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	<title>Giovanni Gasparini, Autore presso MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Giovanni Gasparini, Autore presso MondoDem</title>
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		<title>Rollback</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Gasparini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jun 2022 10:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Russia e Asia centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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<p>L’Occidente non solo PUÒ vincere in Ucraina: DEVE vincere se vuole garantirsi un futuro di serenità relativa anziché decenni di nuova guerra fredda.</p>



<p>Come tutti i dittatori finiscono per fare, l’illusione di grandezza di Putin lo sta spingendo ad impiccarsi da solo. Il compito delle forze democratiche è lasciargli abbastanza corda, ovvero passare da una fase passiva di contenimento ad una attiva di rollback, agendo su 4 leve.</p>



<p>1. Ripristinare la deterrenza a livello tattico nucleare, rendendo esplicito che l’impiego da parte russa comporterà una reazione ‘tit-for-tat’ con la conseguente distruzione della base da cui è prevenuto l’attacco iniziale tramite testata di pari potenza. Ciò dovrebbe ampiamente dissuadere i comandanti sul campo a cui è delegato o comandato l’uso delle armi atomiche tattiche, poiché equivarrebbe a firmare il proprio suicidio insieme a quello dei loro familiari che di solito vivono in prossimità di tali basi.</p>



<p>2. Cacciare le forze russe dal territorio ucraino infliggendo il più pesante numero di perdite possibili, soprattutto di materiali, grazie alla fornitura ai combattenti ucraini di armamenti adatti a controffensive, come elicotteri d’attacco, artiglieria pesante e lanciarazzi, veicoli per fanteria armati e corazzati, ma soprattutto munizionamento di precisione, intelligence e strumenti da guerra elettronica che neghino ai russi il coordinamento C4I. Sarebbe necessaria anche una operazione tipo St. Nazaire (forze speciali) o Taranto (con droni al posto dei biplani inglesi del 1940) per disabilitare la flotta a Sebastopoli, ponendo così fine al controllo navale russo sul Mar Nero, per sempre. A quel punto una Crimea demilitarizzata potrebbe anche aspirare ad uno statuto speciale.</p>



<p>3. Porre in essere il razionamento energetico e non comprare più nulla dai russi, al fine di cessare immediatamente il trasferimento giornaliero di oltre un miliardo di dollari per il loro gas e petrolio, mettendo così in crisi l’apparato statale russo nel giro di poche settimane. Ciò peraltro favorirebbe anche i piani di transizione energetica dell’Ue, a patto che si consideri anche il nucleare come fonte.</p>



<p>4. Aprire il fronte contro la propaganda e disinformazione orchestrata da oltre un decennio dal Cremlino, negando visibilità ed espellendo personale diplomatico e para-giornalistico, e investigando seriamente su quei personaggi occidentali che rivestono o hanno rivestito cariche pubbliche, per le quali hanno dichiarato fedeltà al loro Stato, e che hanno accettato di farsi corrompere da una potenza straniera ostile.</p>



<p>È una strategia costosa nel breve periodo ma dai grandi benefici probabilmente già dal 2023, che oggi abbiamo l’opportunità di eseguire grazie al fatto che alla Casa Bianca non siede più Trump, quinta colonna di Putin, ma un politico di grande esperienza a cui non manca il senso della storia e la conoscenza dei meccanismi della deterrenza.</p>



<p>È un’opportunità unica che potrebbe svanire se si cercasse un accordo prematuro, ma anche in virtù del pericolo posto dalla vittoria negli Stati Uniti degli isolazionisti o peggio dei fascisti come Trump e la sua gang repubblicana.</p>
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		<title>End-Game: tre Europe possibili dopo il 24/02/2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Gasparini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 16:38:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A un mese dall’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina bisogna iniziare a pensare i possibili scenari di riferimento in cui&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap is-style-default">A un mese dall’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina bisogna iniziare a pensare i possibili <strong>scenari di riferimento</strong> in cui l’Europa dovrà operare nei prossimi decenni.</p>



<p>Le azioni degli attori europei e dell’Italia possono orientare questi esiti: <strong>bisogna iniziare ad agire e non solo a reagire</strong>.</p>



