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	<title>Intelligenza artificiale Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Intelligenza artificiale Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Via libera all’AI Act dal Parlamento europeo: ora serve aggiornare la strategia italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gregorio Staglianò]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 11:38:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parlamento Europeo ha approvato il 14 giugno scorso l’Artificial Intelligence Act, per normare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA)&#8230;</p>
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<p>Il Parlamento Europeo ha approvato il 14 giugno scorso l’<em>Artificial Intelligence Act</em>, per normare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) generativa. Proposto dalla Commissione Europea, il testo<strong> mira fornire all’UE uno strumento utile per giocare d’anticipo con le sfide che l’IA lancerà in tutti i settori delle nostre società.</strong></p>



<p>Dalle robotizzazione delle fabbriche alle auto a guida autonoma, dalle chatbot come ChatGpt, al controllo remoto delle infrastrutture energetiche, dai sistemi d’arma all’avanguardia alla profilazione al “<em>social scoring</em>” dei cittadini, fino alla produzione di contenuti deep-fake, difficilmente distinguibili da quelli umani, è facile comprendere l’impatto dell’IA sulla nostra quotidianità.</p>



<p><strong>La necessità di regole democratiche per l’IA</strong></p>



<p>Tra i temi più discussi del testo rientra sicuramente quello sul riconoscimento biometrico in luoghi pubblici per ragioni di sicurezza, misura che aveva causato preoccupazione e allarme tra i watchdogs dei diritti umani. Lo strumento della profilazione e del riconoscimento facciale è oggi utilizzato non solo da big tech per fini commerciali, ma anche da governi per identificare oppositori politici o etnie discriminate. Il Parlamento Europeo ha chiaramente votato per vietarne l’utilizzo nei luoghi pubblici e in “tempo reale”, bocciando gli emendamenti in favore di essi proposti dal Partito Popolare Europeo (PPE). L&#8217;eventuale autorizzazione futura all&#8217;utilizzo di tali sistemi sarà consentita solo &#8220;a posteriori&#8221; (non in tempo reale) e previa autorizzazione giudiziaria nel contesto della lotta alla criminalità e al terrorismo.</p>



<p>Il riferimento è chiaramente rivolto a quegli attori che come la Cina – dominatrice assoluta del mercato di tecnologie di riconoscimento facciale – hanno fatto dell’utilizzo di sistemi di riconoscimento facciale biometrici <em>AI</em>&#8211;<em>based</em> un vero e proprio strumento di repressione. Pechino utilizza l’IA per individuare manifestanti (come nel caso delle proteste di Hong Kong del 2019) o monitorare e censire la minoranza musulmana uigura nella regione dello Xinjiang. Ad utilizzare tecniche di riconoscimento facciale sono però anche regimi democratici, come Stati Uniti, Francia e Regno Unito, dimostrando che il nervo scoperto dell’intera questione risieda nell’uso intrusivo di tale tecnologia nei confronti della società.</p>



<p>È per questa ragione che l’AI Act mira a vietare i sistemi di IA come quelli utilizzati per il punteggio sociale per “classificare” gli individui in base al loro comportamento sociale o alle loro caratteristiche personali, già sperimentata in alcune regioni della Cina, o quei sistemi di categorizzazione biometrica basati su caratteristiche sensibili utilizzati per scopi di polizia predittiva. L&#8217;AI Act stabilisce che l&#8217;uso di una determinata tecnologia debba essere impedito quando comporti un livello di rischio ritenuto inaccettabile per la sicurezza delle persone.</p>



<p>Il voto del Parlamento apre la strada alla negoziazione con gli Stati membri, per finalizzare la norma entro la fine della legislatura.</p>



