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	<title>transizione Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<title>transizione Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Elezioni europee 2024: fra war fatigue e transizione ecologica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Faini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2023 20:14:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673368/">Elezioni europee 2024: fra war fatigue e transizione ecologica</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p>L’Unione europea era entrata nell’ultima legislatura decisa ad affrontare il grande tema strutturale della transizione ecologica. Il Covid prima e soprattutto la guerra dopo hanno però inflitto pesanti costi al nostro continente, mettendo a repentaglio le politiche green che l’Ue &nbsp;aveva imbastito.</p>



<p><em>Il rischio della “War fatigue”</em></p>



<p>La paura di molti esponenti politici, soprattutto se eletti con un’agenda politica conservatrice o populista,&nbsp; è che l’impatto economico della guerra in Europa possa “<a href="https://www.fanpage.it/politica/sulle-armi-allucraina-anche-meloni-rallenta-dopo-crosetto-lopinione-pubblica-rischia-di-stancarsi/">stancare l’opinione pubblica</a>”. A settembre solo il <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_23_4410">65%</a> (vs. <a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2772">80%</a> ad Aprile 2022) dei cittadini europei vedevano con favore il supporto finanziario per l’Ucraina. <strong>E le preferenze della popolazione iniziano a pesare sulle scelte politiche dei governi europei.</strong> Basta guardare alla Polonia, uno dei più convinti sostenitori di Kyiv la cui campagna elettorale ha generato polemiche sulle importazioni di grano dall’Ucraina (un tema cruciale per il voto dei contadini polacchi) e addirittura <a href="https://apnews.com/article/poland-ukraine-weapons-russia-war-trade-dispute-5e2e7a194b5238b86c160f0f4848b4f3">interrompere temporaneamente l’invio di aiuti militari</a> . La ‘<a href="https://www.reuters.com/world/us/us-public-support-declines-arming-ukraine-reutersipsos-2023-10-05/">fatigue’ dell’opinione pubblica si fa sentire anche oltreoceano</a>, dove l’ala più radicale del partito Repubblicano al Congresso statunitense si è opposta all’invio di ulteriori aiuti a Kyiv .</p>



<p><em>La ‘fatigue’ industriale che rallenta il Green Deal europeo</em></p>



<p>L’impatto economico della guerra sta complicando l’attuazione delle politiche verdi dell’Unione Europea, mentre i costi del conflitto rischiano di far deragliare le iniziative che avevano trovato consenso politico durante gli anni dei tassi di interesse bassi, della deflazione e dell’energia a basso costo. <a></a><a href="https://www.bruegel.org/policy-brief/adjusting-energy-shock-right-policies-european-industry">La competitività industriale europea ha già sofferto a causa dell’aumento esponenziale dei prezzi dell’energia</a><a href="#_msocom_1">[AF1]</a>&nbsp; generato dal conflitto con la Russia, portando alcuni governi a fare marcia indietro sulla &nbsp;transizione verde che, almeno nel breve periodo, aumentere ulteriormente i costi della produzione industriale. Insieme ad un gruppo di Paesi europei, la Germania e l’Italia si sono <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/auto-l-italia-dira-no-bando-motori-endotermici-2035-AEbWbSvC">opposte al bando UE dei motori a combustione nel 2035</a>, ottenendo delle proroghe per proteggere gli interessi dei grandi produttori di auto. Il Regno Unito ha ad esempio deciso di <a href="https://www.ft.com/content/a566298b-c78b-4751-9c6b-68780fcd4d0b">rivedere e ricalibrare i propri piani di transizione verde</a>, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto a Bruxelles una “<a href="https://www.lemonde.fr/en/environment/article/2023/05/12/emmanuel-macron-urges-for-pause-in-eu-environment-regulations_6026372_114.html">pausa normativa</a>” sulla legislazione ambientale. Ancora una volta è la Polonia <a>ad essersi </a>spinta oltre, facendo causa alla Commissione Europea, e chiedendo l’annullamento di varie misure all’interno del ‘Green Deal’.</p>



