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	<title>Lula Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Lula Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>La terza volta di Lula e il Brasile che verrà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 12:55:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
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		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vittoria &#8211; pur se sul filo del rasoio e per meno di due punti percentuali &#8211; c’è&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">La vittoria &#8211; pur se sul filo del rasoio e per meno di due punti percentuali &#8211; c’è stata.</p>



<p>Il socialista Ignacio Lula ha vinto le presidenziali del 30 ottobre in <a href="https://www.mondodem.it/3054/">Brasile</a> e tornerà alla guida del paese sudamericano, per la terza volta e dopo aver scontato 19 mesi di carcere per un’accusa di corruzione poi caduta.</p>



<p>Sono state le elezioni più polarizzate e attese di sempre, non solo dai brasiliani.</p>



<p>Gli occhi del mondo erano fissati sull’Amazzonia e sulla diversa concezione che avevano i due sfidanti sul polmone verde della terra.</p>



<p>“Il Brasile è pronto per lottare contro la crisi climatica e per la deforestazione zero dell’Amazzonia. Il pianeta ha bisogno di un’Amazzonia viva: un albero in piedi vale più di tonnellate di legname estratto illegalmente”, ha dichiarato il presidente eletto poco dopo la chiusura dello spoglio.</p>



<p>Un testa a testa che ha tenuto i brasiliani col fiato sospeso conclusosi con i 50,9 % di Lula contro il 49,1 di Jair Bolsonaro, risultato che conferma nei fatti come il paese sia spaccato tra un nord povero e desideroso di rivincita sociale, e un centro ed un sud prospero che si sentiva protetto da Bolsonaro e le sue politiche sovraniste e liberiste. Con la potente lobby evangelica dalla parte del presidente uscente.</p>



<p>La vittoria di Lula- l’ex sindacalista 77 enne protagonista della sinistra sudamericana a partire dai primi anni 2000 con le sue politiche progressiste e di lotta alla fame e all’analfabetismo- è stata salutata da tutti i leader mondiali, da Biden a Putin, fino alle cancellerie europee.</p>



<p>Impossibile d’altronde, per la politica internazionale, non fare i conti con ciò che succede &#8211; a livello politico, economico, sociale e soprattutto ambientale – in Brasile e tra i suoi 215 milioni di abitanti.</p>



<p>Un paese grande quanto un continente, nonchè la democrazia più&nbsp; grande dell’America latina.</p>



<p>Il perdente Bolsonaro ha atteso tre giorni prima di parlare di Transizione &#8211; ma non di sconfitta -dando concretezza ai timori che serpeggiavano tra i brasiliani e gli osservatori internazionali sulla sua non accettazione della sconfitta e una transizione da gestire alla Trump.</p>



<p>In seguito alla dichiarazioni di Bolsonaro – che non ha ufficialmente ammesso la sconfitta- in molte città del Brasile i sostenitori più radicali dell’ex presidente sono scesi in strada per denunciare brogli elettorali (inesistenti) e per chiedere l’intervento dell’esercito affinché Lula non prenda i poteri.</p>



<p>Un golpe mascherato insomma quello chiesto dai sostenitori di Bolsonaro che, anche sulle proteste,&nbsp; continua nel suo atteggiamento ambiguo: in un video ha chiesto ai suoi sostenitori di liberare le autostrade ma non di accettare il risultato elettorale e la democrazia.</p>



<p>Lula intanto prepara il suo governo e spera in una transizione tranquilla fino al suo insediamento il 1 gennaio.</p>



<p>Nel suo programma, che il presidente eletto ha provato a rendere più moderato rispetto al passato, oltre alla lotta alle disuguaglianze e alla povertà, al primo posto c’è- come prevedibile- la protezione dell’Amazzonia, dopo le politiche di Bolsonaro che hanno violentato la foresta e favorito la deforestazione.</p>



<p>Quella dell’ex sindacalista, del “nove dita” come lo chiama il suo avversario Bolsonaro, è una storia di risurrezione, dopo il suo arresto in mondovisione e le accuse&nbsp; che lo hanno tenuto in carcere per quasi due anni.</p>



<p>Operario, sindacalista, fondatore del Partito dei lavoratori e infine presidente per due mandati.</p>



<p>Con lui milioni di&nbsp; brasiliani sono usciti dalla miseria, dall’analfabetismo e dalla fame.</p>



