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	<title>Argentina Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Argentina Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>La lunga estate argentina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 10:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Milei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’emisfero sud è piena estate e in America Latina il caldo anomalo è protagonista di una stagione di&#8230;</p>
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<p>Nell’emisfero sud è piena estate e in America Latina il <a href="https://it.eseuro.com/local/1812345.html">caldo anomalo</a> è protagonista di una stagione di incendi che ha messo a dura prova <a href="https://www.ilpost.it/2024/02/04/incendi-valparaiso-cile/">vasti territori della regione</a>.</p>



<p>In Argentina, invece, dilaga il malcontento verso le riforme ultraliberiste volute dal presidente Javier Milei. La “Ley Óminibus” è al centro del dibattito politico nel Paese Latino-americano così come delle<a href="https://www.pagina12.com.ar/707051-argentina-no-renuncia-a-la-justicia-social"> proteste che nelle scorse settimane hanno interrotto il dibattito parlamentare</a>. Il 1 febbraio la polizia ha sparato proiettili di gomma e ha usato idranti e gas lacrimogeni per disperdere centinaia di manifestanti attorno al Parlamento:<a href="https://www.elsaltodiario.com/argentina/violencia-policial-sigue-escalando-argentina-durante-protestas-ley-omnibus-miley"> i mezzi d’informazione argentini hanno riferito</a> di tre feriti e due arrestati, ma non c’è una conferma ufficiale da parte delle autorità.</p>



<p>Il clima è davvero incandescente sia fuori che dentro l’aula. Il governo di Javier Milei ha registrato, però, una dura battuta d&#8217;arresto alla Camera dei deputati, dove il tentativo di approvare la Legge Omnibus è fallito e il progetto è tornato in commissione. Intanto il presidente prosegue la sua visita in Israele, nell&#8217;ambito del suo tour internazionale che toccherà anche <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/02/02/ministra-argentina-milei-in-italia-l11-febbraio_daf1c93b-ede6-4848-abf7-78ae20d5bbd4.html">l&#8217;Italia e il Vaticano</a>; da Gerusalemme, dicono le fonti politiche più vicine al Presidente, ha ordinato che il progetto non venisse più discusso.</p>



<p>Ma perché la Legge Omnibus è così cruciale per Milei e per la società argentina? Questo progetto legislativo è importante per l’azione politica del neopresidente argentino, in quanto va a toccare molti aspetti dell’economia e della sfera pubblica argentina già annunciati in campagna elettorale: l’<strong>estensione del piano di privatizzazioni </strong>che coinvolgerebbe circa quaranta aziende e la <strong>delega di maggiori poteri all’esecutivo</strong>, per un periodo limitato, in nome della cosiddetta <strong>emergenza economica</strong>. In particolare, l’esecutivo chiede <strong>mano libera in materia di tariffe</strong>, <strong>energia</strong> e <strong>tasse</strong>.</p>



<p>I deputati dei partiti di opposizione, soprattutto di sinistra, sono usciti dall’aula per protestare contro le cariche che stavano avvenendo all’esterno del parlamento contro i manifestanti. “<em>Non possiamo stare a guardare</em>”, ha <a href="https://www.cronica.com.ar/politica/Nicolas-del-Cano-sobre-los-incidentes-afuera-del-Congreso-Es-inaceptable-lo-que-estan-haciendo-20240201-0255.html">detto il deputato Nicolás Del Caño</a>. Alla fine di numerose riprese e sospensioni dell’assemblea, il pacchetto di riforme del presidente Milei con 664 articoli nella sua versione iniziale è stato tagliato dopo le lunghe trattative parlamentari fino a lasciare intatti solo 224 articoli: ed è proprio per questo che Milei ha deciso di ritirarla, perché andava a snaturare e ad “ammorbidire” un piano molto impattante per il contesto argentino tutto. Infatti, il presidente ha assicurato che non esiste “alcun piano B”, “<em>nessuna alternativa all’austerità e alla deregolamentazione&#8221;, </em>per stabilizzare un’economia strutturalmente indebitata e con un’inflazione record del 211 per cento su un anno. “<a href="https://cenital.com/a-todo-o-nada-la-osada-estrategia-de-milei/"><em>Todo o nada</em></a>”.</p>



<p>L’opposizione, oltretutto, teme che dare maggiori poteri all&#8217;esecutivo consentirebbe di imporre delle riforme con dei decreti che il parlamento non approverebbe. Un deputato dell’opposizione peronista, <a href="https://www.infogremiales.com.ar/tenemos-miedo-de-darle-poderes-absolutos-no-sabemos-si-manana-se-levanta-enojado-y-declara-la-guerra-con-chile-peru-o-china-planteo-carlos-cisneros/">ha espresso</a> “<em>il timore di dare il potere assoluto</em>” a Milei che domani “<em>non sappiamo se dichiarerà guerra al Cile, al Perù o alla Cina</em>”. Eppure <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/720016/afera-la-rivoluzione-per-la-liberta-di-javier-milei">sul fronte italiano</a> si alzano le prime chiare voci di sostegno all’operato e alla visione del controverso presidente argentino che si presta a vedere la premier Meloni l’11 febbraio.</p>



