<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Etiopia Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<atom:link href="https://www.mondodem.it/tag/etiopia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mondodem.it/tag/etiopia/</link>
	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
	<lastBuildDate>Tue, 11 Jan 2022 09:37:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.3</generator>

<image>
	<url>https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-MondoDem_Logo_RGB_colored-min-1-1-32x32.png</url>
	<title>Etiopia Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<link>https://www.mondodem.it/tag/etiopia/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Incognita Etiopia: banco di prova per la diplomazia occidentale</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2584/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2584/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicolò Beda Zantomio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jan 2022 09:37:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2584</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Etiopia, a partire dagli accordi di pace con l’Eritrea che valsero il premio Nobel per la pace al&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2584/">Incognita Etiopia: banco di prova per la diplomazia occidentale</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">L’Etiopia, a partire dagli accordi di pace con l’Eritrea che valsero il premio Nobel per la pace al Primo Ministro Abiy Ahmed nel 2019, sembrava in grado di dare avvio ad una nuova fase di stabilità politica, per sé stessa e per l’intero Corno d’Africa. Nel novembre 2020, però, è scoppiato un <a href="https://www.mondodem.it/regioni/africa-subsahariana/etiopia-tigray/">confronto diretto</a> tra Ahmed, che aveva lanciato un processo di riforme miranti alla riduzione del peso delle amministrazioni etniche periferiche, ed i vertici del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF), per decenni componente di spicco della coalizione al potere. La crisi politica si è trasformata rapidamente in un un’operazione militare delle forze federali contro il Tigrai che, pur sostenuta da quelle dell’Eritrea, è stata comunque fermata dalle Tigray Defence Forces (TDF), sostenute dall’Oromo Liberation Army (OLA). Le forze tigrine e oromo hanno poi lanciato un’offensiva militare in direzione di Addis Abeba, che si è successivamente esaurita creando le condizioni per un fragile cessate-il-fuoco. All’annuncio del 20 dicembre da parte del TPLF relativo al ritiro delle proprie unità a nord del confine del Tigrai, è seguito quello del 24 dicembre con cui il governo federale dell’Etiopia ha confermato di aver ripreso il pieno controllo degli Stati dell’Amhara e dell’Afar.</p>



<p>Ad oggi gli Stati Uniti non sembrano in grado di garantire efficacemente il cessate-il-fuoco (con l&#8217;inviato speciale dell&#8217;Unione Africana, l&#8217;ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, volato a Mosca per negoziare una soluzione). C’è quindi uno spazio politico che l’’Italia e l’Unione Europea potrebbero sfruttare per farsi promotori di un’iniziativa internazionale che, sotto l’egida dell’UNHCR, affronti immediatamente l’aspetto più urgente di questo conflitto: la drammatica situazione umanitaria. Più di nove milioni di persone sfollate hanno bisogno di forniture alimentari e assistenza medica di base. Alla carestia si aggiunge un’ondata di detenzioni di massa, uccisioni ed espulsioni forzate perpetrate dalle forze etiopi ed eritree sulla popolazione del Tigrai, come documentato dalle Nazioni Unite. Una soluzione potrebbe trovarsi nell’ampliamento di campi profughi negli stati vicini, come quello di Kakuma.</p>



<p>L’Italia e l’Unione Europea dovrebbero lavorare per evitare che la tregua sia solamente un’opportunità, per le parti in conflitto, per riorganizzare le proprie truppe. Una ripresa degli scontri, con un’eventuale vittoria del TPLF e una conseguente promozione del referendum per l’indipendenza del Tigrai verrebbe osteggiata dagli attuali alleati dei tigrini, che considerano l’ipotesi di una secessione di Macallè come un fattore altamente destabilizzante per il futuro del paese, soprattutto da un punto di vista economico. Inoltre un Tigrai indipendente, senza sbocchi sul Mar Rosso e confinante con nazioni ostili, avrebbe a disposizione un’unica opzione strategica: aprire un conflitto contro il regime di Isaias Afwerki in Eritrea. Lo sforzo dei partner occidentali dovrebbe inoltre mirare ad una strategia di lungo termine per evitare il rischio di una dissoluzione del sistema federale etiope (e quindi anche quello di una possibile estensione del conflitto in Sudan e Somalia). Questo obbiettivo però risulterà possibile solo neutralizzando l’ingerenza registrata sinora da parte di attori esterni (l’Etiopia è accusata di aver utilizzato droni Bayraktar TB2, Wing Loong 2 e Mohajer-6 per bombardare le truppe ribelli).</p>



