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	<title>Analisi in Pillole Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Analisi in Pillole Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Green Pass e undocumented migrants: Amici Nemici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Roia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 15:06:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da quando il regolamento sulla certificazione digitale COVID dell&#8217;UE è entrato in vigore il 1° luglio 2021, diversi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="is-style-default">Da quando il regolamento sulla certificazione digitale COVID dell&#8217;UE è entrato in vigore il 1° luglio 2021, diversi Stati membri hanno utilizzato i certificati vaccinali per determinare l&#8217;accesso ai servizi e agli spazi pubblici. Si tratta di un modo valido ed efficace per spingere alla vaccinazione coloro che ancora esitano, ma rischia di accentuare l’esclusione sociale di coloro che riscontrano difficoltà nell’ottenimento del vaccino, come i migranti privi di documenti. Questi ultimi costituiscono parte integrante della nostra società, talvolta in veste di lavoratori purtroppo non regolari, e la loro condizione è spesso dovuta a motivazioni che sostanzialmente giustificano il loro status quali ad esempio l’abbandono necessario e improvviso del proprio Paese d’origine. Spesso, per queste persone, la vaccinazione costituisce di per sé una sfida e al contempo un rischio.</p>



<p>La condizione di <em>undocumented migrants</em> non consente di dotarsi di un <em>social security number</em>, un documento di identità nazionale o, in alcuni casi, la prova di un indirizzo di casa, ossia i requisiti comuni per ottenere il vaccino per il Covid-19. Inoltre, gran parte dei paesi europei offre a tali persone un contesto di accesso estremamente limitato all’assistenza sanitaria. E anche laddove venga consentito registrarsi per la vaccinazione, l’assenza di una politica specifica che salvaguardi i dati personali dei migranti senza documenti dall&#8217;essere trasmessi alle autorità di immigrazione, aumenta il rischio di esposizione di questi ultimi all’espulsione anche solo accedendo al servizio sanitario.</p>



<p>Un ulteriore fattore da considerare è la possibilità che le persone senza documenti che riescono a ottenere la vaccinazione non sempre possano ottenere una certificazione COVID digitale. Un primo ostacolo è costituito dal limitato accesso dei migranti alla tecnologia necessaria per ottenere o visualizzare un certificato digitale.&nbsp; Un altro è rappresentato dal fatto che le stesse banche dati sanitarie potrebbero non permettere agli <em>undocumented migrants</em> di ottenere i certificati digitali. In Italia, il codice rilasciato per gli &#8220;Stranieri Temporaneamente Presenti (STP)&#8221;, usato per ottenere assistenza sanitaria, non è sempre riconosciuto dal Ministero della salute come valido per ottenere il &#8220;Green Pass&#8221; necessario per accedere a una serie di spazi e servizi pubblici, compresi i luoghi di lavoro e il transito pubblico. Vi sono poi casi in cui si verificano problemi di comunicazione tra il servizio regionale e quello nazionale tali per cui il codice STP non viene comunicato al Ministero rendendo i migranti impossibilitati alla prenotazione della vaccinazione e al conseguente ottenimento della certificazione verde. Il problema riguarda anche chi per esempio è in Italia da meno di tre mesi e che non può dunque ottenere il tesserino STP. In questi casi, spesso viene consentita la vaccinazione perché molte regioni concedono a tutti l’accesso al vaccino, ma non è garantito l’ottenimento del Green Pass.</p>



<p>Un ulteriore fattore da considerare è legato alle preoccupazioni per la protezione dei dati e i controlli sull&#8217;immigrazione che possono dissuadere le persone senza documenti dal registrarsi per il certificato. Questo infatti complica il panorama dimostrando che anche quando ci sono chiare salvaguardie in atto, le violazioni della sicurezza dei dati possono alimentare le paure esistenti e dissuadere le persone dall&#8217;ottenere il certificato. Della stessa natura sono le preoccupazioni legate all&#8217;aumento della sorveglianza di alcuni spazi. Infatti, la possibilità di controlli di identità effettuati regolarmente a o a campione in alcuni spazi pubblici può aumentare il rischio di maggiore esclusione e discriminazione. Le certificazioni verdi sono infatti accompagnate da controlli di identità. Poiché le persone prive di documenti spesso non possono fornire un&#8217;identificazione e potrebbero non essere in grado di fornire la prova necessaria (anche perché non possono ottenere un certificato di vaccinazione), sono effettivamente esclusi dai servizi pubblici.</p>



<p>In conclusione, nel caso degli <em>undocumented migrants</em>, i certificati di vaccinazione rischiano di essere strumenti non idonei ad incentivare la vaccinazione. Il timore è che questi possano accrescere il divario già esistente a livello sociale e possano limitare il godimento di diritti fondamentali in modi che potrebbero non essere necessari o proporzionali al raggiungimento dei nostri obiettivi di salute pubblica. Il modo più efficace per incrementare l&#8217;accesso e l&#8217;adozione dei vaccini COVID-19 per le persone senza documenti è quello di collaborare con le organizzazioni locali per sviluppare programmi che raggiungano le persone dove sono e affrontare in modo proattivo le barriere sistemiche che devono fronteggiare. La salute pubblica infatti verrebbe rafforzata permettendo ai migranti senza documenti di ricevere informazioni chiare e affidabili sulla pandemia, sui vaccini e sui loro diritti, da fonti di cui si fidano e la nostra resilienza collettiva alle emergenze sanitarie migliorerebbe rimuovendo le barriere sistemiche che incontrano nel sistema sanitario.</p>
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		<title>Per una moratoria immediata sui test anti-satellite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Toller]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Dec 2021 09:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Fredda]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La militarizzazione dell’uso dello spazio sta subendo un’accelerazione negli ultimi dieci anni, con l’acquisizione e la rinascita in&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La militarizzazione dell’uso dello spazio sta subendo un’accelerazione negli ultimi dieci anni, con l’acquisizione e la rinascita in molteplici paesi di tecnologie detenute durante la Guerra Fredda solo da Stati Uniti e Unione Sovietica. Lo scorso novembre la Russia ha condotto l’ennesimo test di un missile anti-satellite (ASAT) contro un proprio satellite di dimensioni ragguardevoli (2 tonnellate) a una quota di 480 km.</p>



<p>Il test russo, così come quelli più recenti di Cina (2007, 865 km), USA (2008, circa 260 km) ed India (2019, 283 km) si sono svolti nella fascia LEO (Low Earth Orbit), che si trova ad un’altitudine rispetto alla superficie terrestre tra i 200 km (quota minima per mantenere un’orbita stabile e non subire eccessivamente la resistenza posta dall’atmosfera) e 1000 km circa. È la quota più popolata di satelliti e in cui sono già presenti milioni di detriti spaziali dovuti a satelliti fuori uso, collisioni accidentali, incidenti, ecc. Ciascuno di questi, anche se grande pochi millimetri, può potenzialmente mettere fuori uso un satellite o danneggiarlo, poiché questo tipo di collisioni avviene a svariati km/s di velocità. I detriti di dimensioni pari ad alcuni centimetri sono tracciati per far sì che nel caso in cui ci sia una certa probabilità di incontro con un satellite operativo, questo possa azionare i propri motori ed evitarlo. Ogni volta che aziona i propri propulsori, il satellite accorcia la propria vita operativa, dato che consuma carburante che sarebbe altrimenti stato utilizzato ai fini della sua missione.</p>



<p>All’aumentare della quota in LEO, l’attrito che l’atmosfera esercita su satelliti o detriti diminuisce fino ad annullarsi a circa 1000 km di quota, questi tendono così a permanere più a lungo in orbita. Infatti, sotto i 200 km di quota la resistenza atmosferica comporta il rientro a Terra (con conseguente distruzione) nell’arco di poche settimane, sui 300-400 km si tratta di mesi, a quote superiori di anni o decenni. Sopra i 1000 km circa, assente l’attrito atmosferico, diventa impossibile per un corpo rientrare naturalmente a Terra. Tant’è che i satelliti in orbita geosincrona, a circa 36000 km di altitudine, prima di essere messi fuori servizio vengono spostati nelle cosiddette orbite cimitero per tenerli separati da quelli attivi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/12/fgd.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="550" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/12/fgd.png" alt="" class="wp-image-2559" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/12/fgd.png 800w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/12/fgd-300x206.png 300w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/12/fgd-768x528.png 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>0-1 Si noti I salti in corrispondenza del 2007 (test ASAT cinese) e 2009 (collisione accidentale Iridium-Cosmos tra satelliti, l’unica finora verificata)</figcaption></figure>