<p>Le sue politiche progressiste e di redistribuzione della ricchezza – emulate in altri paesi sudamericani- hanno portato il Brasile a vivere un vero e proprio boom economico a partire dal 2003.</p>



<p>Quella di Lula è una vittoria importantissima non solo per il gigante demografico, ma per tutto il Sud America, che- a partire dalla prima vittoria del presidente operaio nel 2003 – ha conosciuto la sua marea progressista.</p>



<p>E oggi, a distanza di quasi vent’anni dalla prima onda socialista, buona parte del Sudamerica è tornata a sinistra.</p>



<p>In Argentina governa Alberto Fernandez, peronista di sinistra, in Cile Gabriel Boric, in Bolivia Luis&nbsp; Arce , in Colombia Gustavo Petro e in Venezuela il controverso Nicolas Maduro.</p>



<p>Senza dimenticare il Messico e il Perù.</p>



<p>Ma come sempre una sinistra che deve fare i conti – in Brasile, in Argentina e in Bolivia- con un limite: l’assenza di nuove leadership.</p>



<p>Ad eccezione del Cile, dove governa il giovane Boric, volto nuovo e iconico della sinistra, i governi progressisti del sud America vedono al governo personaggi legati ai grandi leader del passato.</p>



<p>Dall’Argentina – dove la vice presidente e presidente di fatto del paese – è Cristina Kirchner, al Venezuela guidato dal delfino di Chavez fino al Brasile, dove a vincere è stato l’eterno Lula, iniziatore e simbolo della marea progressista sudamericana.</p>
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		<title>Verso il 2 ottobre: i giorni che cambieranno il Brasile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Sep 2022 09:51:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Bolsonaro]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Lula]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Brasile si sta svolgendo la campagna elettorale più polarizzata di sempre, nonché la più importante della storia &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3054/">Verso il 2 ottobre: i giorni che cambieranno il Brasile</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Brasile si sta svolgendo la campagna elettorale più polarizzata di sempre, nonché la più importante della storia  brasiliana post dittatura. Una competizione che determinerà il destino del più grande paese del sud America, impoverito e piegato dalla pandemia e dalla pessima gestione del presidente in carica.</p>



<p>Manca meno di un mese alle elezioni presidenziali e politiche del 2 ottobre e la sfida tra Luis Inàcio Lula da Silva e il presidente uscente Jair Bolsonaro si fa sempre più spietata. In Brasile si vivono settimane ad alta tensione. Il clima nel paese è intriso di odio e nelle piazze dove si svolgono i comizi viene garantita estrema sicurezza, con i candidati che si spostano con giubbotti antiproiettile dopo diversi episodi di violenza.</p>



<p>I sondaggi danno favorito l’ex presidente Lula, esponente di sinistra in carica tra il 2003 e il 2010  tornato sulla scena politica dopo che l’accusa di corruzione nei suoi confronti – che gli è costata un anno e mezzo di carcere – è stata annullata. Il suo Partito dei lavoratori – Partito dos Trabalhadores- è dato per favorito alle elezioni legislative che rinnoveranno Camera, Senato e governatori statali.</p>



<p>Lula ha aperto la sua campagna elettorale in una fabbrica della Volkswagen, simbolo del suo passato operaio e sindacale. Il  suo principale sfidante è Jair Bolsonaro, presidente in carica, il Trump sudamericano, populista ed esponente dell’estrema destra che ha invece scelto la piazza dove fu pugnalato nel 2018, quasi a voler evidenziare il suo sacrificio per il paese che poteva costargli la vita.</p>



<p>Oltre ai due principali competitor corrono per le presidenziali altri candidati minori, ma la sfida è ormai polarizzata tra Lula e Bolsonaro. Fino a poche settimane fa la distanza tra i due nei sondaggi era molto ampia, con Lula dato molto avanti. Nelle ultime rilevazioni il presidente in carica ha ridotto la distanze, rendendo molto improbabile la vittoria di Lula al primo turno e rendendo necessario il ballottaggio.</p>



<p>Una parte di ritardo nei sondaggi Bolsonaro è riuscito a colmarlo grazie a una forzatura parlamentare, che gli ha permesso, con un emendamento alla Costituzione, di concedere sussidi ai brasiliani. Aumento dell’Auxilio brasil (sussidio ai disoccupati), bonus carburanti e taglio delle accise per calmierare i costi della benzina.</p>



