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	<title>Osservatorio Brexit Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Osservatorio Brexit Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Brexit, qual è l’impatto sul Parlamento Europeo? Conversazione con Brando Benifei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Leonardo De Agostini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2020 12:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE, il 31 gennaio di quest’anno molti si sono interrogati su cosa sarebbe&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE, il 31 gennaio di quest’anno molti si sono interrogati su cosa sarebbe cambiato per ‘<em>noi’</em>, chi nell’Unione ci è rimasto. L’uscita formale di Londra dall’architettura europea solleva in effetti molti interrogativi istituzionali e di governabilità – anche alla luce del fatto che la trattativa tra Bruxelles e Londra è stata rallentata dalla crisi Coronavirus. Questo contributo offre un’analisi dei cambiamenti nella composizione del Parlamento Europeo e delle possibili implicazioni, delle quali abbiamo discusso con Brando Benifei, capo delegazione PD al Parlamento europeo.</p>



<p>Con la formalizzazione della <a href="https://www.mondodem.it/analisi-in-pillole/osservatorio-brexit-speciale-focus-coronavirus/">Brexit</a>, il Parlamento Europeo ha perso i 73 deputati britannici, in una seduta ricca di emozioni durante la quale il campo progressista si è stretto sotto lo slogan “Always United” mentre i deputati del Brexit Party festeggiavano il loro ultimo giorno a Bruxelles.</p>



<p>Nonostante gli eurodeputati britannici uscenti siano 73, il numero totale dei parlamentari per questa legislatura cala di ‘sole’ 46 unità, passando da 751 a 705 seggi, mentre i restanti 27 sono stati redistribuiti fra gli altri paesi membri, dando priorità a Stati sottorappresentati rispetto alla popolazione. Geograficamente ne hanno giovato i paesi del ‘sud’, Francia, Spagna e Italia, che hanno ottenuto quasi la metà dei nuovi seggi, +5 per le prime due e +3 per noi. Sicuramente questi tre paesi condividono una visione economica che potrà essere rafforzata dal cambio di composizione del Parlamento (come si è visto recentemente nelle proposte economiche per la crisi Covid-19).</p>



<p>L’analisi di come il cambio di composizione impatti sui gruppi politici ci permette di valutare possibili modifiche negli attuali rapporti di forza tra i partiti nel Parlamento europeo. Secondo uno studio della London School of Economics, i gruppi che risentiranno maggiormente dalla perdita di deputati saranno i Verdi ed i liberali di Renew Europe (ex-ALDE, rinnovatosi con l’approdo alle elezioni 2019 della pattuglia di Macron), mentre chi ci guadagnerà di più saranno il Partito Popolare Europeo (PPE) e gli euroscettici di Identità e Democrazia (ID), gruppo contenente la Lega, i neofascisti tedeschi di AfD ed il Rassemblement National di Marine Le Pen.</p>



<p>Nello specifico, il ritiro dei britannici permette ad ID di sorpassare i Verdi come quarto gruppo per grandezza, guadagnando così più tempo di parola alle plenarie e maggiori possibilità di incidere sulle -e nelle- commissioni parlamentari. Nonostante sia quindi molto improbabile che queste modifiche portino ad un’alterazione della stabile maggioranza europeista -composta de PPE, S&amp;D e Renew Europe- su dossier di primaria importanza quali politica industriale e climatica, in situazioni di stallo gli euroscettici potrebbero avere maggiore rilevanza, nonostante il “cordone sanitario” che storicamente li isola in parlamento. Inoltre, la fuoriuscita dei britannici avvantaggerà la commissione presieduta da Von Der Leyen, che con la scomparsa della delegazione del Brexit Party vedrà il suo consenso complessivo aumentare, attestandosi a circa il 65% dell’emiciclo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="472" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/06/brexit-1024x472.png" alt="Immagine che contiene computer

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<p><strong><em>On. Benifei, come è stato vedere l’uscita dei compagni del Labour Party dal PE? Politicamente cosa vuol dire per i S&amp;D e per il campo progressista?</em></strong></p>