<p>Va comunque notato che un test ASAT, per quanto a bassa quota come il test indiano e USA, ha comportato comunque che alcuni detriti raggiungessero quote più elevate, per quanto decadessero e si disintegrassero nel giro di due anni. Invece, il test cinese del 2007 o quello russo del 2021 hanno portato alla formazione di migliaia di nuovi detriti tracciabili che rimarranno per anni un pericolo per i satelliti attivi, in particolare in una situazione che vede una loro sempre maggiore presenza per via del dispiegamento delle mega-costellazioni, ciascuna delle quali dotata di centinaia o anche migliaia di satelliti. Si tratta di un fenomeno che già di per sé richiederebbe la formazione a livello internazionale di un controllo per il traffico spaziale e relative regole condivise, come già esiste il controllo del traffico aereo.</p>



<p>Preoccupa soprattutto il fatto che le conseguenze deleterie di questi test sono ormai note, e nonostante questo le Forze Armate russe abbiano deciso di condurre il test contro un satellite di dimensioni ragguardevoli (2 tonnellate) adottando per di più limitatissime misure di mitigazione contro la formazione di detriti . La mancata coordinazione tra le Forze Armate Russe e l’agenzia spaziale russa Roscosmos, inoltre, ha fatto sì che non ci sia stato un preavviso per modificare l’orbita della stazione spaziale internazionale ed evitare passaggi ravvicinati con i detriti. Di conseguenza, gli astronauti a bordo della ISS sono stati costretti a salire a bordo delle loro capsule secondo la procedura d’emergenza in caso di possibile impatto con la stazione e depressurizzazione, evento fortunatamente non avvenuto. Lo stesso si è probabilmente verificato a bordo della stazione Tiangong, ma le autorità cinesi per ragioni di opportunità politica non hanno condannato l’accaduto, al contrario di quelle occidentali.</p>



<p>Alla luce di tutto questo, sarebbe opportuno concordare una moratoria immediata sui test ASAT e successivamente un bando a qualunque attività che porti alla perdita di controllo e distruzione di</p>



<p>satelliti, poiché ciascuna collisione aumenta il rischio che se ne verifichino altre e che nasca una reazione a catena che renderebbe molto più complicato l’accesso allo spazio.</p>
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		<title>Belt and Road Initiative: a che punto siamo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federica Roia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 16:31:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Asia-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Belt and Road Initiative]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 23 marzo 2019, l’Italia ha preso parte alla Belt and Road Initiative (BRI) attraverso la firma di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il 23 marzo 2019, l’Italia ha preso parte alla Belt and Road Initiative (BRI) attraverso la firma di un Memorandum of Understanding (MoU) con la Repubblica Popolare Cinese. La BRI è un progetto strategico di sviluppo infrastrutturale di ampio respiro, e per questo anche una manifestazione del nuovo ordine mondiale a stampo cinese. Varie sono state le ragioni che hanno spinto l’Italia, caso unico tra le grandi potenze occidentali, ad aderirvi: non ultima la presenza al governo di Movimento Cinque Stelle e Lega Nord che, freddi nei confronti dell&#8217;alleanza transatlantica e carichi di euroscetticismo, non hanno visto nulla di male nella firma del Memorandum. A due anni dalla firma italiana, a che punto siamo con lo sviluppo delle varie iniziative di cui il MoU doveva costituire il quadro generale?</p>



<p>Si può senza dubbio affermare che il cambio della presidenza statunitense contestualmente alle crescenti tensioni tra Cina e Stati Uniti e allo scoppio della pandemia da COVID-19, abbiano comportato rilevanti conseguenze anche nello sviluppo della BRI. Il primo si è tradotto in un maggiore impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, inclusa l&#8217;Italia, per garantire l&#8217;allineamento delle politiche nei confronti della Cina. Tale intento è stato reso noto anche attraverso il manifesto del Presidente Biden “Build Back Better for the World&#8221; (abbreviato in B3W come a evocare la BRI cinese) lanciato durante il recente G7. Il risultato di questo sforzo si è poi concretizzato nella cancellazione, avvenuta dopo marzo 2019, di una potenziale collaborazione tra l&#8217;Agenzia Spaziale Italiana e la China National Space Administration per costruire moduli abitativi per la stazione spaziale cinese Tiangong. Nella stessa direzione e in linea con le misure adottate all’interno di altri paesi dell&#8217;UE, s’inquadra la limitazione della possibilità di Huawei di partecipare allo sviluppo della rete 5G italiana. È bene sottolineare che nessuno dei due esempi citati fa diretto riferimento al MoU del 2019, vanno piuttosto interpretati come manifestazioni del cambiamento della posizione italiana nei confronti della collaborazione con entità cinesi, sia pubbliche sia private, in seguito alla pressione degli Stati Uniti. Il secondo elemento da considerare è lo scoppio della pandemia da COVID-19. Il 2020 doveva essere un anno importante per i rapporti tra Italia e Cina: parte degli accordi firmati si sarebbe dovuta concretizzare e nello stesso anno si sarebbe dovuto celebrare il 50° anniversario delle loro relazioni diplomatiche e l&#8217;Anno del Turismo Italia-Cina, ora rimandato al 2022. Merita menzione anche il mutamento del governo italiano che, nel settembre 2019, ha visto il Movimento 5 Stelle essere affiancato dal Partito Democratico (PD). La nuova coalizione, benché non pregiudizialmente ostile alla Cina, ha adottato un approccio volto a ricollocare l&#8217;Italia nei suoi tradizionali sistemi di alleanze. Nella stessa direzione guarda l’attuale premier Draghi che, nel corso del G7, ha ribadito la necessità di un riesame del MoU, suggerendo un approccio più cauto nei confronti della Cina.</p>



<p>Per completezza d’analisi, è bene esaminare i recenti rapporti tra Italia e Cina per capirne la natura e la rilevanza ai fini della BRI. Con riferimento ai MoU firmati nel 2019 tra i porti di Genova e di Trieste con la China Communications Construction Company (CCCC), si può certamente affermare che non ci siano stati notevoli sviluppi nelle collaborazioni in questo settore e sembra che non ce ne saranno in futuro. Il nuovo terminale BRI di Vado Ligure, vicino a Genova, è il risultato di un accordo che precede il MoU del marzo 2019 poiché risale alla creazione della joint venture APM Terminals Vado Ligure S.p.A. avvenuta nel 2016. Altri esempi di rapporti già esistenti e formalizzati con la firma del MoU a marzo 2019 sono quelli di Cassa Depositi e Prestiti, Eni e Intesa Sanpaolo con controparti cinesi come Bank of China e la città di Qingdao. Infine, un MoU di notevole successo è stato quello siglato tra l&#8217;agenzia di stampa italiana Ansa e la sua controparte cinese Xinhua. Nonostante il rapporto preceda anch’esso la firma del MoU del 2019, solo dopo marzo dello stesso anno, sono state inserite all’interno del sito dell&#8217;Ansa le notizie di Xinhua tradotte in italiano ed etichettate come Xinhua News. Come emerge dall’analisi, dunque la maggior parte di questi accordi è il risultato di collaborazioni precedenti il 2019 e che di conseguenza avrebbero interessato l’Italia anche senza la sua adesione alla BRI, con alcune eccezioni. Inoltre, se la BRI viene analizzata unicamente come un progetto di connettività e infrastrutture, solo un paio di esempi riportati può essere ricondotto a essa. A tal proposito, si può affermare che la firma di accordi paralleli al MoU e riguardanti altri settori di interesse, sia legata al reale significato che la BRI assume per la Cina e per l’Italia: essa rappresenta il risultato della strategia onnicomprensiva cinese volta a identificare la relazione tra un paese &#8211; l’Italia &#8211; e la Cina stessa. Abbiamo assistito a una manifestazione di tale intento anche in piena emergenza sanitaria, con l’avvio della “diplomazia delle mascherine” da parte della Cina nei confronti dell’Italia. La BRI ha così assunto un valore più politico – simbolico che economico posto che sono stati pochi i risultati che essa finora ha portato al settore marittimo-infrastrutturale italiano.</p>
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		<title>Cosa legge Mondodem a Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 13:37:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con Natale alle porte, ecco i nostri consigli sui libri da leggere o regalare tra saggi, politica, società,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con Natale alle porte, ecco i nostri consigli sui libri da leggere o regalare tra saggi, politica, società, economia e tanti altri:</p>



