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	<title>Meloni Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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		<title>La lunga estate argentina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 10:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Milei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’emisfero sud è piena estate e in America Latina il caldo anomalo è protagonista di una stagione di&#8230;</p>
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<p>Nell’emisfero sud è piena estate e in America Latina il <a href="https://it.eseuro.com/local/1812345.html">caldo anomalo</a> è protagonista di una stagione di incendi che ha messo a dura prova <a href="https://www.ilpost.it/2024/02/04/incendi-valparaiso-cile/">vasti territori della regione</a>.</p>



<p>In Argentina, invece, dilaga il malcontento verso le riforme ultraliberiste volute dal presidente Javier Milei. La “Ley Óminibus” è al centro del dibattito politico nel Paese Latino-americano così come delle<a href="https://www.pagina12.com.ar/707051-argentina-no-renuncia-a-la-justicia-social"> proteste che nelle scorse settimane hanno interrotto il dibattito parlamentare</a>. Il 1 febbraio la polizia ha sparato proiettili di gomma e ha usato idranti e gas lacrimogeni per disperdere centinaia di manifestanti attorno al Parlamento:<a href="https://www.elsaltodiario.com/argentina/violencia-policial-sigue-escalando-argentina-durante-protestas-ley-omnibus-miley"> i mezzi d’informazione argentini hanno riferito</a> di tre feriti e due arrestati, ma non c’è una conferma ufficiale da parte delle autorità.</p>



<p>Il clima è davvero incandescente sia fuori che dentro l’aula. Il governo di Javier Milei ha registrato, però, una dura battuta d&#8217;arresto alla Camera dei deputati, dove il tentativo di approvare la Legge Omnibus è fallito e il progetto è tornato in commissione. Intanto il presidente prosegue la sua visita in Israele, nell&#8217;ambito del suo tour internazionale che toccherà anche <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/02/02/ministra-argentina-milei-in-italia-l11-febbraio_daf1c93b-ede6-4848-abf7-78ae20d5bbd4.html">l&#8217;Italia e il Vaticano</a>; da Gerusalemme, dicono le fonti politiche più vicine al Presidente, ha ordinato che il progetto non venisse più discusso.</p>



<p>Ma perché la Legge Omnibus è così cruciale per Milei e per la società argentina? Questo progetto legislativo è importante per l’azione politica del neopresidente argentino, in quanto va a toccare molti aspetti dell’economia e della sfera pubblica argentina già annunciati in campagna elettorale: l’<strong>estensione del piano di privatizzazioni </strong>che coinvolgerebbe circa quaranta aziende e la <strong>delega di maggiori poteri all’esecutivo</strong>, per un periodo limitato, in nome della cosiddetta <strong>emergenza economica</strong>. In particolare, l’esecutivo chiede <strong>mano libera in materia di tariffe</strong>, <strong>energia</strong> e <strong>tasse</strong>.</p>



<p>I deputati dei partiti di opposizione, soprattutto di sinistra, sono usciti dall’aula per protestare contro le cariche che stavano avvenendo all’esterno del parlamento contro i manifestanti. “<em>Non possiamo stare a guardare</em>”, ha <a href="https://www.cronica.com.ar/politica/Nicolas-del-Cano-sobre-los-incidentes-afuera-del-Congreso-Es-inaceptable-lo-que-estan-haciendo-20240201-0255.html">detto il deputato Nicolás Del Caño</a>. Alla fine di numerose riprese e sospensioni dell’assemblea, il pacchetto di riforme del presidente Milei con 664 articoli nella sua versione iniziale è stato tagliato dopo le lunghe trattative parlamentari fino a lasciare intatti solo 224 articoli: ed è proprio per questo che Milei ha deciso di ritirarla, perché andava a snaturare e ad “ammorbidire” un piano molto impattante per il contesto argentino tutto. Infatti, il presidente ha assicurato che non esiste “alcun piano B”, “<em>nessuna alternativa all’austerità e alla deregolamentazione&#8221;, </em>per stabilizzare un’economia strutturalmente indebitata e con un’inflazione record del 211 per cento su un anno. “<a href="https://cenital.com/a-todo-o-nada-la-osada-estrategia-de-milei/"><em>Todo o nada</em></a>”.</p>



