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	<title>Albania Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Albania Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Al via i negoziati di adesione per Albania e Nord Macedonia. L’Ue prova a superare l’Enlargment fatigue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jul 2022 15:58:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un passo avanti, finalmente, sulla strada dell&#8217;integrazione dei Balcani occidentali E’ presto per affermare che l’Europa si sia&#8230;</p>
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<p>Un passo avanti, finalmente, sulla strada dell&#8217;integrazione dei Balcani occidentali</p>



<p>E’ presto per affermare che l’Europa si sia liberata di quell’Enlargment fatigue che l’affligge da più di un lustro, ma indubbiamente l’aver superato lo stallo che andava avanti da 3 anni è un progresso positivo da registrare per l’Ue e i suoi candidati.</p>



<p><br>Si è sbloccata, dopo un compromesso difficile e sofferto, la situazione di Macedonia del Nord e Albania per l&#8217;apertura dei negoziati di adesione, avviati il 19 luglio con la prima conferenza intergovernativa a cui hanno partecipato i premier albanese e nord macedone e Ursula Von Der Leyen. 3 anni di attese per Tirana e Skopje, 3 anni di promesse infrante e veti incrociati che hanno provocato frustrazione e delusione nelle leadership e nei cittadini ma che – al contempo- hanno cementificato il desiderio di integrazione nell’Ue da parte dei due candidati.</p>



<p>Con la prima conferenza intergovernativa svoltasi a Bruxelles, Albania e Nord Macedonia hanno ufficialmente avviato i negoziati di adesione, raggiungendo, nello status di candidati, Montenegro e Serbia che hanno avviato i negoziati nel 2012 e nel 2014.</p>



<p>Non sarà un percorso breve quello di Tirana e Skopje, ma l’avvio formale dei negoziati permette ai due candidati non solo di iniziare a uniformare i propri ordinamenti giuridici all’Aquis comunitario, ma anche di stringere partnership con l’Ue; l’Albania ad esempio entrando nel meccanismo di Protezione civile e la Macedonia del Nord nell’agenzia Frontex.</p>



<p>Soddisfazione unanime non solo da parte delle istituzioni comunitarie, ma anche dalle leadership dei due candidati, che si sono fortemente impegnate politicamente per raggiungere questo obiettivo. Per giungere all’avvio dei negoziati di adesione per i due candidati, prigionieri negli ultimi tre anni di veti bilaterali e della Enlargemet fatigue che ha impantanato il processo di allargamento dopo la mega adesione del 2004, è stata fondamentale la presidenza francese del Consiglio e la mediazione politica di Emanuel Macron.</p>



<p></p>



<p>A sbloccare la situazione, è stata la proposta del Presidente francese nella contesa tra Nord Macedonia e Bulgaria, che con il proprio veto in consiglio ha bloccato nell’ultimo anno l’avvio dei negoziati. La diatriba tra Bulgaria e Nord Macedonia riguarda la lingua macedone, che la Bulgaria considera una variante del bulgaro, e la memoria dell’eroe nazionale Goce Delcev, contesa da Bulgaria e Nord Macedonia.</p>



<p>Il compromesso avanzato dalla Francia al momento è stato approvato dai parlamenti di Skopje e Sofia e ha permesso di superare l’empasse sull’avvio dei negoziati, portando i due paesi alla firma di un Protocollo bilaterale.</p>



<p>Ma la proposta non è stata accolta del tutto favorevolmente dalla Macedonia del Nord, che si troverà costretta a modificare la propria costituzione e che e&#8217; spaccata in Parlamento e nell’opinione pubblica tra favorevoli e contrari al compromesso con Sofia.</p>



<p>Per il Nord Macedonia, peraltro, la strada verso l’Ue rappresenta una vera e propria scalata.</p>



<p>Iniziata dal 2005 con la richiesta di adesione, il paese ha già superato l’ostacolo con la Grecia sul nome, risolto con l’accordo di Prespa del 2018 e il cambio nome in Macedonia del nord.</p>



