<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Spd Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<atom:link href="https://www.mondodem.it/tag/spd/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mondodem.it/tag/spd/</link>
	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 27 Apr 2020 12:10:17 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.3</generator>

<image>
	<url>https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-MondoDem_Logo_RGB_colored-min-1-1-32x32.png</url>
	<title>Spd Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<link>https://www.mondodem.it/tag/spd/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>L&#8217;SPD e la politica estera: un pallido futuro</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1760/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/1760/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michelangelo Freyrie]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2019 10:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Lo stato della sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Macron]]></category>
		<category><![CDATA[Spd]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=1760</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le diatribe sulla porzione “social” di socialdemocrazia sono un evergreen di tutta la sinistra europea, ma lo sono&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1760/">L&#8217;SPD e la politica estera: un pallido futuro</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h6 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-dfec8895" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-dfec8895" style="color:#000000;font-style:normal;text-transform:none"><span id="allindomani-dellelezione-della-nuova-leadership-dellspd-sorgono-molti-dubbi-su-dove-la-politica-estera-tedesca-andra-nei-prossimi-mesi">All&#8217;indomani dell&#8217;elezione della nuova leadership dell&#8217;SPD sorgono molti dubbi su dove la politica estera tedesca andrà nei prossimi mesi. </span></h6>



<p class="has-drop-cap"> Le diatribe sulla porzione “social” di socialdemocrazia sono un evergreen di tutta la sinistra europea, ma lo sono in particolare per uno dei pochi partiti sopravvissuto a due cambi di secolo, due guerre mondiali, una dittatura totalitaria e tre costituzioni. Molti <em>Genossen </em>(il termine tedesco per “compagni” che nessuno spasmo ideologico ha saputo scardinare) commentano la possibilità che il partito abbandoni il governo di coalizione di Angela Merkel come un’occasione per rafforzare il proprio profilo politico, certo, ma anche come una rottura nei confronti di quella tradizione di responsabilità che può avere solo un partito più vecchio della repubblica federale stessa. </p>



<p>In questo clima
di incertezza il <a href="https://www.auswaertiges-amt.de/de/newsroom/maas-tiergarten-konferenz/2282660">discorso</a> del ministro degli esteri Heiko
Maas sulla politica estera socialdemocratica è forse il miglior indicatore di
cosa agiti Berlino in questo momento. Non poteva esserci miglior palco che la
Friedrich-Ebert-Stiftung, la grande fondazione di ricerca dell’SPD e intitolata
al primo presidente della Repubblica di Weimar. Pensava a lui Maas mentre
guardava la folla internazionale raccolta a pochi passi dal Tiergarten? Alla
dolorosa decisione allearsi con l’esercito guglielmino per reprimere le
insurrezioni comuniste pur di salvare la neonata repubblica dall’oblio?
Probabilmente no. L’imperativo di prendersi le proprie responsabilità oggi
agita l’SPD e la Germania in maniera molto differente, a partire dalle ultime
elezioni. La minaccia della Cina, l’imprevedibilità Trumpiana e lo sberleffo
russo nei confronti dell’ordine liberale basterebbero già a mettere qualsiasi
governo sotto pressione. </p>



<p>E poi c’è Macron. Le dichiarazioni sulla NATO, il veto sul processo di ammissione di Albania e Macedonia del Nord all’UE, le aperture a Mosca senza consultare gli alleati: tutto ciò sta mettendo a dura prova quel tandem franco-tedesco che molti speravano potesse essere ravvivato da un presidente energico e una Germania sempre più preoccupata dal declino delle istituzioni multilaterali. La think-tanker berlinese Claudia Major, nello stesso numero dell’Economist sulla “morte cerebrale” della NATO, ha osservato che “We constantly feel like the French want something from us, and that it is so annoying”. </p>



<p>Il discorso del 28 novembre è la summa delle politiche che Berlino ha la capacità di intraprendere, e proprio per questo si contraddistingue per un certo pragmatismo. Fin da subito, il ministro ha ribadito il commitment tedesco nei confronti dell’Europa dell’Est, mostrandosi più morbido sulle violazioni della rule of law rispetto ai toni perentori di Bruxelles. Anche il rifiuto esplicito di un’Europa a due velocità, lo spauracchio per molti paesi dell’Est spaventati dall’idea di diventare membri di serie B, può essere letto in questo modo. Meno incoraggiante è l’intenzione di spingere per degli standard lavorativi minimi paneuropei, osteggiati da molti perché a rischio di compromettere la competitività dei bassi salari a est dell’Oder. C’è anche da chiedersi come verrà percepita, nonostante la difesa a spada tratta della NATO, l’assenza di critiche degne di nota nei confronti della Russia, controbilanciata invece da critiche più insistenti alla Cina e agli Stati Uniti, considerati partner di rilievo soprattutto in Polonia e <a href="https://www.ecfr.eu/publications/summary/exploring_eu_coalitions_7230">Ungheria</a>.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p> “La politica estera tedesca non può essere dirompente. Non può  trattarsi di una competizione fra idee, bensì la capacità di tenere le  cose assieme – l’UE, le Nazioni Uniti, i trattati internazionali”.&nbsp;  </p><cite>Heiko Maas</cite></blockquote>



