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	<title>Agenda Progressista 2019-2024 Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Agenda Progressista 2019-2024 Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Immigrazione: oltre le strumentalizzazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hedwig Giusto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 11:40:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agenda Progressista 2019-2024]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2019 si è registrato un ulteriore sostanziale calo degli ingressi di migranti nell’Unione europea rispetto all’anno precedente,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p class="has-drop-cap">Nel 2019 si è registrato un ulteriore sostanziale calo degli ingressi di migranti nell’Unione europea rispetto all’anno precedente, e soprattutto rispetto ai picchi registrati nel biennio 2015-2016. In Italia, tra il 1° gennaio e il 17 luglio gli arrivi via mare sarebbero stati, secondo l’OIM, appena 3.186 (contro i 17.838 dello stesso periodo dell’anno precedente). Anche le morti in mare si sarebbero dimezzate: sarebbero 683 i decessi nel Mediterraneo nella prima metà di quest’anno. Meno della metà del 2018. Ma ancora davvero troppi.</p>



<p>Nonostante
l’ex ministro degli interni italiano si intesti il merito di questo calo e
sebbene questi dati dovrebbero “rallegrare” quanti negli ultimi anni hanno
paventato l’immigrazione come la minaccia più immediata alla sicurezza dei
cittadini e del territorio europeo e alla sopravvivenza di indistinte identità
nazionali, il dibattito intorno a questo tema ha mantenuto in Italia (e in
alcuni paesi dell’Unione) un alto livello di tossicità. In Italia, i salvataggi
in mare operati da quelle poche ONG ancora attive nel Mediterraneo sono
purtroppo diventati l’occasione per parlare, ancora in termini allarmistici, di
un’emergenza che non esiste, di rischi per la sicurezza, e per dare credito a
improbabili teorie su un fantomatico piano per sostituire la popolazione
europea (bianca) con quella africana (nera).</p>



<p>Mentre
in realtà gli sbarchi irregolari continuano indisturbati sulle coste italiane,
il ministro degli interni del precedente governo Conte ha continuato a
concentrare strumentalmente la sua attenzione solo ed esclusivamente sui
salvataggi operati dalle ONG al fine di sostenere l’efficacia delle “soluzioni”
approntate dal governo gialloverde – che vanno dalla “chiusura dei porti” ai
vari decreti sicurezza – che ben poco hanno a che fare con la realtà del
fenomeno e della sua gestione, e molto con la perenne campagna elettorale del
leader leghista.</p>



<p>La
drastica riduzione degli ingressi, tuttavia, non deve indurre a pensare che la
questione migratoria non necessiti di una seria riflessione e di un’ampia e
coordinata politica a livello europeo. Il rischio infatti è che la percezione
che “l’emergenza sia passata” induca i governi europei a posporre a data da
destinarsi, a più propizie condizioni politiche, ogni concreta deliberazione
sul futuro della riforma di Dublino e delle politiche migratorie e di
integrazione (e forse, a ben guardare, l’operato dell’ex ministro degli interni
italiano ha avuto l’effetto di mantenere viva l’attenzione su un tema che per
altri sta perdendo di interesse immediato). Le proiezioni demografiche sembrano
invece indicare l’ineluttabilità del fenomeno e l’urgenza di predisporre misure
volte a gestire in modo umano e ordinato flussi che non scompariranno dietro un
muro di indifferenza.</p>



<p>Negli
ultimi anni l’incapacità dell’UE di trovare un valido compromesso fra le
diverse posizioni e interessi degli stati membri ha fatto sì che gran parte
degli sforzi politici si concentrasse sul minimo comune denominatore: il consolidamento
del controllo sulle frontiere e la sottoscrizione di accordi con i paesi di
origine e transito. Accordi che però potrebbero influire negativamente sia
sullo sviluppo dei paesi d’origine sia sulla credibilità di un’Europa che,
ignorando sistematicamente le violazioni dei diritti umani operate per
proteggere i suoi confini, sembra aver abdicato ai propri valori fondanti. </p>



