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	<title>Polonia Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Polonia Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Bielorussia e Polonia &#8211; Sulla pelle dei migranti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Roia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2021 10:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Bielorussia]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al confine tra Bielorussia e Polonia è in corso da mesi una grave crisi migratoria, a sua volta&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Al confine tra Bielorussia e Polonia è in corso da mesi una grave crisi migratoria, a sua volta al centro di uno scontro politico tra Unione Europea e Bielorussia. Minsk ha infatti concesso visti turistici e incentivato i voli aerei provenienti dal Medio Oriente con la falsa promessa dell’ingresso in Europa. Rifornisce i migranti di cibo e li accompagna fino al limitare del suo territorio dove vengono respinti violentemente dalle forze dell’ordine polacche che, così facendo, commettono una violazione delle convenzioni internazionali vigenti. In questo modo, la Bielorussia cerca di mettere in difficoltà le autorità polacche ed europee. Si tratterrebbe dunque di un vero e proprio concorso di colpa dei due paesi per condotte illecite che soprattutto mirano a strumentalizzare vite umane.&nbsp;</p>



<p>Un terzo protagonista che merita menzione è la Germania. La presenza di migranti al suo confine permette alla Polonia di esercitare pressione su quest’ultima, dato che gli iracheni arrivati in Bielorussia sono intenzionati a dirigersi proprio verso la Germania. A Berlino la situazione politica è delicata, è in corso infatti un passaggio di poteri e il governo non vuole mostrarsi debole. Attraverso la pressione su Berlino, Varsavia vuole ottenere dall’Unione Europea lo sblocco dei fondi del suo PNRR e, allo stesso tempo, spingere Bruxelles a mitigare le pretese sulla questione dello stato di diritto e distogliere l’attenzione dalle proteste interne per la legge sull’aborto.</p>



<p>In questo contesto, si sono svolti i colloqui avviati dalla cancelliera tedesca Angela Mekel&nbsp; prima con Putin, storico alleato di Lukashenko, e poi con quest’ultimo, i primi, tra l’altro, dopo la brutale repressione delle proteste seguite alle elezioni in Bielorussia del 2020. Le conversazioni tra i leader sembrerebbero aver portato ad un allentamento delle tensioni al confine tra Polonia e Bielorussia. Le autorità bielorusse avrebbero infatti accolto centinaia dei circa 7mila migranti bloccati alla frontiera, mentre Ursula von der Leyen ha annunciato l&#8217;invio di aiuti umanitari per 700mila euro.</p>



<p>Nonostante le apparenze, la situazione non è risolta. Secondo Minsk, gli incontri sopra menzionati avrebbero rappresentato un viatico per l’apertura di colloqui diretti tra la Bielorussia e l’Unione Europea e ciò ha prevedibilmente generato preoccupazione in molti leader europei. Bruxelles, per uscire dalla difficoltà, ha giustificato i colloqui avvenuti definendoli delle mere “discussioni tecniche”. L’imbarazzo è infatti legittimo: se i negoziati fossero confermati, il governo di Lukashenko, non riconosciuto e sottoposto dall’Ue a un regime di sanzioni per violazione dei diritti umani, verrebbe elevato al rango di interlocutore diretto con gli Stati Membri. L’ipotesi di&nbsp;un’apertura nei confronti di Lukashenko, accusato dall’Ue di usare i migranti&nbsp;come strumento di pressione contro l’Unione, ha sollevato l’irritazione di diversi governi europei, primo fra tutti quello polacco. Il presidente Andrzej Duda ha infatti dichiarato al presidente tedesco che non riconoscerà alcun accordo preso con Lukashenko definendo la crisi alimentata da Minsk, prima alla frontiera con la Lettonia e la Lituania e poi con quella polacca, una provocazione contro i confini europei e della Nato. Congiuntamente alla Polonia, i presidenti di Lettonia, Lituania ed Estonia avevano esortato la Commissione europea&nbsp;a rivedere la politica migratoria dell&#8217;Ue esprimendo il loro sostegno a Varsavia.&nbsp;Nella dichiarazione congiunta, i leader delle tre repubbliche baltiche invitavano Ursula von der Leyen non solo a proporre le modifiche necessarie al quadro giuridico dell&#8217;Ue in materia di migrazione e politica di asilo, ma anche a fornire un adeguato sostegno finanziario alla costruzione di barriere fisiche e infrastrutture.</p>



<p>In questo contesto di tensioni crescenti, infine, Minsk ha annunciato la temporanea limitazione delle consegne di petrolio alla Polonia attraverso l&#8217;oleodotto Druzhba che trasporta ogni giorno 1,3 milioni di barili di&nbsp;petrolio proveniente dalla&nbsp;Russia, sdoppiandosi poi in Bielorussia&nbsp;e proseguendo verso l’Ucraina e infine la Polonia stessa. &nbsp;</p>



<p>In conclusione, si può affermare che Lukashenko, forte dell’appoggio russo, sia consapevole delle debolezze dell’Unione Europea e della Polonia, paese da cui entrano gran parte dei migranti e dove il 53% degli intervistati nel 2018 si dichiarava contrario all&#8217;ammissione di rifugiati.</p>



