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	<title>#Lega Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>#Lega Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Rompere il filo spinato dell’internazionale populista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Erik Burckhardt]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jul 2018 08:16:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Lo stato della sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatori]]></category>
		<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Annalisa Perteghella e Erik Burckhardt A dispetto di quanto lascerebbe intendere la calma e il sostanziale disimpegno&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1155/">Rompere il filo spinato dell’internazionale populista</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di <em>Annalisa Perteghella e Erik Burckhardt</em></p>
<p><strong>A dispetto di quanto lascerebbe intendere la calma e il sostanziale disimpegno con cui i dirigenti del Partito Democratico sembrano prepararsi alla sfida, non resta molto tempo.</strong> In vista delle elezioni europee 2019, la missione dei progressisti europei è vitale e passa dalla capacità di formare in pochi mesi un’alleanza sufficientemente ampia e solida, da Tsipras a Macron, per rompere il filo spinato tracciato dall’internazionale populista.</p>
<p><strong>Steve Bannon, l’ideologo della destra identitaria americana le cui idee hanno avuto un ruolo chiave nell’elezione di Donald Trump, ha dichiarato in un’intervista che avrebbe intenzione di creare una fondazione, antitetica alla Open Society Foundation di George Soros, allo scopo di generare una “rivolta di destra” in tutta Europa.</strong> Scopo ultimo de “Il movimento”, questo il nome della fondazione, sarebbe espugnare il parlamento europeo in occasione delle elezioni del prossimo anno per cambiare alla radice la politica del nostro continente.</p>
<p>Per quanto in apparenza possa sembrare paradossale il fatto che il propagatore di ideologie sovraniste e nazionaliste miri a creare una ideologia transnazionale, una sorta di “internazionale populista”, tale fenomeno non è in realtà una novità, né è inspiegabile.</p>
<p>Espulso &#8211; almeno a livello ufficiale &#8211; dal sistema politico americano, dove era arrivato a ricoprire il ruolo di consigliere di Trump, Bannon vede nel nostro continente un terreno fertile per far attecchire il proprio messaggio.</p>
<p><strong>Già nelle scorse settimane Bannon ha soggiornato in Italia, a Milano, dove avrebbe avuto un colloquio con Matteo Salvini.</strong> Non sembra dunque essere un caso il riferimento alla “Lega delle leghe”, annunciata a Pontida, che il leader della Lega mira a costituire per esportare in Europa l’ideologia del proprio partito.</p>
<p><strong>Sembra la sceneggiatura di un film d’azione, in cui una malvagia confederazione di forze trama nell’ombra per conquistare il pianeta.</strong> Non è però un film; quella che vediamo dipanarsi sotto i nostri occhi giorno dopo giorno è la realizzazione di un progetto sistematico di frantumazione dell’unità occidentale nei suoi capisaldi: l’alleanza transatlantica, l’Unione europea e in generale la comune fede nella democrazia liberale e nel suo sistema valoriale.</p>
<p><strong>Se quello di Bannon fosse un progetto isolato, il semplice sogno di un folle, non dovrebbe destare preoccupazioni.</strong> È però invece un fenomeno che non bisogna sottovalutare, in parte perché si instilla in un contesto &#8211; quello europeo &#8211; in cui veramente esiste un terreno fertile composto dalle forze nazionaliste, generalmente chiamate populiste, all’interno di diversi paesi europei; quello che serve loro per fare il “salto di qualità” è probabilmente l’organizzazione, la sistematizzazione: proprio ciò che Bannon dichiara di voler fare. E che noi dobbiamo impedire.</p>
