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	<title>Sviluppo Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Sviluppo Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Co-Sviluppo Strategico: una nuova politica estera italiana verso l’Africa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 17:07:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Policy brief]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Marco Massoni Contesto strategico: Mediterraneo e Africa Sub-Sahariana Le sfide lanciate da nuovi e vecchi player globali&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/776/">Co-Sviluppo Strategico: una nuova politica estera italiana verso l’Africa</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><em>Di Marco Massoni</em></span></p>
<h3 id="contesto-strategico-mediterraneo-e-africa-sub-sahariana"><span style="color: #000000;"><strong>Contesto strategico: Mediterraneo e Africa Sub-Sahariana</strong></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Le sfide lanciate da nuovi e vecchi <em>player </em>globali in Africa si possono raccogliere sempre più attraverso partenariati innovativi,</strong> al passo con la rapidità con cui l’Africa sta diventando il teatro della competizione mondiale attraverso un ruolo politico, economico e finanziario inaspettatamente attraente per chi ne sappia cogliere le opportunità. Per ragioni economiche e di sicurezza, le frontiere meridionali dell’Europa si stanno spostando sempre più a sud, cioè in direzione dell’Africa Sub- Sahariana, il Continente del futuro, poiché in prospettiva qui si concentreranno i maggiori investimenti globali per il prossimo secolo. Il Mediterraneo è diventato espressione, senza soluzione di continuità alcuna, dell’estensione lineare che lega l’Europa all&#8217;Africa. Di conseguenza, se ci sono riservati comuni destini, occorre delineare un nuovo concetto strategico verso l’Africa, anticipandone le tendenze.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Il fondamentalismo e il terrorismo stanno concentrando la propria capacità di proiezione tattica</strong> nei territori più difficilmente gestibili del pianeta: il Sahara e il Sahel, dove assistiamo allo spostamento dei baricentri del confronto dal Medio Oriente all’Africa lungo una direttrice sud-nord, che è particolarmente preoccupante per l’Italia e per l’Europa. Se la conflittualità medio-orientale si sta spostando da est verso ovest, dall’Asia all’Africa, il Sahara e il Sahel si sono trasformati nel principale epicentro delle criticità africane, determinando un risveglio di tutte quelle crisi prima solo latenti, con il concorso del radicamento del terrorismo islamista e lo sviluppo dei traffici illeciti praticati da una pletora di attori non-statali nello scacchiere, nel quale anche a causa della crescente attrazione di flussi finanziari, la polarizzazione non potrà che essere crescente.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Europa e Africa hanno bisogno di un’alleanza globale e di un autentico partenariato strategico.</strong> La prossimità geografica, la storia, le interdipendenze economiche, sociali e umane, gli intensi legami culturali dovrebbero spingerci verso un futuro e un destino comuni, basati sull’impegno condiviso di una rinnovata cooperazione multilaterale, che a sua volta dovrebbe fondarsi su un’analoga volontà di cooperazione a carattere regionale mediante una maggiore cooperazione interafricana. La determinazione di lottare contro una minaccia comune può essere colta come un’opportunità per spingere i Paesi della regione sahelo-sahariana a superare le impasse determinate da annosi contenziosi o contrasti politici, trovando su questo specifico argomento un punto di partenza per un nuovo equilibrio regionale, come ad esempio reso evidente dal <em>G5 del Sahel </em>(Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Mali), sul quale l’Unione Europea ha scommesso molto.</span></p>
<h3 id="la-nuova-politica-estera-italiana-verso-lafrica"><span style="color: #000000;">La nuova politica estera italiana verso l’Africa</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><strong>La nuova politica estera italiana verso l’Africa si basa su una serie d’iniziative,</strong> quali la nuova legge sulla Cooperazione allo Sviluppo (Legge n°125 del 2014), con la creazione dell’<em>Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS)</em>, e l’intensificarsi delle visite ufficiali ai massimi livelli istituzionali: infatti non solo l’ex Presidente del Consiglio, <em>Matteo Renzi</em>, impegnato in tre missioni ufficiali nel Continente – <em>Angola, Repubblica del Congo (Brazzaville) </em>e <em>Mozambico </em>(luglio 2014); <em>Etiopia </em>e <em>Kenya </em>(luglio 2015); <em>Nigeria, Ghana </em>e <em>Senegal </em>(febbraio 2016) – ma anche il Presidente della Repubblica, <em>Sergio Mattarella</em>, ha avuto modo di recarsi in Africa, precisamente in <em>Etiopia </em>e in <em>Camerun</em>, a marzo 2016. Effettivamente, per una “diplomazia della crescita” in Africa, il Governo