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	<title>Esteri a confronto Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Esteri a confronto Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Un nuovo ordine mondiale?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Roia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 17:18:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[BRICS]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il conflitto in corso in Ucraina e gli avvenimenti più recenti ci hanno costretto a ripensare all’attuale ordine&#8230;</p>
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<p>Il conflitto in corso in Ucraina e gli avvenimenti più recenti ci hanno costretto a ripensare all’attuale ordine internazionale. Guardando in particolare ai vertici NATO, BRICS e G7 e ai rispettivi documenti conclusivi, emerge come vi sia una sostanziale assenza di una chiara visione strategica di come potrà strutturarsi il futuro ordine mondiale.</p>



<p>Quanto poi accaduto negli Stati Uniti, ossia la recente decisione della Corte Suprema americana che ha sovvertito il precedente <em>Roe</em> vs <em>Wade</em> del 1973 in materia di interruzione volontaria di gravidanza, ha portato a chiedersi quanto effettivamente gli Stati Uniti possano essere considerati il punto di riferimento per la tutela e l’esportazione dei valori occidentali.</p>



<p>Andiamo con ordine. I vertici del G7 e della NATO si sono soffermati sulla crisi in corso in Ucraina e hanno ribadito l’individuazione della Russia come la principale minaccia per la sicurezza europea e l’ordine mondiale, proseguendo nella condanna dell’aggressione russa attraverso l’approvazione di numerose contromisure nei confronti del Paese. La Cina è stata invece identificata come il ‘rivale sistemico’ dell’Occidente. Tuttavia, le conclusioni raggiunte appaiono ancora poco risolutive per quanto concerne l’ordine internazionale e ciò che è stato definito dal nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza Atlantica, oltre a riprendere molti dei concetti già individuati dal Rapporto Harmel del 1967, risulta essere una labile svolta strategica poiché parecchio conservativa.</p>



<p>Lo stesso emerge dalle recenti vicende relative ai BRICS. All’interno della dichiarazione finale del vertice tenutosi il 23 e 24 giugno, è presente molta retorica relativa al ‘<strong>nuovo ordine mondiale</strong><strong>’ </strong>in chiave antioccidentale<strong>.&nbsp;Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa</strong>&nbsp;hanno espresso in 75 punti le loro priorità per il futuro: il ritorno del multilateralismo, un’economia globale contro i protezionismi e la riforma del Consiglio di Sicurezza Onu. Tuttavia, gli intenti di dichiarata compattezza sembrano scontrarsi con i comportamenti tenuti dai singoli Stati da cui emerge una sostanziale ambiguità. Da parte di Pechino non vi è stato alcun appoggio alla politica russa, salvo una non esplicita condanna dell’invasione dell’Ucraina e una tendenza a beneficiare della debolezza russa, ad esempio acquistando i suoi prodotti energetici a prezzi fortemente ridotti.&nbsp; Dall’altro lato, l’India dopo aver partecipato al vertice, ha preso parte anche alla riunione del G7 a conferma della sua distanza dalla Cina, contro la quale ha aderito al&nbsp;gruppo Quad&nbsp;(con gli Usa, il Giappone e l’Australia). Infine, il Brasile ha assunto un atteggiamento altrettanto ambiguo essendo l’unico di tali Paesi a votare la risoluzione ONU di condanna all’invasione russa e adottando posizioni altrettanto poco chiare nei confronti della Cina temendo forse più le aspirazioni egemoniche di Pechino che di Washington. &nbsp;</p>



<p>Infine, i recenti avvenimenti statunitensi hanno confermato il sostanziale appannamento dell’immagine degli USA come il principale riferimento dei valori occidentali. La sentenza della Corte Suprema americana ha effettivamente dato prova di una regressione in materia di tutela dei diritti umani evidenziando la forte dimensione politica assunta dalla giustizia americana. La pronuncia della Corte si inserisce all’interno di un contesto, quello statunitense, segnato tra l’altro da una forte polarizzazione sociale tale per cui alcuni gruppi sociali vengono penalizzati aumentando le disuguaglianze interne; sono circa 330 milioni ad esempio i cittadini ai quali non vengono ancora garantiti i diritti all’istruzione e all’assistenza sanitaria universali e gratuite. Tali disuguaglianze sono la causa delle più recenti manifestazioni della società civile come il fenomeno dei <em>Black lives matter.</em></p>



<p>Nel corso della Presidenza di Donald Trump poi, ha preso piede una forma di acuta polarizzazione anche politica che è culminata nell’attacco a <em>Capitol Hill</em> del 6 gennaio 2021. Trump è infatti stato motore trainante del processo di radicalizzazione politica americana spingendo i suoi sostenitori, anche gli esponenti più radicali, contro le stesse istituzioni democratiche. Tale processo di radicalizzazione e in particolare il rafforzamento della destra estrema è un fenomeno che ha preso il via in realtà anni prima dell’arrivo dell’amministrazione Trump, tuttavia soltanto nel corso di quest’ultima la destra radicale è riuscita ad allinearsi con la Presidenza. È il caso del gruppo degli <em>Oathkeepers </em>e i <em>Proud Boys</em> che erano tra principali sostenitori dell’attacco a Capitol Hill.</p>



<p>In conclusione dunque, considerato il panorama mondiale di grande complessità, rimangono incerte le previsioni circa l’evoluzione dell’ordine internazionale in cui è certo occorra un maggiore protagonismo nella tutela dei valori democratici e occidentali. La sinergia dimostrata dagli Stati Membri dell’UE in risposta alla crisi Covid, al conflitto in Ucraina e alla crisi energetica ha confermato la compattezza dell’azione dell’Unione Europea all’interno del panorama internazionale. Un segnale che va in questa direzione è dato anche dalla ripresa del processo di allargamento della membership europea che ha dimostrato come, anche a livello internazionale, sia sempre più viva la sensazione dell’adeguatezza dell’Unione a ricoprire il ruolo di garante dei valori occidentali soprattutto laddove questi vengano violati. Occorre dunque che l’Unione Europea si rafforzi proseguendo anche nel percorso di integrazione al suo interno.&nbsp;</p>
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		<title>Misure per la parità di genere: Germania e Italia a confronto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2020 14:26:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“L’Italia non è un paese per donne”: così i giornali esordiscono frequentemente in articoli in cui si sottolinea&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap"> “L’Italia non è un paese per donne”: così i giornali esordiscono  frequentemente in articoli in cui si  sottolinea il grosso gap esistente in Italia fra le condizioni di donne e uomini. Spesso alla dicitura  “donne” vengono aggiunti altri termini per delineare situazioni più specifiche: “mamme”,  “lavoratrici”, “giovani”. I dati provenienti dal Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum  sembrano confermare queste affermazioni: l’Italia si trova al 76esimo posto su 153 paesi analizzati,<br> con un divario del tasso di occupazione del 18,9% fra uomini e donne (il secondo peggiore in  Europa). La situazione peggiora quando si prendono in considerazione ulteriori dati, fra cui il ritorno al lavoro a seguito della maternità, il tasso di istruzione, la differenza salariale. Guardando<br> alla politica e al mondo dell’industria, le donne ricoprono poche posizioni di leadership o  manageriali e faticano a affermarsi dal punto di vista professionale.<br> Per invertire questa tendenza che impedisce al nostro paese di utilizzare le donne come risorse e portare avanti un modello di società più inclusiva servono forti riforme dal punto di vista legislativo. Naturalmente, è anche fondamentale agire a livello culturale, promuovendo iniziative  che possano portare ad un maggiore sviluppo e alla riflessione sulla condizione femminile: ma le riforme legislative sono la conditio sine qua non affinché questo accada.<br> In Germania, invece, c’è un aneddoto che viene spesso riproposto durante le tornate elettorali. Un bambino di sette anni durante un comizio si gira verso la madre e le chiede: “Mamma, ma un maschio può diventare Cancelliere?” L’aneddoto, scherzosamente riferendosi a quella che è la<br> Cancelliera più longeva della storia tedesca, porta ad evidenziare una realtà culturale che nel corso degli anni ha attuato una serie di riforme per permettere alle donne di avere più partecipazione alla società e al lavoro, compiendo passi verso quello che dovrebbe essere l’obiettivo di tutti: una<br> società più equa e a modello delle persone che la compongono. Non a caso, la Germania è un paese che spicca per la presenza di donne parlamentari e nel mondo della politica, sia a livello dei parlamenti federali che del parlamento nazionale.<br>Alcune delle scelte legislative della Germania negli ultimi anni potrebbero essere importate in Italia  per segnalare la volontà del nostro paese di investire sulle donne e aiutarle a realizzare il loro potenziale: di seguito ne citeremo alcune che hanno a che fare con diverse aree e tematiche che<br> spesso costituiscono fonte di ostacoli per le donne. </p>



<h5 id="maternita" class="wp-block-heading">Maternità</h5>



<p>Le misure a sostegno della maternità in Germania sono molteplici: il congedo parentale previsto per entrambi i genitori senza distinzione di genere e le indennità ad esso connesse, gli assegni famigliari per ogni figlio a carico, il posto garantito negli asili nido. La maternità in Germania non è vista come solamente a carico della donna, ma come un evento che<br> riguarda tutta la famiglia e che lo Stato sostiene con una varietà di leggi a livello dei singoli stati e a livello federale</p>



<h5 id="parita-salariale-e-occupazione" class="wp-block-heading">Parità salariale e occupazione</h5>



<p>Il tasso di occupazione femminile italiano è del 49%; quello tedesco del 72%. Per quanto  anche in Germania sussista la differenza salariale fra uomini e donne (secondo gli ultimi dati disponibili, si aggira fra il 17 e il 21%), nel 2018 la Germania ha varato una legge che obbliga le imprese con più di 500 dipendenti a fornire rapporti periodici sul trattamento salariale per controllare il progressivo adeguamento a uno standard di equità. Nel 2015 è stata anche approvata una legge per fare in modo che almeno il 30% delle posizioni nei consigli di amministrazione delle grande aziende sia assegnata a donne (simile, in meccanismo, alla legge italiana Golfo-Mosca, che tuttavia prevede il requisito di un quinto dei membri).<br></p>