<p><strong>A che punto siamo in Italia?</strong></p>



<p>L’Italia dal canto suo si è dotato di qualche strumento per provare a inquadrare gli effetti dell’IA e orientare il legislatore. Già nel 2018, l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) aveva pubblicato il “Libro Bianco sull’IA a servizio del cittadino” per offrire una prima panoramica del possibile impiego dell&#8217;IA in relazione ai servizi e alla PA. Nel 2020, il Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica (CINI) aveva pubblicato &#8220;AI for Future Italy&#8221;, sottolineando l’importanza della ricerca e sviluppo sull’IA, e della collaborazione tra istituzioni ed industria. Tuttavia, è con la pubblicazione della Strategia Nazionale sull’IA nel 2021 (“Programma Strategico Intelligenza Artificiale 2022-2024”), allineata alla Strategia Europea, che l’Italia ha adottato il suo primo documento strategico per stimolare il legislatore.</p>



<p>Oltre ad una normativa quadro che ad oggi ancora manca, e all’individuazione conseguente dell’autorità di riferimento che dovrà garantire l’applicazione e il rispetto dell’AI Act, la sfida più grande per l’Italia sarà riuscire a governare l’IA tutelando le libertà fondamentali dei suoi cittadini e nel rispetto delle regole democratiche.</p>



<p>L’utilizzo su larga scala dell’IA per ragioni di sicurezza in Europa potrebbe spingere le singole aziende a incrementare l’export verso mercati sempre più ampi, correndo il rischio di fornire supporto ai regimi che utilizzano l’IA per scopi repressivi.</p>



<p>La creazione di contenuti deep-fake con l’IA, difficilmente distinguibili da quelli reali, inoltre, rappresenta un rischio democratico se utilizzati per diffondere disinformazione nel dominio cibernetico. Non è una novità il loro utilizzo per l’information warfare, difatti.</p>



<p>Pertanto, mantenere l’utilizzo dell’IA su binari democratici, rappresenta una necessità politica e uno scudo verso potenziali interferenze esterne.</p>



<p>Il governo italiano dovrebbe perciò accogliere attentamente le novità introdotte dall’AI Act e negoziare con l’UE e con gli altri player un sistema di controlli per costruire standard e framework centrati sull’individuo, con al centro il rispetto della dignità, della libertà e della privacy. Questo ruolo pionieristico eviterebbe comportamenti ambigui nei confronti di regimi autocratici che potrebbero sfruttare l’IA per scopi politici a danno della democrazia. L’IA potrà essere uno strumento di progresso e di avanzamento di tecnologico, ma dovrà rimanere al servizio della democrazia.</p>
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		<title>Intelligenza Artificiale e diritti umani in un&#8217;era di conflitti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Mar 2022 12:45:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra in Ucraina ci ha posto di fronte alle drammaticità del conflitto e a una serie di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La guerra in Ucraina ci ha posto di fronte alle drammaticità del conflitto e a una serie di interrogativi su spazio europeo, difesa e sicurezza di cui Mondodem si è spesso occupata negli ultimi anni: siamo di fronte a un cambiamento dei tempi che avrà forti conseguenze sul nostro futuro. La nostra associazione continua a interrogarsi su come meglio affrontare questa transizione e cerca di individuarne i temi fondamentali: crediamo che, come sempre, ciò che possiamo offrire siano le nostre riflessioni e i nostri studi, aggiungendo tasselli a un dibattito politico più ampio.</p>



<p>Per questo siamo lieti di invitarvi alla nostra nuova Agorà Democratica, <strong>il 16 marzo alle 17.30</strong>, dove proveremo a ragionare su un tema di cui si è molto discusso in chiave di tutela dei diritti umani, che sono sempre più sotto attacco: l&#8217;intelligenza artificiale. Con i nostri esperti speriamo di fornirvi dei nuovi spunti e delle chiavi di lettura per il mondo che ci circonda.</p>



