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	<title>Paola Lupi, Autore presso MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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		<title>UE e Indo-Pacifico: le Filippine al centro della strategia europea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paola Lupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 08:25:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono due aspetti fondamentali da considerare nella situazione politica attuale delle Filippine. Il primo è che, sebbene&#8230;</p>
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<p>Ci sono due aspetti fondamentali da considerare nella situazione politica attuale delle Filippine.</p>



<p>Il primo è che, sebbene le prossime elezioni presidenziali siano previste per il 2028, la campagna elettorale è già iniziata. Attualmente, il presidente è Ferdinand &#8220;Bongbong&#8221; Marcos Jr., mentre la vicepresidente è Sara Duterte, figlia dell’ex presidente Rodrigo Duterte. Tuttavia, con l&#8217;avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, l’alleanza tra i due si sta incrinando. Gli occhi sono puntati sulla vicepresidente, che dopo il voto di metà mandato dovrà affrontare un possibile&nbsp;<a href="https://www.theguardian.com/world/2025/feb/06/sara-duterte-philippine-vice-president-impeached-over-allegations-including-plot-to-kill-president">impeachment</a>, al Senato. Questo passaggio sarà cruciale per determinare quale tra le due principali dinastie politiche del Paese – i Marcos e i Duterte – prevarrà sull’altra.&nbsp;</p>



<p>Il secondo aspetto riguarda la politica estera delle Filippine, in particolare il conflitto con la Cina nel Mar Cinese Meridionale. Negli ultimi anni, il Paese ha assunto&nbsp;<a href="https://apnews.com/article/philippines-south-china-sea-defense-secretary-gilberto-teodoro-air-defense-zone-4c63b28b674c63b1730a22dc9faa5f22">un atteggiamento sempre più deciso nei confronti di Pechino</a>, segnando una&nbsp;<a href="https://www.cfr.org/article/dutertes-ingratiating-approach-china-has-been-bust">netta discontinuità rispetto alla politica dell’ex presidente Duterte</a>. Quest’ultimo aveva cercato un riavvicinamento con la Cina, una strategia che, a posteriori, molti considerano&nbsp;<a href="https://thediplomat.com/2024/09/parsing-the-philippines-pivot-to-china-under-rodrigo-duterte/">fallimentare</a>.</p>



<p>Questi sviluppi politici interni hanno un impatto significativo sulle relazioni tra l’Europa e le Filippine. Durante la presidenza Duterte,&nbsp;<a href="https://www.euractiv.com/section/economy-jobs/news/eu-philippines-agree-to-relaunch-free-trade-talks/">l’UE ha dovuto ridimensionare il proprio coinvolgimento</a>, sia a causa delle&nbsp;<a href="https://www.hrw.org/tag/philippines-war-drugs">violazioni dei diritti umani</a>legate alla &#8220;guerra alla droga&#8221;, sia per l&#8217;orientamento pro-Cina del governo di allora. Sebbene Marcos Jr. provenga dalla stessa area politica del suo predecessore,&nbsp;<a href="https://www.lowyinstitute.org/the-interpreter/family-feud-philippines">ha adottato una linea più filo-occidentale e un atteggiamento più attento ai diritti umani</a>. Le elezioni di metà mandato – e ancor più quelle del 2028 – potrebbero nuovamente ridefinire gli equilibri tra Manila e Bruxelles.</p>



<p>Per l’UE, dunque, è arrivato il momento di decidere se e come costruire relazioni stabili e a lungo termine con le Filippine, concentrandosi in particolare su due ambiti.</p>



<p><strong>Accordi commerciali</strong></p>



<p>Nel 2017, l’UE ha interrotto i negoziati per un accordo di libero scambio (FTA) con le Filippine, a causa di divergenze con il governo Duterte. Il ritorno dell&#8217;Europa al tavolo negoziale nel 2024 è stato accolto con favore sia da Bruxelles sia da Manila,&nbsp;<a href="https://thediplomat.com/2024/12/the-importance-of-the-eu-philippines-trade-deal/">vista l&#8217;importanza economica delle Filippine per il continente europeo</a>. Il Paese occupa una posizione strategica nell’Indo-Pacifico, una regione cruciale per il commercio dell’UE (il Mar Cinese Meridionale è fondamentale per il&nbsp;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/edn-20221128-1">40% delle rotte commerciali europee</a>). Inoltre, le Filippine possiedono&nbsp;<a href="https://www.pism.pl/publications/eu-looks-to-asean-countries-for-critical-raw-materials-supplies">risorse essenziali per la transizione ecologica e digitale dell’Europa</a>, tra cui nichel, rame e cromite.</p>