<p>Ma non si tratterebbe di nulla di nuovo: sebbene infatti ciò che si sta verificando al confine orientale dell&#8217;Ue sia relativamente inedito, abbiamo osservato per anni situazioni simili al confine turco-greco.</p>



<p>La realtà è che guerre e cambiamenti climatici porteranno a sempre maggiori ondate migratorie verso l&#8217;Europa in futuro e la questione sarà inevitabilmente manipolata dai leader populisti e autoritari. Le migrazioni rimangono infatti un’arma per i paesi appena fuori i confini europei e uno strumento di pressione per gli Stati Membri che hanno questioni aperte con Bruxelles (come il caso della Polonia). È dovere dell’Unione Europea marcare la propria differenza da un regime non democratico e non strumentalizzare i migranti ma trattarli come persone che cercano la propria sicurezza. Finché l&#8217;Ue non si doterà di una vera politica migratoria comune rimarrà ostaggio di chi non si fa scrupolo di usare i migranti come mezzo di ricatto. Dentro o fuori l&#8217;Unione Europea.</p>
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		<title>La sentenza della Corte Costituzionale della Polonia: un azzardo pericoloso e di corto respiro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Di Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Nov 2021 15:37:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Policy brief]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 7 ottobre 2021 la Corte Costituzionale polacca, pronunciandosi su impulso del governo conservatore guidato da Mateusz Morawiecki,&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Il 7 ottobre 2021 la Corte Costituzionale polacca, pronunciandosi su impulso del governo conservatore guidato da Mateusz Morawiecki, ha dichiarato l’incostituzionalità &#8211; e quindi l’inapplicabilità nell’ordinamento nazionale polacco &#8211; di una serie di norme del TUE, il Trattato sull’Unione Europea erede del Trattato di Roma del 1957. Il Governo polacco si era rivolto nel corso dell&#8217;estate alla Corte costituzionale della Polonia per valutare la compatibilità dei Trattati europei con l’ordinamento costituzionale nazionale a seguito dell’interim order &#8211; un ordine provvisorio &#8211; della Corte di Giustizia della UE dello scorso luglio, che aveva dichiarato incompatibile con l’ordinamento comunitario la Commissione disciplinare recentemente istituita a Varsavia per vigilare sui componenti della magistratura polacca. La pronuncia ha generato nell&#8217;immediato dichiarazioni roventi da parte delle istituzioni di Bruxelles innescando a cascata in tutta la UE una più vasta polemica tra schieramenti politici contrapposti. Le ragioni di chi critica questa sentenza sono però, come vedremo a breve, tutt’altro che infondate né figlie di una visione parziale della situazione.</p>



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		<title>Elezioni europee in tempi Covid19: il caso polacco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Teresa Coratella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il secondo turno delle elezioni presidenziali in Polonia, atteso per il 12 luglio, costituisce un momento topico per&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il <strong>secondo turno delle elezioni presidenziali in Polonia</strong>, atteso per il 12 luglio, costituisce un momento topico per la storia del paese. I cittadini polacchi sceglieranno tra due percorsi ben differenti, confermando lo status quo o ribaltando totalmente il quadro politico del paese.</p>



<p>Il primo turno ha visto il Presidente uscente e rappresentante del partito di governo PiS <strong>Andzrej Duda ottenere il 43,7% dei voti</strong>; seguito dal più liberale e candidato del PO (Piattaforma Civica), sindaco di Varsavia <strong>Rafał Trzaskowski con il 30,3%</strong>. Interessante per il panorama politico polacco, caratterizzato da forte tradizionalismo, la new entry <strong>Szymon Hołownia</strong>, noto ed amato volto della televisione privata polacca il quale, con un <strong>13,87% dei voti</strong>, è riuscito a piazzare il proprio partito Polonia2050 al terzo posto ed a trovare un collocamento nella sempre più lunga lista di volti televisivi convertitisi a leader politici, come già nei recenti casi italiano, americano ed ucraino.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-5326b1f1" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-5326b1f1"><span id="il-ruolo-della-chiesa-e-la-distribuzione-geografica-del-voto">Il ruolo della chiesa e la distribuzione geografica del voto</span></h5>



<p>I sondaggi pre-voto sono ancora molto incerti ed influenzati da due componenti determinanti per comprendere la politica polacca dalla caduta del Comunismo ad oggi: <strong>il ruolo della Chiesa e la distribuzione geografica del voto</strong>. L’attuale governo, come anche il partito alla guida, godono di un sostegno mai concesso dalla Chiesa polacca ai governi guidati da Piattaforma Civica, per il modo in cui il populista Diritto e Giustizia ha fatto proprie posizioni, istanze e dogmi che la chiesa polacca non accetterà mai di riformare, in primis la questione dell’aborto, i diritti LGBT ed il ruolo tradizionalista e conservatore della famiglia nella società contemporanea.</p>



