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	<title>PNR Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>PNR Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Il PNRR e la Pubblica Amministrazione: la &#8220;Macchina dello Stato&#8221; a un bivio.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Di Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2020 17:11:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[PNR]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) individua quattro sfide strategiche da affrontare e sei missioni, che&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) individua quattro sfide strategiche da affrontare e sei missioni, che saranno accompagnate da altrettante politiche di supporto. Tra queste figura la riforma della Pubblica Amministrazione, dalla quale tutte le altre politiche di supporto dipendono.</p>



<p>La Pubblica Amministrazione italiana è stata ripetutamente individuata negli ultimi decenni come un freno dello sviluppo nazionale, a causa di inefficienze e lentezze che la caratterizzano. Per capirne le cause ed individuare delle soluzioni appare opportuno esaminare tre strategici “fattori di input”, per utilizzare un termine mutuato dalla scienza microeconomica, tipici dell’azienda “Stato”: il sistema di regole, le risorse materiali (patrimoniali e finanziarie) e le quelle umane.</p>



<p>Riguardo l’assetto regolatorio vigente, tutte le riforme succedutesi dall’inizio degli anni ‘90 si sono concentrate sui tempi e le regole del procedimento amministrativo, sui profili professionali dei dirigenti e degli impiegati, sulla motivazione del personale, sia in senso premiale che punitivo, e sulla razionalizzazione degli Enti e delle loro competenze. Si trattava di riforme necessarie ed auspicate che tuttavia, da sole, non hanno fino ad oggi determinato l’inversione di rotta desiderata dai loro ideatori. Ciò è avvenuto in primis perché nessuna delle riforme citate è intervenuta davvero sul principale “dispositivo frenante” della macchina pubblica, vale a dire il sistema dei controlli amministrativi, contabili e giurisdizionali. Per quanto si possano infatti semplificare i procedimenti o incentivare i dirigenti ed il personale, nulla ancora oggi evita a priori che un’opera pubblica sia sospesa da un ricorso cautelare, magari giudicato infondato al termine del giudizio, o che un pagamento sia bloccato per ragioni formali piuttosto che per mancanza di fondi.</p>



<p>Si tratta in realtà di problematiche che riguardano anche il settore privato e che derivano anche da caratteristiche sociali e culturali del nostro paese e da diffusi fenomeni di illegalità. Tuttavia una revisione periodica dei costi e benefici dei controlli vigenti andrebbe opportunamente programmata per evitare che la cura possa rivelarsi, a volte, peggiore del male.</p>



<p>Esiste poi quell&#8217;insieme di comportamenti noto come “burocrazia difensiva”, che spinge i dirigenti pubblici in determinate circostanze a non agire, rinunciando magari anche a premi per la produttività, piuttosto che agire correndo il rischio di finire davanti ad un giudice amministrativo o contabile.&nbsp;Si noti che una quota consistente di atteggiamenti difensivi provenga da dirigenti ben formati e capaci di calcolare correttamente i costi ed i benefici delle loro iniziative. Un intervento finalmente risolutivo sulle cause di questo fenomeno andrebbe quindi studiato in modo attento per ottenere davvero un aumento di efficienza della nostra Pubblica Amministrazione.</p>



<p>Il secondo tema, quello delle risorse patrimoniali e finanziarie della P.A., ha guadagnato la ribalta mediatica durante le prime, drammatiche, fasi dell’epidemia Covid-19 focalizzandosi in particolare sulla sanità nazionale e di quelle regionali. Il problema è ovviamente più ampio, e riguarda diversi altri settori come la Scuola e la Giustizia, solo per citarne due casi macroscopici. La decisione sulle risorse patrimoniali e finanziarie da destinare alla P.A. ha natura squisitamente politica e spetta esclusivamente al Parlamento, così come qualsiasi iniziativa che intervenga sul lato delle entrate. Non si tratterebbe tanto, in questo ambito, di intervenire sulla pressione fiscale complessiva o specifica di alcune fasce di reddito quanto di mettere davvero in campo un contrasto aggressivo all&#8217;evasione ed all&#8217;elusione fiscale. Le difficoltà incontrate dal nostro Paese su questo aspetto non dovrebbero far dimenticare che su questo sono in ballo sia la credibilità l&#8217;Italia nei confronti dei partner europei ma anche quella della politica nei confronti dei cittadini che chiedono servizi all&#8217;altezza.</p>



