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	<title>recovery fund Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>recovery fund Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>National Recovery and Resilience Plan: la rinascita greca passa da Infrastrutture e Sostenibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Fantini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2021 14:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Macroaree]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appena prima dell’esperienza della crisi Covid, il paese mediterraneo si stava riprendendo a fatica dalla crisi del 2009&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Appena prima dell’esperienza della crisi Covid, il paese mediterraneo si stava riprendendo a fatica dalla crisi del 2009 e dal seguente periodo di austerità imposta dall’infausta “troika”. Con l’ultimo programma di aggiustamento nel 2018, la Grecia sembrava lasciarsi il peggio alle spalle.</p>



<p>Nonostante la Grecia sia stata colpita in maniera relativamente minore dalla pandemia rispetto a molti altri paesi europei, almeno fino a Novembre 2020, l’impatto sull’economia greca è stato estremamente negativo. Il recente budget presentato dal governo in novembre prevede un PIL contratto del 10.5% nel 2020, investimenti crollati quasi dell’ 11%, esportazioni scese più del 30% e almeno 200,000 occupati in meno.</p>



<p>Alla Grecia sono stati assegnati un totale di 32 miliardi di euro come parte del programma Next Generation EU. Di questi, 29 miliardi derivano dalla <em>Recovery and Resilience Facility</em>. 16,4 miliardi saranno in forma di prestiti e 12,6 miliardi saranno elargiti come sussidi.</p>



<p>In aggiunta a questi la Grecia potrà accedere ai pacchetti React-EU e <em>Just Transition Fund</em>, con fondi rispettivamente pari a 1,715 miliardi di euro e 431 milioni di euro. Per quanto riguarda il Quadro Finanziario Pluriennale europeo, la Grecia riceverà inoltre un totale di 21,4 miliardi di euro come parte della Politica di Coesione.</p>



<p>Il cuore del proposta greca, denominata sobriamente <a href="http://www.opengov.gr/minfin/wp-%20content/uploads/downloads/2020/11/Greece-%20RRP-EN-1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>National Recovery and</em></strong> <strong><em>Resilience Plan</em></strong></a>, è ispirata dal cosiddetto ‘<em>Pissarides’ Committee Report</em>’, redatto a partire dal Gennaio 2020 da una commissione guidata dal premio Nobel cipriota Christopher Pissarides, istituita dal nuovo governo di centro-destra nel Gennaio 2020. La commissione, che insieme al governo ha restituito una visione liberale e liberista della ripresa greca, è stata però criticata per la scarsa disponibilità a consultare le parti interessate e a permettere una partecipazione più ampia alla proposta. Una questione al centro delle critiche era la specifica composizione della Commissione, costituita principalmente da accademici residenti all’estero. L’opposizione di sinistra si è scagliata in particolare contro quello che considera come un attacco alle PMI e al sistema pensionistico da parte del Piano Pissarides.</p>



<p>La Commissione europea ha gradito la tempestività con la quale la Grecia ha inoltrato il suo piano di ripresa, descrivendolo come ‘un buon inizio’. Le prime reazioni ai contenuti, provenienti anche da funzionari occupatisi del precente ‘<em>bailout</em>’ greco, sono incoraggianti. Viene però citato il potenziale problema dell’assorbimento dei fondi Ue e della capacità di implementazione del governo greco.</p>



<p>Il piano greco si pone come un fondamentale cambio di paradigma, sia economico sia sociale. Gli obiettivi principali del piano si basano su una visione futura del paese basata su tre pilastri: apertura, competitività ed economia green. Questo comporterà una semplificazione e digitalizzazione burocratica atta a rendere la macchina pubblica più efficiente, una riforma fiscale che favorisca la crescita e riduca le incertezze e le ambiguità della normativa ed una rete di sicurezza sociale più efficace e resiliente.</p>



<p>In termini economici, il piano greco prevede un importante programma di investimenti a favore di infrastrutture, produzione e impiego che sono mancati alla Grecia sin dalla crisi del 2008. A tal proposito il piano sottolinea la necessità di attivare partnership pubblico-private e di individuare opportunità di co- finanziamento al fine di garantire gli investimenti pubblici necessari alla crescita futura.</p>



<p>Il piano greco si basa su quattro pilastri centrali, corrispondenti a quattro macro- obbiettivi. I <strong>quattro pilastri</strong>, seguiti dalla denominazione dei rispettivi componenti sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Green (38% dei fondi): <em>Power up</em>, <em>Renovate</em>, <em>Recharge and Refuel</em>, Uso sostenibile delle risorse, resilienza climatica.</li><li>Digitale (13% dei fondi): <em>Connect</em>, <em>Modernise</em>, <em>Digitalisation of Business</em>.</li><li>Impiego, e coesione sociale (25% dei fondi): promozione della partecipazione al mercato del lavoro; educazione ed educazione vocazionale; miglioramento della resilienza e accessibilità sanitaria, aumento accesso a politiche sociali.</li><li>Investimenti privati e trasformazione industriale ed economica (24% dei fondi): miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dell’amministrazione e della riscossione fiscale;&nbsp;modernizzazione&nbsp;pubblica amministrazione; efficienza della giustizia; rafforzamento settore finanziario e mercato capitale; promozione della ricerca e innovazione; modernizzazione settori chiave; miglioramento competitività.</li></ul>



<p>I macro-obbiettivi strategici sono:</p>



<h3 id="promozione-della-coesione-economica-territoriale-e-sociale-e-convergenza" class="wp-block-heading">Promozione della coesione economica, territoriale e sociale e convergenza</h3>



