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		<title>La Spagna al bivio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Oct 2017 12:45:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Nicoletta Pirozzi Ieri è stata una giornata molto triste per la Spagna e per l&#8217;Europa tutta. La&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Nicoletta Pirozzi</em></p>
<p><strong>Ieri è stata una giornata molto triste per la Spagna e per l&#8217;Europa tutta</strong>. La consultazione sull&#8217;indipendenza della Catalogna, che secondo i dati riportati dalla Generalitat ha portato a votare il 42% dei cittadini, il 90% dei quali si è espresso per il sì, è costata centinaia di feriti e soprattutto ha provocato una profonda lacerazione sociale che non sarà facile rimarginare. Che la percentuale del sì sarebbe stata bulgara era scontato, dato che i partiti non indipendentisti non hanno fatto campagna e hanno chiesto ai cittadini di non andare a votare. Ma non si può negare che ci sia stata una forte mobilitazione, resa ancora più visibile dagli episodi di violenza.</p>
<p>Detto questo,<strong> c&#8217;è da chiedersi se il numero di circa 2 milioni a favore</strong> (che non sono pochi) <strong>sia il tetto di cristallo dei voti indipendentisti, poiché corrisponde grosso modo al numero di elettori che hanno votato per i partiti indipendentisti nelle ultime elezioni regionali del 2015 e al numero di voti per il sì nel referendum informale del 2014.</strong> Sul piano mediatico, la Generalitat ha vinto vendendo al mondo l&#8217;immagine di uno Stato che reprime le legittime aspirazioni del popolo catalano, mentre la strategia di Rajoy tesa a far rispettare la legalità con la forza si è rivelata controproducente, portando più persone al campo della protesta (che in Catalogna si incanala nell&#8217;indipendentismo).</p>
<p><strong>Ancora una volta, scontiamo le conseguenze dell&#8217;inadeguatezza dei leader e della strumentalizzazione delle legittime aspirazioni dei cittadini per fini politici.</strong> I governi conservatori di Rajoy e Puigdemont portano una responsabilità pesante. Rajoy non ha saputo intavolare un dialogo costruttivo con gli indipendentisti e ha reagito con una violenza ingiustificabile alla mobilitazione popolare. Puigdemont ha portato il popolo catalano a difendere una consultazione senza legittimità, senza garanzie, senza una vera campagna referendaria, senza quorum.</p>
<p><strong>Il post-referendum sarà molto difficile da gestire.</strong> <strong>Si teme che il governo Puigdemont sceglierà la linea dura e allo scadere delle 48 ore dalla consultazione dichiarerà unilateralmente l’indipendenza della Catalogna</strong>. A frenarlo potrebbero essere le altre forze politiche che lo appoggiano e che puntano ad obiettivi elettorali più a lungo termine. O anche la prospettiva di un processo di distacco da Madrid e di negoziazione con Bruxelles che si prospetta doloroso e irto di ostacoli. Da parte sua, <strong>Rajoy potrebbe far ricorso all’articolo 155 della Costituzione, sulla base del quale il governo centrale può prendere misure per obbligare una comunità autonoma agli adempimenti costituzionali.</strong> Sarebbero entrambe mosse estreme e controverse, che non porterebbero nulla di buono per il futuro della Spagna e avrebbero un impatto significativo sulla politica europea. <strong>L’alternativa è l’apertura di un processo costituzionale, negoziato e pacifico che permetta di vagliare nuove misure di autonomia per la Catalogna.</strong> E’ questa la strada indicata dal PSOE, attraverso un appello accorato del segretario Pedro Sanchez alla ragione, alla convivenza pacifica, alla politica delle istituzioni e al rispetto dello stato di diritto. Servirà la responsabilità di tutte le forze politiche spagnole e un ruolo forte dell&#8217;Unione europea per evitare un’ulteriore polarizzazione e gestire una situazione potenzialmente esplosiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Ph &#8220;La Repubblica&#8221;</p>
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