<p>Il terzo ed ultimo tema investe il personale pubblico, la sua consistenza numerica ma soprattutto la sua qualità. La figura dell&#8217;impiegato pubblico nell&#8217;immaginario collettivo non è, com&#8217;è noto, delle migliori. Oggi perlomeno esistono le premesse e gli strumenti per cambiare, se non per rovesciare, la situazione. La Pubblica Amministrazione è ormai estremamente bisognosa di nuove assunzioni, dato che l&#8217;età media del personale in alcuni Enti supera i 55 anni e durante la prima metà di questa decade andranno in pensione coloro che erano entrati durante le ultime assunzioni &#8220;di massa&#8221; degli anni &#8217;80. Abbiamo quindi davanti due alternative: o la paralisi o una reale ricostruzione/rifondazione della P.A..</p>



<p>Puntando ovviamente sulla seconda, tale prospettiva può realizzarsi in grandissima parte attraverso una politica di assunzioni seria e trasparente che, rispetto ai decenni passati, deve questa volta reclutare quelle eccellenze nazionali che oggi non trovano sbocchi in altri settori, e che troppo spesso portano le loro competenze altrove aumentando la competitività di economie concorrenti ed indebolendo la nostra. Una politica del personale di questo tipo potrebbe innescare effetti positivi sull’economia attraverso la conseguente maggiore efficienza del settore pubblico e mantenendo intelligenze e competenze nel nostro Paese.</p>



<p>È quindi dal successo di questi interventi &#8211; un nuovo assetto normativo e regolatorio, il recupero di risorse da investire ed il potenziamento qualitativo e quantitativo del personale &#8211; che può dipendere il successo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e, conseguentemente, il futuro dell&#8217;Italia.</p>
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		<title>L&#8217;istruzione alla base del Piano Nazionale di Rilancio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Reali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2020 13:32:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[PNR]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 22 maggio 2018, il Consiglio Europeo inseriva l’educazione all’interno dei pilastri europei dei diritti sociali, affermando come&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Il 22 maggio 2018, il Consiglio Europeo inseriva l’educazione all’interno dei pilastri europei dei diritti sociali, affermando come il diritto ad un’istruzione inclusiva e di qualità sia essenziale non solo per lo sviluppo economico, ma soprattutto alla luce delle attuali trasformazioni sociali. Entrambe le dimensioni, economica e sociale, hanno necessariamente risentito della pandemia, motivo per il quale il piano di ripresa deve guardare all’istruzione, specie quella terziaria, che è anello di congiunzione fra i giovani e il lavoro.</p>



<p>Un elevato livello di istruzione costituisce la base della competitività di un sistema economico avanzato, nonché un fondamento di una democrazia di qualità. Inoltre, un’attenzione verso la fascia di popolazione più giovane aiuta a contrastare gli effetti di quella che rappresenta la categoria più colpita – indirettamente – dalla crisi sanitaria e – direttamente – da quella economica. Tuttavia, l’Italia non investe sufficienti risorse nell’istruzione, nella formazione e nella ricerca, e i dati riflettono questa negligenza sia in termini relativi, sia di spesa, che in digitalizzazione.</p>



<p>Il tasso di immatricolazione si assesta al 54,7% (Francia: 66,2%; Germania: 68,3%; Spagna: 73%)<a href="#_ftn1">[1]</a>, tramutandosi in un basso grado di istruzione terziaria, pari al 19% nella fascia 25-64enni (media OCSE: 37%)<a href="#_ftn2">[2]</a> e intorno al 34% nella fascia di età 30-34enni (Sud e Isole: 26%; media UE: 45,6%)<a href="#_ftn3">[3]</a>.&nbsp; In termini di spesa, l’Italia investe solamente il 3,6% del PIL nell’istruzione, distaccandosi di 1,4 punti dalla media OCSE (5%)<a href="#_ftn4">[4]</a>. Infine, l’Italia si posiziona all’ultimo posto in Europa per digitalizzazione e competenze digitali<a href="#_ftn5">[5]</a>, mentre a livello nazionale risulta forte la disparità nell’utilizzo di strumenti digitali e la difficoltà nell’accesso all’istruzione tra le famiglie di diversa estrazione sociale<a href="#_ftn6">[6]</a>.</p>



<p>Questo ritardo sull’istruzione pecca sia in termini logici che etici: la pandemia ha minacciato non solo l’economia, ma anche il tessuto sociale. Essa ha imposto il ricorso alla creazione di ulteriore debito che dovrà essere ripagato dalle generazioni più giovani, le quali si trovano alle porte del mondo del lavoro. In quest’ottica, le priorità devono necessariamente essere i giovani e l’istruzione, attraverso una visione di lungo termine che vada ad incidere prontamente, per dotare degli strumenti necessari coloro che ripagheranno <em>stricto sensu </em>il debito e per evitare <em>lato sensu</em> l’inasprimento delle diseguaglianze socioeconomiche.</p>