<p>Tra il 2018 e il 2019, la Grecia era terza in Europa per percentuale di popolazione a rischio di povertà ed esclusione sociale. Convergenza e coesione necessitano di una crescita robusta e sostenuta che manca da troppo tempo nel paese. La soluzione prevede il rilancio della produzione anche attraverso l’implementazione di due transizioni chiave: quella green e quella digitale.</p>



<p>Individuando il gap in investimenti privati come principale responsabile di mancata crescita, il piano prevede l’utilizzo dei fondi europei per la realizzazione di incentivi fiscali per investimenti privati, specialmente nelle aree a lungo termine e con l’obbiettivo di ribilanciare l’economia a favore dei settori commerciabili e di aumentare la produttività.</p>



<p>L’ostacolo agli investimenti privati è anche dato&nbsp;dalla&nbsp;scarsa&nbsp; efficienza dell’amministrazione pubblica e della mancata modernizzazione dei servizi a imprese e cittadini. Vengono perciò pianificati interventi in materia di semplificazione e digitalizzazione della PA. Tra i progetti chiave troviamo la completa transizione online della <em>Independent Authority for Public Revenue</em>, azione che snellirà l’apparato fiscale.</p>



<p>Vengono poi proposte riforme nel campo della ricerca e sviluppo e dell’occupazione, tra cui una riforma del sistema di previdenza sociale che porti ad una soluzione completamente autosufficiente. Inoltre e’ previsto un ambizioso progetto di investimenti infrastrutturali e digitali in tutte le 13 regioni che supporti e promuova la coesione economica e territoriale, specialmente in settori chiave come il turismo e la cultura.</p>



<h3 id="rafforzamento-della-resilienza-sociale-ed-economica-e-della-capacita-di-risposta-agli-shock" class="wp-block-heading">Rafforzamento della resilienza sociale ed economica e della capacità di risposta agli shock</h3>



<p>Realizzando la debolezza e vulnerabilità del sistema greco, si formulano tre macro- soluzioni: una politica fiscale anti-ciclica, supportata da un fisco più semplice ed efficiente (p.e. stimolazione dei pagamenti digitali e sfruttamento intelligenza artificiale per controlli fiscali); una diversificazione della produzione che si allontani da una formula puramente domestica; aumento dell’accesso a crediti fiscali, maggiore condivisione del rischio sui mercati capitali e sfruttamento dei risparmi.</p>



<p>Sul fronte occupazionale si prevede la riforma della rete di sicurezza sociale, formulando degli incentivi che scoraggino l’inattività ma al contempo sostengano i processi di reintegrazione e formazione.</p>



<h3 id="mitigazione-dellimpatto-economico-e-sociale-della-crisi-pandemica" class="wp-block-heading">Mitigazione dell’impatto economico e sociale della crisi pandemica</h3>



<p>Il piano include una serie di importanti investimenti e progetti infrastrutturali che dovrebbero produrre un effetto moltiplicatore e garantire una transizione ecologica. Esempi includono: manutenzione di edifici pubblici e privati al fine di migliorare l’efficienza energetica, progetti mirati al miglioramento della gestione idrica e dei rifiuti. Sono anche previsti interventi a sostegno di settori in cui la Grecia vanta un vantaggio competitivo, in particolare: turismo, cultura, artigianato e agricoltura.</p>



<h3 id="supporto-delle-transizioni-green-e-digitale" class="wp-block-heading">Supporto delle transizioni green e digitale</h3>



<p>Il Green New Deal greco si basa su vari piani già stipulati in precedenza, tra cui il <em>National Energy and Climate Plan </em>(NECP). L’obiettivo è transitare verso un modello a basse emissioni di carbonio, passando per un più efficiente uso energetico e una digitalizzazione del consumo energetico, anche migliorando l’interconnesione delle isole. Esempi di progetti sono un programma di riforestazione con 30 milioni di nuovi alberi e il rinnovamento di 60,000 edifici all’anno al fine di renderli sostenibili.</p>



<p>Sul fronte della digitalizzazione le parole chiave sono semplificazione, accessibilità dei servizi, democratizzazione e partecipazione. Vi sono anche riferimenti alla corsa verso una più estesa connettività attraverso l’installazione di fibra ottica e 5G, nonché ai problemi di sicurezza quali <em>cybersecurity </em>e <em>artificial intelligence</em>.</p>



<p>Dall’iter del piano greco emerge l’importanza di un’azione celere e determinata che renda possibile un esame attento e dettagliato del piano da parte della Commissione. Viene inoltre segnalato dalla Commissione il problema&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; dell’assorbimento&nbsp;e dell’implementazione dei Fondi, che rimane importante anche in Italia.</p>
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		<title>La seconda ricostruzione tedesca, tra mobilità ecologica e digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2021 14:03:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Macroaree]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le conseguenze economiche e sociali del Covid-19 sono state percepite fortemente anche nella locomotiva d’Europa, nonostante le massicce&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Le conseguenze economiche e sociali del Covid-19 sono state percepite fortemente anche nella locomotiva d’Europa, nonostante le massicce misure di supporto alle imprese e ai lavoratori messe in campo dal Governo di Berlino: si stima che la contrazione economica causata dalla pandemia sia stata del 5% nel 2020, con un aumento del deficit statale del 4.7%. Di fronte a uno scenario simile alla crisi finanziaria del 2009 (in cui il PIL aveva registrato un calo del 5.7%) la Germania ha messo in campo consistenti pacchetti di aiuti pubblici a partire da marzo 2020 per fronteggiare l’emergenza, lavorando sul doppio binario del sostegno alle imprese e ai lavoratori. Non sorprende infatti che i <strong>29 miliardi in sovvenzioni</strong> (il paese, infatti, non chiederà prestiti) che spettano alla Germania secondo il Next Generation EU facciano parte di un pacchetto di risorse autonome più grande, il c.d. <em>Der Wumms, </em>dall’ammontare di 130 miliardi. Varato a fine giugno 2020 dopo una lunga discussione fra i vertici federali, il suo obiettivo è dare una forte spinta all’economia e permettere alla Germania di uscire dalla crisi ed è esplicitamente citato nel piano di ripresa tedesco come ispiratore delle riforme che verranno attuate tramite i finanziamenti europei.</p>



