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	<title>Lucilla Troiano, Autore presso MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
	<lastBuildDate>Fri, 06 Jun 2025 12:23:14 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Lucilla Troiano, Autore presso MondoDem</title>
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		<title>La riforma della Governance Europea nel Piano Draghi: una prospettiva progressista &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 12:13:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Rapporto Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da&#160;MondoDem&#160;sul&#160;“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673485/">La riforma della Governance Europea nel Piano Draghi: una prospettiva progressista &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da&nbsp;MondoDem&nbsp;sul&nbsp;<strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em><br></p>



<p>Il rapporto Draghi, che tra gli altri, si pone l’obiettivo di migliorare la competitività economica e la capacità decisionale dell&#8217;UE attraverso un quadro di coordinamento strategico, il <em><a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2024/747838/IPOL_STU(2024)747838_EN.pdf">Competitiveness coordination framework</a></em> rappresenta l’occasione di una riflessione cruciale sulla necessità di riformare la governance dell&#8217;UE.</p>



<p>Uno dei punti centrali del Rapporto è espresso dalla volontà di introdurre il&nbsp; voto a maggioranza qualificata nel Consiglio dell&#8217;UE, per ridurre l’impasse decisionale causato dall&#8217;attuale esigenza di unanimità. Tale&nbsp; cambiamento potrebbe impattare&nbsp; particolarmente&nbsp; settori strategici come la politica economica e industriale, troppo spesso frenati e condizionati dall&#8217;attuale sistema che a volte rallenta le risposte di Bruxelles a problematiche urgenti. Il Rapporto raccomanda, inoltre,&nbsp; di rafforzare il&nbsp; principio di sussidiarietà, che garantirebbe l&#8217;intervento dell&#8217;UE solo laddove potrebbe&nbsp; realmente apportare un valore aggiunto rispetto all’azione degli Stati membri.&nbsp;</p>



<p>Sebbene le proposte contenute nel Rapporto Draghi rappresentino un contributo utile e costruttivo al dibattito sul futuro dell’Europa, un’analisi più approfondita evidenzia una lacuna significativa: il tema della democratizzazione della governance europea non viene affrontato in modo sufficiente. Il rafforzamento della governance economica e finanziaria, pur essenziale, rischia di rimanere incompleto se non accompagnato da misure che garantiscano una maggiore partecipazione democratica e una più solida legittimazione politica delle istituzioni europee. Senza un equilibrio tra efficienza tecnica e rappresentanza democratica, il rischio è quello di alimentare il distacco dei cittadini dal progetto europeo, anziché favorire un’Unione più coesa e inclusiva. Il futuro dell’Unione Europea non può essere ridotto a una mera questione di efficienza: deve invece fondarsi su un progetto che sia inclusivo e sociale. Per rispondere in modo efficace alle sfide presenti e future, è fondamentale ampliare questa visione attraverso proposte progressiste che promuovano una maggiore inclusione sociale, una trasparenza più profonda e una democratizzazione concreta della governance europea.</p>



<p>Da una prospettiva progressista, la riforma della governance europea non può prescindere da&nbsp;<a href="https://feps-europe.eu/publication/eu-treaties-why-they-need-targeted-changes/">una revisione dei trattati</a>, che abbia come obiettivo centrale un processo di maggiore&nbsp;<strong>democratizzazione dei meccanismi decisionali dell’Unione</strong>. Un primo passo in tal senso,&nbsp; potrebbe essere rappresentato dall&#8217;implementazione di occasioni&nbsp; di partecipazione diretta dei cittadini nei processi decisionali: strumenti come assemblee civiche e consultazioni pubbliche digitali possono ampliare la partecipazione e garantire maggiore trasparenza, migliorando la<strong>&nbsp;legittimità democratica</strong>&nbsp;dell&#8217;UE, avvicinando i cittadini alle istituzioni europee. È essenziale creare uno spazio in cui i cittadini possano non solo esprimere opinioni, ma contribuire attivamente alla costruzione delle politiche comunitarie. Ciò&nbsp; rappresenterebbe un passo decisivo verso la costruzione di un&#8217;Unione più equa e inclusiva, in grado di dare voce a tutte le sue componenti sociali.</p>



