<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sudamerica Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<atom:link href="https://www.mondodem.it/tag/sudamerica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mondodem.it/tag/sudamerica/</link>
	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 18 Dec 2023 18:48:01 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.3</generator>

<image>
	<url>https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-MondoDem_Logo_RGB_colored-min-1-1-32x32.png</url>
	<title>Sudamerica Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<link>https://www.mondodem.it/tag/sudamerica/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Argentina, inizia “l&#8217;era Milei”</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673393/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673393/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 18:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Milei]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673393</guid>

					<description><![CDATA[<p>A mezzogiorno di domenica 10 dicembre, Javier Milei, 53 anni, è diventato ufficialmente il dodicesimo presidente dell’Argentina dal&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673393/">Argentina, inizia “l&#8217;era Milei”</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A mezzogiorno di domenica 10 dicembre, Javier Milei, 53 anni, è diventato ufficialmente il dodicesimo presidente dell’Argentina dal ritorno della democrazia quarant’anni fa. Nel suo discorso di insediamento ha annunciato che la situazione economica del Paese sarebbe “peggiorata” nel breve termine e ha promesso una terapia “shock” a cui non c’è alternativa, promettendo però di “prendere tutte le decisioni necessarie per risolvere il problema causato da cent’anni di sprechi da parte della classe politica”. Davanti a lui migliaia di sostenitori, con bandiere argentine e maglie della nazionale, hanno applaudito gridando “<em>Libertad, Libertad</em>” e “<em>Motosierra</em>!” (motosega), in riferimento allo strumento che ha brandito durante la campagna elettorale per simboleggiare i tagli in arrivo.</p>



<p>Il neopresidente ha dichiarato che convocherà una sessione straordinaria del parlamento nei prossimi giorni per presentare un primo pacchetto di leggi: ha parlato di “un nuovo contratto sociale” basato sui principi del liberismo e che prevede “un Paese in cui lo Stato non diriga le nostre vite ma che protegga i nostri diritti” e le cui istituzioni fondamentali sono “la proprietà privata, il libero mercato, la libera competenza, la divisione del lavoro e la cooperazione sociale”.</p>



<p>Se il dibattito elettorale, con la conseguente scelta degli elettori, ha avuto il suo fulcro nel campo economico su cui molto è stato detto e molto è stato commentato anche in Italia, è nella politica estera che Javier Milei può essere ancor di più un punto interrogativo, ma da cui, però, possiamo trarre le prime osservazioni.</p>



<p>La nuova Ministra degli Esteri è Diana Mondino ha annunciato uno schema diplomatico di <a href="https://www.cronista.com/economia-politica/nuevos-socios-y-relaciones-pragmaticas-milei-impone-un-giro-total-para-argentina/">&#8220;relazioni pragmatiche deideologizzate</a>&#8220;, le quali segnano un radicale cambio di passo rispetto all’amministrazione Fernández, rinunciando agli stretti legami con la Patria Grande latinoamericana in favore a stretti rapporti con Stati Uniti, Israele e Unione Europea.</p>



<p>Non verrà escluso un rapporto economico con la Cina, ma sicuramente molto ridimensionato.</p>



<p>Le elezioni del 19 novembre porteranno ad un necessario riassetto delle dinamiche politiche regionali, soprattutto nei rapporti col Brasile che aveva avviato un&#8217;audace iniziativa diplomatica e commerciale con l&#8217;Argentina attraverso il <a href="https://www.cancilleria.gob.ar/es/actualidad/noticias/argentina-brasil-plan-de-accion-para-el-relanzamiento-de-la-relacion-estrategica">Piano d&#8217;Azione per il Rilancio delle Relazioni Strategiche</a>.</p>



<p>La collaborazione si era concentrata su diversi settori, incluso un fronte comune nelle organizzazioni internazionali come il <strong>rafforzamento del Mercosur</strong> e il <strong>futuro ingresso dell&#8217;Argentina nei BRICS</strong> allargati, previsto per il 1° gennaio 2024.</p>



