L’aggressione russa e il concetto di linea rossa

Russian Defense Minister Sergei Shoigu, right, and Head of the General Staff of the Armed Forces of Russia and First Deputy Defense Minister Valery Gerasimov listen to Russian President Vladimir Putin during their meeting in Moscow, Russia, Sunday, Feb. 27, 2022. Putin has ordered Russian nuclear forces on high alert amid tensions with the West over his invasion of Ukraine. (Alexei Nikolsky, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)

Secondo diffuse interpretazioni, l’aggressione della Russia contro l’Ucraina e la conseguente resistenza di Kiev sarebbero soltanto una proxy war tra Russia e USA: l’aggressione sarebbe una conseguenza della politica statunitense, la resistenza ucraina un epifenomeno della guerra per procura, e gli stessi ucraini pedine nel grande gioco tra l’anglo-sfera e il mondo russo.

Gli elementi portati a sostegno di tale interpretazione sono essenzialmente tre: l’allargamento della Nato, il  sostegno americano all’esercito ucraino e l’obiettivo statunitense di indebolire la Russia, in vista di un’ulteriore proiezione strategica anti-cinese.

Tali fattori sono certamente parte del conflitto, ma è corretto annoverarli come causa diretta dell’aggressione?

Gli USA vengono spesso considerati responsabili a causa dell’intento, dichiarato nel 2008, di allargare la NATO all’Ucraina e alla Georgia; ed anche a causa del ruolo da essi giocato nel cambio di regime del 2014. Questa interpretazione presuppone non soltanto il potere causale di tali avvenimenti, ma anche la responsabilità politica degli USA, e persino la loro intenzionalità.

Che cosa è scorretto in tali interpretazioni? 

La variante dell’intenzionalità è la più facile da smontare. Non vi sono prove che gli americani volessero   il conflitto e l’attuale scarsa propensione americana a negoziare non costituisce un elemento probatorio sufficiente. La tesi secondo cui gli USA vorrebbero sostituirsi alla Russia come esportatori di gas all’Europa è altrettanto traballante, per varie ragioni: i paesi europei tenderanno ad una maggiore diversificazione degli approvvigionamenti; l’economia USA non dipende in modo rilevante dall’esportazione di gas liquido; infine, le forniture di gas russo all’Europa, verosimilmente, non si interromperanno. Rimane un’ultima tesi di natura complottistica: gli USA avrebbero attivato la guerra per mettere in crisi l’economia delle “medie potenze esportatrici”, Germania e Italia, fortemente dipendenti dal gas russo. E’ possibile che singoli settori dell’establishment americano abbiano tali obiettivi, ma è infondato farne il motore della politica estera statunitense.

La teoria di una responsabilità diretta di tipo “doloso” è più sensata, ma non per questo meno scorretta. La tesi secondo cui USA e NATO sarebbero responsabili del conflitto a causa della violazione di una presunta “linea rossa” non ha alcun fondamento giuridico, geostrategico, storico ed epistemologico.

1. Non vi era alcun trattato che impedisse tale allargamento (sicuramente biasimabile da un punto di vista europeo-occidentale), ma soltanto  promesse enunciate all’inizio degli anni ’90. Mentre è la Russia ad avere violato diversi trattati internazionali – quello di Helsinki del 1975, e soprattutto quello di Budapest del 1994.

2.  La Russia non è stata accerchiata da paesi NATO, ma semplicemente avvicinata nei suoi confini occidentali. Molte sciocchezze sono state scritte circa il possibile dispiegamento di testate nucleari in Ucraina, ma la verità è che i russi non paventavano armi nucleari bensì l’installazione di sistemi di difesa eventualmente riconvertibili in sistemi di attacco. Un timore legittimo, ma la Russia già oggi schiera armi ed eserciti a ridosso dei paesi occidentali, testate nucleari nell’enclave di Kaliningrad e milizie armate  in Libia. La presenza di Stati cuscinetto non è un dogma né un diritto, ma solo una comprensibile esigenza.

3. Il paragone con la crisi di Cuba è fuorviante. Nel 1962 gli americani, pur avendo scoperto testate nucleari, non rasero al suolo Cuba come sta facendo la Russia con l’Ucraina.  Agirono certamente con un atto di forza privo di legittimità giuridica, tuttavia non cercarono di distruggere lo Stato cubano in quanto tale, annettendosi parte del suo territorio o modificando il tessuto delle popolazioni.

4. La reazione della Russia non è un’inevitabile conseguenza rispetto all’azione di allargamento della NATO: è un’azione deliberata, criminale e meritevole di sanzione. L’esistenza di una  “linea rossa”, superata la quale uno Stato interviene militarmente,  non è una  legge scientifica ma una  regola non scritta, e la confusione tra legge e regola denota scarsa dimestichezza con la metodologia delle scienze sociali.

L’infondatezza epistemologica della  teoria secondo cui causa della guerra sarebbe l’allargamento della NATO, infine, è facilmente dimostrabile mediante dati controfattuali: la richiesta di adesione alla NATO da parte di Finlandia e Svezia probabilmente non provocherà alcun intervento militare da parte della Russia. E questo non perché Mosca sia impantanata in Ucraina, ma semplicemente perché la prospettiva dell’avvicinamento della NATO è solo il pretesto per una guerra di annessione nei confronti di un Paese cui Putin nega identità e ragion d’essere.

Ma non è tutto. Per quanto le dichiarazioni del 2008 costituissero una minaccia per la Russia, la rivolta del 2014 ha avuto origine da un moto spontaneo di una parte del popolo ucraino, il cui intento era  l’avvicinamento all’Unione Europea. E’ soltanto dopo l’annessione della Crimea che l’adesione alla NATO è stata messa in agenda e le armi hanno cominciato ad affluire in Ucraina.

La politica statunitense è certamente uno degli elementi strutturali di questo conflitto, tuttavia non può essere considerata una causa diretta. La causa diretta del conflitto è soltanto la   politica imperialista della Russia, in relazione alla quale fatti certamente gravi come la guerra civile nel Donbass e la criticabile espansione della NATO non sono altro che pretesti.

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