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	<title>Michele Esposti Ongaro, Autore presso MondoDem</title>
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		<title>Le quattro tesi putiniane sulla guerra in Ucraina: miti e realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Esposti Ongaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 16:27:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Russia e Asia centrale]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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<p>Più di due anni fa, un articolo del Corriere della sera pubblicava una lista dei “putiniani d’Italia<em>”</em>, dando l’impressione di volere creare liste di proscrizione. L’articolo rispecchiava una parallela denuncia della stampa tedesca contro i <em>Putinversteher</em>, “coloro che comprendono le ragioni di Putin”. Entrambi gli articoli commettevano l’errore di soffermarsi sulle persone, anziché sulle tesi. Perché di tesi “putiniane”, soprattutto sulle cause della guerra, ne esistono eccome e vanno riconosciute come tali. Ma cosa significa esattamente “putiniano” o “putinista”? Sono due termini che devono essere distinti e definiti sulla falsariga dei termini “marxista” e ”marxiano”. “Putinista” è una persona che sostiene ideologicamente Putin e giustifica l’invasione dell’Ucraina come una scelta obbligata. Non mancano i commentatori che sostengono tale opinione, ma si tratta di una minoranza. Il termine “putiniano”, al contrario, non dovrebbe riferirsi alle persone, ma ai modelli di argomentazione, esattamente come si fa con il termine “marxiano” (es. una categoria <em>marxiana</em>, la teoria <em>marxiana</em> del valore ecc.). Seguendo questa distinzione, possiamo affermare che, in Italia e altrove, il punto di vista “putiniano” sulla guerra sia ampiamente diffuso; chi lo adotta tende spesso a denunciare una presunta stampa “di regime” che li censurerebbe. Vi sono quattro principali tesi “putiniane” che riprendono fedelmente, anche inconsapevolmente, la narrativa del Cremlino. Ne esistono molte altre, ma queste sono le principali.</p>



<p>La prima tesi afferma che l’Ucraina sarebbe sempre stata una regione russa, e la sua creazione nel 1922 una concessione da parte di Lenin. È una tesi senza alcun fondamento storico, smentita da tutti i maggiori accademici internazionali.</p>



<p>La seconda tesi afferma che il cambio di regime del febbraio 2014 sarebbe stato un colpo di stato orchestrato dagli Stati Uniti, che avrebbero rovesciato un governo legittimamente eletto. Questa affermazione ignora il fatto che le proteste del 2013 nascevano da un diffuso desiderio di porre fine alla corruzione e di avvicinarsi all’Europa. Il criticabile intervento diplomatico americano e quello dei gruppi paramilitari fascisti si sono innestati solo in un secondo momento, dopo la repressione violenta dei manifestanti da parte della Berkut. Non solo: la deposizione di Yanukovich da parte del Parlamento, nonostante il parziale vizio di forma (votò per la deposizione del presidente il 73% dei parlamentari invece del 75% richiesto dalla Costituzione vigente, ma comunque il 100% di quelli presenti) non può essere chiamata “colpo di Stato”, soprattutto perché la forma e le istituzioni dello Stato non ne furono affette e nuove elezioni furono indette da lì a poco. Elezioni che furono dichiarate regolari dall’OSCE, organismo di cui fa parte anche la Russia. Si aggiunga che nella votazione per la destituzione del presidente, votarono a favore tutti i membri del Partito delle Regioni, a riprova che tutti erano concordi nel denunciare l’indegnità di Yanukovich.&nbsp;Si trattò dunque di un&nbsp;<em>cambio di regime&nbsp;</em>turbolento e ambiguo, ma non di un&nbsp;<em>colpo di Stato</em>.</p>