<p></p>



<p>Percorso incidentato e complesso che ha trascinato anche l’Albania, candidata dal 2014, il cui percorso verso l’adesione procede parallelo a quello della &nbsp;Macedonia del nord. Ragion per cui ogni veto e rallentamento a Skopje si è riflesso anche su Tirana.</p>



<p>Gli ultimi tre anni hanno registrato &nbsp;veti da Francia, Danimarca e Paesi bassi, spaventati da democrazie ancora fragili e dalla prospettiva di un Europa a 31.</p>



<p>I paesi candidati hanno tuttavia sempre potuto contare sul sostegno politico della Commissione – che preme per accelerare il processo di allargamento &#8211; e dell’Italia, vicina ai Balcani e in particolar modo alla vicina Albania, di cui è sponsor politico e forte sostenitore sulla strada dell’Ue.</p>



<p></p>



<p>Il primo passo è stato faticosamente fatto, ma è ancora presto per stabilire tempi e orizzonti certi sull’integrazione non solo di Albania e Macedonia del Nord, ma anche di Serbia e Montenegro, più avanti nel processo di adesione, con colloqui avviati e alcuni capitoli negoziali già chiusi.</p>



<p></p>



<p>La guerra di Putin ha inciso profondamente nel processo di allargamento, sulle condizioni di stabilità e sicurezza nella regione e sulla “Prospettiva europea” dei Balcani occidentali .</p>



<p>In particolare, Belgrado – che non ha applicato le sanzioni a Mosca- continua a destreggiarsi tra la voglia di adesione all’Ue e la vicinanza all’alleato russo.</p>



<p>Pesa per la Serbia anche la tensione mai calata con il Kosovo, i cui rapporti bilaterali sono ben lontani dall’essere normalizzati. Interessati alla regione, se l’Ue continuerà a trascurare i “suoi” Balcani, sono la Russia ma anche Turchia e Cina, con Pechino particolarmente vicina alla Serbia, svincolo strategico sulla Nuova via della Seta.</p>



<p>Segnali che dovrebbero preoccupare l’Ue spingendola ad accelerare l’integrazione dei Balcani occidentali, non solo per stabilizzare quei paesi, ancora fragili democraticamente, ma per l’Europa stessa, per ragioni di sicurezza, controllo delle frontiere e opportunità commerciali. Motivi che dovrebbero aiutare l’Ue a spogliarsi della sua Enlargment fatigue e della politica dei veti, prima di perdere i Balcani occidentali e ritrovarsi i suoi nemici e “rivali sistemici sull’uscio di casa.</p>
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		<title>La terza volta di Edi Rama spinge l&#8217;Albania in UE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 09:33:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Macroaree]]></category>
		<category><![CDATA[Albania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Edi Rama si appresta a formare il suo terzo governo di fila e guidare l&#8217;Albania per altri quattro&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Edi Rama si appresta a formare il suo terzo governo di fila e guidare l&#8217;Albania per altri quattro anni. Il suo Partito socialista ha conquistato alle elezioni di domenica 25 aprile 74 seggi su 140. Il successo dei socialisti ha ribaltato i sondaggi della vigilia e i primi exit poll che preannunciavano un testa a testa con il loro maggiore avversario, il Partito democratico guidato da Lulzim Basha (di ispirazione conservatrice).</p>



<p>La campagna elettorale si è svolta in un forte clima di conflittualità , con accuse di corruzione reciproca e uno scontro violento tra i sostenitori delle maggiori forze politiche, nel contesto dell&#8217;emergenza Covid e di una campagna vaccinale che stenta a decollare.</p>



<p>Il merito della vittoria del Partito socialista è senz&#8217;altro della leadership di Rama, ex sindaco di Tirana che si è impegnato in una serie di riforme per avvicinare sempre di più il suo paese all&#8217;Europa. E la prospettiva europea, assieme al completamento del processo riformatore nelle aree chiave necessario a garantire gli standard comunitari, sarà la stella polare del terzo governo di Rama.</p>