<p>In qualità di partner privilegiati, Brasile e Argentina stavano considerando l&#8217;idea di una moneta comune per le transazioni commerciali e accordi energetici, come il finanziamento di un tratto del gasdotto Vaca Muerta da parte della Banca brasiliana di sviluppo economico e sociale (BNDES) fino alla frontiera. Inoltre, la possibilità per l&#8217;Argentina di ottenere finanziamenti dalla Nuova Banca di Sviluppo (NDB) dei BRICS, presieduta dalla brasiliana Dilma Rousseff, rappresenta uno dei vantaggi che l&#8217;economia argentina sperava di sfruttare per affrontare la crisi economica. Tuttavia, gli obiettivi dei due governi sembrano non avere futuro sia per le dichiarazioni di Milei che dalle parole della <strong>neoministra Mondino,</strong> che ha <a href="https://www.cronista.com/economia-politica/diana-mondino-confirmo-que-la-argentina-no-ingresara-a-los-brics/"><strong>escluso un ingresso dell’Argentina nei BRICS</strong></a><strong>.</strong></p>



<p>Nel frattempo, figure come <strong>Donald Trump</strong>, <strong>Nayib Bukele</strong>, <strong>Jair Bolsonaro</strong> e persino <strong>Santiago Abascal</strong> in Spagna&nbsp; si sono congratulati entusiasticamente con il vincitore, che è diventato <strong>un punto di riferimento per il ritorno dell&#8217;estrema destra</strong> nel continente americano.</p>



<p>Ma il nuovo inquilino della Casa Rosada ambisce a coltivare rapporti positivi con partner globali. Il rapporto con la Spagna assume un ruolo cruciale per <strong>l&#8217;accordo Unione Europea-Mercosur</strong>, che il nuovo governo desidera concludere al più presto, in contrasto con la posizione di rifiuto di Alberto Fernández. &nbsp;Con Israele, il presidente Milei manterrà uno stretto rapporto, come dimostrato dal <a href="https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/medioriente-milei-incontra-cohen-solidarieta-popolo-israele/AFSTefzB">recente incontro con il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen</a>: si ipotizza persino la possibilità di spostare l&#8217;ambasciata argentina da Tel Aviv a Gerusalemme. Un nuovo partner di rilievo per l&#8217;Argentina è <strong>il presidente dell&#8217;Ucraina, Volodymyr Zelenskyj</strong>, presente a Buenos Aires, con il quale Milei avrà un incontro per manifestare il sostegno all&#8217;Ucraina e alla NATO.</p>



<p>E l’Italia? La Presidente del Consiglio, visto anche il supporto di alleati comuni internazionali, <a href="https://www.italpress.com/congratulazioni-meloni-a-milei-valori-comuni-tra-italia-e-argentina/">saluta con “vicinanza valoriale”</a> l’elezione di Javier Milei, ricordando che la comunità italiana in Argentina è quella più numerosa. Anche la comunità argentina italiana si è fatta sentire, organizzando la <a href="https://www.pagina12.com.ar/693704-una-marcha-en-roma-para-defender-las-politicas-de-memoria-ve"><strong>prima mobilitazione contro Milei</strong></a><strong> </strong>in Piazza del Popolo a Roma, esprimendo dubbi sulla figura di Javier Milei che in campagna elettorale <a href="https://www.dw.com/es/milei-niega-30000-desaparecidos-bajo-dictadura-argentina/a-66977288">aveva negato la drammatica vicenda dei desaparecidos argentini</a> sotto la dittatura di Videla.</p>



<p>L’Argentina è, per certi aspetti, un Paese europeo in un continente extra-europeo: i forti legami con la Spagna e con l’Italia devono essere tenuti in considerazione in questa nuova fase politica, per avere uno scambio ideale che si deve protrarre al di fuori dell’appuntamento elettorale delle europee. Per i partiti progressisti sarà importante entrare nel merito, conoscere e comprendere quello che le politiche economiche passate non sono riuscite e tenere alta l’attenzione sulla protezione dei diritti umani, in un Paese che, pur di risollevarsi economicamente, può far cadere nell’oblio la memoria di 30.000 persone scomparse per motivi politici e che è patria di “<em>Ni una meno</em>s”, una fortissima mobilitazione sia in nome del diritto all’aborto sicuro e gratuito sia nel chiedere migliori condizioni sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673393/">Argentina, inizia “l&#8217;era Milei”</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673393/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La terza volta di Lula e il Brasile che verrà</title>
		<link>https://www.mondodem.it/3064/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/3064/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 12:55:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Lula]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=3064</guid>