<p>Lo sviluppo dell’antidoto passa per l’analisi del virus, che in questo caso è forse possibile assegnare alla famiglia dei “movimenti reazionari” che tante volte nella storia hanno contrastato forme d’innovazione politica, sociale, artistica o culturale. <strong>Esiste infatti un filo rosso che collega Orban a Salvini, Trump a Putin, il beneficiario ultimo della disgregazione dell’unità europea e dell’allentamento del legame transatlantico. Un filo rosso che, in definitiva, appare più come un filo spinato volto ad arrestare il processo di affermazione di un ordine multipolare che sia in grado di raggruppare gli interessi delle varie aree continentali e che inglobi, per la prima volta, anche il continente africano e l’America latina</strong>. Salvini ed Orban, Le Pen e Farage vi si oppongono in nome delle loro Nazioni, nascondendo tuttavia (forse anche a sé stessi) che così facendo indeboliscono ogni speranza di tutelare gli interessi delle società europee, che tornano a indebolirsi attraverso un crescente confronto tra di esse, trascurando il compito di unirsi e di prepararsi a sfide bene più ardue con i giganti emergenti. Trump e Putin, il cui incontro di Helsinki ha fatto crollare definitivamente qualsiasi dubbio riguardo questa nuova <em>special relationship</em>, intendono invece riabilitare una <em>divisio mundi</em>, un ordine bipolare, che tanti danni ha arrecato alla storia contemporanea.</p>
<p><strong>Quello che è accaduto in seguito al discorso di Helsinki però ci dice molto circa le prospettive future: Trump, tornato in patria, è stato costretto a ritrattare gli aspetti più controversi delle proprie dichiarazioni, in particolare quelli relativi all’interferenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016.</strong> Segnale del fatto che la democrazia americana, per quanto potere possa affidare nelle mani del presidente, ha in sé i semi della resilienza. Prova di questo è anche la sostanziale differenza nel tono e nel contenuto delle domande poste dai giornalisti americani durante la conferenza stampa di Helsinki rispetto a quelle poste dai colleghi russi. Le istituzioni quali la libera stampa, il sistema di <em>checks and balances</em>, il mero fatto che i <em>congressmen</em> repubblicani (per quanto “deboli” nei confronti di Trump) devono comunque rendere conto al proprio elettorato per essere rieletti, sono sistemi di salvaguardia che lasciano sperare che l’anomalia Trump possa scalfire ma non distruggere il sistema di cooperazione internazionale.</p>
<p><strong>Da questo lato dell’Atlantico, per contrastare le forze reazionarie che ignorano o rifiutano ogni evoluzione geopolitica anche al costo di condannarci all’irrilevanza, non basta rispondere facendoci inghiottire da miraggi utopici.</strong> Occorre affacciarsi all’inarrestabile progresso sociale e geopolitico con ottimismo, ma anche con responsabilità, per provare davvero a costruire un ordine in grado di governare le nuove realtà globali e offrire così le necessarie rassicurazioni e protezioni per i cittadini.</p>
<p><strong>Per questo è indispensabile un ruolo proattivo dell’Unione europea che, pur con molti limiti, rappresenta senz’altro il modello più avanzato d’integrazione regionale.</strong> Bannon, così come Putin, sanno, tuttavia, che il punto di forza dell’Unione europea &#8211; la pluralità &#8211; ne rappresenta anche il potenziale punto debole &#8211; la diversità di vedute e la difficoltà a trovare un accordo, anche quando la necessità di riforma è urgente.</p>
<p><strong>Le elezioni del prossimo anno per rinnovare il Parlamento europeo disegneranno il volto dell’Europa negli anni più centrali e sensibili della vita di coloro che scrivono e di tutta la loro generazione.</strong> L’auspicio è che le forze europeiste all’interno dei singoli paesi europei tornino a farsi sentire e a trasmettere un messaggio di vivace fiducia per un modello federativo o “simil-federativo” come miglior strumento per garantire la protezione degli interessi, particolari e comuni, nei confronti dei terzi.</p>
