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	<title>Covid19 Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<title>Covid19 Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>I miliardi del Recovery Fund e la scuola italiana: tre priorità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Schettini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2020 09:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo una straordinaria seduta del Consiglio europeo, il  più lungo della storia, è stato finalmente raggiunto il tanto&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Dopo una straordinaria seduta del Consiglio europeo, il  più lungo della storia, è stato finalmente raggiunto il tanto atteso accordo sul<a href="https://www.mondodem.it/regioni/europa/merkel-ue/"> Recovery Fund</a> per superare gli effetti della crisi del Covid 19. Per l’Italia si parla di ben 209 miliardi, di cui 127 sotto forma di prestiti e 82 sotto forma di sussidi. Tuttavia i fondi sono subordinati a un progetto di riforme e investimenti che il Governo dovrà presentare entro metà ottobre: l’Europa ci chiede, insomma, di impiegarli in asset e settori strategici. La scuola rientra certamente tra quei settori che in Italia necessitano di notevoli investimenti, che vanno dall’edilizia, alla formazione del personale docente, alla riorganizzazione dei cicli scolastici. Il Coronavirus e la sperimentazione della DAD (didattica a distanza) hanno infatti palesato tutte le inefficienze del sistema scolastico italiano.</p>



<p>La Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha più volte sottolineato l’importanza di sfruttare in modo adeguato e funzionale l’opportunità del Recovery Fund, investendo sul contrasto alla dispersione scolastica, sull’eliminazione delle “classi pollaio”, sull’innovazione e sulla lotta contro la povertà educativa. Lo stesso Conte ha ribadito la necessità di investire nell’istruzione circa il 10% del totale dei 209 miliardi di euro destinati all’Italia, con l’obiettivo di creare una scuola “più moderna, sicura, inclusiva”.</p>



<p>Ma, più nel dettaglio, quale dovrebbe essere la destinazione di questi investimenti strategici? Innanzitutto, è necessario che una grande quota degli stessi venga incanalata nella gestione degli <strong>interventi in materia di <a href="https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1105567.pdf">edilizia scolastica</a></strong>. La maggior parte degli edifici adibiti a scuola sono vecchi, fatiscenti e inadeguati, non garantendo la sicurezza di alunni, docenti e personale tutto. L’architettura scolastica dovrebbe essere ripensata in modo compatibile con la sostenibilità ambientale, gli spazi andrebbero ottimizzati per ricavare un maggior numero di aule, laboratori, palestre nonché zone all’aperto. La diffusione del virus, con cui dovremmo condividere ancora a lungo, ha messo nero su bianco il bisogno di evitare, per motivi di sicurezza e salute pubblica, l’assembramento degli alunni nelle “classi pollaio” tanto da prevedere una deroga al numero minimo e massimo di alunni per classe qualora fosse necessario per rispettare le regole anti Covid. Tuttavia, occorre che la riduzione del numero di alunni per classe diventi una vera e propria riforma di sistema, soprattutto al fine di consentire la progettazione di metodologie didattiche innovative, secondo le esigenze dei gruppi e capace di sviluppare le potenzialità dei singoli. Essenziale è, inoltre, promuovere il concetto di “scuola partecipata”, consistente nella riapertura e nel mantenimento di autonomie scolastiche nei comuni più piccoli e meno abitati, così come nelle aree interne e in quelle di montagna.</p>



<p>Il secondo punto su cui è urgente investire tempo e risorse riguarda la formazione e la selezione dei docenti. Non si può far più coincidere l’arte del Sapere e la capacità di insegnamento: pedagogia e didattica sono essenziali e le carenze che spesso vengono segnalate non sono solo di tipo tecnico, soprattutto relative alle competenze digitali, ma anche di tipo didattico e docimologo (ossia nell’utilizzo di strumenti di valutazione). Fino ad oggi il tema relativo al concorso e selezione dei docenti è stato sempre trattato in modo inadeguato ed è arrivato il momento di <strong>affrontare seriamente il problema relativo alla formazione e selezione del corpo insegnati</strong>, facendo uscire questi ultimi da una mera funzione impiegatizia che li lega inesorabilmente a graduatorie e condizioni di precariato, dequalificando l’insegnamento stesso.</p>



<p>Infine, un aspetto non sempre preso in considerazione, riguarda gli <strong>investimenti relativi agli asili nido</strong>, al fine di aumentarne il numero e la fruizione. È ben noto, infatti, che la frequenza del nido e il futuro livello di rendimento scolastico sono direttamente proporzionali. La famosa curva di Heckman ci dice che gli interventi sul capitale umano sono tanto più fruttuosi quanto più precoci: la frequenza degli asili nido favorisce lo sviluppo delle capacità linguistiche e neuronali ed è decisivo, in quanto mezzo per prevenire la povertà educativa, i bassi livelli di rendimento e la dispersione scolastica, soprattutto per i bambini e le bambine provenienti da contesti deprivati. Inoltre, l’aumento del numero dei nidi sovvenzionati dallo Stato (la maggior parte ad oggi sono privati) gioca un ruolo fondamentale anche in termini di occupazione femminile: laddove ci sono i servizi offerti per la prima infanzia cresce di pari passo l’occupazione femminile. Dove c’è maggiore carenza, soprattutto al Sud e nelle isole, la disoccupazione femminile è, di converso, molto più alta.</p>