<h5 id="i-libri-di-lia" class="wp-block-heading">I libri di Lia </h5>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="536" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-1024x536.jpg" alt="" class="wp-image-2307" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-1024x536.jpg 1024w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-300x157.jpg 300w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-768x402.jpg 768w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Red Mirror</strong> di Simone Pieranni, <strong>Nella testa del dragone</strong> di Giada Messetti, <strong>L’ombra del nemico</strong> di Marta Serafini e <strong>Capitalism Alone</strong> di Branko Milanovic.</p>



<h5 id="i-libri-di-michelangelo" class="wp-block-heading">I libri di Michelangelo</h5>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy.png"><img decoding="async" width="1024" height="536" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy-1024x536.png" alt="" class="wp-image-2306" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy-1024x536.png 1024w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy-300x157.png 300w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy-768x402.png 768w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Sei valigie</strong> di Maxim Biller, <strong>Speculative Realism</strong> di Graham Harman, <strong>Babylone</strong> di Yasmina Reza, <strong>Native Tounge</strong> di Suzette Haden Elgin</p>



<h5 id="i-libri-di-giovanni" class="wp-block-heading">I libri di Giovanni</h5>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy6.png"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="536" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy6-1024x536.png" alt="" class="wp-image-2312" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy6-1024x536.png 1024w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy6-300x157.png 300w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy6-768x402.png 768w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy6.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Governare il vuoto</strong> di P. Mair, <strong>La rivoluzione antiliberale </strong>di I. Krastev, S. Holmes, <strong>Una terra promessa</strong> di Barack Obama e <strong>Fratelli tutti</strong> di Papa Francesco.</p>



<h5 id="i-libri-di-nicoletta" class="wp-block-heading">I libri di Nicoletta</h5>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy3.png"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="536" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy3-1024x536.png" alt="" class="wp-image-2310" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy3-1024x536.png 1024w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy3-300x157.png 300w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy3-768x402.png 768w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy3.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Middle England</strong> di Jonathan Coe, <strong>L’ottava vita</strong> di Nino Haratischwili e <strong>Una Terra Promessa</strong> di Barack Obama</p>



<h5 id="i-libri-di-riccarda" class="wp-block-heading">I libri di Riccarda</h5>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy4.png"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="536" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy4-1024x536.png" alt="" class="wp-image-2309" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy4-1024x536.png 1024w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy4-300x157.png 300w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy4-768x402.png 768w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy4.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Diario di un curato di campagna</strong> di Georges Bernanos, <strong>Futuristi in politica</strong> di Emilio Gentile, <strong>Bella e perduta: l&#8217;Italia nel risorgimento</strong> di Lucio Villari.</p>



<h5 id="i-libri-di-luca" class="wp-block-heading">I libri di Luca</h5>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy5.png"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="536" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy5-1024x536.png" alt="" class="wp-image-2308" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy5-1024x536.png 1024w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy5-300x157.png 300w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy5-768x402.png 768w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/12/Weihnachten1-Copy5.png 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Una terra promessa</strong> di Barack Obama, <strong>Leadership: Lessons from the presidents for turbulent times</strong> di Doris kearns Goodwin, <strong>1913 &#8211; Der Sommer des Jahrhunderts</strong> di Florian illies e <strong>L’Italia come storia: primato, decadenza</strong> di Benigno e Mineo.</p>
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		<title>Gli ammortizzatori sociali e le politiche attive: la riforma che ci serve</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2172/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2020 16:59:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Riforme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le settimane drammatiche del picco della pandemia hanno impresso nei nostri occhi le immagini dell&#8217;emergenza sanitaria e le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le <strong>settimane drammatiche</strong> del picco della pandemia hanno impresso nei nostri occhi le immagini dell&#8217;emergenza sanitaria e le inevitabili ricadute economiche aggravate non solo dal lockdown, ma anche dalla lentezza e dalla difficoltà di garantire a tutti l&#8217;aiuto promesso dallo Stato, primariamente la <strong>Cassa Integrazione in deroga</strong>.</p>



<p>Problemi che hanno accentuato la necessità di mettere ordine nella complicata sfera degli <strong>ammortizzatori sociali</strong>, privilegiando – finalmente &#8211; il reinserimento dei lavoratori nel mercato del lavoro e non solo la conservazione del loro reddito.</p>



<p>E quale il momento migliore per ripensare gli strumenti di protezione e le politiche attive se non questo, nel quale si progetta il rilancio dell&#8217;Italia?</p>



<p>Com&#8217;è noto, nei prossimi mesi si metteranno in cantiere una serie di riforme strutturali  da portare ai tavoli europei nel quadro del programma <strong>Next Generation Eu</strong>.</p>



<p>Nel delineare le linee guida al <strong>Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza</strong>, il Governo ha indicato riforme e interventi da adottare per il mercato del lavoro che avranno l&#8217;obiettivo di rilanciare l&#8217;occupazione, <strong>investire nella formazione e uniformare gli strumenti di sostegno al reddito</strong>.</p>



<p>Lasciando da parte questioni meramente fiscali che riguardano la<strong> riduzione del cuneo e la decontribuzione</strong>, in questa analisi sarà posta l&#8217;attenzione sugli interventi necessari per riformare la galassia degli ammortizzatori sociali e rendere più incisive e concrete le politiche attive del lavoro.</p>



<p>Per quanto concerne gli strumenti di sostegno al reddito, acclarato il bisogno di continuare a garantire <strong>un reddito ai lavoratori in difficoltà nei prossimi mesi</strong> ( anche grazie a SURE), un cantiere per la riforma degli ammortizzatori sociali è già in piedi al Ministero del Lavoro e dovrebbe portare alla tanto attesa riforma degli ammortizzatori sociali e alla nascita di una misura universale di sostegno al reddito. Ma con una novità, o meglio, con un diverso approccio, necessario e non più differibile: il nuovo ammortizzatore sociale mira a un&#8217;orizzonte più ampio, ovvero <strong>accompagnare il lavoratore nel reinserimento lavorativo attraverso un&#8217; ampliamento delle sue competenze.</strong></p>



<p>L&#8217;obiettivo è superare la storica tendenza italiana che porta unicamente a proteggere il reddito del lavoratore e la conservazione del posto  (vedi Naspi, Cassa integrazione e Mobilità) e studiare forme di reinserimento nel mercato del lavoro più incisive, forme che portino il lavoratore ad <strong>utilizzare il tempo di disoccupazione o Cassa Integrazione per formarsi e trovare altre opportunità lavorative.</strong></p>



<p>Essenziale è creare un percorso che <strong>accompagni il lavoratore nelle varie fasi</strong>, dalla perdita del lavoro alla scelta di un percorso formativo per riqualificarsi e alla ricerca di una nuova occupazione. Percorso che – oltre a considerare il bagaglio di conoscenze e esperienze del lavoratore – lo porti a misurarsi con le nuove professionalità ed esigenze del mercato, in una vera correlazione tra politiche passive e attive.</p>



<p>Le proposte del <strong>Ministro del lavoro Catalfo</strong> prevedono già dal Decreto Rilancio alcune misure che vanno i questa direzione, come l&#8217;istituzione del Fondo nuove competenze, un fondo che permetterà ad alcuni lavoratori di ridurre l&#8217;orario di lavoro e frequentare corsi di formazione senza perdere parte della retribuzione.</p>



<p>Ma non è sufficiente, non nel contesto che ci attende e non nel momento di programmare con uno sguardo lungimirante e a lungo termine il paese che verrà.</p>