<p>Iniziamo dal <strong>first-best</strong>, quello evidentemente più desiderabile per l’Italia quale democrazia liberale all’interno di uno spazio di libertà, sicurezza e benessere euro-atlantico: la fine delle ostilità legata alla <strong>rimozione di Putin</strong> da parte di un regime russo non necessariamente democratico e liberale (non illudiamoci troppo, almeno nel medio periodo), ma quanto meno rispettoso delle leggi fondamentali della convivenza fra Stati, promotore di una politica estera e di difesa che rigetti l’attuale visione imperialista di natura geopolitica ‘a somma zero’.</p>



<p><strong>Cosa possono fare gli europei per ottenere questo risultato?</strong></p>



<p>&#8211; <em>supportare per tutto il tempo necessario la coraggiosa resistenza ucraina</em> con ogni mezzo indiretto, militare e non, in particolare cyber, interferenza elettronica, intelligence…</p>



<p>&#8211; <em>inasprire le sanzioni soprattutto</em> allargandole ai quadri intermedi della nomenklatura russa, ‘i colonnelli’, portare la Russia allo stato dell’URSS degli anni ’80 o peggio</p>



<p>&#8211; <em>ristabilire una deterrenza convenzionale e nucleare credibile</em> nell’ambito NATO ed europeo, rendendo esplicite le risposte proporzionali all’escalation russa, in particolare qualora essa si spinga all’uso di armi non convenzionali, chimiche e nucleari</p>



<p>&#8211; <em>isolare la Russia dalla Cina</em> con un mix di incentivi e possibili sanzioni indirette, facendo anche leva sulla gravissima crisi economica in cui versa il regime cinese</p>



<p><strong>Il costo di questa strategia</strong> è elevato, dal punto di vista economico per gli europei e dal punto di vista umano per gli ucraini, ma se condotta con la massima forza possibile nel breve periodo potrebbe rompere la volontà russa prima che essa riduca in polvere le città ucraine e vinca la resistenza ucraina.</p>



<p><em>Solo questa strategia però garantisce una stabilità di lungo periodo</em>, in cui progressivamente i rapporti con la Russia possono essere ri-socializzati in termini cooperativi, sostenendo da un lato la crescita economica del paese al di là dei beni energetici e minerari e delle oligarchie che li controllano, e progredendo nell’ambito della soluzione del dilemma della sicurezza tramite progressivi step irreversibili di riduzione delle forze militari russe nel teatro europeo.</p>



<p><strong>L’alternativa in seconda battuta</strong> sarebbe la fine delle ostilità in Ucraina con un compromesso più o meno favorevole alle forze russe, con Putin e la sua cricca ancora in sella al Cremlino e Kiev ridotta ad una terra di nessuno costantemente sottoposta ad infiltrazioni anche militari russe, legata ad un fragile accordo che già diverse volte la Russia ha dimostrato di non rispettare, da quello pivotale del 1994 a quelli del 2014.</p>



<p>Si tratterebbe di <em>un’equilibro fragilissimo</em>, in cambio del quale l’Europa potrebbe ricevere minori costi economici, poiché almeno parte delle sanzioni andranno ritirate per raggiungere l’accordo, e taglierebbe le gambe sia a qualunque coraggiosa resistenza partigiana ucraina, sia a chi in Russia si oppone a Putin e sta pensando alla sua rimozione.</p>



<p><em>Putin avrebbe cosi sostanzialmente vinto la battaglia</em>, e avrebbe tutto il tempo di preparare le prossime mosse militari, rassicurato ancora una volta dalla nostra debolezza.</p>



<p>Questo esito potrebbe anche determinarsi a causa di una chiara vittoria militare russa sul terreno, nel qual caso la situazione per gli europei sarebbe ancora peggiore, poiché l’Ucraina finirebbe sotto controllo russo, con tutte le sue importanti risorse alimentari ed economiche, e il Cremlino si rafforzerebbe nella sua opinione che l’uso della forza miliare è pagante.</p>



<p><em>Non abbiamo quindi solo un obbligo morale di armare l’Ucraina: anche dal punto di vista del realismo politico ci conviene</em>.</p>



<p>Per arrivare a questo scenario basta non sostenere la resistenza ucraina, esitare nel mantenere le sanzioni, continuare a dimostrarci capaci di rispondere alle minacce russe solo con la paura.</p>



<p>Il risultato di lungo periodo sarebbe il <strong>ritorno ad una specie di ‘Guerra Fredda’</strong> ma molto più calda di quella del 20mo secolo, con al comando della Russia un personaggio completamente inaffidabile col dito sul pulsante nucleare, e la possibilità che una conversione americana all’isolazionismo ci lasci soli ad affrontarlo.</p>