<h5 id="politica-e-rappresentanza" class="wp-block-heading">Politica e rappresentanza</h5>



<p>In Germania, il 40% dei ministri è donna – l’alto tasso di partecipazione femminile alla politica è stato uno degli indici che ha permesso alla Germania di piazzarsi nei primi 10 posti del Gender Gap Report del 2020. La possibilità di partecipare alla politica da protagoniste ha un effetto a cascata e fa presagire una sempre più alta presenza delle donne<br> nel mondo della politica, che si ripercuote positivamente anche in altre aree, quali l’aumento del numero di donne che ottengono qualificazioni a livello universitario.<br>Attuare alcune di queste riforme, o perlomeno iniziare un dibattito politico sul tema, sarebbe un forte segnale verso le donne che in Italia non vengono valorizzate e spesso si trovano di fronte a scelte che non rendono giustizia alla loro dignità di cittadine: nel 2020, non è più accettabile che una parte consistente del Paese venga lasciata indietro.</p>
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		<title>Il programma Cinque Stelle e la Russia: l’economia non c’entra</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1064/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Apr 2018 10:56:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatori]]></category>
		<category><![CDATA[5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[programma]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Carolina De Stefano (Università Sant&#8217;Anna di Pisa)  La sezione sulla Russia del programma dei Cinque Stelle è una&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Carolina De Stefano (Università Sant&#8217;Anna di Pisa) </em></p>
<p>La sezione sulla Russia del <a href="http://www.repubblica.it/politica/2018/04/17/foto/il_programma_m5s_prima_e_dopo_le_modifiche-194098341/1/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S2.5-T1#8">programma</a> dei Cinque Stelle è una delle meno modificate nel passaggio silente (e truffaldino) dal testo presentato agli elettori prima del voto legislativo alla versione ‘edulcorata’ pubblicata successivamente sul sito del Movimento. L’idea resta principalmente una: la Russia è un partner strategico, tanto per le relazioni commerciali con il nostro paese quanto nella lotta contro il terrorismo internazionale. In tale contesto, le sanzioni contro Mosca minano l’interesse nazionale e devono essere levate.</p>
<p>Confrontando i due testi si vede che è soprattutto il tono ad essere cambiato. Il primo &#8211; <em>Russia: un dialogo da rilanciare con un partner strategico</em> &#8211; è un manifesto elettorale, in cui si sottolinea la ‘miopia della politica estera italiana, dell’UE e dell’Amministrazione Obama’. Nel secondo – <em>Russia: un partner economico e strategico contro il terrorismo</em> &#8211; le critiche ai precedenti governi scompaiono, e nel programma il Movimento si limita ad impegnarsi a fare pressioni in sede europea per il sollevamento delle sanzioni.</p>
<p>Parlando del contenuto della proposta, la posizione dei Cinque Stelle sulla Russia continua a colpire non solo per il suo essere il contrario dell’anti-mainstream (quanti in Italia sono a favore delle sanzioni?), ma perché, a prima vista, sembra essere in piena contraddizione con tutti i principi che il Movimento presenta come fondanti. Nella parte dedicata all’Africa e al Medio Oriente, i Cinque Stelle presentano ‘la logica miope del business first’ come causa della ‘grave instabilità’ della regione, ma poi prescindono da qualunque considerazione morale quando dicono che le sanzioni contro Mosca devono essere levate perché ci sono troppi interessi economici in gioco. Si presentano orgogliosamente come un movimento pacifista, e poi non si sentono in dovere di fare anche solo cenno al coinvolgimento russo nel conflitto in Donbass e all’annessione della Crimea.</p>
<p>La posizione dei Cinque Stelle finisce per rispecchiare quella di una buona parte degli italiani (come sappiamo, nel nostro paese l’immagine della Russia e ancora di più di Putin sono eccezionalmente positive rispetto a molti altri paesi europei). Questo, però, non deve confondere sul fatto che le ragioni dei singoli partiti per sostenere certe idee in politica estera, anche se il risultato è apparentemente lo stesso, sono diverse. Nel caso dei Cinque Stelle, gli interessi economici non c’entrano.</p>
<p>Come nel caso della <em>France Insoumise</em> di Jean-Luc Mélenchon in Francia, la politica nei confronti della Russia non si basa su considerazioni indipendenti relative al ruolo e le iniziative di Mosca, ma sono soprattutto il riflesso, il prolungamento naturale, di un forte antiamericanismo e di un’ostilità nei confronti delle istituzioni multilaterali e dei governi occidentali, visti come la principale causa di crisi globali umanitarie, conflitti e instabilità. Invece che criticare gli errori dell’Occidente in maniera costruttiva, partendo dal presupposto che l’Italia <em>è </em>un paese occidentale, la soluzione più facile, e cinica, che avvicina i pentastellati a Mosca è quella di sostenere regimi dittatoriali in nome della non interferenza e, perché no, di proporre che sia il Venezuela di Maduro a risolvere la crisi umanitaria nel Donbass, la stessa idea che di Maio aveva lanciato per uscire dal caos libico.</p>
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		<title>Qualche verità su Douma</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1054/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 22:14:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[#attacco]]></category>
		<category><![CDATA[#Douma]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Annalisa Perteghella ed Erik Burckhardt Con l’attacco di Douma dello scorso 7 aprile, si è riaccesa l’attenzione&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Annalisa Perteghella ed Erik Burckhardt</p>
<p>Con l’attacco di Douma dello scorso 7 aprile, si è riaccesa l’attenzione sul conflitto siriano e sono ulteriormente peggiorate le forti tensioni internazionali ad esso sottese. In Italia, si è inizialmente assistito a un grottesco silenzio che la deputata del Partito Democratico Lia Quartapelle <strong><a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://www.diariodelweb.it/ultimora/notizie/?nid%253D20180410-10781%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758831000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758848000&amp;usg=AFQjCNENTivvpwS8Tyaa4B6YeVeh6b-8uQ">ha denunciato</a></strong> martedì scorso, puntando il dito contro Salvini e Di Maio che “<em>non hanno trovato il tempo di una dichiarazione per condannare un atto vile e atroce come usare il gas contro i bambini, contro i civili. Loro che sprecano ogni giorno parole per continuare nel balletto sul governo</em>”.</p>
<p>Da allora, qualcosa si è mosso. Salvini ha ammesso che la priorità è dare “<em>agli italiani un governo più velocemente possibile</em>”, per poi aggiungere la richiesta di “<em>una presa di posizione netta dell’Italia contro ogni ulteriore e disastroso intervento militare in Siria. Non vorrei che motivi economici, esigenze di potere o il presunto utilizzo mai provato di armi chimiche mai trovate in passato scatenassero un conflitto che può diventare pericolosissimo</em>”.</p>
<p>Quanto al Movimento 5 Stelle, è intervenuto (soltanto ieri!) il capogruppo del M5S Danilo Toninelli, chiedendo che Gentiloni informi in Parlamento &#8220;<em>tutte le forze politiche sugli sviluppi in corso</em>”.</p>
<p>Nel mentre, anche sugli account social della redazione di MondoDem e dei suoi componenti, abbiamo improvvisamente cominciato a ricevere commenti e invettive sul tema del conflitto siriano e sulla posizione assunta dal PD anche per il tramite del segretario reggente Maurizio Martina (<a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://www.facebook.com/maumartina/photos/a.836606776361411.1073741826.127413207280775/1789467664408646/?type%253D3%2526theater%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758832000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758849000&amp;usg=AFQjCNH6FcAH8uqdki4kJ1qx6PjiC_mcGQ"><strong>già domenica scorsa</strong></a>), che spesso non considerano neanche le più elementari informazioni.</p>
<p>Rispondiamo qui alle tesi infondate che ci vengono proposte con maggiore ricorrenza sui nostri canali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>     Non ci sono prove dell’utilizzo di armi chimiche in Siria.</strong></li>
</ol>
<p>Falso. Un <a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/A_HRC_36_55_EN.pdf%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758833000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758849000&amp;usg=AFQjCNEGdR6ASQHoI14RrnlY-NRBOUtgAQ"><strong>rapporto del Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite</strong></a>, pubblicato già nel settembre 2017, ha rivelato come il regime del presidente siriano Bashar al-Assad sia da ritenere responsabile per l&#8217;utilizzo di armi chimiche. Soltanto tra il mese di marzo 2013 e marzo 2017, la commissione indipendente istituita dalle Nazioni Unite ha registrato 25 incidenti provocati da armi chimiche, di cui 20 perpetrati dalla forze governative di Assad, che ha utilizzato queste armi prevalentemente contro civili. Prima ancora dell’attacco di Douma del 7 aprile 2018, su cui è ancora necessario fare piena luce, la commissione indipendente ha stabilito la responsabilità delle forze di Assad anche per il terribile attacco del 4 aprile 2017 in cui furono usate armi chimiche &#8211; sarin &#8211; su oltre 100 civili innocenti.</p>
<p>Qualificabili come armi di distruzione di massa, le armi chimiche sono incompatibili con il diritto internazionale umanitario e sono state messe al bando dal diritto internazionale positivo con la Convenzione sulle armi chimiche del<strong> </strong><a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://it.wikipedia.org/wiki/1993%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758834000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758849000&amp;usg=AFQjCNEJkMkmmhAPl_LekurB_cVUwlzFpQ"><strong>1993</strong></a>, ratificata anche dall’Italia.</p>
<p>I ripetuti attacchi chimici operati dalle forze governative di Assad anche contro la popolazione civile costituiscono, come indicato nel rapporto delle Nazioni Unite, un vero e proprio crimine di guerra e una grave violazione della Convenzione e della risoluzione 2118 approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 2013.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li><strong>      I bombardamenti chimici a Douma del 4 aprile 2018 sono soltanto una bufala.</strong></li>