<p>La “Lega delle leghe” sarà senz’altro classificata dalla storia come un vano esperimento reazionario. Tuttavia, <strong>non sarebbe la prima volta che esperimenti di questo tipo vengono ricordati soprattutto per il prezzo di instabilità e sofferenze che intere generazioni dovettero pagare per riparare ai danni generati e rimettersi sui binari dello sviluppo.</strong></p>
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		<title>Da dodici a cinque stelle su sfondo verde: la sfida grillino-leghista alla politica europea dell’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Pirozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 11:01:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lo stato della sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[#elezioni2018]]></category>
		<category><![CDATA[#Lega]]></category>
		<category><![CDATA[#unioneeuropea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Nicoletta Pirozzi Il rilancio europeo rischia di inciampare sull’Italia, proprio quando l’Unione europea tirava un sospiro di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Nicoletta Pirozzi</em></p>
<p>Il rilancio europeo rischia di inciampare sull’Italia, proprio quando l’Unione europea tirava un sospiro di sollievo per aver domato l’onda populista ed euroscettica nelle elezioni del 2017 in Francia, Germania, Austria e Olanda. Il 4 marzo scorso, mentre la SPD dava il via libera al nuovo esecutivo di coalizione con la CDU-CSU, garantendo la riattivazione del motore franco-tedesco, le consultazioni italiane accordavano quasi il 55% delle preferenze alle cosiddette forze anti-sistema: M5S, Lega e Fratelli d’Italia. Un risultato solo in parte inatteso dalle stesse istituzioni europee, che si sono limitate a caute esternazioni di preoccupazione (prima) e timidi auspici per una rinnovata centralità dell’Italia in Europa con il nuovo governo (dopo).  L’Unione dovrà quindi fare i conti con una situazione di temporanea instabilità dovuta alla mancanza di un governo operativo (nelle parole di Junker) e probabilmente con una politica europea profondamente mutata nel terzo Paese europeo nel medio periodo.</p>
<p>Di certo Bruxelles, insieme a Parigi e Berlino, non staranno ad aspettare. Ci sono importanti decisioni che sono state discusse già nel Consiglio europeo di fine marzo e che saranno prese nel prossimo giugno. Parliamo di pilastri della costruzione europea come il completamento dell’Unione economica e monetaria, in particolare attraverso il rafforzamento dell’Unione bancaria e la riforma del Meccanismo europeo di stabilità, il negoziato sulle prospettive finanziarie dell’Ue per il 2021-2027 e su una capacità di bilancio per la zona euro, le proposte di tassazione dei colossi del web e di creazione di un’autorità europea del lavoro. Ci sono poi la riforma del sistema di Dublino e del diritto di asilo europeo, i negoziati per la Brexit che organizzeranno il partenariato tra l’Ue e la Gran Bretagna, le reazioni europee al caso Skripal, il futuro delle relazioni con la Turchia e i Balcani occidentali, le politiche da attuare per le crisi libica e siriana, le risposte ad una possibile nuova offensiva commerciale degli Stati Uniti e il salvataggio dell’accordo sul nucleare iraniano. Senza dimenticare la necessità di fronteggiare le minacce interne allo stato diritto che arrivano da paesi come l’Ungheria e la Polonia, e quelle derivanti dalla radicalizzazione. Infine, si avvierà tra poco il percorso di avvicinamento alle prossime elezioni europee del maggio 2019 e del futuro assetto istituzionale dell’Unione.</p>