<p>Milei e Meloni hanno molte cose in comune e questo incontro programmato sicuramente sarà un momento importante per entrambi. I due premier vogliono diventare punti di riferimento della destra estrema nei loro ambiti: la coalizione “nazionalista” della premier di casa nostra può trarre profitto dal presidente che ha scosso il Sudamerica e che molti esponenti del mondo culturale della destra italiana hanno ben capito. Tra la riforma del c.d. premierato, molto cara a Meloni, e la richiesta di maggiori poteri per il presidente argentino punto centrale della Ley Óminibus, molte affinità e poche divergenze tra i due leader.</p>



<p>Interessante sarà capire cosa emergerà dall’incontro con Papa Francesco, argentino di nascita e molto vicino, invece, alle <a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/argentina-milei-taglia-le-mense-dei-poveri">istituzioni sociali che sostengono</a> le fasce più povere della popolazione, raggiungendo le persone lì dove lo Stato e il suo nuovo corso ultraliberista non vuole più arrivare.  </p>
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		<title>Argentina, inizia “l&#8217;era Milei”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 18:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Milei]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A mezzogiorno di domenica 10 dicembre, Javier Milei, 53 anni, è diventato ufficialmente il dodicesimo presidente dell’Argentina dal&#8230;</p>
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<p>A mezzogiorno di domenica 10 dicembre, Javier Milei, 53 anni, è diventato ufficialmente il dodicesimo presidente dell’Argentina dal ritorno della democrazia quarant’anni fa. Nel suo discorso di insediamento ha annunciato che la situazione economica del Paese sarebbe “peggiorata” nel breve termine e ha promesso una terapia “shock” a cui non c’è alternativa, promettendo però di “prendere tutte le decisioni necessarie per risolvere il problema causato da cent’anni di sprechi da parte della classe politica”. Davanti a lui migliaia di sostenitori, con bandiere argentine e maglie della nazionale, hanno applaudito gridando “<em>Libertad, Libertad</em>” e “<em>Motosierra</em>!” (motosega), in riferimento allo strumento che ha brandito durante la campagna elettorale per simboleggiare i tagli in arrivo.</p>



<p>Il neopresidente ha dichiarato che convocherà una sessione straordinaria del parlamento nei prossimi giorni per presentare un primo pacchetto di leggi: ha parlato di “un nuovo contratto sociale” basato sui principi del liberismo e che prevede “un Paese in cui lo Stato non diriga le nostre vite ma che protegga i nostri diritti” e le cui istituzioni fondamentali sono “la proprietà privata, il libero mercato, la libera competenza, la divisione del lavoro e la cooperazione sociale”.</p>



<p>Se il dibattito elettorale, con la conseguente scelta degli elettori, ha avuto il suo fulcro nel campo economico su cui molto è stato detto e molto è stato commentato anche in Italia, è nella politica estera che Javier Milei può essere ancor di più un punto interrogativo, ma da cui, però, possiamo trarre le prime osservazioni.</p>



<p>La nuova Ministra degli Esteri è Diana Mondino ha annunciato uno schema diplomatico di <a href="https://www.cronista.com/economia-politica/nuevos-socios-y-relaciones-pragmaticas-milei-impone-un-giro-total-para-argentina/">&#8220;relazioni pragmatiche deideologizzate</a>&#8220;, le quali segnano un radicale cambio di passo rispetto all’amministrazione Fernández, rinunciando agli stretti legami con la Patria Grande latinoamericana in favore a stretti rapporti con Stati Uniti, Israele e Unione Europea.</p>



<p>Non verrà escluso un rapporto economico con la Cina, ma sicuramente molto ridimensionato.</p>



<p>Le elezioni del 19 novembre porteranno ad un necessario riassetto delle dinamiche politiche regionali, soprattutto nei rapporti col Brasile che aveva avviato un&#8217;audace iniziativa diplomatica e commerciale con l&#8217;Argentina attraverso il <a href="https://www.cancilleria.gob.ar/es/actualidad/noticias/argentina-brasil-plan-de-accion-para-el-relanzamiento-de-la-relacion-estrategica">Piano d&#8217;Azione per il Rilancio delle Relazioni Strategiche</a>.</p>



<p>La collaborazione si era concentrata su diversi settori, incluso un fronte comune nelle organizzazioni internazionali come il <strong>rafforzamento del Mercosur</strong> e il <strong>futuro ingresso dell&#8217;Argentina nei BRICS</strong> allargati, previsto per il 1° gennaio 2024.</p>