</ol>
<p><strong> </strong>Il 7 aprile 2018 a Douma si è verificato un attacco, di cui non si conosce ancora con certezza la natura, ma che <strong><a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttp://www.who.int/mediacentre/news/statements/2018/chemical-attacks-syria/en/%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758835000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758849000&amp;usg=AFQjCNErDgj6z4iJ_e1QQf7KIQlXBi-WNw">secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità</a></strong> avrebbe coinvolto almeno 500 persone soccorse con «<em>segni e sintomi compatibili con l’esposizione ad agenti chimici tossici</em>». L’OMS <strong><a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://news.un.org/en/story/2018/04/1007061%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758835000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758850000&amp;usg=AFQjCNFiMBd9q0vU7srrie7nZ48DOE8ePg">ha chiesto</a> </strong>di avere accesso all’area colpita, per poter valutare in maniera indipendente quali siano state le conseguenze dell’attacco e per poter elaborare una risposta sanitaria adeguata. Siria e Russia hanno negato l’accesso all’OMS, mentre hanno acconsentito a una missione dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC), incaricata però per ora solo di verificare se sia stato compiuto un attacco, non di accertarne le responsabilità.</p>
<p>Nell’attesa di conoscere i risultati ufficiali dell’indagine dell’OPAC, possiamo fare riferimento alla ricostruzione operata da <strong><a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://www.bellingcat.com/news/mena/2018/04/11/open-source-survey-alleged-chemical-attacks-douma-7th-april-2018/%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758835000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758850000&amp;usg=AFQjCNEpC1C8ioN2JpsYwUrX5hl1Ehriyw">Bellingcat</a></strong>, agenzia britannica di giornalismo investigativo. Basandosi su fonti open source fornite dall’Ong <strong><a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttp://sn4hr.org/%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758836000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758850000&amp;usg=AFQjCNGOTCqIyHvM7q7y2FiBL8pSbkiCuA">Syrian Network for Human Rights</a></strong> e dal <a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttp://vdc-sy.net/en/%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758836000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758850000&amp;usg=AFQjCNFfMmduL0j8Da7OnnrfsQZ-FhKVEg"><strong>Violations Documentation Center</strong> </a>siriano, Bellingcat ha concluso che è molto probabile che il 7 aprile ci siano stati a Douma due attacchi chimici, preceduti da un bombardamento contro la sede della Mezzaluna rossa locale. Nell’edificio sul quale è stato compiuto uno dei due attacchi è stato ritrovato un contenitore di gas tossico, simile a quelli che il regime siriano aveva già utilizzato negli scorsi anni per compiere attacchi con bombe al cloro. Secondo la <strong><a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://www.nytimes.com/2018/04/11/world/middleeast/syria-chemical-attack-douma.html?rref%253Dcollection%25252Fsectioncollection%25252Fworld%2526action%253Dclick%2526contentCollection%253Dworld%2526region%253Drank%2526module%253Dpackage%2526version%253Dhighlights%2526contentPlacement%253D2%2526pgtype%253Dsectionfront%2526mtrref%253Dwww.ilpost.it%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758837000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758850000&amp;usg=AFQjCNF6ZgIxJ8sfomI6Aqfv1C5H6xTdOw">ricostruzione del New York Times</a></strong>, che conferma quanto riportato da Bellingcat, residenti dell’area hanno visto poco prima degli attacchi due elicotteri governativi volare dalla base aerea di Dumayr verso Douma. Testimonianze di personale sanitario in loco raccolte dal<strong> </strong><a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://www.theguardian.com/world/2018/apr/12/syria-attack-experts-check-signs-nerve-agent%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758837000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758850000&amp;usg=AFQjCNEvZThh4EDBSzciinUBhNiL0muPXg"><strong>Guardian</strong> </a>riportano la presenza di sintomi riconducibili al cloro, ma anche ad agenti nervini. Per verificare l’esatta natura di questa sostanza, tuttavia, sarebbe necessaria un’analisi del sangue e delle urine dei soggetti coinvolti; analisi resa impossibile dal fatto che truppe siriane e russe hanno preso il controllo della zona, e si oppongono all’avvio di indagini indipendenti. Come ricordato sopra, infatti, dopo avere ripreso il controllo della città, Damasco ha negato l’accesso all’OMS. Parallelamente, la Russia <a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://news.un.org/en/story/2018/04/1006991%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758837000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758850000&amp;usg=AFQjCNGpSp_6rdUAbU4XsuWX8dPuu0guWg"><strong>ha messo il veto</strong> </a>a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che avrebbe dato il via a un’indagine indipendente sull’attacco chimico compiuto a a Douma. Le risoluzioni prevedevano anche una condanna dell’attacco e l’istituzione di un piano di aiuti umanitari nell’area.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li><strong> L’attacco chimico, se anche accaduto, non è attribuibile ad Assad. Che bisogno avrebbe quest’ultimo di macchiarsi di un altro crimine contro i civili, nel momento in cui sta di fatto vincendo la guerra?</strong></li>
</ol>
<p>L’attacco dello scorso 7 aprile ha consentito alle forze siriane di Assad di prendere il pieno controllo della città di Douma e di tutta la Ghouta orientale, come <strong><a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttp://tass.com/defense/999240%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758838000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758851000&amp;usg=AFQjCNHaHHVTYtiN6dxMW00Sv2uS_WkcYg">ha reso noto</a></strong> il comandante del Centro russo per la riconciliazione delle parti in conflitto in Siria.</p>
<p>Dal 2013 Douma era il quartier generale dell&#8217;organizzazione islamista <em>Jaysh al-Islam</em>, una delle principali fazioni coinvolte nella guerra civile siriana contro il governo di Bashar al-Assad. Il regime di Damasco ha cercato più volte in questi anni di riprenderne il controllo: nel 2013 aveva messo la città sotto assedio, togliendo l’accesso ad acqua e elettricità, mentre nel 2015 si era reso protagonista di uno degli episodi più cruenti della guerra civile siriana: il<strong> <a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttp://www.corriere.it/esteri/15_agosto_16/siria-raid-mercato-douma-82-morti-molti-sono-bambini-d14f3476-4427-11e5-9a44-839af1b02c5d.shtml%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758839000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758851000&amp;usg=AFQjCNG7BZOnPELBd91C92NLk-HMuQrCkA">bombardamento</a> </strong>del mercato centrale della città nell’ora di massima frequentazione, costato la vita a 82 civili.</p>
<p>Negli ultimi due mesi, il regime ha intensificato la campagna per riconquistare la regione della Ghouta orientale, di cui Douma è parte, man mano che le formazioni ribelli che controllavano questi territori siglavano con il regime di Assad &#8211; tramite la mediazione russa &#8211; accordi di evacuazione in base ai quali civili e combattenti venivano rilocati nel nord del paese, nell’area attorno a Jarablus, controllata dai turchi. Jaysh al-Islam, la formazione di stanza a Douma, si è però opposta a questo tipo di accordi, decidendo di resistere.</p>
<p>In seguito all’episodio di sabato, invece, i <a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://www.theguardian.com/world/2018/apr/09/douma-inhabitants-prepare-leave-deadly-syria-chemical-attack%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758840000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758851000&amp;usg=AFQjCNGD3P7IEWsJM_S16jlXmiisEZu16Q"><strong>ribelli hanno acconsentito a lasciare Douma</strong></a>, permettendo dunque al regime siriano di riprendere il controllo della città, la cui sicurezza verrà garantita da forze di polizia russa. L’attacco è dunque servito a piegare la volontà degli ultimi combattenti, permettendo al regime di Damasco di “chiudere” la questione della Ghouta per cominciare a concentrarsi sulle operazioni di riconquista degli ultimi territori ancora in mano ai ribelli: la regione attorno a Idlib, nel nord, e l’area sud-occidentale, vicino al confine con Israele e Giordania.</p>
<p><strong> </strong></p>
<ol start="4">
<li><strong>     L’obiettivo delle potenze occidentali, Nato e UE, è soltanto punire Assad per assumere il controllo della Siria a discapito della Russia e dell’Iran.</strong></li>
</ol>
<p>A dispetto delle molte semplificazioni che si possono leggere sul conflitto siriano, il disegno e gli obiettivi non sono chiari e univoci per nessuno degli attori in gioco. Anche con riferimento all’attacco di Douma dello scorso 7 aprile, mentre non è ancora chiara l’eventuale strategia militare che Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno dichiarato di volere mettere in atto, la Nato di cui l’Italia fa parte si è limitata a chiedere alla Siria e ai suoi alleati Russia e Iran di consentire agli osservatori l&#8217;accesso nelle zone colpite dagli attacchi con armi chimiche, con <a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://www.agenzianova.com/a/5acf7c71024ba6.41934889/1884586/2018-04-12/nato-stoltenberg-in-corso-consultazioni-su-come-rispondere-ad-attacco-a-duma-in-siria%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758841000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758852000&amp;usg=AFQjCNFEs7GXWfTwZdLnqSuMmozaRPSDFg"><strong>un appello</strong></a> &#8220;<em>ai responsabili</em>&#8221; dell&#8217;attacco a Douma che “<em>devono essere chiamati a rispondere di ciò che hanno fatto</em>&#8220;. Il segretario generale dell&#8217;Alleanza, Jens Stoltenberg, ha fatto appello al regime di Assad e ai suoi sostenitori affinché lo rendano possibile, sia per permettere l&#8217;accesso agli osservatori sia per permettere l&#8217;accesso all&#8217;area dell&#8217;assistenza medica.</p>