<p>Il <strong>superciclo elettorale</strong> europeo sta alimentando la popolarità di quei partiti, per lo più appartenenti ad una destra conservatrice o estrema, che si fanno portatori di questi fenomeni di <em>fatigue</em> <a>economica</a> e sociale, proponendo misure che <strong>prioritizzano la crescita economica domestica a discapito degli obiettivi europei di transizione verde e di politica estera</strong>. <a>La correlazione fra isolazionismo e ostilità alla transizione è spesso lampante.</a> Dopo aver vinto le elezioni a settembre, il nuovo governo slovacco <a href="https://www.ft.com/content/4dc3cea9-447d-488c-9b39-9f12356e6809">ha ad esempio condiviso</a> l’appello del Primo Ministro ungherese Viktor Orban di porre fine agli aiuti militari a Kyiv, <a href="https://abcnews.go.com/International/wireStory/slovakias-president-ready-swear-new-cabinet-after-partner-104248211"> nominando al contempo un Ministro dell’Ambiente</a> noto per le sue controverse dichiarazioni sul cambiamento climatico. In Germania, il partito di estrema destra <em>Alternative für Deutschland</em>  è diventato il secondo partito per popolarità, anche grazie alla sua <a href="https://www.nytimes.com/2023/11/01/world/europe/germany-green-party.html#:~:text=As%20the%20Greens%20have%20pivoted,effects%20of%20the%20Covid%20pandemic.">opposizione alle politiche energetiche ed ambientaliste dell’attuale governo</a>. È evidente che questa tendenza pan-europea possa creare dei cortocircuiti a livello comunitario. In Olanda, dove si terranno nuove elezioni generali a fine mese, il partito anti-establishment <em>New Social Contract</em> (attualmente primo nei sondaggi) <a href="https://www.euractiv.com/section/politics/news/dutch-anti-establishment-newcomer-party-opposes-further-eu-integration/">propone di sottomettere il processo legislativo europeo all’opinione del parlamento olandese</a> per evitare – tra le altre cose – il passaggio di misure ambientaliste che possano danneggiare gli interessi degli agricoltori.</p>



<p><strong>Non si può tornare indietro – solo avanti</strong></p>



<p>La guerra in Ucraina ha provocato una stanchezza negli elettori che rischia di far deragliare la transizione ecologica, i cui costi saranno comunque destinati a crescere nei prossimi anni. I movimenti populisti legano i due temi promettendo un ingannevole “ritorno alla normalità”, quando <strong>i governi europei devono invece continuare a investire strategicamente in settori dell’economia che promuovono contemporaneamente gli obiettivi di crescita, la sicurezza energetica e la transizione verde.</strong> Bruxelles deve lavorare per garantire l’allocazione – ed eventualmente l’espansione – di fondi comuni europei (Net-Zero Industry Act, Critical Raw Materials Act) per lo sviluppo di tecnologie verdi, incluse misure di efficienza energetica, fonti energetiche rinnovabili e mobilità sostenibile. Queste misure godono di supporto popolare: dopotutto, il <a href="https://www.eib.org/en/press/all/2022-155-three-quarters-of-italians-believe-the-green-transition-will-improve-their-quality-of-life">75%</a> dei cittadini crede che la transizione energetica sia un’opportunità di crescita economica. Come obiettivo a breve termine è dunque essenziale che Roma porti avanti il piano di riforme necessarie per sbloccare le prossime rate del PNRR, delle quali il 31,5% verrà dedicato appunto all’economia verde.</p>



<p><strong>È infine cruciale non cedere alle istanze di quei esponenti politici che addossano al sostegno all’Ucraina le colpe dell’attuale malessere economico. </strong>Un’Europa economicamente sana può prosperare solo in un quadro di sicurezza stabile, e le conseguenze economiche del conflitto poco hanno a che fare con problemi pregressi dell’economia europea, come ad esempio le <a href="https://www.wilsoncenter.org/article/us-eu-summit-washington-did-it-meet-expectations-expert-quick-takes">varie dispute transatlantiche</a> in corso (i dazi americani sul ferro e l’alluminio o gli effetti delle misure protezionistiche dell’Inflation Reduction Act sono temi sui quali sarà importante rafforzare la cooperazione con Washington). È fondamentale che l’Ue lavori sulla dimensione economica e di transizione ecologica e allo stesso tempo disinneschi il cortocircuito populista sulla guerra, sbloccando nuovi fondi in supporto all’Ucraina per il 2024 nel prossimo Consiglio europeo, oltre che concretizzando il piano per l’adesione di Kiev all’UE.</p>



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<p><a id="_msocom_2"></a></p>