					<description><![CDATA[<p>La vittoria &#8211; pur se sul filo del rasoio e per meno di due punti percentuali &#8211; c’è&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3064/">&lt;strong&gt;La terza volta di Lula e il Brasile che verrà&lt;/strong&gt;</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La vittoria &#8211; pur se sul filo del rasoio e per meno di due punti percentuali &#8211; c’è stata.</p>



<p>Il socialista Ignacio Lula ha vinto le presidenziali del 30 ottobre in <a href="https://www.mondodem.it/3054/">Brasile</a> e tornerà alla guida del paese sudamericano, per la terza volta e dopo aver scontato 19 mesi di carcere per un’accusa di corruzione poi caduta.</p>



<p>Sono state le elezioni più polarizzate e attese di sempre, non solo dai brasiliani.</p>



<p>Gli occhi del mondo erano fissati sull’Amazzonia e sulla diversa concezione che avevano i due sfidanti sul polmone verde della terra.</p>



<p>“Il Brasile è pronto per lottare contro la crisi climatica e per la deforestazione zero dell’Amazzonia. Il pianeta ha bisogno di un’Amazzonia viva: un albero in piedi vale più di tonnellate di legname estratto illegalmente”, ha dichiarato il presidente eletto poco dopo la chiusura dello spoglio.</p>



<p>Un testa a testa che ha tenuto i brasiliani col fiato sospeso conclusosi con i 50,9 % di Lula contro il 49,1 di Jair Bolsonaro, risultato che conferma nei fatti come il paese sia spaccato tra un nord povero e desideroso di rivincita sociale, e un centro ed un sud prospero che si sentiva protetto da Bolsonaro e le sue politiche sovraniste e liberiste. Con la potente lobby evangelica dalla parte del presidente uscente.</p>



<p>La vittoria di Lula- l’ex sindacalista 77 enne protagonista della sinistra sudamericana a partire dai primi anni 2000 con le sue politiche progressiste e di lotta alla fame e all’analfabetismo- è stata salutata da tutti i leader mondiali, da Biden a Putin, fino alle cancellerie europee.</p>



<p>Impossibile d’altronde, per la politica internazionale, non fare i conti con ciò che succede &#8211; a livello politico, economico, sociale e soprattutto ambientale – in Brasile e tra i suoi 215 milioni di abitanti.</p>



<p>Un paese grande quanto un continente, nonchè la democrazia più&nbsp; grande dell’America latina.</p>



<p>Il perdente Bolsonaro ha atteso tre giorni prima di parlare di Transizione &#8211; ma non di sconfitta -dando concretezza ai timori che serpeggiavano tra i brasiliani e gli osservatori internazionali sulla sua non accettazione della sconfitta e una transizione da gestire alla Trump.</p>



<p>In seguito alla dichiarazioni di Bolsonaro – che non ha ufficialmente ammesso la sconfitta- in molte città del Brasile i sostenitori più radicali dell’ex presidente sono scesi in strada per denunciare brogli elettorali (inesistenti) e per chiedere l’intervento dell’esercito affinché Lula non prenda i poteri.</p>



<p>Un golpe mascherato insomma quello chiesto dai sostenitori di Bolsonaro che, anche sulle proteste,&nbsp; continua nel suo atteggiamento ambiguo: in un video ha chiesto ai suoi sostenitori di liberare le autostrade ma non di accettare il risultato elettorale e la democrazia.</p>



<p>Lula intanto prepara il suo governo e spera in una transizione tranquilla fino al suo insediamento il 1 gennaio.</p>