<p>Anche l’Unione europea <a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/42639/statement-latest-attack-douma-syria_en%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758841000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758852000&amp;usg=AFQjCNGOSqoUrDIIGIfXx559pKmXGg0ZJw"><strong>ha condannato</strong></a> l’utilizzo di armi chimiche, rivelando che tutte le informazioni e le prove finora raccolte indicano che le armi chimiche sono state effettivamente usate da parte del regime. La portavoce della Commissione UE <a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttp://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2018/04/12/siria-juncker-segue-evolversi-crisi-contatti-alto-livello_ae442f87-dc80-41b8-98c5-f8676a4fbcff.html%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758842000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758852000&amp;usg=AFQjCNE_Z8M7hDNIZ9FD68PuvaFA8KThKg"><strong>ha annunciato </strong></a>che sono in corso contatti di alto livello, anche dell&#8217;Alto rappresentante per la Politica estera Federica Mogherini, aggiungendo che la questione siriana sarà in agenda al prossimo consiglio Affari esteri, lunedì 16 aprile a Lussemburgo, e alla futura conferenza sulla Siria che si terrà a Bruxelles.</p>
<p>La cancelliera tedesca Angela Merkel ha già <a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttp://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2018/04/12/merkel-non-parteciperemo-a-guerra-siria_09d4af1f-1ce5-46ef-9573-fa986f52bfbf.html%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758842000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758852000&amp;usg=AFQjCNE-IIT8IBod7v8EDynyTZ3k1_0HUA"><strong>dichiarato</strong></a> che &#8220;<em>non parteciperà ad azioni militari</em>&#8220;, ma che appare &#8220;<em>evidente</em>&#8221; che il governo siriano dispone ancora di un arsenale chimico e bisognerà fare di tutto “per segnalare che questo uso di armi chimiche è inaccettabile&#8221;.</p>
<p>Il Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, in carica per gli affari correnti, <strong><a href="https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttp://www.tgcom24.mediaset.it/politica/gentiloni-intollerabile-uso-del-gas-in-siria-lavorare-per-la-pace_3133625-201802a.shtml%26amp;sa%3DD%26amp;ust%3D1523570758843000&amp;sa=D&amp;ust=1523570758852000&amp;usg=AFQjCNHDbls9pMWQa9Nel7qDjhkQctEcQw">ha dichiarato</a></strong> che l&#8217;uso di armi chimiche da parte del governo di Bashar al-Assad in Siria “<em>non può essere in alcun modo tollerato</em>”, mettendo l’accento sulla necessità di lavorare per una “<em>soluzione rapida e duratura della crisi</em>”, lavorando “<em>per la pace</em>” e continuando “<em>ad appoggiare il lavoro diplomatico</em>”.</p>
<p>Non si ravvisa dunque in queste reazioni la volontà o la disponibilità a mettere in atto un’operazione militare su vasta scala &#8211; quale dovrebbe essere quella necessaria a colpire seriamente il regime e alterare le sorti del conflitto.</p>
<p>La Russia, dal canto suo, ha rilasciato dichiarazioni contraddittorie: all’indomani di quanto accaduto a Douma aveva dichiarato che non c’era stato alcun uso di armi chimiche; mercoledì mattina invece ha risposto all’annuncio di Trump di possibili attacchi americani affermando che un bombardamento avrebbe potuto distruggere le prove del presunto attacco chimico &#8211; riconoscendo dunque implicitamente la natura dell’attacco. Mosca &#8211; e in generale chi nega che sia avvenuto un attacco chimico &#8211; non è stata poi in grado di smentire le ricostruzioni operate da team investigativi giornalistici (come quelle riportate sopra) sulla base di testimonianze dirette di sopravvissuti. L’unica testimonianza portata da Mosca a sostegno della tesi che non è avvenuto alcun attacco chimico è quella dei suoi ispettori, che avrebbero visitato i palazzi oggetto dell’attacco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ph. LaPresse</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1054/">Qualche verità su Douma</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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		<title>Analisi dei programmi di politica estera delle principali forze politiche alternative al Partito Democratico</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1001/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2018 10:21:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[#confronto]]></category>
		<category><![CDATA[#elezioni2018]]></category>
		<category><![CDATA[#forzaitalia]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica Estera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Cono Giardullo e G. C. Per 10 settimane, dal 17 dicembre al 25 febbraio, ci siamo occupati&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1001/">Analisi dei programmi di politica estera delle principali forze politiche alternative al Partito Democratico</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Cono Giardullo e G. C.</em></p>
<p>Per 10 settimane, dal 17 dicembre al 25 febbraio, ci siamo occupati di monitorare i profili social (Twitter e Facebook principalmente) dei cinque maggiori partiti che correranno, parallelamente al Partito Democratico, alle prossime elezioni parlamentari e di 17 tra gli esponenti di spicco degli stessi. Mentre scorrevamo post, e afferravamo cinguettii in rete, non ci siamo potuti esimere dal chiedere alla nostra rete e a esperti di settore, di commentare in maniera critica qualche punto programmatico azzardato, o qualche dichiarazione che è sembrata troppo populista, anche a due tolleranti osservatori come noi.</p>
<p>La prima risposta l’abbiamo rivolta a Luigi Di Maio, che ha spesso voluto tirare in ballo la necessità di invitare gli <a href="https://www.mondodem.it/op-ed/la-politica-italiana-e-la-nuova-mania-degli-osservatori-osce-ma-chi-sono-costoro/">osservatori Osce</a> a monitorare le elezioni per scongiurare qualsiasi broglio alle prossime elezioni, seppur Giorgia Meloni abbia tenuto a ricordargli che tali osservatori si recano solo in scenari di guerra (sic!). In seguito, abbiamo commentato le dichiarazioni di Matteo Salvini, il quale crede che <a href="https://www.mondodem.it/op-ed/caro-salvini-con-putin-presidente-non-saremmo-un-paese-migliore/">con Putin in Italia “staremmo meglio”</a> e che se dovesse scegliere un paese ben governato, quello sarebbe <a href="https://www.mondodem.it/osservatori/due-parole-sullungheria-il-nuovo-sogno-elettorale-di-salvini/">l’Ungheria di Orban</a>. A Liberi e Uguali abbiamo risposto coi numeri quando nella sezione “<a href="https://www.mondodem.it/osservatori/sulla-difesa-leu-da-i-numeri/">Pace e disarmo</a>” del loro programma urlano che negli ultimi 10 anni di recessione, la spesa pubblica militare italiana è aumentata del +21%. Infine, abbiamo utilizzato dati scientifici per ribattere ai Cinque Stelle, quando nel <a href="https://www.mondodem.it/osservatori/le-impossibilita-energetiche-del-paese-secondo-i-5s/">Programma sull’Energia</a> promettono un’Italia dipendente al 100% dalle rinnovabili entro il 2050.</p>
<p>In definitiva, e come potrete apprezzare dai grafici, i cinque partiti si sono spartiti quasi in parti uguali la totalità (75 in totale)<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> delle dichiarazioni e indicazioni programmatiche di politica estera monitorate, con un leggero vantaggio segnato dal Movimento 5 Stelle e da Forza Italia (17/75 ciascuno). Come anticipato, Matteo Salvini (Lega) è risultato il politico più prolisso in dichiarazioni (13/61),<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> attribuibili in qualche modo a un tema di politica estera, seguito da Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia – 12/61) e Manlio di Stefano (Movimento 5 Stelle – 8/61). Scadenti i risultati riscontrati per gli altri tre leader politici: rispettivamente Berlusconi (4/61), Di Maio (3/61) e Grasso (1/61). Infine, immigrazione e sbarchi dei “clandestini” sono stati i temi più gettonati, con 20 menzioni su 81 totali.<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> Alle spalle si piazza il tema dei conflitti in Medio Oriente, anche in ragione dei recenti sviluppi in Siria (8/81), mentre al terzo posto abbiamo individuato l’autorizzazione delle Missioni militari all’estero e in particolare della missione in Niger (7/81), criticata perché autorizzata in concomitanza allo scioglimento delle Camere.</p>
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<p><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1002" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37.png" alt="" width="713" height="416" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37.png 713w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37-300x175.png 300w" sizes="(max-width: 713px) 100vw, 713px" /></a></p>
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<p><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48.png"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1003" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48.png" alt="" width="711" height="416" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48.png 711w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48-300x176.png 300w" sizes="(max-width: 711px) 100vw, 711px" /></a></p>
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<p><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55.png"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1004" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55.png" alt="" width="707" height="531" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55.png 707w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55-300x225.png 300w" sizes="(max-width: 707px) 100vw, 707px" /></a></p>
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<p><strong>Esteri, questo sconosciuto</strong></p>
<p><strong> </strong>Ecco in tre parole l’analisi dei programmi e della campagna elettorale messa in piedi dalle destre. Di estero si parla quasi esclusivamente in chiave di sicurezza e immigrazione.</p>
<p>Tra i più attivi sicuramente Salvini, che tra un assassinio e una rapina, parla di esteri quando ci informa di aver letto la dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo e di <a href="https://twitter.com/matteosalvinimi/status/964844797080072192">esserne preoccupato</a>. Non solo: nei suoi numerosi tweet riesce anche a indicare i modelli stranieri conservatori a cui si ispira, tra cui <a href="http://www.ilpopulista.it/news/28-Gennaio-2018/22848/salvini-il-vincolo-del-3-ha-portato-in-italia-fame-e-poverta.html">Trump</a> e <a href="http://www.ilpopulista.it/news/28-Gennaio-2018/22848/salvini-il-vincolo-del-3-ha-portato-in-italia-fame-e-poverta.html">Orban</a>.</p>