<p>La distribuzione territoriale del voto sarà altresì determinante per l’esito elettorale. <strong>La capitale Varsavia, i poli universitari, i grandi centri urbani ed industrializzati guardano ad Ovest ed a Bruxelles</strong>, sostenendo il candidato liberale Traszkowski; <strong>le grandi aree rurali-orientali ed i piccoli centri che le popolano guardano più al passato ed allo status quo</strong> rappresentato dal Presidente Duda e dal leader di partito Kaczynski: posizione socialmente comprensibile se si considerano le grandi spartizioni, annessioni ed occupazioni straniere che hanno colpito quell’area della Polonia per secoli.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-7a26168d" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-7a26168d"><span id="la-peculiare-posizione-polacca-vis-a-vis-bruxelles">La peculiare posizione polacca <strong>vis-à-vis Bruxelles</strong></span></h5>



<p>Contestualizzate attraverso la lente europea, le elezioni presidenziali polacche potrebbero determinare se la Polonia vorrà più Europa, oppure più nazionalismo e meno europeismo. <strong>La posizione polacca vis-à-vis Bruxelles è davvero peculiare e costituisce un caso a sé nell’attuale contesto europeo</strong>. Da una parte, i cittadini polacchi hanno scelto di essere rappresentati da un governo fortemente euroscettico. Dall’altra, come dimostra un <a href="https://www.ecfr.eu/publications/summary/together_in_trauma_europeans_and_the_world_after_covid_19">recente studio ECFR</a>, i polacchi vorrebbero comunque più Europa nel gestire le crisi europee e maggiore integrazione europea come pilastro per la ricostruzione europea post-Covid19.</p>



<p>Durante la fase più acuta della pandemia, infatti, solamente il 17% ha visto nell’UE un valido alleato nella gestione della crisi (anche se, va detto, anche il governo di Varsavia ha raccolto una fiducia altrettanto bassa). Tuttavia, guardando alla fase di ripresa dalla pandemia, i dati polacchi si ribaltano, confermando un trend pan-europeo riscontrato in quasi tutti dei 9 paesi in cui ECFR ha condotto i propri sondaggi: <strong>il 46% dei polacchi vede le istituzioni europee come pilastro principale a cui far riferimento, mentre solo il 20% crede che la Polonia possa fare affidamento su sé stessa.</strong></p>



<p>Interessanti per il caso polacco è come i polacchi guardano alle proprie istituzioni come garanti nazionali: <strong>solo il 29% vorrebbe il ritorno di alcuni poteri a livello nazionale; solo il 28% vorrebbe rafforzare i poteri del Primo Ministro e del governo, con un 44% contrario.</strong></p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-b19d3b53" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-b19d3b53"><span id="tra-voglia-di-cambiamento-e-il-mantenimento-dello-status-quo">Tra voglia di cambiamento e il mantenimento dello status quo</span></h5>



<p>Dai dati emerge una voglia di cambiamento, soprattutto tra i giovani, che però non trova prospettive ed alternative. <strong>La politica polacca è governata da decenni da partiti tradizionalisti e radicati nel territorio e da figure politiche che faticano a lasciare il proprio testamento politico alle nuove generazioni</strong>, come nel caso dello stesso Kaczynski. Poche le eccezioni e novità, come il già citato Holownia; oppure la Primavera di Robert Biedron il quale, dopo il forte slancio alle elezioni europee del 2019, non è tuttavia riuscito a veicolare il suo messaggio progressista, europeista, inclusivo e pro-diritti civili, piazzandosi ultimo nella corsa presidenziale con il <a href="https://www.politico.eu/europe-poll-of-polls/poland/">2,2% dei voti</a>.</p>



<p>Qualunque sarà il risultato del 12 luglio, sono già <strong>molte le sfide che attendono di essere affrontate</strong>. Alcune di esse riguardano il contributo che la Polonia vorrà dare a dossier di estrema importanza per il processo di integrazione europeo. Tra questi<strong> cambiamento climatico e politiche ambientali </strong>nel contesto del New Green Deal; <strong>redistribuzione dei fondi europei </strong>alla luce del Recovery Fund; la <strong>questione migratoria</strong>&nbsp; su cui la posizione polacca pone seri ostacoli; il <strong>sistema di sicurezza e difesa europei </strong>alla luce dell’allontanamento statunitense; il <strong>posizionamento all’interno delle alleanze europee</strong>, con un attenzione speciale a come Varsavia vorrà gestire i rapporti con Washington e Mosca; la <strong>collaborazione con Berlino nel contesto della Presidenza tedesca</strong>, importante come mai in passato per guidare l’Europa fuori dal tunnel Covid19.</p>