<p>Nel contesto delle riforme proposte, un aspetto di grande rilevanza deve essere quello relativo all&#8217;inclusione di gruppi sociali spesso marginalizzati nei processi decisionali. Minoranze etniche, giovani e cittadini provenienti da regioni svantaggiate sono spesso esclusi dalle dinamiche politiche europee, e ciò favorisce un generale senso di disaffezione verso le istituzioni comunitarie. Promuovere una maggiore partecipazione di questi gruppi contribuirebbe a migliorare&nbsp; la&nbsp;<strong>coesione sociale</strong>&nbsp;all&#8217;interno dell&#8217;Unione, rafforzando il sostegno popolare per le politiche europee. Il loro coinvolgimento non solo consoliderebbe la democrazia europea, ma favorirebbe anche la costruzione di un consenso più ampio e inclusivo intorno alle decisioni dell’UE. Questo, a sua volta, contribuirebbe a rendere l’Unione non solo più resiliente sul piano interno, ma anche più competitiva e autorevole sulla scena internazionale, capace di affrontare le sfide globali con maggiore unità e forza.</p>



<p>A tal fine,&nbsp;<strong>rafforzare il ruolo del Parlamento Europeo</strong>&nbsp;è una delle chiavi per costruire un&#8217;Unione più democratica. Estendere la procedura legislativa ordinaria a nuove aree di competenza – come le politiche sociali e la lotta alla corruzione – garantirebbe un processo decisionale più trasparente e inclusivo. Il Parlamento, essendo l’unica istituzione dell’UE direttamente eletta dai cittadini, deve avere un ruolo centrale nelle decisioni che riguardano il futuro dell&#8217;Unione. Una riforma dei suoi poteri e delle sue prerogative, rappresenterebbe una svolta verso una maggiore<strong>&nbsp;responsabilizzazione delle istituzioni comunitarie</strong>, contribuendo a rafforzare il legame di fiducia tra i cittadini e l’UE.</p>



<p>Accanto alla riforma delle istituzioni democratiche, è indispensabile rafforzare il “pilastro sociale” all&#8217;interno della governance dell&#8217;UE. La promozione di una convergenza economica e sociale tra gli Stati membri richiede una gestione condivisa in settori chiave come la protezione sociale e il mercato del lavoro. L&#8217;introduzione di diritti europei più robusti, come la tutela digitale e il sostegno all&#8217;occupazione, potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel ridurre le disuguaglianze e nel costruire un’Unione più equa e inclusiva. Questo pilastro sociale non dovrebbe limitarsi a rispondere alle disuguaglianze già esistenti, ma configurarsi come una visione lungimirante, che ponga i diritti e il benessere delle persone al centro delle politiche europee e della sua governance.</p>



<p>Un altro tema centrale per una riforma in chiave progressista della governance europea è la questione dell’autonomia&nbsp;<strong>strategica</strong>..&nbsp; L’UE deve essere in grado di agire autonomamente in settori cruciali come la sicurezza energetica, la difesa e la transizione ecologica: parlare di auotonomia europea non significa isolarsi, ma piuttosto sviluppare le capacità necessarie per rispondere alle sfide globali, riducendo al contempo le dipendenze esterne. In questo contesto, l’autonomia strategica non dovrebbe essere interpretata come una forma di protezionismo, ma come uno strumento per garantire la sostenibilità e la resilienza dell’Unione di fronte alle crisi globali.&nbsp;</p>



<p>La giustizia climatica costituisce un ulteriore elemento fondamentale in questa visione. La transizione verso un&#8217;economia verde non deve limitarsi a un obiettivo ambientale, ma deve diventare il motore di una crescita inclusiva, capace di ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali. In una governance europea rinnovata, la sostenibilità dovrebbe occupare una posizione centrale, orientando le politiche verso una competitività equilibrata, che sia al tempo stesso rispettosa dei limiti ambientali e promotrice di un futuro più equo e resiliente.&nbsp; Il cambiamento climatico è una delle sfide più urgenti che l&#8217;Unione si trova ad affrontare e la sua gestione non può essere lasciata esclusivamente agli Stati membri: per questo motivo è fondamentale che la lotta al cambiamento climatico diventi una competenza condivisa dell&#8217;UE, con l&#8217;adozione di leggi più rigorose e vincolanti per garantire che l&#8217;Unione mantenga i propri impegni internazionali.&nbsp;</p>