<p>A tutti questi processi l’Italia aveva garantito il suo contributo e aveva guadagnato in credibilità nel corso dei quattro governi – guidati da Monti, Letta, Renzi e Gentiloni – che si sono avvicendati dal 2011. Non sono mancati i contrasti, soprattutto sulla mancanza di solidarietà nella gestione del fenomeno migratorio e nella ripartizione dei richiedenti asilo, oppure sull’interpretazione della flessibilità nella gestione dei bilanci. Tuttavia, l’Italia ha saputo istaurare un sodalizio fruttuoso con le istituzioni di Bruxelles e con la coppia franco-tedesca, ottenendo risultati significativi e attivando le necessarie riforme interne in materia di pensioni, mercato del lavoro, pubblica amministrazione. Gli scenari più probabili fanno ora ipotizzare un cambio di passo, con l’Italia condannata all’inazione per il protrarsi dello stallo politico-istituzionale, o addirittura un’inversione di tendenza, se si realizzerà una convergenza tra forze che portano avanti agende populiste, anti-sistema ed euroscettiche (salvo un’improbabile e improvvisata svolta macroniana del M5S).</p>
<p>Sicuramente cambierebbero i riferimenti politici: non più le forze riformiste e progressiste europee, ma l’Ukip di Nigel Farage, con il quale il M5S ha stretto un’alleanza strategica anti-establishment dal suo ingresso al Parlamento europeo nel 2014; Marine Le Pen, leader dell’ultra-nazionalista Front National – ora Rasseblement National – alleata di Matteo Salvini; e il premier illiberale ungherese Viktor Orbàn, dal quale Giorgia Meloni ha preso lezioni sulla lotta all’immigrazione clandestina lo scorso febbraio. L’Italia rischierebbe inoltre la marginalizzazione se le politiche sovraniste dovessero prendere il sopravvento, ad esempio rompendo il fronte europeo sull’imposizione di sanzioni alla Russia di Putin per l’annessione illegale della Crimea, oppure venendo meno agli impegni presi in ambito Ue per l’approfondimento dell’integrazione nel settore della difesa e la partecipazione a progetti e missioni nell’ambito della politica comune di sicurezza e difesa. Queste posizioni ci avvicinerebbero di più ai paesi Visegrad che ai nostri interlocutori tradizionali della vecchia Europa, e ci esporrebbero a un isolamento pericoloso per la tutela dei nostri interessi sul fronte mediterraneo e transatlantico. Infine, il consolidamento della narrativa populista strumentale e miope minerebbe le basi già logore del sentimento europeo degli italiani, fragilizzando l’ancoraggio del nostro paese all’orizzonte dell’Unione, l’unico in grado di garantirci protezione dai dazi di Trump o di proiettarci come attore rilevante in Medio Oriente e in Nord Africa.</p>
<p>La nuova realtà delle cose rende essenziale una opposizione forte e risoluta del Partito Democratico e di tutte le forze riformiste e progressiste. Questa opposizione dovrà basarsi su tre priorità d’azione.</p>
<p>In primo luogo, farsi promotori della realizzazione di iniziative politiche concrete e rispondenti ai bisogni quotidiani dei cittadini: ad esempio, consolidare l’agenda sociale europea con un’indennità di disoccupazione europea già proposta dall’Italia nel 2016 e mai realizzata.</p>
<p>In secondo luogo, lavorare sulla ricostruzione interna del partito e mantenere il suo ruolo di interlocutore unitario per i partner europei ed internazionali, in modo da presentarsi alle prossime elezioni europee con un fronte socialdemocratico compatto e credibile, all’interno di un PSE rinnovato.</p>
<p>Infine, rilanciare l’adesione dei cittadini al progetto europeo, elaborando una visione strategica sull’Europa che sia convinta e coraggiosa, e che abbandoni completamente i tentennamenti e le ambiguità del passato.</p>
<p>Alle false sirene della chiusura e di una finta sovranità si deve rispondere con la concretezza della costruzione europea e con obiettivi chiari, per proteggere il paese dall’abisso nel quale tali sirene lo trascinerebbero.</p>
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		<title>Analisi dei programmi di politica estera delle principali forze politiche alternative al Partito Democratico</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1001/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2018 10:21:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[#confronto]]></category>