<p>Nel breve periodo, la questione democratica e dello stato di diritto costituisce il dossier più urgente da gestire. Le modalità con cui la Polonia deciderà di dialogare e collaborare con Bruxelles su questi temi determineranno il modo in cui essa verrà vista e considerata in Europa. Vi è molto parlare di <strong>un rischio di “orbanizzazione” della Polonia</strong>, nel caso i cittadini polacchi scelgano di confermare Duda come Presidente. Tuttavia, guardando ai dati ECFR sulle preferenze dei cittadini polacchi, vi potrebbero essere le condizioni per cui, in caso di conferma dell’attuale Presidente, il conservatorismo politico si scontrerà necessariamente con maggiore europeismo dei cittadini. Si potrebbe cominciare a parlare di un caso polacco a sé, con caratteristiche del tutto diverse da quello ungherese. Nel caso invece vinca il candidato Trzaskowski, la strada potrebbe rivelarsi altrettanto ripida. Si delineerà infatti uno scenario nazionale in cui il paese potrebbe ulteriormente spaccarsi, con un rafforzamento dell’attuale divisione Pis-PO che vedrà l’attuale governo in carica fino al 2023 ed un nuovo Presidente, opposto all&#8217;esecutivo, al vertice del paese fino al 2025.</p>
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		<title>Polonia: la “Primavera” sta arrivando, una nuova speranza per spezzare il duopolio PiS /PO ?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alexia Fafara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2019 12:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni europee 2019]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[PIS]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Politica” è senza dubbio la parola dell’anno in Polonia. Con due votazioni previste nel 2019 &#8211; le elezioni&#8230;</p>
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<p>“<strong>Politica</strong>” è senza dubbio la parola dell’anno in Polonia. Con due votazioni previste nel 2019 &#8211; le elezioni europee a maggio e le politiche in autunno &#8211; l’agenda politica del paese suscita un considerevole interesse nell’opinione pubblica, sia sulla stampa nazionale sia nelle conversazioni giornaliere dei cittadini polacchi. Dopo un avvio a rallentatore della campagna, ritardato dall’attacco lanciato dal partito di governo alla comunità LGBT polacca &#8211; un momento… non è un inizio prevedibile per la campagna di <em>Diritto e Giustizia</em>? &#8211; i partiti si sono finalmente concentrati sulla competizione per le elezioni europee. <strong>Quali sono quindi i progetti proposti al popolo polacco, che rimane uno dei più eurofili nell’Unione europea</strong><a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong><sup>[1]</sup></strong></a><strong>? </strong>Tra strategie già conosciute e la creazione di un nuovo partito, ecco qualche elemento chiave per capire come le elezioni europee possono rappresentare un’occasione per rompere il duopolio PiS/PO che governa il Paese dal 2005.</p>
<p><strong>“Educazione sessuale di sinistra: uno stupro dell’innocenza”</strong>: questo era un titolo del settimanale <em>Gazeta Polska</em><a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a> alla fine di marzo. Nel giornale, si può leggere che presto nelle scuole di Varsavia “verranno organizzati incontri con travestiti; ai bambini dagli 1 ai 3 anni verrà insegnata la masturbazione illimitata; il sesso di gruppo e le pratiche sadomaso verranno insegnate ai ragazzini di 7 anni”, e che questo è il modo in cui si fa educazione sessuale nei paesi dell’Europa occidentale. Nella stessa settimana, praticamente tutte le copertine dei periodici polacchi erano dedicate alla comunità LGBT. Com’è potuto succedere? A febbraio 2019, il sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski di <em>Piattaforma Civica</em> aveva deciso di firmare la “dichiarazione LGBT”, un documento volto a combattere le discriminazioni contro le minoranze sessuali e a garantire un’adeguata educazione sessuale nelle scuole. Una manna dal cielo per il partito di governo <em>Diritto e Giustizia </em>che non ha perso tempo per lanciare accuse simili a quelle apparse su <em>Gazeta Polska</em>. Scioccante? Sì, ma non sorprendente considerando che <em>Diritto e Giustizia</em> è solito costruire la sua narrativa individuando di volta in volta un<strong> nemico unico della nazione</strong>. <strong>Quest’anno il nemico è la comunità LGBT, nel 2015 la minoranza presa di mira era quella dei migranti.</strong> L’unica novità è quella di aver dirottato gli attacchi da un nemico esterno a un nemico interno, sebbene il leader del partito di governo, <strong>Jarosław Kaczyński, abbia dichiarato che la comunità LGBT polacca non esiste e che “le persone LGBT e i gender sono importati in Polonia e rappresentano una minaccia per l’identità polacca”</strong><a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><strong><sup>[3]</sup></strong></a><strong>. </strong></p>
<p>Anche quando si parla di Europa, l’ex Primo Ministro punta alla divisione affermando che non è giusto che il detersivo in polvere tedesco sia di migliore qualità di quello venduto in Polonia<a href="#_ftn4" name="_ftnref4"><sup>[4]</sup></a> e che questo è un motivo per lottare contro le diseguaglianze tra i paesi europei. Se l’esempio è strano, il rancore insito alla strategia politica del partito di governo sembra proprio un <em>déjà vu</em>… Ciò è ben visibile anche nella narrativa promossa dal Primo Ministro, Mateusz Morawiecki, che in un editoriale su Politico ha affermato che le risposte di Bruxelles alla crisi hanno puntato “a centralizzare il potere, dimenticare la democrazia, la trasparenza e la responsabilità, ignorando la sovranità nazionale”.</p>
