettorale, Joe Biden è riuscito a riprendere in mano queste due narrazioni, a partire dallo slogan scelto come contraltare del Make America Great Again di Donald Trump: Build Back Better. Uno slogan che spiega chiaramente la sua storia personale e il suo confronto con l’ala del partito che fa riferimento a Bernie Sanders sui temi cari al mondo progressista di entrambe le sponde dell’Atlantico: il lavoro, la sanità pubblica, la lotta alle disuguaglianze. Questi fattori hanno portato a un programma elettorale chiaro e strutturato, in cui veniva espressamente proposto non un ritorno al passato e ai boom economici del Novecento, ma una visione di economia (e di America) più giusta, con meno disuguaglianze e eque opportunità per tutti, specialmente per le famiglie1. Una proposta sicuramente ambiziosa, che ha portato molti giornalisti e analisti politici a essere dubbiosi sull’effettiva riuscita del piano e a predire che i Democratici avrebbero dovuto mettere in moto una serie di cambiamenti radicali entro le Midterms del 2022 per confermare l’attuale maggioranza in entrambe le Camere.  In questa analisi ci concentreremo sulle ricette di Joe Biden e del Partito Democratico per quanto riguarda il mondo del lavoro, fortemente colpito dalle conseguenze della pandemia e dalle veloci evoluzioni tecnologiche e sociali degli ultimi anni. Andremo ad approfondire nel dettaglio gli aspetti più specifici approvati a livello legislativo in questi ultimi mesi, ma riteniamo importante sottolineare sin da ora le direttrici di questa analisi. In primis, le già citate conseguenze socioeconomiche causate dalla pandemia, che hanno accentuato le disuguaglianze già presenti e mostrato fragilità dei sistemi economici e statali: secondo uno studio di Human Rights Watch sono state le famiglie a basso reddito quelle colpite in maniera più significativa, con tassi di disoccupazione che hanno toccato il 62% nei momenti più critici della pandemia. Un altro tema di fondamentale rilevanza è la traiettoria del mondo del lavoro e il contestuale sviluppo dei diritti dei lavoratori in un’epoca in cui la trasformazione tecnologica è profondamente in atto. In ultimo, il rapporto a doppio filo che lega il Partito Democratico e il suo elettorato, su cui si è discusso molto negli ultimi anni, a partire dalle narrazioni sulla working class che gli preferisce Donald Trump. Per quanto suggestive, riteniamo che spesso non colgano il punto, e intendiamo chiederci: quale è il rapporto fra un partito di centrosinistra e il suo elettorato in un mondo multicentrico, in cui i centri di potere e di influenza sono spesso fluidi e complessi, e cosa può riavvicinarli?  Il cuore delle proposte di Biden in tema di lavoro si incentra su due linee guida principali che si integrano a vicenda: il sostegno ai singoli lavoratori e il sostegno ai sindacati. Il Presidente ha più volte citato il New Deal di Roosevelt e la Great Society di Johnson come ispiratori di quella che a oggi è la sua proposta più ambiziosa: l’American Jobs Plan, un piano per creare posti di lavoro attraverso gli investimenti nelle infrastrutture, sia fisiche che umane, e con un forte focus sull’ambiente. Il tema degli investimenti pubblici – in particolare quelli rivolti alle aree più rurali del paese e con un focus sull’occupazione giovanile – unisce sia gli Stati Uniti che l’Italia, specialmente per quanto riguarda il cambio di paradigma a livello economico, caratterizzato, negli ultimi anni, da politiche volte a ridurre il debito pubblico. L’investimento previsto di 2.3 trilioni di dollari per una durata di otto anni è invece espressione di politiche economiche di chiara ispirazione keynesiana e di creazione di debito “buono” per le riforme strutturali necessarie al rinnovamento del paese. Prima di esaminarla, vogliamo brevemente citare l’altra proposta già diventata legge: l’American Rescue Plan Act, incentrato sul contrasto alle conseguenze economiche della pandemia, anch’esso contenente molte delle idee già presentate durante la campagna elettorale. Infatti, nonostante i Democratici abbiano dovuto rinunciare a una delle loro proposte più ambiziose – l’innalzamento del salario minimo a 15 dollari orari – molte sono state le vittorie: l’estensione temporale dei sussidi di disoccupazione, l’aumento del 15% dei buoni alimentari, crediti fiscali per le famiglie e l’istituzione di vari fondi per l’educazione, le politiche di housing e le piccole imprese. Sul solco di queste prime riforme si inserisce l’American Jobs Plan, che porta in sé molti dei punti elettorali dei Democratici di varie aree del partito. Presentato il 31 marzo da Biden con espliciti riferimenti a due dei più grandi piani di investimento contemporanei – la corsa allo spazio e la creazione delle Interstate Highways – il piano vuole essere ambizioso non solo nei contenuti ma anche nelle modalità di finanziamento: attraverso un aumento della tassa sulle imprese. Ed è qui che si vede chiaramente la visione che Biden ha per il futuro dell’America: non solo un Paese che deve rilanciare la propria economia ma anche un Paese che trova un nuovo modo di affrontare le disuguaglianze. Nel progetto infatti molte sono le voci dedicate al rinnovamento del paese “fisico” – in particolare nelle sue zone più rurali, con investimenti per la tecnologia di banda larga e i trasporti, sempre con un occhio alla sostenibilità climatica di tali progetti – quante quelle dedicate al rinnovamento di risorse per i cittadini stessi, come il sostegno agli anziani e alle persone con disabilità, gli investimenti per lo sviluppo del know-how dei lavoratori e per le piccole imprese, il tutto con una particolare attenzione alle comunità più fragili socialmente ed economicamente. Nelle parole del Presidente stesso, “we don’t just fix for today, we build for tomorrow”: l’America del futuro per Biden è democratica, aperta a tutti e più equa, oltre a essere di nuovo competitiva nel contesto globale.  Parallelamente a questa proposta, Joe Biden ha più volte espresso il suo supporto nei confronti dei sindacati, non solo in fase elettorale ma anche una volta eletto alla Casa Bianca, in particolare durante la fase di costituzione del sindacato dei lavoratori di Amazon in Alabama. I lavoratori in seguito non si sono espressi a favore della creazione del sindacato, ma Joe Biden ha più volte ricordato l’importanza di strumenti quali la contrattazione collettiva e l’adesione ai sindacati, criticando i suoi colleghi Repubblicani a livello statale e accusandoli di aver promosso leggi limitanti delle libertà e dei diritti dei lavoratori. Per questo ha incoraggiato la Camera a passare il PRO Act, che rafforzerebbe le leggi federali che proteggono i lavoratori in caso decidano di formare o aderire a un sindacato, e che si trova al momento sotto esame al Senato. In un Paese che è stato il pioniere della gig economy e che ospita le sedi dei colossi tecnologici della Silicon Valley le posizioni di Biden sono molto diverse da quelle delle sue controparti Repubblicane ma anche di molti Democratici, e non sono state oggetto del dibattito pubblico degli ultimi anni. Il suo sostegno al rafforzamento dei corpi intermedi e all’autonomia dei lavoratori rispecchia quanto già presente nel suo piano infrastrutturale: la volontà di creare reti di protezione per i cittadini americani dove prima erano assenti e una visione di futuro più inclusiva. Non sappiamo se il PRO Act passerà al Senato e se l’American Jobs Plan verrà approvato, ma di certo il Presidente Biden non abbandonerà i temi chiave di queste proposte e della sua Presidenza.  Leggendo queste misure nella loro interezza, possiamo notare chiaramente dei fattori ispiratori che puntano a rafforzare la middle class americana e si rifanno ai grandi pacchetti di investimenti pubblici che hanno caratterizzato l’America e l’Europa nel Novecento, non diversamente dalle idee alla base del Next Generation EU lanciato dall’Unione Europea. In questo contesto, molte scelte di policy possono essere trasversali: ad esempio quelle che prevedono la creazione di nuovi posti di lavoro tramite le infrastrutture digitali e l’investimento sulla forza lavoro attraverso lo sviluppo di nuove competenze. Quello che forse l’America e il Partito Democratico di Biden ci mostrano meglio, però, è la chiarezza della comunicazione di queste ambizioni ai propri elettori e a tutti i cittadini, specialmente quelli dell’America più profonda, a cui Trump, diversamente dal Partito Democratico degli ultimi anni, si era rivolto più volte – e che Biden ha chiara intenzione di ascoltare. Il dialogo con essi è fondamentale per ogni forza politica, non solo per rinsaldare il legame fra partito e elettorato, ma anche per far sentire la vicinanza della politica, in particolare in questo momento storico di crisi e incertezza. Nonostante la comunanza di linee guida e di policies, spesso i progressisti in Europa non sono riusciti a far sentire lo stesso tipo di coinvolgimento, e l’impostazione americana potrebbe essere una buona ispirazione: parlare con chiarezza delle proprie ambizioni per il futuro, tornando a parlare dei propri ideali e della visione di società che si vuole andare a costruire. In questi  mesi è stato spesso ripetuto che nulla sarà mai come prima, guardando in maniera pessimistica al futuro; i progressisti dovrebbero tornare a chiedere: e se fosse meglio di prima?" target="_blank" rel="noreferrer noopener">programma elettorale chiaro e strutturato</a>, in cui veniva espressamente proposto non un ritorno al passato e ai boom economici del Novecento, ma una visione di economia (e di America) più giusta, con <strong>meno disuguaglianze e eque opportunità</strong> per tutti, specialmente per le famiglie. Una proposta sicuramente ambiziosa, che ha portato molti giornalisti e analisti politici a essere dubbiosi sull’effettiva riuscita del piano e a predire che i Democratici avrebbero dovuto mettere in moto una serie di cambiamenti radicali entro le <strong>Midterms del 2022 </strong>per confermare l’attuale maggioranza in entrambe le Camere.</p>