<p>Questo
approccio securitario alla gestione dell’immigrazione (dalle mobility
partnership agli accordi per i rimpatri) in sostanza non solo rischia di
compromettere il rapporto e l’immagine dell’Europa con i paesi africani e
mediterranei, ma di produrre soluzioni inefficaci, miopi e di breve termine,
fondate sulla strumentalizzazione dello stesso fenomeno migratorio da parte dell’Europa
e dei suoi interlocutori africani e nordafricani.</p>



<p>È
essenziale che l’UE e i suoi cittadini prendano innanzitutto coscienza del
fatto che i flussi migratori non sono un fenomeno che riguarda solo ed
esclusivamente il vecchio continente (del resto, la gran parte dei migranti
africani non ha l’Europa come meta) e che in quanto tale può e deve essere
affrontato attraverso una cooperazione equa e bilanciata con i paesi di origine
e di transito. In sostanza assumendo un atteggiamento meno eurocentrico che
tenga in giusta considerazione gli interessi e le priorità non solo dell’Unione
ma anche dei suoi interlocutori. Solo in questo modo si potrà arrivare a una
gestione condivisa, efficace e rispettosa dei diritti di tutti.</p>



<p>Un
approccio ordinato, coordinato e integrato alla gestione dei flussi è anche un
elemento essenziale per riconquistare la fiducia dei cittadini europei nella
capacità dell’Unione di affrontare un fenomeno che ai più in Europa è apparso
fuori controllo. Per far questo sarà essenziale predisporre e ampliare le vie
di accesso regolari per quelle persone che desiderano entrare in Europa per
ragioni umanitarie, di studio, di lavoro o altro, offrendo un’alternativa
sicura ai migranti, restituendo agli stati membri il controllo sugli ingressi e
sottraendolo pertanto ai trafficanti. </p>



<p>Dalla
creazione di nuovi corridoi umanitari alla concessione di nuovi tipi di visti,
l’Europa dovrebbe “diversificare l’offerta”, ricordando che ogni migrante ha
una sua storia e sue motivazioni per lasciare il paese di origine. Al contempo
sarà necessario investire in valide politiche di accoglienza e integrazione che
accompagnino il nuovo arrivato e la comunità che lo ospita nel complesso
processo di reciproca accettazione, combattendo lo sfruttamento del migrante da
parte sia di datori di lavoro senza scrupoli sia di organizzazioni criminali e
prevenendo la facile equazione fra migrante e criminale, che contribuisce al
perenne e legittimo senso di insicurezza nel quale sono precipitati molti
cittadini italiani ed europei. </p>



<p>Per
quanto concerne più specificamente l’Italia, va notato che il numero di (primi)
permessi di soggiorno concessi a migranti fra il 2010 e il 2018 si è
letteralmente dimezzato (passando da oltre 500 mila ad appena 239 mila).<a href="#_ftn1">[1]</a>
Un calo progressivo degli ingressi che pone l’Italia all’ultimo posto fra i
paesi europei per la concessione di permessi di lavoro (in percentuale sul
numero di abitanti)<a href="#_ftn2">[2]</a> e che
è rivolto per lo più a lavoratori stagionali e/o poco qualificati. Questi
numeri mostrano come da un lato sia sempre più difficile entrare in Italia
attraverso vie legali e quanto dall’altra il nostro paese rischi di essere
sempre meno attrattivo per i talenti internazionali. Questo è un dato che
associato all’endemica fuga di cervelli (che poi altro non è che emigrazione)
dovrebbe essere seriamente preso in considerazione nella definizione delle
politiche migratorie così come delle politiche del lavoro.</p>



<p>L’inizio
della nuova legislatura europea, la formazione della nuova Commissione e la
nascita del governo “giallo-rosso” in Italia offrono una straordinaria
opportunità per rivedere e rilanciare le politiche migratorie dell’Unione. Le
differenze fra i diversi stati membri non sono scomparse, ma come gli sviluppi
politici degli ultimi anni hanno dimostrato, l’immigrazione non è un tema che
possa essere trascurato o lasciato in balia di strumentalizzazioni politiche,
perché troppo divisivo e troppo facilmente preda degli interessi di una parte.
Non ci si deve dimenticare che esso coinvolge direttamente la vita, la
sicurezza e il benessere di individui che lasciano situazioni difficili nel
legittimo perseguimento di un futuro più dignitoso. </p>