<p>Se finora <em>Piattaforma Civica</em>, si è confrontata in solitaria con <em>Diritto e Giustizia</em>, quest’anno il partito liberale di centro-destra ha deciso di guidare una <strong><em>Coalizione europea</em></strong> che comprende quattro altri partiti appartenenti al centro-destra (<em>Partito Popolare Polacco</em>), al centro (<em>Modern</em>) e al centro-sinistra (<em>Alleanza della Sinistra Democratica; Verdi</em>). Se questa strategia non sembra assurda dal punto di vista dei numeri &#8211; secondo gli ultimi sondaggi, la <em>Coalizione</em> è distanziata da Diritto e Giustizia di solo un punto &#8211; dal punto di vista dei contenuti, è lecito dubitare dell’efficacia di questo raggruppamento. Infatti, se da una parte la <em>Coalizione europea</em> mobilita gli sforzi comuni per contrastare il partito di governo, dall’altra resta da capire in che modo i partiti che la compongono possano realizzare una visione comune, date le diverse sensibilità politiche e le differenze riguardo il futuro dell’Europa.</p>
<p>Costruire una narrativa esclusivamente negativa anziché proporre un progetto positivo è rischioso. Sebbene la <em>Coalizione</em> dia l’illusione di discontinuità con il duopolio PiS/PO, al governo dal 2005, è inevitabile notare che la leadership appartiene a <em>Piattaforma Civica</em>… Inoltre, le ultime dichiarazioni del suo leader, <strong>Grzegorz Schetyna, </strong>riguardo la possibilità di una “Polexit”<a href="#_ftn5" name="_ftnref5"><sup>[5]</sup></a> quale risultato delle politiche di <em>Diritto e Giustizia</em>, sembrano confermare lo status quo che vede <em>Diritto e Giustizia </em>e <em>Piattaforma Civica</em> confrontarsi costantemente, anche sui temi europei. Tutto ciò è un po’ deludente e poco chiaro agli occhi dei polacchi, ormai spettatori di lotte interne che hanno poco a che fare con le elezioni europee…</p>
<p>La vera speranza per rompere lo status quo della politica polacca e ridefinire il posizionamento dei rappresentanti polacchi al Parlamento europeo, anche in un’ottica transnazionale è incarnata dal nuovo partito <strong><em>Wiosna, “Primavera”</em></strong><em>. </em>Guidato da <strong>Robert Biedroń, </strong>ex sindaco di Słupsk<a href="#_ftn6" name="_ftnref6"><sup>[6]</sup></a>, il movimento progressista osa sfidare i valori conservatori impostisi in Polonia sin dalla fine del Comunismo. <strong>Apertamente a favore del diritto all’aborto e di una chiara separazione tra Stato e Chiesa, specialmente a livello finanziario, <em>Wiosna</em> vuole rompere con lo stereotipo di un’identità nazionale esclusivamente legata al Cattolicesimo e al conservatorismo e configura una Polonia tollerante e aperta, capace di adattarsi agli standard europei senza perdere la sua unicità. </strong>Perché potrebbe funzionare? La forza del nuovo partito è probabilmente la consapevolezza che combattere solo su temi sociali non sarà sufficiente. Ecco perché il programma di <em>Wiosna </em>contiene proposte molto concrete come <strong>il progressivo abbandono del carbone entro il 2035, la volontà di costruire 10 milioni di alloggi nell’intera Unione europea e la possibilità per ogni cittadino europeo under 26 di utilizzare gratuitamente i mezzi di trasporto via terra in tutti gli Stati membri</strong>. Dato in terza posizione negli ultimi sondaggi, <em>Wiosna</em> vuole confermare la sua crescente importanza nel paesaggio politico polacco, come dimostrato dalla proposta di Robert Biedroń di organizzare un “dibattito dei leader” sulle elezioni europee e il futuro della Polonia con Jarosław Kaczyński e Grzegorz Schetyna il 3 maggio scorso. Un dibattito che non ha avuto luogo a causa del rifiuto del PiS e di <em>Diritto e Giustizia</em>. Tuttavia, questo rifiuto può rappresentare una vittoria per <em>Wiosna </em>in quanto i due leader del centro-destra si sono dimostrati preoccupati riguardo il rischio di esporsi ad un confronto pubblico. In altre parole, <em>Wiosna</em> vuole lanciare un messaggio a favore di quel cambiamento spesso auspicato dai polacchi. Ciò sarà visibile nelle schede elettorali o rimarrà una richiesta velleitaria? Lo sapremo il 26 maggio.</p>
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<h1 id="poland-spring-is-coming-a-new-hope-to-break-the-pis1-po2-duopoly" data-tadv-p="keep"><strong>Poland: ‘Spring’ is coming, a new hope to break the PiS</strong><a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong><sup>[1]</sup></strong></a><strong>/PO</strong><a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><strong><sup>[2]</sup></strong></a><strong> duopoly? </strong></h1>