<p>L’adozione dell’intelligenza artificiale si è ormai trasformata in un imperativo per garantire crescita economica e sicurezza all’Italia nel ventunesimo secolo. L’ampio utilizzo dell’IA accelererà processi già in corso in campo tecnologico e digitale, portando i paesi che meglio la sapranno controllare in testa alla competizione commerciale e politica. Allo stesso tempo lo sviluppo incontrollato delle intelligenze artificiali rappresenta un pericolo per i diritti umani: la potenza di questi strumenti, soprattutto se utilizzati in campagne di disinformazioni o senza un aggiornamento e implementazione di criteri etici, può avere conseguenze letali per la stabilità sociale e la pace. In questa Agorà vogliamo discutere i modi con cui l’Italia può sfruttare il vantaggio competitivo dell’IA nel pieno rispetto dei diritti umani. Prendendo spunto dalla strategia nazionale per l’IA consegnata al governo Draghi, procederemo su due binari separati ma complementari: ci dedicheremo sia alle politiche che il nostro deve intraprendere per entrare nel club dei paesi capaci di gestire questo strumento, sia alle iniziative europee e globali a cui l’Italia dovrebbe dedicarsi per regolare l’utilizzo dell’IA. Quali posizioni dovrebbe rappresentare il Partito Democratico come partito progressista votato alla giustizia sociale?</p>



<p>Partecipano:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Benedetta Albano (MondoDem)</li><li>Anna Ascani (Sottosegretario allo sviluppo economico)</li><li>Brando Benifei (Partito Democratico)</li><li>Michelangelo Freyrie (MondoDem)</li><li>Dino Pedreschi (Università di Pisa)</li><li>Nicoletta Pirozzi (MondoDem)</li><li>Claudia Schettini (MondoDem)</li><li>Filippo Sensi (Partito Democratico)</li></ul>



<p><a href="https://decidim.agorademocratiche.it/processes/italia-che-vogliamo/f/68/meetings/626">Piú informazioni disponibili sul sito delle Agorà Democratiche</a>. R<a href="https://immagina.eu/2022/03/17/intelligenza-artificiale-e-diritti-umani-priorita-irriconciliabili/">iascolta qui. </a></p>
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		<title>La strategia europea per l’Intelligenza Artificiale</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2570/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Schettini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2021 10:08:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[EU]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un contesto politico globale in cui sempre più Paesi stanno investendo massicciamente nell&#8217; Intelligenza Artificiale (IA), le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">In un contesto politico globale in cui sempre più Paesi stanno investendo massicciamente nell&#8217; Intelligenza Artificiale (IA), le autorità europee hanno acquisito consapevolezza della necessità di adottare un approccio comune ed un piano coordinato &nbsp;per tutti i paesi membri teso sia a promuovere lo sviluppo dell&#8217;IA sia ad affrontare i rischi potenziali elevati che la stessa pone per la sicurezza e per i diritti fondamentali degli individui.</p>



<p>Differentemente dalla strategia statunitense, radicata al mercato, e da quella cinese, totalmente monopolizzata dal ruolo dello stato, la strategia europea relativa all’IA e, in generale, al tema del digitale, si basa sulla produzione di modelli normativi e regolatori. Si tratta di modelli che investono essenzialmente quattro ambiti: la produzione dei dati personali, regolamentata dal <em>GDPR</em>; i servizi digitali affidati al <em>DSA</em>, l’identità digitale disciplinata dal regolamento <em>EIDAS</em> del 2014 attualmente in corso di revisione, e l’Intelligenza Artificiale a cui sono stati dedicati numerosi documenti e proposte di normativi.</p>