<p>In qualità di partner privilegiati, Brasile e Argentina stavano considerando l&#8217;idea di una moneta comune per le transazioni commerciali e accordi energetici, come il finanziamento di un tratto del gasdotto Vaca Muerta da parte della Banca brasiliana di sviluppo economico e sociale (BNDES) fino alla frontiera. Inoltre, la possibilità per l&#8217;Argentina di ottenere finanziamenti dalla Nuova Banca di Sviluppo (NDB) dei BRICS, presieduta dalla brasiliana Dilma Rousseff, rappresenta uno dei vantaggi che l&#8217;economia argentina sperava di sfruttare per affrontare la crisi economica. Tuttavia, gli obiettivi dei due governi sembrano non avere futuro sia per le dichiarazioni di Milei che dalle parole della <strong>neoministra Mondino,</strong> che ha <a href="https://www.cronista.com/economia-politica/diana-mondino-confirmo-que-la-argentina-no-ingresara-a-los-brics/"><strong>escluso un ingresso dell’Argentina nei BRICS</strong></a><strong>.</strong></p>



<p>Nel frattempo, figure come <strong>Donald Trump</strong>, <strong>Nayib Bukele</strong>, <strong>Jair Bolsonaro</strong> e persino <strong>Santiago Abascal</strong> in Spagna&nbsp; si sono congratulati entusiasticamente con il vincitore, che è diventato <strong>un punto di riferimento per il ritorno dell&#8217;estrema destra</strong> nel continente americano.</p>



<p>Ma il nuovo inquilino della Casa Rosada ambisce a coltivare rapporti positivi con partner globali. Il rapporto con la Spagna assume un ruolo cruciale per <strong>l&#8217;accordo Unione Europea-Mercosur</strong>, che il nuovo governo desidera concludere al più presto, in contrasto con la posizione di rifiuto di Alberto Fernández. &nbsp;Con Israele, il presidente Milei manterrà uno stretto rapporto, come dimostrato dal <a href="https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/medioriente-milei-incontra-cohen-solidarieta-popolo-israele/AFSTefzB">recente incontro con il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen</a>: si ipotizza persino la possibilità di spostare l&#8217;ambasciata argentina da Tel Aviv a Gerusalemme. Un nuovo partner di rilievo per l&#8217;Argentina è <strong>il presidente dell&#8217;Ucraina, Volodymyr Zelenskyj</strong>, presente a Buenos Aires, con il quale Milei avrà un incontro per manifestare il sostegno all&#8217;Ucraina e alla NATO.</p>



<p>E l’Italia? La Presidente del Consiglio, visto anche il supporto di alleati comuni internazionali, <a href="https://www.italpress.com/congratulazioni-meloni-a-milei-valori-comuni-tra-italia-e-argentina/">saluta con “vicinanza valoriale”</a> l’elezione di Javier Milei, ricordando che la comunità italiana in Argentina è quella più numerosa. Anche la comunità argentina italiana si è fatta sentire, organizzando la <a href="https://www.pagina12.com.ar/693704-una-marcha-en-roma-para-defender-las-politicas-de-memoria-ve"><strong>prima mobilitazione contro Milei</strong></a><strong> </strong>in Piazza del Popolo a Roma, esprimendo dubbi sulla figura di Javier Milei che in campagna elettorale <a href="https://www.dw.com/es/milei-niega-30000-desaparecidos-bajo-dictadura-argentina/a-66977288">aveva negato la drammatica vicenda dei desaparecidos argentini</a> sotto la dittatura di Videla.</p>



<p>L’Argentina è, per certi aspetti, un Paese europeo in un continente extra-europeo: i forti legami con la Spagna e con l’Italia devono essere tenuti in considerazione in questa nuova fase politica, per avere uno scambio ideale che si deve protrarre al di fuori dell’appuntamento elettorale delle europee. Per i partiti progressisti sarà importante entrare nel merito, conoscere e comprendere quello che le politiche economiche passate non sono riuscite e tenere alta l’attenzione sulla protezione dei diritti umani, in un Paese che, pur di risollevarsi economicamente, può far cadere nell’oblio la memoria di 30.000 persone scomparse per motivi politici e che è patria di “<em>Ni una meno</em>s”, una fortissima mobilitazione sia in nome del diritto all’aborto sicuro e gratuito sia nel chiedere migliori condizioni sociali.</p>
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		<title>Le elezioni in Argentina, fra populismo e crisi economica</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673356/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 11:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Kirchner]]></category>
		<category><![CDATA[Milei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’affacciarsi dell’estrema destra, la crisi economica, l’invito a entrare nei Brics, l’allarme insicurezza. A poche settimane dalle elezioni&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>L’affacciarsi dell’estrema destra, la crisi economica, l’invito a entrare nei Brics, l’allarme insicurezza. A poche settimane dalle elezioni di ottobre, per l’Argentina il futuro si tinge di incertezza.</em></p>