<p>Nel suo programma, che il presidente eletto ha provato a rendere più moderato rispetto al passato, oltre alla lotta alle disuguaglianze e alla povertà, al primo posto c’è- come prevedibile- la protezione dell’Amazzonia, dopo le politiche di Bolsonaro che hanno violentato la foresta e favorito la deforestazione.</p>



<p>Quella dell’ex sindacalista, del “nove dita” come lo chiama il suo avversario Bolsonaro, è una storia di risurrezione, dopo il suo arresto in mondovisione e le accuse&nbsp; che lo hanno tenuto in carcere per quasi due anni.</p>



<p>Operario, sindacalista, fondatore del Partito dei lavoratori e infine presidente per due mandati.</p>



<p>Con lui milioni di&nbsp; brasiliani sono usciti dalla miseria, dall’analfabetismo e dalla fame.</p>



<p>Le sue politiche progressiste e di redistribuzione della ricchezza – emulate in altri paesi sudamericani- hanno portato il Brasile a vivere un vero e proprio boom economico a partire dal 2003.</p>



<p>Quella di Lula è una vittoria importantissima non solo per il gigante demografico, ma per tutto il Sud America, che- a partire dalla prima vittoria del presidente operaio nel 2003 – ha conosciuto la sua marea progressista.</p>



<p>E oggi, a distanza di quasi vent’anni dalla prima onda socialista, buona parte del Sudamerica è tornata a sinistra.</p>



<p>In Argentina governa Alberto Fernandez, peronista di sinistra, in Cile Gabriel Boric, in Bolivia Luis&nbsp; Arce , in Colombia Gustavo Petro e in Venezuela il controverso Nicolas Maduro.</p>



<p>Senza dimenticare il Messico e il Perù.</p>



<p>Ma come sempre una sinistra che deve fare i conti – in Brasile, in Argentina e in Bolivia- con un limite: l’assenza di nuove leadership.</p>



<p>Ad eccezione del Cile, dove governa il giovane Boric, volto nuovo e iconico della sinistra, i governi progressisti del sud America vedono al governo personaggi legati ai grandi leader del passato.</p>



<p>Dall’Argentina – dove la vice presidente e presidente di fatto del paese – è Cristina Kirchner, al Venezuela guidato dal delfino di Chavez fino al Brasile, dove a vincere è stato l’eterno Lula, iniziatore e simbolo della marea progressista sudamericana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3064/">&lt;strong&gt;La terza volta di Lula e il Brasile che verrà&lt;/strong&gt;</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/3064/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elezioni in Argentina: nubi all&#8217;orizzonte per i Fernandez</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2563/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2563/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Dec 2021 09:53:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2563</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si prospettano mesi complicati per il Presidente Alberto Fernandez e la sua coalizione di governo Frente de Todos.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2563/">Elezioni in Argentina: nubi all&#8217;orizzonte per i Fernandez</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Si prospettano mesi complicati per il Presidente Alberto Fernandez e la sua coalizione di governo Frente de Todos. Nelle elezioni di medio-termine che si sono svolte a metà novembre per il rinnovo di metà della Camera &#8211; legislatura di 4 anni &#8211; e un terzo del Senato (8 anni) i peronisti di governo perdono la maggioranza al Senato &#8211; presieduto dalla vicepresidente ed ex presidente Cristina Kirchner &#8211; e si trovano di fronte a scenari difficili anche alla Camera. Un tracollo per il kirchnersimo &#8211; peronismo di sinistra impersonato dai governi e dalle politiche di Nestor e Cristina Kirchner- che vede nel Presidente Alberto Fernandez il volto moderato e in Cristina Kirchner custode dell’ortodossia e dell’area più a sinistra.</p>



<p>Come ampiamente previsto dai sondaggi della vigilia e dalle primarie di settembre, le opposizioni della coalizione di centrodestra Juntos Por el Cambio strappano il Senato alla maggioranza peronista che mantiene la maggioranza relativa alla Camera. La sconfitta però, è stata mitigata dal recupero nella provincia di Buenos Aires – roccaforte dei peronisti &#8211; dove la coalizione di governo è riuscita a recuperare terreno rispetto alle primarie di settembre. Il tracollo, tuttavia, resta importante, con un Senato che era sempre stato in mano ai peronisti dal 1983, ritorno della democrazia nel paese.</p>