<p>Il vero cavallo di battaglia di Maas è però “<a href="https://www.dw.com/en/germany-launches-alliance-for-multilateralism/a-50600084">l’alleanza dei multilateralisti</a>”, un insieme di paesi votati a salvare la cooperazione internazionale dal collasso. Rivendicando i primi successi nelle negoziazioni per limitare l’uso bellico dell’intelligenza artificiale, non sono mancati attacchi molto poco velati a Macron e delle sue dichiarazioni shock. “La politica estera tedesca non può essere dirompente [disruptiv]. Non può trattarsi di una competizione fra idee, bensì la capacità di tenere le cose assieme – l’UE, le Nazioni Uniti, i trattati internazionali”.&nbsp; </p>



<p>Questa enfasi
sulla costruzione di nuove capacità, sul dialogo e sulla cooperazione riflette
in fondo una combinazione di fattori differenti. C’è, certamente, la necessità
per un paese esportatore come la Germania di preoccuparsi della stabilità globale,
quindi di voler evitare di versare altra benzina sui numerosi fuochi che
divampano in giro per il mondo. Esiste indubbiamente anche la volontà di offrire
un paradigma internazionale alternativo a quello francese, non sempre
apprezzato nelle istituzioni comunitarie e in Europa orientale. Tuttavia,
bisogna anche ricordare che una leadership internazionale più decisa sarebbe in
ogni caso limitata dai giochi di potere all’interno dei partiti politici
federali. Solo il mese scorso Annegret Kramp-Karrenbauer, segretaria della CDU
e ministro della difesa, aveva proposto lo schieramento di una forza di
peacekeeping nel nord della Siria a protezione dei curdi. La mossa è stata
interpretata da alcuni come un tentativo di rafforzare il proprio profilo
securitario a discapito dei suoi rivali all’interno del partito.&nbsp; Che il ministero degli esteri non fosse stato
informato ha tuttavia causato parecchie perplessità, superate solo
dall’imbarazzo provocato dalla liquidazione dell’iniziativa da parte di Maas
durante un summit ad Ankara. </p>



<p>È difficile non
leggere nel dogma della moderazione come un tentativo di far di necessità virtù,
richiamandosi ai soliti miti della responsabilità socialdemocratica (parola
d’ordine <em>Ostpolitik</em>, d’obbligo nella
retorica politica tedesca). Se tuttavia allarghiamo lo sguardo a ciò che sta
succedendo altrove non possono che sorgere dubbi su quanto un approccio cosi limitato
possa essere utile. </p>



<p>La vittoria del
tandem di sinistra Esken/Walter-Borjans difficilmente attenuerà la lotta all’interno
al partito, anzi. L’ipotizzato rimpasto di governo, una rinegoziazione del
contratto di governo o addirittura il ritiro dei ministri potrebbero aumentare
le frizioni fra correnti anche su questioni di politica estera. È scontato che anche
nei rapporti con la CDU si intensifichi il fuoco incrociato fra ministri: nonostante
il successo dell’ultimo congresso, Kramp-Karrenbauer ancora rischia
ammutinamenti nel proprio partito. Anche qui, temi di politica estera e di
sicurezza spesso rappresentano scuse per regolamenti di conti interni, come è stato
il tentativo di alcuni membri del partito di scavalcare la posizione moderata
della segretaria sul coinvolgimento di Huawei nella rete 5G tedesca. </p>



<p>Per quanto la politicizzazione
di questi temi possa essere positiva in una società democratica, per ora in
Germania ciò sembra aver prodotto solo una leadership disunita e consumata da
conflitti interni. </p>



<p>Nel bene e nel
male, politici più radicali al di là della manica e dell’oceano hanno sfruttato
il malessere internazionale per lanciare spunti di riflessione su una politica
estera fondata sulla lotta alla <a href="https://foreignpolicy.com/2019/10/05/eu-us-fight-corruption-kleptocracy/">cleptocrazia</a> e <a href="https://labour.org.uk/press/jeremy-corbyn-speech-at-the-united-nations-geneva/">all’ingiustizia economica</a> globale. Ma
all’apertura di una conferenza incentrata su un modello diverso di politica
estera ci si sarebbe potuto legittimamente aspettare una visione più ambiziosa
che il tentativo di difendere lo status quo. Perché il cambiamento sia
inconciliabile con una politica responsabile, non è chiaro. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1760/">L&#8217;SPD e la politica estera: un pallido futuro</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/1760/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La SPD verso il minimo storico alle Europee</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1411/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/1411/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Erik Haase]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2019 11:18:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni europee 2019]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Spd]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=1411</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Uniamoci per un’Europa forte e solidale”. Questo è lo slogan del partito più longevo del panorama politico tedesco&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1411/">La SPD verso il minimo storico alle Europee</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>“Uniamoci per un’Europa forte e solidale”. </strong>Questo è lo slogan del partito più longevo del panorama politico tedesco per le elezioni europee. Eppure, se si guardano gli ultimi sondaggi, i sostenitori del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD) sono sempre di meno. <strong>Il partito è infatti dato al 15%, risultato che &#8211; se confermato &#8211;&nbsp; comporterebbe una caduta del 13% rispetto alle elezioni europee del 2014. </strong>Aumentano quindi gli interrogativi sullo stato di salute della SPD, che negli ultimi anni sembra essersi aggravato inesorabilmente.</p>
