Un nuovo ordine mondiale?

Il conflitto in corso in Ucraina e gli avvenimenti più recenti ci hanno costretto a ripensare all’attuale ordine internazionale. Guardando in particolare ai vertici NATO, BRICS e G7 e ai rispettivi documenti conclusivi, emerge come vi sia una sostanziale assenza di una chiara visione strategica di come potrà strutturarsi il futuro ordine mondiale.

Quanto poi accaduto negli Stati Uniti, ossia la recente decisione della Corte Suprema americana che ha sovvertito il precedente Roe vs Wade del 1973 in materia di interruzione volontaria di gravidanza, ha portato a chiedersi quanto effettivamente gli Stati Uniti possano essere considerati il punto di riferimento per la tutela e l’esportazione dei valori occidentali.

Andiamo con ordine. I vertici del G7 e della NATO si sono soffermati sulla crisi in corso in Ucraina e hanno ribadito l’individuazione della Russia come la principale minaccia per la sicurezza europea e l’ordine mondiale, proseguendo nella condanna dell’aggressione russa attraverso l’approvazione di numerose contromisure nei confronti del Paese. La Cina è stata invece identificata come il ‘rivale sistemico’ dell’Occidente. Tuttavia, le conclusioni raggiunte appaiono ancora poco risolutive per quanto concerne l’ordine internazionale e ciò che è stato definito dal nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza Atlantica, oltre a riprendere molti dei concetti già individuati dal Rapporto Harmel del 1967, risulta essere una labile svolta strategica poiché parecchio conservativa.

Lo stesso emerge dalle recenti vicende relative ai BRICS. All’interno della dichiarazione finale del vertice tenutosi il 23 e 24 giugno, è presente molta retorica relativa al ‘nuovo ordine mondialein chiave antioccidentale. Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa hanno espresso in 75 punti le loro priorità per il futuro: il ritorno del multilateralismo, un’economia globale contro i protezionismi e la riforma del Consiglio di Sicurezza Onu. Tuttavia, gli intenti di dichiarata compattezza sembrano scontrarsi con i comportamenti tenuti dai singoli Stati da cui emerge una sostanziale ambiguità. Da parte di Pechino non vi è stato alcun appoggio alla politica russa, salvo una non esplicita condanna dell’invasione dell’Ucraina e una tendenza a beneficiare della debolezza russa, ad esempio acquistando i suoi prodotti energetici a prezzi fortemente ridotti.  Dall’altro lato, l’India dopo aver partecipato al vertice, ha preso parte anche alla riunione del G7 a conferma della sua distanza dalla Cina, contro la quale ha aderito al gruppo Quad (con gli Usa, il Giappone e l’Australia). Infine, il Brasile ha assunto un atteggiamento altrettanto ambiguo essendo l’unico di tali Paesi a votare la risoluzione ONU di condanna all’invasione russa e adottando posizioni altrettanto poco chiare nei confronti della Cina temendo forse più le aspirazioni egemoniche di Pechino che di Washington.  

Infine, i recenti avvenimenti statunitensi hanno confermato il sostanziale appannamento dell’immagine degli USA come il principale riferimento dei valori occidentali. La sentenza della Corte Suprema americana ha effettivamente dato prova di una regressione in materia di tutela dei diritti umani evidenziando la forte dimensione politica assunta dalla giustizia americana. La pronuncia della Corte si inserisce all’interno di un contesto, quello statunitense, segnato tra l’altro da una forte polarizzazione sociale tale per cui alcuni gruppi sociali vengono penalizzati aumentando le disuguaglianze interne; sono circa 330 milioni ad esempio i cittadini ai quali non vengono ancora garantiti i diritti all’istruzione e all’assistenza sanitaria universali e gratuite. Tali disuguaglianze sono la causa delle più recenti manifestazioni della società civile come il fenomeno dei Black lives matter.

Nel corso della Presidenza di Donald Trump poi, ha preso piede una forma di acuta polarizzazione anche politica che è culminata nell’attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Trump è infatti stato motore trainante del processo di radicalizzazione politica americana spingendo i suoi sostenitori, anche gli esponenti più radicali, contro le stesse istituzioni democratiche. Tale processo di radicalizzazione e in particolare il rafforzamento della destra estrema è un fenomeno che ha preso il via in realtà anni prima dell’arrivo dell’amministrazione Trump, tuttavia soltanto nel corso di quest’ultima la destra radicale è riuscita ad allinearsi con la Presidenza. È il caso del gruppo degli Oathkeepers e i Proud Boys che erano tra principali sostenitori dell’attacco a Capitol Hill.

In conclusione dunque, considerato il panorama mondiale di grande complessità, rimangono incerte le previsioni circa l’evoluzione dell’ordine internazionale in cui è certo occorra un maggiore protagonismo nella tutela dei valori democratici e occidentali. La sinergia dimostrata dagli Stati Membri dell’UE in risposta alla crisi Covid, al conflitto in Ucraina e alla crisi energetica ha confermato la compattezza dell’azione dell’Unione Europea all’interno del panorama internazionale. Un segnale che va in questa direzione è dato anche dalla ripresa del processo di allargamento della membership europea che ha dimostrato come, anche a livello internazionale, sia sempre più viva la sensazione dell’adeguatezza dell’Unione a ricoprire il ruolo di garante dei valori occidentali soprattutto laddove questi vengano violati. Occorre dunque che l’Unione Europea si rafforzi proseguendo anche nel percorso di integrazione al suo interno. 

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