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	<title>Next Generation EU Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Next Generation EU Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Next Generation Eu e Pnrr: al via il secondo tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jul 2021 09:26:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È passato un anno dal Consiglio Europeo dello scorso luglio durato 4 giorni e 3 notti. Al termine&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">È passato un anno dal Consiglio Europeo dello scorso luglio durato 4 giorni e 3 notti. Al termine di quelle interminabili trattative per approvare il Next Generation Eu e rilanciare le economie del vecchio continente, erano in tanti &#8211; tra osservatori, addetti ai lavori e persino politici- a guardare con scetticismo e poca convinzione a quel progetto da 750 miliardi che avrebbe costruito l&#8217;Europa per le nuove generazioni.</p>



<p>In questo anno non sono mancati i momenti difficili- le estenuanti riunioni per l&#8217;approvazione del Bilancio pluriennale dell&#8217;UE, i rallentamenti dovuti al Regolamento sul RRF, i ritardi dei Parlamenti nazionali per l&#8217;aumento delle risorse proprie e, non meno, i falchi che -periodicamente- consideravano il Next Generation Eu un miraggio lontano.<br>Come non ricordare inoltre, i dubbi legati alla scrittura dei Piani di rilancio nazionali, su tutti quello italiano, al centro di una crisi di governo e particolarmente attenzionato considerando che l&#8217;Italia è il principale beneficiario del Next Generation Eu.</p>



<p>Ma adesso, gli incubi dell’ultimo anno sono superati e il piano di ripresa varato dalla Commissione in queste settimane diventa realtà e procede con la timeline prevista dalla Commissione Europea. Dopo i percorsi nazionali, le scritture dei Recovery plan e il loro invio a Bruxelles entro lo scorso aprile, in questi giorni Ursula Von Der Leyen è stata impegnata in un tour nelle 27 capitali per consegnare di persona – con un gesto molto potente dal punto di vista politico e mediatico – ai Capi di Stato e di Governo le Conclusioni comunitarie sui piani di rilancio nazionali.</p>



<p>Tutti i piani di ripresa sono stati approvati dalla Commissione che si prepara a elargire entro l’estate l’anticipo del 13% agli stati membri; anticipo non condizionato a progetti specifici o al raggiungimento di obiettivi. Il passo successivo è stato l’ok da parte del Consiglio di tutti i piani di rilancio nazionali  attraverso una Decisione attuativa della Commissione da sottoporre al Consiglio.</p>



<p>Intanto la Commissione Europea ha compiuto anche passi operativi per finanziare il Next Generation Eu, attraverso la prima emissione di bond sui mercati finanziari. Lo scorso 15 giugno la prima collocazione di E-bond a 10 anni per un importo di  20 miliardi si è rivelata – sulla scia delle emissioni di Social bond per finanziare il programma Sure- un successo. I bond sono stati richiesti in misura sette volte superiore l’offerta, le prossime due emissioni sono previste a luglio, mentre a settembre sarà la volta dei titoli a breve termine.</p>



<p>Il NGEU porterà la Commissione europea a emettere fino a 800 miliardi di titoli entro il 2026. L’emissione della prima tranche di E-bond ha rappresentato il debutto dell’Unione Europa come emittente di debito sovrano, un debutto di successo che spinge a sperare che si tratti di un primo passo verso la creazione di un titolo di debito comune europeo.</p>



<p>Che il Next Generation Eu diventi strutturale è un auspicio fatto proprio, negli ultimi mesi, dal Segretario del Partito Democratico Enrico Letta e dal Presidente del Consiglio Mario Draghi in occasione della visita della Presidente della Commissione Von Der Leyen per l’approvazione del nostro Recovery plan. Utopia più che concreta possibilità al momento anche se, come ricordato da Mario Draghi, il modo migliore per rendere fattibile un Next Generation Eu permanente è spendere al meglio i fondi.</p>



<p>Per quanto riguarda il Pnrr italiano, il via libera ufficiale è arrivato nella suggestiva cornice di Cinecittà, dove Ursula Von Der Leyen ha consegnato al Presidente Draghi le conclusioni sul nostro Recovery plan di 250 pagine, “Italia domani”, approvato – come accaduto con gli altri piani – con dieci A e una sola B ( riferita ai costi degli investimenti).</p>



<p>La location – retaggio dei fasti cinematografici e simbolo della rinascita italiana nel dopoguerra -scelta per il simbolico disco verde al nostro PNRR è studiata. Cinecittà e l’industria cinematografica italiana riceveranno infatti 300 milioni dal PNRR  per porre la cultura e il cinema al centro della ripresa economica del nostro paese.</p>