<p>I risultati del “Paso” del 13 agosto, una sorta di primaria a cui devono partecipare tutti i partiti per determinare le candidature alle elezioni, hanno consegnato uno scenario politico che vede in testa ai tre contendenti che si sfideranno alle presidenziali il candidato dell’estrema destra de La Libertad Avanza Javier Milei, da molti accostato per stile e idee a Trump e Bolsonaro. Seconda è arrivata l’ex ministro della sicurezza della coalizione di centro destra Juntos per El cambio Patricia Bullrich e terzo il ministro dell’economia Sergio Massa, esponente del peronismo. Saranno loro a giocarsi la Casa Rosada tra alcune settimane, dopo delle elezioni primarie mai cosi poco partecipate. Milei, candidato di estrema destra ultraliberista, ha accolto la vittoria in pieno stile populista: ha annunciato che – se dovesse diventare presidente &#8211; metterà fine alla casta rappresentata dai partiti tradizionali. L’allusione è al partito della dinastia Kirchner rappresentato dalla coalizione Union por la Patria&nbsp; e al centrodestra dell’ex presidente Macri.</p>



<p>Il successo di Milei alle primarie ha inevitabilmente destabilizzato e creato scompiglio in vista delle elezioni&nbsp; nei due principali schieramenti: i peronisti di governo e l’opposizione di centrodestra. L’aria più pesante si respira dalle parti di Union por la Patria. La coalizione peronista vede come candidato l’attuale ministro per l’economia Massa, ben visto dal Fondo monetario internazionale (Fmi) che appare come il vero sconfitto delle primarie. Per i peronisti eredi della dinastia politica Kirchner si tratta del peggior risultato della storia.</p>



<p>Ma l’Argentina deve davvero temere l’onda nera della destra nel paese in cui è nato il populismo? É difficile fare previsioni. Le elezioni sono altra cosa rispetto al Paso, peseranno i voti degli argentini che si sono astenuti alle primarie e le decisioni economiche che prenderà Massa, ministro dell’economia e candidato peronista.</p>



<p>Milei d’altra parte &nbsp;è sconosciuto, non ha appoggi politici ed economici, non&nbsp; ha partiti strutturati alle spalle e lobby dalla sua parte. Tuttavia con messaggi di estrema destra è riuscito a sfruttare il senso di sofferenza e la frustrazione che una parte del paese oppressa dalla crisi economica, aggravata dalla pandemia e successivamente dalla siccità che ha colpito il settore agricolo.</p>



<p>Nel suo programma di governo c’è poi spazio per la privatizzazione dei servizi pubblici, la cancellazione della Banca centrale, un taglio agli impiegati pubblici e la dollarizzazione della moneta. L’irruzione sulla scena politica argentina di Milei, un leader populista nella terra in cui ha avuto origine il populismo, ha provocato un vero e proprio tsunami nel paese, 40 anni dopo la fine della Dittatura e il ritorno della democrazia.</p>



<p>Dal 2001, dopo la gravissima crisi economica, hanno sempre governato i partiti usciti sconfitti dal candidato ultraliberista.&nbsp; Saranno, a prescindere da chi si insedierà alla Casa Rosada, elezioni che chiudono un ciclo per Buenos Aires e per il peronismo, anima politica del paese. Con esse cala definitivamente il sipario sul kirchnerismo che ha guidato l’Argentina per quasi due decenni con l’esclusione della legislatura di Macri, prima con Nestor Kircnher e poi Cristina Kirchner con i suoi due mandati, e infine l’attuale presidente Fernandez.</p>



<p>In questi anni il peronismo dei Kircnher, con le due politiche progressiste di isiprazione socialista, ha portato ad abbattere povertà e analfabetismo. Questi risultati sono stati però superati dalla nuova crisi economica che ha investito il Paese, perennemente dipendente dal Fmi e nuovamente a un passo dal default. In Argentina l’inflazione raggiunge il 115% e la povertà si attesta sul 43%. Gli effetti della svalutazione della moneta riduce il potere d’acquisto e getta sempre più argentini nella fame e nella povertà. &nbsp;Il Paese ha registrato la peggiore siccità degli ultimi 60 anni, con gravi ripercussioni sulle esportazioni di soia e mais.</p>



<p>È probabilmente per questo che Massa, ministro dell’economia e candidato peronista, ha scontato la sua posizione come membro del governo. Non a caso, all’indomani delle primarie Massa ha annunciato una serie di misure nell’ambito di un Programma di rafforzamento dell’attività economica e del reddito. Assieme all’economia, L’altro tema per la campagna elettorale che già scalda le piazze e divide i candidati è la proposta arrivata a Buenos Aires di entrare nei Brics a partire dal 1° gennaio 2024 insieme a Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Etiopia e Iran.</p>