<p>Tutti questi aspetti devono essere integrati all’interno di un nuovo quadro di governance che tenga conto di una visione di&nbsp;<a href="https://feps-europe.eu/wp-content/uploads/2024/10/PB-Cohesion-Policy-DIGITAL-v2.pdf">coesione territoriale</a>. Colmare il divario competitivo tra le diverse aree geografiche è un obiettivo cruciale per garantire una crescita sostenibile e inclusiva in tutta l&#8217;Unione. Incentivare progetti di innovazione verde e digitale nelle regioni meno sviluppate, al fine di ridurre il divario competitivo tra le diverse aree dell&#8217;UE, e adottare un sistema di governance che promuova la coesione sociale e territoriale attraverso politiche industriali mirate, aiuterebbe a bilanciare le esigenze di decarbonizzazione e autonomia strategica con la necessità di sviluppare capacità economiche regionali. Ciò sarebbe fondamentale per favorire una coesione che, a sua volta, potenzierebbe la competitività complessiva dell’Unione.</p>



<p>In questo contesto, un&#8217;espansione delle politiche basate sul luogo (place-based policies) nella governance europea rappresenterebbe una leva determinante per assicurare che tutte le regioni contribuiscano in modo equo alla competitività dell’UE, riducendo il rischio di amplificare le disuguaglianze interne.</p>



<p>Un’Unione Europea che ambisce a essere competitiva e giusta deve mettere al centro una governance trasparente, inclusiva ed equa. Una competitività che non ponga il benessere del cittadino al suo cuore non sarà in grado di affrontare con successo le sfide globali. Per una visione progressista, è essenziale garantire una crescita sostenibile e maggiore giustizia sociale per tutti i cittadini europei; in caso contrario, l’UE perderà l’opportunità di un rilancio significativo, compromettendo i suoi valori fondativi.</p>
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		<title>Caos elettorale e proteste in Romania: una crisi con ripercussioni europee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 21:21:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Romania]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 6 dicembre 2024, la Corte costituzionale romena ha annullato gli esiti del primo turno delle elezioni presidenziali&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 6 dicembre 2024, <strong>la Corte costituzionale romena ha annullato gli esiti del primo turno delle elezioni presidenziali</strong> tenutesi il 24 novembre, aprendo una <strong>crisi politica</strong> senza precedenti. Il candidato in testa, <strong>Călin Georgescu</strong>, è stato accusato di aver beneficiato di <a href="https://www.ilpost.it/2024/12/07/interferenze-russe-romania/"><strong>manipolazioni informatiche provenienti dall’estero</strong></a>, in particolare attraverso la piattaforma social <strong>TikTok</strong>. Il ballottaggio, previsto per l&#8217;8 dicembre, è stato sospeso e il <a href="https://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/Elezioni-in-Romania-cresce-il-campo-sovranista-234791">nuovo governo</a> eletto in seguito alle elezioni politiche del primo dicembre 2024 – nuovamente presieduto dal socialdemocratico <strong>Marcel Ciolacu</strong> – rappresenta una coalizione formata da Partito Social Democratico (PSD), Partito Nazional-Liberale (PNL), Unione Democratica dei Magiari della Romania (UDMR) e le altre minoranze rappresentate in parlamento. Ad uscire rafforzata nel futuro parlamento di Bucarest, anche in questa tornata elettorale, è stata<strong> l’estrema destra</strong>: <strong>circa il 30% dei deputati e senatori romeni appartengono ai tre partiti sovranisti che hanno superato la soglia di sbarramento</strong>, due di questi per la prima volta. La Romania riconferma, quindi, la sua direzione euro-atlantica, ma gli equilibri di potere sono stati profondamente trasformati da queste elezioni politiche.<br><br>La data per le nuove elezioni presidenziali non è ancora stata fissata formalmente, ma i partiti che sostengono il governo <a href="https://balkaninsight.com/2025/01/08/romania-sets-new-date-for-presidential-polls-after-vote-controversially-annulled/">hanno trovato un accordo</a> per organizzare i<strong>l primo turno il 4 maggio e il secondo il 18 maggio</strong>. </p>