<p> “<strong>Politics</strong>” is undeniably the word of the year in Poland. <strong>With two ballots planned in 2019 – the European elections in May and the parliamentary voting taking place in Autumn – the political agenda of the country triggers a considerable public interest</strong>, whether it is in the national press or in the daily conversations of the Polish citizens. After a slow beginning of the campaign that has been delayed by the ruling party who decided to cause controversy about the place of the LGBT community in Poland – oh wait… wasn’t it actually a predictable beginning of campaign coming from <em>Law and Justice</em> ? – the parties could finally focus to debate on European stakes. What are the political projects submitted to the Polish population that stays one of the most Europhiles among the member states<a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><sup>[3]</sup></a>? Between already well-known strategies and the creation of a brand-new party, here are some key elements to understand how the European elections are being promoted in Poland and to what extent they could embody a window of opportunity to break the PiS/PO duopoly ruling the country since 2005.</p>
<p> “<strong>Leftist sex education: a rape on innocence</strong>”: this was the title of the conservative weekly magazine <em>Gazeta Polska</em><a href="#_ftn4" name="_ftnref4"><em><sup><strong>[4]</strong></sup></em></a> at the end of March. Inside, you could read that, soon, in the schools of Warsaw, “meetings with transvestites will be organised, unlimited masturbation will be taught to children aged from 1 to 3 years old, that children aged 7 years old will be taught about sex practised in a group, but also about sado-maso practices” and that this is how sexual education is being held in Western European countries. On the same week, practically all the weekly magazines had their cover page about the <strong>LGBT community</strong>. How come? In February 2019, the mayor of Warsaw, Rafał Trzaskowski – politically belonging to the <em>Civic Platform</em> – decided to sign the “LGBT declaration”, a document written with the will to struggle against discrimination towards sexual minorities and to guarantee a proper sex education in schools. A godsend for the ruling party who launched false accusations similar to the ones written in Gazeta Polska. Shocking? Yes, but not surprising considering that <em>Law and Justice</em> is used to build its narrative on a common <strong>enemy of the nation</strong>. This year it is the LGBT community, in 2015, the group mainly targeted was the migrants. The only novelty is probably the fact that they moved from an attack towards an external enemy to an internal enemy, although Polish LGBT community does not exist according to the leader of the ruling party, <strong>Jarosław Kaczyński</strong>, who declared on April 24<sup>th</sup> during a meeting that “LGBT and gender are imported in Poland and are a threat to the Polish identity”<a href="#_ftn5" name="_ftnref5"><sup>[5]</sup></a>. Even when talking about European stakes, the former Prime Minister plays on division asserting that it is not fair that German washing powder has a better quality than the Polish one<a href="#_ftn6" name="_ftnref6"><sup>[6]</sup></a> and that this is a reason to fight against inequality in the European Union. If the example is strange, <strong>the bitterness of the political strategy chosen by the leading party definitely feels like <em>déjà vu</em></strong>… Something that is also visible in the narrative of the current Prime Minister, Mateusz Morawiecki, who wrote on Politico that Brussels’ answers to crises have been “to centralize power, forget about democracy, transparency and accountability, and disregard national sovereignty”.</p>
<p>Usually facing the conservative <em>Law and Justice</em> party by itself, the liberal – but still centre-right – <strong><em>Civic Platform</em></strong> decided to take the lead of a <strong><em>European coalition</em></strong> this year, including four other parties belonging to the centre-right (<em>Polish People’s Party</em>), the centre (<em>Modern</em>) and the centre-left (Democratic Left Alliance; The Greens). If the strategy does not seem absurd in quantitative terms – according to the last poll, the coalition is slightly behind <em>Law and Justice</em> with only 1% difference in favour of the ruling party – one can doubt of the effectiveness of this gathering in qualitative terms. In fact, mobilising common efforts to counter the ruling party is one thing, but to what extent can these parties concretely implement common ideas when they come from different political sensitivities, having initially different visions on the way the European project should be drawn? <strong>Building a narrative exclusively negatively</strong> – that is to say by opposition to the majority – rather than on a positive project is risky and although the coalition can give the illusion that it breaks the idea of the duopoly PiS/PO ruling so far for fifteen years, one must notice that its leadership is still held by the <em>Civic Platform</em>&#8230; Besides, the last declarations of its leader, <strong>Grzegorz Schetyna</strong>, regarding a potential ‘Polexit’<a href="#_ftn7" name="_ftnref7"><sup>[7]</sup></a> resulting from the way <em>Law and Justice </em>ruled for the last years in Poland, seem to confirm this status quo with the confrontation between the two parties being constantly mentioned even when it comes to European topics. A bit disappointing and a bit confusing for the Poles that are spectators of these constant domestic fights that have little to do with the European elections…</p>
