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	<title>Xi Jinping Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Xi Jinping Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Perché le “Due sessioni” del Partito Comunista Cinese contano per l’Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gregorio Staglianò]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 10:14:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Due sessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Xi Jinping]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel contesto di una profonda crisi del mercato immobiliare, di una crescita economica indebolita e di crescenti tensioni&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel contesto di una profonda crisi del mercato immobiliare, di una crescita economica indebolita e di crescenti tensioni internazionali, si sono svolte a Pechino le tradizionali “Due sessioni” (liǎnghuì), evento annuale apicale nell&#8217;ambito dell&#8217;attività parlamentare cinese. Costituite da due incontri plenari &#8211; il primo con l&#8217;Assemblea Nazionale del Popolo, l&#8217;equivalente cinese del parlamento, e il secondo con la Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese, rappresentativa delle organizzazioni sociali e politiche &#8211; le Due Sessioni si sono concluse senza la consueta conferenza stampa del premier cinese Li Qiang e senza il discorso del Presidente Xi Jinping.</p>
<p>Tra le parole chiave emerse durante le liǎnghuì &#8211; sicurezza, modernizzazione, autosufficienza tecnologica e &#8220;nuove forze produttive di qualità&#8221; &#8211; si cela il futuro approccio strategico cinese verso il proprio modello di crescita e i rapporti con la comunità internazionale. La teoria delle &#8220;nuove forze produttive&#8221; fa riferimento ai settori capaci di garantire innovazione e modernizzazione di alta qualità, puntando ad una trasformazione dalla Cina da &#8220;fabbrica del mondo&#8221; a una &#8220;società di consumo ad alto valore&#8221;. Non si tratta di un restyling formale, ma di una rivoluzione sostanziale volta a ridefinire il modello di sviluppo cinese, riducendo al minimo rischi ed esposizioni alle turbolenze globali, come le sanzioni.</p>
<p>Nel recente numero di Qiushi, la rivista teorica del Partito Comunista Cinese, Xi Jinping ha sottolineato la necessità di questo processo di trasformazione economica, sostenendo che “un tasso di crescita economica più elevato non necessariamente garantisce una situazione positiva, né una diminuzione del tasso di crescita implica automaticamente una situazione negativa.” Questa prospettiva potrebbe spiegare la mancanza di un grande piano di stimolo economico, come confermato dal premier Li Qiang, il qualeha tuttavia dichiarato che l&#8217;economia dovrebbe crescere &#8220;intorno al 5%&#8221; nel corso del 2024. Pechino vorrebbe ottenere questa transizione attraverso un aumento dei consumi, limitando gli interventi dalla spesa pubblica. E in questo nuovo modello di crescita, un ruolo di primo piano è riservato allo sviluppo tecnologico &#8211; il settore più esposto e colpito dalle sanzioni . Microchip, semiconduttori e intelligenza artificiale quantistica saranno i settori chiave su cui la Cina intende aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo, fino al 10%.</p>
<p>La Cina sembra dunque orientata a focalizzare i propri sforzi internamente, con l’obiettivo di assottigliare progressivamente la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e dall’Europa. Ciò non deve essere letto come una corsa verso la costruzione di sistema chiuso e autarchico, ma piuttosto come la creazione di una sorta di paracadute strategico nel caso di esclusione dalle catene di approvvigionamento globali. Oltretutto, tra i comparti che Pechino intende maggiormente modernizzare figura quello militare. Infatti, in previsione del centenario dell&#8217;Esercito Popolare di Liberazione nel 2027, è stato destinato un budget del 7.2% per il 2024, in linea con l&#8217;anno precedente. Ma non è tutto. Le Due Sessioni di quest’anno registrano un&#8217;ulteriore attenuazione dei confini tra il Partito e lo Stato, con l&#8217;approvazione di una legge volta a riformare il Consiglio di Stato: il potere esecutivo sarà chiamato a seguire l&#8217;ideologia e la leadership del Partito, segnando un&#8217;ulteriore fase di sovrapposizione &#8211; e di progressiva sostituzione &#8211; tra il Partito e lo Stato. Questa mossa sembra spiegare l&#8217;assenza del premier, poiché rifletterebbe la volontà della leadership cinese di offuscare qualsiasi entità che non sia direttamente il partito.</p>
<p>Il discorso del Ministro degli affari esteri cinesi Wang Yi, a margine delle Due Sessioni, ha ricordato alcuni successi nel rapporto Cina-Europa, evidenziando progetti come la Belt and Road Initiative, e le partnership infrastrutturali, come il Porto del Pireo in Grecia, il Ponte di Pelješac in Croazia e la ferrovia Ungheria-Serbia. Wang Yi ha affermato chiaramente che non esiste una competizione geopolitica o un conflitto di interessi tra Cina ed Europa, ma piuttosto  interessi reciproci, &#8211; come rimarcato dal “tour” europeo del Ministro di questi ultimi mesi &#8211; sottolineando che entrambe le parti dovrebbero assumere una posizione cooperativa basata sul rispetto della reciproca autonomia. Le parole del Ministro Wang Yi si inseriscono nel tentativo della diplomazia cinese di stabilizzare le relazioni con l&#8217;UE e impedire un ulteriore allineamento di Bruxelles con Washington.</p>
<p>L’UE si trova di fronte a una Cina sempre più determinata a raggiungere l’autosufficienza e convinta nel perseguire i propri interessi strategici, potenzialmente minando l’interdipendenza economica e stravolgendo la bilancia commerciale a favore di Pechino. Concentrare gli sforzi nel settore tecnologico potrebbe aprire ad una nuova fase nelle relazioni economiche e industriali con gli Stati Uniti e l’Europa, specie in materia di high-tech e di transizione energetica. Inoltre, una Cina militarmente rafforzata dagli sviluppi tecnologici &#8211; considerando anche il primato di Pechino nell’utilizzo di tecnologie dual-use &#8211; potrebbe influenzare gli equilibri di potere globali, con possibili ripercussioni sulla sicurezza e sulla stabilità internazionale, con un evidente impatto sulle politiche di difesa e sicurezza dell’Europa. La crescente sovrapposizione tra Partito e Stato potrebbe, inoltre, sollevare non pochi timori riguardo alla trasparenza, ai diritti umani e alla governabilità del Paese, con implicazioni anche per le relazioni con l&#8217;Europa in termini di dialogo politico e cooperazione economica.</p>
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		<title>Futuro rapporto tra USA e Cina con Biden</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Cicino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2021 19:15:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Osservatori]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Xi Jinping]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 20 gennaio 2021 Joe Biden si è insediato ufficialmente alla Casa Bianca come 46esimo presidente degli Stati&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Il <strong>20 gennaio 2021</strong> Joe Biden si è insediato ufficialmente alla Casa Bianca come <strong>46esimo</strong> presidente degli Stati Uniti, e dovrà portare avanti una politica estera anche sulla base dell’eredità lasciata da Trump. Questi ha, in questi ultimi 4 anni, adottato un approccio competitivo nei confronti della Cina, basato su un rafforzamento delle alleanze bilaterali nell’Asia-Pacifico accompagnato parallelamente da una guerra commerciale nei confronti di Pechino, portata avanti con <strong>misure unilaterali e protezionistiche</strong>. L’eredità dell&#8217;amministrazione uscente è contenuta in un <strong>documento di 70 pagine</strong> rilasciato nel novembre 2020 dall’Ufficio del Segretariato di Stato, dal titolo “<a href="https://www.state.gov/wp-content/uploads/2020/11/20-02832-Elements-of-China-Challenge-508.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Elements of the China Challenge</a>”, che esamina la condotta “nociva” di Pechino, le sue vulnerabilità e come gli Stati Uniti dovrebbero rispondere. Tra i compiti di Washington sono annoverati l’ottenere una maggiore conoscenza e comprensione della <strong>sfida cinese</strong>, adottare una cooperazione pragmatica oppure contenere la Cina a seconda del bisogno, e più in generale rafforzare le alleanze statunitensi nel contesto asiatico.</p>