<p>La <strong>fine del blocco dei licenziamenti</strong> a fine anno, ci metterà di fronte a una crisi sociale e occupazionale drammatica.</p>



<p>Occorrerà continuare a garantire il <strong>sostegno al reddito dei lavoratori </strong>che perderanno il loro lavoro ma anche cambiare la mentalità italiana che predilige l&#8217;assistenza e la protezione senza nessuna forma di riqualificazione e reinserimento grazie a politiche attive incisive.</p>



<p>E qui, nel quadro delle riforme necessarie per studiare il rilancio del paese, un ripensamento delle Politiche attive è essenziale. Inquadrate nella Strategia Europea per l&#8217;Occupazione, gli interventi di Politiche attive in Italia non brillano per performance.</p>



<p>L&#8217;esperienza del Reddito di cittadinanza, con <strong>circa il 2% di beneficiari che ha trovato un impiego lo testimonia</strong>. Centri per l&#8217;Impiego che non funzionano, poca sinergia tra Agenzie regionali, Enti formatori e aziende, difficoltà a incrociare domanda e offerta di lavoro. Quando il lavoro c&#8217;è..</p>



<p>Ed è <strong>questo il tasto dolente</strong>.</p>



<p>I prossimi mesi ci consegneranno una <strong>realtà difficile</strong>, con migliaia di persone che avranno perso il lavoro, un lavoro che non tornerà più nelle forme pre-Covid.</p>



<p>In quel momento bisognerà <strong>farsi trovare preparati </strong>e sarà fondamentale investire sulla formazione  creando nuove figure professionali, non solo riqualificando quei lavoratori che hanno perso il lavoro a causa della pandemia, ma andando a cercare le persone escluse dal mercato già da tempo (donne – soprattutto al sud, e over 50)  per avvicinarle alle nuove opportunità che gli<strong> investimenti pubblici</strong> offriranno nel settore dell&#8217;economia circolare, del turismo sostenibile, dell&#8217;agricoltura e del digitale, mettendo in piedi progetti e sinergie tra comuni, enti di formazione e aziende.</p>



<p>In quest&#8217;ottica, il  Next Generation Eu ci offre <strong>una chance storica</strong> per pensare e formare nuove professionalità da inserire nei progetti di rilancio della nostra economia.</p>
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		<title>Elezioni europee in tempi Covid19: il caso polacco</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2126/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Teresa Coratella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Covid19]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il secondo turno delle elezioni presidenziali in Polonia, atteso per il 12 luglio, costituisce un momento topico per&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il <strong>secondo turno delle elezioni presidenziali in Polonia</strong>, atteso per il 12 luglio, costituisce un momento topico per la storia del paese. I cittadini polacchi sceglieranno tra due percorsi ben differenti, confermando lo status quo o ribaltando totalmente il quadro politico del paese.</p>



<p>Il primo turno ha visto il Presidente uscente e rappresentante del partito di governo PiS <strong>Andzrej Duda ottenere il 43,7% dei voti</strong>; seguito dal più liberale e candidato del PO (Piattaforma Civica), sindaco di Varsavia <strong>Rafał Trzaskowski con il 30,3%</strong>. Interessante per il panorama politico polacco, caratterizzato da forte tradizionalismo, la new entry <strong>Szymon Hołownia</strong>, noto ed amato volto della televisione privata polacca il quale, con un <strong>13,87% dei voti</strong>, è riuscito a piazzare il proprio partito Polonia2050 al terzo posto ed a trovare un collocamento nella sempre più lunga lista di volti televisivi convertitisi a leader politici, come già nei recenti casi italiano, americano ed ucraino.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-5326b1f1" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-5326b1f1"><span id="il-ruolo-della-chiesa-e-la-distribuzione-geografica-del-voto">Il ruolo della chiesa e la distribuzione geografica del voto</span></h5>



<p>I sondaggi pre-voto sono ancora molto incerti ed influenzati da due componenti determinanti per comprendere la politica polacca dalla caduta del Comunismo ad oggi: <strong>il ruolo della Chiesa e la distribuzione geografica del voto</strong>. L’attuale governo, come anche il partito alla guida, godono di un sostegno mai concesso dalla Chiesa polacca ai governi guidati da Piattaforma Civica, per il modo in cui il populista Diritto e Giustizia ha fatto proprie posizioni, istanze e dogmi che la chiesa polacca non accetterà mai di riformare, in primis la questione dell’aborto, i diritti LGBT ed il ruolo tradizionalista e conservatore della famiglia nella società contemporanea.</p>



<p>La distribuzione territoriale del voto sarà altresì determinante per l’esito elettorale. <strong>La capitale Varsavia, i poli universitari, i grandi centri urbani ed industrializzati guardano ad Ovest ed a Bruxelles</strong>, sostenendo il candidato liberale Traszkowski; <strong>le grandi aree rurali-orientali ed i piccoli centri che le popolano guardano più al passato ed allo status quo</strong> rappresentato dal Presidente Duda e dal leader di partito Kaczynski: posizione socialmente comprensibile se si considerano le grandi spartizioni, annessioni ed occupazioni straniere che hanno colpito quell’area della Polonia per secoli.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-7a26168d" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-7a26168d"><span id="la-peculiare-posizione-polacca-vis-a-vis-bruxelles">La peculiare posizione polacca <strong>vis-à-vis Bruxelles</strong></span></h5>



<p>Contestualizzate attraverso la lente europea, le elezioni presidenziali polacche potrebbero determinare se la Polonia vorrà più Europa, oppure più nazionalismo e meno europeismo. <strong>La posizione polacca vis-à-vis Bruxelles è davvero peculiare e costituisce un caso a sé nell’attuale contesto europeo</strong>. Da una parte, i cittadini polacchi hanno scelto di essere rappresentati da un governo fortemente euroscettico. Dall’altra, come dimostra un <a href="https://www.ecfr.eu/publications/summary/together_in_trauma_europeans_and_the_world_after_covid_19">recente studio ECFR</a>, i polacchi vorrebbero comunque più Europa nel gestire le crisi europee e maggiore integrazione europea come pilastro per la ricostruzione europea post-Covid19.</p>



<p>Durante la fase più acuta della pandemia, infatti, solamente il 17% ha visto nell’UE un valido alleato nella gestione della crisi (anche se, va detto, anche il governo di Varsavia ha raccolto una fiducia altrettanto bassa). Tuttavia, guardando alla fase di ripresa dalla pandemia, i dati polacchi si ribaltano, confermando un trend pan-europeo riscontrato in quasi tutti dei 9 paesi in cui ECFR ha condotto i propri sondaggi: <strong>il 46% dei polacchi vede le istituzioni europee come pilastro principale a cui far riferimento, mentre solo il 20% crede che la Polonia possa fare affidamento su sé stessa.</strong></p>



<p>Interessanti per il caso polacco è come i polacchi guardano alle proprie istituzioni come garanti nazionali: <strong>solo il 29% vorrebbe il ritorno di alcuni poteri a livello nazionale; solo il 28% vorrebbe rafforzare i poteri del Primo Ministro e del governo, con un 44% contrario.</strong></p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-b19d3b53" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-b19d3b53"><span id="tra-voglia-di-cambiamento-e-il-mantenimento-dello-status-quo">Tra voglia di cambiamento e il mantenimento dello status quo</span></h5>



<p>Dai dati emerge una voglia di cambiamento, soprattutto tra i giovani, che però non trova prospettive ed alternative. <strong>La politica polacca è governata da decenni da partiti tradizionalisti e radicati nel territorio e da figure politiche che faticano a lasciare il proprio testamento politico alle nuove generazioni</strong>, come nel caso dello stesso Kaczynski. Poche le eccezioni e novità, come il già citato Holownia; oppure la Primavera di Robert Biedron il quale, dopo il forte slancio alle elezioni europee del 2019, non è tuttavia riuscito a veicolare il suo messaggio progressista, europeista, inclusivo e pro-diritti civili, piazzandosi ultimo nella corsa presidenziale con il <a href="https://www.politico.eu/europe-poll-of-polls/poland/">2,2% dei voti</a>.</p>