<p>Provvedimenti che senza dubbio avranno un’influenza su parte dell’elettorato che si ritrova soldi in tasca, ma che d’altra parte peseranno sui conti dello stato. Se Bolsonaro rincorre la vittoria con i sussidi, Lula, largamente favorito per il suo terzo mandato presidenziale, punta alla lotta alla corruzione, dopo l’opaca l’inchiesta Lava Jato (autolavaggio), il terremoto giudiziario che gli è costato 580 giorni di carcere.</p>



<p>Pilastri del suo programma elettorale sono la lotta all’inflazione, la riforma del mercato del lavoro, difesa dell’ambiente e in particolare dell’Amazzonia ferita dalle politiche di Bolsonaro e nuovamente lotta alla fame, dopo che i suoi precedenti governi avevano ottenuto risultati importanti sulla lotta alla povertà. 150 milioni di brasiliani  saranno chiamati al voto per il rinnovo del Parlamento e l’elezione del presidente, in un paese che negli ultimi 6 anni ha conosciuto una serie di eventi traumatici e istituzionalmente devastanti per la democrazia brasiliana, come la destituzione dell’ex presidente Dilma Roussef, l’esclusione di Lula dalle elezioni del 2018 e l’arresto successivo dell’ex presidente, icona della sinistra mondiale.</p>



<p>Eventi che hanno permesso la rapida ascesa e la vittoria alle presidenziali di 4 anni fa dell’ex militare Bolsonaro. La sua presidenza sarà ricordata soprattutto per la distruzione della Foresta Amazzonica con l’appoggio alla deforestazione e all’invasione delle terre a discapito delle popolazioni indigene. Nonostante la patente di nemico dell’ambiente, Il Trump sudamericano negli ultimi mesi ha recuperato terreno sui sondaggi, avvicinandosi a Lula.</p>



<p>Uscito malissimo – nell’immagine pubblica interna e internazionale – dalla lotta alla pandemia che in Brasile ha causato 660 mila morti, Bolsonaro ha iniziato una campagna di comunicazione violenta e incentrata a colpire il suo avversario Lula, definendolo ex carcerato, aiutato dalla chiese evangeliche che in Brasile hanno un peso notevole. Evangelici, militari e proprietari terrieri restano il suo elettorato. Nonostante i tentativi di ribaltare i pronostici e di dipingere Lula come un nuovo Maduro, con il pericolo che il Brasile diventi un nuovo Venezuela con la vittoria della sinistra, Bolsonaro resta sfavorito, in un paese sempre più povero e diviso.</p>



<p>Sul risultato elettorale inoltre, aleggia ancora una volta lo spettro del Trumpismo. Bolsonaro – per uniformarsi all’ex presidente repubblicano – ha fatto intendere che potrebbe non accettare la sconfitta, adducendo, già prima delle elezioni, il rischio brogli con il sistema elettronico.</p>



<p>Un pericolo lontano quello della transizione post voto disordinata, considerando che a decidere delle controversie sulle elezioni è il TSE, Tribunale superiore elettorale, alla cui presidenza si è insediato il nemico giurato di Bolsonaro, il giudice Alexandre de Morales. Ma il timore dei brasiliani è che Bolsonaro, in caso di sconfitta, possa chiamare in suo appoggio i militari per agitare le acque e contestare la vittoria di Lula, mettendo in atto un colpo di stato con l’appoggio dei militari nostalgici della Dittatura.</p>



<p>Essere arrestato, ucciso o vincere. Queste sono le possibilità che Bolsonaro vede nel suo futuro, come da lui dichiarato tempo fa in un comizio. Le elezioni e la transizione verso il nuovo governo rappresentano a tutti gli effetti un test per il sistema democratico del paese.Quella brasiliana resta una campagna elettorale difficile e pericolosa, con episodi violenti e una profonda spaccatura nel paese tra i sostenitori di Lula e i seguaci di Bolsonaro. Un clima che riporta agli anni della Dittatura e che dimostra come in Brasile, al pari di altri paesi sudamericani, il passato dittatoriale e le ferite della democrazia non sono ancora del tutto rimarginate e che il passato spesso non passa.</p>
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