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	<title>Asia Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>I disastri climatici in Asia e il ruolo dell&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paola Lupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 07:52:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia-Pacifico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quest’estate, l’Asia meridionale ha patito le conseguenze di una stagione dei monsoni cheha portato alluvioni devastanti in tutta&#8230;</p>
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<p>Quest’estate, l’Asia meridionale ha patito le conseguenze di una stagione dei monsoni che<br>ha portato alluvioni devastanti in tutta la regione. Dall’Afghanistan al Bangladesh, abitazioni,<br>infrastrutture e vite umane sono state perse, e i governi hanno lanciato richieste di aiuto alla<br>comunità internazionale per soccorrere le loro popolazioni colpite.<br>Per fare degli esempi, a fine agosto, le Nazioni Unite riportavano 18 milioni di persone<br>colpite dalle alluvioni solo in Bangladesh, con gravi danni a terreni fondamentali per il<br>sostentamento delle popolazioni locali, soprattutto nelle regioni di Chattogram e Sylhet.<br>In Nepal, tra i molti morti a causa alluvioni, un tragico incidente è stato particolarmente<br>discusso, quando due autobus con 60 persone a bordo sono stati travolti da una frana e<br>trascinati in un fiume.<br>In questo contesto, è impossibile non chiedersi quali siano state le risposte internazionali<br>alle domande di aiuto, dopo aver sentito parlare così tanto di quanto il cambiamento<br>climatico sia un problema da affrontare globalmente, senza lasciare nessuno indietro.<br>Quest’estate in Asia meridionale, organizzazioni internazionali e ONG si sono attivate per<br>supportare le comunità locali, come per esempio la Croce Rossa e CARE, aiutando sia con<br>fondi monetari sia distribuendo articoli di emergenza e aiutando le regioni a rendere le<br>strade riutilizzabili il prima possibile. Altre, come l’UNICEF e il World Food Programme,<br>spingono per il continuo e accelerato investimento e aiuti umanitari. Questa richiesta arriva<br>dopo un autunno 2023 pieno di speranza, avendo sentito i governi dei paesi più ricchi del<br>mondo promettere grandi somme al Loss and Damages Fund al COP28. In realtà è stata<br>proprio l’Italia, a Dubai, a fare una delle prime grandi promesse per contribuire al L&amp;D Fund<br>con 100 milioni di euro, proponendosi come un paese leader nell’affrontare le distruzioni<br>causate dai disastri naturali collettivamente e coscienziosamente.<br>Queste promesse sono importanti, ma scenari devastanti al di fuori dell’Asia del Sud<br>potrebbero rallentare la loro vera implementazione. Infatti, non è stata solo questa regione a<br>soffrire le conseguenze di gravi alluvioni e l’effetto del cambiamento climatico quest’estate.<br>L’uragano Helene negli Stati Uniti ha colpito cinque stati: anche qui, morti e gravi danni alle<br>infrastrutture sono stati dichiarati, con governi statali e il governo federale preoccupati per<br>quello che sicuramente è solo l’inizio di eventi climatici disastrosi causati dal cambiamento<br>climatico, che li costringe a usare molto risorse umanitarie e monetarie per aiutare i civili e<br>proseguire alla ricostruzione delle infrastrutture perse. L’Europa non è stata risparmiata:<br>l’Austria, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Spagna e anche l’Italia sono state<br>colpite da piogge torrenziali che hanno causato gravi alluvioni, che hanno costretto parte<br>delle popolazioni dei paesi ad abbandonare le loro abitazioni.<br>Ora come non mai, è possibile rendersi conto che il cambiamento climatico e sui effetti non<br>possono essere considerati come problemi nazionali o regionali: sono dilaganti, pericolosi<br>per tutti, e necessitano risposte collettive. Ma proprio mentre sempre più paesi si<br>confrontano con le conseguenze del cambiamento climatico, meno sembrano disponibili a<br>offrire supporti ad altri paesi a rischio. Per esempio, il Center for Strategic and International<br>Studies ha fatto appello al governo statunitense, esortandolo a mandare aiuti in Myanmar,<br>citando responsabilità collettiva per aiutare i paesi a rischio di cambiamento climatico,<br>soprattutto quando già fragile a causa di difficili situazioni politiche. Tuttavia, non è una<br>sorpresa che i gravi danni all’interno degli Stati Uniti hanno spostato i loro interessi,<br>allineandoli ai problemi nei suoi Stati.<br><br>Insomma, proprio mentre il cambiamento climatico richiede più aiuti internazionali, gli stati si<br>trovano a guardare internamente. Eppure, l’Italia e l’Europa farebbero bene a guardare il<br>contesto globale più ampiamente. In primis, perché non c’è dubbio che continuino ad essere<br>i paesi che contribuiscono meno alla crisi climatica a subirne i costi più pesanti: le alluvion<br>sono state affrontate in tre continenti quest’estate e autunno, ma nell’Asia meridionale hanno<br>causato morti e perdite sentite più fortemente, senza dubbio anche a causa di infrastrutture<br>e capacità di soccorsi meno preparate. Proprio per questo, non ci si deve dimenticare delle<br>promesse fatte per il L&amp;D Fund, ma anzi, diventare più ambiziosi. Inoltre, l’Italia anche e<br>soprattutto quando sente alle porte di casa le stesse crisi che ci sono in altri continenti deve<br>imporsi per costruire una comunità internazionale forte, collaborativa e capace di supportarsi l’un l’altro con risorse, fondi monetari e best practices. Esempi su cui l’Italia può basarsi sono l’European Union &#8211; South Asia Capacity Building for Disaster Risk Management<br>Program, che si è concentrato sul creare resilienza nella regione dell’Asia Meridionale, ma<br>allo stesso tempo ha contribuito alla creazione di sapere comune su come affrontare disastri<br>naturali con finanziamenti, partnership internazionali e attori nazionali. Inoltre, l’Italia ha già<br>fatto uso dell’EU Civil Protection Mechanism nel 2023: una volta richiedendo assistenza, e<br>un’altra portando supporti. Questo meccanismo dimostra che c’è possibilità di ampliare la<br>cooperazione internazionale, e che paesi come quelli dell&#8217;Asia Meridionale non devono<br>essere lasciati indietro, ma invece contribuire a strategie di disaster risk management più<br>efficaci. Partire da proposte come queste e contribuire al loro funzionamento e alla loro<br>creazione renderà l’Italia più coerente nella sua politica di affari esteri di L&amp;D, e più forte a<br>lungo termine, con strutture di cooperazione ben consolidate.</p>
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