Verso il 2 ottobre: i giorni che cambieranno il Brasile

In Brasile si sta svolgendo la campagna elettorale più polarizzata di sempre, nonché la più importante della storia  brasiliana post dittatura. Una competizione che determinerà il destino del più grande paese del sud America, impoverito e piegato dalla pandemia e dalla pessima gestione del presidente in carica.

Manca meno di un mese alle elezioni presidenziali e politiche del 2 ottobre e la sfida tra Luis Inàcio Lula da Silva e il presidente uscente Jair Bolsonaro si fa sempre più spietata. In Brasile si vivono settimane ad alta tensione. Il clima nel paese è intriso di odio e nelle piazze dove si svolgono i comizi viene garantita estrema sicurezza, con i candidati che si spostano con giubbotti antiproiettile dopo diversi episodi di violenza.

I sondaggi danno favorito l’ex presidente Lula, esponente di sinistra in carica tra il 2003 e il 2010  tornato sulla scena politica dopo che l’accusa di corruzione nei suoi confronti – che gli è costata un anno e mezzo di carcere – è stata annullata. Il suo Partito dei lavoratori – Partito dos Trabalhadores- è dato per favorito alle elezioni legislative che rinnoveranno Camera, Senato e governatori statali.

Lula ha aperto la sua campagna elettorale in una fabbrica della Volkswagen, simbolo del suo passato operaio e sindacale. Il  suo principale sfidante è Jair Bolsonaro, presidente in carica, il Trump sudamericano, populista ed esponente dell’estrema destra che ha invece scelto la piazza dove fu pugnalato nel 2018, quasi a voler evidenziare il suo sacrificio per il paese che poteva costargli la vita.

Oltre ai due principali competitor corrono per le presidenziali altri candidati minori, ma la sfida è ormai polarizzata tra Lula e Bolsonaro. Fino a poche settimane fa la distanza tra i due nei sondaggi era molto ampia, con Lula dato molto avanti. Nelle ultime rilevazioni il presidente in carica ha ridotto la distanze, rendendo molto improbabile la vittoria di Lula al primo turno e rendendo necessario il ballottaggio.

Una parte di ritardo nei sondaggi Bolsonaro è riuscito a colmarlo grazie a una forzatura parlamentare, che gli ha permesso, con un emendamento alla Costituzione, di concedere sussidi ai brasiliani. Aumento dell’Auxilio brasil (sussidio ai disoccupati), bonus carburanti e taglio delle accise per calmierare i costi della benzina.

Provvedimenti che senza dubbio avranno un’influenza su parte dell’elettorato che si ritrova soldi in tasca, ma che d’altra parte peseranno sui conti dello stato. Se Bolsonaro rincorre la vittoria con i sussidi, Lula, largamente favorito per il suo terzo mandato presidenziale, punta alla lotta alla corruzione, dopo l’opaca l’inchiesta Lava Jato (autolavaggio), il terremoto giudiziario che gli è costato 580 giorni di carcere.

Pilastri del suo programma elettorale sono la lotta all’inflazione, la riforma del mercato del lavoro, difesa dell’ambiente e in particolare dell’Amazzonia ferita dalle politiche di Bolsonaro e nuovamente lotta alla fame, dopo che i suoi precedenti governi avevano ottenuto risultati importanti sulla lotta alla povertà. 150 milioni di brasiliani  saranno chiamati al voto per il rinnovo del Parlamento e l’elezione del presidente, in un paese che negli ultimi 6 anni ha conosciuto una serie di eventi traumatici e istituzionalmente devastanti per la democrazia brasiliana, come la destituzione dell’ex presidente Dilma Roussef, l’esclusione di Lula dalle elezioni del 2018 e l’arresto successivo dell’ex presidente, icona della sinistra mondiale.

Eventi che hanno permesso la rapida ascesa e la vittoria alle presidenziali di 4 anni fa dell’ex militare Bolsonaro. La sua presidenza sarà ricordata soprattutto per la distruzione della Foresta Amazzonica con l’appoggio alla deforestazione e all’invasione delle terre a discapito delle popolazioni indigene. Nonostante la patente di nemico dell’ambiente, Il Trump sudamericano negli ultimi mesi ha recuperato terreno sui sondaggi, avvicinandosi a Lula.

Uscito malissimo – nell’immagine pubblica interna e internazionale – dalla lotta alla pandemia che in Brasile ha causato 660 mila morti, Bolsonaro ha iniziato una campagna di comunicazione violenta e incentrata a colpire il suo avversario Lula, definendolo ex carcerato, aiutato dalla chiese evangeliche che in Brasile hanno un peso notevole. Evangelici, militari e proprietari terrieri restano il suo elettorato. Nonostante i tentativi di ribaltare i pronostici e di dipingere Lula come un nuovo Maduro, con il pericolo che il Brasile diventi un nuovo Venezuela con la vittoria della sinistra, Bolsonaro resta sfavorito, in un paese sempre più povero e diviso.

Sul risultato elettorale inoltre, aleggia ancora una volta lo spettro del Trumpismo. Bolsonaro – per uniformarsi all’ex presidente repubblicano – ha fatto intendere che potrebbe non accettare la sconfitta, adducendo, già prima delle elezioni, il rischio brogli con il sistema elettronico.

Un pericolo lontano quello della transizione post voto disordinata, considerando che a decidere delle controversie sulle elezioni è il TSE, Tribunale superiore elettorale, alla cui presidenza si è insediato il nemico giurato di Bolsonaro, il giudice Alexandre de Morales. Ma il timore dei brasiliani è che Bolsonaro, in caso di sconfitta, possa chiamare in suo appoggio i militari per agitare le acque e contestare la vittoria di Lula, mettendo in atto un colpo di stato con l’appoggio dei militari nostalgici della Dittatura.

Essere arrestato, ucciso o vincere. Queste sono le possibilità che Bolsonaro vede nel suo futuro, come da lui dichiarato tempo fa in un comizio. Le elezioni e la transizione verso il nuovo governo rappresentano a tutti gli effetti un test per il sistema democratico del paese.Quella brasiliana resta una campagna elettorale difficile e pericolosa, con episodi violenti e una profonda spaccatura nel paese tra i sostenitori di Lula e i seguaci di Bolsonaro. Un clima che riporta agli anni della Dittatura e che dimostra come in Brasile, al pari di altri paesi sudamericani, il passato dittatoriale e le ferite della democrazia non sono ancora del tutto rimarginate e che il passato spesso non passa.

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