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	<title>Tunisia2020 Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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		<title>Tunisia2020: Luci e ombre di uno sviluppo incentrato sui capitali stranieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara Capelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2016 13:45:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grande Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Tunisia ancora fatica a elaborare risposte efficaci e coerenti ai problemi socio-economici generati da scellerate politiche autoritarie&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Tunisia</strong> ancora fatica a elaborare risposte efficaci e coerenti ai problemi socio-economici generati da scellerate politiche autoritarie e clientelistiche del regime di <strong>Ben Ali</strong> e dalla cattiva gestione delle dinamiche globalizzanti. Un <em>fil rouge</em> che accumuna i diversi governi che si sono succeduti dopo l’insurrezione del 2011 che ha messo fine all’autocrazia di Ben Ali, in sintonia con le agende dei <em>donors</em> internazionali, è l’attrazione di investimenti esteri come priorità per avviare il motore dello sviluppo.</p>
<p>Nel quadro di questa strategia, il 29 e il 30 novembre ha avuto luogo a Tunisi la conferenza internazionale <em><strong>Tunisia 2020</strong> – Road to Inclusion Sustainability and Efficiency</em>. Obiettivo di questo evento era raccogliere quante più risorse possibili per finanziare un ambizioso piano piano di sviluppo quinquennale di 141 progetti pubblici, privati e in partenariato pubblico-privato per un valore complessivo compreso tra i 50 e i 60 miliardi di euro.</p>
<p>Ispirata alla conferenza egiziana di <strong>Sharm el-Sheikh</strong> del marzo 2015, <em>Tunisia 2020</em> ha coinvolto circa 1.500 partecipanti e ottenuto impegni per circa 14 miliardi di euro. Si tratta tuttavia di un risultato al di sotto del prefissato obiettivo di 20-25 miliardi di euro e che si basa in buona sostanza sulle promesse di attori internazionali – Unione europea, Banca europea per gli investimenti (BEI), Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) o l’Arab Fund for Economic and Social Development – o governativi – Qatar e Kuwait in testa, seguiti da Francia, Italia (360 milioni di euro tra doni e prestiti su 4 anni), Svizzera, Canada e Germania.</p>
<p>Inoltre, di questi 14 miliardi, una buona parte è in forma di prestiti a medio-lungo termine, cosa che andrà ulteriormente a gravare sulla condizione di crescente indebitamento estero della Tunisia. Dall’altra parte, il ruolo degli <strong>investitori</strong> privati nel dispiegamento di fondi per i progetti di sviluppo in Tunisia è stato di fatto assai limitato.</p>
<p>Gli obiettivi indicati nel piano quinquennale e buona parte dei progetti presentati durante la conferenza indicano una presa di coscienza di quali siano le priorità di sviluppo economico per la Tunisia, dalla riperequazione delle disparità regionali a un avanzamento del Paese verso attività a più alto valore aggiunto lungo le filiere di produzione mondiali. Tuttavia per una piccola economia come la Tunisia, povera di importanti e abbondanti risorse naturali, attirare investitori stranieri facendo leva sul fatto di essere l’”<em>unica democrazia del mondo arabo</em>” difficilmente risulterà una strategia vincente, indipendentemente dalla qualità dei progetti.</p>
<p>Più plausibile è che, in linea con le politiche adottate nel Paese da metà degli anni Settanta, i principali fattori attrattivi continuino a essere agevolazioni fiscali e basso costo della manodopera, con conseguente allocazione dei capitali internazionali in attività di delocalizzazione per produzioni a basso valore aggiunto, non certo verso i progetti di <em>Tunisia 2020</em>.</p>
<p>Per tale ragione è fondamentale che, anche a livello di <strong>cooperazione internazionale</strong>, si affermi la consapevolezza che le politiche a promozione degli investimenti debbano essere elaborate con maggiore cura, con una più dettagliata analisi dei settori prioritari e dei relativi incentivi da dispiegare, oltre che più circostanziate considerazioni sulle implicazioni sociali, da considerarsi altrettanto prioritarie e non ancillari all’accumulazione di capitale.</p>
<p>L’Italia, presente a <em>Tunisia 2020</em> con una delegazione di imprenditori guidati dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e dal direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo Laura Frigenti, non può astenersi da tali riflessioni se intende farsi promotore attivo di un più inclusivo sviluppo in Tunisia.</p>
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