<p>Dopo il primo turno delle elezioni presidenziali dello scorso novembre, il Consiglio Supremo di Difesa ha analizzato <strong>documenti declassificati dai servizi segreti romeni</strong>, i quali hanno denunciato una <strong>campagna di disinformazione a favore di Georgescu</strong>, potenzialmente orchestrata dalla <strong>Russia</strong>. Secondo i rapporti, 25.000 profili falsi su TikTok avrebbero promosso contenuti pro-Georgescu mentre penalizzavano quelli degli avversari. Il presidente uscente Klaus Iohannis ha quindi deciso di declassificare i dossier, provocando forti tensioni politiche.</p>



<p>La decisione della Corte costituzionale ha scatenato un&#8217;ondata di proteste, l’ultima delle quali è <a href="https://www.reuters.com/world/europe/romanian-protesters-demand-cancelled-presidential-election-should-go-ahead-2025-01-12/">quella del 12 gennaio scorso</a>: <strong>decine di migliaia di manifestanti</strong>, sostenuti dall’estrema destra dell&#8217;Alleanza per l’Unità dei Romeni (AUR), <strong>hanno accusato il governo di golpe istituzionale</strong>. La sfidante <strong>Elena Lasconi</strong> dell’USR ha denunciato un attacco alla democrazia, mentre il premier Marcel Ciolacu ha difeso la decisione della Corte, <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/romania-elezioni-da-rifare-democrazia-sotto-attacco-193892">evidenziando i rischi di interferenza straniera</a>.</p>



<p>Parallelamente, <strong>il Parlamento europeo <a href="https://www.politico.eu/article/eu-opens-investigation-into-tiktok-over-romanian-election/">ha avviato un’indagine sulla sicurezza informatica delle elezioni</a> </strong>e sul ruolo delle piattaforme social nella manipolazione del voto: <strong>TikTok ha negato qualsiasi coinvolgimento</strong>, sostenendo che i suoi algoritmi non favoriscono specifici candidati, ma gli esperti di cybersicurezza restano scettici.</p>



<p>In risposta alla crisi, che solleva seri dubbi a livello istituzionale e democratico in Romania e in Europa, <strong>la Commissione di Venezia del Consiglio d&#8217;Europa ha pubblicato il 27 gennaio 2025 <a href="https://venice.coe.int/webforms/documents/default.aspx?pdf=CDL-PI(2025)001-e&amp;lang=en">un rapporto</a> sulle condizioni legali che giustificherebbero l&#8217;invalidazione di elezioni</strong>: pur senza esprimersi sulla situazione romena specifica, il documento sottolinea che annullamenti di questo tipo devono avvenire <strong>solo in circostanze eccezionali</strong>, con rigorose garanzie legali. Tuttavia, la legittimità della decisione della Corte costituzionale romena resta oggetto di dibattito sia in Romania che in Europa.</p>



<p><strong>Il 10 febbraio 2025, il presidente Klaus Iohannis <a href="https://apnews.com/article/romania-president-europe-eu-klaus-iohannis-elections-a42440317c1ac55926789f4664656f60">ha annunciato le sue dimissioni</a></strong>, effettive dal 12 febbraio, per evitare una crisi politica derivante da una mozione di sospensione presentata dai partiti di estrema destra in parlamento. Il presidente del Senato, <strong>Ilie Bolojan</strong>, <strong>ha assunto la carica di presidente ad interim fino alle nuove elezioni</strong>. Bolojan, ex sindaco e leader del Partito Nazional-Liberale, ha dichiarato di essere pronto a garantire la stabilità del Paese durante questo periodo di transizione.</p>