<p>Inoltre la mancata integrazione dell’Ucraina nel sistema europeo viene a far mancare nel lungo periodo la basi per l’indipendenza agroalimentare ed energetico-industriale del Continente.</p>



<p>Non è uno scenario particolarmente confortante..</p>



<p>Vi è poi lo <strong>scenario prodotto da una chiara vittoria russa</strong> in Ucraina, tuttora possibile ma reso improbabile della Resistenza; in questo caso, ci si deve aspettare una <em>escalation del conflitto</em> verso altri paesi dell’est Europa, in cui l’uso di armamento nucleare non è solo previsto, è dottrinalmente prescritto.</p>



<p>La debolezza occidentale favorirebbe inoltre il rafforzamento dell’alleanza russo-cinese, con le inevitabili conseguenze negative per l’occidente.</p>



<p>Per questo chi suggerisce l’”Appeasement” è, in buona fede o molto più probabilmente in mala fede, oggettivamente contrario al benessere dell’occidente e del suo sistema democratico ed economico di stampo liberale. Che poi è l’evidente obbiettivo strategico della Russia di Putin.</p>



<p><em>Abbiamo dunque veramente scelta?</em> Serve davvero trattare mentre le forze russe si raggruppano e come previsto distruggono indiscriminatamente città e persone? Ogni nostra debolezza aggiunge una crepa al sistema della deterrenza.</p>



<p>Se l’occidente ha una responsabilità in questo conflitto, è di essere stato troppo debole, minando la credibilità del nostro deterrente. La quinta colonna russa in America, l’amministrazione Trump, ha fatto il resto.</p>



<p><strong>Non abbiamo veramente scelta, se davvero vogliamo una vera pace in Europa, non una ‘Pax Sovietica” (ehm russa…), dobbiamo lavorare per il first-best.</strong></p>



<p>Subito e senza esitazioni.</p>
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		<title>Dal Fulda Gap al Suwalki Gap: Ovvero, il ruolo degli armamenti nucleari nel nuovo scenario internazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Gasparini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 12:34:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Russia e Asia centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Armi nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I pianificatori militari della NATO avevano un incubo: il Fulda Gap, il lembo di terra della valle del&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">I pianificatori militari della NATO avevano un incubo: il Fulda Gap, il lembo di terra della valle del Reno su cui si sarebbero scatenate le divisioni corazzate sovietiche e che l’Alleanza si preparava a contenere, eventualmente anche tramite l’impiego di armi nucleari tattiche.</p>



<p>Il Suwalki Gap è&nbsp; una striscia di terra lunga e stretta che coincide con il confine fra Polonia e Lituania:&nbsp; è questo, oggi, il principale candidato per un impiego di armamento nucleare tattico, se la situazione in Ucraina dovesse mettersi male. Quest’area è allo stesso tempo la congiungente fra due membri della NATO (ed EU) e il passaggio fra la Bielorussia&nbsp; e il territorio russo di Kaliningrad, che ci piace ricordare con il nome di Koenigsberg, la città di Kant, oggi gigantesca base militare&nbsp; ove stazionano anche missili balistici (e non) che possono essere, anzi molto probabilmente sono armati con testate nucleari.</p>



<p>Per i russi, questa potrebbe essere l’area ideale per testare la risolutezza dell’Alleanza Atlantica, magari dopo aver ‘lavorato sui fianchi’ con la consueta propaganda di stampo sovietico che ancora sembra aver presa nei media occidentali, spargendo disinformazioni tese a far apparire l’aggredito (l’occidente, l’Ucraina,..) come l’aggressore.</p>



<p>&nbsp;Putin &nbsp;ci ha esplicitamente minacciato con l’impego dell’arma atomica e successivamente ha firmato un ambiguo ordine di allerta delle forze nucleari, da un lato sintomo di debolezza delle sue forze convenzionali, capaci solo di sterminare la popolazione con impiego massiccio di fuoco indiretto secondo uno schema terrorista tragicamente ben noto da Grozny ad Aleppo, dall’altro irresponsabile atto d’intimidazione ed ‘escalation’ che ha costretto gli occidentali a ripensare radicalmente al ruolo delle forze nucleari.</p>



<p>I Primi Ministri europei devono imparare di nuovo la logica paradossale del conflitto nucleare, conferendo credibilità alla minaccia, anche perché potrebbero essere chiamati a prendere decisioni storiche nel giro di pochi minuti, e allora non ci sarà il tempo di leggere le decine di pagine di studi sulla materia.</p>