<p>Roma e Bruxelles, oltre a farsi promotori di una linea di dialogo del governo federale con i ribelli del Tigrai e le altre forze di opposizione presenti nel paese, potrebbero altresì effettuare un’analisi congiunta delle implicazioni di sicurezza per l’intera regione. L’Etiopia è il principale contribuente in termini di uomini e mezzi alle missioni di peace-keeping delle Nazioni Unite in Sudan e Sud Sudan e dell’Unione Africana in Somalia. Un eventuale ritiro di tali effettivi determinerebbe un immediato incremento delle attività dei gruppi terroristici attivi nel Corno d’Africa. Una protratta instabilità infatti rappresenta un’opportunità per le formazioni di matrice islamista attive nella regione come Al-Shabaab e Stato Islamico, che porterebbe ad un’escalation di guerriglia e attentati in Etiopia e nei paesi limitrofi. In quest’ottica, la priorità dei paesi europei dovrebbe essere un sostanziale aumento dell’assistenza di capacity-building alle forze di sicurezza di Kenya, Somalia e Gibuti, assieme ad un rafforzamento delle attività di monitoraggio lungo i confini con l’Etiopia volte ad impedire il transito di soggetti legati a gruppi estremisti. Il Corno d’Africa non rappresenta solamente una regione chiave per la lotta al terrorismo jihadista e alla pirateria ma, trovandosi in prossimità di intersezioni di traffici marittimi come lo stretto di Bab-el-Mandeb e il Golfo di Aden, risulta decisivo per lo sviluppo economico dell’intero continente.</p>



<p>Si può facilmente immaginare quindi l’effetto domino e le gravissime ripercussioni per l’intera regione che potrebbe comportare un’implosione dell’Etiopia. &nbsp;Una di queste sarebbe certamente l’aggravarsi della disputa sulla Grande Diga della Rinascita (GERD). Egitto e Sudan hanno aspramente criticato le modalità e le tempistiche di riempimento del bacino della diga situata sul Nilo Blu, principale affluente del Nilo. La diga oggi è completata all’80 percento, ma non è affatto possibile escludere l’ipotesi che l’Egitto sfrutti la crisi in Etiopia per attuare un blocco militare della stessa. In questo quadro l’Unione Europea, facendosi promotore di ulteriori sforzi negoziali per abbassare le tensioni e dirimere definitivamente la contesa, avrebbe l’opportunità di dimostrare il suo peso specifico nelle questioni internazionali a fronte di una competizione sistemica tra Stati Uniti e Cina sempre più manifesta, nel Corno d’Africa come nel resto del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2584/">Incognita Etiopia: banco di prova per la diplomazia occidentale</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2584/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa sta succedendo in Etiopia?</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2258/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2258/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Barana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2020 16:51:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Etiopia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2258</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il conflitto fra il governo federale dell’Etiopia e la regione del Tigray si sta rapidamente tramutando in una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2258/">Cosa sta succedendo in Etiopia?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il conflitto fra il governo federale dell’Etiopia e la regione del Tigray si sta rapidamente tramutando in una crisi di dimensione regionale. Scoppiata quando il governo federale ha rifiutato di riconoscere le elezioni che si sono svolte a settembre nello Stato regionale del Tigray, nel nord del paese, la crisi rischia di destabilizzare ulteriormente il Corno d’Africa.&nbsp; Proprio nell’anno in cui sono state rimarcate le ambizioni geopolitiche dell’Unione europea, l’Europa e l’Italia devono fare i conti con un conflitto che potenzialmente potrebbe pregiudicare il principale obiettivo europeo nell’area, la stabilità regionale.</p>



<p>Quello che inizialmente poteva apparire come un conflitto localizzato fra il governo federale di Addis Abeba e una singola regione del paese sta infatti attraversando un’escalation in rapida evoluzione. Da un lato, <a href="https://www.nytimes.com/2020/11/14/world/africa/ethiopia-tigray-missiles-airport.html">varie fonti</a> hanno riportato lo schianto di alcuni missili provenienti dalla regione del Tigray nel vicino stato etiopico di Amhara; dall’altro, crescono di intensità gli scontri al confine fra Tigray ed Eritrea &#8211; alcuni missili hanno anche colpito la capitale dell’Eritrea, Asmara &#8211;&nbsp; mentre migliaia di profughi hanno già raggiunto il Sudan, rischiando di destabilizzare un paese già impegnato in un precario, ma promettente, percorso di transizione verso la democrazia.</p>