italiano da quattro anni a questa parte ha selezionato otto Stati prioritari <em>(Angola, Etiopia, Ghana, Kenya, Mozambico, Nigeria, Senegal, Sudafrica), </em>così da avere accesso alla competizione globale, che vede sempre nuovi attori globali subentrare assai dinamicamente nel cosiddetto <em>New Scramble for Africa</em>. Impegnandovi innovative risorse e linee d’indirizzo politico, il Governo italiano e rilevanti società partecipate nazionali stanno pertanto spostando il baricentro dall&#8217;Africa Settentrionale all&#8217;Africa Sub-Sahariana (in <em>Africa Occidentale </em>in Ghana e in Nigeria e in <em>Africa Orientale </em>in Etiopia e in Kenya), e a sud dell’equatore (in <em>Africa Australe </em>in Angola e Mozambico), trasferendovi i propri maggiori investimenti strategici nonché le conseguenti relative aspettative di sviluppo. L’<em>Africa lusofona</em>, ultimo baluardo contro il fondamentalismo islamico in espansione nel continente, è allo stesso tempo la regione con le più interessanti prospettive di crescita per la politica estera e per gli investitori italiani, anche in ragione dell’asse geopolitico est-ovest che rappresentano rispettivamente il <em>Mozambico</em>, aprendosi all’Asia attraverso l’<em>Oceano Indiano</em>, e l’<em>Angola </em>invece in direzione del <em>Brasile</em>, rendendo sempre più virtuose le sinergie in atto nell’<em>Atlantico Meridionale </em>e nel <em>Golfo di Guinea </em>con <em>Capo Verde </em>quale riferimento per l’<em>Atlantico Medio</em>.</span></p>
<h3 id="oltre-le-esportazioni-investimenti-strategici-di-lungo-periodo"><span style="color: #000000;">Oltre le esportazioni: investimenti strategici di lungo periodo</span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Per troppo tempo, l’Africa è stata trascurata, mentre è quanto mai opportuno e lungimirante che intorno all’Africa</strong> sia concepito e articolato un investimento strategico, culturale, educativo e valoriale da parte dell’Italia, proprio perché il nostro Paese è un ponte geografico e politico con il Continente africano, e deve diventare di conseguenza una priorità prima italiana, dunque europea. L’Africa è il Continente più prossimo all’Italia, simboleggiando la nostra principale profondità strategica ovvero il nostro grande Sud. Contrariamente a quanto si pensi, si tratta di una grande opportunità: entro la fine di questo secolo, quasi il quaranta percento della popolazione mondiale sarà africano; il primo studio legale italiano ha aperto lo scorso anno proprie sedi al Cairo e ad Addis Abeba; otto su dieci delle Nazioni più performanti al mondo sono africane e a trainarne la crescita continentale sono quattro mega trend: la popolazione africana sarà costituita sempre più da giovani; la repentina urbanizzazione farà da volano ad epocali trasformazioni socio-culturali; la capillare diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione sta rivoluzionando gli usi e i costumi africani; la gestione del cambiamento climatico determinerà futuri assetti geopolitici ancora impensabili. A causa del proprio posizionamento geopolitico, l’Italia potrà ricoprire un ruolo di rilievo anche per il resto d’Europa, purché si doti di una strategia politica di ampio respiro, investendo <em>in </em>Africa e <em>sull’</em>Africa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Entro il 2020, i seguenti quattro ambiti saranno determinanti per le economie africane:</strong> <em>i beni di consumo, le risorse naturali, l’agricoltura </em>– il cinquanta per cento delle terre arabili non coltivate mondiali si trova in Africa – e le <em>infrastrutture</em>. Con lo slogan <em>“Energia, Cooperazione, Export”</em>, si richiede l’adozione di un approccio strategico da sistema-paese, che coniughi le iniziative di diplomazia commerciale, riduca le asimmetrie informative, al fine di elaborare e diffondere una rinnovata narrativa africana, la quale, scevra d’infondati pregiudizi, si dimostri in grado riportare l’Africa all&#8217;attenzione delle PMI italiane. A tale scopo, svolgeranno un ruolo imprescindibile le politiche di internazionalizzazione di filiera: in particolare la filiera enogastronomica, quella della logistica della distribuzione alimentare e quella della meccanica, tenuto conto che le esportazioni italiane sono veicolate specialmente dai settori delle “4A” e cioè: <em>Alimentari; Abbigliamento; Arredamento; Automazione</em>. I settori in cui il <em>Made in Italy </em>eccelle nel mondo sono appunto la moda e il lusso (tessile, arredamento, abbigliamento e accessori, calzature e pellame); i prodotti alimentari, le bevande e i prodotti trasformati; l’automazione, la meccanica e i mezzi di trasporto (macchinari e apparecchi meccanici); i prodotti in metallo e metallurgia; i prodotti chimici. Alle “4A” si aggiungano l’affinamento degli strumenti finanziari e assicurativi per l’internazionalizzazione d’impresa, le politiche di cooperazione migratoria, la tutela dei prodotti italiani nonché la tutela e la valorizzazione dei beni culturali africani, in modo da incentivare il turismo di qualità.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>In particolare, la <em>Cassa Depositi e Prestiti (CDP) </em>sarà la nuova istituzione finanziaria italiana per la cooperazione allo sviluppo</strong> <em>(Development Finance Institution – DFI)</em>, che fungerà da <em>Ex-Im Bank</em>, ovvero da banca di sviluppo per il finanziamento di progetti all’estero di aziende italiane, in modo tale da facilitarne non soltanto le esportazioni, ma anche gli investimenti diretti esteri (IDE), vero punto dolente dell’espansione economica italiana in Africa, così da orientarne meglio la diplomazia economica e la politica industriale.</span></p>