<p>Volgendo uno sguardo più specifico al piano    di utilizzo dei fondi europei, il nome scelto è stato <strong><em><a href="https://www.bundesfinanzministerium.de/Content/ DE/Gesetzestexte/Gesetze_Gesetzesvorhaben/A bteilungen/Abteilung_E/2020-12-16-deutscher- aufbau-und-resilienzplan/1-" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deutscher Aufbau- und Resilienz Plan</a></em></strong>, simile al nostro Piano di Nazionale di Ripresa e Resilienza, ed è stato approvato dal Parlamento tedesco l’11 dicembre 2020, all’interno della Legge di Bilancio nazionale del 2021.</p>



<p>Il modello di <em>governance </em>prescelto per l’implementazione dei programmi presentati non prevede l’istituzione di un ente ad hoc per la gestione dei fondi, i quali saranno sotto il controllo dei ministeri federali di competenza. Secondo le previsioni contenute nel documento, il 70% dei fondi verrà utilizzato negli anni 2021/22, mentre il restante 30% nell’anno 2023. Le misure previste sono fortemente legate ai processi del semestre europeo del 2019 e del 2020 e alle specifiche raccomandazioni che sono state fatte alla Germania: in particolare sui temi degli <strong>investimenti per la digitalizzazione, l’energia, la mobilità green e la pubblica amministrazione.</strong> La stesura del piano tedesco – predisposto tramite il coordinamento della Cancelleria Federale e del Ministero delle Finanze, e in seguito dei Ministeri e dei Gruppi Parlamentari &#8211; è stata poco pubblicizzata rispetto ad altre controparti europee, come ad esempio il nostro paese o la Francia: tuttavia non mancano le voci di dissenso nazionale, come ad esempio quella proveniente dal partito dei Verdi, che giudica il piano poco ambizioso e critica il fatto che la maggior parte di esso sia dedicato a progetti già in essere e scarsamente innovativi. Anche Bruxelles, secondo il quotidiano <em>Handelsblatt, </em>avanza critiche molto simili, in particolare considerando il ruolo trainante della Germania all’interno dell’Unione Europea e quindi la necessità che il paese presenti un piano che faccia da “modello” per gli altri Stati membri. Secondo l’Unione e alcuni economisti tedeschi, come ad esempio Lars Feld (l’attuale presidente del Consiglio tedesco di esperti economici), il piano non è sufficiente, occupandosi più di sovvenzioni che non delle riforme strutturali richieste, specialmente per quanto riguarda il sistema pensionistico tedesco e gli investimenti pubblici.</p>



<p>I <strong>sei punti chiave del piano tedesco</strong> sono i seguenti: (i) politica climatica e energetica, (ii) digitalizzazione dell’economia e incremento delle infrastrutture digitali, (iii) digitalizzazione della formazione, (iv) rafforzamento dell’inclusione sociale, (v) rafforzamento del sistema sanitario, (vi) rinnovamento della pubblica amministrazione. Il 42.7% dei fondi sono dedicati alle politiche climatiche, il 25.2% alla digitalizzazione, il 15.36% al sistema sanitario e il restante 16.6% alla partecipazione sociale e alla pubblicazione amministrazione.</p>



<p>Analizzando la macroarea della <strong>politica climatica</strong>, vi sono tre componenti specifiche: la prima è quella del perseguimento della decarbonizzazione, in particolare attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili, con particolare riferimento all’Accordo di Parigi e all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Fondamentale per questo step sono gli investimenti legati all’idrogeno, specialmente per quanto riguarda la decarbonizzazione dell’industria, da supportare con programmi <em>ad hoc</em>. La seconda componente di questa sezione è la mobilità ecosostenibile, sostenuta attraverso l’esenzione fiscale dei veicoli elettrici e collegata a una riforma legislativa del settore, così come la promozione di sistema di guida alternativi anche per autobus pubblici e il trasporto ferroviario. La terza e ultima componente è dedicata ai progetti di ricostruzione e ristrutturazione <em>ecofriendly</em>, attraverso la quale verranno finanziati progetti edilizi innovativi che si caratterizzeranno per l’alta sostenibilità climatica e attuabili anche grazie alla partecipazione delle piccole e medie imprese.</p>



<p>Per quanto riguarda la <strong>digitalizzazione</strong>, divisa nelle due aree di digitalizzazione economica e della formazione, una grande parte è riservata alla politica sui dati, definiti come la materia prima del futuro: non solo nell’ottica di migliorare l’infrastruttura informatica a livello europeo, ma anche per proteggere i dati degli utenti tramite appositi sistemi          di anonimizzazione e depersonalizzazione, riprendendo uno dei temi cari alla Germania, la <em>privacy</em>. Oltre a favorire una maggiore informazione a livello accademico e sociale su questi temi, viene ripresa la volontà, in collaborazione con la Francia e già discussa di fronte  alla Commissione, di favorire lo sviluppo</p>