<p>Non
sarà facile per i progressisti europei riappropriarsi di un tema che tuttavia
gli appartiene perché riguarda il benessere tanto di chi migra quanto di chi
accoglie. Per far questo dovranno riuscire a far valere i valori essenziali di
rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali di tutti, sui quali l’Europa
si fonda; dovranno “imporre” il ritorno a un linguaggio<a href="#_ftn3">[3]</a>
che prevenga una pericolosa contrapposizione fra “noi e loro” e che restituisca
ai migranti l’umanità che la narrativa delle destre e dei populismi gli ha
tolto contribuendo all’esacerbarsi di umori e sentimenti xenofobi; ma dovranno
anche riuscire a spostare l’attenzione su temi quali la lotta alle
diseguaglianze, dimostrando come certe deficienze strutturali socioeconomiche
siano il vero problema. Non i migranti.<br></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Biografia dell&#8217;autrice: </p>



<p>Hedwig joined the Foundation for European Progressive Studies (FEPS) in May 2016 as Senior Policy Advisor working predominantly on migration and the Balkans.</p>



<p>She holds a PhD in History of International Relations from the University of Florence and an MSc in History of International Relations from the London School of Economics.</p>



<p>From 2006 to 2015 she worked at the Fondazione Italianieuropei, where she was in charge of the foundation’s international relations and activities. She has also taught Politics and Economics of the European Union, and Italian history and politics in academic programmes for US students spending a semester in Italy.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="#_ftnref1">[1]</a>
Fondazione Leone Moressa, “Frontiere chiuse, ma non per tutti. I paesi europei
che attraggono lavoratori immigrati”, luglio 2019. </p>



<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> Ibid.</p>



<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Sulla
costruzione di una narrativa positiva vedi Foundation for European Progressive
Studies, Friedrich Ebert Stiftung, Fondazione Nenni e Fondation Jean Jaurès,
“European Public Opinion and Migration. Achieving common progressive narratives”, Bruxelles 2019.
https://www.feps-europe.eu/attachments/publications/european%20public%20opinions%20-%20v7_pp.pdf</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1684/">Immigrazione: oltre le strumentalizzazioni</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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		<title>Quale Agenda Sociale per l&#8217;Unione Europea?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Corti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2019 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agenda Progressista 2019-2024]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo intense settimane di negoziazioni, il 16 luglio il Parlamento Europeo ha avallato con 383 voti la proposta&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1661/">Quale Agenda Sociale per l&#8217;Unione Europea?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>
Dopo intense settimane di negoziazioni, il 16 luglio il Parlamento Europeo ha avallato con 383 voti la proposta avanzata dal Consiglio e ha eletto come nuovo presidente della Commissione Europea la tedesca cristiano-democratica Ursula Von der Leyen. Come prevedibile questa nomina ha suscitato non pochi malumori, soprattutto all’interno del gruppo dei socialisti e democratici (S&amp;D), che ha mostrato un certo scetticismo e ha ribadito che la <em>conditio sine qua non</em> per l’appoggio al prossimo presidente della Commissione è la realizzazione del programma presentato durante la campagna elettorale, <em>in primis</em> l’attuazione dael Pilastro Europeo dei Diritti Sociali.&nbsp;</p>