		<category><![CDATA[#elezioni2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Cono Giardullo e G. C. Per 10 settimane, dal 17 dicembre al 25 febbraio, ci siamo occupati&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1001/">Analisi dei programmi di politica estera delle principali forze politiche alternative al Partito Democratico</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Cono Giardullo e G. C.</em></p>
<p>Per 10 settimane, dal 17 dicembre al 25 febbraio, ci siamo occupati di monitorare i profili social (Twitter e Facebook principalmente) dei cinque maggiori partiti che correranno, parallelamente al Partito Democratico, alle prossime elezioni parlamentari e di 17 tra gli esponenti di spicco degli stessi. Mentre scorrevamo post, e afferravamo cinguettii in rete, non ci siamo potuti esimere dal chiedere alla nostra rete e a esperti di settore, di commentare in maniera critica qualche punto programmatico azzardato, o qualche dichiarazione che è sembrata troppo populista, anche a due tolleranti osservatori come noi.</p>
<p>La prima risposta l’abbiamo rivolta a Luigi Di Maio, che ha spesso voluto tirare in ballo la necessità di invitare gli <a href="https://www.mondodem.it/op-ed/la-politica-italiana-e-la-nuova-mania-degli-osservatori-osce-ma-chi-sono-costoro/">osservatori Osce</a> a monitorare le elezioni per scongiurare qualsiasi broglio alle prossime elezioni, seppur Giorgia Meloni abbia tenuto a ricordargli che tali osservatori si recano solo in scenari di guerra (sic!). In seguito, abbiamo commentato le dichiarazioni di Matteo Salvini, il quale crede che <a href="https://www.mondodem.it/op-ed/caro-salvini-con-putin-presidente-non-saremmo-un-paese-migliore/">con Putin in Italia “staremmo meglio”</a> e che se dovesse scegliere un paese ben governato, quello sarebbe <a href="https://www.mondodem.it/osservatori/due-parole-sullungheria-il-nuovo-sogno-elettorale-di-salvini/">l’Ungheria di Orban</a>. A Liberi e Uguali abbiamo risposto coi numeri quando nella sezione “<a href="https://www.mondodem.it/osservatori/sulla-difesa-leu-da-i-numeri/">Pace e disarmo</a>” del loro programma urlano che negli ultimi 10 anni di recessione, la spesa pubblica militare italiana è aumentata del +21%. Infine, abbiamo utilizzato dati scientifici per ribattere ai Cinque Stelle, quando nel <a href="https://www.mondodem.it/osservatori/le-impossibilita-energetiche-del-paese-secondo-i-5s/">Programma sull’Energia</a> promettono un’Italia dipendente al 100% dalle rinnovabili entro il 2050.</p>
<p>In definitiva, e come potrete apprezzare dai grafici, i cinque partiti si sono spartiti quasi in parti uguali la totalità (75 in totale)<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> delle dichiarazioni e indicazioni programmatiche di politica estera monitorate, con un leggero vantaggio segnato dal Movimento 5 Stelle e da Forza Italia (17/75 ciascuno). Come anticipato, Matteo Salvini (Lega) è risultato il politico più prolisso in dichiarazioni (13/61),<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> attribuibili in qualche modo a un tema di politica estera, seguito da Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia – 12/61) e Manlio di Stefano (Movimento 5 Stelle – 8/61). Scadenti i risultati riscontrati per gli altri tre leader politici: rispettivamente Berlusconi (4/61), Di Maio (3/61) e Grasso (1/61). Infine, immigrazione e sbarchi dei “clandestini” sono stati i temi più gettonati, con 20 menzioni su 81 totali.<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> Alle spalle si piazza il tema dei conflitti in Medio Oriente, anche in ragione dei recenti sviluppi in Siria (8/81), mentre al terzo posto abbiamo individuato l’autorizzazione delle Missioni militari all’estero e in particolare della missione in Niger (7/81), criticata perché autorizzata in concomitanza allo scioglimento delle Camere.</p>
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<p><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1002" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37.png" alt="" width="713" height="416" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37.png 713w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37-300x175.png 300w" sizes="(max-width: 713px) 100vw, 713px" /></a></p>