<p>tecnologico in Europa in settori in cui si trova indietro rispetto ad altri Paesi e più soggetta alla necessità di importazioni, specialmente nel campo delle comunicazioni e della microelettronica. Questo ben si lega al tema della digitalizzazione dell’economia, con programmi di investimento dedicati all’industria dei produttori di veicoli e alla digitalizazzione ferroviaria con il progetto “Digital Rail Germany”, che punta a sostituire gli interblocchi e i passaggi a livello esistenti con nuovi meccanismi all’avanguardia. La digitalizzazione della formazione è il secondo tema al centro di questa sezione del piano, influenzato dal periodo di <em>lockdown </em>e dalla chiusura delle scuole e dei centri di formazione: in particolare, è prevista un’iniziativa congiunta fra Governo federale e Stati che mira a formare la classe docente sul tema del digitale e della didattica telematica e a fornire loro la strumentazione necessaria per l’implementazione delle lezioni in formato digitale.</p>



<p>Le ultime tre sezioni del piano, dedicate rispettivamente ai temi dell’inclusione sociale, della sanità e della riforma della pubblica amministrazione, si caratterizzano per la volontà di ricostruire un sistema forte rispetto a futuri shock esterni. Dal punto di vista dell’<strong>inclusione sociale</strong>, sono previsti programmi di finanziamento per l’assistenza all’infanzia e di supporto alle famiglie, programmi di formazione specialmente all’interno del tessuto delle piccole e medie imprese per i giovani, la creazione di un portale digitale legato al sistema&nbsp; pensionistico per fornire informazioni ai cittadini sul loro status di previdenza individuale, denotando così la volontà di fornire assistenza ai cittadini a tutto tondo.</p>



<p>I fondi destinati alla <strong>sanità </strong>si focalizzano sul sistema ospedaliero con l’intento di rafforzarne le capacità sia dal punto di vista digitale che tecnico e favorire gli investimenti per i singoli ospedali; interessante è anche la misura prevista che promuove la ricerca accelerata di vaccini contro il Covid-19. L’ultimo punto del piano, dedicato al <strong>rinnovamento            della pubblica amministrazione</strong>, è incentrato sull’incentivare la digitalizzazione del settore pubblico quanto più possibile e la creazione </p>



<p>di un nuovo sistema di identità digitale, sempre nell’ottica di favorire una maggiore efficienza. All’interno delle riforme sulla pubblica amministrazione è anche previsto un nuovo intervento sul tema degli investimenti a livello locale, ad oggi un processo particolarmente macchinoso in Germania, che si desidera snellire e incentivare il più possibile.</p>



<p>In conclusione, il piano tedesco si&nbsp; caratterizza per un forte interesse ai nuovi sviluppi negli ambiti del green e del digitale. Un punto di forza è certamente la precisione con la quale vengono descritti determinati progetti che coinvolgono entrambe queste macroaree e che potrebbero essere da esempio per programmi analoghi nel nostro Paese, come ad esempio quelli riguardanti il sistema ferroviario nazionale. Il piano tedesco si presenta legato a riforme strutturali già avviate o quantomeno formulate sulla base delle necessità territoriali. Per quanto questo possa essere oggetto di legittima critica (la Commissione ha più volte sottolineato la necessità del carattere innovativo degli investimenti) emerge una profonda conoscenza della situazione attuale della Germania e indica il doppio binario della digitalizzazione e della mobilità sostenibile come portante per la riorganizzazione della società post pandemia, senza dimenticare il rinnovamento delle strutture sanitarie per fronteggiare crisi future. È chiaro quindi come la conoscenza del territorio e delle sue mancanze strutturali siano le chiavi per la formulazione di un piano efficiente e per tracciare la strada del futuro del proprio Paese.</p>
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		<title>L&#8217;istruzione alla base del Piano Nazionale di Rilancio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Reali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2020 13:32:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[PNR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 22 maggio 2018, il Consiglio Europeo inseriva l’educazione all’interno dei pilastri europei dei diritti sociali, affermando come&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il 22 maggio 2018, il Consiglio Europeo inseriva l’educazione all’interno dei pilastri europei dei diritti sociali, affermando come il diritto ad un’istruzione inclusiva e di qualità sia essenziale non solo per lo sviluppo economico, ma soprattutto alla luce delle attuali trasformazioni sociali. Entrambe le dimensioni, economica e sociale, hanno necessariamente risentito della pandemia, motivo per il quale il piano di ripresa deve guardare all’istruzione, specie quella terziaria, che è anello di congiunzione fra i giovani e il lavoro.</p>



<p>Un elevato livello di istruzione costituisce la base della competitività di un sistema economico avanzato, nonché un fondamento di una democrazia di qualità. Inoltre, un’attenzione verso la fascia di popolazione più giovane aiuta a contrastare gli effetti di quella che rappresenta la categoria più colpita – indirettamente – dalla crisi sanitaria e – direttamente – da quella economica. Tuttavia, l’Italia non investe sufficienti risorse nell’istruzione, nella formazione e nella ricerca, e i dati riflettono questa negligenza sia in termini relativi, sia di spesa, che in digitalizzazione.</p>



<p>Il tasso di immatricolazione si assesta al 54,7% (Francia: 66,2%; Germania: 68,3%; Spagna: 73%)<a href="#_ftn1">[1]</a>, tramutandosi in un basso grado di istruzione terziaria, pari al 19% nella fascia 25-64enni (media OCSE: 37%)<a href="#_ftn2">[2]</a> e intorno al 34% nella fascia di età 30-34enni (Sud e Isole: 26%; media UE: 45,6%)<a href="#_ftn3">[3]</a>.&nbsp; In termini di spesa, l’Italia investe solamente il 3,6% del PIL nell’istruzione, distaccandosi di 1,4 punti dalla media OCSE (5%)<a href="#_ftn4">[4]</a>. Infine, l’Italia si posiziona all’ultimo posto in Europa per digitalizzazione e competenze digitali<a href="#_ftn5">[5]</a>, mentre a livello nazionale risulta forte la disparità nell’utilizzo di strumenti digitali e la difficoltà nell’accesso all’istruzione tra le famiglie di diversa estrazione sociale<a href="#_ftn6">[6]</a>.</p>