<p>Il presidente in carica Fernandez ha accolto positivamente la proposta di ingresso nei Brics (sponsor di Buenos Aires è stato il presidente Lula), a differenza dell’opposizione di centrodestra, Massa incluso, che ha già annunciato la sua contrarietà. Ma sarà il futuro inquilino della Casa Rosada a prendere una decisione. </p>
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		<title>Elezioni in Argentina: nubi all&#8217;orizzonte per i Fernandez</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2563/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Dec 2021 09:53:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si prospettano mesi complicati per il Presidente Alberto Fernandez e la sua coalizione di governo Frente de Todos.&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Si prospettano mesi complicati per il Presidente Alberto Fernandez e la sua coalizione di governo Frente de Todos. Nelle elezioni di medio-termine che si sono svolte a metà novembre per il rinnovo di metà della Camera &#8211; legislatura di 4 anni &#8211; e un terzo del Senato (8 anni) i peronisti di governo perdono la maggioranza al Senato &#8211; presieduto dalla vicepresidente ed ex presidente Cristina Kirchner &#8211; e si trovano di fronte a scenari difficili anche alla Camera. Un tracollo per il kirchnersimo &#8211; peronismo di sinistra impersonato dai governi e dalle politiche di Nestor e Cristina Kirchner- che vede nel Presidente Alberto Fernandez il volto moderato e in Cristina Kirchner custode dell’ortodossia e dell’area più a sinistra.</p>



<p>Come ampiamente previsto dai sondaggi della vigilia e dalle primarie di settembre, le opposizioni della coalizione di centrodestra Juntos Por el Cambio strappano il Senato alla maggioranza peronista che mantiene la maggioranza relativa alla Camera. La sconfitta però, è stata mitigata dal recupero nella provincia di Buenos Aires – roccaforte dei peronisti &#8211; dove la coalizione di governo è riuscita a recuperare terreno rispetto alle primarie di settembre. Il tracollo, tuttavia, resta importante, con un Senato che era sempre stato in mano ai peronisti dal 1983, ritorno della democrazia nel paese.</p>



<p>Da qui ai prossimi due anni, Alberto Fernandez – che ha minimizzato sulla sconfitta &#8211; si troverà davanti a una situazione complicata e dovrà cercare sostegno per governare nelle forze di sinistra e dialogare con l’opposizione. Una crisi politica che si inserisce in un contesto già difficile per il paese, alle prese con gli strascichi della crisi economica e con l’emergenza sanitaria che ancora rende difficile la ripresa. Reduce dal lockdown durato quasi un anno, con una campagna vaccinale gestita male e macchiata dallo scandalo legato ai vaccini per politici e funzionari, nel paese regna sovrana la sfiducia e il disagio sociale, con la povertà che torna ai livelli di vent’anni fa.</p>



<p>Le politiche messe in campo dalla Casa Rosada per contrastare l’inflazione e incidere sulle difficoltà strutturali dell’economia argentina – troppo dipendente dal settore primario e poco attraente agli occhi degli investitori &#8211; non sembrano convincere gli argentini a giudicare dai risultati delle elezioni. Sulla testa del governo e di tutti gli argentini, inoltre, aleggia lo spettro del default e dell’enorme debito che il paese non riesce ad onorare.</p>



<p>L’Argentina è debitrice di 19 miliardi di dollari al FMI – residuo di un debito contratto dall’ex presidente Macrì nel 2018 &#8211; ed è impegnata nelle difficili trattative per la ristrutturazione di questo debito. L’accordo a cui sta lavorando il ministro dell’economia Guzman è atteso entro marzo e dovrà passare da un voto parlamentare. Su questo fronte la coalizione di governo mostra cenni di spaccature tra il presidente Fernandez e l’ex presidente e attuale vice Cristina Fernandez de Kirchner, portatrice della linea dura nei confronti del FMI.</p>



<p>Nel paese l’inflazione raggiunge percentuali superiori al 50% mentre negli ultimi due anni si è assistito a un aumento della povertà, tornata ai livelli di quindici anni fa, prima che le politiche progressiste del Kirchnerismo abbattessero fame e indigenza. Subito dopo le primarie di settembre, il governo di Fernandez è intervenuto, nel tentativo di evitare la sconfitta elettorale, con l’aumento del salario minimo e con un rafforzamento delle politiche di welfare. Una riedizione lontana di quelle politiche socialiste portate avanti da Nestor e Cristina Kirchner- popolarissima e ancora amatissima dagli argentini che vedono in lei la nuova Evita Peron &#8211; e che agli inizi degli anni ‘2000 trasformarono il paese abbattendo analfabetismo e fame.</p>