<p>Con le <strong>nuove elezioni fissate per maggio 2025</strong>, i partiti tradizionali – PSD, PNL e UDMR – hanno deciso di <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2024/12/11/romania-accordo-tra-i-partiti-pro-ue-per-un-governo-di-coalizione-senza-la-destra">sostenere un candidato comune</a> per arginare l’avanzata dell’estrema destra. Tuttavia, è indubbio il fatto che il caos elettorale ha alimentato la sfiducia nelle istituzioni e rafforzato i movimenti populisti. <strong>Georgescu, escluso dalla corsa presidenziale, ha presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) – che ha <a href="https://euractiv.it/section/capitali/news/la-corte-europea-dei-diritti-delluomo-respinge-il-ricorso-sullannullamento-del-voto-in-romania/">respinto</a> – denunciando la violazione del diritto a elezioni libere.</strong></p>



<p><strong>La crisi romena evidenzia la necessità di un rafforzamento delle istituzioni democratiche europee di fronte alle minacce ibride</strong>: per prevenire future interferenze e garantire elezioni libere e trasparenti, l’Unione Europea deve adottare un approccio strategico su più livelli. È fondamentale accelerare <strong>l’implementazione del Digital Services Act e del Digital Markets Act</strong>, imponendo obblighi più stringenti per garantire la trasparenza degli algoritmi e prevenire la manipolazione elettorale: l<strong>’UE dovrebbe investire in infrastrutture digitali autonome e sviluppare piattaforme social europee regolamentate</strong>, riducendo la dipendenza da aziende extraeuropee e limitando l’impatto delle campagne di disinformazione che provengono dall’estero. La sicurezza del continente passa anche attraverso un rafforzamento del coordinamento con la NATO per proteggere il fianco orientale, aumentando <strong>gli investimenti nella cybersicurezza e nella protezione delle infrastrutture critiche</strong>.</p>



<p>Oltre a questo, la Commissione Europea dovrebbe <strong>condizionare i fondi UE a riforme concrete sulla trasparenza della spesa pubblica e sull’indipendenza della magistratura</strong>, così da ridurre il rischio di crisi istituzionali future.</p>



<p>Ma la vera risposta al populismo passa da un’Europa più sociale: le disuguaglianze economiche alimentano la sfiducia nelle istituzioni e il consenso ai movimenti sovranisti. <strong>L’UE deve rafforzare il <a href="https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/glossary/european-pillar-of-social-rights.html">Pilastro Europeo dei Diritti Sociali</a> e investire in salari dignitosi, welfare e coesione economica</strong>. Se l’UE non saprà rispondere con misure concrete, il rischio sarà che eventi simili si ripetano altrove, compromettendo la coesione europea e aprendo la strada a derive autoritarie e populiste. <br><strong>La Romania è un banco di prova per la stabilità dell&#8217;Europa centro-orientale</strong>, e l’UE dovrebbe rafforzare il sostegno economico e politico ai Paesi più esposti alle influenze destabilizzanti.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>La lunga estate argentina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 10:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Milei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’emisfero sud è piena estate e in America Latina il caldo anomalo è protagonista di una stagione di&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nell’emisfero sud è piena estate e in America Latina il <a href="https://it.eseuro.com/local/1812345.html">caldo anomalo</a> è protagonista di una stagione di incendi che ha messo a dura prova <a href="https://www.ilpost.it/2024/02/04/incendi-valparaiso-cile/">vasti territori della regione</a>.</p>



<p>In Argentina, invece, dilaga il malcontento verso le riforme ultraliberiste volute dal presidente Javier Milei. La “Ley Óminibus” è al centro del dibattito politico nel Paese Latino-americano così come delle<a href="https://www.pagina12.com.ar/707051-argentina-no-renuncia-a-la-justicia-social"> proteste che nelle scorse settimane hanno interrotto il dibattito parlamentare</a>. Il 1 febbraio la polizia ha sparato proiettili di gomma e ha usato idranti e gas lacrimogeni per disperdere centinaia di manifestanti attorno al Parlamento:<a href="https://www.elsaltodiario.com/argentina/violencia-policial-sigue-escalando-argentina-durante-protestas-ley-omnibus-miley"> i mezzi d’informazione argentini hanno riferito</a> di tre feriti e due arrestati, ma non c’è una conferma ufficiale da parte delle autorità.</p>