<p><strong>Difesa e sicurezza regionale</strong></p>



<p>Il tema della difesa è strettamente legato agli accordi commerciali. Sebbene le recenti crisi internazionali abbiano spostato l’attenzione altrove, rafforzare le alleanze nell’Indo-Pacifico rimane&nbsp;<a href="https://commission.europa.eu/document/download/1fd85a66-b89a-492b-8855-89499106c1d4_en?filename=Mission%20letter%20-%20KALLAS.pdf">un obiettivo strategico della Commissione Europea</a>. Le Filippine, alleate della NATO e interessate ad&nbsp;<a href="https://www.factsasia.org/blog/how-europe-fits-in-the-philippines-strategic-diversification">ampliare le proprie partnership con i Paesi europei,</a>&nbsp;sono un punto di partenza ideale, soprattutto alla luce delle tensioni con la Cina. Schierarsi a fianco di Manila nel conflitto nel Mar Cinese Meridionale invierebbe un segnale chiaro sulla posizione dell’UE nella regione, mentre la formalizzazione dell’FTA potrebbe essere&nbsp;<a href="https://www.dw.com/en/how-can-eu-support-philippines-in-south-china-sea-dispute/a-68713048">un messaggio politico ancora più forte rivolto a Pechino</a>. Gli Stati Uniti restano&nbsp;<a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/1/23/trump-administration-promises-ironclad-support-for-philippines-security">il principale alleato delle Filippine</a>, ma ciò non esclude che l’Europa possa – e debba – costruire una propria credibilità nell’area.</p>



<p><strong>Le priorità per l’UE</strong></p>



<p>Per rafforzare il proprio ruolo nelle Filippine, l’UE deve agire su due fronti principali:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Accelerare i negoziati per l’FTA</strong>. L&#8217;obiettivo attuale è concluderli prima del 2028, anno delle elezioni presidenziali. Accelerare il processo consentirebbe all’Europa di ottenere benefici economici immediati e, al tempo stesso, di rafforzare la propria reputazione in un’area che spesso percepisce l’UE come un partner poco affidabile dal punto di vista commerciale.</li>



<li><strong>Definire una posizione chiara sul Mar Cinese Meridionale</strong>. Negli ultimi anni, l’UE ha mantenuto un atteggiamento ambiguo su questa disputa territoriale, nonostante la questione sia cruciale per la sicurezza delle rotte commerciali nell’Indo-Pacifico. Le Filippine non sono l’unico Paese coinvolto nel contenzioso con la Cina, e una strategia più netta potrebbe favorire il dialogo con altre nazioni della regione.</li>
</ol>