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<p><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48.png"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1003" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48.png" alt="" width="711" height="416" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48.png 711w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48-300x176.png 300w" sizes="(max-width: 711px) 100vw, 711px" /></a></p>
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<p><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55.png"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1004" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55.png" alt="" width="707" height="531" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55.png 707w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55-300x225.png 300w" sizes="(max-width: 707px) 100vw, 707px" /></a></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Esteri, questo sconosciuto</strong></p>
<p><strong> </strong>Ecco in tre parole l’analisi dei programmi e della campagna elettorale messa in piedi dalle destre. Di estero si parla quasi esclusivamente in chiave di sicurezza e immigrazione.</p>
<p>Tra i più attivi sicuramente Salvini, che tra un assassinio e una rapina, parla di esteri quando ci informa di aver letto la dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo e di <a href="https://twitter.com/matteosalvinimi/status/964844797080072192">esserne preoccupato</a>. Non solo: nei suoi numerosi tweet riesce anche a indicare i modelli stranieri conservatori a cui si ispira, tra cui <a href="http://www.ilpopulista.it/news/28-Gennaio-2018/22848/salvini-il-vincolo-del-3-ha-portato-in-italia-fame-e-poverta.html">Trump</a> e <a href="http://www.ilpopulista.it/news/28-Gennaio-2018/22848/salvini-il-vincolo-del-3-ha-portato-in-italia-fame-e-poverta.html">Orban</a>.</p>
<p>Non è da meno Giorgia Meloni, la quale tiene a farci sapere che alla distruzione degli stati nazionali, messa in atto da <a href="https://twitter.com/GiorgiaMeloni/status/964447112292392961">Soros, preferisce il popolo e chi è eletto, come Orban</a>. Aggiunge poi tweet in cui snocciola numeri sui <a href="https://www.facebook.com/giorgiameloni.paginaufficiale/posts/10155941766727645">foreign fighters</a>. Risulta, tuttavia, più incisiva nella pervicace rivendicazione di godere di una entrata gratuita al museo egizio di Torino in quanto cittadina italiana e cristiana.</p>
<p>Degno di nota è il forzista Lucio Malan, che coraggiosamente si spinge oltre lo spauracchio del clandestino, e dal suo blog ha più volte pubblicato post sull’<a href="https://www.luciomalan.it/iran-malan-fi-desolante-sostegno-di-mogherini-e-governo-al-regime-iraniano/">Iran e le condizioni delle donne</a>. Berlusconi invece declina il tema esteri anche in chiave economica, <a href="https://twitter.com/berlusconi/status/964593271744983040">confermando</a> come soluzione la flat tax che, negli oltre 60 paesi in cui è stata introdotta ha prodotto, grazie all’abbattimento della pressione fiscale, una forte crescita dell’economia.</p>
<p>Tuttavia, Berlusconi resta sul pezzo e dimostra di voler condividere la linea dei suoi alleati sul tema immigrazione. Sebbene mantenga l&#8217;impeccabile stile da uomo in doppiopetto di una certa età, anche lui fa leva sulla percezione della paura, citando i dati sui reati commessi dagli immigrati e indica come soluzione il rimpatrio graduale e la via diplomatica degli accordi con la Libia, fino al compimento di un grande <a href="https://www.raiplay.it/video/2018/02/Silvio-Berlusconi---18022018-26fe6065-b9c1-4901-a4a1-53ce38504ecb.html">Piano Marshall</a>.</p>