<p>La prima proposta volta ad adottare un approccio comune all’IA nasce nel 2017, ma si concretizza solo un anno dopo, in due documenti strategici: <em>la Strategia Europea per l’IA</em> e il <em>Piano Coordinato sull’IA</em>.&nbsp; La strategia si pone tre principali obiettivi: dare impulso alla capacità tecnologica e industriale dell’UE e all’adozione dell’IA in tutti i settori economici; prepararsi ai cambiamenti socioeconomici apportati dall’IA; assicurare un quadro etico e giuridico adeguato. La Commissione ha fin da subito sottolineato la necessità che lo sviluppo di tecnologie di IA rispetti i valori fondanti dell’UE quali l’equità, la sicurezza, l’inclusione sociale e la trasparenza, in modo da assicurare la fiducia dei cittadini nelle tecnologie. Il <em>Coordinated Plan on AI</em>, invece, si propone di rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri per raggiungere quattro obiettivi chiave: massimizzare gli investimenti attraverso i partenariati e l’adozione di strategie nazionali; creare un database europeo per le tecnologie di IA; coltivare il talento e le abilità; sviluppare tecnologie etiche e affidabili.</p>



<p>La necessità di un approccio più dettagliato ha poi spinto la Commissione, ora guidata da Ursula Von der Leyen, a pubblicare nel 2020 un <em>White Paper sull’Intelligenza Artificiale</em>. Il documento ruota attorno a due pilastri: la creazione di un <em>ecosistema di eccellenza</em>, realizzabile attraverso una più proficua cooperazione tra gli Stati membri e un partenariato tra pubblico e privato; e la creazione di un <em>ecosistema di fiducia</em>, tramite misure di policy da implementare in un futuro quadro normativo che abbia un approccio antropocentrico.</p>



<p>Per creare un quadro normativo maggiormente armonizzato tra i paesi dell’Unione, da estendere eventualmente anche a paesi esterni tramite la sua applicazione extraterritoriale, ad aprile 2021 il Parlamento Europeo ha presentato l’<em>Artificial Intelligence Act</em>, una proposta di regolamento che fa parte di un pacchetto di tre misure adottato dalla Commissione. Tale pacchetto prevede una <em>Chapeau Communication</em>, una comunicazione priva di autonomia ma solo introduttiva di documenti più normativi, la revisione del <em>Coordinated Plan on AI</em> e la proposta stessa di regolamento impostata su un <em>Risk-based Approach</em> che definisce varie aree di intervento per i sistemi di IA. Si va dalle applicazioni proibiteperché causa di rischi insopportabili per i diritti e libertà fondamentali come pratiche manipolative online, pratiche di social scoring e sistemi di identificazione biometrica; alle applicazioni ad alto rischio, non proibite ma sottoposte a specifiche condizioni per gestirne i rischi come le tecniche di riconoscimento facciale o l’IA usata nelle infrastrutture critiche, in contesti educativi, e in contesti di asilo e di frontiera; fino alle applicazioni a rischio limitato che implicano solo obblighi di trasparenza molto vaghi, tra cui algoritmi di IA che producono deepfake e sistemi di riconoscimento delle emozioni e di categorizzazione biometrica.</p>



<p>La proposta di regolamento non è, però, l’unica novità. Queste regole sono infatti accompagnate da una serie di iniziative volte a favorire la nascita di un partenariato pubblico-privato sull&#8217;IA, i dati e la robotica per definire, attuare e investire in un programma strategico comune di ricerca e innovazione per l&#8217;Europa. La costituzione di centri di eccellenza per l&#8217;IA sarà cruciale per promuovere lo scambio di conoscenze e competenze, sviluppare la collaborazione con l&#8217;industria.</p>



<p>La c.d. “<em>via europea per l’IA</em>” è una via che è necessario continuare a valorizzare e percorrere, con la consapevolezza che debba continuare ad aggiornarsi in un intervento normativo di carattere minimale che sia stabile ma non immobile, e che quindi abbia la capacità di adeguarsi all’incessante sviluppo tecnologico a cui stiamo assistendo.</p>