<p>Non è da meno Giorgia Meloni, la quale tiene a farci sapere che alla distruzione degli stati nazionali, messa in atto da <a href="https://twitter.com/GiorgiaMeloni/status/964447112292392961">Soros, preferisce il popolo e chi è eletto, come Orban</a>. Aggiunge poi tweet in cui snocciola numeri sui <a href="https://www.facebook.com/giorgiameloni.paginaufficiale/posts/10155941766727645">foreign fighters</a>. Risulta, tuttavia, più incisiva nella pervicace rivendicazione di godere di una entrata gratuita al museo egizio di Torino in quanto cittadina italiana e cristiana.</p>
<p>Degno di nota è il forzista Lucio Malan, che coraggiosamente si spinge oltre lo spauracchio del clandestino, e dal suo blog ha più volte pubblicato post sull’<a href="https://www.luciomalan.it/iran-malan-fi-desolante-sostegno-di-mogherini-e-governo-al-regime-iraniano/">Iran e le condizioni delle donne</a>. Berlusconi invece declina il tema esteri anche in chiave economica, <a href="https://twitter.com/berlusconi/status/964593271744983040">confermando</a> come soluzione la flat tax che, negli oltre 60 paesi in cui è stata introdotta ha prodotto, grazie all’abbattimento della pressione fiscale, una forte crescita dell’economia.</p>
<p>Tuttavia, Berlusconi resta sul pezzo e dimostra di voler condividere la linea dei suoi alleati sul tema immigrazione. Sebbene mantenga l&#8217;impeccabile stile da uomo in doppiopetto di una certa età, anche lui fa leva sulla percezione della paura, citando i dati sui reati commessi dagli immigrati e indica come soluzione il rimpatrio graduale e la via diplomatica degli accordi con la Libia, fino al compimento di un grande <a href="https://www.raiplay.it/video/2018/02/Silvio-Berlusconi---18022018-26fe6065-b9c1-4901-a4a1-53ce38504ecb.html">Piano Marshall</a>.</p>
<p>Un accenno alla deriva estremista è quasi d&#8217;obbligo, nel quadro dell&#8217;atteggiamento delle destre nei confronti della questione immigrazione, e questa è rappresentata da <a href="https://www.bing.com/videos/search?q=tribuna+politica+casapound&amp;&amp;view=detail&amp;mid=C7C5567135E63EF07AE8C7C5567135E63EF07AE8&amp;&amp;FORM=VRDGAR">Casapound</a> che sbandiera velleità colonialiste, proponimenti di occupazioni territoriali di &#8220;pezzi della Libia&#8221; e navi che partono con carichi di manodopera con tanta voglia di lavorare e di ricostruire.</p>
<p>Insomma, intravedere scampoli di politica estera nei discorsi degli esponenti politici delle destre che abbiamo seguito è stata impresa ardua. Abbiamo anzi constatato che ogni volta che si è tentato di dare una lettura “altra” dei fenomeni complessi che il paese vive oggi non si è riusciti ad andare oltre il martellamento ossessivo degli slogan a cui non hanno fatto eco proposte valide sorrette da ragionevoli valutazioni, ma solo <em>un rosario di ambizioni meschine, di millenarie paure, di inesauribili astuzie</em>, per dirla con le parole del cantautore preferito di Salvini, Fabrizio De Andrè.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Leader insignificanti lanciano esperti senza soluzioni</strong></p>
<p><strong> </strong>Al contrario delle destre, il Movimento 5 Stelle (M5S) e Liberi e Uguali (LeU) preferiscono far parlare gli esperti di partito in materia di politica estera.</p>
<p>Anche perché il presidente Grasso non proferisce parola su temi di politica internazionale, salvo incontrare negli ultimi giorni il leader laburista Corbyn col quale <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/20/elezioni-2018-grasso-incontra-corbyn-a-londra-al-centro-stato-sociale-e-disuguaglianze/4175531/">parla</a> di tasse universitarie, ma dimentica il dettaglio Brexit. Ancora peggio fa il capo politico del M5S, che si degna di delineare la futura politica estera del Movimento solo in un’occasione alla Link Campus di Roma, dove come riportato sul Foglio “<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2018/02/06/news/di-maio-europeista-177417/">presenta in zona protetta la sua politica estera, pure questa è senza coperture</a>”. E infatti Di Maio <a href="https://www.facebook.com/LuigiDiMaio/videos/1604917902878083/?q=luigi%20di%20maio">promette</a> conferenze di pace risolutive a destra e manca, chiarendo che al centro sarà posta l’Italia, non quindi la protezione dei civili o le questioni di governabilità in Libia e in Siria.</p>
<p><strong> </strong>Di sicuro più concreto Manlio di Stefano, fino a qualche giorno fa il candidato <em>in pectore</em> per la Farnesina, nel caso di un governo a 5 stelle. Di Stefano snocciola veementi <a href="https://www.facebook.com/ManlioDiStefano/posts/1825455097512608">attacchi</a> contro il governo, a suo dire colpevole con il dispiegamento della missione in Niger di far gli interessi della Francia e di attrezzare una missione “inutile”, che non bloccherà i flussi di immigrati. Invitiamo il pentastellato a leggere anche altre <a href="http://formiche.net/2018/01/impegno-italiano-niger/">analisi</a>, prima di giungere a conclusioni che non rendono onore <a href="http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/missione-niger-ma-litalia-lobiettivo-e-la-libia-19469">all’intesa cordiale</a> stipulata tra Roma e Parigi dopo mesi di disguidi diplomatici.</p>
<p>Liberi e Uguali si allontana dai temi sociali solo con Giuseppe Civati e Andrea Maestri. Il primo si scaglia in solidarietà al M5S <a href="https://www.possibile.com/difesa-civati-marcon-missione-niger-miope-disumana/">contro la missione in Niger</a>, e propone come soluzione “politiche e solidarietà e non carri armati”. Altro non è dato sapere. Sensati, invece, gli interventi di Maestri. L’unico, al di fuori del PD, a parlare del <a href="https://www.possibile.com/regeni-maestri-leu-governo-sceglie-logica-spietata-realpolitik/">caso Regeni</a>, prima di abbandonarsi a frustare il governo per gli <a href="https://www.possibile.com/libia-maestri-leu-immagini-tortura-raccapriccianti-cosa-dire-minniti/">accordi sulla Libia</a>. Anche lui, però, non va oltre la denuncia. Di soluzioni non ne ha nessuno!</p>
<p>Quando i singoli interventi si trasformano in discussioni programmatiche, il livello si abbassa. Il Movimento 5 Stelle in 13 righe delinea il futuro rapporto con la <a href="https://www.movimento5stelle.it/programma/wp-content/uploads/2018/02/Esteri.pdf">Russia</a>, declinandolo in un “ritiro immediato delle sanzioni […] e il rilancio della cooperazione” e <em>arrivederci e grazie</em> alla compattezza della politica estera europea, dimenticando però un paragrafo in fondo che ricorda come il M5S lavorerà strenuamente al “rispetto della sovranità territoriale”. Consigliamo a Di Maio <em>&amp; Co.</em> un breve corso di storia delle relazioni russo-ucraine 2014-2018. E a nulla servirà transitare su temi di cooperazione internazionale, che parrebbe rafforzare i <a href="https://www.movimento5stelle.it/programma/immigrazione.html">regimi dispotici</a>.</p>
<p>Liberi e uguali chiude questa rassegna con l’intervento programmatico “<a href="http://www.sinistraitaliana.si/notizia/liberi-uguali-contributo-programmatico-pace-disarmo/">Pace e disarmo</a>”, perché solo di questo si tratta in politica estera, o meglio in una politica estera “di pace”. Accanto a idee condivisibili di rafforzamento del servizio civile e dell’istituzione dei Corpi Civili di Pace, che però <a href="https://ec.europa.eu/echo/what/humanitarian-aid/eu-aid-volunteers_en">l’Unione Europea</a> ha già lanciato da qualche anno, è tutto un taglio alla spesa pubblica militare e alla riconversione dell’industria bellica.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Che vinca il migliore! Ci sarà da rimboccarsi le maniche</strong></p>
<p><strong> </strong>Sia ben chiaro, non tutto ciò che è stato dichiarato o programmato è fuor di luogo. Gli altri partiti hanno lanciato importanti proposte, e hanno toccato nervi scoperti delle politiche europee ed internazionali intraprese dal governo. Un cambiamento talvolta è auspicabile, se non addirittura improcrastinabile.</p>
<p>Ciò che al contrario ci ha lasciati perplessi sono principalmente due fattori:</p>
<p>a) <em>Il livello di analisi</em>. C’è davvero chi ha voluto liquidare questioni come la nostra appartenenza alla NATO, l’austerità nell’Unione Europea, la lotta al terrorismo, o il rimpatrio di “tutti i clandestini” con poche righe programmatiche o semplicemente una dichiarazione spot e populista.</p>
<p><strong> </strong>b) <em>L’assenza di alternative o soluzioni</em>. Anche quando la critica a una politica in atto è condivisibile, la soluzione offerta dai partiti concorrenti è quasi sempre non pervenuta, o basata su informazioni scarne, che nella realtà poco contribuirebbero alla risoluzione il problema.</p>
<p>Non ci resta che augurare buone elezioni a tutti. Chiunque vinca avrà un bel da fare, ma a quel punto i proclami e le soluzioni pre-cotte serviranno a ben poco. Non si parlerà più alla pancia degli italiani, ma bisognerà negoziare e accordarsi con la testa di altri europei e del resto del mondo.</p>
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<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Si includono sia dichiarazioni spot, che sezioni di programma di politica estera in senso più o meno largo (ndr).</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Non tutte le dichiarazioni o punti programmatici sono stati espressi da singoli politici, talvolta essendo imputati al partito (ndr).</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Una dichiarazione o un punto programmatico può includere più di un tema alla volta (ndr).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1001/">Analisi dei programmi di politica estera delle principali forze politiche alternative al Partito Democratico</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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		<title>Due parole sull&#8217;Ungheria, il nuovo sogno elettorale di Salvini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Feb 2018 06:55:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Matteo Moretti* Esiste, nel gioco degli scacchi, una strategia molto chiusa e compressa che è tipica di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Matteo Moretti*</em></p>
<p>Esiste, nel gioco degli scacchi, una strategia molto chiusa e compressa che è tipica di chi fa giochi di posizione: la difesa ungherese. È un’apertura che fu inventata a Budapest, nel 1842, in una partita per corrispondenza contro un <em>club</em> di giocatori di Parigi.</p>