<p>Certamente, la richiesta da parte dei socialdemocratici di dare priorità alla dimensione sociale europea non stupisce. Già nel 2014, infatti, il manifesto del partito socialista europeo (PSE) metteva al centro il tema del rilancio occupazionale, soprattutto giovanile, la questione salariale, il contrasto al divario retributivo e pensionistico di genere e la lotta al dumping sociale. Tuttavia, se cinque anni fa il richiamo alla dimensione sociale europea era prevalentemente limitato ad espressioni di intenti, il manifesto del 2019, titolato “Un nuovo contratto sociale europeo”, avanza una serie dettagliata di proposte di policy. Tra queste, l’introduzione di una iniziativa europea sui salari minimi, da concordare con le parti sociali, la creazione di uno schema europeo di contrasto alla disoccupazione, l’attuazione dell’Autorità europea per il Lavoro, per garantire una mobilità equa, il lancio di un piano di supporto alle infrastrutture sociali, a partire da politiche per garantire a tutti il diritto ad un’abitazione dignitosa e, infine, la creazione di una Garanzia europea per il contrasto alla povertà infantile.&nbsp;</p>



<p>Nella lettera inviata prima del voto alla presidente del gruppo dei socialdemocratici, <a href="https://www.mondodem.it/elezioni-europee-2019/una-spagna-europeista-e-progressista/">Iratxe García Pérez</a>, Von der Leyen si è impegnata formalmente, in cambio dell&#8217;appoggio dei socialdemocratici alla sua nomina, a realizzare ciascuno dei punti sopra menzionati del manifesto dei socialdemocratici. Un impegno ambizioso, che dovrà fare i conti non solo con gli ostacoli che saranno indubbiamente posti da numerosi stati membri, ma che avrà bisogno, prima di tutto, di trovare la maggioranza parlamentare necessaria. A tale proposito vale la pena, provare già ora a capire quali possano essere gli scenari che potrebbero verificarsi in Parlamento qualora queste proposte fossero messe in agenda.&nbsp;</p>



<p>Per fare questo, un’analisi dei manifesti elettorali presentati da ciascuno dei gruppi politici del Parlamento può essere utile per provare a delineare quella che potrebbe essere l’agenda sociale dei prossimi cinque anni. Ad un primo sguardo, quello che ne emerge è che, in materia di politiche sociali e del lavoro, l’alleato naturale dei socialdemocratici sono i verdi. Nei due programmi presentati dai Green e dall’European Freedom Alliance (EFA), infatti, il patto sociale prima evocato nel manifesto del Partito socialista europeo prende il nome di Green New Deal, ma i contenuti si sovrappongono. Viene, infatti, posta la realizzazione del Pilastro Sociale come punto di primaria importanza, si propone l’introduzione di un’assicurazione per la disoccupazione per i paesi della zona Euro, aperta anche ad altri che desiderino parteciparvi, la realizzazione di un piano europeo di investimenti in educazione e ricerca, il rafforzamento di Garanzia Giovani, da rendere obbligatoria in tutti gli Stati membri, l’estensione e maggiore inclusività di Erasmus Plus. E ancora, la riforma dell’eurozona per mettere la parola fine alle politiche di austerità, una misura per la parità di salario tra uomini e donne e, infine, proposta nuova rispetto al gruppo S&amp;D, l’introduzione di schemi di reddito minimo adeguati in tutti gli stati membri.</p>



<p>Se indubbiamente i verdi sono il primo alleato dei socialdemocratici in materie di politiche del lavoro e sociali, il discorso diventa più complesso se guardiamo al gruppo Renew Europe. In questo caso, infatti, il manifesto presentato dal vecchio gruppo ALDE per le elezioni non contiene proposte specifiche, ma si limita a richiami generali alla necessità di investimenti in infrastrutture, sistemi educativi all’avanguardia, innovazione e ricerca, pari opportunità. Il discorso diventa però più interessante se guardiamo al programma presentato dalla lista Renaissance di Emmanuel Macron, che con i suoi 21 deputati rappresenta l’azionista principale del nuovo gruppo politico. Nel programma di Renaissance, infatti, si chiede esplicitamente la creazione di un bilancio dell’Eurozona con tre funzioni: investimenti sociali, assistenza finanziaria in caso di emergenza e risposta in caso di crisi economica. Si propone poi una piena realizzazione del Pilastro Sociale, attraverso la creazione di un’assicurazione europea contro la disoccupazione, l’introduzione di una iniziativa europea sul salario minimo, e la creazione di diritti europei a livello di formazione e copertura sanitaria. Infine, Renaissance propone di adottare misure di contrasto al dumping fiscale e sociale, non solo all’interno dell’UE ma anche da parte dei paesi extra UE, e di stabilire clausole sociali e ambientali da rispettarsi in tutti gli accordi commerciali dell’Unione.</p>



