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	<title>UE Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>UE Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Gender-Blind Recovery Fund: il fondo che ha dimenticato le donne.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Schettini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2020 14:32:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se ne parla da mesi e, alla fine, il Recovery Fund è stato approvato: 750 miliardi di Euro&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Se ne parla da mesi e, alla fine, il Recovery Fund è stato approvato: 750 miliardi di Euro suddivisi tra 390 miliardi di sovvenzioni e 360 miliardi di prestiti, finanziati attraverso l’emissione di debito garantito dall’UE. E da mesi si parla anche di una pianificazione dettagliata degli investimenti da effettuare in settori strategici come il digitale, il settore energetico, delle infrastrutture e dei trasporti. Tuttavia, poco si è detto circa  l’unicità del Recovery Plan quale occasione per affrontare strutturalmente la questione della diseguaglianza tra uomini e donne in Italia, uno dei maggiori ritardi del nostro Paese.</p>



<p>Su input dell’europarlamentare tedesca Alexandra Geese il gruppo dei Verdi Europei ha commissionato l’unico studio, fino ad adesso effettuato, di Valutazione e Impatto di Genere del Next Generation EU, condotto dall’economista italiana Azzurra Rinaldi e dall’austriaca Elisabeth Klatzer. Lo studio, utilizzando dieci indicatori chiave come l’occupazione, il work-life balance, la violenza di genere, gli obblighi di gender-budgeting, per menzionarne solo alcuni, è arrivato alla chiara ed innegabile conclusione che le donne sono state più esposte degli uomini alla pandemia sia perché rappresentano la maggioranza della forza lavoro nel settore sanitario, sia perché sono state le donne ad essere più assorbite da attività non retribuite di cura della casa e dei figli. Inoltre, uno dei principali punti critici rilevati sul Next Generation EU, dal report in questione, è la completa mancanza di una prospettiva di genere tanto da definire il Recovery Fund “cieco da un occhio”. La cecità nascerebbe proprio dalla costatazione che gli aiuti finanziari previsti dall’Unione Europea confluiranno nei settori a predominanza maschile (i già citati settori del digitale, energia, infrastrutture e trasporti) senza correttivi volti ad incentivare l’inclusione delle donne. Inoltre, poco rilievo è stato dato sugli investimenti nei settori in cui sono le donne ad essere maggiormente occupate come l’economia della cura, l’istruzione e i servizi per la prima infanzia. Al fine di chiedere che il 50% dei fondi venga destinato alle politiche per la parità di genere, la stessa Alexandra Geese, ha lanciato la petizione #HalfOfIt.</p>



<p>Ora che il Recovery Fund è stato approvato, come dovrebbe il Governo italiano investire parte dei fondi stanziati per garantire la parità di genere sul mercato del lavoro? Partendo dal presupposto che la parità di genere oltre ad essere un diritto sociale cardine dell’UE, è anche una condizione essenziale per un’economia più innovativa, competitiva e prospera, è assolutamente necessario che l’Italia definisca chiaramente alcune azioni prioritarie allo scopo di costruire un Paese garante della parità di genere in cui la discriminazione sessuale e la disuguaglianza strutturale tra donne e uomini rimangano appannaggio del passato.</p>



<p>• Prevedere interventi di stimolo dell’economia anche nelle attività a prevalenza femminile (cura della persona, ristorazione, turismo): a tal fine si potrebbero, ad esempio, proporre delle quote in modo da riportare l’equilibrio di genere sul mercato del lavoro anche in questi settori, guardando ad una prospettiva di lungo periodo che favorisca la conservazione del posto di lavoro delle donne)</p>



<p>• Permettere alle donne di realizzarsi in un’economia basata sulla parità di genere introducendo misure volte a favorire un maggiore equilibrio tra attività professionale e vita familiare. Interventi essenziali a tal fine includono il congedo di paternità obbligatorio, l’aumento del numero di asili nido che coprano almeno il 60% dei bambini tra gli 0 e i 3 anni, rendere le scuole dell’infanzia scuola dell’obbligo.</p>



<p>• Introduzione della Legge sulla parità salariale donna-uomo per affrontare e sradicare il problema del divario retributivo e pensionistico di genere. Sebbene il principio della parità retributiva per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, sancito dal Trattato di Roma, sia stato recepito nel diritto dell’UE e, di conseguenza, in quello dei singoli stati membri, per eliminare in toto il divario retributivo di genere è necessario risolvere tutte le sue cause profonde, compresa la minor partecipazione delle donne al mercato del lavoro, il lavoro invisibile e non retribuito, il maggior ricorso al tempo parziale e alle interruzioni di carriera, nonché la segregazione verticale e orizzontale basata su stereotipi e discriminazioni di genere.</p>