<p>La crisi in corso affonda però le proprie radici nelle difficili relazioni&nbsp; fra i diversi gruppi al potere in Etiopia ed Eritrea. L’attuale Primo Ministro Abiy Ahmed è salito all’onore delle cronache due anni fa dopo aver sostituito al governo di Addis Abeba il TPLF (Fronte di Liberazione del Popolo Tigray). Si tratta del partito predominante nella regione del Tigray, ma rimasto al potere per decenni anche a livello federale, nonostante rappresentasse una minoranza della popolazione etiopica. La promessa di riforme di Abiy ha avuto un primo riscontro concreto nella firma di un accordo di pace con l’Eritrea, con cui l’Etiopia aveva combattuto una sanguinosa guerra di confine fra il 1998 e il 2000, seguita da una lunga fase di tensione senza che il conflitto venisse veramente risolto.</p>



<p>L’Eritrea gioca un ruolo centrale anche nell’attuale crisi. Proprio a causa della guerra combattuta contro l’allora governo guidato dal TPLF, Asmara è profondamente ostile alla classe dirigente del Tigray, la cui regione si colloca proprio al confine conteso fra i due paesi. L’implementazione dell’accordo di pace – che riconosce le rivendicazioni eritree – dovrebbe oggi essere proprio applicato dal governo regionale del TPLF, che si trova invece in conflitto con entrambi le parti in causa.&nbsp;</p>



<p>Un’altra eredità del conflitto di vent’anni fa è l’elevato grado di militarizzazione del Tigray, dove per anni hanno stazionato importanti componenti delle forze armate etiopiche. In più, sotto il governo del TPLF, molti quadri militari provenivano proprio dalla comunità Tigray. Si stima quindi che lo Stato regionale possa contare su <a href="https://foreignpolicy.com/2020/11/14/sudan-will-decide-outcome-ethiopian-civil-war-abiy-tigray/">circa 250.000 combattenti</a>, a cui se ne sono aggiunti altri 15.000 dopo che il TPLF nelle scorse settimane ha assunto il controllo su una parte delle forze dell’Ethiopian National Defense Forces (ENDF) Northern Command.</p>



<p>Sebbene la tentazione di leggere questa crisi sulla base dei distinti nazionalismi che compongono l’Etiopia potrebbe portare a una sommaria analisi di un ‘nuovo conflitto etnico’ in Africa, un’altra prospettiva evidenzia come i vari gruppi che si combattono in queste settimane abbiano in realtà obiettivi molto concreti, come il controllo sugli equilibri di potere e di rappresentanza all’interno del governo federale, fino a pochi anni fa dominato proprio dai Tigray, che oggi accusano invece il nuovo corso di essere stati pesantemente marginalizzati. Un altro aspetto rilevante riguarda poi la risoluzione delle rivendicazioni incrociate sull’accesso alle terre fra diversi Stati regionali componenti l’Etiopia.&nbsp;</p>



<p>Un simile conflitto multilivello propone una nuova sfida per la politica estera europea, e a quella italiana in particolare. L’Etiopia aspira ad essere il paese egemone del Corno d’Africa e ha impegnato le sue forze armate anche nelle operazioni di stabilizzazione dei paesi vicini, come nel caso della missione AMISOM in Somalia. Si tratta di un attore cruciale su molti dossier di interesse per l’Italia (gestione dei flussi migratori e protezione delle comunità di profughi, cooperazione in materia di sicurezza e antiterrorismo). In più, Addis Abeba ospita la sede dell’Unione Africana, un’organizzazione dalle crescenti ambizioni politiche individuata dall’Ue come un proprio interlocutore naturale, e che proprio nel 2020 si era posta l’obiettivo di ‘silenziare le armi’ in tutto il continente.&nbsp;</p>



<p>Per l’Italia, il Corno d’Africa ha inoltre a lungo costituito una regione dall’interesse strategico, anche se negli ultimi anni l’attenzione è stata attirata in misura crescente dal Sahel. Tuttavia, la crisi in Etiopia richiama l’esigenza di un riequilibrio delle politiche verso l’Africa, che possibilmente vada oltre le esigenze di breve termine legate al tema migratorio e tenga anche in considerazione il ruolo degli attori esterni coinvolti nelle dinamiche di sicurezza regionali, come quello degli Emirati Arabi Uniti. Il quadro odierno richiede dunque&nbsp; uno sforzo congiunto dell’UE e dei suoi Stati membri in sostegno all’Unione Africana per facilitare la <em>de-escalation</em> del conflitto e il rilancio di un dialogo politico condiviso per garantire rappresentanza e coesione fra le varie componenti nazionali e federali di questo paese chiave per la stabilità regionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2258/">Cosa sta succedendo in Etiopia?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2258/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