<p>La visione europea ha quattro obiettivi fondamentali: stabilire le condizioni abilitanti per lo sviluppo e la diffusione dell&#8217;IA, costruire una leadership strategica nei settori a impatto elevato, fare dell&#8217;UE il luogo giusto affinché l&#8217;IA prosperi, e garantire che le tecnologie di IA siano al servizio delle persone. Questi obiettivi rientrano nel più ampio concetto di un continente che vede nel progresso tecnologico, attento all’ambiente e alla società, una delle chiavi necessarie per la ripartenza post-pandemica, ma soprattutto uno strumento indispensabile per una maggiore integrazione dei mercati nazionali in un unico mercato europeo capace di rapportarsi congiuntamente alle grandi potenze mondiali, esportando non solo beni, ma soprattutto un nuovo modo di concepire la tecnologia come strumento per il raggiungimento del benessere dell’individuo e della società nel suo insieme.</p>
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		<title>Distruzione creatrice? Intelligenza artificiale, una sfida per il lavoro</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1081/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 13:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Democrazia 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatori]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Bernardo Tarantino*  Siamo abituati a considerare l’intelligenza artificiale[1] (IA) come qualcosa di fantascientifico e futuristico, quando invece&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Bernardo Tarantino* </em></p>
<p>Siamo abituati a considerare l’intelligenza artificiale<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> (IA) come qualcosa di fantascientifico e futuristico, quando invece è parte integrante del nostro presente. L’applicazione di nuove tecnologie come la robotica avanzata, la blockchain, i mezzi di trasporto autonomi e la tecnologia <em>cloud</em> avrà effetti potenzialmente dirompenti, modificando i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro e la distribuzione del reddito.</p>
<p><strong>Grazie allo sviluppo dell’apprendimento automatico</strong><a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><strong><sup>[2]</sup></strong></a><strong> e alla “datizzazione” (“<em>datification”</em>)</strong><a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><strong><sup>[3]</sup></strong></a><strong> del mondo, l’IA ci aiuta ad affrontare le principali sfide del nostro tempo</strong>: dal trattamento delle malattie croniche alla riduzione degli incidenti stradali, dalla lotta contro il surriscaldamento globale al rafforzamento della cybersecurity. Non a caso l’IA occupa una posizione di rilievo nei discorsi di politica generale dei leader mondiali. Nel 2016, Barack Obama, <a href="https://www.wired.com/2016/10/president-obama-mit-joi-ito-interview/">in un’intervista a Wired</a>, individuava nell’IA un formidabile strumento di <em>soft power</em> per gli Stati Uniti. Lo stesso Vladimir Putin ha enfaticamente dichiarato che “chi diventerà leader in questo settore sarà il padrone del mondo”. Recentemente, Emmanuel Macron ha lanciato la <a href="https://www.aiforhumanity.fr/en/">strategia francese</a> per lo sviluppo dell’IA auspicando la costituzione di un ecosistema europeo dei dati.</p>
<p><strong>L’Unione europea e gli Stati membri, senza una strategia per lo sviluppo dell’IA, rischiano di diventare “colonie digitali” dei giganti asiatici e nord-americani</strong>. Non è soltanto una questione di sviluppo economico, ma anche di sovranità, indipendenza e interesse nazionale. L’Europa possiede tutte le caratteristiche necessarie per poter raggiungere un’autonomia strategica e diventare competitiva nella corsa all’IA. Una ricerca all’avanguardia, la leadership nei settori dei trasporti, della salute e della manifattura, il Mercato Unico Digitale sono i suoi principali punti di forza. Tuttavia, gli investimenti europei in IA restano relativamente modesti se comparati a quelli dei principali competitor. Recentemente la <a href="https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/news/communication-artificial-intelligence-europe">Commissione