<p><em>È stato un momento difficile anche emotivamente, si tratta di esponenti di un partito che negli ultimi decenni ha avuto una parte importante nell’integrare il Regno Unito all’interno del contesto europeo, con forte vocazione europeista. E all’interno del Labour Party gli eurodeputati erano l’avanguardia più combattiva per una “meaningful participation” dell’UK all’ UE, anche con un grande lavoro di proposte concrete. Sul tema della tutela dei lavoratori ad esempio hanno fatto grandi progressi, resi possibili dalla partecipazione all’Unione e dall’accettazione della sua legislazione.</em></p>



<p><strong><em>Secondo lei la maggiore rappresentanza di Stati del sud (Fra, Ita, Spa) potrebbe favorire politiche economiche più “coraggiose” e meno legate all’austerity, ad esempio in questa situazione di post Covid-19?</em></strong></p>



<p><em>Non credo che questo aspetto sia così determinante: nella rappresentanza britannica avevamo oltre al Labour, i Verdi, e lo Scottish National Party, forze che non hanno mai aderito ad una visione ultra liberista e per l’austerity. Credo che invece si possa parlare di un rafforzamento nei gruppi politici di una posizione pro approfondimento dell’integrazione europea, europeista, più che riguardo la visione economica.</em></p>



<p><strong><em>Passando ai gruppi politici: con una perdita di peso dei liberali, i Verdi potrebbero più spesso far parte della maggioranza spostando a sinistra l’asse politico del PE. È ipotizzabile un’agenda più progressista?</em></strong></p>



<p><em>Si, in parte. Con Brexit i Verdi hanno perso i rappresentanti britannici: sono così un gruppo che si è ristretto ma che non vuole essere fuori dai giochi. Ora cercheranno di trovare accordi, e soprattutto&nbsp; nell’ala liberale macroniana, (gruppo sempre più consistente e non formato dai soli MEP di En Marche, ndr) trovano molte sponde. Questa loro collaborazione, anche con noi di S&amp;D, apre sicuramente uno spiraglio per proposte più progressiste.</em></p>



<p><strong><em>Mentre i Socialisti perdono i deputati laburisti, i Popolari non solo non subiscono perdite, ma guadagnano 5 seggi (i Tory britannici facevano parte dell’ECR) aumentando il distacco su S&amp;D: questo secondo lei modificherà l’attività legislativa?</em></strong></p>



<p><em>Non credo che sia un cambiamento significativo, il gruppo dei Socialisti e Democratici non ha perso il suo peso percentuale anche se il PPE lo ha, di poco, aumentato. Va detto però che all’interno della destra invece l’ECR ha perso terreno a scapito di forze più radicali. Nei rapporti fra S&amp;D, PPE e Liberali però credo che non si siano modificati pesantemente gli equilibri.</em></p>



<p><strong><em>Secondo lei quindi il gruppo S&amp;D manterrà la sua centralità ed influenza nell’attività legislativa del PE? Quanto pesano la coesione interna ed i rapporti con i partner?</em></strong></p>



<p><em>In questo parlamento una maggioranza prettamente progressista non c’è, bisogna sempre trovare un accordo con forze moderate o liberali di centro-destra sui diversi temi. Lo sforzo che facciamo come S&amp;D è cercare di essere il baricentro di un possibile accordo: con i Verdi, i Liberali Centristi e la parte europeista della GUE (Sinistra Unitaria Europea) per poi rapportare questo equilibrio al PPE e alle sue “correnti” più di sinistra (una fra tutte i cristiano democratici belgi, ndr). Cercando di arrivare più uniti possibile come progressisti al tavolo con il PPE.</em></p>



<p><strong><em>Passando agli euroscettici Identity and Democracy (ID) essi superano i Verdi come quarto gruppo per dimensione: ci sono dei rischi reali che possano uscire dal ‘cordone sanitario’ che storicamente li isola? O sono ipotizzabili alleanze a destra su certi temi o ancora un maggiore peso in situazioni di stallo?</em></strong></p>



<p><em>Rimangono completamente isolati. Possono pesare solamente, come prima d&#8217;altronde, solo quando in plenaria c’è una divisione molto forte e maggioranze risicate. Nell’ipotesi che il PPE sia da solo contro tutti, allora potrebbero verificarsi occasionalmente maggioranze di destra, ma sono limitate all’aula. Nelle commissioni parlamentari non hanno un vero margine per incidere nel processo legislativo, rimangono sempre esclusi.</em></p>