<p>Il 28 gennaio, intervistato su La7 in Faccia a Faccia da Giovanni Minoli, il Segretario della Lega ha dichiarato: “Se devo scegliere all&#8217;interno del Partito popolare europeo, scelgo il modello austriaco o il modello ungherese”. A Minoli, Salvini ha spiegato che, secondo lui, il Primo Ministro ungherese Orbán “difende i confini, difende le banche, difende la moneta e blocca l&#8217;immigrazione”. Secondo lui.</p>
<p>La situazione è un po’ diversa: tre anni fa, il governo del Fidesz (il partito di Orbán) giocò la carta della crisi dei migranti per far fronte ad un calo di popolarità. Infatti, nel marzo 2013, il Parlamento ungherese aveva approvato delle modifiche alla Costituzione che limitavano le libertà del potere giudiziario e l’autonomia delle università. La Commissione Europea e il Consiglio d’Europa condannarono gli emendamenti in una nota congiunta e, nel maggio dello stesso anno, il Parlamento Europeo chiese l’applicazione dell’Articolo 7 del Trattato di Lisbona – che dispone la soppressione del diritto di voto imposta al paese che violi norme e valori fondamentali dell’Unione Europea. Una cosa pesante, insomma.</p>
<p>Inoltre, lo slogan leghista del “modello ungherese che difende le banche e la moneta” lascia il tempo che trova, visto che è stato anche grazie alle politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea che l’Italia ha potuto beneficiare di una crescita del GDP pari a 1.5%. Uno <a href="https://bbj.hu/economy/hungarys-economy-heavily-depends-on-eu-funds-study-finds_130880)">studio</a> condotto sull’economia ungherese tra il 2006 e il 2015 ha poi evidenziato che, nonostante i fondi europei, la competitività in Ungheria si è ridotta.</p>
<p>Infine, Orbán ha ricevuto accuse su tutti i fronti in ambito di politica migratoria. <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/10/human-rights-and-the-new-patriotism-in-hungary/">Amnesty International</a> ha denunciato un numero crescente di violazioni dei diritti umani perpetrate contro i migranti dalla polizia magiara. L’Unione Europea disapprova l’orientamento politico dell’Ungheria e degli altri tre paesi del gruppo di Visegrád.</p>
<p>Dunque il modello ungherese, che ha incassato il sostegno del cancelliere austriaco Kurz, leader del Partito Popolare Austriaco (ÖVP), rappresenta un insieme di politiche nazionaliste, che dovrebbero essere estranee a questo periodo storico e che son senza dubbio pericolose per la credibilità internazionale di chi le adotta.</p>
<p>Nel 1842, il circolo scacchistico di Budapest vinse la partita contro il circolo di Parigi. Ma l’Impero Austro-Ungarico non esiste più. E Matteo Salvini, fingendosi uno scacchista esperto, rischia di trascinare l’Italia nel fuoco incrociato degli altri Stati membri dell’Unione Europea. La difesa ungherese, in una penisola dell’Europa del Sud, non reggerà.</p>
<p><em>*Matteo Moretti è laureando in Scienze Politiche &#8211; Studi Internazionali presso l&#8217;Università degli Studi di Siena. Attualmente è Trainee presso lo IAI &#8211; Istituto Affari Internazionali di Roma, con focus sull&#8217;area Europa</em></p>
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		<title>Le (im)possibilità energetiche del Paese secondo i 5S</title>
		<link>https://www.mondodem.it/980/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 13:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Giuseppe Palazzo* Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento 5 Stelle (M5S) alle&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Giuseppe Palazzo*</em></p>
<p>Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento 5 Stelle (M5S) alle prossime elezioni politiche, ha tenuto un <a href="https://www.facebook.com/LuigiDiMaio/videos/1604917902878083/?q=luigi%20di%20maio">intervento</a> presso il Link Campus University il 6 febbraio scorso. In tale occasione ha menzionato il <a href="https://www.movimento5stelle.it/programma/energia.html">programma</a> del suo partito sull’energia.</p>
<p>L’obiettivo generale è che i consumi energetici italiani siano soddisfatti al 100% da rinnovabili nel 2050. Dice che il progetto non deve “fossilizzarsi sulle tecnologie” in quanto queste si evolvono “alla velocità della luce” e fa l’esempio di come anni fa si parlava dell’uso di gas nei trasporti e da poco Tesla ha mostrato il progetto del suo camion elettrico.</p>
<p>Per quanto possa sembrare lontano il 2050 e nonostante Di Maio rassicuri sulla fattibilità dei tempi (“non diciamo ‘il giorno dopo passiamo alle rinnovabili’”), l’obiettivo non è ambizioso, è irrealistico.</p>
<p>A livello globale, <a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/energia-clima-alberto-clo/">secondo il professore Alberto Clô</a>, direttore della rivista Energia, nel 2040, anche se fosse rispettato l’accordo di Parigi, le fonti fossili varranno per il 74% dei consumi mentre le rinnovabili per meno del 20% e le nuove rinnovabili (solare ed eolico) per meno di un ventesimo. Nei dieci anni successivi difficilmente ci sarà un’accelerazione della transizione energetica. Tuttavia di previsioni ce ne sono di diverse. Dati IEA del 2014 sono più ottimisti, stimando che nel 2035 le fonti fossili peseranno “solo” per il 65%. E bisogna considerare che diverse stime vedono le rinnovabili primeggiare nella nuova capacità di generazione energetica che verrà installata negli anni a venire. Secondo dati IEA del 2017 il 40% della nuova capacità da oggi al 2040 userà le rinnovabili.</p>
<p><strong><u>A che punto è l’Italia?</u></strong></p>
<p>Nonostante vi siano opinioni diverse e numeri positivi per le rinnovabili, che l’Italia possa rinunciare del tutto alle fonti fossili entro il 2050 è impossibile. Vero che il Paese si è impoverito nell’ultimo decennio e l’aumento dei consumi energetici caratterizzerà soprattutto Cina e altri Stati non OECD, ma che l’Italia possa costituire un’eccezione così straordinaria è uno scenario estremo.</p>
<p>Nel 2015 l’Italia aveva già superato l’impegno preso per il pacchetto UE 20-20-20 con una percentuale delle rinnovabili su tutti i consumi energetici del 17,5%. La tendenza al 2030 vede questa percentuale raggiungere il 22% (che la Strategia Energetica Nazionale 2017 pianifica di portare al 28%). Nei prossimi 12 anni si parla quindi del 22-28% e il M5S pensa si possa conseguire un ulteriore 72-78% nei successivi 20 anni. Difficile da immaginare. Anche perché i consumi energetici non sono tutti uguali. Nel 2015 in Italia, secondo l’Eurostat, il 21% dei consumi finali era nell’elettrico, il 45% nel riscaldamento e il 34% nei trasporti.</p>
<p>Se nell’elettrico le rinnovabili diventano sempre più competitive non è così nelle altre due voci. Nel riscaldamento in Italia esse pesano per il 19,2% e nei trasporti per il 6,4% (dati 2015 presi dalla SEN). Per quanto riguarda i trasporti, i biocarburanti non competono con i carburanti fossili in termini di rendimento e sono caratterizzati da un poco invitante <em>trade-off</em> tra l’energia che serve per produrli e quella che loro contengono, oltre che dal <em>trade-off</em> tra l’uso della terra per produrli e l’uso per agricoltura o allevamento. L’auto elettrica potrebbe rappresentare un successo significativo ma bisogna stare a vedere. Insomma, non ci sono i presupposti per raggiungere il 100% di consumi da rinnovabili nel 2050 (se mai sarà possibile).</p>
<p><strong><u>Le tecnologie: parliamone</u></strong></p>
<p>Poi non è chiaro cosa intenda Di Maio quando dice che non bisogna “fossilizzarsi sulle tecnologie”. Vero che queste cambiano e non è facile fare previsioni su di esse, ma su cosa si basano solitamente le stime sui consumi e sulle fonti di energia usate nel futuro se non su ipotesi riguardo l’andamento dell’economia e lo stato della tecnologia? Quali ipotesi stanno alla base del programma energetico del M5S?</p>
<p>Di tecnologia bisogna parlare invece. Nonostante le rinnovabili e le batterie per immagazzinare l’elettricità (necessarie per le intermittenze di sole e vento) abbiano margini di innovazione interessanti, il professor Clô denuncia la mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo in Occidente. Solo nuove innovazioni consentiranno alle rinnovabili di superare i loro limiti attuali rispetto alle fonti fossili, ovvero: l’intermittenza non programmabile; la minore densità energetica, per cui ci vuole una certa superficie coperta di pannelli solari o pale eoliche per produrre un tot di energia; e la distanza tra aree di generazione e di consumo. I miglioramenti conseguiti non bastano ancora.</p>
<p>Inoltre un uso così radicato delle rinnovabili ha come presupposto che la rete elettrica nazionale sia ammodernata attraverso integrazioni con <em>Information and Communication Technology </em>(cd. <em>smart grid</em>) per efficientare i processi e gestire la rete avendo previsioni puntuali e dati in tempo reale sulla produzione (non programmabile per le rinnovabili, dipendendo dal vento e dal sole) e sui consumi. Infatti la produzione deve eguagliare la domanda in ogni momento. Anche per la diffusione dell’auto elettrica serve un investimento in un’infrastruttura fatta di punti di ricarica diffusi e che funzionino in tempi ragionevoli. Le tecnologie non si evolvono “alla velocità della luce”, ci sono investimenti e tempistiche per il loro sviluppo. E servono altri investimenti e tempi per la loro diffusione e perché esse sostituiscano le più vecchie e radicate.</p>
<p>Tutte cose che il programma 5S non affronta o menziona appena. Si ha l’impressione che gli autori colmino la distanza tra lo stato attuale e il desiderato 100% con parole generiche quali “incentivi alle rinnovabili”, “sviluppo tecnologico”, “disincentivo degli sprechi e dell’inquinamento”.</p>
<p><strong><u>Le coperture economiche</u></strong></p>
<p>Non figura nemmeno un euro di costi stimati. Nel programma si parla del fatto che le fonti fossili ottengono incentivi statali che andrebbero aboliti recuperando così dei soldi. Su questo punto concorda Legambiente, secondo la quale i Paesi del G7 spendono quattro volte di più nei sussidi per le fonti fossili che per le rinnovabili. Il tema però non è semplice e andrebbe approfondito, anche perché è normale che gli Stati investano in infrastrutture ritenute essenziali, come quelle energetiche. Tuttavia non si può semplicemente togliere questi investimenti dalle fossili e portarli sulle rinnovabili, bisogna dire come.</p>
<p>Gli incentivi alle rinnovabili come sono stati fatti finora pesano quasi un terzo nella bolletta nell’UE e avvantaggiano soprattutto le famiglie più benestanti: queste installano pannelli solari incentivati e usano così meno la rete pagando meno bolletta. Gli incentivi non incoraggiano l’efficienza (non tutte le rinnovabili sono egualmente produttive in tutte le zone di un Paese) e in alcuni casi sono stati accompagnati dall’uso di economico carbone per non alzare troppo la bolletta (succede in Germania). Quindi questi sussidi sono a doppio taglio.</p>