<p>Un accenno alla deriva estremista è quasi d&#8217;obbligo, nel quadro dell&#8217;atteggiamento delle destre nei confronti della questione immigrazione, e questa è rappresentata da <a href="https://www.bing.com/videos/search?q=tribuna+politica+casapound&amp;&amp;view=detail&amp;mid=C7C5567135E63EF07AE8C7C5567135E63EF07AE8&amp;&amp;FORM=VRDGAR">Casapound</a> che sbandiera velleità colonialiste, proponimenti di occupazioni territoriali di &#8220;pezzi della Libia&#8221; e navi che partono con carichi di manodopera con tanta voglia di lavorare e di ricostruire.</p>
<p>Insomma, intravedere scampoli di politica estera nei discorsi degli esponenti politici delle destre che abbiamo seguito è stata impresa ardua. Abbiamo anzi constatato che ogni volta che si è tentato di dare una lettura “altra” dei fenomeni complessi che il paese vive oggi non si è riusciti ad andare oltre il martellamento ossessivo degli slogan a cui non hanno fatto eco proposte valide sorrette da ragionevoli valutazioni, ma solo <em>un rosario di ambizioni meschine, di millenarie paure, di inesauribili astuzie</em>, per dirla con le parole del cantautore preferito di Salvini, Fabrizio De Andrè.</p>
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<p><strong>Leader insignificanti lanciano esperti senza soluzioni</strong></p>
<p><strong> </strong>Al contrario delle destre, il Movimento 5 Stelle (M5S) e Liberi e Uguali (LeU) preferiscono far parlare gli esperti di partito in materia di politica estera.</p>
<p>Anche perché il presidente Grasso non proferisce parola su temi di politica internazionale, salvo incontrare negli ultimi giorni il leader laburista Corbyn col quale <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/20/elezioni-2018-grasso-incontra-corbyn-a-londra-al-centro-stato-sociale-e-disuguaglianze/4175531/">parla</a> di tasse universitarie, ma dimentica il dettaglio Brexit. Ancora peggio fa il capo politico del M5S, che si degna di delineare la futura politica estera del Movimento solo in un’occasione alla Link Campus di Roma, dove come riportato sul Foglio “<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2018/02/06/news/di-maio-europeista-177417/">presenta in zona protetta la sua politica estera, pure questa è senza coperture</a>”. E infatti Di Maio <a href="https://www.facebook.com/LuigiDiMaio/videos/1604917902878083/?q=luigi%20di%20maio">promette</a> conferenze di pace risolutive a destra e manca, chiarendo che al centro sarà posta l’Italia, non quindi la protezione dei civili o le questioni di governabilità in Libia e in Siria.</p>
<p><strong> </strong>Di sicuro più concreto Manlio di Stefano, fino a qualche giorno fa il candidato <em>in pectore</em> per la Farnesina, nel caso di un governo a 5 stelle. Di Stefano snocciola veementi <a href="https://www.facebook.com/ManlioDiStefano/posts/1825455097512608">attacchi</a> contro il governo, a suo dire colpevole con il dispiegamento della missione in Niger di far gli interessi della Francia e di attrezzare una missione “inutile”, che non bloccherà i flussi di immigrati. Invitiamo il pentastellato a leggere anche altre <a href="http://formiche.net/2018/01/impegno-italiano-niger/">analisi</a>, prima di giungere a conclusioni che non rendono onore <a href="http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/missione-niger-ma-litalia-lobiettivo-e-la-libia-19469">all’intesa cordiale</a> stipulata tra Roma e Parigi dopo mesi di disguidi diplomatici.</p>
<p>Liberi e Uguali si allontana dai temi sociali solo con Giuseppe Civati e Andrea Maestri. Il primo si scaglia in solidarietà al M5S <a href="https://www.possibile.com/difesa-civati-marcon-missione-niger-miope-disumana/">contro la missione in Niger</a>, e propone come soluzione “politiche e solidarietà e non carri armati”. Altro non è dato sapere. Sensati, invece, gli interventi di Maestri. L’unico, al di fuori del PD, a parlare del <a href="https://www.possibile.com/regeni-maestri-leu-governo-sceglie-logica-spietata-realpolitik/">caso Regeni</a>, prima di abbandonarsi a frustare il governo per gli <a href="https://www.possibile.com/libia-maestri-leu-immagini-tortura-raccapriccianti-cosa-dire-minniti/">accordi sulla Libia</a>. Anche lui, però, non va oltre la denuncia. Di soluzioni non ne ha nessuno!</p>