<p>Ma mettere soldi nelle tasche degli argentini non è servito a ribaltare le previsioni e a riportare serenità in una colazione di governo che vede in Cristina Kirchner portatrice della leadership del kirchnerismo e forse del governo e che adesso, alla luce delle difficoltà di Alberto Fernandez potrebbe avere la forza per imporre la sua linea nel governo e andare alla resa dei conti interna. Intanto nell’opposizione, galvanizzata dal risultato delle elezioni di metà novembre, serpeggia ottimismo per le presidenziali del 2023, dove – secondo alcuni rumors – il candidato alla presidenza potrebbe essere il sindaco di Buenos Aires Horacio Rodriguez Larreta.</p>
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		<title>I tormenti dell&#8217;Argentina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2021 14:55:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Macroaree]]></category>
		<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un lockdown durato sette mesi, un debito da rinegoziare e la morte – improvvisa – del dio Maradona,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Un <strong>lockdown</strong> durato sette mesi, un <strong>debito</strong> da rinegoziare e la morte – improvvisa – del dio <strong>Maradona</strong>, ma anche la <strong>patrimoniale</strong> per finanziare le spese Covid e la <strong>legalizzazione</strong> – storica &#8211; dell&#8217;aborto.</p>



<p>Quello appena trascorso è stato un anno difficile per l&#8217;Argentina, l&#8217;anno che – prima che l&#8217;inaspettata pandemia toccasse anche il paese &#8211; doveva rappresentare la rinascita dopo le elezioni vinte da <strong>Alberto Fernandez</strong> e il ritorno del kirchnerismo al potere, grazie anche vicepresidenza di <strong>Cristina Fernandez De Kirchner</strong>, ancora popolarissima e molto influente nel paese.</p>



<p>Dopo il mandato di <strong>Mauricio Macrì</strong>, il ritorno del peronismo di sinistra alla <strong>Casa Rosada</strong> apriva spiragli nella patria del primo populismo moderno, ma anche nel paese sudamericano – come ovunque nel mondo – il ciclone Covid-19 ha rovesciato le agende politiche, dettato altre priorità e messo il governo davanti a numeri spaventosi.</p>



<h5 id="il-covid-e-laumento-della-poverta" class="wp-block-heading">Il Covid e l&#8217;aumento della povertà</h5>



<p>L&#8217;Argentina &#8211; che al momento conta circa <strong>45 mila vittime e quasi 2 milioni di contagiati</strong> su una popolazione di 45 milioni di abitanti &#8211; appare uno dei paesi più colpiti a mondo e può rivendicare un triste primato che riguarda il lockdown, durato sette mesi, da marzo a novembre. Il più lungo del mondo.</p>



<p>Lockdown che ha aggravato una <strong>condizione economico-sociale già precaria</strong> all&#8217;insediamento dei Fernandez, negli ultimi mesi sfociata nel dramma e nell&#8217;incertezza per il futuro: si stima che la <strong>povertà</strong> tra gli argentini abbia raggiunto il <strong>44 %</strong> , una pericolosa regressione per il paese che aveva ridotto l&#8217;indigenza negli anni di presidenza dei coniugi Kirchner (Nestor e in seguito i due mandati di sua moglie Cristina, attuale vicepresidente) merito delle politiche socialiste dei presidenti peronisti, ossia un&#8217;agenda di governo basata su nazionalizzazioni ed elargizione di sussidi che, indubbiamente, ha ottenuto risultati importanti su <strong>lotta alla fame e all&#8217;alfabetizzazione</strong> delle aree più povere del paese.</p>



<p>Fame che è tornata ad attanagliare soprattutto i segmenti più fragili della società, tra cui i bambini che vivono nelle periferie delle grandi città, con <strong>6 su 10</strong> che hanno difficoltà a sfamarsi.</p>



<p>Eppure, all&#8217;inizio dell&#8217;emergenza sanitaria, a marzo, si prevedeva che il paese reggesse meglio dei suoi vicini della regione, grazie alle decisioni – dure – intraprese dal presidente Alberto Fernandez, intenzionato a mettere la <strong>salute pubblica davanti all&#8217;economia</strong>.</p>



<p>Ma purtroppo il lockdown durato sette mesi, non ha ottenuto i risultati sperati in termini di salvaguardia di vite umane ed ha, innegabilmente, affondato il paese in una <strong>crisi economica</strong> che già scontava errori del passato e la spada di Damocle del debito – ammontante a <strong>44 miliardi di dollari</strong> – con il Fondo Monetario Internazionale.</p>



<p>La scorsa estate è stato raggiunto un&#8217; accordo con tre dei grandi creditori per la <strong>ristrutturazione di 67 miliardi di debito pubblico</strong> grazie a cui è stato evitato l&#8217;ennesimo default per il paese.</p>



<p>Ma la situazione della Repubblica Argentina continua a essere compromessa, con <strong>un&#8217;inflazione che raggiunge il 50%</strong> e un calo di gradimento del governo – nonostante la popolarità indiscutibile – di Cristina Kirchner.</p>



<h5 id="tassa-patrimoniale-e-legge-sullaborto" class="wp-block-heading">Tassa patrimoniale e legge sull&#8217;aborto</h5>