<p>Alla luce dell’analisi dei manifesti dei socialdemocratici, verdi e liberali sembra quindi che una certa convergenza si possa trovare queste forze politiche. Tuttavia, la frammentazione del gruppo Renew Europe, dove rientrano partiti dichiaratamente a favore delle politiche di austerità, come i liberali tedeschi o olandesi, e partiti assolutamente contrari alla cessione di sovranità nazionale in ambito di politiche sociali e del lavoro, come quelli scandinavi, potrebbe limitare la capacità di incisività e le ambizioni del nuovo gruppo di Macron e Verhofstadt. Per questo è importante che nella costruzione di alleanze per implementare il proprio patto sociale, il gruppo S&amp;D guardi di volta in volta anche al sostegno di altri gruppi.</p>



<p>In questo caso l’alleato naturale non può che essere il gruppo Confederale della Sinistra Unitaria e Sinistra verde nordica, che già durante la scorsa legislatura ha dimostrato il pieno sostegno nell’implementazione dell’agenda sociale di Juncker e del Pilastro Sociale. Come emerge chiaramente anche dal manifesto elettorale, la sinistra europea ha quasi definitivamente abbandonato la vocazione euroscettica che l’ha contraddistinta fino pochi anni fa per abbracciare un approccio costruttivo europeista. Per questo, è possibile immaginare una convergenza sulle proposte politiche in materia occupazionale, sociale, dell’educazione e un appoggio sulle politiche di investimento e quelle ambientali.</p>



<p>Infine, per concludere, l’ultimo alleato che i socialdemocratici possono trovare per l’implementazione della propria agenda sociale è proprio il Partito Popolare Europeo della presidente Von der Leyen. L’appoggio dei popolari non solo non va sottovalutato perché il gruppo è parte della ‘coalizione di governo’ o perché è il primo gruppo nel Parlamento, quanto piuttosto per un genuino interesse da parte di alcune delegazioni nazionali del PPE nell’attuare parti dell’agenda sociale. A tale proposito, è ipotizzabile immaginare un’alleanza con le delegazioni del sud Europa e dell’Est su temi quali la creazione di un’assicurazione europea contro la disoccupazione, o l’istituzione di una Garanzia per i minori. Al contrario, si può immaginare una coalizione con le delegazioni dell’Europa occidentale su materie quali l’introduzione del salario minimo, per garantire condizioni di lavoro dignitose a ciascun lavoratore, al contempo ostacolando l’emergere di forme di concorrenza sleale.&nbsp;</p>



<p>Chiaramente questo richiederà di volta in volta aggiustare le alleanze e comporre nuove strategie per riuscire ad ottenere un supporto orizzontale da parte di altre forze politiche. In questo senso, la composizione frammentata del nuovo parlamento non aiuta a costruire precise previsioni. Tuttavia, immaginando piena compattezza del gruppo S&amp;D e una solida alleanza con i verdi, e con il supporto della nuova presidente della Commissione, è possibile intravedere un futuro per un’ambiziosa agenda sociale europea.<br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1661/">Quale Agenda Sociale per l&#8217;Unione Europea?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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		<title>Il nuovo Osservatorio MondoDem: Un’agenda progressista per l’Europa 2019-2024</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1656/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2019 12:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agenda Progressista 2019-2024]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[von der Leyen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le elezioni europee 2019 hanno rappresentato uno spartiacque per le forze progressiste, riformiste ed europeiste e hanno prodotto&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le elezioni europee 2019 hanno rappresentato uno spartiacque per le forze progressiste, riformiste ed europeiste e hanno prodotto un riequilibrio sostanziale dei rapporti di forza&nbsp;tra i Socialisti e Democratici (S&amp;D), il gruppo dei liberali e i Verdi. I risultati hanno infatti&nbsp;confermato&nbsp;un arretramento di S&amp;D &#8211; con alcune importanti eccezioni paesi come la Spagna e l’Olanda &#8211; e un rafforzamento del neonato gruppo&nbsp;Renew&nbsp;Europe e dei partiti ambientalisti.  L<a href="https://www.mondodem.it/category/elezioni-europee-2019/">’Osservatorio sulle elezioni europee</a> di&nbsp;MondoDem&nbsp;aveva già rilevato i  mutamenti in corso all’interno del campo progressista&nbsp;analizzando&nbsp;la  crisi&nbsp;dei partiti socialisti tradizionali e l’avanzata di  nuovi&nbsp;riformismi&nbsp;legati principalmente all’europeismo  e&nbsp;all’ambientalismo.&nbsp;Ora è tempo di riflettere sul futuro e sull’agenda  comune che può emergere dal campo riformista in Europa. </p>