<p>Qualunque sarà il risultato del 12 luglio, sono già <strong>molte le sfide che attendono di essere affrontate</strong>. Alcune di esse riguardano il contributo che la Polonia vorrà dare a dossier di estrema importanza per il processo di integrazione europeo. Tra questi<strong> cambiamento climatico e politiche ambientali </strong>nel contesto del New Green Deal; <strong>redistribuzione dei fondi europei </strong>alla luce del Recovery Fund; la <strong>questione migratoria</strong>&nbsp; su cui la posizione polacca pone seri ostacoli; il <strong>sistema di sicurezza e difesa europei </strong>alla luce dell’allontanamento statunitense; il <strong>posizionamento all’interno delle alleanze europee</strong>, con un attenzione speciale a come Varsavia vorrà gestire i rapporti con Washington e Mosca; la <strong>collaborazione con Berlino nel contesto della Presidenza tedesca</strong>, importante come mai in passato per guidare l’Europa fuori dal tunnel Covid19.</p>



<p>Nel breve periodo, la questione democratica e dello stato di diritto costituisce il dossier più urgente da gestire. Le modalità con cui la Polonia deciderà di dialogare e collaborare con Bruxelles su questi temi determineranno il modo in cui essa verrà vista e considerata in Europa. Vi è molto parlare di <strong>un rischio di “orbanizzazione” della Polonia</strong>, nel caso i cittadini polacchi scelgano di confermare Duda come Presidente. Tuttavia, guardando ai dati ECFR sulle preferenze dei cittadini polacchi, vi potrebbero essere le condizioni per cui, in caso di conferma dell’attuale Presidente, il conservatorismo politico si scontrerà necessariamente con maggiore europeismo dei cittadini. Si potrebbe cominciare a parlare di un caso polacco a sé, con caratteristiche del tutto diverse da quello ungherese. Nel caso invece vinca il candidato Trzaskowski, la strada potrebbe rivelarsi altrettanto ripida. Si delineerà infatti uno scenario nazionale in cui il paese potrebbe ulteriormente spaccarsi, con un rafforzamento dell’attuale divisione Pis-PO che vedrà l’attuale governo in carica fino al 2023 ed un nuovo Presidente, opposto all&#8217;esecutivo, al vertice del paese fino al 2025.</p>
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		<title>Il pelo nell’uovo di Colombo</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2115/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Eliodori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2020 08:35:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Black Lives Matter]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 20 giugno, il presidente Donald Trump ha tenuto il suo primo raduno elettorale in vista delle elezioni&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Sabato 20 giugno, il<strong> presidente Donald Trump</strong> ha tenuto il suo <strong>primo raduno elettorale in vista delle elezioni del 4 novembre</strong> di quest’anno, a Tulsa (Oklahoma). In realtà, il comizio avrebbe dovuto tenersi il giorno precedente, il cosiddetto “Juneteenth”, la festività che ricorda l’anniversario dell’abolizione della schiavitù nel 1865, ma è stato posticipato al giorno successivo a causa delle polemiche scatenate. Questa ‘coincidenza’ temporale controversa si sommava ad un’altra coincidenza spaziale. Infatti, Tulsa, tra i mesi di maggio e giugno del 1921, fu il luogo di un orrendo massacro ai danni della fiorente comunità afroamericana. <strong>L’evento è stato un flop</strong>, l’arena mezza vuota ben visibile nelle foto (in tutto diciannovemila posti), quando invece gli organizzatori si aspettavano tra le 800mila e 1 milione di persone. <strong>Le motivazioni di questa brutta figura sono molteplici</strong>: la paura della diffusione del virus, i giovani che su Tik Tok hanno prenotato in massa senza presentarsi, l’ambiguità della scelta di luogo e data – per Trump un modo per celebrare il lavoro fatto per gli afroamericani, per gli oppositori un <a aria-label="undefined (apri in una nuova scheda)" href="https://www.washingtonpost.com/politics/with-kung-flu-thugs-and-our-heritage-trump-leans-on-racial-grievance-as-he-reaches-for-a-campaign-reset/2020/06/21/945d7a1e-b3df-11ea-a510-55bf26485c93_story.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltraggio alla memoria</a>. <strong>A partire dall’episodio della morte di George Floyd a Minneapolis</strong>, proteste pacifiche ma anche scontri hanno scosso gli Stati Uniti, alimentando un dibattito sul razzismo sistemico e sull’inclusione sociale che ha raggiunto anche l’Italia. Si tratta di uno spunto interessante per analizzare quanto l’unità e l’identità di un paese siano essenziali per mettere in atto politiche efficaci, di cui c’è estremo bisogno nel mezzo di una pandemia globale.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-373f52fa" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-373f52fa"><span id="lidentita-nazionale-tra-dibattiti-e-discussioni">L&#8217;identità nazionale tra dibattiti e discussioni</span></h5>



<p><strong>Il tema dell’identità di una nazione è sempre in discussione nelle democrazie</strong>, che sulla pluralità interpretativa della nozione di ‘bene comune’ fondano la propria dialettica, con sfumature che vanno ad incidere sul senso profondo dello Stato, definendo i suoi simboli caratterizzanti. Da sinistra, ad esempio, ci stupiscono le differenze che esistono sulla concezione di apertura della democrazia e dei diritti, ma ancora più essenziale è riflettere sui temi trasformativi. Ovvero, su come si afferma e perché una determinata lettura e che impatto può avere sul progresso – o regresso – sociale. <strong>Le nostre comunità politiche sono fondate sulla convivenza di due elementi</strong>: continuità e progresso che, se bilanciati, portano ad uno sviluppo che oggi definiremmo sostenibile. Un equilibrio labile che può rompersi quando la storia porta a strappi che generano un conflitto fra questi due termini della realtà: riforma e controriforma, rivoluzione e restaurazione. <strong>L’osservazione degli eventi che stanno sconvolgendo sia il mondo sia la nostra quotidianità attraverso il filtro dei termini teorici</strong>, ci aiuta a raffreddare il nostro punto di vista, permettendoci una prospettiva relativamente più distaccata.</p>



<p>È proprio in questa prospettiva che le manifestazioni iniziate negli Stati Uniti ed esportate <strong>in Europa assumono un significato più complesso che scavalca la semplice influenza culturale e la solidarietà</strong>, installandosi nella capacità anticipatoria di quel contesto. Infatti, sebbene in Italia le manifestazioni sotto il cappello di Black Lives Matter siano state espressione di una minoranza &#8211; mentre negli USA si tratta di un movimento ben più consistente – hanno generato un importante <strong>dibattito che va dalla tragedia delle morti nel mediterraneo alla statua di Indro Montanelli a Milano</strong>. Questo dibattito ha stimolato riflessioni tutt’altro che minoritarie nel Paese, con implicazioni spinose proprio per l’interpretazione di quell’identità nazionale espressa in dialettica dalle democrazie. A questa dialettica ontologica si ricollegano <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2020/jun/15/joe-biden-race-reforms-democrat-seizes-moment" target="_blank" aria-label="undefined (apri in una nuova scheda)" rel="noreferrer noopener">le parole del candidato democratico</a> alla presidenza degli Stati Uniti,<strong> <a href="https://www.mondodem.it/osservatori/elezioni-usa-2020/elezioni-usa-2020-le-difficolta-che-devono-affrontare-i-democratici/" target="_blank" aria-label="undefined (apri in una nuova scheda)" rel="noreferrer noopener">Joe Biden</a></strong>, che qualche giorno fa ha detto:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>“Questa è una battaglia per l’anima dell’America. Chi siamo? Chi vogliamo diventare? Come vediamo noi stessi? E come pensiamo che dovremmo essere?”</em></p></blockquote>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-69784c1e" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-69784c1e"><span id="la-diatriba-sui-monumenti-che-riguarda-anche-cristoforo-colombo">La diatriba sui monumenti che riguarda anche Cristoforo Colombo</span></h5>