europea</a> ha proposto di portare questi investimenti a 20 miliardi di euro entro la fine del 2020 e ha inserito la trasformazione digitale tra le priorità del <a href="https://ec.europa.eu/commission/sites/beta-political/files/communication-modern-budget-may_2018_en.pdf">Multiannual Financial Framework 2021-2027</a>. Assieme agli investimenti, l’accesso ai dati resta una condizione essenziale per lo sviluppo di un’industria europea dell’IA. I dati rappresentano un vantaggio competitivo nella corsa mondiale per l’IA e da questo punto di vista, è innegabile che i giganti del settore informatico partano considerevolmente avvantaggiati. Per invertire la tendenza occorre creare un ecosistema europeo che favorisca una maggiore accessibilità e libertà di movimento dei dati.</p>
<p><strong>La strategia europea per l’IA ha soprattutto bisogno di una visione</strong>. Non serve emulare gli esempi nord-americani o asiatici per poter competere nella corsa mondiale dell’innovazione tecnologica. Piuttosto, occorre interrogarsi su come mettere l’IA a servizio dei cittadini europei valorizzando le nostre tradizioni giuridiche e politiche in materia di protezione degli individui. Gli elevati standard europei in materia di protezione dei dati personali e di tutela dei diritti dei lavoratori sono elementi caratterizzanti del nostro modello di sviluppo e rappresentano opportunità strategiche e valori che differenzieranno il modello europeo nella corsa mondiale all’intelligenza artificiale.</p>
<p><strong>In questo quadro, è indispensabile avviare una profonda riflessione sulle potenziali ricadute  dell’AI sull’occupazione e sulla distribuzione del reddito</strong>. L’AI, come ogni innovazione tecnologica, avrà effetti rilevanti sull’organizzazione del lavoro. Creerà nuove professioni, ma al tempo stesso distruggerà posti di lavoro ormai sopravanzati dalla tecnologia. Non è un dibattito nuovo. La relazione tra progresso tecnologico e occupazione è un punto molto discusso nell’analisi economica sin dai tempi di Ricardo. I principali approcci teorici hanno abbracciato la teoria della compensazione, secondo la quale la disoccupazione causata dal progresso tecnologico sarebbe compensata, prima o poi, dalla creazione di nuovi posti di lavoro. Lo stesso Keynes, che coniò il termine “disoccupazione tecnologica” &#8211; situazione in cui un rapido aumento della produttività non è sostenuto da una sufficiente crescita della domanda aggregata &#8211; sosteneva che la distruzione dei posti di lavoro causata dal progresso tecnico era “una fase temporanea di aggiustamento”.</p>
<p><strong>Più dettagliatamente, il progresso tecnologico può avere due diversi effetti sull’occupazione</strong>: un “effetto spiazzamento” (<em>diplacement effect),</em> che produrrebbe una distruzione di posti di lavoro, e un “effetto produttività” (<em>productivity effect</em>), che, invece, farebbe aumentare la domanda di lavoro nei settori sviluppatisi grazie all’innovazione tecnologica. Finora, in tutti i periodi di transizione tecnologica, ha prevalso “l’effetto produttività”. Dalle prime tecnologie agricole alle macchine introdotte dalla rivoluzione industriale fino alla più recente invenzione del computer, la storia dell’umanità e del mondo del lavoro è stata attraversata da numerosi fasi di trasformazione tecnologica. Eppure, al netto delle periodiche crisi economiche e nonostante il progressivo aumento della forza lavoro, i profondi mutamenti in campo tecnologico non hanno comportato un incremento di lungo termine della disoccupazione.</p>