<p>Governo che – tuttavia – non ha paura di portare avanti provvedimenti forti quali la legalizzazione – storica dell&#8217;aborto e l&#8217;imposizione di una <strong>tassa patrimoniale per finanziare le spese Covid</strong>.</p>



<p>Il provvedimento, molto discusso da chi teme un&#8217;ulteriore fuga di investitori dal paese, colpirà i <strong>patrimoni più ricchi</strong> (sopra a 200 milioni di pesos, equivalente a 2 milioni di euro) e servirà a coprire le spese mediche, i contributi alle imprese e le borse di studio agli studenti.</p>



<p>Una decisione che ha trovato la <strong>coalizione Frente de todos</strong> che appoggia il governo, compatta nell&#8217;approvazione di questa patrimoniale che colpirà lo 0,8% degli argentini.</p>



<p>Coalizione peronista coesa e granitica anche davanti al provvedimento in grado di caratterizzare la presidenza dei Fernandez, la legge attesa dal paese da <strong>decenni</strong> e che Alberto Fernandez aveva inserito nel suo programma elettorale.</p>



<p>Parliamo della legge sull&#8217;interruzione di gravidanza, vietata nel paese dal 1921, che lo rendeva possibile solo nei casi di violenza sessuale e rischio di vita per la madre. Questa volta, a differenza del <strong>2018</strong> quando la legge sull&#8217;interruzione volontaria di gravidanza<strong> era stata approvata dalla camera e bocciata dal senato</strong>, entrambe le camere hanno votato la legge e dallo scorso dicembre il paese ha compiuto un deciso passo avanti sulla strada dei diritti sociali e della libertà di scelta delle donne.</p>



<p>La volontà politica è stata determinante. Il presidente Alberto Fernandez è riuscito a ottenere <strong>l&#8217;appoggio del Parlamento</strong> e a portare avanti un punto programmatico importante del suo programma elettorale, nonostante in Argentina l&#8217;influenza della <strong>chiesa cattolica</strong> sia ancora molto forte, a prescindere dalla nazionalità dell&#8217;attuale pontefice.</p>



<p>La legge da un lato potrebbe incrinare il rapporto – ottimo fino ad ora – <strong>tra il presidente e papa Bergoglio</strong>, dall&#8217;altro incitare anche gli altri Stati sudamericani che ancora non consentono l&#8217;interruzione legale di gravidanza a imitare l&#8217;Argentina, magari sulla spinta dei <strong>movimenti femministi</strong> ispirati dai fazzoletti verdi.</p>



<p>Questa conquista di civiltà è l&#8217;unico <strong>barlume di luce</strong> che ha attraversa il cielo argentino in un periodo di <strong>forti incertezze e paure</strong>, dal Covid alla piaga del debito e della povertà che funestano la vita degli argentini e il loro futuro.</p>
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		<title>Kirchner, l&#8217;Argentina e la stagione dei ritorni</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1672/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2019 00:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Kirchner]]></category>
		<category><![CDATA[Macri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ritorno di Cristina. Se dovessimo sintetizzare con una frase la campagna elettorale che condurrà gli argentini il&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il ritorno di Cristina. Se dovessimo sintetizzare con una frase la campagna elettorale che condurrà gli argentini il 27 ottobre a scegliere il loro nuovo presidente, lo slogan sarebbe senz’altro questo: torna Cristina Kirchner o, quanto meno, torna il kirchnerismo. </p>



<p>Nella terra dove
è nato il populismo moderno, il paese con un debito mostruoso verso il Fondo
Monetario Internazionale e dove l’inflazione raggiungerà quest’anno il
55%;&nbsp; favorito per prendere possesso
della Casa Rosada è il centrosinistra peronista, o, per usare ideologie più
comuni alla politica europea, il populismo di sinistra.</p>



<p>Le elezioni primarie di domenica 11 agosto –una sorta di sondaggio ufficiale &#8211; hanno sancito, dati alla mano, la voglia di cambiamento degli argentini, delusi dai 4 anni di governo e dalle politiche del presidente liberale Mauricio Macri.</p>



<p>L’attuale
inquilino della Casa Rosada, a capo del partito Juntos por el cambio, nei
risultati delle primarie è stato distaccato di ben 15 punti dal candidato
peronista Aberto Fernandez, candidato presidente del Frente de Todos.</p>



<p>Pertanto, a meno
di dubbi miracoli elettorali, dal prossimo autunno alla guida dell’Argentina
tornerà il centrosinistra peronista guidato dal tandem Fernandez- Fernandez,
con Alberto presidente e Cristina Fernandez de Kirchner &#8211; ex first lady e
presidente dal 2007 al 2015 &#8211;&nbsp; come vice
di Fernandez.</p>



<p>A spianare la
strada per il probabile ritorno degli argentini al peronismo di sinistra, è
stato proprio il ritorno sulla scena politica di Cristina.</p>