<p>Questo ritardo sull’istruzione pecca sia in termini logici che etici: la pandemia ha minacciato non solo l’economia, ma anche il tessuto sociale. Essa ha imposto il ricorso alla creazione di ulteriore debito che dovrà essere ripagato dalle generazioni più giovani, le quali si trovano alle porte del mondo del lavoro. In quest’ottica, le priorità devono necessariamente essere i giovani e l’istruzione, attraverso una visione di lungo termine che vada ad incidere prontamente, per dotare degli strumenti necessari coloro che ripagheranno <em>stricto sensu </em>il debito e per evitare <em>lato sensu</em> l’inasprimento delle diseguaglianze socioeconomiche.</p>



<p>Già oggi l’Italia figura 34esima al mondo in termini di mobilità sociale, ultima tra i paesi UE<a href="#_ftn7">[7]</a>. Un maggiore livello di diseguaglianze nell’accesso alle opportunità educative incide negativamente sia sulla diseguaglianza di reddito, sia sulla soddisfazione e la produttività dei lavoratori. In questo contesto, <strong>l&#8217;istruzione rappresenta il più incisivo &#8220;equalizzatore&#8221; di possibilità</strong>, configurandosi come fattore critico per tutte le economie. Educazione, reddito e produttività determinano l’andamento della mobilità sociale, la quale potrebbe essere rilanciata garantendo ai giovani italiani pari opportunità nell’accedere ad un’istruzione di qualità, vera chiave di volta nella ripartenza italiana.</p>



<p><strong>L’importanza di agire in ambito formativo-educativo, dunque, sposa linearmente una visione di rilancio economico</strong> all’interno del piano nazionale Next Generation EU: l’istruzione deve risultare centrale all’interno delle strategie di politica economica dei Paesi, specialmente in un contesto di crisi quale si trova oggi l’Italia.</p>



<p>Il miglioramento dell’istruzione funge da catalizzatore per quelle riforme interconnesse al mondo del lavoro, tra cui quelle misure volte a intervenire sulla disoccupazione giovanile e femminile, quindi in termini di riduzione del <em>gender gap</em>; facilitare e snellire la burocrazia, ammodernando e migliorando la pubblica amministrazione; rilanciare i sistemi produttivi, quindi le imprese, per favorirne l’innovazione; ridurre il divario fra centro-nord e sud-isole, all’interno del quale il Mezzogiorno risulta endemicamente svantaggiato e incastrato in un circolo vizioso di impossibilità di crescita; contrastare l’invecchiamento sistemico che caratterizza da diversi anni la nostra demografia.</p>



<p>In quest’ottica, risulta fondamentale investire nell’istruzione e nella ricerca per facilitare la trasformazione di competenze in un innesto strategico volto a migliorare il processo produttivo. Lo sviluppo di progetti di investimento in istruzione e formazione, oltre ad agire su un piano interno e nazionale, presenta anche la capacità esterna di attirare capitali privati ed esteri, quindi di generare un ritorno economico che alimenti la ripresa. È necessario quindi definire un piano organico di interventi per l’università e la ricerca, che non si limiti a livello centrale e nazionale, ma che coinvolga anche gli altri attori istituzionali, come i Ministeri, per ciò che concerne l’interconnessione delle riforme, e le Regioni, per ciò che riguarda quelle misure a sostegno del più generico diritto allo studio, quindi a sostegno dei giovani che intraprendono la carriera universitaria.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il Paese deve mettere al centro del dibattito politico ed economico i temi dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione, avviando un percorso con chiarezza di analisi, lungimiranza di obiettivi e immediatezza nell’agire. È essenziale e imprescindibile avvalorare e potenziare il nostro tessuto culturale-educativo in una prospettiva di avvio della ripresa e della ricrescita economica, unitamente all’intervento sul contesto sociale. Per queste ragioni, l’investimento nell’istruzione deve essere prioritario.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Rapporto Istruzione OECD 2020. Disponibile a: <a href="https://www.oecd.org/education/education-at-a-glance/EAG2019_CN_ITA_Italian.pdf">https://www.oecd.org/education/education-at-a-glance/EAG2019_CN_ITA_Italian.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> <em>Ibidem</em>.</p>



<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Scheda Tematica per il Semestre Europeo. Disponibile a: <a href="https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/file_import/european-semester_thematic-factsheet_tertiary-education-attainment_it.pdf">https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/file_import/european-semester_thematic-factsheet_tertiary-education-attainment_it.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref4">[4]</a> Rapporto Istruzione OECD 2020, <em>supra </em>nota 1.</p>



<p><a href="#_ftnref5">[5]</a> Rapporto Digital Economy and Society Index (DESI) 2020. Disponibile a: <a href="https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi">https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi</a></p>



<p><a href="#_ftnref6">[6]</a> Rapporto Annuale ISTAT 2020. Disponibile a: <a href="https://www.istat.it/it/archivio/244848">https://www.istat.it/it/archivio/244848</a></p>



<p><a href="#_ftnref7">[7]</a> Rapporto World Economic Forum “The Global Social Mobility Report 2020”. Disponibile a: <a href="http://www3.weforum.org/docs/Global_Social_Mobility_Report.pdf">http://www3.weforum.org/docs/Global_Social_Mobility_Report.pdf</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2184/">L&#8217;istruzione alla base del Piano Nazionale di Rilancio</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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		<title>Giustizia sociale e uguaglianza: tre proposte per il Recovery Fund</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2181/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 14:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È il momento, per ogni Stato membro, di presentare le proprie proposte collegate ai finanziamenti e prestiti europei&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>È il momento, per ogni Stato membro, di presentare le proprie proposte collegate ai finanziamenti e prestiti europei del Recovery Fund. Da più voci della politica nazionale sono state spesso ribadita l’unicità e l’importanza di questa occasione per attuare le riforme strutturali da molto tempo necessarie al Paese.</p>