<p>Biden eredita quindi un contesto in cui le relazioni con la Cina sono ai <strong>minimi storici</strong>. La sua futura amministrazione cercherà ancora di contenere Pechino, considerato l&#8217;ampio consenso bipartisan in tema tra Democratici che ai Repubblicani, che condividono preoccupazione e frustrazione per lo <strong>sviluppo economico e tecnologico</strong> senza precedenti della Cina, che rischia di offuscare quello statunitense, e per le sue politiche aggressive in tema di <strong>commercio e diritti umani</strong> (per menzionare solo i settori più evidenti). Tuttavia, l’approccio di Biden sarà sicuramente diverso. Nell’ultimo confronto televisivo con Trump durante la campagna elettorale, Biden <a href="https://eu.usatoday.com/story/news/politics/elections/2020/10/23/debate-transcript-trump-biden-final-presidential-debate-nashville/3740152001/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha dichiarato</a> che, a differenza del presidente uscente lui è intenzionato a <strong>far rispettare le regole del commercio internazionali</strong> al Dragone, rinunciando ad una guerra dei dazi ha solo che avrebbe solo aumentato il deficit commerciale americano verso la Cina. Dal punto di vista più squisitamente diplomatico, Biden tenterà di ripristinare una politica estera intesa in senso classico, superando l’uso che il tycoon faceva dei social network, e cercando di riaprire un dialogo con il corpo diplomatico cinese – che, dopo questi ultimi anni di accuse statunitensi, si è indurito, assuefatto alla <strong><em>“diplomazia di Twitter”</em></strong> di Trump. Inoltre, il nuovo presidente ha una visione più inclusiva volta a rafforzare sia il <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/encircling-china-japan-quad-and-indians-22853" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quadrilateral Security Dialogue</a> con Australia, India e Giappone, e sia le collaborazioni tradizionali con Indonesia e Corea del Sud. Rinvigorire queste alleanze, insieme a quelle con l’Unione Europea ed altri partner, significa aumentare il potere negoziale di Washington e potenzialmente permettere di indurre Pechino a rispettare gli standard del commercio internazionale e i <strong>diritti umani</strong>. In un <a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/united-states/2020-01-23/why-america-must-lead-again" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo</a> pubblicato a marzo 2020 sulla rivista Foreign Affairs, Biden aveva spiegato che il paese di Xi Jinping non avrebbe potuto ignorare un fronte comune di paesi che, insieme, costituiscono più della metà dell’economia globale. Questo permetterebbe agli Stati Uniti e ai loro alleati di tornare a decidere le regole concernenti tutti i campi, dall’ambiente al lavoro, che rispettino gli interessi e i valori democratici.</p>