<p>Colpevolmente in Europa ci si è trastullati per lustri a seguire irresponsabilmente le sirene dell’irenismo, suggerendo la rinuncia unilaterale all’armamento nucleare, e si è data chiara impressione all’avversario che non vi fosse da parte occidentale una vera disponibilità ad un impiego dello stesso, minandone cosi alla radice la credibilità, e quindi l’efficacia, anche tardando l’ammodernamento delle piattaforme di lancio delle bombe aviolanciate ‘a doppia chiave’ NATO/nazionale tuttora presenti in Germania ed Italia.</p>



<p>Intanto la Russia ammodernava testate e mezzi di consegna soprattutto a livello tattico, e si trova ad avere un vantaggio di uno a tre in termini di testate no-strategiche, oltre a rivedere in termini particolarmente aggressivi le dottrine d’impiego delle stesse, che secondo diversi analisti ed osservatori è di fatto informata al principio ‘escalate to de-escalate’, ovvero prevede l’impiego in ‘first use’ anche contro forze convenzionali al fine di costringere il nemico a contenersi, trattando quindi da una relativa posizione di forza e riducendo di molto la soglia d’impiego.</p>



<p>Di fatto le forze armate russe hanno un grande incentivo a minacciare e usare armi nucleari per sopperire alle loro deficienze in ambito convenzionale; qualora lo facessero ci porrebbero davanti ad un gravissimo dilemma fra impiego e credibilità, e i numeri suggeriscono una chiara ‘escalation dominance’ russa, lasciando pertanto sempre ad essi l’iniziativa.</p>



<p>Se da un lato le armi nucleari dell’Alleanza Atlantica hanno sinora confermato il loro potere deterrente nei confronti di attacchi sul territorio della stessa (se non ci fossero state, ora saremmo a discutere di occupazione militare russa dei Baltici e della Polonia…), l’attuale dottrina NATO e americana ha mostrato tutti i suoi limiti, poiché il timore di un impiego di armi nucleari russo sta ottenendo gli effetti desiderati, non permettendo un impegno diretto convenzionale che sposterebbe decisamente la bilancia a favore dei resistenti ucraini.</p>



<p>L’aggiornamento della dottrina dovrebbe prevedere qualche forma di esplicita di ‘forward defence’, allargata al di fuori dell’immediato territorio dell’Alleanza, in casi di imminenza d’aggressione (come nel caso ucraino); per poter agire da deterrente ciò va reso chiaro al potenziale avversario anticipatamente.</p>



<p>E non solo la NATO dovrebbe pensarci: sulle prossime elezioni presidenziali americane aleggia lo spettro di Trump, l’uomo di Putin a Washington DC, e di un partito repubblicano ridotto a un comitato d’affari fondamentalmente anti-liberale, anti-democratico, anti-americano, isolazionista ed strutturalmente anti-europeo.</p>



<p>Non è improbabile che Putin abbia atteso e rinviato interventi pianificati già dal 2014 nella speranza che nel suo secondo mandato Trump distruggesse la NATO dall’interno, per poi ottenere ciò che voleva con un limitatissimo uso della coercizione.</p>



<p>La situazione attuale in cui si trova l’Ucraina è frutto dell’operato di due leader strutturalmente autoritari, e uno di questi è Trump.</p>



<p><strong>Gli europei pertanto hanno circa tre anni per sviluppare un deterrente strategico allargato a partire da quello francese</strong>, grazie anche al capovolgimento della politica estera e di difesa tedesca avvenuto come conseguenza dell’aggressione russa e della totale perdita di credibilità di Putin e del suo apparato di lacchè.</p>



<p>A questo<strong> deve aggiungersi</strong> <strong>una credibile integrazione delle forze convenzionali di difesa dell’UE</strong>, poiché l’unica loro vera debolezza è la divisione generata dal carattere nazionale dei suoi apparati e la dipendenza tecnologica dagli USA; spendere di più non basterà.</p>



<p>Senza il Regno Unito, ci sono meno capacità disponibili (anche se rimangono le cooperazioni in ambito NATO), ma cade anche l’alibi dell’opposizione inglese alla Difesa Europea. Il 24 febbraio 2022 è iniziata una maratona che ridefinirà il quadro di sicurezza generale. La scelta è chiara: unirsi o soccombere, scomparendo uno ad uno come 30 piccoli indiani. Pensare l’impensabile alla fine ci salverà.</p>
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