<p>In questa analisi ci concentreremo sulle ricette di Joe Biden e del Partito Democratico per quanto riguarda il mondo del lavoro, fortemente colpito dalle conseguenze della pandemia e dalle veloci evoluzioni tecnologiche e sociali degli ultimi anni. Andremo ad approfondire nel dettaglio gli aspetti più specifici approvati a livello legislativo in questi ultimi mesi, ma riteniamo importante sottolineare sin da ora le direttrici di questa analisi. In primis, le già citate conseguenze socioeconomiche causate dalla pandemia, che hanno accentuato le disuguaglianze già presenti e mostrato fragilità dei sistemi economici e statali: secondo uno studio di <strong>Human Rights Watch</strong> sono state le famiglie a basso reddito quelle colpite in maniera più significativa, con tassi di disoccupazione che hanno toccato il 62% nei momenti più critici della pandemia. Un altro tema di fondamentale rilevanza è la traiettoria del mondo del lavoro e il contestuale sviluppo dei diritti dei lavoratori in un’epoca in cui la trasformazione tecnologica è profondamente in atto. In ultimo, il rapporto a doppio filo che lega il Partito Democratico e il suo elettorato, su cui si è discusso molto negli ultimi anni, a partire dalle narrazioni sulla <strong>working class che gli preferisce Donald Trump</strong>. Per quanto suggestive, riteniamo che spesso non colgano il punto, e intendiamo chiederci: quale è il rapporto fra un partito di centrosinistra e il suo elettorato in un mondo multicentrico, in cui i centri di potere e di influenza sono spesso fluidi e complessi, e cosa può riavvicinarli?</p>



<p>Il cuore delle proposte di Biden in tema di lavoro si incentra su due linee guida principali che si integrano a vicenda: il sostegno ai singoli lavoratori e il sostegno ai sindacati. Il Presidente ha più volte citato il New Deal di Roosevelt e la Great Society di Johnson come ispiratori di quella che a oggi è la sua proposta più ambiziosa: l’American Jobs Plan, un piano per creare posti di lavoro attraverso gli investimenti nelle infrastrutture, sia fisiche che umane, e con un forte focus sull’ambiente. Il tema degli investimenti pubblici – in particolare quelli rivolti alle aree più rurali del paese e con un focus sull’occupazione giovanile – unisce sia gli Stati Uniti che l’Italia, specialmente per quanto riguarda il cambio di paradigma a livello economico, caratterizzato, negli ultimi anni, da politiche volte a ridurre il debito pubblico. L’investimento previsto di <strong>2.3 trilioni di dollari </strong>per una durata di otto anni è invece espressione di politiche economiche di chiara ispirazione keynesiana e di creazione di debito “buono” per le riforme strutturali necessarie al rinnovamento del paese. Prima di esaminarla, vogliamo brevemente citare l’altra proposta già diventata legge: l’American Rescue Plan Act, incentrato sul contrasto alle conseguenze economiche della pandemia, anch’esso contenente molte delle idee già presentate durante la campagna elettorale. Infatti, nonostante i Democratici abbiano dovuto rinunciare a una delle loro proposte più ambiziose – l’innalzamento del salario minimo a 15 dollari orari – molte sono state le vittorie: l’estensione temporale dei sussidi di disoccupazione, l’aumento del 15% dei buoni alimentari, crediti fiscali per le famiglie e l’istituzione di vari fondi per l’educazione, le politiche di housing e le piccole imprese. Sul solco di queste prime riforme si inserisce l’American Jobs Plan, che porta in sé molti dei punti elettorali dei Democratici di varie aree del partito. Presentato il 31 marzo da Biden con espliciti riferimenti a due dei più grandi piani di investimento contemporanei – la corsa allo spazio e la creazione delle<strong> Interstate Highways</strong> – il piano vuole essere ambizioso non solo nei contenuti ma anche nelle modalità di finanziamento: attraverso un aumento della tassa sulle imprese. Ed è qui che si vede chiaramente la visione che Biden ha per il futuro dell’America: non solo un Paese che deve rilanciare la propria economia ma anche un Paese che trova un nuovo modo di affrontare le disuguaglianze. Nel progetto infatti molte sono le voci dedicate al rinnovamento del paese “fisico” – in particolare nelle sue zone più rurali, con investimenti per la tecnologia di banda larga e i trasporti, sempre con un occhio alla sostenibilità climatica di tali progetti – quante quelle dedicate al rinnovamento di risorse per i cittadini stessi, come il sostegno agli anziani e alle persone con disabilità, gli investimenti per lo sviluppo del know-how dei lavoratori e per le piccole imprese, il tutto con una particolare attenzione alle comunità più fragili socialmente ed economicamente. Nelle parole del Presidente stesso, <strong><em>“we don’t just fix for today, we build for tomorrow”</em></strong>: l’America del futuro per Biden è democratica, aperta a tutti e più equa, oltre a essere di nuovo competitiva nel contesto globale.</p>