<p>L&#8217;obiettivo di aderire all&#8217;Ue anima le speranze di un intero paese e di tutte le forze politiche albanesi. E d’altra parte l&#8217;Albania costituisce, con Serbia, Montenegro e Nord Macedonia, quei Balcani occidentali di cui l&#8217;Unione Europea ha bisogno per sentirsi davvero completa, per imprescindibili esigenze di sicurezza e per interessi strategici e geopolitici.</p>



<p>Il percorso che condurrà l&#8217;Albania a diventare un membro dell&#8217;Unione Europea – dopo che gia nel 2009 in paese ha aderito alla Nato- è però ancora pieno di ostacoli. La domanda di adesione dell&#8217;Albania all&#8217;Ue risale al 2009 e, dopo aver ottenuto lo Status di paese candidato nel 2014, lo scorso anno sono stati formalmente aperti a Bruxelles i Negoziati di adesione.</p>



<p>La tempistica per l&#8217;ingresso dell&#8217;Albania e degli altri candidati all&#8217;interno della famiglia europea è ancora poco chiara. Tirana ha ottenuto dal Consiglio europeo di marzo 2020 un via a metà ai negoziati di adesione, negoziati che partiranno dopo l&#8217;avvio della Conferenza integovernativa Ue – Albania.</p>



<p>Per il paese delle aquile, i progressi sulla lotta alla corruzione, sullo stato di diritto e sull&#8217;indipendenza del sistema giudiziario sono rilevanti, ma il percorso di riforma non è ancora giunto a compimento. Il vento europeista soffia prepotente a Tirana già da anni, sorretto dalle giovani generazioni impazienti di abbracciare pienamente lo stile di vita europeo e le opportunità di lavoro e di studio che l&#8217;Unione Europea offre.</p>



<p>La prospettiva europea è un balsamo per le ferite di un paese piagato dalla corruzione ancora dilagante, dalla crisi economica aggravata dal Covid e dal terremoto che ha colpito il paese nel 2019. L&#8217;Europa rappresenta, per i giovani albanesi, ciò che per i loro genitori ha rappresentato l&#8217;Italia. Appena 72 km e il Canale d&#8217;Otranto separano i due paesi e l&#8217;Italia è, da sempre, punto di riferimento economico e culturale per il paese.</p>



<p>Ancora oggi, in Albania – specie nelle città &#8211; l&#8217;italiano continua a essere la seconda lingua e i rapporti economici e commerciali tra le due sponde dell&#8217;Adriatico sono intensi. Migliaia di italiani hanno investito in Albania, aiutati dalla burocrazia leggera e da una bassa tassazione. L&#8217;Italia è il primo partner commerciale di un che, tuttavia, da alcuni anni rischia di subire l&#8217;influenza geopolitica, oltre che commerciale, di potenze regionali vicine ai balcani: Turchia in primis.</p>



<p>Un rischio, quello delle sirene turche e cinesi, che l&#8217;Europa non può permettersi, né in Albania, né negli altri Balcani occidentali. Motivo per cui è necessario sostenere Tirana a proseguire nelle riforme strutturali e accelerare i negoziati di adesione per dare tempi e una prospettiva di adesione certa. La piena integrazione del paese delle aquile in Ue è un tema che interessa fortemente l&#8217;Italia, che</p>



<p>con tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni è rimasta sempre il primo sostenitore dell&#8217;ingresso dell&#8217;Albania nell&#8217;Unione Europea. Un rapporto, quello tra Italia e Albania, intenso e rafforzato dai due grandi esodi del 1991 che portarono, prima a Brindisi e poi a Bari, migliaia di albanesi in Puglia, mettendo l&#8217;Italia, storicamente paese di emigrazione, per la prima volta davanti al dramma inverso.</p>



<p>Lo scorso marzo, in occasione del trentesimo anniversario del primo storico sbarco di albanesi a Brindisi, Edi Rama è tornato a ringraziare il popolo italiano che aprì le proprie case a quella gente disperata che scappava da fame e paura.</p>