<p>Adesso che i primi 25 miliardi arriveranno nelle casse del Tesoro – non legati a progetti specifici – il Next Generation Eu diventa realtà per il paese più colpito dalla pandemia e primo beneficiario dei fondi. Il nostro Piano è costruito su 3 direttrici,&nbsp; rivoluzione verde, transizione digitale e coesione sociale; prevede sedici componenti articolate in 6 missioni.</p>



<p>All’Italia sono stati assegnati in totale 191,5 miliardi da spendere integralmente entro il 2026, con l’obiettivo ambizioso e lungimirante di ridurre i divari territoriali, generazionali e di genere. La sfida che abbiamo di fronte è imponente per un paese bloccato dalla burocrazia, dalle difficoltà di alcune amministrazioni – soprattutto del sud – di spendere i fondi e dai noti problemi realizzazione dei progetti.</p>



<p>E se i Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza sono “innanzitutto piani di riforma”, prioritario è realizzare e approvare in tempi rapidi le riforme strutturali di cui abbiamo bisogno e previste dal piano: Riforma della giustizia, Pubblica amministrazione, Semplificazione e Concorrenza. Riforme senza le quali non è possibile raggiungere gli obiettivi del Next Generation Eu e di una ripresa economica del nostro paese sostenibile, equa e che davvero disegni l’Italia dei prossimi 30 anni.</p>
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		<title>Il cammino del Next Generation EU nei Paesi Europei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2021 08:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Macroaree]]></category>
		<category><![CDATA[Policy brief]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Next Generation EU (NGEU) ha ufficialmente cominciato il suo percorso in Europa con la sua approvazione da&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il <strong>Next Generation EU (NGEU)</strong> ha ufficialmente cominciato il suo percorso in Europa con la sua approvazione da parte del Consiglio europeo di luglio 2020, durato 5 giorni e 4 notti, dopo una prima proposta della Commissione europea di maggio 2020. Il cammino di questo storico programma per la ripresa e il futuro del vecchio continente, dal valore di <strong>750 miliardi</strong> <strong>di euro</strong>, viaggia su due binari contigui. Da una parte, il Next Generation EU segue un suo itinerario all&#8217;interno delle istituzioni comunitarie.</p>



<p>Il Parlamento europeo ha approvato il <strong>bilancio pluriennale 2021-2027</strong> lo scorso dicembre e il regolamento del<br><strong>Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza</strong> (RRF, la parte più sostanziosa del Piano) ai primi di febbraio. Il percorso terminerà dopo le ratifiche dei parlamenti nazionali sull&#8217;introduzione di nuove risorse proprie, che consentiranno alla Commissione europea di contrarre prestiti per finanziare il NGEU ed elargire prestiti e sussidi ai paesi membri<br>secondo i criteri di ripartizione stabiliti dalla Commissione stessa. Con le tempistiche fissate sempre dalla Commissione europea, il Next Generation EU viaggia anche all&#8217;interno degli Stati membri, che stanno redigendo i Piani Nazionali di<br>Ripresa e Resilienza coerenti con le priorità individuate dalla Commissione: <strong>transizione verde, digitale e coesione</strong>. Il processo di redazione è partito da discussioni interne agli Stati membri e dall&#8217;elaborazione di versioni preliminari consegnate alla Commissione, e terminerà con l&#8217;invio delle versioni definitive dei piani entro aprile e l&#8217;approvazione finale da parte della Commissione e del Consiglio. </p>



<p>Questo dossier accompagna il percorso del NGEU, comparando i Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) di alcuni paesi europei, evidenziandone<strong> le caratteristiche e le priorità strategiche</strong>, e illustrandone i punti di forza e di debolezza. Il documento parte da <strong>Francia, Germania e Spagna</strong>, nazioni vicine all&#8217;Italia per dimensione, storia e ragioni<br>strategiche ed economiche, anche se caratterizzati da una diversa collocazione politica dei governi protagonisti della scrittura del piano e della loro attuazione. Si è resa opportuna anche l&#8217;analisi del piano nazionale del <strong>Portogallo</strong>, considerando che il paese lusitano detiene la presidenza dell’Ue nel primo semestre 2021, un semestre decisivo per l&#8217;avvio del NGEU. Il lavoro procede con il piano della <strong>Grecia</strong>, interessante per valutare le priorità e le prospettive di rilancio di un paese che per primo ha consegnato il suo piano alla Commissione europea e che risulta primo beneficiario netto dei sussidi, e con quello della <strong>Polonia</strong>, un paese dell&#8217;est nonché terzo beneficiario del RRF.<br>Il dossier si conclude con le analisi in pillole dei piani di <strong>Danimarca, Finlandia e Svezia</strong> per alzare lo sguardo al nord Europa. </p>