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		<title>L&#8217;Italia fra crisi energetica e climatica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Spataro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2023 18:49:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vincitori Winter School 2023]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[transizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei principali dibattiti e confronti dell’età contemporanea verte attorno al tema del cambiamento climatico, uno dei problemi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Uno dei principali dibattiti e confronti dell’età contemporanea verte attorno al tema del cambiamento climatico, uno dei problemi e sfide più importanti del nostro tempo. Si tratta di un fenomeno complesso e multidisciplinare che sta avendo un impatto significativo sull’ambiente, sulla società e sull’economia globale. Il clima terrestre non è mai stato stabile ed evolve regolarmente e naturalmente da migliaia di anni. Le variazioni prodotte sono quasi impercettibili sulla scala temporale umana ma rimangono uniche per rapidità e intensità. Le principali responsabilità sono, ad oggi, assegnate prevalentemente ad attività umane come la combustione di combustibili fossili, la deforestazione e l’agricoltura intensiva, correlate all’aumento delle concentrazioni di gas serra nell’atmosfera, tra cui l’anidride carbonica, che causano un aumento delle temperature globali e cambiamenti nei pattern del clima. Quest’ultimi hanno causato un aumento del 40% nell’atmosfera dalla rivoluzione industriale, portando con sé un aumento delle temperature medie globali di circa un grado Celsius negli ultimi 130 anni. I cambiamenti climatici hanno un impatto significativo sull&#8217;ecosistema, causando la perdita di biodiversità, lo scioglimento dei ghiacciai e l&#8217;innalzamento del livello del mare. Gli ecosistemi marini e costieri sono particolarmente vulnerabili, con l’acidificazione degli oceani e la perdita di habitat. Inoltre, causano anche una maggiore frequenza e intensità di eventi meteorologici estremi, come inondazioni, siccità e uragani, che causano danni significativi alle comunità e all&#8217;economia e comportare morti e lesioni. Essi hanno anche un impatto significativo sulla vita umana, con rischi per la salute e la sicurezza. L&#8217;aumento delle temperature può causare malattie respiratorie e cardiache. Inoltre, potrebbero diventare la prima causa di migrazioni nel mondo. Si stimano circa, nel 2050, 86 milioni di migranti dall’Africa, 40 milioni dal Sud Asiatico e 17 milioni dall’America Latina.</p>



<p>La crisi energetica internazionale è strettamente legata alla questione del cambiamento climatico, poiché la maggior parte dell&#8217;energia utilizzata a livello globale proviene da fonti non rinnovabili, come il petrolio, il gas e il carbone, che sono anche le principali fonti di emissioni di gas serra.</p>



<p>La crisi energetica e il cambiamento climatico sono questioni globali che richiedono un’azione coordinata a livello internazionale per essere affrontate efficacemente. L’Italia, come altri paesi, pur essendo un paese con un alto tasso di sviluppo tecnologico e industriale, si trova ad affrontare sfide significative per ciò che riguarda il cambiamento climatico e la crisi energetica. Il nostro paese dipende ancora in gran parte dalle importazioni di combustibili fossili per coprire i propri fabbisogni energetici e dall’alto costo dell’energia, e questo rappresenta una grande sfida per la sicurezza energetica del nostro paese che sta varando azioni per affrontare le sfide, attraverso politiche e programmi per ridurre le emissioni di gas serra e aumentare la produzione di energia rinnovabile. L’Italia, inoltre, ha una posizione ambivalente rispetto al cambiamento climatico e alla crisi energetica internazionale: da un lato, è un membro attivo dell&#8217;Unione Europea e ha aderito alle politiche dell&#8217;UE per ridurre le emissioni di gas serra e promuovere fonti di energia rinnovabile, dall&#8217;altro lato, è ancora fortemente dipendente dai combustibili fossili, soprattutto dal gas naturale, che rappresentano una grande percentuale della sua generazione e produzione di energia, e lottando per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti dall&#8217;UE. Inoltre, la crisi economica degli ultimi anni ha causato una riduzione degli investimenti in fonti rinnovabili e l&#8217;Italia ha avuto difficoltà a diversificare la sua base energetica: tra i vari ambiziosi provvedimenti, ha ratificato il Protocollo di Kyoto nel 2002, impegnandosi a ridurre le proprie emissioni di gas serra e nel 2020 il governo italiano ha presentato il proprio piano nazionale integrato per l&#8217;energia e il clima (PNIEC) per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra al 2030. Il PNIEC prevede una riduzione delle emissioni del 37% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, con un obiettivo intermedio del 25% entro il 2025, mirando oltretutto a raggiungere il 50% di fonti rinnovabili nella sua produzione di energia elettrica entro il 2030 e a ridurre la domanda di energia primaria del 30% entro il 2030. Gli stessi accordi di Parigi, siglati nel 2015, hanno l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a meno di 2 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali e di cercare di limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi: essi rappresentano un passo importante nella lotta contro il cambiamento climatico e il nostro Paese ha il dovere di continuare a impegnarsi per raggiungere gli obiettivi fissati.</p>