<h3 id="leadership-interesse-nazionale-e-visione-di-co-sviluppo-strategico-linee-guida"><span style="color: #000000;"><strong>Leadership, Interesse Nazionale e Visione di Co-Sviluppo Strategico: linee guida </strong></span></h3>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Alla luce di tutto ciò, con la finalità di realizzare una <em>Trasversale Identificazione dell’Interesse Nazionale italiano </em></strong>– con la relativa mappatura delle criticità e delle ridondanze della politica estera italiana – per una rinnovata politica nazionale verso l’Africa sarebbe opportuno:</span></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;">istituire alcune <em>commissioni paritetiche bilaterali </em>tra Roma e un selezionato gruppo di capitali africane ritenute prioritarie, così da dare luogo a una serie di partnership strategiche, evidenziando dunque la centralità politica che le potenze emergenti del Continente africano rappresentano per l’interesse nazionale italiano, capofila di quello dell’Unione Europea nel suo insieme;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">recuperare la leadership italiana nel Corno d’Africa Allargato, approfittando del know-how unico di cui l’Italia dispone rispetto ad altri attori internazionali interessati nello scacchiere, proponendosi come leader per la mediazione della crisi latente fra Eritrea ed Etiopia. Passando dal mero <em>capacity building </em>a un serio <em>nation building</em>, quanto l’Italia saprà fare in Africa Orientale le servirà in termini di lezioni-apprese da utilizzare in futuri contesti africani reputati d’interesse, come quello del Sahel;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">valorizzare la Diaspora africana in Italia, in particolare le Seconde Generazioni (G2) e attrarre talenti stranieri (Immigrazione Qualificata), per mezzo di borse di studio, inquadrate in un Programma di Scambio Italiano ed Africano. In questo modo, lavorando sulla formazione di lungo periodo, il soft-power italiano verrebbe diffuso a costi ragionevoli con un effetto di altissimo valore aggiunto e di larghissimo spettro temporale oltre che di notevole profondità interculturale;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">ottimizzare la presenza di personale italiano presso le Organizzazioni Internazionali e Intergovernative, le ONG e le PMI in Africa, così da attivare antenne di Soft-Intelligence nel canale multilaterale pubblico e in quello privato;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">promuovere tanto <em>Alleanze Trasversali con Paesi extra-UE (ATPeUE)</em>, già latori di proprie visioni strategiche verso l’Africa tutta, come nel caso della Cina ad esempio, quanto <em>Alleanze Tattiche con Paesi intra-UE (ATPiUE) </em>con minore tradizione e conoscenza dell’Africa, ma intenzionati a ritagliarsi un ruolo significativo nell’area;</span></li>
<li><span style="color: #000000;">accentrare a livello nazionale (presso o la Presidenza del Consiglio o la Presidenza della Repubblica o il Parlamento o il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) una <em>cellula/centro di collegamento africano </em>per assicurare, quale raccordo integrato, la continuità dell’azione esterna per mezzo di una serie di competenze, allo scopo fra l’altro di attrarre Investimenti Diretti Esteri (IDE), provenienti da <em>Economie Emergenti/Emerse di fiducia (Alike Economies)</em>, non solo dell’Africa Sub-Sahariana; di individuare una serie di <em>Regioni/Distretti e/o Stati (Alike Partners)</em>, con cui sviluppare una <em>Visione di Co- Sviluppo Strategico (VCSS) </em>nell&#8217;ambito di una politica di ampio respiro, volta all’internazionalizzazione e alla delocalizzazione delle PMI italiane, in maniera tale da agganciare la ripresa economica italiana all&#8217;imponente crescita africana.</span></li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;"><strong>L’Italia non può permettersi di perdere il treno delle economie africane.</strong> Il salto di qualità che ancora manca riguarda il transito dal mero import-export al trasferimento di risorse ossia d’investimenti italiani nel lungo termine per piccole e medie imprese in Africa. Solo tale passaggio assicurerà all&#8217;Italia quel tanto auspicato quanto necessario radicamento nell&#8217;ultima frontiera economica mondiale: l’Africa.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Il presente paper rappresenta il contributo dell&#8217;autore per la conferenza &#8220;La politica estera ed europea dell&#8217;Italia: le proposte del PD&#8221;. Esso non impegna in alcun modo il Partito e il suo programma. </em></p>