<p>Dopo anni di <em>identity politics</em> e polarizzazione kafkiana, esacerbate dalla presidenza di Donald Trump negli USA e dal populismo in Europa, definire le cose che abbiamo in comune è molto difficile. <strong>Il riconoscimento pubblico delle differenze, e di ciò che tali differenze comportano, è utile a far sì che la collettività adotti delle misure adeguate a rispondere alle esigenze degli individui</strong>. Dall’altro lato, può portare ad un ragionamento per compartimenti stagni, come sistemi chiusi, stimolando la balcanizzazione delle comunità politiche quando, invece di includere, esclude. Se sulle policy da mettere in atto si possono più facilmente trovare compromessi, è proprio sui simboli che si determina lo scontro, poiché oggi sono sempre più interpretati in un’ottica soggettiva o di gruppo. Da qui la diatriba sui monumenti a <strong>Cristoforo Colombo</strong>, che coinvolge indirettamente anche l’Italia attraverso l’importante comunità italo-americana negli USA. Sebbene Colombo non possa essere imputato direttamente di schiavismo, è stato incluso già da tempo, da una parte del movimento, tra i simboli dell’imperialismo e dell’oppressione. L’espiazione di questo peccato originale, che affonda le proprie radici nella storia statunitense, riguarda in realtà tutto l’occidente e, dal punto di vista politico, è tremendamente difficile da gestire, soprattutto per le sinistre. Se, da un lato, Trump gioca sul sentimento di accerchiamento da parte dei bianchi, sul rigetto del senso di colpa rispetto alle azioni dei loro predecessori, sul rifiuto di mettere in discussione la propria identità e sulla frustrazione per <a aria-label="undefined (apri in una nuova scheda)" href="https://www.theguardian.com/society/2018/mar/01/how-americas-identity-politics-went-from-inclusion-to-division" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’impossibilità di rivendicarla anche parzialmente</a>, dall’altro lato, ancora orfani della leadership di Obama, i democratici americani sono chiamati a mettere in atto un’agenda ancora più coraggiosa.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-d40f9a2a" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-d40f9a2a"><span id="il-fallimento-della-policy">Il fallimento della policy </span></h5>



<p>Nel 2004, alla Convention democratica dove si fece notare per la prima volta, <strong>Barack Obama</strong> disse che <em>“Non esiste un’America nera e un’America bianca, un’America latina e un’America asiatica, esistono gli Stati Uniti d’America.”</em> Oggi sembra impossibile pensare ad un messaggio unitario di questo tipo, senza che nessuno dei gruppi citati si senta minacciato nella riconoscibilità della sua esistenza. Donald Trump sa che questo è un punto debole per i Dem, da cui immagina di poter trarre vantaggio, dipingendoli come sotto scacco della sinistra radicale. <strong>Il bisogno che ha il partito democratico statunitense di definire un messaggio più efficace su questi temi</strong>, è lo stesso anche dal lato europeo dell’Atlantico, aggravato da una pandemia globale in corso, in cui i cittadini hanno bisogno di risposte estremamente concrete contro la povertà e la marginalizzazione sociale. L’identità collettiva passa attraverso i filtri dell’identità individuale, valori e principi attraverso cui si dà senso alla realtà, perciò le politiche che si mettono in atto per risolvere i problemi variano da <em>policymaker</em> a <em>policymaker</em>. Per Trump, ad esempio, il razzismo e la violenza non sono problemi sistemici, sono sufficienti misure accessorie come l’eliminazione della presa al collo – la famigerata Knee-on-neck che ha ucciso George Floyd &#8211; da parte della polizia. <strong>Se l’interpretazione fallisce, anche la policy fallisce</strong>.</p>



<p>In questo senso, l’identità collettiva è una proiezione di come noi leggiamo la nostra realtà e da cui, quindi, derivano le risposte che daremo a quelle domande, a quei bisogni, che siamo in grado di intuire e rappresentare. Perché è questo il compito di una democrazia rappresentativa. Se tra queste domande e le loro risposte si insinua un dilemma di incoerenza narrativa, il risultato sarà intuitivamente di disturbo e rischia di mettere in crisi l’efficacia della campagna elettorale in atto; come una nota fuori posto, uno scontro sulla narrativa del ‘noi’ che sembra essere solo all’inizio, un pelo nell’uovo di Colombo.</p>
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		<title>Il ritorno del welfare nell’Europa che verrà</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2029/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 14:09:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poco più di trent’anni fa l’allora Primo Ministro britannico Margaret Thatcher veniva intervistata per il periodico Woman’s Own.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Poco più di trent’anni fa l’allora <strong>Primo Ministro britannico Margaret Thatcher </strong>veniva intervistata per il periodico <em>Woman’s Own</em>. L’intervista viene ricordata principalmente per la famosa frase che ha, per molti versi, simboleggiato l’epoca che ha visto la Lady di ferro come una dei protagonisti: “<em>There is no such thing as a society; there are individual men and women</em>” – in risposta  a chi si rivolgeva alla società, allo Stato,  per ottenere servizi di previdenza e assistenziali.</p>



<p>Questo <strong>paradigma sociale e economico</strong>, già messo in discussione negli ultimi anni, sembra destinato a tramontare definitivamente in una fase come quella che stiamo vivendo, dove più che mai è emersa <strong>la necessità di uno Stato e di una collettività forte per fronteggiare la pandemia e la crisi economica che ne conseguirà</strong>, a livello sia nazionale che europeo.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-fe06d9f7" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-fe06d9f7"><span id="welfare-una-necessita-da-garantire-con-misure-straordinarie">Welfare: una necessità da garantire con misure straordinarie</span></h5>



<p>In questi mesi abbiamo visto un susseguirsi di proposte in Europa e nel nostro Paese che avranno conseguenze non solo dal punto di vista economico ma anche politico: <strong>è rientrato nell&#8217;immaginario collettivo un discorso sul welfare come necessità da garantire ai propri cittadini, specialmente per quanto riguarda ambiti quali la sanità e il lavoro</strong>. Come rispondere a queste domande è il terreno su cui si giocherà la grande sfida dei prossimi anni, in particolare per la ripartizione delle competenze che avverrà fra Stati nazionali e Unione Europea. Una ripartizione che porterà al delinearsi dell’Europa che verrà, in base alle scelte che gli Stati membri faranno su questi temi.</p>



<p>Nel giro di due mesi sono state introdotte <strong>misure che prima della pandemia sembravano quasi impossibili</strong>: un MES senza condizionalità per sostenere le spese sanitarie, la promozione e i finanziamenti per la ricerca per i trattamenti medici contro il virus, la creazione di un sistema di cassa integrazione a livello europeo a beneficio dei lavoratori dei settori più colpiti, l’allargamento del <em>quantitative easing</em> operato dalla BCE, i prestiti alle imprese garantiti dalla BEI e la sospensione  del patto di stabilità previsto nei Trattati. La proposta certamente più ambiziosa è quella legata al c.d. <em>Recovery Fund</em>, un fondo garantito dal bilancio dell’Unione Europea con lo scopo di emettere titoli obbligazionari, che in questi giorni è in corso di definizione per quanto riguarda l’ammontare e le modalità di utilizzo. </p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-aa6a08b0" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-aa6a08b0"><span id="leuropa-e-limportanza-di-un-welfare-comunitario">L&#8217;Europa e l&#8217;importanza di un welfare comunitario</span></h5>



<p>Sul tavolo c’è un’azione coordinata dell’Unione, che sembra intenzionata a reagire in maniera radicalmente diversa a questa crisi rispetto a quelle che l’hanno preceduta, come ad esempio la crisi finanziaria del 2008. Attraverso l’approvazione di queste misure di finanziamento e sostegno in vari ambiti – da quello più strettamente sanitario a quello lavorativo e di supporto all’economia – lo scenario europeo che ci troviamo di fronte è cambiato. Spesso l’Europa è stata accusata di essere un mero mercato comune e di non perseguire nella realtà dei fatti gli obiettivi di protezione dei diritti e solidarietà fra i popoli che hanno ispirato la sua fondazione: le misure sopracitate sembrano tracciare un percorso ancora non battuto a livello europeo, che potrebbe portare a una maggiore integrazione e connessione fra gli Stati membri.</p>