<p>Che la carriera
politica della Kirchner non fosse conclusa e che la sua ridiscesa in capo fosse
attesa e desiderata dagli argentini, era chiaro a tutti.</p>



<p>Nonostante sia in
fuga dai processi, imputata in 11 procedimenti e soggetta a 5 mandati di
arresto, da quando le voci di un suo possibile ritorno si sono diffuse, il suo nome
è balzato in testa a tutti i sondaggi.</p>



<p>Che Cristina potesse
giocare ancora un ruolo chiave nella politica argentina e che la stagione del
kirchnerismo non era conclusa, era parso evidente all’indomani dell’uscita del
suo libro, lo scorso maggio. La sua autobiografia “Sinceramente” è un best-seller
e le presentazioni del volume, affollatissime, sono servite a rilanciare
l’immagine della Kirchner.</p>



<p>Un altro segnale
del ritorno prepotente sulla scena di Cristina è stata la sua partecipazione a
un appuntamento del Partito Giustizialista,&nbsp;
suo partito di origine &nbsp;lasciato
nel 2013 per dare vita al Fronte per la vittoria, il movimento fondato da lei e
suo marito Nestor, deceduto nel 2010 dopo aver guidato l’Argentina dal 2003 al
2007.</p>



<p>Alla fine,
l’annuncio del ritorno della Kirchner c’è stato, pur se &nbsp;non come previsto.</p>



<p>Cristina ha
scelto di correre come Vicepresidente e sostenere&nbsp; Alberto Fernandez, ex Capo gabinetto di suo
marito Nestor Kirchner, uomo fidato e di solida fede kirchnerista.</p>



<p>Ma, al di là del
riferimento al cognome degli ex presidenti, come definire il kirchnerismo, a
cui gli argentini torneranno probabilmente ad affidarsi dopo l’esperienza neo-liberale
di Mauricio Macrì? </p>



<p>I kirchner,
provenienti dalla sinistra peronista e dal Partito Giustizialista, hanno
improntato le loro politiche progressiste sulla lotta alla povertà, alla disoccupazione
e a un massiccio intervento dello stato nell’economia attraverso molte
statalizzazioni – compagnia aerea argentina e fondi pensionistici – e
l’elargizione di sussidi.</p>



<p>In politica
estera il kirchnerismo ha rafforzato i rapporti con i governi progressisti
dell’America Latina privilegiando l’integrazione e la cooperazione regionale
del Mercosur e Unasur.</p>



<p>Ma, più che
capire il kirchnerismo, per capire la politica argentina è opportuno &nbsp;inquadrare nelle ideologie moderne il Peronismo.</p>



<p>Definito l’antenato
del populismo, nasce negli anni ‘40 dall’esperienza politica del Generale Juan
Domingo Peron, di sua moglie Evita e dalla rivolta dei Descamisados: un
ideologia ibrida mista di socialismo, assistenzialismo e fascismo.</p>



<p>Alberto
Fernandez è un peronista moderato, ma in molti prevedono che, qualora l’ex Capo
di gabinetto di Nestor Kirchner vincesse le elezioni, sarebbe in realtà
Cristina Kirchner a prendere le decisioni più rilevanti.</p>



<p>Non a caso, il
ritorno del kirchnerismo e di Cristina spaventa i mercati.</p>



<p>Quello di
Cristina, non è il solo ritorno che potrebbe investire il popolo argentino nei
prossimi mesi. </p>



<p>All’indomani
delle elezioni primarie che hanno premiato Alberto Fernandez la borsa argentina
ha registrato una perdita del -37,93%, il Peso è sceso del 20% e la probabilità
di un default del paese nel giro dei prossimi 5 anni sono arrivate al 75%.</p>



<p>I mercati e gli
investitori temono che il ritorno delle politiche kirchneriste possano portare
a una rinegoziazione del debito argentino con il FMI, 57 miliardi di dollari
ricevuti dall’Argentina un anno fa.</p>



<p>Una delle prime
conseguenze della sconfitta di Macrì alle primarie e del tonfo delle borse,
sono state le dimissioni del ministro dell’economia Nicolas Dujovne. Nominato
al suo posto l’ex Direttore generale della Banca centrale di Argentina Hernan
Lacunza. La borsa, tuttavia, continua a registrare pesanti perdite e la
situazione preoccupa fortemente il FMI.</p>



<p>Macrì ha
annunciato una serie di misure per contenere la crisi ma il tempo a
disposizione prima delle elezioni di ottobre è breve e gli argentini sembrano
non voler rinnovare la fiducia a Macrì e al suo percorso di riforme fin qui
deludenti.</p>



<p>L’Argentina,
presumibilmente, tornerà al passato, scegliendo di ri-affidarsi ai Kirchner e,
probabilmente, ripiombando nell’instabilità economico- finanziaria.</p>
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