<p><strong>Nell’era dell’Intelligenza Artificiale, quale dei due effetti &#8211; spiazzamento e produttività &#8211; prevarrà?</strong> Questa volta potrebbe essere diverso. Acemoglu e Restrepo nel loro famoso studio <em>“</em><a href="https://economics.mit.edu/files/12763">Robots and Jobs: Evidence from US Labour Market</a>” hanno rilevato che l’effetto spiazzamento potrebbe avere la meglio sull’effetto produttività. Ciò significa che il numero di posti di lavoro distrutti dall’utilizzo dei robot industriali potrebbe essere superiore al numero dei lavori creati. Inoltre, l’introduzione dei robot nei processi produttivi avrebbe ricadute negative non solo sull’occupazione ma anche sulla distribuzione del reddito, determinando rilevanti divari salariali tra i lavoratori più qualificati e i lavoratori meno qualificati. Questi risultati sono stati confermati da un recentissimo <a href="http://bruegel.org/wp-content/uploads/2018/04/Working-Paper-AB_25042018.pdf">studio condotto dal Think Tank Bruegel</a> sull’impatto prodotto dai robot industriali sull’occupazione in Europa. Secondo lo studio, l’introduzione dei robot nei processi produttivi produrrebbe un effetto spiazzamento significativo distruggendo numerosi posti di lavoro, specialmente tra giovani lavoratori mediamente qualificati. Meno negativo sarebbe, invece, l’effetto sui salari.</p>
<p><strong>Come conciliare quindi la corsa europea all’AI con la necessità di proteggere i cosiddetti “perdenti&#8221; dell’innovazione tecnologica</strong>? Occorre lasciare agire la “mano invisibile” o serve una strategia di ampio respiro che accompagni la transizione verso la società del digitale e della robotica? Occorre arginare il progresso tecnologico per proteggere i lavoratori meno qualificati? Sono questioni che investono direttamente le forze progressiste europee impegnate in un necessario riposizionamento sulle questioni legate agli spiazzamenti provocati dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico. Occorre cambiare prospettiva e comprendere che è prioritario, da un lato, rafforzare la capacità di agganciare l’innovazione e il progresso tecnologico, motori fondamentali di crescita e benessere, e, dall’altro, far sì che tutti possano parteciparvi e goderne i frutti.</p>
<p><strong>In primo luogo, non bisogna cedere a soluzioni facili.</strong> La strada non può essere quella luddista di frenare il progresso tecnologico. Applicare una tassa sui robot, non solo sarebbe inutile ma significherebbe perdere la corsa all’Intelligenza artificiale. Trattandosi di un fenomeno globale, il risultato sarebbe quello di trasferire il progresso all’estero con inevitabili ricadute negative sul nostro sistema economico e sull’occupazione.</p>
<p><strong>Non serve però trincerarsi dietro l’ineluttabilità del progresso tecnologico. </strong>Affermare che nel lungo periodo la distruzione tecnologica in corso porterà crescita e benessere non è sufficiente. Occorre pensare anche al presente per accompagnare e proteggere i “perdenti” nella transizione verso la società digitale. È questa la principale sfida delle forze progressiste che intendono rappresentare gli interessi e i bisogni di chi è rimasto indietro. Occorre pertanto attuare strategie di breve e lungo periodo tenendo conto dei difficili equilibri di finanza pubblica che caratterizzano alcune economie europee, tra cui l’Italia.</p>
<p>Data l’imprevedibilità e la velocità con cui si sta attuando l’attuale transizione tecnologica sembra prioritario poter individuare con anticipo gli eventuali impatti sull’organizzazione del lavoro. A tal fine, si potrebbe valutare l’istituzione di un <strong>Osservatorio permanente sull’impatto delle nuove tecnologie sulle dinamiche del lavoro </strong>che avrà il compito di analizzare e produrre rapporti  pubblici sull’automatizzazione del lavoro, sui mestieri più colpiti e sugli impieghi creati dall’applicazione dell’intelligenza artificiale.</p>
<p><strong>Più volte si è intervenuto sulla necessità di investire in conoscenza</strong>. Le innovazioni tecnologiche richiedono che gli individui abbiano diverse e nuove professionalità. Per limitare gli effetti distorsivi dell’innovazione tecnologica occorre riflettere su come rendere complementari l’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale. Non si tratta di favorire una complementarietà alienante, ma di valorizzare le competenze umane difficilmente replicabili dall’IA: creatività, capacità di risolvere i problemi, esercizio del pensiero critico, capacità di comunicare in modo efficace. Lo sviluppo di queste abilità e delle competenze tecniche in materia di AI passa per una rimodellazione dei percorsi scolastici, universitari e di formazione professionale. Bisogna favorire la nascita di percorsi universitari interdisciplinari (una doppia laurea in diritto o psicologia e intelligenza artificiale può essere un esempio). Serve stimolare la formazione professionale permanente, coinvolgendo anche gli atenei universitari, non solo in età universitaria ma anche durante percorsi professionali già avviati. Si tratta di rompere, in parte, con la logica che vede l’individuo unico responsabile della propria transizione professionale.</p>