<p>Parallelamente a questa proposta, Joe Biden ha più volte espresso il suo supporto nei confronti dei sindacati, non solo in fase elettorale ma anche una volta eletto alla Casa Bianca, in particolare durante la fase di costituzione del sindacato dei lavoratori di Amazon in Alabama. I lavoratori in seguito non si sono espressi a favore della creazione del sindacato, ma Joe Biden ha più volte ricordato l’importanza di strumenti quali la contrattazione collettiva e l’adesione ai sindacati, criticando i suoi colleghi Repubblicani a livello statale e accusandoli di aver promosso leggi limitanti delle libertà e dei diritti dei lavoratori. Per questo ha incoraggiato la Camera a passare il <strong>PRO Act</strong>, che rafforzerebbe le leggi federali che proteggono i lavoratori in caso decidano di formare o aderire a un sindacato, e che si trova al momento sotto esame al Senato. In un Paese che è stato il pioniere della gig economy e che ospita le sedi dei colossi tecnologici della <strong>Silicon Valley</strong> le posizioni di Biden sono molto diverse da quelle delle sue controparti Repubblicane ma anche di molti Democratici, e non sono state oggetto del dibattito pubblico degli ultimi anni. Il suo sostegno al rafforzamento dei corpi intermedi e all’autonomia dei lavoratori rispecchia quanto già presente nel suo piano infrastrutturale: la volontà di creare reti di protezione per i cittadini americani dove prima erano assenti e una visione di futuro più inclusiva. Non sappiamo se il PRO Act passerà al Senato e se l’American Jobs Plan verrà approvato, ma di certo il Presidente Biden non abbandonerà i temi chiave di queste proposte e della sua Presidenza.</p>



<p>Leggendo queste misure nella loro interezza, possiamo notare chiaramente dei fattori ispiratori che puntano a rafforzare la middle class americana e si rifanno ai grandi pacchetti di investimenti pubblici che hanno caratterizzato l’America e l’Europa nel Novecento, non diversamente dalle idee alla base del <strong>Next Generation EU </strong>lanciato dall’Unione Europea. In questo contesto, molte scelte di policy possono essere trasversali: ad esempio quelle che prevedono la creazione di nuovi posti di lavoro tramite le infrastrutture digitali e l’investimento sulla forza lavoro attraverso lo sviluppo di nuove competenze. Quello che forse l’America e il Partito Democratico di Biden ci mostrano meglio, però, è la chiarezza della comunicazione di queste ambizioni ai propri elettori e a tutti i cittadini, specialmente quelli dell’America più profonda, a cui Trump, diversamente dal Partito Democratico degli ultimi anni, si era rivolto più volte – e che Biden ha chiara intenzione di ascoltare. Il dialogo con essi è fondamentale per ogni forza politica, non solo per rinsaldare il legame fra partito e elettorato, ma anche per far sentire la vicinanza della politica, in particolare in questo momento storico di crisi e incertezza. Nonostante la comunanza di linee guida e di policies, spesso i progressisti in Europa non sono riusciti a far sentire lo stesso tipo di coinvolgimento, e l’impostazione americana potrebbe essere una buona ispirazione: parlare con chiarezza delle proprie ambizioni per il futuro, tornando a parlare dei propri ideali e della visione di società che si vuole andare a costruire. In questi mesi è stato spesso ripetuto che nulla sarà mai come prima, guardando in maniera pessimistica al futuro; i progressisti dovrebbero tornare a chiedere: e se fosse meglio di prima?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2494/">We don&#8217;t just fix for today, we build for tomorrow: lavoro e inclusione nell’America di domani</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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		<title>La seconda ricostruzione tedesca, tra mobilità ecologica e digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2021 14:03:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Macroaree]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
		<category><![CDATA[recovery plan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le conseguenze economiche e sociali del Covid-19 sono state percepite fortemente anche nella locomotiva d’Europa, nonostante le massicce&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2423/">La seconda ricostruzione tedesca, tra mobilità ecologica e digitale</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Le conseguenze economiche e sociali del Covid-19 sono state percepite fortemente anche nella locomotiva d’Europa, nonostante le massicce misure di supporto alle imprese e ai lavoratori messe in campo dal Governo di Berlino: si stima che la contrazione economica causata dalla pandemia sia stata del 5% nel 2020, con un aumento del deficit statale del 4.7%. Di fronte a uno scenario simile alla crisi finanziaria del 2009 (in cui il PIL aveva registrato un calo del 5.7%) la Germania ha messo in campo consistenti pacchetti di aiuti pubblici a partire da marzo 2020 per fronteggiare l’emergenza, lavorando sul doppio binario del sostegno alle imprese e ai lavoratori. Non sorprende infatti che i <strong>29 miliardi in sovvenzioni</strong> (il paese, infatti, non chiederà prestiti) che spettano alla Germania secondo il Next Generation EU facciano parte di un pacchetto di risorse autonome più grande, il c.d. <em>Der Wumms, </em>dall’ammontare di 130 miliardi. Varato a fine giugno 2020 dopo una lunga discussione fra i vertici federali, il suo obiettivo è dare una forte spinta all’economia e permettere alla Germania di uscire dalla crisi ed è esplicitamente citato nel piano di ripresa tedesco come ispiratore delle riforme che verranno attuate tramite i finanziamenti europei.</p>



<p>Volgendo uno sguardo più specifico al piano    di utilizzo dei fondi europei, il nome scelto è stato <strong><em><a href="https://www.bundesfinanzministerium.de/Content/ DE/Gesetzestexte/Gesetze_Gesetzesvorhaben/A bteilungen/Abteilung_E/2020-12-16-deutscher- aufbau-und-resilienzplan/1-" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deutscher Aufbau- und Resilienz Plan</a></em></strong>, simile al nostro Piano di Nazionale di Ripresa e Resilienza, ed è stato approvato dal Parlamento tedesco l’11 dicembre 2020, all’interno della Legge di Bilancio nazionale del 2021.</p>



<p>Il modello di <em>governance </em>prescelto per l’implementazione dei programmi presentati non prevede l’istituzione di un ente ad hoc per la gestione dei fondi, i quali saranno sotto il controllo dei ministeri federali di competenza. Secondo le previsioni contenute nel documento, il 70% dei fondi verrà utilizzato negli anni 2021/22, mentre il restante 30% nell’anno 2023. Le misure previste sono fortemente legate ai processi del semestre europeo del 2019 e del 2020 e alle specifiche raccomandazioni che sono state fatte alla Germania: in particolare sui temi degli <strong>investimenti per la digitalizzazione, l’energia, la mobilità green e la pubblica amministrazione.</strong> La stesura del piano tedesco – predisposto tramite il coordinamento della Cancelleria Federale e del Ministero delle Finanze, e in seguito dei Ministeri e dei Gruppi Parlamentari &#8211; è stata poco pubblicizzata rispetto ad altre controparti europee, come ad esempio il nostro paese o la Francia: tuttavia non mancano le voci di dissenso nazionale, come ad esempio quella proveniente dal partito dei Verdi, che giudica il piano poco ambizioso e critica il fatto che la maggior parte di esso sia dedicato a progetti già in essere e scarsamente innovativi. Anche Bruxelles, secondo il quotidiano <em>Handelsblatt, </em>avanza critiche molto simili, in particolare considerando il ruolo trainante della Germania all’interno dell’Unione Europea e quindi la necessità che il paese presenti un piano che faccia da “modello” per gli altri Stati membri. Secondo l’Unione e alcuni economisti tedeschi, come ad esempio Lars Feld (l’attuale presidente del Consiglio tedesco di esperti economici), il piano non è sufficiente, occupandosi più di sovvenzioni che non delle riforme strutturali richieste, specialmente per quanto riguarda il sistema pensionistico tedesco e gli investimenti pubblici.</p>