<p>• Prevedere una robusta valutazione di impatto di genere, dati disaggregati e gender budgeting per tutte le proposte del pacchetto Next Generation Eu. In effetti, lo stesso Parlamento Europeo ha varato una risoluzione a commento del Next Generation EU e del quadro finanziario pluriennale in cui richiedendo, ai singoli stati membri, l’implementazione del Gender Mainstreaming, Gender Budgeting e Gender Impact Assessment.</p>



<p>Tali interventi, e tanti altri ancora, sono necessari poiché se le donne non lavorano, la crescita del PIL si colloca al di sotto della sua piena potenzialità, con la conseguenza che le misure prese anderebbero in direzione prociclica e lo stesso Next Generation EU diventerebbe inefficiente. Non è più accettabile, nei piani di intervento e rilancio economico, non tenere adeguatamente in conto del ruolo e dell’inclusione delle donne: oltre a rimetterci in termini di stabilità economica dell’intero Paese, si tornerebbe indietro di decenni rispetto ai progressi fatti sul piano della parità di genere.</p>
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		<title>La nuova strategia europea per le materie prime critiche: verso un approvvigionamento più sicuro e sostenibile.</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2164/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Schettini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 12:35:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’inizio del mese di settembre la Commissione europea ha lanciato un piano di azione ed uno studio prospettico&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">All’inizio del mese di settembre la Commissione europea ha lanciato un piano di azione ed uno studio prospettico sulle c.d. <strong>materie prime critiche</strong> impiegate spesso nelle nuove tecnologie, allo scopo di ridurre la dipendenza dell’Europa dai paesi terzi promuovendo, allo stesso tempo, un approvvigionamento responsabile che possa favorire una transizione verso un’economia verde e digitale.&nbsp;</p>



<p>Ma che cosa si intende per materie prime critiche e possono le stesse essere impiegate come strumento di politica estera in settori strategici come quello dello spazio e della difesa?</p>



<p>Essenziali per il funzionamento di una vasta gamma di ecosistemi industriali, le materie prime critiche sono così definite in quanto presentano, oltre che una grande importanza economica, un elevato rischio di approvvigionamento che concerne la concentrazione a livello di paese della produzione mondiale di metalli e minerali, la governance dei paesi fornitori e, soprattutto, la dipendenza dell’UE dalle importazioni dai paesi terzi. In effetti, è già dal 2008 che l’Unione Europea è impegnata a promuovere una sua “Raw Materials Strategy”, prediligendo politiche volte a mitigare i rischi, diversificare i rifornimenti, investire in ricerca e sviluppo e garantire una maggiore sostenibilità nelle catene di approvvigionamento.</p>



<p>L’accesso alle materie prime critiche, il cui elenco è stato riesaminato nel 2020 alla luce della mutata importanza economica delle stesse in base alle relative applicazioni industriali comprendendo per la prima volta il <strong>litio</strong>, essenziale per la transizione verso una mobilità elettrica, costituisce una questione di sicurezza strategica per la realizzazione del Green Deal. Per compiere la <strong>rivoluzione verde</strong> dell’economia c’è infatti bisogno di materie prime che, ad oggi, vengono estratte in pochi Paesi del pianeta e non sempre in condizioni sostenibili. Il conseguimento della sicurezza delle risorse richiede un’azione volta a diversificare l’ approvvigionamento delle stesse da fonti sia primarie che secondarie, migliorarne la circolarità e puntare ad una progettazione sostenibile dei prodotti derivati. Il piano di azione per l’economia circolare del Green Deal europeo mira, infatti, a dissociare la crescita dall’uso delle risorse attraverso la progettazione sostenibile dei prodotti e la mobilitazione del potenziale delle materie prime secondarie. A tal proposito, l’UE è all’avanguardia nel settore dell’economica circolare: oltre il 50% di alcuni metalli come il ferro e lo zinco,viene riciclato coprendo più di un quarto del consumo totale dell’UE.</p>