<p>E negli occhi di noi italiani sono ancora impresse le immagini e le parole di Rama e dei medici albanesi in partenza per la Lombardia nella prima ondata di Covid, quando la piccola e povera Albania ha provato a ricambiare l&#8217;aiuto al paese amico di sempre. Un paese che deve aiutare e sostenere, con la cooperazione e il sostegno politico, il suo dirimpettaio – così vicino che nelle giornate terse da Otranto si vedono le montagne albanesi &#8211; ad entrare finalmente in Ue.</p>
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		<title>Albania e Macedonia: sì del Consiglio Europeo ai negoziati di adesione</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1117/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jun 2018 14:25:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Macroaree]]></category>
		<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Macedonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Riccarda Lopetuso* Era una domenica di sole quando, il 17 giugno scorso sulle sponde del lago Prespa,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Riccarda Lopetuso*</em></p>
<p>Era una domenica di sole quando, il 17 giugno scorso sulle sponde del lago Prespa, Grecia e Macedonia hanno firmato uno storico accordo (preliminare) per il cambio del nome dell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia in Macedonia del nord.</p>
<p>L’intesa tra i due Premier &#8211; che dovrà essere approvata da un referendum tra i macedoni e ratificata dal parlamento di Atene, arriva dopo 27 anni di dispute ed è giunta provvidenzialmente (forse non a caso) pochi giorni prima di un importante vertice europeo, fondamentale per il destino comunitario di Macedonia e Albania.</p>
<p>Nell’agenda del 28 capi di stato e di governo dell’Unione chiamati ad incontrarsi a Palazzo Europa non c’è stata solo la delicata questione migratoria, la riforma dell’Unione Monetaria e la Difesa (Pesco).</p>
<p>Il Consiglio è stato chiamato a decidere se aprire ufficialmente i negoziati di adesione di Albania e Macedonia, dopo la raccomandazione positiva della Commissione Europea dell’aprile scorso.</p>
<p>Come annunciato dalla presidenza bulgara di turno (in scadenza, seguita dal semestre austriaco) i negoziati di adesione &#8211; nonostante le contrarietà di Francia e Olanda, partiranno nel giugno 2019. La strada verso l’Unione Europea di Albania e Macedonia è ormai tracciata.</p>
<p>La firma avvenuta sul lago Prespa ha sicuramente agevolato la decisione per l’ex Repubblica Jugoslavia di Macedonia, considerando che la disputa con Atene rappresentava un ostacolo all’adesione.</p>
<p>D’altronde l’Unione è sempre stata chiara con i Balcani Occidentali, candidati all’ingresso nell’Ue: La porta dell’Unione Europea è aperta ma prima vanno risolte delicate questioni interne e rinsaldate le istituzioni democratiche.</p>
<p>Come è noto, la procedura di adesione di nuovi membri all’Unione è lunga e complessa, e lo è ancora di più per gli stati dei Balcani occidentali, giovani democrazie uscite dall’ideologia comunista e da guerre che hanno lasciato ferite difficili da sanare nella società e nel sistema democratico.</p>
<p>Un eventuale adesione, è bene precisarlo, non avverrà per nessuno dei candidati &#8211; anche per Serbia e Montenegro più avanti nelle trattative – prima del 2025.</p>
<p>Jean-Claude Juncker è stato chiaro: Nessun nuovo ingresso nell’Unione durante il suo mandato (in scadenza nell’autunno 2019) ma il 2025 “è un orizzonte”.</p>
<p>L’allargamento dell’Unione Europea ai Balcani Occidentali è strategico per l’Unione stessa, su più fronti.</p>
<p>Primariamente per ragioni di sicurezza non solo dei paesi candidati, ma di tutta l’Unione, specie per la lotta al terrorismo e al flusso di rifugiati provenienti dalla Rotta Balcanica.</p>
<p>Rendere comunitari i Balcani inoltre è necessario per sottrarli a pericolose influenze russe e turche. Non meno importanti sono le ragioni economiche e le prospettive di scambi commerciali.</p>