<p>I <strong>sei punti chiave del piano tedesco</strong> sono i seguenti: (i) politica climatica e energetica, (ii) digitalizzazione dell’economia e incremento delle infrastrutture digitali, (iii) digitalizzazione della formazione, (iv) rafforzamento dell’inclusione sociale, (v) rafforzamento del sistema sanitario, (vi) rinnovamento della pubblica amministrazione. Il 42.7% dei fondi sono dedicati alle politiche climatiche, il 25.2% alla digitalizzazione, il 15.36% al sistema sanitario e il restante 16.6% alla partecipazione sociale e alla pubblicazione amministrazione.</p>



<p>Analizzando la macroarea della <strong>politica climatica</strong>, vi sono tre componenti specifiche: la prima è quella del perseguimento della decarbonizzazione, in particolare attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili, con particolare riferimento all’Accordo di Parigi e all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Fondamentale per questo step sono gli investimenti legati all’idrogeno, specialmente per quanto riguarda la decarbonizzazione dell’industria, da supportare con programmi <em>ad hoc</em>. La seconda componente di questa sezione è la mobilità ecosostenibile, sostenuta attraverso l’esenzione fiscale dei veicoli elettrici e collegata a una riforma legislativa del settore, così come la promozione di sistema di guida alternativi anche per autobus pubblici e il trasporto ferroviario. La terza e ultima componente è dedicata ai progetti di ricostruzione e ristrutturazione <em>ecofriendly</em>, attraverso la quale verranno finanziati progetti edilizi innovativi che si caratterizzeranno per l’alta sostenibilità climatica e attuabili anche grazie alla partecipazione delle piccole e medie imprese.</p>



<p>Per quanto riguarda la <strong>digitalizzazione</strong>, divisa nelle due aree di digitalizzazione economica e della formazione, una grande parte è riservata alla politica sui dati, definiti come la materia prima del futuro: non solo nell’ottica di migliorare l’infrastruttura informatica a livello europeo, ma anche per proteggere i dati degli utenti tramite appositi sistemi          di anonimizzazione e depersonalizzazione, riprendendo uno dei temi cari alla Germania, la <em>privacy</em>. Oltre a favorire una maggiore informazione a livello accademico e sociale su questi temi, viene ripresa la volontà, in collaborazione con la Francia e già discussa di fronte  alla Commissione, di favorire lo sviluppo</p>



<p>tecnologico in Europa in settori in cui si trova indietro rispetto ad altri Paesi e più soggetta alla necessità di importazioni, specialmente nel campo delle comunicazioni e della microelettronica. Questo ben si lega al tema della digitalizzazione dell’economia, con programmi di investimento dedicati all’industria dei produttori di veicoli e alla digitalizazzione ferroviaria con il progetto “Digital Rail Germany”, che punta a sostituire gli interblocchi e i passaggi a livello esistenti con nuovi meccanismi all’avanguardia. La digitalizzazione della formazione è il secondo tema al centro di questa sezione del piano, influenzato dal periodo di <em>lockdown </em>e dalla chiusura delle scuole e dei centri di formazione: in particolare, è prevista un’iniziativa congiunta fra Governo federale e Stati che mira a formare la classe docente sul tema del digitale e della didattica telematica e a fornire loro la strumentazione necessaria per l’implementazione delle lezioni in formato digitale.</p>



<p>Le ultime tre sezioni del piano, dedicate rispettivamente ai temi dell’inclusione sociale, della sanità e della riforma della pubblica amministrazione, si caratterizzano per la volontà di ricostruire un sistema forte rispetto a futuri shock esterni. Dal punto di vista dell’<strong>inclusione sociale</strong>, sono previsti programmi di finanziamento per l’assistenza all’infanzia e di supporto alle famiglie, programmi di formazione specialmente all’interno del tessuto delle piccole e medie imprese per i giovani, la creazione di un portale digitale legato al sistema&nbsp; pensionistico per fornire informazioni ai cittadini sul loro status di previdenza individuale, denotando così la volontà di fornire assistenza ai cittadini a tutto tondo.</p>



<p>I fondi destinati alla <strong>sanità </strong>si focalizzano sul sistema ospedaliero con l’intento di rafforzarne le capacità sia dal punto di vista digitale che tecnico e favorire gli investimenti per i singoli ospedali; interessante è anche la misura prevista che promuove la ricerca accelerata di vaccini contro il Covid-19. L’ultimo punto del piano, dedicato al <strong>rinnovamento            della pubblica amministrazione</strong>, è incentrato sull’incentivare la digitalizzazione del settore pubblico quanto più possibile e la creazione </p>



<p>di un nuovo sistema di identità digitale, sempre nell’ottica di favorire una maggiore efficienza. All’interno delle riforme sulla pubblica amministrazione è anche previsto un nuovo intervento sul tema degli investimenti a livello locale, ad oggi un processo particolarmente macchinoso in Germania, che si desidera snellire e incentivare il più possibile.</p>



<p>In conclusione, il piano tedesco si&nbsp; caratterizza per un forte interesse ai nuovi sviluppi negli ambiti del green e del digitale. Un punto di forza è certamente la precisione con la quale vengono descritti determinati progetti che coinvolgono entrambe queste macroaree e che potrebbero essere da esempio per programmi analoghi nel nostro Paese, come ad esempio quelli riguardanti il sistema ferroviario nazionale. Il piano tedesco si presenta legato a riforme strutturali già avviate o quantomeno formulate sulla base delle necessità territoriali. Per quanto questo possa essere oggetto di legittima critica (la Commissione ha più volte sottolineato la necessità del carattere innovativo degli investimenti) emerge una profonda conoscenza della situazione attuale della Germania e indica il doppio binario della digitalizzazione e della mobilità sostenibile come portante per la riorganizzazione della società post pandemia, senza dimenticare il rinnovamento delle strutture sanitarie per fronteggiare crisi future. È chiaro quindi come la conoscenza del territorio e delle sue mancanze strutturali siano le chiavi per la formulazione di un piano efficiente e per tracciare la strada del futuro del proprio Paese.</p>
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		<title>Giustizia sociale e uguaglianza: tre proposte per il Recovery Fund</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 14:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È il momento, per ogni Stato membro, di presentare le proprie proposte collegate ai finanziamenti e prestiti europei&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>È il momento, per ogni Stato membro, di presentare le proprie proposte collegate ai finanziamenti e prestiti europei del Recovery Fund. Da più voci della politica nazionale sono state spesso ribadita l’unicità e l’importanza di questa occasione per attuare le riforme strutturali da molto tempo necessarie al Paese.</p>



<p>Il Recovery Fund arriva in un momento storico di crisi economica durissima: nel secondo trimestre del 2020 <strong>il crollo del PIL italiano si attesta al -12.4%</strong>, portando con sé tutto ciò che ne consegue in termini di aumento delle disuguaglianze sociali e di fragilità economica per tutto il Paese. Per utilizzare al meglio le risorse europee in un’ottica di ricostruzione sociale, è necessario investire in quelle aree che rendono una società più equa e pronta a tutelare le fasce più deboli della cittadinanza. Il Recovery Fund è un punto di svolta non solo per il futuro dell’Unione Europea in quanto istituzione, ma anche per il futuro della società europea nel suo complesso, poiché fornisce degli strumenti per immaginare un domani che possa essere più giusto e alla portata di tutti.</p>