<p>Da qui ai prossimi due anni, Alberto Fernandez – che ha minimizzato sulla sconfitta &#8211; si troverà davanti a una situazione complicata e dovrà cercare sostegno per governare nelle forze di sinistra e dialogare con l’opposizione. Una crisi politica che si inserisce in un contesto già difficile per il paese, alle prese con gli strascichi della crisi economica e con l’emergenza sanitaria che ancora rende difficile la ripresa. Reduce dal lockdown durato quasi un anno, con una campagna vaccinale gestita male e macchiata dallo scandalo legato ai vaccini per politici e funzionari, nel paese regna sovrana la sfiducia e il disagio sociale, con la povertà che torna ai livelli di vent’anni fa.</p>



<p>Le politiche messe in campo dalla Casa Rosada per contrastare l’inflazione e incidere sulle difficoltà strutturali dell’economia argentina – troppo dipendente dal settore primario e poco attraente agli occhi degli investitori &#8211; non sembrano convincere gli argentini a giudicare dai risultati delle elezioni. Sulla testa del governo e di tutti gli argentini, inoltre, aleggia lo spettro del default e dell’enorme debito che il paese non riesce ad onorare.</p>



<p>L’Argentina è debitrice di 19 miliardi di dollari al FMI – residuo di un debito contratto dall’ex presidente Macrì nel 2018 &#8211; ed è impegnata nelle difficili trattative per la ristrutturazione di questo debito. L’accordo a cui sta lavorando il ministro dell’economia Guzman è atteso entro marzo e dovrà passare da un voto parlamentare. Su questo fronte la coalizione di governo mostra cenni di spaccature tra il presidente Fernandez e l’ex presidente e attuale vice Cristina Fernandez de Kirchner, portatrice della linea dura nei confronti del FMI.</p>



<p>Nel paese l’inflazione raggiunge percentuali superiori al 50% mentre negli ultimi due anni si è assistito a un aumento della povertà, tornata ai livelli di quindici anni fa, prima che le politiche progressiste del Kirchnerismo abbattessero fame e indigenza. Subito dopo le primarie di settembre, il governo di Fernandez è intervenuto, nel tentativo di evitare la sconfitta elettorale, con l’aumento del salario minimo e con un rafforzamento delle politiche di welfare. Una riedizione lontana di quelle politiche socialiste portate avanti da Nestor e Cristina Kirchner- popolarissima e ancora amatissima dagli argentini che vedono in lei la nuova Evita Peron &#8211; e che agli inizi degli anni ‘2000 trasformarono il paese abbattendo analfabetismo e fame.</p>



<p>Ma mettere soldi nelle tasche degli argentini non è servito a ribaltare le previsioni e a riportare serenità in una colazione di governo che vede in Cristina Kirchner portatrice della leadership del kirchnerismo e forse del governo e che adesso, alla luce delle difficoltà di Alberto Fernandez potrebbe avere la forza per imporre la sua linea nel governo e andare alla resa dei conti interna. Intanto nell’opposizione, galvanizzata dal risultato delle elezioni di metà novembre, serpeggia ottimismo per le presidenziali del 2023, dove – secondo alcuni rumors – il candidato alla presidenza potrebbe essere il sindaco di Buenos Aires Horacio Rodriguez Larreta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2563/">Elezioni in Argentina: nubi all&#8217;orizzonte per i Fernandez</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2563/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo schiaffo dei cileni ai retaggi del passato</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2447/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2447/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 17:08:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2447</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’inizio di una nuova era e un passato che finalmente diventa tale. Non si può che definire con&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2447/">Lo schiaffo dei cileni ai retaggi del passato</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">L’inizio di una nuova era e un passato che finalmente diventa tale. Non si può che definire con questa immagine la stagione che si è aperta dopo le elezioni per<strong> l’Assemblea costituente e le amministrative in Cile del 15 e 16 maggio</strong>, le elezioni più importanti per il paese dalla fine della dittatura di Pinochet. E che sanciscono la liberazione definitiva dai retaggi – storici e istituzionali- da quel periodo buio.</p>