<p>L’opposizione, oltretutto, teme che dare maggiori poteri all&#8217;esecutivo consentirebbe di imporre delle riforme con dei decreti che il parlamento non approverebbe. Un deputato dell’opposizione peronista, <a href="https://www.infogremiales.com.ar/tenemos-miedo-de-darle-poderes-absolutos-no-sabemos-si-manana-se-levanta-enojado-y-declara-la-guerra-con-chile-peru-o-china-planteo-carlos-cisneros/">ha espresso</a> “<em>il timore di dare il potere assoluto</em>” a Milei che domani “<em>non sappiamo se dichiarerà guerra al Cile, al Perù o alla Cina</em>”. Eppure <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/720016/afera-la-rivoluzione-per-la-liberta-di-javier-milei">sul fronte italiano</a> si alzano le prime chiare voci di sostegno all’operato e alla visione del controverso presidente argentino che si presta a vedere la premier Meloni l’11 febbraio.</p>



<p>Milei e Meloni hanno molte cose in comune e questo incontro programmato sicuramente sarà un momento importante per entrambi. I due premier vogliono diventare punti di riferimento della destra estrema nei loro ambiti: la coalizione “nazionalista” della premier di casa nostra può trarre profitto dal presidente che ha scosso il Sudamerica e che molti esponenti del mondo culturale della destra italiana hanno ben capito. Tra la riforma del c.d. premierato, molto cara a Meloni, e la richiesta di maggiori poteri per il presidente argentino punto centrale della Ley Óminibus, molte affinità e poche divergenze tra i due leader.</p>



<p>Interessante sarà capire cosa emergerà dall’incontro con Papa Francesco, argentino di nascita e molto vicino, invece, alle <a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/argentina-milei-taglia-le-mense-dei-poveri">istituzioni sociali che sostengono</a> le fasce più povere della popolazione, raggiungendo le persone lì dove lo Stato e il suo nuovo corso ultraliberista non vuole più arrivare.  </p>
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		<title>Flussi migratori, una politica strategica oltre l&#8217;emergenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Colombelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 17:53:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Molti dei paesi africani non sono dalla parte dell’occidente. Se si perde la guerra sulla sicurezza alimentare, non&#8230;</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“<em>Molti dei paesi africani non sono dalla parte dell’occidente. Se si perde la guerra sulla sicurezza alimentare, non ci sarà mai nessuna speranza che questi paesi possano venire dalla parte dell’alleanza. Poi di chi sia la colpa a loro non importa. Al di là delle conseguenze umanitarie, che sono gravi, ci sono delle conseguenze strategiche che sono molto serie.” </em></p>
<cite>Mario Draghi, Presidente del Consiglio, Consiglio straordinario dei Capi di Stato e di Governo Ue, Bruxelles, 31 maggio 2022)</cite></blockquote>



<p>Un anno fa il Presidente del Consiglio Draghi lanciava un avvertimento che si riferiva a governi e popolazioni dei Paesi africani, nei confronti dei quali appare particolarmente attrattivo il <em>soft power</em> di un neocolonialismo economico delle principali autarchie presenti nel continente, che nasconde ambizioni politiche egemoniche.</p>



<p>La rilevanza strategica dell’Africa attraversa ogni ambito e per l’Italia riguarda anche le politiche sui flussi migratori via mare, l’origine delle cui rotte si è spostata sulle coste tunisine per effetto del regime sempre più autoritario del Presidente della Tunisia Saïed, che ha alimentato un clima di discriminazione verso gli immigrati con pesanti conseguenze nei confronti di persone originarie dell’Africa subsahariana.</p>



<p>Di fronte ai conseguenti rischi per il nostro Paese, la soluzione del Governo italiano appare in continuità con pratiche che hanno già evidenziato la loro criticità: contenimento delle partenze e accordi bilaterali che prescindono dalla natura dei regimi con cui vengono siglati.</p>