<p>Forse è anche il caso di chiedersi se il partito di Willy Brandt e Helmut Schmidt sia diventato superfluo. È sicuramente un’affermazione esagerata, ma occorre riconoscere che <strong>i dieci anni di Grande Coalizione con l’avversario tradizionale, la CDU di Angela Merkel, hanno lasciato ferite profonde che rimettono in discussione gli obiettivi progressisti e sociali del partito</strong>. Le politiche di matrice liberista dell’ultimo cancelliere della SPD, Gerard Schröder, e gli anni passati al governo con la CDU, in qualità di partner minore, avrebbero dovuto spingere i Socialdemocratici all’opposizione per organizzare un nuovo progetto politico e ristabilire la propria credibilità.</p>
<p>Occorre anche chiedersi se la SPD abbia un buon programma per le europee. Da quanto emerge dai sondaggi, i tedeschi non sono pienamente convinti. Dopo la Presidenza del Parlamento europeo di Martin Schulz, la SPD è sicuramente considerata dai tedeschi come il partito più favorevole ad un’Unione europea più forte e più sociale. Eppure, i tedeschi sembrano non reagire alle proposte messe sul tavolo dai Socialdemocratici, a cominciare dal <strong>salario minimo europeo calcolato individualmente paese per paese</strong>. Seppur in linea con le proposte degli omologhi europei della SPD, questa misura non sembra far breccia nell’elettorato tedesco. Lo stesso vale per le misure proposte per<strong> contrastare il dumping sociale,</strong> che non toccano le corde dei tedeschi in quanto volte a cambiare le politiche degli altri Stati membri e non quelle interne. Forse questo è un sintomo della difficoltà dei partiti riformisti, e non solo, di allargare il dibattito interno ad un più ampio dibattito europeo?</p>
<p>Le altre proposte riguardano soprattutto <strong>una maggiore giustizia fiscale di fronte alle multinazionali digitali come Facebook e Google e, non da ultimo, la protezione del clima. </strong>Entrambi temi cruciali per i tedeschi. Tuttavia, la proposta politica della SPD pecca a volte d’incoerenza. L’azione contro l’evasione fiscale del vice-Cancelliere Ministro delle Finanze, il socialdemocratico <strong>Olaf Scholz</strong>, sembra poco incisiva, forse perché si vogliono evitare ripercussioni negative sulle grandi compagnie tedesche esportatrici, a cominciare dall’industria dell’automobile duramente colpita dal <em>Dieselgate</em>. Forse è proprio la mancanza di credibilità il vero tallone d’Achille della SPD. Contrariamente alle rivendicazioni della Ministra federale dell’Ecologia, sempre in quota SPD, sono stati i ministri conservatori dell’Economia e dei Trasporti, con il sostegno della Cancelliera Merkel, a decidere di adottare le sanzioni contro i produttori di automobili e di risarcire i proprietari di vetture troppo inquinanti. Nell’opinione pubblica si è quindi rafforzata <strong>l’immagine di una Socialdemocrazia “ecologica, ma non troppo” che accondiscende agli interessi dell’industria sindacalizzata. </strong></p>
<p><strong>Alla mancanza di credibilità si aggiunge una carenza di competenze</strong>. Questa constatazione riguarda meno i candidati delle liste della SPD per le elezioni del 26 maggio, molto spesso sconosciuti, come nel caso degli altri paesi membri, eccezion fatta per i capilista. La Presidente della SPD <strong>Andrea Nahles</strong> non eccelle per carisma, capacità retoriche e strategia politica. Secondo molti rappresenta l’immobilismo che ha caratterizzato la SPD nell’ultimo decennio, ed è simbolo di un “sì, ma…” poco convincente. Un progetto politico volto a mantenere lo status quo può convincere la fascia di età più avanzata dell’elettorato &#8211; che rappresenta il nucleo centrale dei sostenitori del partito &#8211; ma non guadagnerà il consenso delle fasce più giovani che rivendicano un cambiamento radicale del nostro modello di sviluppo a favore di politiche più sostenibili.</p>
<p>Certo, la Socialdemocrazia tedesca soffre anche della crescita dei nuovi movimenti di estrema-destra. Come sta avvenendo negli altri paesi europei, i movimenti nazionalisti e razzisti, come <strong><em>Alternative für Deutschland (</em>AfD)</strong> &#8211; alleata della Lega di Matteo Salvini &#8211; sono in forte crescita, minacciando di far scendere la SPD in quarta posizione alle elezioni europee.</p>