<p>Con l’aumento della domanda globale di materie prime critiche, è fondamentale mobilitare al meglio il potenziale interno europeo al fine di rendere l’UE più resiliente e sviluppare un’autonomia strategica aperta per ridurre le dipendenze esterne. L’approvvigionamento di molte materie prime critiche è, in effetti, altamente concentrato: la Cina fornisce il all’UE circa il 98% delle terre rare, la Turchia la stessa percentuale del borato e il Sud Africa soddisfa il 71% del fabbisogno di platino. Risulta dunque chiaro che, oltre ad una questione di sostenibilità ambientale, la corsa alle materia prime critiche comprende anche l’aspetto geopolitico, soprattutto considerando che, attualmente, la Cina ha stabilito un quasi-monopolio sull’industria estrattiva e produttiva dei metalli rari, grazie a decenni di accurata pianificazione. A causa dei limiti geologici del territorio europeo, la domanda futura di materie prime critiche continuerà, probabilmente, ad essere ampiamente soddisfatta unicamente dalle importazioni anche a medio a lungo termine. Per questo motivo lo scopo primario del piano di azione della commissione, ossia l’autonomia strategica aperta in questi settori, deve pertanto continuare ad essere ancorata ad un accesso ben diversificato ai mercati globali delle materie prime.</p>



<p>A tal proposito l’obiettivo fondamentale messo in luce dalla Commissione è quello di aumentare la resilienza nelle terre rare e nei magneti, poiché si tratta di due materie fondamentali per l’industria europea dello spazio e della difesa. Per conseguire tali obiettivi, la Commissione sta istituendo un’<strong>Alleanza europea per le materie prime </strong>che riunirà tutti i portatori di interessi coinvolti sviluppando, al contempo, partenariati strategici internazionali per garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche non disponibili in Europa. Dal 2021 partiranno così i partenariati pilota con il Canada, con alcuni paesi africani e con i paesi vicini all’UE come la Norvegia e l’Ucraina e i paesi dell’allargamento e dei Balcani Occidentali. La diplomazia economica ed energetica con i paesi terzi risulta dunque fondamentale per rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento critiche per la transizione verso l’energia pulita e la sicurezza energetica.</p>



<p>Riuscirà l’Unione Europea a costruire un’industria mineraria e metallica indipendente all’interno della quale le materie prime critiche svolgano da vettore della politica estera? E, soprattutto, si riuscirà&nbsp; a contribuire alla creazione di una governance globale congiunta dei minerali? La questione rimane aperta su più fronti.</p>
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		<title>I miliardi del Recovery Fund e la scuola italiana: tre priorità</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2131/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Schettini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2020 09:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo una straordinaria seduta del Consiglio europeo, il  più lungo della storia, è stato finalmente raggiunto il tanto&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Dopo una straordinaria seduta del Consiglio europeo, il  più lungo della storia, è stato finalmente raggiunto il tanto atteso accordo sul<a href="https://www.mondodem.it/regioni/europa/merkel-ue/"> Recovery Fund</a> per superare gli effetti della crisi del Covid 19. Per l’Italia si parla di ben 209 miliardi, di cui 127 sotto forma di prestiti e 82 sotto forma di sussidi. Tuttavia i fondi sono subordinati a un progetto di riforme e investimenti che il Governo dovrà presentare entro metà ottobre: l’Europa ci chiede, insomma, di impiegarli in asset e settori strategici. La scuola rientra certamente tra quei settori che in Italia necessitano di notevoli investimenti, che vanno dall’edilizia, alla formazione del personale docente, alla riorganizzazione dei cicli scolastici. Il Coronavirus e la sperimentazione della DAD (didattica a distanza) hanno infatti palesato tutte le inefficienze del sistema scolastico italiano.</p>



<p>La Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha più volte sottolineato l’importanza di sfruttare in modo adeguato e funzionale l’opportunità del Recovery Fund, investendo sul contrasto alla dispersione scolastica, sull’eliminazione delle “classi pollaio”, sull’innovazione e sulla lotta contro la povertà educativa. Lo stesso Conte ha ribadito la necessità di investire nell’istruzione circa il 10% del totale dei 209 miliardi di euro destinati all’Italia, con l’obiettivo di creare una scuola “più moderna, sicura, inclusiva”.</p>