<p>A tal fine, nell’articolo egli esprimeva la sua volontà di organizzare un <strong>Summit per la Democrazia</strong>, includente tutte le democrazie del mondo. Gli scopi dichiarati di questo Summit sarebbero combattere l’autoritarismo, rafforzare le istituzioni democratiche e difendere i diritti umani a livello domestico e internazionale, ma si tratterebbe di un evidente tentativo di coagulare una grande alleanza di paesi affini in funzione anti-cinese.</p>



<p>Inoltre, per vincere la competizione con Pechino Biden intende investire in ricerca e sviluppo, focalizzandosi tra le altre cose su <strong>energia pulita, intelligenza artificiale e 5G</strong>.</p>



<p>Il futuro presidente punterà a ristabilire la <strong>leadership globale americana</strong>, dopo gli anni del disimpegno globale dell’amministrazione. Biden è convinto che evitare che un altro paese prenda il posto della superpotenza statunitense, o che al contrario nessuno lo faccia e scoppi il caos, sia il modo migliore per proteggere gli interessi degli americani. L’uso della forza rimane relegato come ultima scelta, solo per difendere gli interessi fondamentali degli Stati Uniti e con il <strong>consenso popolare</strong>.</p>



<p>Biden darà priorità invece alla lotta al cambiamento climatico, ed cercherà di spingere Pechino a smettere di finanziare progetti energetici della <strong>Belt and Road Initiative</strong> che coinvolgano i carboni fossili. L’incarico di rilanciare la politica ecologista sarà affidato a <strong>John Kerry</strong>, il quale si occupò in prima persona dell’Accordo sul clima di Parigi quando era Segretario di Stato, e sarà adesso l’inviato speciale per il<strong> clima</strong>, carica che nelle amministrazioni precedenti non esisteva, segnale dell’importanza data al tema.</p>
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