<p><strong>Tuttavia, nel campo progressista tedesco qualcosa si muove.</strong> Da una parte, la sinistra radicale rappresentata da <strong><em>Die Linke</em></strong><em>, </em>data all’8% nei sondaggi, può trarre vantaggio dalla debolezza della SPD. Ma la sfida più importante all’interno della sinistra tedesca si giocherà sulle tematiche ambientali. In una situazione in cui il cambiamento climatico e i rischi per la biodiversità sono direttamente percepibili dai cittadini, <strong>l’avanzata dei </strong><strong><em>Verdi </em></strong><strong>tedeschi pone sicuramente una nuova sfida all’interno del campo progressista tedesco e può ridefinire i rapporti con la SPD.</strong> Il partito ecologista<strong> ha allargato il suo bacino elettorale attestandosi in seconda posizione, dietro la CDU, con circa il 20% delle intenzioni di voto</strong>. Un risultato senza precedenti nella lunga storia del partito di Joschka Fischer e Daniel Cohn-Bendit e che ha le sue basi nell’elettorato dei giovani e dei progressisti liberali. Sul piano europeo, se si aggiungono i deputati verdi austriaci (10% nei sondaggi) e i pochi altri eletti negli altri paesi, si può facilmente constatare che <strong>il nuovo gruppo parlamentare Verdi/Alleanza Libera Europea sarà per metà germanofono</strong>.</p>
<p>Un altro aspetto da non sottovalutare nell’analisi del voto delle europee in Germania e del possibile risultato negativo della SPD è quello <strong>di un sistema elettorale che limita la logica del cosiddetto voto utile</strong>. A differenza delle elezioni federali dove i partiti devono superare la soglia del 5% per accedere al Bundestag, per le elezioni europee non esiste questo tipo sbarramento. Considerato che la Germania dispone di 96 seggi sui 751 disponibili al Parlamento europeo, per qualsiasi partito basterebbe raggiungere lo 0,8% per inviare un proprio delegato a Strasburgo. Ciò potrebbe spiegare perché il 9% degli elettori sia disposto a votare i cosiddetti partitini (il partito per la protezione degli animali, il partito dei pirati e i neo-nazisti).</p>
<p>Comunque vada, la SPD sarà costretta ad affrontare una questione vitale che riguarda non solo la sopravvivenza della Socialdemocrazia in Germania ma anche il rafforzamento del modello sociale europeo. Come rispondere alla difficoltà di rendere compatibili il mantenimento di un’economia basata sull’export con la necessità di assicurare un sistema di sicurezza sociale adeguato? Come rendere più eco-sostenibile il nostro modello economico senza danneggiare la classe media e produttrice?<strong> Per rispondere a queste domande la SPD deve proporre una nuova visione di società, individuando nuove convergenze e alleanze per unire le forze progressiste, in Germania e in Europa.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*</em><em><strong>Erik Haase</strong> è uno specialista delle relazioni franco-tedesche. Attualmente è Presidente della sezione SPD del Luisenstadt (Berlin Mitte) e lavora come consulente per lo sviluppo regionale nel campo del digitale e della mobilità. Dopo gli studi svolti all’ENA, ha coordinato la delegazione tedesca presso la Conferenza franco-tedesco-svizzera del Reno superiore. Ama l’Italia. </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1411/">La SPD verso il minimo storico alle Europee</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/1411/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La SPD e la Große Koalition – un successo per la Germania, o la morte dei partiti tradizionali?</title>
		<link>https://www.mondodem.it/977/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/977/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 13:18:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Lo stato della sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Coalizione]]></category>
		<category><![CDATA[Spd]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=977</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Federica Woelk*  Al Bundesparteitag a Bonn 56% dei delegati hanno votato a favore della Grande Coalizione dopo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/977/">La SPD e la Große Koalition – un successo per la Germania, o la morte dei partiti tradizionali?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Federica Woelk* </em></p>
<p>Al Bundesparteitag a Bonn 56% dei delegati hanno votato a favore della Grande Coalizione dopo che Martin Schulz ha tenuto un secondo discorso, non previsto dal programma.</p>
<p>Questo dimostra gli umori all’interno della sinistra tedesca, che si sente divisa, fra la responsabilità nel formare un nuovo governo e la propria sopravvivenza. Non è una divisione “stupida”, non è una questione limitata. Prendiamo l’accordo dei negoziati per cercare di capire l’umore nella base dei socialdemocratici: nella prima pagina c’è un capitolo che mi interessa molto dato che studio Studi europei: l’Europa. Eppure, chi si sofferma a fondo, e legge tra le righe, capisce che alla fine quello che c’è scritto non è dettagliato, e non è sufficiente – anche se va chiaramente nella direzione giusta. I piani per l’unione bancaria sono eccellenti, i piani finanziari anche, quelli sull’Europa sociale vaghi (comprensibilmente non è posizione della CDU sostenere un’Europa sociale). Oltretutto, mercoledì 7 febbraio, giorno dell’approvazione dell’accordo dei negoziati, al parlamento europeo è stata votata la proposta delle Liste transazionali. La CDU a livello europeo ha completamente ignorato il famoso articolo europeo dei negoziati – pur conoscendolo, ovviamente – e ha votato contro. Anche da questo si capisce che si potrà fare poco affidamento sulle promesse scritte.</p>
<p>Non basta l’esempio sull’Europa? Allora analizziamo il capitolo sull’immigrazione. Partiamo leggendo che ci sono numeri da rispettare: all’anno la Germania accoglierà tra i 180 000 e i 220 000. La cosa sconvolgente? Che è esattamente ciò che chiedeva la CDU e che si definisce “Obergrenze” – confine superiore, tetto massimo. In più c’è la questione del ricongiungimento famigliare, che il cui tetto massimo è stato definito a 1000 persone al mese. – con eccezioni previste di 90 persone in più all’anno. Ma il ricongiungimento famigliare fino ad agosto è sospeso.</p>