<p>Per ripartire, è quindi necessario guardare a ciò che in questi anni spesso è stato visto come in contrasto alle necessità economiche successive alle crisi del 2008: il concetto di giustizia sociale, anche come attuazione di quei diritti sociali riconosciuti nella nostra Costituzione. <strong>Sviluppare la giustizia sociale</strong> in modo tale da offrire pari opportunità a tutti i cittadini è il miglior modo di creare una società democratica e attenta alle esigenze di tutte le parti sociali, concorrendo alla formazione di cittadini consapevoli e allo sviluppo del loro senso civico.</p>



<p>Le aree in cui potrebbe essere attuato questo progetto sono naturalmente moltissime e variegate: di seguito ci limiteremo a indicarne alcune sulla base della situazione attuale.</p>



<h5 id="istruzione-e-formazione" class="wp-block-heading"><strong>Istruzione e formazione</strong></h5>



<p>La scuola è indubbiamente stata colpita dalle conseguenze dell’epidemia a tutti i livelli. A partire dalle elementari fino all’università, molto spesso il corpo docenti si è trovato a dover modificare drasticamente le modalità di insegnamento e di comunicazione, e non tutti gli studenti hanno avuto uguale accesso all’istruzione. Potenziare la scuola e l’università con strumenti <em>ad hoc</em> quali investimenti mirati a supporto delle realtà scolastiche più difficili, aumento dei fondi per la ricerca e nuove assunzioni di personale è necessario in questo periodo storico in cui purtroppo i dati hanno rilevato delle enormi difficoltà di continuazione dei percorsi scolastici e abbassamento di iscrizioni. La scuola è un luogo di confronto e formazione irrinunciabile e deve essere non solo tutelata ma anche ampliate in base alle esigenze di questo periodo storico.</p>



<h5 id="un-fondo-giovani-lavoratori" class="wp-block-heading"><strong>Un “Fondo Giovani Lavoratori”</strong></h5>



<p>L’Italia è al terzultimo posto in Europa per l’occupazione giovanile, con un indice del 31.4%. L’ingresso nel mondo del lavoro è sempre più difficile data l’attuale situazione economica e ciò spesso spinge molti giovani italiani a trasferirsi all’estero per iniziare la loro carriera. Per combattere questo fenomeno, una parte del Recovery Fund potrebbe essere destinata per creare un c.d. “Fondo Giovani Lavoratori”: un pacchetto di misure che potrebbe comprendere da un lato norme e sgravi fiscali che incentivino le aziende all’assunzione dei giovani professionisti e dall’altro un sistema di tutele per i nuovi lavoratori. Il ricambio generazionale è un tema cruciale nelle politiche del lavoro e l’Italia può essere competitiva con l’estero come meta scelta per motivi professionali, oltre che per i propri cittadini.</p>



<h5 id="parita-di-genere-a-360-gradi" class="wp-block-heading"><strong>Parità di genere a 360 gradi</strong></h5>



<p>Abbiamo sentito parlare molto spesso dei bassi tassi occupazionali delle donne italiane (secondo gli ultimi dati disponibili, le donne italiane rappresentano il 42.1% degli occupati complessivi) e delle difficoltà a conciliare lavoro e famiglia, che portano spesso le donne a scegliere formule di contratto part-time o ad abbandonare il mondo del lavoro dopo la nascita del primo figlio. Senza contare il già noto <em>gender pay gap </em>e le pochissime donne italiane che occupano posti di dirigenza. Un Paese non può permettersi di rinunciare a metà della sua forza lavoro e lasciare che più della metà dei suoi componenti resti indietro: per aiutare concretamente le donne a realizzare le proprie aspirazioni lavorative sono necessari degli interventi strutturali che mirino soprattutto alla creazione di un welfare familiare a trazione pubblica e la possibile adozione di incentivi già esistenti in vari paesi europei quali la Germania, come ad esempio le agevolazioni pensionistiche per le madri lavoratrici.</p>



<p>Si tratta naturalmente di tre proposte molto ampie, ma che crediamo possano indicare delle aree in cui l’Italia può efficacemente investire fondi e risorse non solo per aiutare i propri cittadini in un momento di crisi economica, ma effettivamente per ricostruire una società secondo un modello più equo, aperto e democratico.</p>
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		<title>Unità e responsabilità: il discorso di Angela Merkel al Parlamento Europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 16:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Merkel]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Cancelliera Federale Angela Merkel ha presentato oggi, l’08.07.20, il programma tedesco per la Presidenza del Consiglio di&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">La Cancelliera Federale Angela Merkel ha presentato oggi, l’08.07.20, il programma tedesco per la Presidenza del Consiglio di fronte al Parlamento Europeo. Un programma ambizioso che ha toccato i punti salienti per la ripresa dell’Unione Europea a seguito della pandemia causata dal Covid-19 e che ha illustrato l’approccio che la<a href="https://www.mondodem.it/regioni/europa/germania-europa/"> Germania </a>intende seguire in questi sei mesi.</p>



<p>Il discorso della Cancelliera si è focalizzato su cinque temi da mettere al centro del dibattito politico:</p>



<ol class="wp-block-list" type="1"><li>La ripresa economica dell’Unione Europea;</li><li>La necessità di rimettere al centro i diritti fondamentali e l’unità europea;</li><li>L’impegno per il clima;</li><li>La digitalizzazione e l’innovazione;</li><li>Il ruolo e la responsabilità dell’Unione Europea nel mondo.</li></ol>



<p>Sottolineando la storia che ha portato all’Unione Europea di oggi – una storia in cui i diritti fondamentali sono la bussola e il valore fondante che hanno guidato le trasformazioni del continente europeo, dalla Seconda Guerra Mondiale al crollo del Muro – per il presente è necessario ripensare la comunità europea come uno spazio più solidale e che metta al centro i bisogni dei cittadini non solo nella loro dimensione civile, ma anche sociale ed economica. Il tema dell’economia è stato uno dei più citati, sottolineando la necessità di cooperazione fra le varie economie dell’Eurozona in modo tale da poter affrontare la crisi che ci ha colpito e con il riferimento esplicito al piano di <em>Recovery </em>Fund, proposto congiuntamente alla Francia. L’invito all’unità e alla coesione è stato centrale in tutto il discorso e il <em>fil rouge </em>che ha legato una larga varietà di argomenti toccati dalla Cancelliera: non a caso lo slogan scelto per la Presidenza tedesca è “<em>gemeinsam schaffen wir das” </em>(insieme ce la facciamo), riaffermando la volontà della Germania di rendere l’Unione Europea più forte e più unita. Non sono mancati inoltre i richiami alle tematiche che erano già state indicate come primarie durante il discorso di insediamento della Presidenza Von der Leyen l’anno scorso: in particolare, per quanto riguarda gli investimenti nelle aree della digitalizzazione e dell’innovazione, e il rinnovo dell’impegno a livello europeo contro i cambiamenti climatici. In tema di politica estera, è stata ribadita la volontà europea di intraprendere dei negoziati con la Cina e la necessità di un approccio improntato alla solidarietà per quanto riguarda la materia dell’immigrazione e dello status dei rifugiati – sottolineando come l’Unione Europea debba essere un attore geopolitico responsabile e rilevante su scala globale.</p>