<p>Già oggi l’Italia figura 34esima al mondo in termini di mobilità sociale, ultima tra i paesi UE<a href="#_ftn7">[7]</a>. Un maggiore livello di diseguaglianze nell’accesso alle opportunità educative incide negativamente sia sulla diseguaglianza di reddito, sia sulla soddisfazione e la produttività dei lavoratori. In questo contesto, <strong>l&#8217;istruzione rappresenta il più incisivo &#8220;equalizzatore&#8221; di possibilità</strong>, configurandosi come fattore critico per tutte le economie. Educazione, reddito e produttività determinano l’andamento della mobilità sociale, la quale potrebbe essere rilanciata garantendo ai giovani italiani pari opportunità nell’accedere ad un’istruzione di qualità, vera chiave di volta nella ripartenza italiana.</p>



<p><strong>L’importanza di agire in ambito formativo-educativo, dunque, sposa linearmente una visione di rilancio economico</strong> all’interno del piano nazionale Next Generation EU: l’istruzione deve risultare centrale all’interno delle strategie di politica economica dei Paesi, specialmente in un contesto di crisi quale si trova oggi l’Italia.</p>



<p>Il miglioramento dell’istruzione funge da catalizzatore per quelle riforme interconnesse al mondo del lavoro, tra cui quelle misure volte a intervenire sulla disoccupazione giovanile e femminile, quindi in termini di riduzione del <em>gender gap</em>; facilitare e snellire la burocrazia, ammodernando e migliorando la pubblica amministrazione; rilanciare i sistemi produttivi, quindi le imprese, per favorirne l’innovazione; ridurre il divario fra centro-nord e sud-isole, all’interno del quale il Mezzogiorno risulta endemicamente svantaggiato e incastrato in un circolo vizioso di impossibilità di crescita; contrastare l’invecchiamento sistemico che caratterizza da diversi anni la nostra demografia.</p>



<p>In quest’ottica, risulta fondamentale investire nell’istruzione e nella ricerca per facilitare la trasformazione di competenze in un innesto strategico volto a migliorare il processo produttivo. Lo sviluppo di progetti di investimento in istruzione e formazione, oltre ad agire su un piano interno e nazionale, presenta anche la capacità esterna di attirare capitali privati ed esteri, quindi di generare un ritorno economico che alimenti la ripresa. È necessario quindi definire un piano organico di interventi per l’università e la ricerca, che non si limiti a livello centrale e nazionale, ma che coinvolga anche gli altri attori istituzionali, come i Ministeri, per ciò che concerne l’interconnessione delle riforme, e le Regioni, per ciò che riguarda quelle misure a sostegno del più generico diritto allo studio, quindi a sostegno dei giovani che intraprendono la carriera universitaria.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il Paese deve mettere al centro del dibattito politico ed economico i temi dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione, avviando un percorso con chiarezza di analisi, lungimiranza di obiettivi e immediatezza nell’agire. È essenziale e imprescindibile avvalorare e potenziare il nostro tessuto culturale-educativo in una prospettiva di avvio della ripresa e della ricrescita economica, unitamente all’intervento sul contesto sociale. Per queste ragioni, l’investimento nell’istruzione deve essere prioritario.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Rapporto Istruzione OECD 2020. Disponibile a: <a href="https://www.oecd.org/education/education-at-a-glance/EAG2019_CN_ITA_Italian.pdf">https://www.oecd.org/education/education-at-a-glance/EAG2019_CN_ITA_Italian.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> <em>Ibidem</em>.</p>



<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Scheda Tematica per il Semestre Europeo. Disponibile a: <a href="https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/file_import/european-semester_thematic-factsheet_tertiary-education-attainment_it.pdf">https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/file_import/european-semester_thematic-factsheet_tertiary-education-attainment_it.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref4">[4]</a> Rapporto Istruzione OECD 2020, <em>supra </em>nota 1.</p>



<p><a href="#_ftnref5">[5]</a> Rapporto Digital Economy and Society Index (DESI) 2020. Disponibile a: <a href="https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi">https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi</a></p>



<p><a href="#_ftnref6">[6]</a> Rapporto Annuale ISTAT 2020. Disponibile a: <a href="https://www.istat.it/it/archivio/244848">https://www.istat.it/it/archivio/244848</a></p>



<p><a href="#_ftnref7">[7]</a> Rapporto World Economic Forum “The Global Social Mobility Report 2020”. Disponibile a: <a href="http://www3.weforum.org/docs/Global_Social_Mobility_Report.pdf">http://www3.weforum.org/docs/Global_Social_Mobility_Report.pdf</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2184/">L&#8217;istruzione alla base del Piano Nazionale di Rilancio</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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