<p>Oltre a questi temi, non ci sono stati movimenti nemmeno per quel che riguarda le tasse ai ricchi e l’assicurazione sanitaria unita a livello nazionale.</p>
<p>Dall’altro lato ci sono però persone che si sentono responsabili. Iscritti che spronano a sostenere la grande coalizione. Per me è difficile dire quali sono i lati positivi di una grande coalizione: potrei dire che gli aspetti positivi sono sicuramente la stabilità, dell’avere un governo, e la capacità dell’SPD di poter governare nuovamente (nell’ultima coalizione infatti la SPD è riuscita a realizzare tanto del suo programma, che poi non sia riuscita a comunicarlo al meglio ai propri iscritti è proprio il problema cruciale del partito.</p>
<p>I vantaggi sono evidenti, come gli svantaggi: non è una questione semplice, si è già perso molto tempo. Le votazioni avverranno dal 20 febbraio al 2 marzo, via posta o per i tedeschi all’estero, online.  Se gli iscritti rifiuteranno di accettare l’accordo, nemmeno Angela Merkel potrà fare più nulla. Vorrà dire che la morte della grande coalizione.</p>
<p>Questo però non comporta necessariamente nuove elezioni. La costituzione tedesca prevede infatti che in caso di fallimento degli accordi la prima cosa che accadrebbe sarebbe la nomina di un altro cancelliere (o cancelliera) con la delega di tentare di formare un nuovo governo. Se anche questo tentativo fallisse toccherebbe al presidente della Repubblica, Steinmeier, decidere cosa fare. In qual caso le nuove elezioni sarebbero possibili.<br />
Ma recenti avvenimenti hanno complicato il quadro ulteriormente: mercoledí Martin Schulz si è ritirato da segretario della SPD e ha annunciato di voler fare il ministro degli esteri. Dopo la dichiarazione allibita di Sigmar Gabriel di ieri, in cui, in modo poco elegante, ha definito Schulz irrispettoso dichiarando che lui era disponibile a rimanere ministro e che la maggioranza dei tedeschi lo sostiene, Schulz venerdi 9 febbraio ha dichiarato di rinunciare al posto da ministro. Questo porta ulteriore confusione nella SPD, che già ha molti problemi, perché Gabriel ora non potrà rimanere ministro (dopo le dichiarazioni pesanti che ha fatto, il partito sicuramente non lo proporrà), e la SPD al suo interno è ancora più spaccata. Comunque vada, per il partito c’è solo da perdere. E questo dopo che Schulz ha comunque ottenuto un accordo migliore del previsto e tutti i ministeri fondamentali (Giustizia, Lavoro e Sociale, Esteri, Finanze).</p>
<p>Anche nella CDU la situazione non è delle migliori: Angela Merkel ha dovuto cedere su tantissimi punti per convincere il team della SPD a non far saltare i negoziati, e ha di conseguenza perso supporto nel proprio partito. Sono di oggi alcune dichiarazioni di politici molto importanti che chiedono a Merkel di ritirarsi.</p>
<p>Tutto questo rappresenta un nuovo capitolo della fine dei partiti tradizionali. Angela Merkel ha perso consenso – ed è innegabile. La CSU si sposta sempre più a destra per recuperare i voti dell’AFD, e la SPD senza i suoi Jusos (la giovanile di partito che sta aiutando la campagna per il NO alla grande coalizione) arriverebbe al 10%.</p>
<p>La SPD dopo tutto questo, ha già perso 3 punti ed è arrivata a 17% nei sondaggi, risultato storico più basso. Obbiettivamente, è facile capire che se si arrivasse alla grande coalizione molto probabilmente il partito perderebbe ulteriori pezzi.</p>
<p>Non basta più governare per riuscire ad arrivare agli elettori, ma serve un segnale più forte. Un segnale che faccia capire con chiarezza che la punta del partito ascolta i suoi militanti e non gli ignora totalmente. Non è solo una questione tedesca, ma una questione di tutta la socialdemocrazia europea. Bisogna chiedersi come ci si possa salvare: la Afd, comunque vada, ne guadagna, sia che ci sia la Grande coalizione, sia che non ci sia.</p>
<p><em>*Federica woelk, nata a Trento, vive a Berlino da un anno. Ha ottenuto la triennale di scienze politiche presso l&#8217;Università di Innsbruck, Austria, dopo aver trascorso un periodo di erasmus in Francia. Ha deciso di coltivare la passione per l&#8217;Europa grazie al master di Studi Europei alla Freie Universität di Berlino. Momentaneamente sta facendo un tirocinio presso il Ministero degli Affari Esteri tedesco.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/977/">La SPD e la Große Koalition – un successo per la Germania, o la morte dei partiti tradizionali?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/977/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La nuova Große Koalition non sarà un &#8220;weiter so&#8221;</title>
		<link>https://www.mondodem.it/972/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/972/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2018 10:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lo stato della sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatori]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Coalizione]]></category>
		<category><![CDATA[Spd]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=972</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Luca Argenta* No, non sarà un “weiter so”, non sarà un “avanti così come prima”. I tempi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/972/">La nuova Große Koalition non sarà un &#8220;weiter so&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Luca Argenta*</em></p>
