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	<title>Mariateresa Natuzzi, Autore presso MondoDem</title>
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		<title>Pericoli e rischi della transizione energetica in Africa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariateresa Natuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2023 18:34:41 +0000</pubDate>
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<p>La transizione energetica è sempre più urgente, e l’Unione Europea considera l’area del Mediterraneo particolarmente adatta alla produzione di energia rinnovabile. Tuttavia, l’urgenza di questa transizione rischia di oscurare l’impatto sociale e ambientale che essa può avere sui paesi del Nord Africa e in particolare sulle comunità locali. I progetti di transizione energetica in Nord Africa, infatti, si caratterizzano spesso per la mancanza di coinvolgimento delle comunità locali e una scarsa attenzione ai rischi per l’ambiente. Questo articolo analizza lo stato attuale della transizione e offre delle linee guida per un partenariato giusto ed equo con i paesi del Nord Africa.</p>



<p>Sono diversi i progetti di grandi centrali sulla sponda sud del Mediterraneo: in Marocco la centrale Noor costituisce il più grande complesso di energia solare al mondo, mentre in Tunisia è in programma la costruzione della centrale TuNur. In Egitto, invece, è previsto che il Benban solar park diventi la più grande struttura fotovoltaica al mondo. Ma chi fruisce dell’energia prodotta da queste centrali? Mentre nel caso marocchino la produzione di energia è destinata sia al mercato nazionale che a quello estero, nel caso di TuNur tutta la produzione verrà esportata in Europa. Vi sono inoltre pressioni dell’Unione Europea per facilitare l’azione degli attori internazionali all’interno di questi mercati: a titolo di esempio ricordiamo le pressioni esercitate dall’Unione Europea sulla Tunisia attraverso l’ambasciatore tedesco a partire dal 2013, con l’obiettivo di convincerla a sottoscrivere l’Energy Charter Treaty; tra le disposizioni contenute in questo trattato vi è la possibilità per gli investitori di fare causa ai governi qualora le politiche attuate dagli Stati abbiano effetti negativi sui loro profitti.</p>



<p>La costruzione di grandi centrali implica la necessità di individuare grandi aree adatte alla costruzione di queste strutture: spesso in Nord Africa le aree considerate più adatte sono le aree desertiche, secondo una retorica che racconta queste aree come porzioni di territorio inutilizzate e quindi particolarmente adatte, oscurando il valore che queste terre hanno per le comunità locali.</p>



<p>Questi progetti vengono realizzati su terre spesso espropriate alla popolazione locale, con conseguenze sulle attività economiche della zona: è il caso del Marocco, dove nel 2010 ottomila abitanti del villaggio Noor-Ouarzazate hanno perso il loro accesso al pascolo collettivo a causa dell’appropriazione massiccia di terreni per la costruzione del complesso solare Noor. E’ anche il caso della Tunisia, e non solo nell’ambito dell’energia solare: l’ingrandimento di una centrale eolica nel 2009 nel villaggio di Borj Salhi è avvenuto attraverso l’espropriazione delle terre degli abitanti locali; oltre all’arretramento delle coltivazioni di ulivi e l’erosione del suolo, la presenza della centrale ha danneggiato la qualità di vita degli abitanti e del bestiame, disturbati dal rumore continuo della centrale.</p>



<p>Per quanto riguarda le opportunità occupazionali, l’offerta di lavoro è spesso scarsa in rapporto ai bisogni della popolazione; inoltre, si tratta quasi sempre di lavoro mal pagato e precario, in quanto necessario soltanto per le prime fasi di costruzione e avviamento del progetto: la manutenzione delle centrali, infatti, richiede pochi impiegati.</p>



<p>Le modalità con cui sta avvenendo la transizione, quindi, sembrano riprodurre quelle con cui sono state impostate le politiche estrattiviste: parte della popolazione subisce l’impatto dello sfruttamento delle risorse naturali senza beneficiare degli effetti, dando luogo, così, a quello che viene definito come il paradosso dell’abbondanza.</p>



<p>L’Unione Europea ha sottolineato in diverse occasioni l’importanza del coinvolgimento di tutti gli stakeholder nel processo di transizione, in particolare a livello locale. Tuttavia, le modalità con cui avviene questo coinvolgimento sembrano reiterare rapporti coloniali. Emblematico il caso di Masen in Marocco: qui l’azienda ha avviato, parallelamente alla costruzione della centrale, una serie di progetti di sviluppo; l’intervento sul territorio, però, non è avvenuto con il consenso della comunità coinvolta ed è stato piuttosto invasivo, dal momento che Masen agisce come un welfare state di prossimità, intervenendo su diversi settori fondamentali nella vita quotidiana della comunità locale.</p>



<p>Dall’analisi effettuata, emerge la necessità di rompere con la concentrazione di potere in Nord Africa: tale concentrazione, spesso utilizzata come parametro per rilevare l’eccezionalità dei paesi del Nord Africa, non riguarda soltanto la politica interna, ma anche le ingerenze delle istituzioni internazionali.</p>



<p>Nell’ambito dell’attività diplomatica con i governi del Nord Africa, l’Unione Europea dovrebbe smettere di fare pressione sui governi locali affinché conformino la loro legislazione o alle aspettative degli investitori esteri, in modo da rispettare il diritto di ogni paese ad avere il controllo sul processo di transizione. Inoltre, i progetti realizzati nei paesi del Nord Africa devono prevedere che l’energia sia innanzitutto fruibile dalla popolazione locale. Nell’ambito della cooperazione euro-mediterranea, va attivato urgentemente, in collaborazione con le imprese e col mondo accademico, un processo di technology transfer che garantisca agli Stati del Nord Africa e ai loro cittadini la partecipazione al processo di transizione. Solo su queste basi è possibile pianificare una transizione energetica giusta e sostenibile.</p>



<p><em>Questo testo è fra i cinque premiati con una borsa di studio per partecipare alla Winter School di Politica Estera e Europea 2023, orgabizzata da Mondodem e dalla Friedrich-Ebert-Stiftung Italien. Gli altri pezzi sono disponibli <a href="https://www.mondodem.it/category/policy-brief/vincitori-winter-school-2023/">qui</a>.</em></p>
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