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	<title>#populismi Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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		<title>L&#8217;Europa si prepara al 2018 più forte e consapevole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2017 19:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[#populismi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Giacomo D&#8217;Arrigo* Termina il 2017, doveva essere l&#8217;anno peggiore d&#8217;Europa e le premesse perché lo fosse c&#8217;erano&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Giacomo D&#8217;Arrigo*</em></p>
<p><strong>Termina il 2017, doveva essere l&#8217;anno peggiore d&#8217;Europa e le premesse perché lo fosse c&#8217;erano tutte. È stato invece il suo contrario</strong> e al 2018 e più ancora al 2019 &#8211; anno delle elezioni europee &#8211; l&#8217;Unione arriva più forte di quel che i suoi detrattori immaginavano.</p>
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<div class="ad_spot ">L&#8217;anno che termina si apriva con Luca Ricolfi che sul &#8220;Sole 24 Ore&#8221; si domandava &#8220;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-01-04/sara-l-anno-populismi-europa-083132.shtml?uuid=AD1HNKPC" target="_blank" rel="nofollow noopener">Sarà l&#8217;anno dei populismi?</a>&#8220;, prefigurando un rischio per l&#8217;Unione dopo che, nel 2016 <a href="http://www.huffingtonpost.it/2016/06/23/brexit-risultati_n_10637676.html" target="_blank" rel="noopener">il voto inglese su brexit</a> (giugno), <a href="http://www.huffingtonpost.it/2016/11/09/reazione-vip-vittoria-sui-social-vittoria-trump_n_12878272.html" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;elezione di Trump in Usa</a> (novembre) e i voti antieuropei di Austria e Italia (entrambi a dicembre), rappresentavano una svolta verso un&#8217;ondata di populismo contro Bruxelles forse letale per il Continente.</div>
<div></div>
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<div class="ad_spot "><strong>Il 2017 doveva essere l&#8217;anno in cui Wilders in Olanda, Le Pen in Francia e AfD in Germania avrebbero vinto le elezioni così come in Ungheria il voto referendario contro l&#8217;Europa doveva essere maggioritario.</strong> Doveva essere l&#8217;anno in cui, dall&#8217;esterno, &#8220;l&#8217;invasione&#8221; dei migranti faceva saltare integrazione ed equilibrio delle nostre comunità e, dall&#8217;interno, le tensioni nazionaliste e identitarie territoriali avrebbero dovuto innescare disaggregazioni tra e dentro gli Stati. Doveva essere infine l&#8217;anno in cui l&#8217;economia del Vecchio Continente avrebbe guardato crescere quelle di Usa, Cina ed altri protagonisti.</div>
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<div class="ad_spot "><strong>È stato invece l&#8217;anno in cui in Olanda, Francia, Germania e Ungheria la maggioranza silenziosa dei cittadini ha premiato rappresentanti e scelte politiche apertamente pro Unione.</strong> È stato l&#8217;anno in cui la politica comune di immigrazione ha segnato il passo ma l&#8217;integrazione di profughi e migranti nei vari Paesi non &#8220;ha fatto saltare il nostro modello di società&#8221;, ne è saltata l&#8217;Europa per tensioni territoriali/identitarie: brexit e Catalogna si stanno riassorbendo la prima a favore di istituzioni e cittadini Ue, la seconda nella normale dialettica democratica sotto il cappello Ue.</div>
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<p><strong>E il 2017 è stato anche l&#8217;anno in cui l&#8217;economia continentale non ha per nulla frenato</strong>, anzi: in un contesto in cui &#8220;l&#8217;economia mondiale ha acquistato slancio sin dalla metà del 2016&#8221; <a href="http://www.ilpost.it/2017/05/01/economia-mondiale-ripartita/" target="_blank" rel="nofollow noopener">per dirla con Maurice Obstfeld</a>, direttore delle ricerche presso il Fondo Monetario Internazionale che ha rivisto al rialzo dopo anni le previsioni per la crescita, nelle stime della Commissione Ue, l&#8217;economia dell&#8217;eurozona è cresciuta nel 2017 &#8220;con il ritmo più veloce da un decennio&#8221;.</p>
<p>Il pil dell&#8217;eurozona è rivisto al rialzo anche per il futuro, con un 2,1% nel 2018 (precedenti previsioni all&#8217;1,8%) e all&#8217;1,9% nel 2019. Infine è stato l&#8217;anno in cui, guardando alla politica globale, le posizioni dell&#8217;Ue in Medioriente (recente <a href="http://www.huffingtonpost.it/2017/12/08/gerusalemme-allarga-latlantico-i-5-paesi-europei-allonu-firmano-una-dichiarazione-contro-la-decisione-di-trump_a_23301330/" target="_blank" rel="noopener">voto unitario su Gerusalemme all&#8217;Onu</a>) e l&#8217;accordo mondiale sul clima con la voce compatta di tutti gli Stati europei, hanno fatto emergere una presenza politica unica e unitaria agli occhi del mondo.</p>
<p>Il 2018 arriva quindi sotto auspici migliori di quelli che c&#8217;erano ad inizio 2017, tanto che appena prima del Natale Claudio Cerasa &#8211; direttore de <em>Il foglio</em> &#8211; scrive del &#8220;<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2017/12/23/news/barcellona-e-stop-perche-il-2017-non-e-stato-lanno-del-populismo-170330/" target="_blank" rel="nofollow noopener">perché il 2017 non è stato l&#8217;anno del populismo</a>&#8221; che doveva distruggere l&#8217;Europa (aggiungo io). Ci basta questa condizione per guardare con serenità all&#8217;anno che inizia? Ci basta la consapevolezza di non essere ad un passo dal fallimento del sogno europeo per affrontare 2018 e poi 2019, anno delle elezioni europee?</p>
<p><strong>Certamente l&#8217;anno che arriva parte meglio del suo predecessore ma deve affrontare due curve importanti: il voto in italia</strong> &#8211; insieme a Francia e Germania, grande Paese fondatore d&#8217;Europa &#8211; con la scelta fra populismo anti-europeo di Salvini e quello anti-tutto dei grillini da un lato e i partiti pro Europa distributi nelle diverse coalizioni dall&#8217;altro; <strong>il nuovo governo in Germania</strong> che, a tre mesi dalle elezioni che non hanno dato una indicazione netta, oscilla tra la grande coalizione tra i partiti pro Europa e l&#8217;alleanza che coinvolge movimenti a questa contrari.</p>
<p><strong>L&#8217;anno che inizia insomma vede l&#8217;Europa più forte e consapevole di se ma obbligata più che mai a cambiare se stessa, la propria governance, la gestione di risorse e crisi globali e soprattutto il rapporto con i suoi cittadini e il legame di cittadinanza che li lega a questa</strong> (sul tema, su tutti <a href="http://www.huffingtonpost.it/author/roberto-sommella/" target="_blank" rel="noopener">Roberto Sommella</a>) per misurare quanto l&#8217;onda d&#8217;urto populista e disaggregante che l&#8217;ha colpita sia forte e soprattutto per arginarla definitivamente in questo 2018 cruciale prima del voto per il rinnovo del Parlamento europeo del 2019.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Direttore Generale dell’Agenzia Nazionale per i Giovani</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/936/">L&#8217;Europa si prepara al 2018 più forte e consapevole</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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