<p>No, non sarà un “weiter so”, non sarà un “avanti così come prima”. I tempi sono cambiati e sono forse maturi per far nascere, questa volta davvero, una nuova Europa. Ed anche a partire dalla Germania.</p>
<p>L’accordo preliminare siglato da Cdu, Csu e Spd e il via libera dato dal congresso socialdemocratico all’inizio dei colloqui di coalizione sembrano mettere fine alla lunga fase di stallo politico iniziata all’indomani delle elezioni tedesche. Dopo il fallimento dei colloqui esplorativi finalizzati a dar vita alla cosiddetta “coalizione Giamaica” (Cdu/Csu, Fdp e Verdi), il percorso verso la formazione di una “grande coalizione” 3.0 è ormai avviato.</p>
<p>Il documento comune firmato il 12 gennaio dall’Unione e dall’Spd indica obiettivi, sfide e prospettive del possibile nuovo governo tedesco. Semaforo verde per una riedizione della GroKo? No. Si prevede ora l’inizio di trattative per la formazione della nuova coalizione sulla base di questo testo, alla fine delle quali i 440.000 iscritti dell’Spd decideranno se approvare definitivamente il contratto di coalizione. Le critiche non mancano. Gran parte della base del partito e i giovani dell’Spd, da tempo contrari ad una riedizione di una grande coalizione, lo ritengono un accordo al ribasso poiché non permetterebbe di portare a termine gli obiettivi che l’Spd si era prefissata prima del voto. Alcuni osservatori tedeschi reputano il testo non sufficientemente preciso: un documento, questo, che spiega alcune linee generali ma che non affronta i grandi temi, soprattutto quelli legati alla politica estera. Il presidente della confindustria tedesca (BDI), Dieter Kempf, non osservando significative differenze rispetto al passato, “weiter so” appunto, si dice deluso dal documento e dai colloqui esplorativi perché offrono solo il minimo delle risposte attese.</p>
<p>Eppure, se si guarda all’ottica europea, sono presenti nel preaccordo degli spunti che lasciano intravedere non solo che l’Europa e le sue politiche sono divenute di primaria importanza, ma che molte proposte sono da ritenersi positive.</p>
<p>Al termine della lettura delle 28 pagine del testo è impossibile non notare come il capitolo “Europa” appaia al primo posto tra i punti concordati, risultando un’assoluta priorità; nell’accordo firmato dai partiti della coalizione Giamaica era stato inserito in 13esima posizione. Ma al netto della forma, la notizia è che i futuri partner di coalizione sono interessati ad un cambio di marcia, ad un “rilancio per l’Europa”, come si evince dal testo. Dopo aver sottolineato che l’UE rappresenta un progetto istituzionale di pace e di successo unico nella storia, si avverte che i rapporti di forza globali sono mutati e che l’Europa “deve prendere il suo destino più di prima nelle proprie mani” per rinnovarsi e per sancire una nuova partenza. Tra i punti di maggiore interesse si annovera la promessa di un rafforzamento del Parlamento europeo al fine di promuovere una maggiore spinta democratica. Inoltre la costruzione di una politica estera e della difesa comuni e il loro rafforzamento sono uno dei capisaldi del possibile prossimo governo. Altra notizia interessante alla vigilia del negoziato sul prossimo quadro finanziario pluriennale post-2020, è l’intenzione della GroKo di contribuire maggiormente al bilancio dell’UE. Se il testo non si sbilancia sulla creazione di un ministro delle finanze europeo, non si può dire altrettanto sul Fondo Monetario Europeo (FME): il Meccanismo europeo di stabilità (ESM) deve essere sviluppato, sostiene il documento, in un FME “soggetto al controllo parlamentare, che dovrebbe essere sancito dal diritto dell’Unione”.</p>
<p>È pacifico che alcune domande siano rimaste senza risposta: si pensi al ministro delle finanze europeo o a un ufficio europeo per le richieste d’asilo, proposte da Macron. È possibile che vi sia malcontento, soprattutto nei paesi sudeuropei, per la decisione di limitare gli arrivi annuali di migranti a 220mila e per la decisione di non accogliere più i mille profughi al mese dall’Italia e dalla Grecia.</p>
<p>Tuttavia, i motivi per cui si può considerare il preaccordo con un moderato ottimismo in ottica europea sono molteplici. In primo luogo l’Europapolitik e la sua presenza nel dibattito politico tedesco: così come in Francia, l’importanza del tema si rispecchia anche nelle priorità del futuro governo. Data l’attenzione particolare dedicata a tale dossier da parte dell’Unione e dell’Spd è evidente che una riforma dell’UE sarà alla base del contratto di coalizione e della prossima legislatura. Positivo in ottica europea è poi il rafforzamento dell’eurozona. Le parti si dicono favorevoli a riforme strutturali di quest’ultima e, dopo le idee di Macron e di Juncker, anche Merkel, Schulz e Seehofer concordano che la Germania debba contribuire maggiormente al bilancio dell’UE, e si dicono pronti a discutere nei prossimi colloqui di un proprio budget dell’eurozona. In terzo luogo, non è da sottovalutare la proposta di un graduale sviluppo dell’ESM in un FME e, pur non mettendo da parte il principio secondo cui rischio e responsabilità sono l’uno legato all’altra, di una maggiore attenzione alla solidarietà, non solo tra gli Stati membri, ma anche per il bilancio dell’UE. Con questo testo sono arrivate poi una prima risposta concreta alle proposte del presidente francese e un chiaro riconoscimento all’asse Berlino-Parigi, vero motore dell’UE.</p>