<p>Così il Ministro dell’Interno italiano Piantedosi a metà maggio scorso ha incontrato il Presidente della Tunisia per promuovere partenariato tra i due Paesi e loro cooperazione contro la migrazione irregolare che prevede anche possibili forme di finanziamento alla Guardia costiera tunisina per il controllo delle frontiere, propedeutico ad un incontro tra il Presidente tunisino e la Presidente del Consiglio Meloni.</p>



<p>Uno schema tristemente noto, considerando l’esperienza con la Libia.</p>



<p>Sembra proprio che non si riesca ad uscire da una visione strettamente emergenziale.</p>



<p>Questo mentre in Italia vengono invece promosse, in area progressista, proposte che affrontano la questione migratoria andando oltre l’emergenza, quale leva strategica per fronteggiare una crisi demografica ormai non più solo prospettica.</p>



<p>In particolare il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, Partito democratico, ha evidenziato come si debba agire senz’altro su soluzioni di lungo periodo, che passano da politiche di <em>welfare</em> a favore delle famiglie e della crescita dell’occupazione femminile, ma anche necessariamente con iniziative dai ritorni più immediati orientate verso una gestione di pianificati flussi regolari che vadano incontro ai bisogni di nuova occupazione sempre più manifestati dalle forze produttive del Paese.</p>



<p>Proposte che in Italia hanno trovato condivisione in più ambiti ma anche visto sollevate perplessità proprio all’interno della stessa area progressista, con esponenti che ne hanno criticato una natura troppo razionale per vedersi riconosciuto consenso politico ed elettorale.</p>



<p>In realtà si tratta di proposte che già hanno visto un loro positivo avanzamento nel Paese europeo, la Germania, che è primo per richieste di permessi di soggiorno e che più di ogni altro in Ue è riuscito a rallentare il proprio declino demografico.</p>



<p>Lo ha fatto anche con un disegno di legge che facilita l’ingresso in Germania di figure professionali qualificate, riferito al sistema “<em>a punti</em>” canadese, e che si prefigge di inserire non solo chi abbia il giusto titolo di studio o diploma di abilitazione ma anche chi dimostri di aver maturato esperienza professionale sul campo.</p>



<p>Un modello attuabile anche perchè affiancato da un’altra importante misura, non ancora adeguatamente promossa in Italia: la Germania aprirà propri centri per la migrazione direttamente in cinque Paesi dell’Africa, offrendo a cittadini africani con adeguate credenziali la possibilità di stabilirsi in modo regolare in territorio tedesco.</p>



<p>Così Assane Diagne, Direttore di <em>The Conversation Africa:</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“La nuova procedura accelerata semplifica l’assunzione di lavoratori stranieri qualificati. Consente ai datori di lavoro di richiedere il riconoscimento delle qualifiche estere per agevolare la richiesta del visto di un lavoratore in fase di assunzione. Per ottenere il visto il lavoratore qualificato deve poi presentare un contratto di lavoro o una concreta offerta lavorativa. L’Agenzia federale per il Lavoro in fase di reclutamento non controllerà più se per quella posizione specifica il candidato è tedesco o proveniente da un Paese UE. La Germania istituirà centri in Ghana, Marocco, Tunisia, Egitto e Nigeria. Le persone ricercate sono lavoratori qualificati con formazione professionale o accademica, ricercatori, scienziati e dirigenti.” </em></p>
<cite>(da Luciana Buttini, Voci Globali, 17 marzo 2023).</cite></blockquote>



<p>Il percorso è certamente complesso. Richiede che i Paesi africani dispongano di una propria agenda migratoria e una sua supervisione congiunta, con accordi firmati tra gli Stati anziché con lettere di impegno diretto tra lavoratori qualificati e datori di lavoro, definendoli all’interno di quadro rigoroso a vantaggio di lavoratori, imprese e Stati. Di fronte alle rispettive dinamiche migratorie, il futuro dei due continenti passa molto da qui.</p>
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