<p><strong>The real surprise and hope</strong> for breaking the status quo in Polish politics as well as in the way Polish politicians sent to the European Parliament will deal with transnational stakes is embodied by <strong>the brand-new party <em>Wiosna</em>, literally meaning “Spring”</strong>. Led by <strong>Robert Biedroń</strong>, the former mayor of Słupsk<a href="#_ftn8" name="_ftnref8"><sup>[8]</sup></a>, the <strong>progressist movement dares to challenge the conservative principles implemented in Poland since the fall of communism.</strong> In fact, by being openly in favour <strong>of the right of abortion, but also for the clear separation between the State and the Church, especially financially, <em>Spring</em> breaks the stereotype of a national identity being exclusively linked to Catholicism and conservatism and depicts a tolerant and open-minded Poland able to adapt to the European standards without loosing its uniqueness.</strong>   Why could it work? The strength of the new party is probably its awareness that fighting solely on the ground of societal topics will not be enough. This is why its programme covers very concrete and pragmatic suggestions such as: <strong>the progressive ending of the coal era by 2035, the will to build 10 million accommodations in the European Union and to allow every European citizen until 26 years old to benefit from free land transport in all the member states.</strong> Already third national party according to the last polls related to voting intention, <em>Spring </em>is willing to confirm this strong emerging position on the Polish political landscape as it was illustrated by the proposition of Robert Biedroń to organise a “debate of leaders” with Jarosław Kaczyński and Grzegorz Schetyna on May 3<sup>rd</sup>, to talk about the European elections and the future of Poland. A debate that eventually did not happen because of the refusal of the PiS and PO leaders to take part in it. Still, this is a victory for the new party because the two centre-right leaders appeared as being afraid of being confronted. In other words, <em>Spring </em>conveys a message of change, a wish often claimed by Poles. Will it be visible on the ballot papers or will it stay a rhetoric request? We will have the answer on May 26<sup>th</sup>.</p>
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<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>
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<p><strong><em>*Alexia Fafara</em></strong><em> si è laureata al Centro di Studi europei di Cracovia e a Sciences Po Strasburgo dove ha studiato Politiche europee e Public Affairs. Attualmente sta frequentando il Collegio d’Europa di Natolin (Varsavia). È simpatizzante del partito Wiosna.</em></p>
<p><em>Alexia Fafara is graduated from the Centre for European Studies of Cracow and from the Institute of Political studies of Strasbourg where she studied European policies and Public affairs. She is now a postgraduate student at the College of Europe of Natolin (Warsaw). She is a sympathiser of the Wiosna party.</em></p>
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<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><sup>[1]</sup></a>  Parlameter 2018 <a href="http://www.europarl.europa.eu/at-your-service/en/be-heard/eurobarometer/parlemeter-2018-taking-up-the-challenge">http://www.europarl.europa.eu/at-your-service/en/be-heard/eurobarometer/parlemeter-2018-taking-up-the-challenge</a></p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2"><sup>[2]</sup></a> Gazeta Polska n°12, 20/03/2019</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3"><sup>[3]</sup></a> Wpolityce <a href="https://wpolityce.pl/polityka/443928-imponujacy-wyklad-prezesa-pispolska-musi-byc-wyspa-wolnosci">https://wpolityce.pl/polityka/443928-imponujacy-wyklad-prezesa-pispolska-musi-byc-wyspa-wolnosci</a></p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4"><sup>[4]</sup></a> Tokfm <a href="http://www.tokfm.pl/Tokfm/7,103087,24706291,proszki-do-prania-w-sluzbie-walki-o-rownosc-w-ue-jaroslaw-kaczynski.html">http://www.tokfm.pl/Tokfm/7,103087,24706291,proszki-do-prania-w-sluzbie-walki-o-rownosc-w-ue-jaroslaw-kaczynski.html</a></p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5"><sup>[5]</sup></a> <a href="http://wiadomosci.gazeta.pl/wiadomosci/7,114884,24706040,konwencja-regionalna-koalicji-europejskiej-w-poznaniu-schetyna.html?fbclid=IwAR39n4cKK4LV5zodpKdcExOSc3IuK0s_M67tJQ1viOFDM1wD64Vm2agtvk0">http://wiadomosci.gazeta.pl/wiadomosci/7,114884,24706040,konwencja-regionalna-koalicji-europejskiej-w-poznaniu-schetyna.html?fbclid=IwAR39n4cKK4LV5zodpKdcExOSc3IuK0s_M67tJQ1viOFDM1wD64Vm2agtvk0</a></p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6"><sup>[6]</sup></a> Città di circa 90.000 abitanti situata al nord del paese</p>
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		<title>L’Europa e il vento (populista) dell’Est</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2016 13:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Democrazia 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Est]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
		<category><![CDATA[Populismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Daniele Fattibene* Un cavallo di Troia per l’Unione Europea? La comunità euro-atlantica è ormai attraversata da una&#8230;</p>
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<p><em>Di Daniele Fattibene*</em></p>