<p>La terza tesi, la più rilevante, afferma che la guerra civile del 2014 sarebbe stata iniziata dall’esercito e dai paramilitari ucraini, che avrebbero unilateralmente bombardato e massacrato per otto anni i civili del Donbass. In realtà, la prima mossa fu compiuta dai dai paramilitari filo-russi o addirittura russi: l’assedio e la conquista di Sloviansk da parte dei miliziani russi di Igor Strelkov avvenne prima dell’orribile massacro di Odessa del 2 maggio; l’assedio dell’aeroporto di Donetsk precedette la controffensiva ucraina del giugno 2014; l’uccisione dei 37 soldati ucraini a Zelenopillia l’11 luglio, provocata da missili sparati di là dal confine russo, precedette certamente la battaglia di Horlivka, nella quale fu l’aviazione ucraina a bombardare e a causare numerose vittime civili. Ad agosto 2014 i soldati russi, la Wagner, e i ceceni entrano ufficialmente nel conflitto, come testimoniato, per esempio dal tremendo massacro dei 400 regolari ucraini a Ilovaisk il 18 agosto 2014, che provocò uno shock immenso nell’opinione pubblica ucraina. Anche le forze ucraine, tra cui i discussi battaglioni Azov e Aidar, come documentato da Amnesty, commisero crimini contro la popolazione civile, ma la guerra del Dobass non fu mai una unilaterale aggressione ucraina contro civili infermi: si trattò piuttosto di una guerra sporca, fomentata e alimentata dalla Russia, o almeno dai suoi miliziani. Basti ricordare che Putin, dopo aver annesso la Crimea menzionò per la prima volta il concetto di&nbsp;<em>Novorussija&nbsp;</em>l’8 maggio 2014, o che i&nbsp;<em>Glazyev tapes</em>provavano il coinvolgimento russo nell’organizzazione della secessione già dai primissimi mesi del 2014.</p>



<p>La quarta tesi, propagata dal noto politologo americano John Mearsheimer (e copiata in Italia da tutta la pletora di sedicenti analisti <em>anti-mainstream</em>) asserisce che l’espansione verso est della NATO avrebbe costituito una minaccia esistenziale per la Russia. Si tratta di una tesi che si basa su tre tipologie di manipolazione linguistica, (la Nato <em>ha inglobato </em>i paesi dell’Est Europa, la Russia è stata <em>accerchiata </em>dalla Nato, l’occidentalizzazione<em> </em>dell’Ucraina costituisce una <em>minaccia esistenziale </em>per la Russia)<em> </em>e che, cosa più importante, è stata confutata da dati controfattuali: l’adesione della Finlandia e della Svezia alla Nato non ha provocato alcuna reazione militare da parte della Russia. La cosiddetta minaccia esistenziale non è altro che un pretesto per annettere un paese cui Putin nega identità e ragion d’essere.</p>



<p>Riconoscere le tesi putiniane per quello che sono è essenziale per un dibattito onesto. Il problema non è demonizzare chi le sostiene, ma smontarle con rigore e fatti. Troppe volte, nel discorso pubblico italiano e internazionale, si lascia spazio a narrazioni che ricalcano fedelmente la propaganda russa senza contestualizzazione critica. Distinguere tra &#8220;putiniani&#8221; e &#8220;putinisti&#8221; aiuta a spostare l&#8217;attenzione dalle persone alle idee, stimolando un confronto basato sulla realtà storica e non sulle etichette.</p>
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		<title>L&#8217;aggressione russa e il concetto di linea rossa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Esposti Ongaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 09:04:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Russia e Asia centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo diffuse interpretazioni, l’aggressione della Russia contro l&#8217;Ucraina e la conseguente resistenza di Kiev sarebbero soltanto una proxy&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3027/">L&#8217;aggressione russa e il concetto di linea rossa</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p>Secondo diffuse interpretazioni, l’aggressione della Russia contro l&#8217;Ucraina e la conseguente resistenza di Kiev sarebbero soltanto una <em>proxy war </em>tra Russia e USA: l’aggressione sarebbe una <em>conseguenza </em>della politica statunitense, la resistenza ucraina un epifenomeno della guerra per procura, e gli stessi ucraini pedine nel grande gioco tra l’anglo-sfera e il mondo russo.</p>



<p>Gli elementi portati a sostegno di tale interpretazione sono essenzialmente tre: l’allargamento della Nato, il&nbsp; sostegno americano all’esercito ucraino e l&#8217;obiettivo statunitense di indebolire la Russia, in vista di un’ulteriore proiezione strategica anti-cinese.</p>



<p>Tali fattori sono certamente parte del conflitto, ma è corretto annoverarli come <em>causa</em> diretta dell’aggressione?</p>



<p>Gli USA vengono spesso considerati responsabili a causa dell’intento, dichiarato nel 2008, di allargare la NATO all’Ucraina e alla Georgia; ed anche a causa del ruolo da essi giocato nel cambio di regime del 2014. Questa interpretazione presuppone non soltanto il potere causale di tali avvenimenti, ma anche la responsabilità politica degli USA, e persino la loro intenzionalità.</p>