<p>Infine occorre <strong>rafforzare la rete di protezione sociale</strong> a favore di chi è rimasto indietro nel processo di transizione. Si tratta di pensare al presente, al breve periodo, senza perdere di vista il futuro. Si dibatte, in particolare, sulla necessità di dare un sostegno al reddito agli individui spiazzati dal progresso tecnologico e dalla globalizzazione. Pur considerando la proposta di adottare un cosiddetto “reddito di cittadinanza” poco utile e difficilmente realizzabile, le forze progressiste non possono sottrarsi al dibattito sulle misure da adottare per tamponare eventuali disagi di ordine economico-sociale prodotti dalla distruzione tecnologica. Un passo importante è stato fatto in Italia con l’adozione del reddito d’inclusione di cui si auspica l’estensione. L’Unione europea, nei limiti delle sue competenze, potrebbe rafforzare la propria dimensione sociale erogando fondi a sostegno dei lavoratori spiazzati dal progresso tecnologico. A tal fine, nella già citata Comunicazione sull’IA, la Commissione propone di allargare l’ambito di applicazione dell’<a href="http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=326&amp;langId=en">European Globalisation Adjustement Fund</a> ai casi di licenziamento determinati dalla digitalizzazione e dall’automazione.</p>
<p>La nuova ondata di distruzione creatrice prodotta dalle tecnologie legate allo sviluppo dell’IA richiede una maggiore attenzione riguardo gli effetti negativi sull’occupazione e sulla distribuzione del reddito. È una questione economica, ma anche politica. Forse bisogna sfatare il mito dell’individuo massimizzante e dell’infallibile efficienza dei mercati per riscoprire l’economia come una rigorosa disciplina con una propria dimensione sociale. Dal punto di vista eminentemente politico, le forze progressiste devono riposizionarsi su queste tematiche per governare le transizioni tecnologiche, attutendone le conseguenze sociali negative e garantendo che vi sia un’equa partecipazione ai frutti del progresso. All’indomani della Brexit, della vittoria di Donald Trump e dell’affermazione delle forze populiste in Europa, su queste tematiche stenta a svilupparsi un dibattito serio e partecipato.</p>
<p>*<em>Bernardo Tarantino è consulente relazioni internazionali e istituzionali. A Expo Milano 2015, si occupato dell’organizzazione delle attività internazionali e delle iniziative di Promozione del Sistema Paese all’estero. In qualità di allievo dell’École Nationale d’Administration, ha svolto servizio alla Rappresentanza permanente della Francia presso l’Unione europea ed è stato membro del gabinetto del Prefetto del Lot-et-Garonne (Fr).      </em></p>
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<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><sup>[1]</sup></a> L’intelligenza artificiale è l’insieme di studi e tecniche che tendono alla realizzazione di macchine, specialmente calcolatori elettronici, in grado di risolvere problemi e di riprodurre attività proprie dell&#8217;intelligenza umana. Dizionario De Mauro.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2"><sup>[2]</sup></a> In inglese <em>Machine learning, </em>ovvero abilità delle macchine (intese come computer) di apprendere senza essere state esplicitamente e preventivamente programmate.</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3"><sup>[3]</sup></a> Trasformazione in dati di tutto ciò che facciamo pensiamo, preferiamo e di tutte le relazioni che intratteniamo con privati e con istituzioni.</p>
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