<p>È chiaro dunque che <strong>non ci potrà essere una vera ripartenza della scuola e, di riflesso, del paese, senza un preciso piano di rilancio di questa istituzione</strong> che ha il delicato e fondamentale compito di promuovere la formazione e la socializzazione dell’individuo, e di ridurre le disuguaglianze sociali, economiche, culturali e territoriali. La presidente della Commissione Europea, Von der Leyen, ci ha ricordato che “investire nell&#8217;istruzione e nelle competenze è fondamentale per promuovere una ripresa intelligente e inclusiva”. Se, da un lato, i fondi del Recovery Plan, utilizzati proficuamente, potrebbero dunque dare nuova linfa al sistema scolastico e universitario italiano, dall’altro, contro ogni forma di oscurantismo e regressione culturale, il Governo italiano ha il dovere di riportare la scuola e il&nbsp;sapere al centro dell’agenda politica.</p>
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		<title>Elezioni europee in tempi Covid19: il caso polacco</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2126/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Teresa Coratella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il secondo turno delle elezioni presidenziali in Polonia, atteso per il 12 luglio, costituisce un momento topico per&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2126/">Elezioni europee in tempi Covid19: il caso polacco</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Il <strong>secondo turno delle elezioni presidenziali in Polonia</strong>, atteso per il 12 luglio, costituisce un momento topico per la storia del paese. I cittadini polacchi sceglieranno tra due percorsi ben differenti, confermando lo status quo o ribaltando totalmente il quadro politico del paese.</p>



<p>Il primo turno ha visto il Presidente uscente e rappresentante del partito di governo PiS <strong>Andzrej Duda ottenere il 43,7% dei voti</strong>; seguito dal più liberale e candidato del PO (Piattaforma Civica), sindaco di Varsavia <strong>Rafał Trzaskowski con il 30,3%</strong>. Interessante per il panorama politico polacco, caratterizzato da forte tradizionalismo, la new entry <strong>Szymon Hołownia</strong>, noto ed amato volto della televisione privata polacca il quale, con un <strong>13,87% dei voti</strong>, è riuscito a piazzare il proprio partito Polonia2050 al terzo posto ed a trovare un collocamento nella sempre più lunga lista di volti televisivi convertitisi a leader politici, come già nei recenti casi italiano, americano ed ucraino.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-5326b1f1" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-5326b1f1"><span id="il-ruolo-della-chiesa-e-la-distribuzione-geografica-del-voto">Il ruolo della chiesa e la distribuzione geografica del voto</span></h5>



<p>I sondaggi pre-voto sono ancora molto incerti ed influenzati da due componenti determinanti per comprendere la politica polacca dalla caduta del Comunismo ad oggi: <strong>il ruolo della Chiesa e la distribuzione geografica del voto</strong>. L’attuale governo, come anche il partito alla guida, godono di un sostegno mai concesso dalla Chiesa polacca ai governi guidati da Piattaforma Civica, per il modo in cui il populista Diritto e Giustizia ha fatto proprie posizioni, istanze e dogmi che la chiesa polacca non accetterà mai di riformare, in primis la questione dell’aborto, i diritti LGBT ed il ruolo tradizionalista e conservatore della famiglia nella società contemporanea.</p>



<p>La distribuzione territoriale del voto sarà altresì determinante per l’esito elettorale. <strong>La capitale Varsavia, i poli universitari, i grandi centri urbani ed industrializzati guardano ad Ovest ed a Bruxelles</strong>, sostenendo il candidato liberale Traszkowski; <strong>le grandi aree rurali-orientali ed i piccoli centri che le popolano guardano più al passato ed allo status quo</strong> rappresentato dal Presidente Duda e dal leader di partito Kaczynski: posizione socialmente comprensibile se si considerano le grandi spartizioni, annessioni ed occupazioni straniere che hanno colpito quell’area della Polonia per secoli.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-7a26168d" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-7a26168d"><span id="la-peculiare-posizione-polacca-vis-a-vis-bruxelles">La peculiare posizione polacca <strong>vis-à-vis Bruxelles</strong></span></h5>