<p>L’attuale instabilità politica filippina rende urgente un’azione da parte dell’Europa. Se oggi l’UE non può prevedere con certezza quale sarà l’evoluzione del potere nel Paese, costruire relazioni solide fin da ora garantirà all’Europa una posizione di vantaggio nei futuri negoziati. In questo modo, indipendentemente da chi sarà al governo nel 2028, la cooperazione con Bruxelles potrà restare un’opzione strategicamente conveniente per Manila.</p>
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		<title>I disastri climatici in Asia e il ruolo dell&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paola Lupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 07:52:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quest’estate, l’Asia meridionale ha patito le conseguenze di una stagione dei monsoni cheha portato alluvioni devastanti in tutta&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quest’estate, l’Asia meridionale ha patito le conseguenze di una stagione dei monsoni che<br>ha portato alluvioni devastanti in tutta la regione. Dall’Afghanistan al Bangladesh, abitazioni,<br>infrastrutture e vite umane sono state perse, e i governi hanno lanciato richieste di aiuto alla<br>comunità internazionale per soccorrere le loro popolazioni colpite.<br>Per fare degli esempi, a fine agosto, le Nazioni Unite riportavano 18 milioni di persone<br>colpite dalle alluvioni solo in Bangladesh, con gravi danni a terreni fondamentali per il<br>sostentamento delle popolazioni locali, soprattutto nelle regioni di Chattogram e Sylhet.<br>In Nepal, tra i molti morti a causa alluvioni, un tragico incidente è stato particolarmente<br>discusso, quando due autobus con 60 persone a bordo sono stati travolti da una frana e<br>trascinati in un fiume.<br>In questo contesto, è impossibile non chiedersi quali siano state le risposte internazionali<br>alle domande di aiuto, dopo aver sentito parlare così tanto di quanto il cambiamento<br>climatico sia un problema da affrontare globalmente, senza lasciare nessuno indietro.<br>Quest’estate in Asia meridionale, organizzazioni internazionali e ONG si sono attivate per<br>supportare le comunità locali, come per esempio la Croce Rossa e CARE, aiutando sia con<br>fondi monetari sia distribuendo articoli di emergenza e aiutando le regioni a rendere le<br>strade riutilizzabili il prima possibile. Altre, come l’UNICEF e il World Food Programme,<br>spingono per il continuo e accelerato investimento e aiuti umanitari. Questa richiesta arriva<br>dopo un autunno 2023 pieno di speranza, avendo sentito i governi dei paesi più ricchi del<br>mondo promettere grandi somme al Loss and Damages Fund al COP28. In realtà è stata<br>proprio l’Italia, a Dubai, a fare una delle prime grandi promesse per contribuire al L&amp;D Fund<br>con 100 milioni di euro, proponendosi come un paese leader nell’affrontare le distruzioni<br>causate dai disastri naturali collettivamente e coscienziosamente.<br>Queste promesse sono importanti, ma scenari devastanti al di fuori dell’Asia del Sud<br>potrebbero rallentare la loro vera implementazione. Infatti, non è stata solo questa regione a<br>soffrire le conseguenze di gravi alluvioni e l’effetto del cambiamento climatico quest’estate.<br>L’uragano Helene negli Stati Uniti ha colpito cinque stati: anche qui, morti e gravi danni alle<br>infrastrutture sono stati dichiarati, con governi statali e il governo federale preoccupati per<br>quello che sicuramente è solo l’inizio di eventi climatici disastrosi causati dal cambiamento<br>climatico, che li costringe a usare molto risorse umanitarie e monetarie per aiutare i civili e<br>proseguire alla ricostruzione delle infrastrutture perse. L’Europa non è stata risparmiata:<br>l’Austria, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Spagna e anche l’Italia sono state<br>colpite da piogge torrenziali che hanno causato gravi alluvioni, che hanno costretto parte<br>delle popolazioni dei paesi ad abbandonare le loro abitazioni.<br>Ora come non mai, è possibile rendersi conto che il cambiamento climatico e sui effetti non<br>possono essere considerati come problemi nazionali o regionali: sono dilaganti, pericolosi<br>per tutti, e necessitano risposte collettive. Ma proprio mentre sempre più paesi si<br>confrontano con le conseguenze del cambiamento climatico, meno sembrano disponibili a<br>offrire supporti ad altri paesi a rischio. Per esempio, il Center for Strategic and International<br>Studies ha fatto appello al governo statunitense, esortandolo a mandare aiuti in Myanmar,<br>citando responsabilità collettiva per aiutare i paesi a rischio di cambiamento climatico,<br>soprattutto quando già fragile a causa di difficili situazioni politiche. Tuttavia, non è una<br>sorpresa che i gravi danni all’interno degli Stati Uniti hanno spostato i loro interessi,<br>allineandoli ai problemi nei suoi Stati.<br><br>Insomma, proprio mentre il cambiamento climatico richiede più aiuti internazionali, gli stati si<br>trovano a guardare internamente. Eppure, l’Italia e l’Europa farebbero bene a guardare il<br>contesto globale più ampiamente. In primis, perché non c’è dubbio che continuino ad essere<br>i paesi che contribuiscono meno alla crisi climatica a subirne i costi più pesanti: le alluvion<br>sono state affrontate in tre continenti quest’estate e autunno, ma nell’Asia meridionale hanno<br>causato morti e perdite sentite più fortemente, senza dubbio anche a causa di infrastrutture<br>e capacità di soccorsi meno preparate. Proprio per questo, non ci si deve dimenticare delle<br>promesse fatte per il L&amp;D Fund, ma anzi, diventare più ambiziosi. Inoltre, l’Italia anche e<br>soprattutto quando sente alle porte di casa le stesse crisi che ci sono in altri continenti deve<br>imporsi per costruire una comunità internazionale forte, collaborativa e capace di supportarsi l’un l’altro con risorse, fondi monetari e best practices. Esempi su cui l’Italia può basarsi sono l’European Union &#8211; South Asia Capacity Building for Disaster Risk Management<br>Program, che si è concentrato sul creare resilienza nella regione dell’Asia Meridionale, ma<br>allo stesso tempo ha contribuito alla creazione di sapere comune su come affrontare disastri<br>naturali con finanziamenti, partnership internazionali e attori nazionali. Inoltre, l’Italia ha già<br>fatto uso dell’EU Civil Protection Mechanism nel 2023: una volta richiedendo assistenza, e<br>un’altra portando supporti. Questo meccanismo dimostra che c’è possibilità di ampliare la<br>cooperazione internazionale, e che paesi come quelli dell&#8217;Asia Meridionale non devono<br>essere lasciati indietro, ma invece contribuire a strategie di disaster risk management più<br>efficaci. Partire da proposte come queste e contribuire al loro funzionamento e alla loro<br>creazione renderà l’Italia più coerente nella sua politica di affari esteri di L&amp;D, e più forte a<br>lungo termine, con strutture di cooperazione ben consolidate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673446/">I disastri climatici in Asia e il ruolo dell&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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