<p>Il Recovery Fund arriva in un momento storico di crisi economica durissima: nel secondo trimestre del 2020 <strong>il crollo del PIL italiano si attesta al -12.4%</strong>, portando con sé tutto ciò che ne consegue in termini di aumento delle disuguaglianze sociali e di fragilità economica per tutto il Paese. Per utilizzare al meglio le risorse europee in un’ottica di ricostruzione sociale, è necessario investire in quelle aree che rendono una società più equa e pronta a tutelare le fasce più deboli della cittadinanza. Il Recovery Fund è un punto di svolta non solo per il futuro dell’Unione Europea in quanto istituzione, ma anche per il futuro della società europea nel suo complesso, poiché fornisce degli strumenti per immaginare un domani che possa essere più giusto e alla portata di tutti.</p>



<p>Per ripartire, è quindi necessario guardare a ciò che in questi anni spesso è stato visto come in contrasto alle necessità economiche successive alle crisi del 2008: il concetto di giustizia sociale, anche come attuazione di quei diritti sociali riconosciuti nella nostra Costituzione. <strong>Sviluppare la giustizia sociale</strong> in modo tale da offrire pari opportunità a tutti i cittadini è il miglior modo di creare una società democratica e attenta alle esigenze di tutte le parti sociali, concorrendo alla formazione di cittadini consapevoli e allo sviluppo del loro senso civico.</p>



<p>Le aree in cui potrebbe essere attuato questo progetto sono naturalmente moltissime e variegate: di seguito ci limiteremo a indicarne alcune sulla base della situazione attuale.</p>



<h5 id="istruzione-e-formazione" class="wp-block-heading"><strong>Istruzione e formazione</strong></h5>



<p>La scuola è indubbiamente stata colpita dalle conseguenze dell’epidemia a tutti i livelli. A partire dalle elementari fino all’università, molto spesso il corpo docenti si è trovato a dover modificare drasticamente le modalità di insegnamento e di comunicazione, e non tutti gli studenti hanno avuto uguale accesso all’istruzione. Potenziare la scuola e l’università con strumenti <em>ad hoc</em> quali investimenti mirati a supporto delle realtà scolastiche più difficili, aumento dei fondi per la ricerca e nuove assunzioni di personale è necessario in questo periodo storico in cui purtroppo i dati hanno rilevato delle enormi difficoltà di continuazione dei percorsi scolastici e abbassamento di iscrizioni. La scuola è un luogo di confronto e formazione irrinunciabile e deve essere non solo tutelata ma anche ampliate in base alle esigenze di questo periodo storico.</p>



<h5 id="un-fondo-giovani-lavoratori" class="wp-block-heading"><strong>Un “Fondo Giovani Lavoratori”</strong></h5>



<p>L’Italia è al terzultimo posto in Europa per l’occupazione giovanile, con un indice del 31.4%. L’ingresso nel mondo del lavoro è sempre più difficile data l’attuale situazione economica e ciò spesso spinge molti giovani italiani a trasferirsi all’estero per iniziare la loro carriera. Per combattere questo fenomeno, una parte del Recovery Fund potrebbe essere destinata per creare un c.d. “Fondo Giovani Lavoratori”: un pacchetto di misure che potrebbe comprendere da un lato norme e sgravi fiscali che incentivino le aziende all’assunzione dei giovani professionisti e dall’altro un sistema di tutele per i nuovi lavoratori. Il ricambio generazionale è un tema cruciale nelle politiche del lavoro e l’Italia può essere competitiva con l’estero come meta scelta per motivi professionali, oltre che per i propri cittadini.</p>



<h5 id="parita-di-genere-a-360-gradi" class="wp-block-heading"><strong>Parità di genere a 360 gradi</strong></h5>



<p>Abbiamo sentito parlare molto spesso dei bassi tassi occupazionali delle donne italiane (secondo gli ultimi dati disponibili, le donne italiane rappresentano il 42.1% degli occupati complessivi) e delle difficoltà a conciliare lavoro e famiglia, che portano spesso le donne a scegliere formule di contratto part-time o ad abbandonare il mondo del lavoro dopo la nascita del primo figlio. Senza contare il già noto <em>gender pay gap </em>e le pochissime donne italiane che occupano posti di dirigenza. Un Paese non può permettersi di rinunciare a metà della sua forza lavoro e lasciare che più della metà dei suoi componenti resti indietro: per aiutare concretamente le donne a realizzare le proprie aspirazioni lavorative sono necessari degli interventi strutturali che mirino soprattutto alla creazione di un welfare familiare a trazione pubblica e la possibile adozione di incentivi già esistenti in vari paesi europei quali la Germania, come ad esempio le agevolazioni pensionistiche per le madri lavoratrici.</p>



<p>Si tratta naturalmente di tre proposte molto ampie, ma che crediamo possano indicare delle aree in cui l’Italia può efficacemente investire fondi e risorse non solo per aiutare i propri cittadini in un momento di crisi economica, ma effettivamente per ricostruire una società secondo un modello più equo, aperto e democratico.</p>
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		<title>Gender-Blind Recovery Fund: il fondo che ha dimenticato le donne.</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2169/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Schettini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2020 14:32:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se ne parla da mesi e, alla fine, il Recovery Fund è stato approvato: 750 miliardi di Euro&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Se ne parla da mesi e, alla fine, il Recovery Fund è stato approvato: 750 miliardi di Euro suddivisi tra 390 miliardi di sovvenzioni e 360 miliardi di prestiti, finanziati attraverso l’emissione di debito garantito dall’UE. E da mesi si parla anche di una pianificazione dettagliata degli investimenti da effettuare in settori strategici come il digitale, il settore energetico, delle infrastrutture e dei trasporti. Tuttavia, poco si è detto circa  l’unicità del Recovery Plan quale occasione per affrontare strutturalmente la questione della diseguaglianza tra uomini e donne in Italia, uno dei maggiori ritardi del nostro Paese.</p>