<p>Contestualizzate attraverso la lente europea, le elezioni presidenziali polacche potrebbero determinare se la Polonia vorrà più Europa, oppure più nazionalismo e meno europeismo. <strong>La posizione polacca vis-à-vis Bruxelles è davvero peculiare e costituisce un caso a sé nell’attuale contesto europeo</strong>. Da una parte, i cittadini polacchi hanno scelto di essere rappresentati da un governo fortemente euroscettico. Dall’altra, come dimostra un <a href="https://www.ecfr.eu/publications/summary/together_in_trauma_europeans_and_the_world_after_covid_19">recente studio ECFR</a>, i polacchi vorrebbero comunque più Europa nel gestire le crisi europee e maggiore integrazione europea come pilastro per la ricostruzione europea post-Covid19.</p>



<p>Durante la fase più acuta della pandemia, infatti, solamente il 17% ha visto nell’UE un valido alleato nella gestione della crisi (anche se, va detto, anche il governo di Varsavia ha raccolto una fiducia altrettanto bassa). Tuttavia, guardando alla fase di ripresa dalla pandemia, i dati polacchi si ribaltano, confermando un trend pan-europeo riscontrato in quasi tutti dei 9 paesi in cui ECFR ha condotto i propri sondaggi: <strong>il 46% dei polacchi vede le istituzioni europee come pilastro principale a cui far riferimento, mentre solo il 20% crede che la Polonia possa fare affidamento su sé stessa.</strong></p>



<p>Interessanti per il caso polacco è come i polacchi guardano alle proprie istituzioni come garanti nazionali: <strong>solo il 29% vorrebbe il ritorno di alcuni poteri a livello nazionale; solo il 28% vorrebbe rafforzare i poteri del Primo Ministro e del governo, con un 44% contrario.</strong></p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-b19d3b53" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-b19d3b53"><span id="tra-voglia-di-cambiamento-e-il-mantenimento-dello-status-quo">Tra voglia di cambiamento e il mantenimento dello status quo</span></h5>



<p>Dai dati emerge una voglia di cambiamento, soprattutto tra i giovani, che però non trova prospettive ed alternative. <strong>La politica polacca è governata da decenni da partiti tradizionalisti e radicati nel territorio e da figure politiche che faticano a lasciare il proprio testamento politico alle nuove generazioni</strong>, come nel caso dello stesso Kaczynski. Poche le eccezioni e novità, come il già citato Holownia; oppure la Primavera di Robert Biedron il quale, dopo il forte slancio alle elezioni europee del 2019, non è tuttavia riuscito a veicolare il suo messaggio progressista, europeista, inclusivo e pro-diritti civili, piazzandosi ultimo nella corsa presidenziale con il <a href="https://www.politico.eu/europe-poll-of-polls/poland/">2,2% dei voti</a>.</p>



<p>Qualunque sarà il risultato del 12 luglio, sono già <strong>molte le sfide che attendono di essere affrontate</strong>. Alcune di esse riguardano il contributo che la Polonia vorrà dare a dossier di estrema importanza per il processo di integrazione europeo. Tra questi<strong> cambiamento climatico e politiche ambientali </strong>nel contesto del New Green Deal; <strong>redistribuzione dei fondi europei </strong>alla luce del Recovery Fund; la <strong>questione migratoria</strong>&nbsp; su cui la posizione polacca pone seri ostacoli; il <strong>sistema di sicurezza e difesa europei </strong>alla luce dell’allontanamento statunitense; il <strong>posizionamento all’interno delle alleanze europee</strong>, con un attenzione speciale a come Varsavia vorrà gestire i rapporti con Washington e Mosca; la <strong>collaborazione con Berlino nel contesto della Presidenza tedesca</strong>, importante come mai in passato per guidare l’Europa fuori dal tunnel Covid19.</p>



<p>Nel breve periodo, la questione democratica e dello stato di diritto costituisce il dossier più urgente da gestire. Le modalità con cui la Polonia deciderà di dialogare e collaborare con Bruxelles su questi temi determineranno il modo in cui essa verrà vista e considerata in Europa. Vi è molto parlare di <strong>un rischio di “orbanizzazione” della Polonia</strong>, nel caso i cittadini polacchi scelgano di confermare Duda come Presidente. Tuttavia, guardando ai dati ECFR sulle preferenze dei cittadini polacchi, vi potrebbero essere le condizioni per cui, in caso di conferma dell’attuale Presidente, il conservatorismo politico si scontrerà necessariamente con maggiore europeismo dei cittadini. Si potrebbe cominciare a parlare di un caso polacco a sé, con caratteristiche del tutto diverse da quello ungherese. Nel caso invece vinca il candidato Trzaskowski, la strada potrebbe rivelarsi altrettanto ripida. Si delineerà infatti uno scenario nazionale in cui il paese potrebbe ulteriormente spaccarsi, con un rafforzamento dell’attuale divisione Pis-PO che vedrà l’attuale governo in carica fino al 2023 ed un nuovo Presidente, opposto all&#8217;esecutivo, al vertice del paese fino al 2025.</p>
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