<p>Ogni studio segue uno schema che parte da una valutazione preliminare degli effetti della pandemia sull&#8217;economia del paese (Pil e disoccupazione), proseguendo con la quantificazione dei fondi assegnati al paese dal NGEU, e nello specifico dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e dal programma React-EU. Si prosegue inquadrando il percorso interno del piano nazionale, dall&#8217;elaborazione al coinvolgimento degli attori nazionali alle prime reazioni della Commissione europea, fino al <strong>modello di governance</strong> previsto da ciascuno. Il cuore di ogni analisi è l&#8217;esame delle priorità e dei progetti del piano nazionale, con un focus specifico sulle percentuali previste per i temi della rivoluzione verde, della transizione digitale e della coesione e la rassegna di alcuni progetti e riforme del piano.</p>
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		<title>Gli stati europei alla prova del Next Generation EU</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2370/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 10:07:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Policy brief]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La rete di analisti&#160;MondoDem&#160;non sembra, a prima vista, la più&#160;adatta a contribuire alla redazione del Piano Nazionale di&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">La rete di analisti&nbsp;MondoDem&nbsp;non sembra, a prima vista, la più&nbsp;adatta a contribuire alla redazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia.&nbsp;MondoDem&nbsp;è&nbsp;infatti costituita da esperti di affari e relazioni internazionali, e nasce per mettere le conoscenze e le esperienze dei propri membri a servizio dell’elaborazione di un pensiero politico progressista in materia di politica estera.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Non volevamo però&nbsp;rinunciare a dare un nostro contributo, se pure modesto e limitato, a un esercizio di pianificazione che nel bene e nel male darà&nbsp;forma all’Italia del futuro, quella che emergerà&nbsp;dalla crisi del Covid-19. Abbiamo quindi pensato a una formula che ci consentisse di intervenite nel dibattito in modo costruttivo e propositivo, ma dal nostro punto di vista, che&nbsp;è&nbsp;quello di chi guarda e studia cosa succede al di fuori dei confini nazionali.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Con questo documento,&nbsp;MondoDem&nbsp;si propone di fornire al decisore politico uno sguardo d’insieme di quanto altri Stati europei hanno fatto o stanno facendo con i loro piani nazionali: quali siano i loro progetti, i loro obiettivi, le loro visioni a lungo termine. L’esposizione a buone idee o buone pratiche adottate altrove può&nbsp;sempre costituire un’utile fonte di ispirazione: il confronto con il lavoro altrui offre lo stimolo a fare sempre meglio. L’auspicio&nbsp;è&nbsp;che i capitoli che seguono, lavoro di otto validi analisti aderenti a&nbsp;MondoDem, possano rappresentare un piccolo ma utile sostegno a chi sta lavorando alla costruzione dell’Italia che verrà.&nbsp;</p>



<p><em>Nicoletta Pirozzi</em>, <em>Presidente&nbsp;MondoDem&nbsp;</em>&nbsp;</p>



<div class="wp-block-file"><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/03/GLI-STATI-EUROPEI-ALLA-PROVA-DEL-NEXT-GENERATION-EU-3.pdf">GLI STATI EUROPEI ALLA PROVA DEL NEXT GENERATION EU</a><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/03/GLI-STATI-EUROPEI-ALLA-PROVA-DEL-NEXT-GENERATION-EU-3.pdf" class="wp-block-file__button" download>Download</a></div>


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		<title>Il Next Generation EU per le città</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2241/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2020 19:14:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Next Generation EU]]></category>
		<category><![CDATA[pnrr]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I fondi del Next Generation EU – il piano della Commissione da 750 miliardi – dovranno disegnare l&#8217;Italia&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>I fondi del Next Generation EU – il piano della Commissione da 750 miliardi – dovranno disegnare l&#8217;Italia dei prossimi 30 anni e contribuire nello stesso tempo all&#8217;avvio di un rilancio immediato dell&#8217;economia di questo paese, e nel farlo gli enti locali dovranno necessariamente avere un ruolo primario nella definizione dei progetti e delle priorità. E’ una occasione irripetibile per avviare una storica rigenerazione urbana delle nostre città e dei nostri comuni, capace di innescare sostanziosi investimenti e aumentare l&#8217;occupazione, anche creando nuove professionalità legate all&#8217;economia circolare, alle ristrutturazioni edilizie ed energetiche, al ciclo dei rifiuti e al recupero delle aree dismesse e delle periferie.</p>



<p>Già nel 2016 gli allora 28 membri dell&#8217;UE hanno approvato l&#8217;Agenda urbana dell&#8217;UE, i cui temi prioritari tra gli altri sono la qualità dell&#8217;aria, l&#8217;economia circolare, l&#8217;edilizia, i posti di lavoro e le competenze dell&#8217;economia locale, mobilità e povertà urbana. Ma anche l&#8217;accesso più agevolato delle amministrazioni cittadine ai finanziamenti e all&#8217;applicazione degli atti comunitari.</p>