<p>Su input dell’europarlamentare tedesca Alexandra Geese il gruppo dei Verdi Europei ha commissionato l’unico studio, fino ad adesso effettuato, di Valutazione e Impatto di Genere del Next Generation EU, condotto dall’economista italiana Azzurra Rinaldi e dall’austriaca Elisabeth Klatzer. Lo studio, utilizzando dieci indicatori chiave come l’occupazione, il work-life balance, la violenza di genere, gli obblighi di gender-budgeting, per menzionarne solo alcuni, è arrivato alla chiara ed innegabile conclusione che le donne sono state più esposte degli uomini alla pandemia sia perché rappresentano la maggioranza della forza lavoro nel settore sanitario, sia perché sono state le donne ad essere più assorbite da attività non retribuite di cura della casa e dei figli. Inoltre, uno dei principali punti critici rilevati sul Next Generation EU, dal report in questione, è la completa mancanza di una prospettiva di genere tanto da definire il Recovery Fund “cieco da un occhio”. La cecità nascerebbe proprio dalla costatazione che gli aiuti finanziari previsti dall’Unione Europea confluiranno nei settori a predominanza maschile (i già citati settori del digitale, energia, infrastrutture e trasporti) senza correttivi volti ad incentivare l’inclusione delle donne. Inoltre, poco rilievo è stato dato sugli investimenti nei settori in cui sono le donne ad essere maggiormente occupate come l’economia della cura, l’istruzione e i servizi per la prima infanzia. Al fine di chiedere che il 50% dei fondi venga destinato alle politiche per la parità di genere, la stessa Alexandra Geese, ha lanciato la petizione #HalfOfIt.</p>



<p>Ora che il Recovery Fund è stato approvato, come dovrebbe il Governo italiano investire parte dei fondi stanziati per garantire la parità di genere sul mercato del lavoro? Partendo dal presupposto che la parità di genere oltre ad essere un diritto sociale cardine dell’UE, è anche una condizione essenziale per un’economia più innovativa, competitiva e prospera, è assolutamente necessario che l’Italia definisca chiaramente alcune azioni prioritarie allo scopo di costruire un Paese garante della parità di genere in cui la discriminazione sessuale e la disuguaglianza strutturale tra donne e uomini rimangano appannaggio del passato.</p>



<p>• Prevedere interventi di stimolo dell’economia anche nelle attività a prevalenza femminile (cura della persona, ristorazione, turismo): a tal fine si potrebbero, ad esempio, proporre delle quote in modo da riportare l’equilibrio di genere sul mercato del lavoro anche in questi settori, guardando ad una prospettiva di lungo periodo che favorisca la conservazione del posto di lavoro delle donne)</p>



<p>• Permettere alle donne di realizzarsi in un’economia basata sulla parità di genere introducendo misure volte a favorire un maggiore equilibrio tra attività professionale e vita familiare. Interventi essenziali a tal fine includono il congedo di paternità obbligatorio, l’aumento del numero di asili nido che coprano almeno il 60% dei bambini tra gli 0 e i 3 anni, rendere le scuole dell’infanzia scuola dell’obbligo.</p>



<p>• Introduzione della Legge sulla parità salariale donna-uomo per affrontare e sradicare il problema del divario retributivo e pensionistico di genere. Sebbene il principio della parità retributiva per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, sancito dal Trattato di Roma, sia stato recepito nel diritto dell’UE e, di conseguenza, in quello dei singoli stati membri, per eliminare in toto il divario retributivo di genere è necessario risolvere tutte le sue cause profonde, compresa la minor partecipazione delle donne al mercato del lavoro, il lavoro invisibile e non retribuito, il maggior ricorso al tempo parziale e alle interruzioni di carriera, nonché la segregazione verticale e orizzontale basata su stereotipi e discriminazioni di genere.</p>



<p>• Prevedere una robusta valutazione di impatto di genere, dati disaggregati e gender budgeting per tutte le proposte del pacchetto Next Generation Eu. In effetti, lo stesso Parlamento Europeo ha varato una risoluzione a commento del Next Generation EU e del quadro finanziario pluriennale in cui richiedendo, ai singoli stati membri, l’implementazione del Gender Mainstreaming, Gender Budgeting e Gender Impact Assessment.</p>



<p>Tali interventi, e tanti altri ancora, sono necessari poiché se le donne non lavorano, la crescita del PIL si colloca al di sotto della sua piena potenzialità, con la conseguenza che le misure prese anderebbero in direzione prociclica e lo stesso Next Generation EU diventerebbe inefficiente. Non è più accettabile, nei piani di intervento e rilancio economico, non tenere adeguatamente in conto del ruolo e dell’inclusione delle donne: oltre a rimetterci in termini di stabilità economica dell’intero Paese, si tornerebbe indietro di decenni rispetto ai progressi fatti sul piano della parità di genere.</p>
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		<title>I miliardi del Recovery Fund e la scuola italiana: tre priorità</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2131/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Schettini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2020 09:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo una straordinaria seduta del Consiglio europeo, il  più lungo della storia, è stato finalmente raggiunto il tanto&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Dopo una straordinaria seduta del Consiglio europeo, il  più lungo della storia, è stato finalmente raggiunto il tanto atteso accordo sul<a href="https://www.mondodem.it/regioni/europa/merkel-ue/"> Recovery Fund</a> per superare gli effetti della crisi del Covid 19. Per l’Italia si parla di ben 209 miliardi, di cui 127 sotto forma di prestiti e 82 sotto forma di sussidi. Tuttavia i fondi sono subordinati a un progetto di riforme e investimenti che il Governo dovrà presentare entro metà ottobre: l’Europa ci chiede, insomma, di impiegarli in asset e settori strategici. La scuola rientra certamente tra quei settori che in Italia necessitano di notevoli investimenti, che vanno dall’edilizia, alla formazione del personale docente, alla riorganizzazione dei cicli scolastici. Il Coronavirus e la sperimentazione della DAD (didattica a distanza) hanno infatti palesato tutte le inefficienze del sistema scolastico italiano.</p>