<p>La scelta di questi obiettivi apre una serie di nuovi scenari per lo sviluppo politico dell’Unione, soprattutto per quanto riguarda un maggiore impegno e responsabilità dei vari Stati Membri e delle istituzioni europee: la Cancelliera ha esplicitamente parlato della necessità di una maggiore integrazione europea e della costruzione di comunità il più coesa possibile. Per il nostro Paese, questa può essere una grande opportunità a livello politico: non solo per quanto riguarda i negoziati europei previsti per i prossimi mesi, ma anche per avere la possibilità di prendere parte allo sviluppo di una nuova politica europea comune che possa avere un impatto positivo sulle vite dei cittadini e che si focalizzi su quei bisogni e quelle disuguaglianze che questa pandemia (e la crisi economica collegata ad essa) hanno fatto emergere in maniera ancora più vistosa. L’Italia può quindi giocare un ruolo di primissimo piano nel plasmare un’idea di Europa vicina ai valori che hanno ispirato i padri fondatori dell’Unione e adattarli alle sfide di oggi.</p>



<p>La Cancelleria ha concluso il discorso citando la Nona Sinfonia di Beethoven e paragonando l’Europa alle note del grande compositore tedesco: così come la musica di Beethoven offre qualcosa di nuovo ad ogni ascolto, anche l’Europa ogni giorno può essere riscoperta in un modo nuovo, e con l’augurio che questo senso di coesione e fratellanza presente nella musica possa anche essere il punto di partenza per il nostro futuro di europei.</p>
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		<title>Il ritorno del welfare nell’Europa che verrà</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2029/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 14:09:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poco più di trent’anni fa l’allora Primo Ministro britannico Margaret Thatcher veniva intervistata per il periodico Woman’s Own.&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Poco più di trent’anni fa l’allora <strong>Primo Ministro britannico Margaret Thatcher </strong>veniva intervistata per il periodico <em>Woman’s Own</em>. L’intervista viene ricordata principalmente per la famosa frase che ha, per molti versi, simboleggiato l’epoca che ha visto la Lady di ferro come una dei protagonisti: “<em>There is no such thing as a society; there are individual men and women</em>” – in risposta  a chi si rivolgeva alla società, allo Stato,  per ottenere servizi di previdenza e assistenziali.</p>



<p>Questo <strong>paradigma sociale e economico</strong>, già messo in discussione negli ultimi anni, sembra destinato a tramontare definitivamente in una fase come quella che stiamo vivendo, dove più che mai è emersa <strong>la necessità di uno Stato e di una collettività forte per fronteggiare la pandemia e la crisi economica che ne conseguirà</strong>, a livello sia nazionale che europeo.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-fe06d9f7" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-fe06d9f7"><span id="welfare-una-necessita-da-garantire-con-misure-straordinarie">Welfare: una necessità da garantire con misure straordinarie</span></h5>



<p>In questi mesi abbiamo visto un susseguirsi di proposte in Europa e nel nostro Paese che avranno conseguenze non solo dal punto di vista economico ma anche politico: <strong>è rientrato nell&#8217;immaginario collettivo un discorso sul welfare come necessità da garantire ai propri cittadini, specialmente per quanto riguarda ambiti quali la sanità e il lavoro</strong>. Come rispondere a queste domande è il terreno su cui si giocherà la grande sfida dei prossimi anni, in particolare per la ripartizione delle competenze che avverrà fra Stati nazionali e Unione Europea. Una ripartizione che porterà al delinearsi dell’Europa che verrà, in base alle scelte che gli Stati membri faranno su questi temi.</p>



<p>Nel giro di due mesi sono state introdotte <strong>misure che prima della pandemia sembravano quasi impossibili</strong>: un MES senza condizionalità per sostenere le spese sanitarie, la promozione e i finanziamenti per la ricerca per i trattamenti medici contro il virus, la creazione di un sistema di cassa integrazione a livello europeo a beneficio dei lavoratori dei settori più colpiti, l’allargamento del <em>quantitative easing</em> operato dalla BCE, i prestiti alle imprese garantiti dalla BEI e la sospensione  del patto di stabilità previsto nei Trattati. La proposta certamente più ambiziosa è quella legata al c.d. <em>Recovery Fund</em>, un fondo garantito dal bilancio dell’Unione Europea con lo scopo di emettere titoli obbligazionari, che in questi giorni è in corso di definizione per quanto riguarda l’ammontare e le modalità di utilizzo. </p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-aa6a08b0" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-aa6a08b0"><span id="leuropa-e-limportanza-di-un-welfare-comunitario">L&#8217;Europa e l&#8217;importanza di un welfare comunitario</span></h5>



<p>Sul tavolo c’è un’azione coordinata dell’Unione, che sembra intenzionata a reagire in maniera radicalmente diversa a questa crisi rispetto a quelle che l’hanno preceduta, come ad esempio la crisi finanziaria del 2008. Attraverso l’approvazione di queste misure di finanziamento e sostegno in vari ambiti – da quello più strettamente sanitario a quello lavorativo e di supporto all’economia – lo scenario europeo che ci troviamo di fronte è cambiato. Spesso l’Europa è stata accusata di essere un mero mercato comune e di non perseguire nella realtà dei fatti gli obiettivi di protezione dei diritti e solidarietà fra i popoli che hanno ispirato la sua fondazione: le misure sopracitate sembrano tracciare un percorso ancora non battuto a livello europeo, che potrebbe portare a una maggiore integrazione e connessione fra gli Stati membri.</p>



<p><strong>Il tema del welfare è essenziale in questa fase</strong>: garantendo ai cittadini quanto è necessario per fronteggiare questo periodo storico incerto e difficile, si potrà costruire una società e un’Europa più equa per chi la vive a livello politico, sociale e civile. Questa impostazione è legata a doppio filo con una visione del mondo che ha guidato il progetto europeo fin dal suo inizio: il rifiuto categorico delle dittature della prima metà del Novecento e la volontà di fornire ai propri cittadini uno spazio democratico in cui essi possano trovare la loro piena espressione e realizzazione.</p>



<p>Per rispondere idealmente alla citazione di Margaret Thatcher all’inizio di questo articolo, sceglieremmo sicuramente la frase del Presidente Pertini, che ci pare molto più attuale per i tempi che stiamo vivendo:<em><strong> “Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, così come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.”</strong></em> Una frase che ci ricorda come i valori fondamentali di libertà ed uguaglianza che hanno ispirato la fondazione dell’Unione possano essere anche quelli che la guideranno in questa nuova era politica.</p>
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		<title>Diritto alla salute e sistema sanitario in Italia e Germania: prospettive e confronti</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1918/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 14:50:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’emergenza sanitaria che sta attraversando l’Europa e il mondo sta spingendo i governi nazionali e le istituzioni sovranazionali&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">L’emergenza sanitaria che sta attraversando l’Europa e il mondo sta spingendo i governi nazionali e le istituzioni sovranazionali a riflettere sulle articolazioni del <strong>diritto alla salute</strong>, uno dei diritti sociali fondamentali spesso garantito a livello statale dai vari sistemi di <em>welfare state </em>messi in atto in Europa nella seconda metà del secolo scorso.</p>