<p>Già prima dell&#8217;incubo Covid, inoltre, una miriade di opportunità per le nostre città erano assicurate dall&#8217; European Green Deal, una sfida imponente in grado di incidere sulle nostre vite e la nostra quotidianità riguardo la qualità dell&#8217;aria, i trasporti pubblici e privati, il rispetto per l&#8217;ambiente e l&#8217;efficienza energetica degli edifici, con ricadute importanti anche sull&#8217;occupazione, con la creazione di migliaia di posti di lavoro nell&#8217;economia circolare e nell&#8217;edilizia.</p>



<p>Nella stessa direzione, ovvero la necessità di avviare un rapida ripresa economica e occupazionale – oltre che urbana &#8211;&nbsp; va la nuova strategia&nbsp; della Commissione Europea&nbsp; Renovation Wave, presentata il 14 ottobre scorso, un piano sull&#8217;urbanistica inquadrato finanziariamente nel programma di investimenti InvestEu e nei fondi regionali e di Bei che punterà&nbsp; sul rinnovo del patrimonio edilizio europeo, sull&#8217;efficientamento energetico di edifici pubblici e privati e sul ciclo dei rifiuti. La Commissione punta a ristrutturare 35 milioni di edifici entro il 2030 e creare 160.000 posti di lavoro.</p>



<p>Sempre nell&#8217;ottica di dare centralità alle città nel perseguire i traguardi ambientali dell&#8217;European Green Deal e di uno sviluppo urbano sostenibile, il 22 ottobre  la Commissione Europea ha lanciato il Green City Accord. Il Green City Accord è come un&#8217;iniziativa che mira a coinvolgere i Sindaci europei che vorranno impegnarsi a rendere le loro comunità più verdi, sane e pulite e sostenere con sforzi decisi il raggiungimento degli obiettivi ambientali dell&#8217;UE.</p>



<p>Le città e le comunità che aderiranno   si adopereranno nel potenziare le loro politiche ambientali in 5 aree chiave: aria, acqua, rumori, economia circolare e rifiuti, natura e biodiversità. Sembra pertanto evidente come l&#8217;Esecutivo Comunitario consideri le città e le questioni urbane fondamentali per gli scopi che l&#8217;UE si pone di raggiungere negli anni a venire.</p>



<p>In generale, tornando all&#8217;Italia e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, se i nostri enti locali vorranno essere non solo beneficiari ultimi degli aiuti del Next Generation EU per le loro comunità ma anche attori primari nella definizione dei progetti e nella governance degli stessi, dovranno farsi trovare pronti.</p>



<p>Tornando al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Governo, esso include diversi temi sui quali le città dovranno avere un ruolo decisivo, selezionando progetti, organismi attuatori e beneficiari. Tra i principali temi che richiederanno un ruolo attivo da parte dei comuni vi è la trasformazione verde, di cui abbiamo già parlato. Con lo sviluppo non solo dell&#8217;economia circolare, ma anche con piani di forestazione urbana, partendo già da subito  nell&#8217;individuazione delle aree interessate con la collaborazione con gli addetti ai lavori per la redazione dei progetti e la formazione delle tante professionalità da impiegare nei piani, magari coinvolgendo i lavoratori rimasti fuori dal mercato del lavoro dopo la pandemia.</p>



<p>L&#8217;altro insieme di temi individuato dal governo e su cui le città e i comuni saranno centrali è quello dell&#8217;equità sociale e territoriale.</p>



<p>Davanti al dramma sociale della perdita di posti di lavoro, i comuni e le città potranno prevedere percorsi formativi che coinvolgano non solo i lavoratori che hanno perso il loro impiego durante la pandemia, ma anche le categorie storicamente svantaggiate dal mercato – quali donne e giovani – nelle opportunità che i grossi investimenti pubblici e privati offriranno, creando sinergie tra gli assessorati interessati, enti formativi e aziende pubbliche e private.</p>



<p>Infine, le nostre città non possono perdere questa opportunità per riqualificare le periferie, intervenendo con la costruzione di spazi di integrazione, impianti sportivi e culturali.</p>



<p>Storica e insperata inoltre è l&#8217;occasione che i fondi europei ci offrono per recuperare i piccoli paesi, dai borghi appenninici alle frazioni di campagna, con progetti di sviluppo e di conservazione capaci di creare strutture eco sostenibili e percorsi turistici, culturali, ambientali e gastronomici che vadano a potenziare la riscoperta del turismo interno e di prossimità.</p>



<p>Alla fine di questa analisi è evidente quanto importante sia il momento e l&#8217;opportunità di rilancio del paese per incidere con azioni e progetti ambiziosi concretamente nella vita quotidiana dei cittadini italiani, e come il treno del Next Generation EU passi per tutte le nostre comunità, dalle città ai comuni, fino al più&nbsp; decadente borgo italiano.</p>
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