<p>Ma, più nel dettaglio, quale dovrebbe essere la destinazione di questi investimenti strategici? Innanzitutto, è necessario che una grande quota degli stessi venga incanalata nella gestione degli <strong>interventi in materia di <a href="https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1105567.pdf">edilizia scolastica</a></strong>. La maggior parte degli edifici adibiti a scuola sono vecchi, fatiscenti e inadeguati, non garantendo la sicurezza di alunni, docenti e personale tutto. L’architettura scolastica dovrebbe essere ripensata in modo compatibile con la sostenibilità ambientale, gli spazi andrebbero ottimizzati per ricavare un maggior numero di aule, laboratori, palestre nonché zone all’aperto. La diffusione del virus, con cui dovremmo condividere ancora a lungo, ha messo nero su bianco il bisogno di evitare, per motivi di sicurezza e salute pubblica, l’assembramento degli alunni nelle “classi pollaio” tanto da prevedere una deroga al numero minimo e massimo di alunni per classe qualora fosse necessario per rispettare le regole anti Covid. Tuttavia, occorre che la riduzione del numero di alunni per classe diventi una vera e propria riforma di sistema, soprattutto al fine di consentire la progettazione di metodologie didattiche innovative, secondo le esigenze dei gruppi e capace di sviluppare le potenzialità dei singoli. Essenziale è, inoltre, promuovere il concetto di “scuola partecipata”, consistente nella riapertura e nel mantenimento di autonomie scolastiche nei comuni più piccoli e meno abitati, così come nelle aree interne e in quelle di montagna.</p>



<p>Il secondo punto su cui è urgente investire tempo e risorse riguarda la formazione e la selezione dei docenti. Non si può far più coincidere l’arte del Sapere e la capacità di insegnamento: pedagogia e didattica sono essenziali e le carenze che spesso vengono segnalate non sono solo di tipo tecnico, soprattutto relative alle competenze digitali, ma anche di tipo didattico e docimologo (ossia nell’utilizzo di strumenti di valutazione). Fino ad oggi il tema relativo al concorso e selezione dei docenti è stato sempre trattato in modo inadeguato ed è arrivato il momento di <strong>affrontare seriamente il problema relativo alla formazione e selezione del corpo insegnati</strong>, facendo uscire questi ultimi da una mera funzione impiegatizia che li lega inesorabilmente a graduatorie e condizioni di precariato, dequalificando l’insegnamento stesso.</p>



<p>Infine, un aspetto non sempre preso in considerazione, riguarda gli <strong>investimenti relativi agli asili nido</strong>, al fine di aumentarne il numero e la fruizione. È ben noto, infatti, che la frequenza del nido e il futuro livello di rendimento scolastico sono direttamente proporzionali. La famosa curva di Heckman ci dice che gli interventi sul capitale umano sono tanto più fruttuosi quanto più precoci: la frequenza degli asili nido favorisce lo sviluppo delle capacità linguistiche e neuronali ed è decisivo, in quanto mezzo per prevenire la povertà educativa, i bassi livelli di rendimento e la dispersione scolastica, soprattutto per i bambini e le bambine provenienti da contesti deprivati. Inoltre, l’aumento del numero dei nidi sovvenzionati dallo Stato (la maggior parte ad oggi sono privati) gioca un ruolo fondamentale anche in termini di occupazione femminile: laddove ci sono i servizi offerti per la prima infanzia cresce di pari passo l’occupazione femminile. Dove c’è maggiore carenza, soprattutto al Sud e nelle isole, la disoccupazione femminile è, di converso, molto più alta.</p>



<p>È chiaro dunque che <strong>non ci potrà essere una vera ripartenza della scuola e, di riflesso, del paese, senza un preciso piano di rilancio di questa istituzione</strong> che ha il delicato e fondamentale compito di promuovere la formazione e la socializzazione dell’individuo, e di ridurre le disuguaglianze sociali, economiche, culturali e territoriali. La presidente della Commissione Europea, Von der Leyen, ci ha ricordato che “investire nell&#8217;istruzione e nelle competenze è fondamentale per promuovere una ripresa intelligente e inclusiva”. Se, da un lato, i fondi del Recovery Plan, utilizzati proficuamente, potrebbero dunque dare nuova linfa al sistema scolastico e universitario italiano, dall’altro, contro ogni forma di oscurantismo e regressione culturale, il Governo italiano ha il dovere di riportare la scuola e il&nbsp;sapere al centro dell’agenda politica.</p>
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		<title>Unità e responsabilità: il discorso di Angela Merkel al Parlamento Europeo</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2123/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 16:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Merkel]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Cancelliera Federale Angela Merkel ha presentato oggi, l’08.07.20, il programma tedesco per la Presidenza del Consiglio di&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">La Cancelliera Federale Angela Merkel ha presentato oggi, l’08.07.20, il programma tedesco per la Presidenza del Consiglio di fronte al Parlamento Europeo. Un programma ambizioso che ha toccato i punti salienti per la ripresa dell’Unione Europea a seguito della pandemia causata dal Covid-19 e che ha illustrato l’approccio che la<a href="https://www.mondodem.it/regioni/europa/germania-europa/"> Germania </a>intende seguire in questi sei mesi.</p>