<p>Non da ultimo, se si fosse verificata la coalizione Giamaica, non sarebbe stato possibile leggere una frase come “vogliamo sviluppare un quadro per le norme sul salario minimo così come per i sistemi di base della sicurezza sociale negli Stati dell’UE”, intento, questo, presente nel documento Unione/Spd; non si sarebbe data così importanza all’aspetto della solidarietà e dell’uguaglianza sociale; non sarebbe stato permesso il ricongiungimento famigliare per 1000 profughi al mese; non si sarebbe parlato di un maggiore contributo finanziario tedesco al bilancio UE; non si sarebbe posto infine il dossier “Europa” come priorità. Punti, questi, di fatto assenti nell’accordo preliminare che avrebbe dato vita alla coalizione nero-giallo-verde.</p>
<p>In ottica europea, si poteva fare di più ed essere più concreti? Forse. Leggeremo tra qualche settimana il contratto di coalizione. Tuttavia, alla luce degli elementi analizzati, quello che conta al momento è tutt’altro: in Germania, se si tratta di Europa, non sarà un “weiter so”.</p>
<p><em>*Collaboratore scientifico della Fondazione Friedrich-Ebert di Roma</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/972/">La nuova Große Koalition non sarà un &#8220;weiter so&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/972/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Germania: Schulz, l’Spd e il “back to the roots”</title>
		<link>https://www.mondodem.it/554/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/554/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Apr 2017 10:04:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lo stato della sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Schulz]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Spd]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=554</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo chiamano “Schulz-Hype”, l’incredibile vento di entusiasmo che sta portando il partito socialdemocratico tedesco (Spd) a traguardi, fino&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/554/">Germania: Schulz, l’Spd e il “back to the roots”</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="’text-align: justify’;"><strong>Lo chiamano “Schulz-Hype”, l’incredibile vento di entusiasmo</strong> che sta portando il partito socialdemocratico tedesco (Spd) a traguardi, fino a due mesi fa, impensabili. L’ex presidente del Parlamento europeo Martin Schulz e la sua marcia nelle fila dell’Spd verso le elezioni politiche di settembre stanno suscitando molto scalpore in Germania. Dopo aver toccato in gennaio il minimo storico (era dato al 20%), alcuni sondaggi indicano oggi l’Spd al 33%: una rimonta straordinaria che permette ora al partito socialdemocratico di essere in un testa a testa con l’unione avversaria, quella cristiano-democratica (Cdu-Csu) della cancelliera, anch’essa ferma al 33%. Altri sondaggi mostrano un risultato ancora più sorprendente: in caso di elezione diretta del cancelliere, il 50% dei tedeschi vorrebbe Schulz, solo il 34% Merkel. Che queste percentuali bastino a riportare cancelleria a guida Spd? Questa è la domanda più dibattuta al di là delle Alpi.</div>
<div style="’text-align: justify’;">
<strong>Gli elementi che spiegano questo exploit inaspettato sono riassumibili in tre punti.</strong> In primo luogo la carriera politica europea di Schulz e alcuni ritagli di vita personale lo rendono una personalità credibile, autentica e fanno di lui un candidato “nuovo”, non particolarmente legato all’Spd nazionale e poco coinvolto nei governi di Grande Coalizione. Oltre all’aspetto novità e alle note biografiche si aggiungono alcune difficoltà che da tempo rendono Merkel e l’unione Cdu-Csu vulnerabili. In Germania si denota una certa Merkel-Müdigkeit (“stanchezza nei confronti di Merkel”). Dopo tre cancellierati si percepisce come parte dell’opinione pubblica sia insoddisfatta del solito messaggio dell’unione: il mantra “avanti così”, versione moderna del “keine Experimente” (“nessun esperimento”) di Adenauer, sembra non essere più credibile poiché si scontra con due fattori importanti. Questa assenza di cambiamento fa apparire infatti l’unione di centrodestra vetusta rispetto ad un candidato “nuovo” e dinamico come Schulz. Questo slogan ricorda inoltre le divisioni che la “politica delle porte aperte” ha provocato in entrambi i partiti Cdu-Csu. Il terzo elemento che contraddistingue l’ascesa politica di Schulz e che peserà nei prossimi mesi è il fortissimo mandato che i delegati Spd gli hanno conferito il giorno della sua elezione a segretario e presidente del partito: con il 100% dei voti ha frantumato i precedenti record ottenuti da Kurt Schumacher che nel lontano 1948 prese il 99,71%, e dal carismatico Willy Brandt che nel 1966 ottenne il 99,36%. Anche quest’ultimo fattore permette di capire come Schulz sia visto dai suoi quasi come “salvatore”, anche in relazione a quello stagnante 20% che da mesi contrassegnava il partito.</div>
<div style="’text-align: justify’;">