<p>La Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha più volte sottolineato l’importanza di sfruttare in modo adeguato e funzionale l’opportunità del Recovery Fund, investendo sul contrasto alla dispersione scolastica, sull’eliminazione delle “classi pollaio”, sull’innovazione e sulla lotta contro la povertà educativa. Lo stesso Conte ha ribadito la necessità di investire nell’istruzione circa il 10% del totale dei 209 miliardi di euro destinati all’Italia, con l’obiettivo di creare una scuola “più moderna, sicura, inclusiva”.</p>



<p>Ma, più nel dettaglio, quale dovrebbe essere la destinazione di questi investimenti strategici? Innanzitutto, è necessario che una grande quota degli stessi venga incanalata nella gestione degli <strong>interventi in materia di <a href="https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1105567.pdf">edilizia scolastica</a></strong>. La maggior parte degli edifici adibiti a scuola sono vecchi, fatiscenti e inadeguati, non garantendo la sicurezza di alunni, docenti e personale tutto. L’architettura scolastica dovrebbe essere ripensata in modo compatibile con la sostenibilità ambientale, gli spazi andrebbero ottimizzati per ricavare un maggior numero di aule, laboratori, palestre nonché zone all’aperto. La diffusione del virus, con cui dovremmo condividere ancora a lungo, ha messo nero su bianco il bisogno di evitare, per motivi di sicurezza e salute pubblica, l’assembramento degli alunni nelle “classi pollaio” tanto da prevedere una deroga al numero minimo e massimo di alunni per classe qualora fosse necessario per rispettare le regole anti Covid. Tuttavia, occorre che la riduzione del numero di alunni per classe diventi una vera e propria riforma di sistema, soprattutto al fine di consentire la progettazione di metodologie didattiche innovative, secondo le esigenze dei gruppi e capace di sviluppare le potenzialità dei singoli. Essenziale è, inoltre, promuovere il concetto di “scuola partecipata”, consistente nella riapertura e nel mantenimento di autonomie scolastiche nei comuni più piccoli e meno abitati, così come nelle aree interne e in quelle di montagna.</p>



<p>Il secondo punto su cui è urgente investire tempo e risorse riguarda la formazione e la selezione dei docenti. Non si può far più coincidere l’arte del Sapere e la capacità di insegnamento: pedagogia e didattica sono essenziali e le carenze che spesso vengono segnalate non sono solo di tipo tecnico, soprattutto relative alle competenze digitali, ma anche di tipo didattico e docimologo (ossia nell’utilizzo di strumenti di valutazione). Fino ad oggi il tema relativo al concorso e selezione dei docenti è stato sempre trattato in modo inadeguato ed è arrivato il momento di <strong>affrontare seriamente il problema relativo alla formazione e selezione del corpo insegnati</strong>, facendo uscire questi ultimi da una mera funzione impiegatizia che li lega inesorabilmente a graduatorie e condizioni di precariato, dequalificando l’insegnamento stesso.</p>



<p>Infine, un aspetto non sempre preso in considerazione, riguarda gli <strong>investimenti relativi agli asili nido</strong>, al fine di aumentarne il numero e la fruizione. È ben noto, infatti, che la frequenza del nido e il futuro livello di rendimento scolastico sono direttamente proporzionali. La famosa curva di Heckman ci dice che gli interventi sul capitale umano sono tanto più fruttuosi quanto più precoci: la frequenza degli asili nido favorisce lo sviluppo delle capacità linguistiche e neuronali ed è decisivo, in quanto mezzo per prevenire la povertà educativa, i bassi livelli di rendimento e la dispersione scolastica, soprattutto per i bambini e le bambine provenienti da contesti deprivati. Inoltre, l’aumento del numero dei nidi sovvenzionati dallo Stato (la maggior parte ad oggi sono privati) gioca un ruolo fondamentale anche in termini di occupazione femminile: laddove ci sono i servizi offerti per la prima infanzia cresce di pari passo l’occupazione femminile. Dove c’è maggiore carenza, soprattutto al Sud e nelle isole, la disoccupazione femminile è, di converso, molto più alta.</p>



<p>È chiaro dunque che <strong>non ci potrà essere una vera ripartenza della scuola e, di riflesso, del paese, senza un preciso piano di rilancio di questa istituzione</strong> che ha il delicato e fondamentale compito di promuovere la formazione e la socializzazione dell’individuo, e di ridurre le disuguaglianze sociali, economiche, culturali e territoriali. La presidente della Commissione Europea, Von der Leyen, ci ha ricordato che “investire nell&#8217;istruzione e nelle competenze è fondamentale per promuovere una ripresa intelligente e inclusiva”. Se, da un lato, i fondi del Recovery Plan, utilizzati proficuamente, potrebbero dunque dare nuova linfa al sistema scolastico e universitario italiano, dall’altro, contro ogni forma di oscurantismo e regressione culturale, il Governo italiano ha il dovere di riportare la scuola e il&nbsp;sapere al centro dell’agenda politica.</p>
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