<p>Nonostante ciò, l&#8217;Italia presenta una percentuale di fonti rinnovabili piuttosto bassa rispetto ad altri paesi dell&#8217;Unione Europea. Permangono anche preoccupazioni per la mancanza di sufficienti investimenti in infrastrutture sostenibili e tecnologie pulite e su cui risulta importante che il governo rivolga politiche efficaci per raggiungere gli obiettivi a lungo termine.</p>



<p>Inoltre, l&#8217;Italia ha anche interessi economici legati ai combustibili fossili e all&#8217;energia nucleare che potrebbero ostacolare la transizione verso fonti di energia pulita. Per esempio, il nostro Paese è un importante esportatore di combustibili fossili e ha una consistente industria del carbone. Possiede anche centrali nucleari, seppure non piu‘ in funzione, e sta valutando l&#8217;opzione di costruirne di nuove.</p>



<p>In generale, anche se l&#8217;Italia sta facendo progressi significativi per affrontare la crisi energetica internazionale e il cambiamento climatico, c&#8217;è ancora molto da fare. È importante che si continui a investire in fonti rinnovabili e in tecnologie pulite, e che si promuovano politiche che incoraggino un uso più efficiente dell&#8217;energia: sarà essenziale che l&#8217;Italia lavori a livello internazionale cercando di promuovere un&#8217;azione globale per affrontare il cambiamento climatico, riuscendo a trovare un equilibrio tra gli interessi nazionali e globali, collaborando anche con gli altri Paesi protagonisti.</p>



<p>E’ importante che il governo lavori con le parti interessate, come le imprese, le organizzazioni della società civile e i cittadini, per sviluppare e adottare soluzioni efficaci e sostenibili che mirino a un più prospero futuro.</p>



<p><em>Questo testo è fra i cinque premiati con una borsa di studio per partecipare alla Winter School di Politica Estera e Europea 2023, orgabizzata da Mondodem e dalla Friedrich-Ebert-Stiftung Italien. Gli altri pezzi sono disponibli <a href="https://www.mondodem.it/category/policy-brief/vincitori-winter-school-2023/">qui</a>.</em></p>
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		<title>Pericoli e rischi della transizione energetica in Africa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariateresa Natuzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2023 18:34:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Vincitori Winter School 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<category><![CDATA[transizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La transizione energetica è sempre più urgente, e l’Unione Europea considera l’area del Mediterraneo particolarmente adatta alla produzione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673339/">Pericoli e rischi della transizione energetica in Africa</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La transizione energetica è sempre più urgente, e l’Unione Europea considera l’area del Mediterraneo particolarmente adatta alla produzione di energia rinnovabile. Tuttavia, l’urgenza di questa transizione rischia di oscurare l’impatto sociale e ambientale che essa può avere sui paesi del Nord Africa e in particolare sulle comunità locali. I progetti di transizione energetica in Nord Africa, infatti, si caratterizzano spesso per la mancanza di coinvolgimento delle comunità locali e una scarsa attenzione ai rischi per l’ambiente. Questo articolo analizza lo stato attuale della transizione e offre delle linee guida per un partenariato giusto ed equo con i paesi del Nord Africa.</p>



<p>Sono diversi i progetti di grandi centrali sulla sponda sud del Mediterraneo: in Marocco la centrale Noor costituisce il più grande complesso di energia solare al mondo, mentre in Tunisia è in programma la costruzione della centrale TuNur. In Egitto, invece, è previsto che il Benban solar park diventi la più grande struttura fotovoltaica al mondo. Ma chi fruisce dell’energia prodotta da queste centrali? Mentre nel caso marocchino la produzione di energia è destinata sia al mercato nazionale che a quello estero, nel caso di TuNur tutta la produzione verrà esportata in Europa. Vi sono inoltre pressioni dell’Unione Europea per facilitare l’azione degli attori internazionali all’interno di questi mercati: a titolo di esempio ricordiamo le pressioni esercitate dall’Unione Europea sulla Tunisia attraverso l’ambasciatore tedesco a partire dal 2013, con l’obiettivo di convincerla a sottoscrivere l’Energy Charter Treaty; tra le disposizioni contenute in questo trattato vi è la possibilità per gli investitori di fare causa ai governi qualora le politiche attuate dagli Stati abbiano effetti negativi sui loro profitti.</p>