<strong>Bastano questi fattori a far restare l’Spd sulla cresta dell’onda fino alle elezioni di settembre?</strong> Ovviamente no. Molto si giocherà sulla proposta politica che Schulz sarà in grado di offrire. Anche se si avrà un programma dettagliato solo da giugno, i temi della proposta politica dell’Spd si stanno lentamente delineando. Una maggiore attenzione ai giovani, la lotta alle disparità sociali, investimenti in cultura e istruzione, la parola fine alla Große Koalition sono parte della visione politica del socialdemocratico. A questi si aggiunge la volontà di rimettere in discussione l’Agenda 2010, il pacchetto di riforme del lavoro e della protezione sociale varato dal governo Schröder. Questo piano, che prevedeva per esempio un taglio al periodo del sussidio di disoccupazione, una diminuzione delle regole sui licenziamenti o l’introduzione di regole più stringenti per la copertura sanitaria, gli costò la rielezione e la perdita di un’ampia parte dell’elettorato di sinistra (dal 2003, anno di approvazione dell’Agenda, l’Spd ha perso dieci milioni di voti). L’obiettivo di Schulz è quello dunque di riconquistare molti di quei voti colpendo al cuore quelle riforme, e virando dunque a sinistra. Riconosciuti alcuni errori di quel pacchetto riformista, Schulz ha intenzione di correggere quest’ultimo al fine di ridurre le disparità sociali. I primi passi in questa direzione sono l’allungamento dei tempi dell’assegno di disoccupazione, una diminuzione radicale dei contratti a tempo per combattere la crescente precarietà giovanile e un supporto alle famiglie. Con quali fondi? Secondo “Mister 100%”, così è stato ribattezzato in patria, servendosi del generoso ammontare di surplus di bilancio.</div>
<div style="’text-align: justify’;">
<strong>Rimettendo al centro del dibattito temi come il welfare, l’equità e la dignità sociale,</strong> Schulz e la Spd dunque abbandonano la terza via blairiana per ritornare alla vecchia tradizione socialdemocratica. Questo ritorno al sociale e al bacino naturale del partito, questa “ri-tradizionalizzazione”, così come la chiama il politologo tedesco Gerd Mielke, incanala quindi le intenzioni politiche dell’Spd verso la riscoperta della sua identità. Se ormai si parla da tempo di crisi d’identità della sinistra europea (la disfatta olandese, un PS francese che rischia l’irrilevanza politica e una sinistra italiana alle prese con le lotte intestine di sempre), sembra che in Germania proprio un “back to the roots” possa essere la chiave non solo per scongiurare una crisi identitaria ma anche per ipotecare un ottimo risultato alle elezioni di settembre.</div>
<div style="’text-align: justify’;">
<strong>Tutto facile per l’Spd e Schulz? Affatto. Per prima cosa c’è da capire in che modo i socialdemocratici si relazioneranno con la sinistra di Linke.</strong> Nonostante le aperture a sinistra dell’Spd, i politici della Linke rimangono critici su molti punti del progetto di Schulz, ritenendolo troppo moderato e non sembrano disposti a voler fare accordi a livello nazionale con quest’ultimo. Lo scetticismo della Linke è in realtà dovuto anche all’assenza di un programma Spd chiaro ed articolato che, come detto, sarà presentato in giugno. Schulz dovrà inoltre prendere posizione sui dossier immigrazione, economia e politica estera; finora si è infatti espresso solo a grandi linee. Terzo fattore saranno le elezioni in due Land che avranno una forte influenza sull’andamento della campagna. Lo scorso weekend si è votato in Saarland, dove l’effetto Schulz non si è per nulla avvertito. La candidata Spd, pur guadagnando 6 punti rispetto ai sondaggi, non è andata oltre il 29,6% dei voti (-1% rispetto a cinque anni fa); la Cdu ha guadagnato invece 5,5% rispetto al 2012 attestandosi al 40,1%. La Linke si è confermata terza forza con il 12,9% (-3,2%) e l’Afd non è andata oltre il 6,2%. Ciò non permette ai due partiti di sinistra di poter formare una coalizione e si prevede quindi una riedizione della Grande Coalizione Cdu-Spd. Sconfitta questa per l’Spd? Sì, ma come afferma lo Spiegel online questa è una “vittoria ingannevole di Angela Merkel”. A maggio si terranno le elezioni in Schleswig-Holstein e, soprattutto, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, Land più popoloso della Germania. I governatori uscenti Spd dei due Land sono dati per più che favoriti e una loro vittoria potrà dare una forte spinta alla campagna di Schulz. I risultati delle elezioni francesi (e italiane?) avranno, questo il quarto punto, un forte ascendente sulle elezioni tedesche e soprattutto se Le Pen vincerà le proprie. La crisi dei rifugiati e la loro gestione avevano portato la destra dell’Afd alla ribalta: solo un mese fa al 15%, oggi sotto il 10%. La vittoria di Le Pen e una nuova crisi in Grecia potrebbero spingere il partito nazionalista a percentuali migliori. C’è da capire poi se Merkel e l’unione cambieranno strategia, proponendo una vera alternativa alle proposte degli altri partiti. Infine giocheranno un ruolo decisivo le coalizioni post-elettorali. Qualora l’Spd vincesse, le opzioni sarebbero due: una coalizione Spd con i Verdi e la Linke o, nuovamente, una Große Koalition. Questa volta, però, a guida Schulz. La strada per la vittoria è ancora lunga. La speranza per l’Spd di governare il paese come partito di maggioranza sarà viva fino al giorno delle elezioni. Un 2017 entusiasmante per le forze progressiste tedesche? Sì.</div>
<div style="’text-align: justify’;"></div>
<div style="’text-align: justify’;"><em>Luca Argenta</em></div>
<div style="’text-align: justify’;"><em>Collaboratore scientifico della Fondazione Friedrich-Ebert di Roma</em></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/554/">Germania: Schulz, l’Spd e il “back to the roots”</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/554/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