<p><strong>Il tema del welfare è essenziale in questa fase</strong>: garantendo ai cittadini quanto è necessario per fronteggiare questo periodo storico incerto e difficile, si potrà costruire una società e un’Europa più equa per chi la vive a livello politico, sociale e civile. Questa impostazione è legata a doppio filo con una visione del mondo che ha guidato il progetto europeo fin dal suo inizio: il rifiuto categorico delle dittature della prima metà del Novecento e la volontà di fornire ai propri cittadini uno spazio democratico in cui essi possano trovare la loro piena espressione e realizzazione.</p>



<p>Per rispondere idealmente alla citazione di Margaret Thatcher all’inizio di questo articolo, sceglieremmo sicuramente la frase del Presidente Pertini, che ci pare molto più attuale per i tempi che stiamo vivendo:<em><strong> “Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, così come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.”</strong></em> Una frase che ci ricorda come i valori fondamentali di libertà ed uguaglianza che hanno ispirato la fondazione dell’Unione possano essere anche quelli che la guideranno in questa nuova era politica.</p>
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		<title>Osservatorio Brexit, Speciale: Focus Coronavirus</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2000/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Leonardo De Agostini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2020 11:28:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatori]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa breve analisi si concentra sull’impatto dell’emergenza Covid-19 sui negoziati in corso fra UE e Regno Unito per&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Questa breve analisi si concentra <strong>sull’impatto dell’emergenza Covid-19 sui negoziati in corso fra UE e Regno Unito</strong> per stabilire i dettagli della futura relazione post Brexit. Nonostante l’iniziale volontà di entrambe le parti di procedere con i negoziati anche durante l’epidemia, pare ormai evidente che le condizioni necessarie per un lavoro <em>business as usual</em> siano venute meno. Quali sono le possibili ripercussioni di questa interruzione? Londra potrebbe cambiare atteggiamento dopo l’aver affrontato un’emergenza globale di tale portata con un piede fuori dall’architettura UE? Si rafforza il rischio <em>no deal</em>?</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-fb5ca552" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-fb5ca552"><span id="i-vari-round-dei-negoziati">I vari round dei negoziati</span></h5>



<p>Il primo round di negoziati, a marzo, si era chiuso con le dichiarazioni del capo negoziatore UE Michel Barnier secondo cui erano emerse <em><strong>“serie divergenze”</strong></em> con le controparti britanniche. Da allora sono passate diverse settimane senza progressi, data l’ovvia priorità dell’elaborazione di contromisure da attuare per l’emergenza sanitaria. Inoltre, come riportato da <a href="https://www.politico.eu/article/eu-trade-chief-uk-preparing-to-blame-coronavirus-for-brexit-fallout/">Politico.eu</a>, i primi tentativi di negoziati in videoconferenza sono stati rallentati sia dai dubbi di diversi negoziatori, secondo i quali tale modalità di dialogo si sarebbe rivelata lenta e controproducente, sia da preoccupazioni relative alla sicurezza delle comunicazioni.</p>



<p>Così, il secondo e terzo round di negoziati nei quali si sarebbe discussa la futura relazione fra l’Unione ed il Regno Unito sono stati cancellati dopo lo scoppio della pandemia: successivamente i due principali attori, Michel Barnier ed il capo negoziatore britannico David Frost, hanno dichiarato di aver avuto sintomi riconducibili al virus covid-19. Solo nell’ultima settimana di aprile è stato possibile riprendere i colloqui, articolatisi in più di <strong>40 sessioni in videoconferenza da parte di 10 team di negoziatori</strong>. </p>



<p>Ora un’altra importante scadenza è al centro dall’attenzione: <strong>il 30 giugno è infatti il termine entro il quale Londra dovrebbe notificare la sua eventuale volontà di richiedere un’estensione del periodo di transizione</strong>, il cui termine è attualmente fissato al 31 dicembre 2020. Nonostante i molti pareri contrari degli stessi esperti britannici, Downing Street, come ripetuto più volte da Frost, <em>“non desidera estendere il periodo di transizione, in quanto il lavoro può essere completato entro la fine dell’anno”</em>, anche in piena crisi coronavirus. Il rifiuto di Boris Johnson nel richiedere un’estensione – che protrarrebbe il periodo nel quale al Regno Unito si applicano le norme comunitarie senza che esso goda di rappresentanza nelle istituzioni – potrebbe risultare in un maggior rischio di <em>no deal</em>, nonostante la stipula di un accordo rimanga lo scenario più probabile.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-9791cace" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-9791cace"><span id="la-fase-di-impasse-tra-accuse-e-giustificazioni">La fase di impasse tra accuse e giustificazioni</span></h5>



<p>Siamo quindi ora in una fase di impasse, con entrambe le parti che si accusano vicendevolmente di ritardare i negoziati. Secondo Barnier il governo britannico starebbe <em>“facendo scorrere il tempo rallentando le discussioni più importanti”</em>, mentre ci si attende un appello di Boris Johnson alla presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen con l’obbiettivo di coinvolgere maggiormente i leader europei nel negoziato, nella speranza che un approccio <em>top level</em> sblocchi la situazione.</p>



<p>Mentre comunità di cittadini e lavoratori europei residenti nel Regno Unito denunciano <strong>un mancato o difficile accesso agli strumenti di relief economico</strong>, sulla base di ostacoli burocratici legati allo ‘stato di residenza’, rischiando di vedere così violati i loro diritti, pare sempre più ovvio che – nelle parole di un diplomatico di Bruxelles &#8211; <em>“questo approccio da scommettitori non porterà ad un accordo commerciale”</em>. La stessa fonte diplomatica, in riferimento alla possibilità ventilata da parte di Bruxelles di estendere il periodo di transizione di uno o due anni, ha affermato che <em>“il continente è travolto dal virus quanto la Gran Bretagna, quindi non scommetterei sul fatto che i leader abbiano troppo tempo per soddisfare i capricci di Londra […] l’accordo con UK è necessario, ma non così urgente”</em>.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-a39e2f42" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-a39e2f42"><span id="cosa-spinge-ad-applicare-una-brexit-no-deal">Cosa spinge ad applicare una Brexit no deal?</span></h5>



<p>Sorge quindi spontaneo chiedersi cosa spinga il governo di Londra ad opporsi così ostinatamente ad una estensione del periodo di transizione. La risposta risiederebbe nella <strong>politica interna</strong>, in seno al paese ma anche al partito conservatore. Secondo il parere di due ricercatori del Federal Trust (think tank sul federalismo specializzato nelle relazioni tra Regno Unito e Unione europea), negli ultimi 4 anni il partito conservatore si sarebbe trasformato in una semplice associazione nella campagna pro-Brexit, subordinando alla causa tutte le altre attività.</p>



<p>La nuova leadership quindi, realmente o solo opportunisticamente euroscettica e consapevole del piccolo margine che ha consentito la vittoria del 2016, avrebbe tutta la volontà di chiudere il prima possibile il processo Brexit, anche con un <em>no deal</em>. La prospettiva di un’estensione dei negoziati di uno o due anni obbligherebbe la leadership del partito a confrontarsi con condizioni politiche nuove ed avverse, secondo gli analisti: <em>“una conclusione di Brexit rapida e ostile potrebbe essere la loro migliore garanzia che i cittadini britannici non cambino opinione sulla questione europea al risveglio dalla pandemia”</em>. </p>



<p>Meglio ancora se fosse possibile incolpare Bruxelles per l’interruzione dei negoziati e mascherare il collasso dell’economia tra gli effetti del virus. <em>“L’opinione pubblica post-Covid in UK sarà più rispettosa degli esperti (della scienza, dei fatti -ndr) e dei migranti di quanto era cinque anni fa”</em> continuano gli esperti del Federal Trust, accusando aspetti fondamentali della campagna per il <em>leave</em> del 2016, fondata su <em>“disonestà intellettuale e manipolazione propagandistica […] dove l’arma preferita erano vuoti slogan e i fatti non contavano”</em>. In sostanza, concludono, <em><strong>“oggi la Brexit è il partito conservatore, ed il partito conservatore è la Brexit”</strong></em>.</p>