<p>Parlare di diritto alla salute significa parlare di comunità: questo è emerso chiaramente negli ultimi giorni. In questo articolo vogliamo analizzare le diverse dimensioni del sistema sanitario e dei diritti a esso collegati in due Paesi dell’Unione, la Germania e l’Italia. La situazione eccezionale causata dalla diffusione del Covid-19 ha evidenziato le debolezze dei vari Paesi europei: nonostante ci si riferisca spesso all’Europa con l’espressione <em><strong>“il più grande spazio di diritti al mondo”</strong></em>, visti i vari sistemi di protezione dei diritti fondamentali presenti nelle Costituzionali nazionali e nelle carte dell’Unione Europea, i nostri sistemi sanitari e governativi si sono trovati in difficoltà a gestire e muoversi in una situazione mai vissuta prima.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-f5127628" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-f5127628"><span id="diritto-alla-salute-il-confronto-tra-le-due-costituzioni">Diritto alla salute: il confronto tra le due Costituzioni</span></h5>



<p>L’Italia e la Germania in questo caso si trovano ai due poli opposti nell’approccio al diritto alla salute, per quanto lo scopo finale a cui tendono sia lo stesso: garantire una più ampia copertura sanitaria possibile ai propri cittadini. La <strong>Costituzione italiana</strong> prevede infatti esplicitamente il diritto alla salute, all’articolo 32, definendolo come<em> fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività: </em>ciò trova la sua espressione nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN), nato nella sua forma attuale dalla legge n. 833 del 1978 sotto proposta dell’allora Ministra della Sanità Tina Anselmi. Il sistema sanitario italiano è dunque pubblico, ha carattere universale e si ispira ai tre principi di universalità, uguaglianza ed equità. Viene finanziato attraverso la fiscalità generale dello Stato e, in ossequio al principio di sussidiarietà che prevede che sia l’ente inferiore a svolgere determinate funzioni quando ne sia in grado, si divide fra livello centrale e livello regionale. Le Regioni italiane hanno competenza esclusiva nell’organizzazione dei servizi sanitari a livello locale.</p>



<p>Nella <strong>Costituzione tedesca</strong> non c’è, invece, un esplicito riferimento al diritto alla salute e il servizio sanitario è subordinato alla sottoscrizione di un’assicurazione sanitaria, obbligatoria per tutti i cittadini. Tuttavia, il sistema tedesco basato sulle assicurazioni, che possono essere pubbliche (GKV) o private (PKV) è estremamente differente dal modello statunitense: infatti è ispirato al principio di solidarietà e lo Stato copre le categorie più a rischio, quali i disabili, i minori e tutti coloro i quali non possano pagare l’assicurazione. Lo Stato tedesco non è direttamente coinvolto nel servizio sanitario ma decide le politiche da perseguire e delega ai <a>Länder</a> la programmazione di investimenti e infrastrutture. I Länder a loro volta finanziano le “casse mutue”, che sono  associazioni non a scopo di lucro che si occupano di gestire le spese sanitarie e forniscono le assicurazioni pubbliche, sottoscritte dalla maggioranza dei cittadini tedeschi. </p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-593e3b71" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-593e3b71"><span id="le-spese-sanitarie-dei-due-paesi">Le spese sanitarie dei due Paesi</span></h5>



<p>Un dato importante è quello relativo alla spesa sanitaria pro capite, sia pubblica che privata: secondo i dati OCSE 2018, la Germania spende circa <strong>5.056 dollari l’anno</strong>, l’Italia <strong>2.545</strong>. Il trend viene anche confermato dalle stesse statistiche sul <strong>PIL</strong>, secondo le quali <strong>l’Italia destina l’8.8% di esso alla spesa sanitaria, la Germania il 9.5%</strong>. Il dato più eclatante che è stato spesso riportato recentemente è quello relativo ai posti letto in terapia intensiva: l’Italia, prima della costruzione dei nuovi reparti d’urgenza avvenuta in questi giorni, aveva circa 2.6 posti letto ogni 1000 abitanti, contro i 6 della Germania.</p>



<p>Le informazioni qui esposte non sono volte a esporre una presunta maggiore efficienza di un sistema basato sulle assicurazioni rispetto a un sistema di carattere universale: servono a indicare la forte necessità di tornare a parlare di spesa pubblica e di protezione dei diritti dei cittadini. La situazione emergenziale in cui ci troviamo ha evidenziato prepotentemente le necessità collettive e il bisogno di interventi strutturali volti a fornire ai cittadini garanzie effettive riguardo la protezione e l’esercizio dei loro diritti. Nelle parole di <strong>John Maynard Keynes</strong>, <em>“quando cambiano i fatti, io cambio idea”</em>: di fronte a ciò che stiamo assistendo in questi giorni, non è più possibile rimandare la messa in discussione di vari aspetti di politica economica e sociale per orientarsi verso un modello statale che sia espressione di solidarietà e metta al centro i diritti del cittadino. Il compito della politica, in queste difficili giornate, non può essere solo quello della gestione emergenziale, ma deve anche essere quello di immaginare nuove strade e fare in modo di tutelare la collettività in modo più ampio possibile. </p>
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		<title>Prevenzione e sicurezza: politiche contro il terrorismo di estrema destra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2020 17:46:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Estrema destra]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sera di mercoledì 19 febbraio un uomo di 43 anni ha aperto il fuoco su due locali&#8230;</p>
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<p>La sera di mercoledì 19 febbraio un uomo di 43 anni ha aperto il fuoco su due locali turchi e ucciso nove persone nella cittadina di Hanau, a pochi chilometri da Francoforte. A seguito delle indagini condotte dalla polizia e dalle autorità giudiziarie locali, il movente razzista e estremista è stato accertato: l’uomo ha lasciato degli scritti in cui dichiarava la superiorità della razza bianca e la necessità di “sterminare le popolazioni che non si riesce ad espellere dalla Germania”.<br> Non è di certo il primo attentato con matrice dichiaratamente di estrema destra in Germania, né in Europa: nell’ultimo decennio il numero di atti terroristici di questo stampo è in aumento, con 90 episodi registrati fra il 2014 e il 2018. I target scelti dai terroristi sono vari: i centri di accoglienza, le sinagoghe, le moschee, i locali frequentati da comunità straniere. L’estetica di riferimento può variare in base alla nazionalità dell’attentatore e alla sua cultura: il nazismo in Germania, il fascismo in Italia, o generici richiami alla supremazia della razza bianca in paesi che hanno conosciuto il colonialismo come l’Inghilterra o la Francia. Come osservato dal filosofo tedesco Walter Benjamin, che scriveva durante l’ascesa del nazismo in Germania, il fascismo estetizza la politica per proiettare un’aura mistica attorno ai suoi capi e alla sua ideologia: non stupisce quindi che questi attentati siano codificati secondo un’estetica e delle modalità ben precise.<br> La domanda principale verte sulle azioni politiche e misure legislative che possono essere adottate per contrastare questo fenomeno in crescita. Facendo riferimento alle strategie impiegate dalla Germania a seguito degli attentati degli ultimi anni, proveremo in seguito a delineare le possibili risposte che la politica può dare per arginare l’estremismo.<br> Il 30 ottobre 2019 l’esecutivo centrale di Berlino ha emanato un pacchetto di misure per combattere la diffusione di questo fenomeno, che a seguito dell’attentato di Hanau sono state potenziate per la sicurezza nazionale. In primis, sono previsti controlli più stringenti per quanto riguarda l’acquisto e la detenzione di armi di fuoco, la protezione dei politici delle comunità più a rischio, del personale sanitario e l’aumento di risorse a disposizione delle forze di polizia nella lotta all’estremismo, in coordinamento con il rafforzamento dei programmi sotto copertura dell’intelligence tedesca.<br> A fianco dei provvedimenti di natura più securitaria, le parti più interessanti del pacchetto legislativo sono quelle relative all’odio in rete e alla prevenzione culturale. Negli ultimi anni, Internet è stato un catalizzatore dell’estremismo, diffuso attraverso forum, canali Youtube e social network: maggiore attenzione è necessaria perché si stima che la maggior parte degli attentatori di estrema destra siano persone incensurate e difficilmente rintracciabili altrimenti, spesso radicalizzate a seguito dell’esposizione continua a contenuti razzisti e estremisti.<br> Viene dunque previsto un obbligo, per i gestori delle piattaforme online, di segnalare i contenuti che incitano all’odio e al razzismo, con ulteriore obbligo di fornire l’indirizzo IP dei profili ritenuti pericolosi da parte delle autorità. L’anonimato su internet può portare a maggiore aggressività e a</p>