<p>Dopo poco&nbsp;più di due mesi dalle elezioni,&nbsp;MondoDem&nbsp;vuole&nbsp;continuare a&nbsp;contribuire al&nbsp;dibattito&nbsp;sul futuro della sinistra e del riformismo europeo istituendo un apposito osservatorio post-elettorale&nbsp;sulle&nbsp;possibili convergenze tematiche all’interno del campo riformista e più in generale della maggioranza parlamentare che sosterrà la nuova Commissione a guida von der Leyen.&nbsp;</p>



<p>Emerge infatti la necessità di consolidare il fronte riformista attorno la definizione di “un’agenda progressista per l’Europa” che includa &#8211; sul piano interno &#8211; i temi sociali, la giustizia fiscale, i diritti ambientali, la governance economica, e &#8211; sul piano esterno &#8211; il rafforzamento dell’Unione europea nelle relazioni con Stati Uniti, Russia, Cina, il vicinato&nbsp;e continente africano.&nbsp;</p>



<p>Le aperture annunciate dalla nuova Presidente della Commissione europea verso i temi prioritari&nbsp;dei partiti progressisti&nbsp;lasciano spazio ad una riflessione più ampia&nbsp;e approfondita&nbsp;sulla possibilità di creare coalizioni&nbsp;<em>ad hoc</em>&nbsp;per portare avanti alcuni punti dell’agenda riformista in Europa.&nbsp;Allo stesso tempo, la nomina di Christine&nbsp;Lagarde&nbsp;alla presidenza della BCE&nbsp;richiede&nbsp;di tracciare un bilancio degli 8 anni di Presidenza Draghi e di individuare le opzioni di politica monetaria che potranno essere adottate dalla nuova Presidente e dal nuovo Board dell’Istituto di Francoforte. Infine,&nbsp;l’attività di analisi e di approfondimento dell’Osservatorio di&nbsp;Mondodem&nbsp;si focalizzerà sull’agenda internazionale e sull’azione del nuovo Alto Rappresentante, il socialista&nbsp;Josep&nbsp;Borrell. </p>



<p>In questo senso, il lavoro della rete di&nbsp;MondoDem&nbsp;si articolerà in due focus tematici.&nbsp;</p>



<p><strong>Il primo focus verterà sulle politiche interne dell’Unione europea</strong>&nbsp;e sulla possibilità di individuare convergenze su determinate aree di policy. Tra di esse, ci concentreremo su politiche ambientali, agenda sociale europea, politiche migratorie, politica fiscale, politica monetaria e politica industriale.&nbsp;</p>



<p><strong>Il secondo focus tematico si focalizzerà sull’agenda internazionale dell’Unione europea</strong>&nbsp;e proporrà approfondimenti sulle questioni legate ai rapporti con la Russia, al futuro della relazione transatlantica, alla politica verso il continente africano, alla politica di vicinato e di allargamento, alle nuove relazioni con la Cina e ai rapporti tra Regno Unite e UE dopo la&nbsp;Brexit.</p>



<p>Vi auguriamo una buona lettura!<br><em>La Redazione di MondoDem</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1656/">Il nuovo Osservatorio MondoDem: Un’agenda progressista per l’Europa 2019-2024</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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