<p>Che cosa è scorretto in tali interpretazioni?&nbsp;</p>



<p>La variante dell’intenzionalità è la più facile da smontare. Non vi sono prove che gli americani volessero &nbsp;&nbsp;il conflitto e l&#8217;attuale scarsa propensione americana a negoziare non costituisce un elemento probatorio sufficiente. La tesi secondo cui gli USA vorrebbero sostituirsi alla Russia come esportatori di gas all’Europa è altrettanto traballante, per varie ragioni: i paesi europei tenderanno ad una maggiore diversificazione degli approvvigionamenti; l’economia USA non dipende in modo rilevante dall’esportazione di gas liquido; infine, le forniture di gas russo all’Europa, verosimilmente, non si interromperanno. Rimane un’ultima tesi di natura complottistica: gli USA avrebbero attivato la guerra per mettere in crisi l’economia delle “medie potenze esportatrici”, Germania e Italia, fortemente dipendenti dal gas russo. E’ possibile che singoli settori dell’establishment americano abbiano tali obiettivi, ma è infondato farne il motore della politica estera statunitense.</p>



<p>La teoria di una responsabilità diretta di tipo “doloso” è più sensata, ma non per questo meno scorretta. La tesi secondo cui USA e NATO sarebbero responsabili del conflitto a causa della violazione di una presunta “linea rossa” non ha alcun fondamento giuridico, geostrategico, storico ed epistemologico.</p>



<p>1. Non vi era alcun trattato che impedisse tale allargamento (sicuramente biasimabile da un punto di vista europeo-occidentale), ma soltanto &nbsp;promesse enunciate all’inizio degli anni ’90. Mentre è la Russia ad avere violato diversi trattati internazionali – quello di Helsinki del 1975, e soprattutto quello di Budapest del 1994.</p>



<p>2. &nbsp;La Russia non è stata accerchiata da paesi NATO, ma semplicemente avvicinata nei suoi confini occidentali. Molte sciocchezze sono state scritte circa il possibile dispiegamento di testate nucleari in Ucraina, ma la verità è che i russi non paventavano armi nucleari bensì l’installazione di sistemi di difesa eventualmente riconvertibili in sistemi di attacco. Un timore legittimo, ma la Russia già oggi schiera armi ed eserciti a ridosso dei paesi occidentali, testate nucleari nell’enclave di Kaliningrad e milizie armate&nbsp; in Libia. La presenza di Stati cuscinetto non è un dogma né un diritto, ma solo una comprensibile esigenza.</p>



<p>3. Il paragone con la crisi di Cuba è fuorviante. Nel 1962 gli americani, pur avendo scoperto testate nucleari, non rasero al suolo Cuba come sta facendo la Russia con l’Ucraina.&nbsp; Agirono certamente con un atto di forza privo di legittimità giuridica, tuttavia non cercarono di distruggere lo Stato cubano in quanto tale, annettendosi parte del suo territorio o modificando il tessuto delle popolazioni.</p>



<p>4. La reazione della Russia non è un’inevitabile conseguenza rispetto all’azione di allargamento della NATO: è un’azione deliberata, criminale e meritevole di sanzione. L’esistenza di una&nbsp; “linea rossa”, superata la quale uno Stato interviene militarmente, &nbsp;non è una&nbsp; legge scientifica ma una&nbsp; regola non scritta, e la confusione tra legge e regola denota scarsa dimestichezza con la metodologia delle scienze sociali.</p>



<p>L’infondatezza epistemologica della&nbsp; teoria secondo cui causa della guerra sarebbe l’allargamento della NATO, infine, è facilmente dimostrabile mediante dati controfattuali: la richiesta di adesione alla NATO da parte di Finlandia e Svezia probabilmente non provocherà alcun intervento militare da parte della Russia. E questo non perché Mosca sia impantanata in Ucraina, ma semplicemente perché la prospettiva dell’avvicinamento della NATO è solo il pretesto per una guerra di annessione nei confronti di un Paese cui Putin nega identità e ragion d’essere.</p>



<p>Ma non è tutto. Per quanto le dichiarazioni del 2008 costituissero una minaccia per la Russia, la rivolta del 2014 ha avuto origine da un moto spontaneo di una parte del popolo ucraino, il cui intento era&nbsp; l’avvicinamento all’Unione Europea. E’ soltanto dopo l’annessione della Crimea che l’adesione alla NATO è stata messa in agenda e le armi hanno cominciato ad affluire in Ucraina.</p>



<p>La politica statunitense è certamente uno degli elementi strutturali di questo conflitto, tuttavia non può essere considerata una causa diretta. La causa diretta del conflitto è soltanto la   politica imperialista della Russia, in relazione alla quale fatti certamente gravi come la guerra civile nel Donbass e la criticabile espansione della NATO non sono altro che pretesti.</p>
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