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	<title>Alfredo Di Lorenzo, Autore presso MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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		<title>Malta tagħna lkoll (Malta è di tutti noi). Luci ed ombre di una società che vuole cambiare.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Di Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2022 10:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Daphne Caruana]]></category>
		<category><![CDATA[Malta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 26 marzo i Laburisti hanno vinto per la terza volta le elezioni politiche a Malta. Nel paese&#8230;</p>
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<p>Il 26 marzo i Laburisti hanno vinto per la terza volta le elezioni politiche a Malta. Nel paese che esprime la Presidente conservatrice dell’Europarlamento, Roberta Metsola, prosegue quindi il ciclo politico di centrosinistra inaugurato nel 2013 con la vittoria di Joseph Muscat dopo un quarto di secolo di dominio del rivale partito Nazionalista sulla politica maltese.</p>



<p>Questa serie di affermazioni nasconde tuttavia un decennio estremamente controverso nella storia della Repubblica di Malta segnato da scandali che non hanno risparmiato alcuno dei suoi leader, seppure per ragioni non identiche e con conseguenze diverse sulle loro fortune. Recentemente Malta è stata infatti accusata di non fare abbastanza per contrastare il traffico illecito di denaro, mentre la fase precedente di governo, quella di Joseph Muscat conclusasi ad inizio 2020, era stata segnata addirittura dall’assassinio di Daphne Caruana Galizia e dalle successive dimissioni dello stesso Muscat.</p>



<p>Un breve riepilogo sulla storia recente di Malta può tuttavia aiutare a comprendere meglio questa apparente contraddizione tra una ostentata stabilità politica ed una società segnata da gravi contraddizioni interne.</p>



<p>L’adesione alla UE il 1° maggio 2004 ha portato grandi e visibili benefici consentendo alla piccola Repubblica insulare di modernizzare le proprie infrastrutture.Ai maltesi va da questo punto di vista riconosciuta una indubbia bravura nell’utilizzo dei fondi europei.</p>



<p>Al contempo, i legami culturali con il Regno Unito ed il mondo anglosassone hanno aiutato Malta ad accreditarsi come un’economia dinamica e come una piazza finanziaria attraente grazie anche, va detto, ad una normativa fiscale generosa. Da questo punto di vista, l’altro “grande” storico riferimento, politico e culturale, di Malta – l’Italia – non esce benissimo dal confronto.</p>



<p>Malta inizia a conoscere tuttavia un vero e proprio boom economico nel 2011 quando le sue vicine mediterranee, l’Italia e la Libia, vengono investite da due crisi che, pur profondamente diverse per intensità e caratteristiche, innescheranno un movimento simultaneo di persone e di capitali verso l’arcipelago contribuendo ad una rapida crescita dell’economia.</p>



<p>Le elezioni del 2013 giungono in un momento di declino della leadership del Partit Nazzjionalista mentre il Partit Laburista di Joseph Muscat si pone come il rappresentante dei ceti rampanti, arricchiti dagli affari che iniziano a crescere.</p>



<p>Lo slogan con cui i Laburisti vincono nel 2013 è “Malta tagħna lkoll”, ossia “Malta è di tutti noi”, ed ironicamente tra i primi atti del nuovo governo di Muscat si registra proprio un selvaggio <em>spoils system</em> nella Pubblica Amministrazione.</p>



<p>Intanto gli affari decollano per molti. L’edilizia selvaggia ed il consumo di suolo erano già problemi sentiti per un’isola sovrappopolata rispetto alle sue dimensioni e la realizzazione di opere “monstre” nei primi anni 2000 ne era una testimonianza evidente. Dal 2013 in poi però le gru spuntano ovunque. Nello stesso periodo cresce inoltre il livello dei depositi bancari che nel 2016 superano complessivamente di 20 volte il PIL maltese.</p>



<p>Malta è una realtà piccola nella quale l’intera popolazione è legata da stretti contatti parentali e personali che legano l’intera popolazione. Questa peculiare struttura sociale ha favorito lo sviluppo di vasti blocchi consociativi in una società dove improvvisamente anche i ceti più bassi iniziano a staccare dividendi importanti dalle rendite immobiliari. Questi ultimi si sono rivelati molto difficili da contrastare, sia da parte delle voci libere che dello stesso Stato.</p>



<p>La più importante di queste voci era quella di Daphne Caruana Galizia.</p>



<p>Lo scandalo seguito al suo assassinio ha però finalmente innescato una reazione nell’opinione pubblica maltese, che ha percepito l’accaduto come una vergogna nazionale.</p>



<p>L’arma del riscatto per Malta sono le generazioni più giovani ed istruite. L’entrata nell’UE e lo sviluppo economico hanno migliorato i livelli di istruzione e sono cresciuti sia i diplomati che i laureati. I giovani maltesi viaggiano grazie all’eliminazione delle frontiere ed agli ottimi collegamenti aerei verso il resto d’Europa, hanno una sensibilità ambientalista al contrario dei loro genitori e nonni che hanno cementificato l’isola, e sono aperti ai diritti civili in un paese che ha introdotto il divorzio solo nel 2012. È un aspetto da ricordare quando ci si avvicina alla realtà politica maltese: le affiliazioni a Bruxelles rischiano infatti di rivelarsi un filtro sfocato per capire dove si collocano a Malta il riformismo ed il progressismo e dove invece alligna la conservazione sociale peggiore (o certe posizioni in materia migratoria).</p>