<p><strong><em>Per concludere, come valuta dal suo punto di vista l’atteggiamento sia dell’UE che dell’UK sulle trattative per Brexit? Vede attualmente un maggiore rischio di ‘no deal’, legato magari a ragioni di politica interna?</em></strong></p>



<p><em>La mia impressione è che il rischio ‘no deal’ esista ancora. Se non ci sarà l’estensione del periodo di transizione (<u><a href="https://www.mondodem.it/osservatori/osservatorio-brexit/effetto-brexit/">al momento difficile per ragioni interne al Regno Unito</a></u>, ndr) ritengo assai improbabile che si possa arrivare ad un accordo. È una contraddizione legata agli equilibri interni del partito conservatore che prima o poi arriverà ad una conclusione: non è detto che questa posizione, oggi molto rigida, rimanga tale.</em></p>



<p><em>Il PE è scettico sul fatto che si troverà una soluzione in breve tempo, stiamo lavorando alle proposte sull’accordo commerciale ma c’è la forte volontà politica di far sentire la propria voce, senza farsi spaventare da un possibile ‘no deal’, negoziando veramente. Nonostante il ‘no deal’ faccia paura il PE esprime una delle posizioni più rigide dentro il sistema istituzionale.</em></p>
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		<title>“Effetto Brexit”</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2025/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Leonardo De Agostini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 16:32:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Osservatorio Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Osservatorio sulle conseguenze e sviluppi dell’uscita del Regno Unito dall’UE Dopo più di quattro anni il momento fatidico&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 id="osservatorio-sulle-conseguenze-e-sviluppi-delluscita-del-regno-unito-dallue" class="wp-block-heading">Osservatorio sulle conseguenze e sviluppi dell’uscita del Regno Unito dall’UE</h3>



<p class="has-drop-cap">Dopo più di quattro anni il momento fatidico è arrivato: il 31 gennaio 2020 il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea. Ai primi di marzo hanno avuto inizio i negoziati fra le parti. Ma quali effetti ha avuto sinora il fenomeno Brexit, cosa ci aspetta e quali saranno le conseguenze, in particolare per chi è rimasto nell’Unione?</p>



<p>Il 2020 si preannuncia come un anno di <em>negoziato</em>. Grazie al <em>Withdrawal agreement</em> (in vigore dal 1° febbraio) continueranno a valere anche per Londra le norme Europee fino al 31 dicembre. In questo periodo di transizione nasce “Effetto Brexit”: un Osservatorio che si occupa dell’impatto del fenomeno Brexit su diversi aspetti della vita pubblica e politica dell’Italia, dell’UE e dei suoi cittadini. Attraverso articoli, commenti ed analisi tematiche proporremo una valutazione spassionata e approfondita degli effetti già valutabili della Brexit e cercheremo di delineare i futuri sviluppi che emergeranno dal negoziato iniziato a marzo 2020.</p>



<p>L’osservatorio analizzerà l’impatto dell’uscita del Regno Unito dalla UE su diversi aspetti della vita comunitaria, dalla libera circolazione dei cittadini alla difesa: cosa ne sarà del progetto Erasmus e della mobilità fra UK ed UE? Che cosa significherà, per la difesa dell’Europa, la mancanza della deterrenza nucleare detenuta dal Regno Unito? Quali effetti sulle maggioranze e sulla rappresentanza nel Parlamento Europeo? E quale sarà il futuro del campo progressista d’oltremanica?</p>



<p>Questa serie di articoli ed analisi non è, naturalmente, esaustiva o definitiva: mira semplicemente a mettere a disposizione dei nostri associati e lettori degli spunti di riflessione per future discussioni ed approfondimenti sugli impatti del fenomeno Brexit, da una prospettiva progressista ed europeista.</p>



<p>L’osservatorio &#8211; a cura di Benedetta Albano e Leonardo De Agostini &#8211; seguirà quindi gli sviluppi che si susseguiranno durante questi mesi di negoziati, perché se il risultato del referendum ci ha colto alla sprovvista, ora è il momento di vedere cosa possiamo imparare e cosa dovremmo tenere a mente, per sapere dove stiamo andando e quale sarà il futuro delle relazioni fra Unione Europea e Regno Unito.</p>



<p>&nbsp;<em>“Fog on the channel, the continent is isolated”</em> recitava la satira britannica: ma ora è proprio Londra a rischiare di rimanere, non solo geograficamente, isolata…</p>
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