<p>Il clima è davvero incandescente sia fuori che dentro l’aula. Il governo di Javier Milei ha registrato, però, una dura battuta d&#8217;arresto alla Camera dei deputati, dove il tentativo di approvare la Legge Omnibus è fallito e il progetto è tornato in commissione. Intanto il presidente prosegue la sua visita in Israele, nell&#8217;ambito del suo tour internazionale che toccherà anche <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/02/02/ministra-argentina-milei-in-italia-l11-febbraio_daf1c93b-ede6-4848-abf7-78ae20d5bbd4.html">l&#8217;Italia e il Vaticano</a>; da Gerusalemme, dicono le fonti politiche più vicine al Presidente, ha ordinato che il progetto non venisse più discusso.</p>



<p>Ma perché la Legge Omnibus è così cruciale per Milei e per la società argentina? Questo progetto legislativo è importante per l’azione politica del neopresidente argentino, in quanto va a toccare molti aspetti dell’economia e della sfera pubblica argentina già annunciati in campagna elettorale: l’<strong>estensione del piano di privatizzazioni </strong>che coinvolgerebbe circa quaranta aziende e la <strong>delega di maggiori poteri all’esecutivo</strong>, per un periodo limitato, in nome della cosiddetta <strong>emergenza economica</strong>. In particolare, l’esecutivo chiede <strong>mano libera in materia di tariffe</strong>, <strong>energia</strong> e <strong>tasse</strong>.</p>



<p>I deputati dei partiti di opposizione, soprattutto di sinistra, sono usciti dall’aula per protestare contro le cariche che stavano avvenendo all’esterno del parlamento contro i manifestanti. “<em>Non possiamo stare a guardare</em>”, ha <a href="https://www.cronica.com.ar/politica/Nicolas-del-Cano-sobre-los-incidentes-afuera-del-Congreso-Es-inaceptable-lo-que-estan-haciendo-20240201-0255.html">detto il deputato Nicolás Del Caño</a>. Alla fine di numerose riprese e sospensioni dell’assemblea, il pacchetto di riforme del presidente Milei con 664 articoli nella sua versione iniziale è stato tagliato dopo le lunghe trattative parlamentari fino a lasciare intatti solo 224 articoli: ed è proprio per questo che Milei ha deciso di ritirarla, perché andava a snaturare e ad “ammorbidire” un piano molto impattante per il contesto argentino tutto. Infatti, il presidente ha assicurato che non esiste “alcun piano B”, “<em>nessuna alternativa all’austerità e alla deregolamentazione&#8221;, </em>per stabilizzare un’economia strutturalmente indebitata e con un’inflazione record del 211 per cento su un anno. “<a href="https://cenital.com/a-todo-o-nada-la-osada-estrategia-de-milei/"><em>Todo o nada</em></a>”.</p>



<p>L’opposizione, oltretutto, teme che dare maggiori poteri all&#8217;esecutivo consentirebbe di imporre delle riforme con dei decreti che il parlamento non approverebbe. Un deputato dell’opposizione peronista, <a href="https://www.infogremiales.com.ar/tenemos-miedo-de-darle-poderes-absolutos-no-sabemos-si-manana-se-levanta-enojado-y-declara-la-guerra-con-chile-peru-o-china-planteo-carlos-cisneros/">ha espresso</a> “<em>il timore di dare il potere assoluto</em>” a Milei che domani “<em>non sappiamo se dichiarerà guerra al Cile, al Perù o alla Cina</em>”. Eppure <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/720016/afera-la-rivoluzione-per-la-liberta-di-javier-milei">sul fronte italiano</a> si alzano le prime chiare voci di sostegno all’operato e alla visione del controverso presidente argentino che si presta a vedere la premier Meloni l’11 febbraio.</p>



<p>Milei e Meloni hanno molte cose in comune e questo incontro programmato sicuramente sarà un momento importante per entrambi. I due premier vogliono diventare punti di riferimento della destra estrema nei loro ambiti: la coalizione “nazionalista” della premier di casa nostra può trarre profitto dal presidente che ha scosso il Sudamerica e che molti esponenti del mondo culturale della destra italiana hanno ben capito. Tra la riforma del c.d. premierato, molto cara a Meloni, e la richiesta di maggiori poteri per il presidente argentino punto centrale della Ley Óminibus, molte affinità e poche divergenze tra i due leader.</p>