<p>Il M5S sottolinea che i costi delle esternalità negative dell’uso delle fonti fossili (inquinamento, malattie, cambiamenti climatici) non sono mai considerati nei calcoli di costi e benefici e invece dovrebbero essere fatti pagare dal sistema energetico. Si tratterebbe di un’altra fonte di risorse, ma come far pagare queste esternalità? Il M5S vuole “indirizzare le scelte di famiglie e imprese” facendo ricadere questi costi sulla bolletta. Un’idea strana per un partito che vuole attaccare i “poteri forti”.</p>
<p>Infine si considera il gas come la fonte adatta a sostenere la transizione per via delle sue emissioni, minori rispetto alle altre fonti fossili, e per via del suo prezzo basso. Per ora vi è un’offerta eccessiva di gas nel mondo che tiene basso il prezzo (dati IEA 2017), ma fino al 2050 le cose possono cambiare. L’uso di gas a basso prezzo è visto dal M5S come un altro modo per alleviare i costi della transizione (ma quindi sono a favore o contro il TAP?).</p>
<p>Ad ogni modo, quanto costa l’implementazione delle misure programmatiche? Si riuscirebbe a coprire i costi? Nel programma non v’è menzione!</p>
<p>Infine i 5S sostengono che il 100% di rinnovabili darà al Paese l’indipendenza energetica, ovvero l’indipendenza da importazioni di energia. Allo stesso tempo si importerà elettricità dai Paesi vicini per gestire le intermittenze di solare ed eolico. Allora non saremo indipendenti energeticamente! Delle due l’una. Anche perché per costruire pannelli solari e pale eoliche servono materiali rari (litio, gallio, neodimio, silicio, ecc.) le cui riserve sono per la stragrande maggioranza controllate dalla Cina, cosa omessa dal programma.</p>
<p>Non mi si fraintenda, ritengo che le rinnovabili siano indispensabili, senza di esse non si può costruire un futuro. Ma i programmi e le politiche vanno definiti in modo pragmatico. Certo, questo è un “programma parziale”, ma l’approccio non è dei migliori.</p>
<p><em>*Giuseppe Palazzo è MSc in Global Energy and Climate Policy presso SOAS University of London e studente di Energy Management presso il MIP Politecnico di Milano</em></p>
<p><strong>Fonti</strong></p>
<p><em>Clô Alberto, “Energia e clima. L’altra faccia della medaglia”, il Mulino, 2017</em></p>
<p><em>Eurostat, Bilancio energetico nazionale 2015</em></p>
<p><em>IEA, World Energy Outlook 2017</em></p>
<p><em>IEA, Gas 2017 – Analysis and forecasts to 2022</em></p>
<p><em>IEA, World Energy Outlook 2014</em></p>
<p><em>Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, Strategia Energetica Nazionale 2017</em></p>
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		<title>Sulla difesa, LeU dà i numeri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2018 10:12:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Liberi e Uguali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di V.B. In materia di difesa, il programma elettorale del partito di Grasso mutua interamente il più vetusto&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di V.B.</em></p>
<p>In materia di difesa, il <a href="http://liberieuguali.it/programma/#pace">programma elettorale</a> del partito di Grasso mutua interamente il più vetusto armamentario ideologico della sinistra radicale.  Il fatto che il tema sia inquadrato nel punto del programma denominato “Pace e Disarmo” dice tutto (se non altro, il titolo è coerente con il contenuto).</p>
<p>In realtà, di veri e propri temi di difesa il programma di LeU di difesa non parla quasi affatto. Esordisce riaffermando il principio costituzionale del “ripudio della guerra”, dimenticandosi al solito il resto dell’art. 11 della Costituzione, e dichiara di voler perseguire “politiche attive di pace e disarmo” nonche’ “una politica estera di pace”.</p>
<p>Questo rafforzando “le politiche di cooperazione e solidarietà internazionale” e di “promozione dei diritti umani” attraverso “l’applicazione delle convenzioni internazionali” e il rifiuto dell’“interventismo militare al servizio di una logica di guerra”. Di qui una delle due proposte concrete nel programma: l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile, che promuova iniziative multilaterali di risoluzione pacifica dei conflitti. Bene.</p>
<p>La seconda proposta è la richiesta “non rinviabile” di una riduzione delle spese militari, motivata dalla spesa eccessiva che sarebbe stata investita finora nella difesa: secondo LeU, “<em>i dati reali (analizzati e diffusi dall’”Osservatorio italiano sulle spese militari italiane”) ci dicono che negli ultimi 10 anni di recessione e di tagli in tutti i comparti sociali, la spesa pubblica militare italiana è invece <u>aumentata del +21%</u> con una crescita costante</em>”.</p>
<p>Come si può facilmente verificare, la stessa <a href="http://milex.org/">fonte</a> (tra l’altro essa stessa di orientamento esplicitamente pacifista) scrive che “<em>Prendendo in considerazione l’ultimo decennio (2008-2017), le spese militari italiane fanno registrare un aumento del 2,2 per cento a valori correnti (che <u>diventa un calo del 7,3 per cento a valori costanti</u>) a parità di rapporto spese/PIL</em>”.</p>
<p>Non un aumento del 21% dunque, ma un taglio del 7,3%. Che, ad essere pignoli, è ancora maggiore dato che l’Osservatorio include nella “spesa per la difesa” anche le pensioni pagate dall’INPS agli ex militari, aumentate – secondo gli autori – di quasi mezzo miliardo nel periodo in questione.</p>
<p>Il 21% strombazzato da LeU è invece l’aumento della spesa <em>a valori correnti</em>, pari ad un aumento <u>reale</u> del 4%, rispetto all’anno 2006. Come si evince dal grafico sottostante, per un biennio e a partire dal 2006 la difesa conobbe un modesto quanto momentaneo incremento, in un panorama pero’ di generale depressione. E proprio dal 2006 LeU decide di far partire il calcolo, distorcendo volutamente la realtà e ingannando i citadini per portare a casa il punto. Ora, tutti i partiti selezionano i dati per evidenziare quelli più comodi, ma qui la manipolazione è talmente grossolana da risultare grottesca.</p>
<p><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/02/Grafico-VB.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-969" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/02/Grafico-VB.png" alt="" width="454" height="209" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/02/Grafico-VB.png 454w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/02/Grafico-VB-300x138.png 300w" sizes="auto, (max-width: 454px) 100vw, 454px" /></a></p>
<p>A parte inventare un inesistente aumento delle spese militari, il programma prevede di far rispettare all’industria italiana degli armamenti le norme internazionali ed europee e di sottoscrivere e promuovere il Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Le implicazioni, naturalmente, non vengono prese in alcuna considerazione.</p>
<p>E questo è quanto. Nessuna menzione della necessità (o meno, legittimamente) di approfondire la riforma dello strumento militare nazionale: nulla sulle aspirazioni della difesa europea e atlantica: il vuoto sulle nuove sfide asimmetriche e il ruolo dei militari: zero sulle questioni industriali: niente sulla incombente rivoluzione tecnologica: e così via, per non risultare monotoni.</p>
<p>Grasso e Bersani devono aver pensato che non si guadagnano molti voti ragionando seriamente di difesa. Viceversa, vellicare i più bassi istinti dell’elettorato “de sinistra” può rafforzare la non molto solida credibilità di LeU in certi ambienti. Tanto, una volta al governo, si può sempre cambiare idea.</p>
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		<title>Caro Salvini, con Putin Presidente non saremmo un Paese migliore</title>
		<link>https://www.mondodem.it/899/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Dec 2017 10:33:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Russia e Asia centrale]]></category>
		<category><![CDATA[#salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Fakenews]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Carolina De Stefano &#8220;Ritengo che Putin sia uno dei migliori uomini di governo al mondo ma lo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Carolina De Stefano</em></p>
<p><em>&#8220;Ritengo che Putin sia uno dei migliori uomini di governo al mondo ma lo dico perché lo credo e lo dicono i fatti, non perché me lo suggerisce qualcuno, il fantasma o Facebook. Se avessimo un Putin in Italia staremmo ancora meglio, e questo lo dico perché ne sono convinto e non perché qualcuno mi paga per dirlo. Adesso, che ci siano gli hacker russi che fanno il lavaggio del cervello dalla notte al mattino a inglesi, italiani, tedeschi e americani è una barzelletta che non fa neanche ridere –</em></p>
<p><em>Matteo Salvini, Segretario federale della Lega Nord, 28 novembre 2017</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando Salvini dichiara, come ha fatto il mese scorso, che ‘<em>se avessimo un Putin in Italia staremmo ancora meglio</em>’, non è chiaro se si rende conto che se il presidente russo governasse in Italia la Lega Nord non esisterebbe, e che lui non potrebbe fare politica.</p>
<p>Non esisterebbe un sistema partitico in generale, nessuna vera campagna elettorale.</p>
<p>Le critiche alle istituzioni, alle autorità, al governo nazionale – figuriamoci i suoi insulti – in Russia sono a malapena presenti nelle discussioni private, perché è consapevolezza comune che nessuna opposizione, nel momento in cui rischia di diventare una forza politica credibile, è permessa.</p>
<p>Salvini mostra di non sapere quello che succede in Russia oggi e, quel che è peggio, quanto non gli interessi il nostro paese.</p>
<p>Uno, come si fa dire che l’Italia starebbe meglio in assenza di un sistema democratico e pluralistico?</p>
<p>Due, comparare la storia della Russia con quella dell’Italia e, di conseguenza, equipararne le esigenze, non ha alcun senso. Sono due paesi diversi, con storie completamente diverse. Se con il parallelo a casaccio Salvini intendeva semplicemente dire che per governare l’Italia serve un leader autoritario, allora è necessario che la Lega indichi esplicitamente nel programma di partito qual è la visione che ha del futuro del paese, e cosa un ‘Putin’ significherebbe nel concreto.</p>