<p>Il discorso della Cancelliera si è focalizzato su cinque temi da mettere al centro del dibattito politico:</p>



<ol class="wp-block-list" type="1"><li>La ripresa economica dell’Unione Europea;</li><li>La necessità di rimettere al centro i diritti fondamentali e l’unità europea;</li><li>L’impegno per il clima;</li><li>La digitalizzazione e l’innovazione;</li><li>Il ruolo e la responsabilità dell’Unione Europea nel mondo.</li></ol>



<p>Sottolineando la storia che ha portato all’Unione Europea di oggi – una storia in cui i diritti fondamentali sono la bussola e il valore fondante che hanno guidato le trasformazioni del continente europeo, dalla Seconda Guerra Mondiale al crollo del Muro – per il presente è necessario ripensare la comunità europea come uno spazio più solidale e che metta al centro i bisogni dei cittadini non solo nella loro dimensione civile, ma anche sociale ed economica. Il tema dell’economia è stato uno dei più citati, sottolineando la necessità di cooperazione fra le varie economie dell’Eurozona in modo tale da poter affrontare la crisi che ci ha colpito e con il riferimento esplicito al piano di <em>Recovery </em>Fund, proposto congiuntamente alla Francia. L’invito all’unità e alla coesione è stato centrale in tutto il discorso e il <em>fil rouge </em>che ha legato una larga varietà di argomenti toccati dalla Cancelliera: non a caso lo slogan scelto per la Presidenza tedesca è “<em>gemeinsam schaffen wir das” </em>(insieme ce la facciamo), riaffermando la volontà della Germania di rendere l’Unione Europea più forte e più unita. Non sono mancati inoltre i richiami alle tematiche che erano già state indicate come primarie durante il discorso di insediamento della Presidenza Von der Leyen l’anno scorso: in particolare, per quanto riguarda gli investimenti nelle aree della digitalizzazione e dell’innovazione, e il rinnovo dell’impegno a livello europeo contro i cambiamenti climatici. In tema di politica estera, è stata ribadita la volontà europea di intraprendere dei negoziati con la Cina e la necessità di un approccio improntato alla solidarietà per quanto riguarda la materia dell’immigrazione e dello status dei rifugiati – sottolineando come l’Unione Europea debba essere un attore geopolitico responsabile e rilevante su scala globale.</p>



<p>La scelta di questi obiettivi apre una serie di nuovi scenari per lo sviluppo politico dell’Unione, soprattutto per quanto riguarda un maggiore impegno e responsabilità dei vari Stati Membri e delle istituzioni europee: la Cancelliera ha esplicitamente parlato della necessità di una maggiore integrazione europea e della costruzione di comunità il più coesa possibile. Per il nostro Paese, questa può essere una grande opportunità a livello politico: non solo per quanto riguarda i negoziati europei previsti per i prossimi mesi, ma anche per avere la possibilità di prendere parte allo sviluppo di una nuova politica europea comune che possa avere un impatto positivo sulle vite dei cittadini e che si focalizzi su quei bisogni e quelle disuguaglianze che questa pandemia (e la crisi economica collegata ad essa) hanno fatto emergere in maniera ancora più vistosa. L’Italia può quindi giocare un ruolo di primissimo piano nel plasmare un’idea di Europa vicina ai valori che hanno ispirato i padri fondatori dell’Unione e adattarli alle sfide di oggi.</p>



<p>La Cancelleria ha concluso il discorso citando la Nona Sinfonia di Beethoven e paragonando l’Europa alle note del grande compositore tedesco: così come la musica di Beethoven offre qualcosa di nuovo ad ogni ascolto, anche l’Europa ogni giorno può essere riscoperta in un modo nuovo, e con l’augurio che questo senso di coesione e fratellanza presente nella musica possa anche essere il punto di partenza per il nostro futuro di europei.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2123/">Unità e responsabilità: il discorso di Angela Merkel al Parlamento Europeo</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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