<p>L’investimento sul capitale umano è sicuramente la chiave per cambiare profondamente la società dell’isola e portarla a livelli paragonabili agli altri partner della UE.</p>



<p>Malta infatti importa ancora forza lavoro qualificata dall’estero. A titolo di esempio, i nostri connazionali residenti nell’arcipelago, poco più di mille nel 2009, superano oggi nell’ipotesi più pessimistica i ventimila.</p>



<p>Il rapporto tra l’Italia e Malta ha tuttavia origini antichissime: l’isola ha condiviso il destino politico della Sicilia per millenni e la lingua maltese altro non è che un residuo dell’arabo parlato in Sicilia nel basso Medioevo. Non sarebbe anzi, da questo punto di vista, sbagliato considerare Malta come una piccola porzione di Sicilia avviatasi, da un certo momento in poi, su un percorso distinto ed originale.</p>



<p>Con i Cavalieri di San Giovanni il legame con l’Italia non solo rimase immutato ma addirittura si intensificò con l’arrivo di maestranze e funzionari. L’arcipelago, che all’epoca contava poche migliaia di abitanti, superò nel volgere di due secoli i centomila. La maggioranza dei maltesi ha tutt’oggi un cognome di origine italiana e l’italiano era ancora idioma ufficiale nel 1935, quando l’Amministrazione coloniale ne abolì l’uso per sanzionare l’invasione fascista dell’Etiopia.</p>



<p>È plausibile che anche molti degli italiani arrivati a Malta in questi anni resteranno sull’isola e finiranno per integrarsi con la realtà locale, come chi li ha preceduti nel corso dei secoli. L’italiano non tornerà ad essere lingua ufficiale ma il nostro rapporto con Malta è stato e continuerà ad essere molto più profondo ed antico di quelli, pur fortissimi, che ci legano ad altri partner UE.</p>



<p>Malta è di tutti noi: di solito lo ignoriamo ma dovremmo invece tenerlo ben presente.</p>
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		<title>La sentenza della Corte Costituzionale della Polonia: un azzardo pericoloso e di corto respiro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Di Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Nov 2021 15:37:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Policy brief]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 7 ottobre 2021 la Corte Costituzionale polacca, pronunciandosi su impulso del governo conservatore guidato da Mateusz Morawiecki,&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Il 7 ottobre 2021 la Corte Costituzionale polacca, pronunciandosi su impulso del governo conservatore guidato da Mateusz Morawiecki, ha dichiarato l’incostituzionalità &#8211; e quindi l’inapplicabilità nell’ordinamento nazionale polacco &#8211; di una serie di norme del TUE, il Trattato sull’Unione Europea erede del Trattato di Roma del 1957. Il Governo polacco si era rivolto nel corso dell&#8217;estate alla Corte costituzionale della Polonia per valutare la compatibilità dei Trattati europei con l’ordinamento costituzionale nazionale a seguito dell’interim order &#8211; un ordine provvisorio &#8211; della Corte di Giustizia della UE dello scorso luglio, che aveva dichiarato incompatibile con l’ordinamento comunitario la Commissione disciplinare recentemente istituita a Varsavia per vigilare sui componenti della magistratura polacca. La pronuncia ha generato nell&#8217;immediato dichiarazioni roventi da parte delle istituzioni di Bruxelles innescando a cascata in tutta la UE una più vasta polemica tra schieramenti politici contrapposti. Le ragioni di chi critica questa sentenza sono però, come vedremo a breve, tutt’altro che infondate né figlie di una visione parziale della situazione.</p>



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		<title>Il PNRR e la Pubblica Amministrazione: la &#8220;Macchina dello Stato&#8221; a un bivio.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Di Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2020 17:11:04 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) individua quattro sfide strategiche da affrontare e sei missioni, che&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) individua quattro sfide strategiche da affrontare e sei missioni, che saranno accompagnate da altrettante politiche di supporto. Tra queste figura la riforma della Pubblica Amministrazione, dalla quale tutte le altre politiche di supporto dipendono.</p>



<p>La Pubblica Amministrazione italiana è stata ripetutamente individuata negli ultimi decenni come un freno dello sviluppo nazionale, a causa di inefficienze e lentezze che la caratterizzano. Per capirne le cause ed individuare delle soluzioni appare opportuno esaminare tre strategici “fattori di input”, per utilizzare un termine mutuato dalla scienza microeconomica, tipici dell’azienda “Stato”: il sistema di regole, le risorse materiali (patrimoniali e finanziarie) e le quelle umane.</p>