<p>Interessante sarà capire cosa emergerà dall’incontro con Papa Francesco, argentino di nascita e molto vicino, invece, alle <a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/argentina-milei-taglia-le-mense-dei-poveri">istituzioni sociali che sostengono</a> le fasce più povere della popolazione, raggiungendo le persone lì dove lo Stato e il suo nuovo corso ultraliberista non vuole più arrivare.  </p>
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		<title>Argentina, inizia “l&#8217;era Milei”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 18:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Milei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A mezzogiorno di domenica 10 dicembre, Javier Milei, 53 anni, è diventato ufficialmente il dodicesimo presidente dell’Argentina dal&#8230;</p>
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<p>A mezzogiorno di domenica 10 dicembre, Javier Milei, 53 anni, è diventato ufficialmente il dodicesimo presidente dell’Argentina dal ritorno della democrazia quarant’anni fa. Nel suo discorso di insediamento ha annunciato che la situazione economica del Paese sarebbe “peggiorata” nel breve termine e ha promesso una terapia “shock” a cui non c’è alternativa, promettendo però di “prendere tutte le decisioni necessarie per risolvere il problema causato da cent’anni di sprechi da parte della classe politica”. Davanti a lui migliaia di sostenitori, con bandiere argentine e maglie della nazionale, hanno applaudito gridando “<em>Libertad, Libertad</em>” e “<em>Motosierra</em>!” (motosega), in riferimento allo strumento che ha brandito durante la campagna elettorale per simboleggiare i tagli in arrivo.</p>



<p>Il neopresidente ha dichiarato che convocherà una sessione straordinaria del parlamento nei prossimi giorni per presentare un primo pacchetto di leggi: ha parlato di “un nuovo contratto sociale” basato sui principi del liberismo e che prevede “un Paese in cui lo Stato non diriga le nostre vite ma che protegga i nostri diritti” e le cui istituzioni fondamentali sono “la proprietà privata, il libero mercato, la libera competenza, la divisione del lavoro e la cooperazione sociale”.</p>



<p>Se il dibattito elettorale, con la conseguente scelta degli elettori, ha avuto il suo fulcro nel campo economico su cui molto è stato detto e molto è stato commentato anche in Italia, è nella politica estera che Javier Milei può essere ancor di più un punto interrogativo, ma da cui, però, possiamo trarre le prime osservazioni.</p>



<p>La nuova Ministra degli Esteri è Diana Mondino ha annunciato uno schema diplomatico di <a href="https://www.cronista.com/economia-politica/nuevos-socios-y-relaciones-pragmaticas-milei-impone-un-giro-total-para-argentina/">&#8220;relazioni pragmatiche deideologizzate</a>&#8220;, le quali segnano un radicale cambio di passo rispetto all’amministrazione Fernández, rinunciando agli stretti legami con la Patria Grande latinoamericana in favore a stretti rapporti con Stati Uniti, Israele e Unione Europea.</p>



<p>Non verrà escluso un rapporto economico con la Cina, ma sicuramente molto ridimensionato.</p>



<p>Le elezioni del 19 novembre porteranno ad un necessario riassetto delle dinamiche politiche regionali, soprattutto nei rapporti col Brasile che aveva avviato un&#8217;audace iniziativa diplomatica e commerciale con l&#8217;Argentina attraverso il <a href="https://www.cancilleria.gob.ar/es/actualidad/noticias/argentina-brasil-plan-de-accion-para-el-relanzamiento-de-la-relacion-estrategica">Piano d&#8217;Azione per il Rilancio delle Relazioni Strategiche</a>.</p>



<p>La collaborazione si era concentrata su diversi settori, incluso un fronte comune nelle organizzazioni internazionali come il <strong>rafforzamento del Mercosur</strong> e il <strong>futuro ingresso dell&#8217;Argentina nei BRICS</strong> allargati, previsto per il 1° gennaio 2024.</p>