<p>Inoltre, Johnson è stato eletto con una campagna fondata sullo slogan <em>“get Brexit done”</em>: forse l’unica promessa nella campagna pro-Brexit realmente realizzabile, ma sicuramente una magra consolazione per i cittadini che rischiano di affrontare la difficile situazione economica prevista per dicembre 2020.</p>
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		<title>La sinistra riparta dalla memoria delle lotte dei braccianti siciliani</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1953/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sara Manisera]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2020 14:49:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Lo stato della sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatori]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sapete cosa hanno voluto scrivere i contadini nel contratto? Che il padrone doveva dare loro da bere un&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap"><em>&#8220;Sapete cosa hanno voluto scrivere i contadini nel contratto? Che il padrone doveva dare loro da bere un quarto di litro di vino. E poi aggiunsero anche una nota in fondo al contratto: “per vino deve intendersi vino buono e non il vinello o vino guasto”. E precisarono anche cosa si intendesse per minestra, perché sapevano che i padroni non rispettavano neanche i bisogni più elementari. Questi Patti di Corleone non avevano nulla di straordinario in fondo, perché stabilivano una mezzadria pura, ma per la prima volta i contadini divennero un soggetto politico. Da pietre e da oggetti, diventarono soggetti politici che dicevano al padrone “Se vuoi che vengo a lavorare nelle tue terre mi devi dare delle condizioni” .</em></p>



<p>(tratto dal contratto scritto a mano nel 1893 da Bernardino Verro e dai contadini siciliani, in <em><a href="https://www.lafeltrinelli.it/libri/sara-manisera/racconti-schiavitu-e-lotta-nelle/9788894448511" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="“Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne” (apre in una nuova scheda)">“Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne”</a></em>, AutAut Edizioni).</p>



<p>Nelle ultime settimane si sta discutendo molto della <strong>crisi della filiera agricola</strong>. L’emergenza Covid-19 ha fatto emergere tutte le contraddizioni del settore. La questione abitativa, i salari, lo sfruttamento: contraddizioni già esistenti prima di questa crisi sanitaria ma che oggi esplodono, in seguito alle misure di contenimento del contagio introdotte negli ultimi mesi. Con il <em>lockdown</em> e la chiusura delle frontiere è difficile muoversi, migliaia di lavoratori stagionali sono bloccati nell’est Europa e altrettanti lo sono nei vari ghetti d’Italia, in condizioni igienico-sanitarie disastrose. L’assenza di lavoratori rischia di mettere in ginocchio una filiera fondamentale, quella del cibo e così si scopre che quei lavoratori sono fondamentali al sistema agricolo. E alla società intera. </p>



<p>Eppure basterebbe rileggere le pagine di una storia tutta italiana per comprendere il presente e ciò che accade oggi nelle campagne: la storia del movimento contadino più grande d’Europa, fatto di braccianti analfabeti e di coraggiosi sindacalisti che, dalla fine del 1800 fino al 1950, diedero origine a lotte memorabili contro lo strapotere feudale nelle campagne. E che riuscirono ad ottenere enormi conquiste sociali. Dalla prima forma di contratto, <em><strong>“I patti di Corleone”</strong></em> del 1893, fino alla <em>riforma agraria del 1950 </em>che, seppur incompiuta, mise per la prima volta un limite di duecento ettari alla proprietà della terra, e il restante andava redistribuito. </p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-94bb106c" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-94bb106c"><span id="una-sinistra-che-garantisca-diritti-e-regolarizzazioni-dei-braccianti">Una sinistra che garantisca diritti e regolarizzazioni dei braccianti</span></h5>



<p>Una politica di sinistra che prenda esempio dalle lotte bracciantili dello scorso secolo dovrebbe essere in grado di proporre la regolarizzazione e la sanatoria dei migranti irregolari non come un provvedimento temporale e funzionale a reperire la manodopera agricola ma come una questione di diritti. Di <strong>diritti dei lavoratori</strong>. Regolarizzare vuol dire tutelarli e tutelarci. Vuol dire più sicurezza e legalità per tutti. Vuol dire fare emergere gli invisibili dai coni d’ombra, dalla gestione criminale su di loro operata da organizzazioni criminali, padroni e caporali.&nbsp;</p>



<p>In secondo luogo, per garantire a queste persone l’accesso ai servizi e tutelare la salute pubblica ai tempi del Covid-19, le istituzioni e la politica dovrebbero elaborare un piano per smontare gli insediamenti formali e informali &#8211; ghetti, tendopoli &#8211; dove è impossibile attuare qualsiasi forma di distanziamento sociale. </p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-f2387e8f" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-f2387e8f"><span id="la-filiera-e-le-responsabilita-economiche-e-sociali">La filiera e le responsabilità economiche e sociali</span></h5>



<p>Invece di invocare l’impiego di studenti, disoccupati, persone in cassa integrazione o con il reddito di cittadinanza &#8211; pagati già dalla fiscalità, ovvero dai cittadini &#8211; <strong>bisognerebbe pretendere che sia la filiera stessa ad assumersi quei costi</strong>. Così come dovrebbe assumersi i costi per accogliere dignitosamente i lavoratori delle campagne (modalità già esistente in numerosi paesi europei). In un momento storico in cui la filiera agricola e soprattutto la grande distribuzione organizzata (GDO) stanno raddoppiando i profitti, perché l’accoglienza dei braccianti sfruttati non dovrebbe essere a carico loro? </p>



<p>È necessario analizzare i meccanismi che generano il <strong>caporalato</strong> e lo sfruttamento, elementi tipici di una filiera spesso disfunzionale. Le politiche del sottocosto, le aste al doppio ribasso, lo strapotere della GDO devono essere frenate dalla politica e dalle istituzioni. Per farlo è necessaria una<strong> battaglia culturale e politica</strong> per frenare lo squilibrio di potere e arginare certe pratiche sleali nel settore agroalimentare (su questo punto, il Parlamento europeo è riuscito a emanare nel 2019 una direttiva interessante che deve essere recepita dai vari stati membri, Italia inclusa). Contemporaneamente le istituzioni devono essere in grado di rispondere ai bisogni dell’agricoltura introducendo, tanto per fare alcuni esempi, un servizio pubblico efficace di intermediazione tra la domanda e l’offerta oppure degli ostelli per i braccianti, italiani e stranieri, gestiti dai Comuni e pagati dalle imprese (responsabilità sociale). </p>



<p>Le proposte di <strong>voucher</strong> sostenute dalle associazioni di categoria, come Coldiretti, e da alcuni partiti politici, difendono invece una classe agraria che si arricchisce sulla pelle dei braccianti attraverso strumenti di contrattazione che escludono i lavoratori dalla copertura sanitaria e da tutta l’assistenza in caso di infortuni e malattia. </p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-6d7c1ce9" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-6d7c1ce9"><span id="una-politica-visionaria-e-lungimirante">Una politica visionaria e lungimirante </span></h5>



<p>Bisogna chiamare in causa oggi più che mai <strong>una politica di sinistra visionaria e lungimirante</strong> capace di vedere nelle campagne il laboratorio economico e sociale del futuro. È necessaria la “contadinanza” e di una visione politica della terra: ciò significa riconoscere i contadini come figure sociali professionali, indispensabili per il cibo e per la tutela dell’ambiente. E la <a href="https://www.mondodem.it/osservatori/lo-stato-della-sinistra/il-pd-non-e-abbastanza-di-sinistra-non-ascolta-il-popolo-se-davvero-avessimo-perso-per-questo-sarebbe-una-pacchia-ma-purtroppo-la-verita-e-assai-piu-complessa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="sinistra (apre in una nuova scheda)">sinistra</a> dovrebbe farsi portatrice di proposte politiche che proteggano proprio quei contadini, quelle aziende agricole e quei produttori, che sono dei grandi portatori di valore, non solo in termini di qualità del prodotto ma anche in termini di difesa dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori e di un’economia sana. </p>



<p><em>“Se vuoi che vengo a lavorare nelle tue terre, mi devi dare delle condizioni”</em>, scrivevano i braccianti nei Patti di Corleone del 1893. Oggi la sinistra non può dimenticarsi di quelle lotte ma deve saperle adattare al contesto attuale. E ciò significa regolarizzare i braccianti, garantire il diritto alla salute e tutelare l’ambiente. Sono queste le condizioni minime da inserire in un nuovo patto agricolo.&nbsp; </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1953/">La sinistra riparta dalla memoria delle lotte dei braccianti siciliani</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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