<p>La costruzione di grandi centrali implica la necessità di individuare grandi aree adatte alla costruzione di queste strutture: spesso in Nord Africa le aree considerate più adatte sono le aree desertiche, secondo una retorica che racconta queste aree come porzioni di territorio inutilizzate e quindi particolarmente adatte, oscurando il valore che queste terre hanno per le comunità locali.</p>



<p>Questi progetti vengono realizzati su terre spesso espropriate alla popolazione locale, con conseguenze sulle attività economiche della zona: è il caso del Marocco, dove nel 2010 ottomila abitanti del villaggio Noor-Ouarzazate hanno perso il loro accesso al pascolo collettivo a causa dell’appropriazione massiccia di terreni per la costruzione del complesso solare Noor. E’ anche il caso della Tunisia, e non solo nell’ambito dell’energia solare: l’ingrandimento di una centrale eolica nel 2009 nel villaggio di Borj Salhi è avvenuto attraverso l’espropriazione delle terre degli abitanti locali; oltre all’arretramento delle coltivazioni di ulivi e l’erosione del suolo, la presenza della centrale ha danneggiato la qualità di vita degli abitanti e del bestiame, disturbati dal rumore continuo della centrale.</p>



<p>Per quanto riguarda le opportunità occupazionali, l’offerta di lavoro è spesso scarsa in rapporto ai bisogni della popolazione; inoltre, si tratta quasi sempre di lavoro mal pagato e precario, in quanto necessario soltanto per le prime fasi di costruzione e avviamento del progetto: la manutenzione delle centrali, infatti, richiede pochi impiegati.</p>



<p>Le modalità con cui sta avvenendo la transizione, quindi, sembrano riprodurre quelle con cui sono state impostate le politiche estrattiviste: parte della popolazione subisce l’impatto dello sfruttamento delle risorse naturali senza beneficiare degli effetti, dando luogo, così, a quello che viene definito come il paradosso dell’abbondanza.</p>



<p>L’Unione Europea ha sottolineato in diverse occasioni l’importanza del coinvolgimento di tutti gli stakeholder nel processo di transizione, in particolare a livello locale. Tuttavia, le modalità con cui avviene questo coinvolgimento sembrano reiterare rapporti coloniali. Emblematico il caso di Masen in Marocco: qui l’azienda ha avviato, parallelamente alla costruzione della centrale, una serie di progetti di sviluppo; l’intervento sul territorio, però, non è avvenuto con il consenso della comunità coinvolta ed è stato piuttosto invasivo, dal momento che Masen agisce come un welfare state di prossimità, intervenendo su diversi settori fondamentali nella vita quotidiana della comunità locale.</p>



<p>Dall’analisi effettuata, emerge la necessità di rompere con la concentrazione di potere in Nord Africa: tale concentrazione, spesso utilizzata come parametro per rilevare l’eccezionalità dei paesi del Nord Africa, non riguarda soltanto la politica interna, ma anche le ingerenze delle istituzioni internazionali.</p>



<p>Nell’ambito dell’attività diplomatica con i governi del Nord Africa, l’Unione Europea dovrebbe smettere di fare pressione sui governi locali affinché conformino la loro legislazione o alle aspettative degli investitori esteri, in modo da rispettare il diritto di ogni paese ad avere il controllo sul processo di transizione. Inoltre, i progetti realizzati nei paesi del Nord Africa devono prevedere che l’energia sia innanzitutto fruibile dalla popolazione locale. Nell’ambito della cooperazione euro-mediterranea, va attivato urgentemente, in collaborazione con le imprese e col mondo accademico, un processo di technology transfer che garantisca agli Stati del Nord Africa e ai loro cittadini la partecipazione al processo di transizione. Solo su queste basi è possibile pianificare una transizione energetica giusta e sostenibile.</p>



<p><em>Questo testo è fra i cinque premiati con una borsa di studio per partecipare alla Winter School di Politica Estera e Europea 2023, orgabizzata da Mondodem e dalla Friedrich-Ebert-Stiftung Italien. Gli altri pezzi sono disponibli <a href="https://www.mondodem.it/category/policy-brief/vincitori-winter-school-2023/">qui</a>.</em></p>
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