<p>In qualità di partner privilegiati, Brasile e Argentina stavano considerando l&#8217;idea di una moneta comune per le transazioni commerciali e accordi energetici, come il finanziamento di un tratto del gasdotto Vaca Muerta da parte della Banca brasiliana di sviluppo economico e sociale (BNDES) fino alla frontiera. Inoltre, la possibilità per l&#8217;Argentina di ottenere finanziamenti dalla Nuova Banca di Sviluppo (NDB) dei BRICS, presieduta dalla brasiliana Dilma Rousseff, rappresenta uno dei vantaggi che l&#8217;economia argentina sperava di sfruttare per affrontare la crisi economica. Tuttavia, gli obiettivi dei due governi sembrano non avere futuro sia per le dichiarazioni di Milei che dalle parole della <strong>neoministra Mondino,</strong> che ha <a href="https://www.cronista.com/economia-politica/diana-mondino-confirmo-que-la-argentina-no-ingresara-a-los-brics/"><strong>escluso un ingresso dell’Argentina nei BRICS</strong></a><strong>.</strong></p>



<p>Nel frattempo, figure come <strong>Donald Trump</strong>, <strong>Nayib Bukele</strong>, <strong>Jair Bolsonaro</strong> e persino <strong>Santiago Abascal</strong> in Spagna&nbsp; si sono congratulati entusiasticamente con il vincitore, che è diventato <strong>un punto di riferimento per il ritorno dell&#8217;estrema destra</strong> nel continente americano.</p>



<p>Ma il nuovo inquilino della Casa Rosada ambisce a coltivare rapporti positivi con partner globali. Il rapporto con la Spagna assume un ruolo cruciale per <strong>l&#8217;accordo Unione Europea-Mercosur</strong>, che il nuovo governo desidera concludere al più presto, in contrasto con la posizione di rifiuto di Alberto Fernández. &nbsp;Con Israele, il presidente Milei manterrà uno stretto rapporto, come dimostrato dal <a href="https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/medioriente-milei-incontra-cohen-solidarieta-popolo-israele/AFSTefzB">recente incontro con il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen</a>: si ipotizza persino la possibilità di spostare l&#8217;ambasciata argentina da Tel Aviv a Gerusalemme. Un nuovo partner di rilievo per l&#8217;Argentina è <strong>il presidente dell&#8217;Ucraina, Volodymyr Zelenskyj</strong>, presente a Buenos Aires, con il quale Milei avrà un incontro per manifestare il sostegno all&#8217;Ucraina e alla NATO.</p>



<p>E l’Italia? La Presidente del Consiglio, visto anche il supporto di alleati comuni internazionali, <a href="https://www.italpress.com/congratulazioni-meloni-a-milei-valori-comuni-tra-italia-e-argentina/">saluta con “vicinanza valoriale”</a> l’elezione di Javier Milei, ricordando che la comunità italiana in Argentina è quella più numerosa. Anche la comunità argentina italiana si è fatta sentire, organizzando la <a href="https://www.pagina12.com.ar/693704-una-marcha-en-roma-para-defender-las-politicas-de-memoria-ve"><strong>prima mobilitazione contro Milei</strong></a><strong> </strong>in Piazza del Popolo a Roma, esprimendo dubbi sulla figura di Javier Milei che in campagna elettorale <a href="https://www.dw.com/es/milei-niega-30000-desaparecidos-bajo-dictadura-argentina/a-66977288">aveva negato la drammatica vicenda dei desaparecidos argentini</a> sotto la dittatura di Videla.</p>



<p>L’Argentina è, per certi aspetti, un Paese europeo in un continente extra-europeo: i forti legami con la Spagna e con l’Italia devono essere tenuti in considerazione in questa nuova fase politica, per avere uno scambio ideale che si deve protrarre al di fuori dell’appuntamento elettorale delle europee. Per i partiti progressisti sarà importante entrare nel merito, conoscere e comprendere quello che le politiche economiche passate non sono riuscite e tenere alta l’attenzione sulla protezione dei diritti umani, in un Paese che, pur di risollevarsi economicamente, può far cadere nell’oblio la memoria di 30.000 persone scomparse per motivi politici e che è patria di “<em>Ni una meno</em>s”, una fortissima mobilitazione sia in nome del diritto all’aborto sicuro e gratuito sia nel chiedere migliori condizioni sociali.</p>
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