<p>violenti fenomeni di cyberstalking: per questo viene ritenuto necessario estendere le misure già previste per i medesimi casi dall’ordinamento penale tedesco anche all’ambito della rete, in modo tale da non minimizzare questi fenomeni e promuovere un uso consapevole del mezzo.<br>
L’ultima parte del pacchetto è dedicata alla cosiddetta prevenzione culturale: la promozione di programmi volti a combattere il razzismo, l’odio e a contribuire all’educazione civica, per cui il governo è pronto a stanziare fondi – come ad esempio il già esistente Demokratie leben!, che si occupa di progetti educativi per bambini, ragazzi e giovani adulti e mira a sviluppare una coscienza civica su una varietà di temi di importanza sociale. A fianco di questi programmi, vi è anche la espressa volontà di fornire concreto supporto alle vittime di questi attentati e ai loro familiari, come anche quella di informare sulla radicalizzazione e sull’estremismo, in modo tale da aiutare le persone a riconoscere i segnali di questi fenomeni e intervenire il più presto possibile.<br>
Questo duplice approccio, legale e culturale, può portare buoni risultati, specialmente per quanto riguarda il monitoraggio delle attività online, ad oggi purtroppo poco diffuso nel nostro Paese: nuove situazioni richiedono nuove risposte, e continuare a derubricare i fenomeni di odio online come secondari rispetto ad altri porta a una sottovalutazione della pericolosità di essi. Approvare alcune misure di controllo dei social può essere una buona strategia per il futuro, così come sarebbe un forte segnale da parte della nostra classe politica finanziare programmi volti a costruire una rete di cittadinanza attiva che conosca l’importanza dei valori democratici e sia determinata a difenderli.</p>
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		<title>Misure per la parità di genere: Germania e Italia a confronto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2020 14:26:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“L’Italia non è un paese per donne”: così i giornali esordiscono frequentemente in articoli in cui si sottolinea&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap"> “L’Italia non è un paese per donne”: così i giornali esordiscono  frequentemente in articoli in cui si  sottolinea il grosso gap esistente in Italia fra le condizioni di donne e uomini. Spesso alla dicitura  “donne” vengono aggiunti altri termini per delineare situazioni più specifiche: “mamme”,  “lavoratrici”, “giovani”. I dati provenienti dal Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum  sembrano confermare queste affermazioni: l’Italia si trova al 76esimo posto su 153 paesi analizzati,<br> con un divario del tasso di occupazione del 18,9% fra uomini e donne (il secondo peggiore in  Europa). La situazione peggiora quando si prendono in considerazione ulteriori dati, fra cui il ritorno al lavoro a seguito della maternità, il tasso di istruzione, la differenza salariale. Guardando<br> alla politica e al mondo dell’industria, le donne ricoprono poche posizioni di leadership o  manageriali e faticano a affermarsi dal punto di vista professionale.<br> Per invertire questa tendenza che impedisce al nostro paese di utilizzare le donne come risorse e portare avanti un modello di società più inclusiva servono forti riforme dal punto di vista legislativo. Naturalmente, è anche fondamentale agire a livello culturale, promuovendo iniziative  che possano portare ad un maggiore sviluppo e alla riflessione sulla condizione femminile: ma le riforme legislative sono la conditio sine qua non affinché questo accada.<br> In Germania, invece, c’è un aneddoto che viene spesso riproposto durante le tornate elettorali. Un bambino di sette anni durante un comizio si gira verso la madre e le chiede: “Mamma, ma un maschio può diventare Cancelliere?” L’aneddoto, scherzosamente riferendosi a quella che è la<br> Cancelliera più longeva della storia tedesca, porta ad evidenziare una realtà culturale che nel corso degli anni ha attuato una serie di riforme per permettere alle donne di avere più partecipazione alla società e al lavoro, compiendo passi verso quello che dovrebbe essere l’obiettivo di tutti: una<br> società più equa e a modello delle persone che la compongono. Non a caso, la Germania è un paese che spicca per la presenza di donne parlamentari e nel mondo della politica, sia a livello dei parlamenti federali che del parlamento nazionale.<br>Alcune delle scelte legislative della Germania negli ultimi anni potrebbero essere importate in Italia  per segnalare la volontà del nostro paese di investire sulle donne e aiutarle a realizzare il loro potenziale: di seguito ne citeremo alcune che hanno a che fare con diverse aree e tematiche che<br> spesso costituiscono fonte di ostacoli per le donne. </p>



<h5 id="maternita" class="wp-block-heading">Maternità</h5>



<p>Le misure a sostegno della maternità in Germania sono molteplici: il congedo parentale previsto per entrambi i genitori senza distinzione di genere e le indennità ad esso connesse, gli assegni famigliari per ogni figlio a carico, il posto garantito negli asili nido. La maternità in Germania non è vista come solamente a carico della donna, ma come un evento che<br> riguarda tutta la famiglia e che lo Stato sostiene con una varietà di leggi a livello dei singoli stati e a livello federale</p>



<h5 id="parita-salariale-e-occupazione" class="wp-block-heading">Parità salariale e occupazione</h5>



<p>Il tasso di occupazione femminile italiano è del 49%; quello tedesco del 72%. Per quanto  anche in Germania sussista la differenza salariale fra uomini e donne (secondo gli ultimi dati disponibili, si aggira fra il 17 e il 21%), nel 2018 la Germania ha varato una legge che obbliga le imprese con più di 500 dipendenti a fornire rapporti periodici sul trattamento salariale per controllare il progressivo adeguamento a uno standard di equità. Nel 2015 è stata anche approvata una legge per fare in modo che almeno il 30% delle posizioni nei consigli di amministrazione delle grande aziende sia assegnata a donne (simile, in meccanismo, alla legge italiana Golfo-Mosca, che tuttavia prevede il requisito di un quinto dei membri).<br></p>



<h5 id="politica-e-rappresentanza" class="wp-block-heading">Politica e rappresentanza</h5>



<p>In Germania, il 40% dei ministri è donna – l’alto tasso di partecipazione femminile alla politica è stato uno degli indici che ha permesso alla Germania di piazzarsi nei primi 10 posti del Gender Gap Report del 2020. La possibilità di partecipare alla politica da protagoniste ha un effetto a cascata e fa presagire una sempre più alta presenza delle donne<br> nel mondo della politica, che si ripercuote positivamente anche in altre aree, quali l’aumento del numero di donne che ottengono qualificazioni a livello universitario.<br>Attuare alcune di queste riforme, o perlomeno iniziare un dibattito politico sul tema, sarebbe un forte segnale verso le donne che in Italia non vengono valorizzate e spesso si trovano di fronte a scelte che non rendono giustizia alla loro dignità di cittadine: nel 2020, non è più accettabile che una parte consistente del Paese venga lasciata indietro.</p>
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