<p>Riguardo l’assetto regolatorio vigente, tutte le riforme succedutesi dall’inizio degli anni ‘90 si sono concentrate sui tempi e le regole del procedimento amministrativo, sui profili professionali dei dirigenti e degli impiegati, sulla motivazione del personale, sia in senso premiale che punitivo, e sulla razionalizzazione degli Enti e delle loro competenze. Si trattava di riforme necessarie ed auspicate che tuttavia, da sole, non hanno fino ad oggi determinato l’inversione di rotta desiderata dai loro ideatori. Ciò è avvenuto in primis perché nessuna delle riforme citate è intervenuta davvero sul principale “dispositivo frenante” della macchina pubblica, vale a dire il sistema dei controlli amministrativi, contabili e giurisdizionali. Per quanto si possano infatti semplificare i procedimenti o incentivare i dirigenti ed il personale, nulla ancora oggi evita a priori che un’opera pubblica sia sospesa da un ricorso cautelare, magari giudicato infondato al termine del giudizio, o che un pagamento sia bloccato per ragioni formali piuttosto che per mancanza di fondi.</p>



<p>Si tratta in realtà di problematiche che riguardano anche il settore privato e che derivano anche da caratteristiche sociali e culturali del nostro paese e da diffusi fenomeni di illegalità. Tuttavia una revisione periodica dei costi e benefici dei controlli vigenti andrebbe opportunamente programmata per evitare che la cura possa rivelarsi, a volte, peggiore del male.</p>



<p>Esiste poi quell&#8217;insieme di comportamenti noto come “burocrazia difensiva”, che spinge i dirigenti pubblici in determinate circostanze a non agire, rinunciando magari anche a premi per la produttività, piuttosto che agire correndo il rischio di finire davanti ad un giudice amministrativo o contabile.&nbsp;Si noti che una quota consistente di atteggiamenti difensivi provenga da dirigenti ben formati e capaci di calcolare correttamente i costi ed i benefici delle loro iniziative. Un intervento finalmente risolutivo sulle cause di questo fenomeno andrebbe quindi studiato in modo attento per ottenere davvero un aumento di efficienza della nostra Pubblica Amministrazione.</p>



<p>Il secondo tema, quello delle risorse patrimoniali e finanziarie della P.A., ha guadagnato la ribalta mediatica durante le prime, drammatiche, fasi dell’epidemia Covid-19 focalizzandosi in particolare sulla sanità nazionale e di quelle regionali. Il problema è ovviamente più ampio, e riguarda diversi altri settori come la Scuola e la Giustizia, solo per citarne due casi macroscopici. La decisione sulle risorse patrimoniali e finanziarie da destinare alla P.A. ha natura squisitamente politica e spetta esclusivamente al Parlamento, così come qualsiasi iniziativa che intervenga sul lato delle entrate. Non si tratterebbe tanto, in questo ambito, di intervenire sulla pressione fiscale complessiva o specifica di alcune fasce di reddito quanto di mettere davvero in campo un contrasto aggressivo all&#8217;evasione ed all&#8217;elusione fiscale. Le difficoltà incontrate dal nostro Paese su questo aspetto non dovrebbero far dimenticare che su questo sono in ballo sia la credibilità l&#8217;Italia nei confronti dei partner europei ma anche quella della politica nei confronti dei cittadini che chiedono servizi all&#8217;altezza.</p>



<p>Il terzo ed ultimo tema investe il personale pubblico, la sua consistenza numerica ma soprattutto la sua qualità. La figura dell&#8217;impiegato pubblico nell&#8217;immaginario collettivo non è, com&#8217;è noto, delle migliori. Oggi perlomeno esistono le premesse e gli strumenti per cambiare, se non per rovesciare, la situazione. La Pubblica Amministrazione è ormai estremamente bisognosa di nuove assunzioni, dato che l&#8217;età media del personale in alcuni Enti supera i 55 anni e durante la prima metà di questa decade andranno in pensione coloro che erano entrati durante le ultime assunzioni &#8220;di massa&#8221; degli anni &#8217;80. Abbiamo quindi davanti due alternative: o la paralisi o una reale ricostruzione/rifondazione della P.A..</p>



<p>Puntando ovviamente sulla seconda, tale prospettiva può realizzarsi in grandissima parte attraverso una politica di assunzioni seria e trasparente che, rispetto ai decenni passati, deve questa volta reclutare quelle eccellenze nazionali che oggi non trovano sbocchi in altri settori, e che troppo spesso portano le loro competenze altrove aumentando la competitività di economie concorrenti ed indebolendo la nostra. Una politica del personale di questo tipo potrebbe innescare effetti positivi sull’economia attraverso la conseguente maggiore efficienza del settore pubblico e mantenendo intelligenze e competenze nel nostro Paese.</p>



<p>È quindi dal successo di questi interventi &#8211; un nuovo assetto normativo e regolatorio, il recupero di risorse da investire ed il potenziamento qualitativo e quantitativo del personale &#8211; che può dipendere il successo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e, conseguentemente, il futuro dell&#8217;Italia.</p>
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