<p>Tre, soprattutto, Salvini non è capace di vedere che la maggior parte delle azioni sulla quale è basata l’immagine putiniana ‘<em>dell’uomo forte’</em> che lui tanto ammira sono innanzitutto manifestazioni di un senso di accerchiamento e di insicurezza permanenti. Dalle proteste popolari del 2012 in poi (molto più che durante le due presidenze di Putin precedenti), c’è stata un decisa stretta del regime e l’establishment russo guarda ai sistemi democratici e l’Europa come una minaccia, presentandola come tale alla sua popolazione. Questo avviene non perché il Cremlino – come sembra credere Salvini – propone un modello politico vincente, alternativo, alle democrazie occidentali europee, ma, al contrario, perché è incapace di offrire ai propri cittadini sviluppo e prospettive comparabili, e ne teme l’attrattività.</p>
<p>Detto questo, le dichiarazioni di Salvini ci ricordano che dare eccessivo peso, con toni apocalittici, al ruolo potenziale delle interferenze russe e delle fake news nella campagna elettorale italiana fa il gioco di Lega Nord e Cinque Stelle e non farà vincere le elezioni. Anzi. L’attrattività della figura di Putin in Italia risale quantomeno a Berlusconi e non è intrinsecamente legata all’’ondata’ populista. È generalizzata e ha radici sociali più profonde.</p>
<p>È insensato e irrazionale pensare che un finanziamento, o un invito a cena a Mosca – e in questo, dispiace dirlo, Salvini ha ragione &#8211; siano l’origine del sostegno di centinaia di politici italiani alle iniziative russe, soprattutto in politica estera. Come <a href="http://www.ilfoglio.it/politica/2017/11/29/news/il-rischio-che-le-fake-news-diventino-il-nuovo-uomo-nero-della-sinistra-166050/">scrive</a> il Foglio di ieri, le fake news – e, aggiungo, la tesi aprioristica e ossessiva della collusione russa e dei suoi effetti &#8211; rischiano di diventare l’equivalente, fallimentare, della tesi della sinistra negli anni ’90 di un ‘paese sottilmente avvelenato da’, e ‘elettoralmente schiavo’, delle tv berlusconiane.</p>
<p>Come ormai <a href="https://www.bloomberg.com/view/articles/2017-11-02/facebook-ads-reveal-the-real-russian-game">è provato,</a> lo scopo delle interferenze russe, che ci sono state negli altri paesi e che è possibile ci saranno anche nel nostro, non è far vincere quello o quell’altro candidato (anhe perché non ci riuscerebbero), ma creare divisioni interne nelle società democratiche. Queste sono alimentate dalle tesi del complotto, che sono specialità dei populisti. Per vincere, il PD non deve rinunciare alla razionalità né nei confronti della Russia, né della Lega e dei Cinque Stelle.</p>
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		<title>Un Nobel per la pace contro il nucleare</title>
		<link>https://www.mondodem.it/743/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2017 19:58:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[#ICAN]]></category>
		<category><![CDATA[#Nobel]]></category>
		<category><![CDATA[#people]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Annalisa Perteghella È morto lo scorso maggio a 78 anni Stanislav Petrov, tenente colonnello sovietico che la&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Annalisa Perteghella</em></p>
<p><strong>È morto lo scorso maggio a 78 anni Stanislav Petrov, tenente colonnello sovietico che la notte del 26 settembre 1983 era di servizio in un bunker alle porte di Mosca con il compito di monitorare i possibili missili in arrivo dagli Stati Uniti.</strong> Erano gli anni della Guerra fredda, quella vera, dell’Impero del male e dei bunker anti-atomici costruiti nelle maggiori città europee. Quella notte nel sistema si accese una luce rossa, segnale che un missile statunitense era in arrivo. In una manciata di secondi Petrov, che avrebbe dovuto trasmettere l’informazione ai piani superiori dai quali sarebbe poi partito l’ordine della rappresaglia, concluse che non poteva trattarsi di un vero allarme e si trattenne dal comunicarlo: la rappresaglia massiccia sovietica avrebbe certamente comportato il lancio (questa volta vero) dei missili statunitensi, con il risultato dell’Apocalisse nucleare. Petrov aveva ragione, il sistema era stato ingannato da riflessi di luce sulle nuvole, non c’era nessun missile statunitense in arrivo. Se Petrov non avesse dato retta al suo intuito di analista, se non avesse fatto emergere l’elemento umano nel sistema, le rigide logiche della burocrazia e della paranoia nucleare avrebbero prevalso, portando il mondo a un nuovo Olocausto. In quell’occasione dunque fu un uomo, un semplice ingranaggio nel sistema, a intervenire sull’arena anarchica degli Stati e scongiurare il rischio dell’irrimediabile. “Ero l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto” avrebbe poi dichiarato anni dopo, senza cercare di attribuirsi onori che, del resto, in patria non gli vennero mai tributati.</p>
<p id="9a21" class="graf graf--p graf--startsWithDoubleQuote graf-after--figure"><strong>“Viviamo oggi in un mondo in cui il rischio di un conflitto nucleare torna dopo molti anni a essere alto”,</strong> così la portavoce del Comitato per il Nobel norvegese Berit Reiss-Andersen nel discorso di proclamazione del vincitore del Premio Nobel per la Pace 2017, assegnato alla Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN).</p>
<p id="b1fa" class="graf graf--p graf-after--p"><strong>Originatasi in Australia e lanciata ufficialmente a Vienna nel 2007, oggi l’ICAN opera dal suo quartier generale di Ginevra coordinando oltre 440 organizzazioni non governative basate in più di 100 paesi diversi.</strong> Una vera e propria coalizione globale che, grazie allo sforzo congiunto di milioni di persone, cerca di colmare il gap nel regime internazionale di non proliferazione nucleare. Lo scorso luglio, proprio grazie all’impegno dell’ICAN, la Conferenza delle Nazioni Unite ha approvato il Trattato sul divieto delle armi nucleari, raggiunto dopo negoziati durati quattro settimane a cui hanno partecipato le delegazioni provenienti da circa 140 paesi e dalla società civile. Il Trattato, poi adottato con il voto favorevole di 122 stati, un voto contrario (Paesi Bassi) e un astenuto (Singapore) è il primo accordo internazionale legalmente vincolante per la completa proibizione delle armi nucleari. Se infatti negli scorsi decenni la comunità internazionale ha sancito divieti contro le armi biologiche e chimiche, contro le mine antiuomo e contro le bombe a grappolo, le armi nucleari non erano ancora state oggetto di un trattato vincolante per gli Stati che vi avessero aderito.</p>
<p id="2f5d" class="graf graf--p graf-after--p">Proprio il recente successo ottenuto a New York sconfessa in parte le critiche di chi ha giudicato l’attribuzione di questo Nobel come l’ennesima “premiazione delle intenzioni”, la celebrazione dell’idealismo che si manifesta in una buona causa ma che, in ultima analisi, non è in grado di produrre risultati concreti che modifichino il comportamento degli Stati. Una critica, questa, alla quale in parte ha risposto lo stesso Comitato per il Nobel, che sempre per mezzo della portavoce Reiss-Andersen ha ribadito che i depositari della decisione di sviluppare e utilizzare armi nucleari sono gli Stati, ed è pertanto rivolto a loro l’appello a dare seguito alle richieste della società civile. <strong>Tuttavia, l’assegnazione di questo Nobel rivela il riconoscimento del ruolo che la società civile può esercitare nel plasmare il vuoto politico nel quale si muovono gli Stati. È, in un certo senso, la risposta della scuola costruttivista delle Relazioni Internazionali alla ben più affermata tradizione hobbesiana-realista che vede il mondo caratterizzato da anarchia internazionale statocentrica e pessimismo antropologico.</strong></p>
<p id="9ce9" class="graf graf--p graf-after--p"><strong>Senza sconfinare nell’idealismo puro, si può quindi affermare che, se gli Stati detengono la decisione ultima, le azioni della società civile e dei movimenti transnazionali possono intervenire a rendere determinate decisioni più “costose” dal punto di vista della reputazione internazionale; un modo se non per eliminare, almeno per stemperare l’anarchia internazionale.</strong></p>
<p id="b915" class="graf graf--p graf-after--p"><strong>Se la proliferazione nucleare non si è mai davvero fermata nonostante i tentativi di regolamentazione, il premio all’ICAN e alla causa dell’eliminazione delle armi nucleari giunge in un momento in cui davvero il rischio dell’utilizzo delle armi nucleari torna a farsi sentire prepotentemente.</strong> Se le atmosfere kubrickiane da Dottor Stranamore sembravano oramai acqua passata, e la crisi dei missili di Cuba materiale chiuso nei libri di storia, il riaccendersi negli ultimi mesi della crisi del nucleare di PyongYang ha portato molti a interrogarsi sul rischio di una possibile deflagrazione nella penisola coreana. Una catastrofe che sarebbe possibile evitare grazie all’utilizzo del negoziato e dell’arma diplomatica, ma che rischia di finire fuori controllo a causa dell’irrigidirsi delle posizioni dei principali attori coinvolti — Nord Corea e Stati Uniti. Al pari, il premio alla causa dell’eliminazione delle armi nucleari giunge nel momento in cui gli Stati Uniti, o meglio il presidente Trump, si prepara contro il parere dei suoi stessi collaboratori a ripudiare l’intesa sul nucleare iraniano che a partire dal luglio 2015 ha fermato le centrifughe di Teheran, permettendo di scongiurare il rischio di proliferazione in Medio Oriente. Un accordo, quello tra Iran e P5+1, che sta funzionando, come certificato da otto rapporti dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, e che se stracciato potrebbe portare a una ripresa delle attività nucleari da parte dell’Iran, con una significativa diminuzione della sicurezza collettiva.</p>
<p id="f4d6" class="graf graf--p graf-after--p graf--trailing"><strong>La piccola storia di Stanislav Petrov, inserita nella Grande Storia degli eventi, è lì a ricordarci che gli esseri umani fanno la differenza, che non esiste solo la politica di potenza degli Stati che si muovono come gladiatori bendati sul ring internazionale.</strong> È per questo che il Premio Nobel di quest’anno è anche un po’ suo e di tutte le persone che dall’epoca della Guerra fredda a oggi sono scese in piazza, hanno fatto pressione, hanno scritto canzoni di denuncia e hanno agito in nome di una causa comune. Congratulazioni dunque all’ICAN e alle migliaia di persone che, nel loro piccolo, si muovono per modificare la Grande Storia cercando di sospingerla sui binari del bene comune.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Patti Smith - People Have The Power" width="1200" height="900" src="https://www.youtube.com/embed/pPR-HyGj2d0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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