<p>Quando i singoli interventi si trasformano in discussioni programmatiche, il livello si abbassa. Il Movimento 5 Stelle in 13 righe delinea il futuro rapporto con la <a href="https://www.movimento5stelle.it/programma/wp-content/uploads/2018/02/Esteri.pdf">Russia</a>, declinandolo in un “ritiro immediato delle sanzioni […] e il rilancio della cooperazione” e <em>arrivederci e grazie</em> alla compattezza della politica estera europea, dimenticando però un paragrafo in fondo che ricorda come il M5S lavorerà strenuamente al “rispetto della sovranità territoriale”. Consigliamo a Di Maio <em>&amp; Co.</em> un breve corso di storia delle relazioni russo-ucraine 2014-2018. E a nulla servirà transitare su temi di cooperazione internazionale, che parrebbe rafforzare i <a href="https://www.movimento5stelle.it/programma/immigrazione.html">regimi dispotici</a>.</p>
<p>Liberi e uguali chiude questa rassegna con l’intervento programmatico “<a href="http://www.sinistraitaliana.si/notizia/liberi-uguali-contributo-programmatico-pace-disarmo/">Pace e disarmo</a>”, perché solo di questo si tratta in politica estera, o meglio in una politica estera “di pace”. Accanto a idee condivisibili di rafforzamento del servizio civile e dell’istituzione dei Corpi Civili di Pace, che però <a href="https://ec.europa.eu/echo/what/humanitarian-aid/eu-aid-volunteers_en">l’Unione Europea</a> ha già lanciato da qualche anno, è tutto un taglio alla spesa pubblica militare e alla riconversione dell’industria bellica.</p>
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<p><strong>Che vinca il migliore! Ci sarà da rimboccarsi le maniche</strong></p>
<p><strong> </strong>Sia ben chiaro, non tutto ciò che è stato dichiarato o programmato è fuor di luogo. Gli altri partiti hanno lanciato importanti proposte, e hanno toccato nervi scoperti delle politiche europee ed internazionali intraprese dal governo. Un cambiamento talvolta è auspicabile, se non addirittura improcrastinabile.</p>
<p>Ciò che al contrario ci ha lasciati perplessi sono principalmente due fattori:</p>
<p>a) <em>Il livello di analisi</em>. C’è davvero chi ha voluto liquidare questioni come la nostra appartenenza alla NATO, l’austerità nell’Unione Europea, la lotta al terrorismo, o il rimpatrio di “tutti i clandestini” con poche righe programmatiche o semplicemente una dichiarazione spot e populista.</p>
<p><strong> </strong>b) <em>L’assenza di alternative o soluzioni</em>. Anche quando la critica a una politica in atto è condivisibile, la soluzione offerta dai partiti concorrenti è quasi sempre non pervenuta, o basata su informazioni scarne, che nella realtà poco contribuirebbero alla risoluzione il problema.</p>
<p>Non ci resta che augurare buone elezioni a tutti. Chiunque vinca avrà un bel da fare, ma a quel punto i proclami e le soluzioni pre-cotte serviranno a ben poco. Non si parlerà più alla pancia degli italiani, ma bisognerà negoziare e accordarsi con la testa di altri europei e del resto del mondo.</p>
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<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Si includono sia dichiarazioni spot, che sezioni di programma di politica estera in senso più o meno largo (ndr).</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Non tutte le dichiarazioni o punti programmatici sono stati espressi da singoli politici, talvolta essendo imputati al partito (ndr).</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Una dichiarazione o un punto programmatico può includere più di un tema alla volta (ndr).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1001/">Analisi dei programmi di politica estera delle principali forze politiche alternative al Partito Democratico</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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