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		<title>Tunisia2020: Luci e ombre di uno sviluppo incentrato sui capitali stranieri</title>
		<link>https://www.mondodem.it/105/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara Capelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2016 13:45:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grande Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Tunisia ancora fatica a elaborare risposte efficaci e coerenti ai problemi socio-economici generati da scellerate politiche autoritarie&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/105/">Tunisia2020: Luci e ombre di uno sviluppo incentrato sui capitali stranieri</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Tunisia</strong> ancora fatica a elaborare risposte efficaci e coerenti ai problemi socio-economici generati da scellerate politiche autoritarie e clientelistiche del regime di <strong>Ben Ali</strong> e dalla cattiva gestione delle dinamiche globalizzanti. Un <em>fil rouge</em> che accumuna i diversi governi che si sono succeduti dopo l’insurrezione del 2011 che ha messo fine all’autocrazia di Ben Ali, in sintonia con le agende dei <em>donors</em> internazionali, è l’attrazione di investimenti esteri come priorità per avviare il motore dello sviluppo.</p>
<p>Nel quadro di questa strategia, il 29 e il 30 novembre ha avuto luogo a Tunisi la conferenza internazionale <em><strong>Tunisia 2020</strong> – Road to Inclusion Sustainability and Efficiency</em>. Obiettivo di questo evento era raccogliere quante più risorse possibili per finanziare un ambizioso piano piano di sviluppo quinquennale di 141 progetti pubblici, privati e in partenariato pubblico-privato per un valore complessivo compreso tra i 50 e i 60 miliardi di euro.</p>
<p>Ispirata alla conferenza egiziana di <strong>Sharm el-Sheikh</strong> del marzo 2015, <em>Tunisia 2020</em> ha coinvolto circa 1.500 partecipanti e ottenuto impegni per circa 14 miliardi di euro. Si tratta tuttavia di un risultato al di sotto del prefissato obiettivo di 20-25 miliardi di euro e che si basa in buona sostanza sulle promesse di attori internazionali – Unione europea, Banca europea per gli investimenti (BEI), Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) o l’Arab Fund for Economic and Social Development – o governativi – Qatar e Kuwait in testa, seguiti da Francia, Italia (360 milioni di euro tra doni e prestiti su 4 anni), Svizzera, Canada e Germania.</p>
<p>Inoltre, di questi 14 miliardi, una buona parte è in forma di prestiti a medio-lungo termine, cosa che andrà ulteriormente a gravare sulla condizione di crescente indebitamento estero della Tunisia. Dall’altra parte, il ruolo degli <strong>investitori</strong> privati nel dispiegamento di fondi per i progetti di sviluppo in Tunisia è stato di fatto assai limitato.</p>
<p>Gli obiettivi indicati nel piano quinquennale e buona parte dei progetti presentati durante la conferenza indicano una presa di coscienza di quali siano le priorità di sviluppo economico per la Tunisia, dalla riperequazione delle disparità regionali a un avanzamento del Paese verso attività a più alto valore aggiunto lungo le filiere di produzione mondiali. Tuttavia per una piccola economia come la Tunisia, povera di importanti e abbondanti risorse naturali, attirare investitori stranieri facendo leva sul fatto di essere l’”<em>unica democrazia del mondo arabo</em>” difficilmente risulterà una strategia vincente, indipendentemente dalla qualità dei progetti.</p>
<p>Più plausibile è che, in linea con le politiche adottate nel Paese da metà degli anni Settanta, i principali fattori attrattivi continuino a essere agevolazioni fiscali e basso costo della manodopera, con conseguente allocazione dei capitali internazionali in attività di delocalizzazione per produzioni a basso valore aggiunto, non certo verso i progetti di <em>Tunisia 2020</em>.</p>
<p>Per tale ragione è fondamentale che, anche a livello di <strong>cooperazione internazionale</strong>, si affermi la consapevolezza che le politiche a promozione degli investimenti debbano essere elaborate con maggiore cura, con una più dettagliata analisi dei settori prioritari e dei relativi incentivi da dispiegare, oltre che più circostanziate considerazioni sulle implicazioni sociali, da considerarsi altrettanto prioritarie e non ancillari all’accumulazione di capitale.</p>
<p>L’Italia, presente a <em>Tunisia 2020</em> con una delegazione di imprenditori guidati dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e dal direttore dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo Laura Frigenti, non può astenersi da tali riflessioni se intende farsi promotore attivo di un più inclusivo sviluppo in Tunisia.</p>
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