<p>Su questo punto gioca un ruolo rilevante l’Italia, primo partner commerciale dell’Albania e secondo della Serbia. Non a caso il nostro paese ha svolto un ruolo fondamentale per facilitare l’avvio dei negoziati.</p>
<p>Sul piano più propriamente procedurale, la Commissione si è pronunciata positivamente nell’aprile scorso, con l’adozione del Pacchetto Allargamento Annuale. Nel documento del 17 aprile 2018, l’organo di Palazzo Berlaymont ha ufficialmente “Raccomandato al Consiglio di decidere di avviare i negoziati di adesione con l’ex Repubblica Jugoslavia di Macedonia e l’Albania, alla luce dei progressi compiuti, mantenendo e approfondendo l’attuale slancio riformistico” .</p>
<p>Riforme rilevanti ed importanti soprattutto per la decisione sull’Albania. Il paese delle aquile ha presentato richiesta di adesione nel 2009 e da allora ha fatto molto per rispettare i Criteri di Adesione –noti come Criteri di Copenaghen.</p>
<p>Rilevanti sono state le riforme del sistema giudiziario, nel campo dell’indipendenza dei magistrati e nella valutazione degli stessi.</p>
<p>Le riforme istituzionali portate avanti dal paese adriatico sono state mirate ad insaldare lo stato di diritto e a favorire la partecipazione dei cittadini alla vita politica. Importanti progressi sono stati compiuti anche nella lotta alla criminalità organizzata, nello specifico contro la coltivazione di cannabis. Un problema serio rimane &#8211;  a detta dell’organo esecutivo europeo &#8211; la corruzione, la quale “rimane prevalente in molte aree e continua a rappresentare un problema serio” (Risultati chiave della Relazione 2018 sull’Albania). È su questa piaga che nell’anno a venire dovranno impegnarsi duramente le istituzioni albanesi per rendere irreversibili e rapidi i passi verso l’Integrazione europea.</p>
<p>Dalle parti di Tirana, l’Unione Europea continua ad esercitare il suo fascino soprattutto nelle giovani generazioni. L’Europa è a sole 108 miglia, distanza che separa il porto di Durazzo dal porto di Brindisi. L’Italia, e di conseguenza l’Europa per gli albanesi sono lì a due passi e a mezz’ora di volo. Per gli albanesi cresciuti nel mito dell’Italia, l’adesione all’Unione è vista come il coronamento di un percorso di modernizzazione e di apertura allo stile di vista più strettamente europeo iniziato dal crollo del comunismo nei primi anni ‘90.</p>
<p>La nazionalità albanese è la seconda più presente in Italia dopo la romena tra gli stranieri residenti ma oggi sono lontani i tempi dei mega sbarchi di albanesi nei porti di Brindisi e Bari.</p>
<p>L’Albania, da paese di immigrazione fino a pochi anni fa, si trova attualmente ad essere il nuovo corridoio per i rifugiati provenienti dalla Grecia.</p>
<p>La Rotta Balcanica, dati alla mano, sembra essersi riaperta nei primi mesi del 2018. Impenetrabile il confine ungherese che passa dalla Serbia, molti migranti percorrono una via alternativa che dalla Grecia attraversa il confine meridionale dell’Albania.  Da qui si dirigono in Montenegro e in Bosnia, diretti in Croazia, primo paese dell’Unione Europea.</p>
<p>La speranza di coloro che (difficilmente) riescono a passare è quella di raggiungere la Slovenia e gli stati europei confinanti, Austria e Italia.</p>
<p>I percorsi e i numeri della nuova Rotta Balcanica sono ben noti ai Leader europei ma &#8211; grazie alla mediazione di Italia e Germania &#8211; ha prevalso la decisione di compromesso annunciata dalla presidenza di turno; posticipare l’avvio dei negoziati di un anno ma puntare l’obiettivo di “dare una chiara prospettiva europea “ad Albania e Macedonia.</p>
<p><em>*Riccarda Lopetuso è formatrice in materie giuridico-economiche in enti di formazione e realizzatrice di progetti scolastici. Laurea in giurisprudenza con una tesi sulla politica estera dell&#8217;Ue, scrive e si occupa di Europa, Costituzione italiana e Geopolitica (mondo arabo e Africa sub sahariana).</em></p>
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