<p><strong>Un cavallo di Troia per l’Unione Europea?</strong></p>
<p>La comunità euro-atlantica è ormai attraversata da una profonda crisi di legittimità delle élite politiche, che sta spianando la strada all’emergere di forze ultra-nazionaliste. Uno dei casi più preoccupanti è sicuramente rappresentato dalla Polonia. Per anni definito – giustamente – come esempio di transizione politica ed economica di successo, il Paese si sta trasformando in un pericoloso “cavallo di Troia” per l’<strong>Unione Europea</strong> (Ue). La <strong>Polonia</strong> si sta infatti mettendo a capo di un agguerrito gruppo di Paesi che non solo osteggia il processo di rafforzamento delle istituzioni europee (si pensi ad esempio all’opposizione alla ripartizione dei migranti tra i vari membri dell’Ue), ma rischia di minarne i principi e valori fondamentali.</p>
<p><strong>I motivi della crisi istituzionale</strong></p>
<p>La drammatica crisi istituzionale in cui Varsavia è precipitata negli ultimi dodici mesi sta mettendo a repentaglio tanto i rapporti fra i poteri dello Stato, quanto con le istituzioni europee. Il partito di governo Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość – PiS) guidato da Jarosław Kaczyński ha iniziato una durissima battaglia contro la Corte Costituzionale, che ha creato una dura reazione da parte del Consiglio d’Europa e della Commissione Europea. Dopo la vittoria del PiS alle ultime elezioni parlamentari, il Presidente <strong>Duda</strong> (eletto precedentemente e anch’egli membro del PiS) si è rifiutato di far giurare i tre giudici costituzionali che erano stati nominati dal Parlamento uscente, guidato dal partito del Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. Il nuovo Parlamento ha quindi nominato altri tre giudici costituzionali e ha proposto una legge per riformare il funzionamento della Corte. Questa legge è stata criticata prima dal Consiglio d’<strong>Europa</strong> e poi dalla stessa Corte Costituzionale, la quale in due occasioni (a marzo e agosto) ha dichiarato le proposte di riforma parzialmente incostituzionali. Tuttavia, in entrambi i casi il Governo si è rifiutato di pubblicare le decisioni della Corte – procedura necessaria per renderle valide – e ha di fatto creato un buco nero nell’ordinamento giuridico del paese. Per questo motivo la Commissione Europea ha avviato un dialogo con il governo per analizzare la situazione nel paese all’interno del nuovo “Quadro sullo Stato di diritto”, e lo scorso luglio ha dato tre mesi alla Polonia per uscire da questa pericolosa fase di stallo. Il Governo ha del tutto ignorato le richieste di Bruxelles e ha proseguito nella sua campagna di delegittimazione della Corte Costituzionale.</p>
<p><strong>La risposta della società civile</strong></p>
<p>La politica del PiS ha suscitato una forte reazione di sdegno all’interno del Paese. Imponenti manifestazioni di piazza si sono registrate infatti non solo a seguito della protratta crisi istituzionale, ma anche per il tentativo del Governo di far approvare una legge che avrebbe impedito l’interruzione volontaria di gravidanza. Decine di migliaia di donne vestite di nero hanno marciato per le strade polacche, costringendo il Governo a ritirare il disegno di legge. Meno energica invece è stata la risposta dell’Ue. Bruxelles non può restare sorda di fronte a questo grido di allarme e deve prendere in considerazione tutte le misure – anche drastiche – per mettere un freno la deriva autocratica del Governo di Beata Szydło.</p>
<p><strong>Un messaggio alle forze progressiste europee</strong></p>
<p>La crisi polacca ha messo a nudo la presenza di un malessere sociale profondo, che le élite moderate del Paese non hanno saputo comprendere fino in fondo. Nonostante la Polonia sia stato uno dei pochi Stati a non aver sofferto la recente crisi economico-finanziaria, il divario tra i “vincitori” e gli “sconfitti” del processo di adesione alla comunità Euro-atlantica si è allargato pericolosamente, facendo emergere un nazionalismo reazionario e moralista. La risposta sdegnata della società civile a questa visione retrograda del Paese rappresenta tuttavia un campanello d’allarme per tutte le forze progressiste europee. Esistono ancora tante persone che continuano a credere nei valori europei di integrazione, ma che – disilluse dalla sordità delle élite – rischiano di abbracciare le idee di movimenti populisti. Occorre allora una nuova classe europea, che sappia intercettare gli esclusi e incanalare le loro istanze verso la realizzazione di una vera Unione sociale dei cittadini. Chi esita è perduto!</p>
<h5 id="daniele-fattibene-lavora-nel-programma-sicurezza-e-difesa-dellistituto-affari-internazionali-iai-di-roma-laureato-in-studi-sulleuropa-orientale-presso-l">Daniele Fattibene lavora nel programma “Sicurezza e Difesa” dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) di Roma. Laureato in Studi sull’Europa Orientale presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna (Campus di Forlì), collabora a progetti sulla cooperazione europea in materia di sicurezza e difesa, con un focus particolare sui Paesi dell’Europa Centro Orientale, in particolare Polonia e Russia. Suoi articoli sono comparsi su AffarInternazionali, Reset-Dialogues on Civilizations, Russian International Affairs Council e Eastjournal. (Twitter: @danifatti)</h5>
</div>
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