<p>I cileni hanno deciso di cambiare radicalmente rotta, premiando gli indipendenti e la sinistra, tingendo il paese di rosso, obiettivo non raggiunto nemmeno dall’onda rosa progressista di <strong>Michelle Bachelet</strong>. Un risultato pessimo per il presidente Pinera e la sua Chile Vamos, coalizione di centro destra che attualmente governa il Cile che non riesce ad arrivare nemmeno a un terzo dei seggi e esercitare una minima influenza sulle future scelte dell’Assemblea.</p>



<p>I neo<strong> 155 costituenti</strong> –77 donne elette e 78 uomini con il compito di scrivere la nuova costituzione cilena- provengono per i due terzi dalle fila indipendentiste, dai progressisti del Frente Ampio e dagli alleati di centro sinistra di La Concertation, 17 seggi saranno per gli indigeni. Sconfitti e marginali, i partiti tradizionali. Tra i risultati più eclatanti anche la vittoria di esponenti del partito comunista in alcune città- si sceglievano <strong>346 sindaci-</strong> con Santiago del Cile che sarà amministrata da una donna, Iraci Hassler Jacob, comunista e femminista.</p>



<p>La <strong>sconfitta della destra</strong> – non solo per la costituente &#8211; fa sperare al centrosinistra di riuscire a riconquistare la guida del paese nelle presidenziali del prossimo autunno, ma al momento, a fronte del trionfo elettorale della vasta area di sinistra, si fatica ancora a individuare una leadership chiara in grado di contendere la presidenza al probabile candidato di centrodestra Joaquin Lavin.</p>



<p>Il compito che attende l’Assemblea costituente è <strong>storico e delicato allo stesso tempo</strong>. Non si tratterà solo di scrivere la nuova Carta costituzionale, ma anche di gettare le basi per un nuovo sistema economico e per placare il crescente malcontento della popolazione. E soprattutto per liberare definitivamente il paese dai lacci che ancora lo legano al periodo drammatico del regime militare.</p>



<p>La Costituzione cilena da riscrivere andrà a sostituire la carta redatta durante il <strong>regime di Pinochet</strong>, ed è stato l’obiettivo delle manifestazioni antigovernative che hanno scosso il paese dalla fine del 2019. Una nuova Costituzione per dare uno schiaffo al passato recente e voltare definitivamente pagina rispetto agli anni della dittatura militare – cambiando quella <strong>Costituzione del 1980 </strong>ancora memore di quegli anni – in questa chiave di lettura può essere letto il voto del 15 e 16 maggio.</p>



<p>I lavori della costituente inizieranno tra un mese, dureranno nove e al termine i cileni saranno chiamati ad approvare o bocciare la nuova costituzione in un referendum. La nuova Costituzione cilena dovrebbe prevedere <strong>una nuova forma di governo</strong>, sempre nel solco della repubblica presidenziale e regolamentare i rapporti tra stato centrale e regioni, oltre a tutelare diritti delle minoranze indigene, contenere la parità di genere e a dare più spazio e riconoscimento ai diritti sociali.</p>



<p>In questo spazio temporale si inseriranno nel prossimo autunno le<strong> elezioni presidenziali</strong> che anche per il Cile come per gli altri paesi dell’America latina segneranno uno spartiacque importante. Il Cile ha rappresentato nella regione, nell’ultimo decennio, un paese da imitare per alcune scelte di politica economica, come nel campo della lotta alla povertà. Paese contraddistinto da pesanti diseguaglianze sociali e con una Costituzione impregnata dal <strong>neoliberismo di Pinochet</strong>, il Cile prova – all’alba di questo nuovo processo costituente -a mettere una pietra sul passato e sui dolorosi anni della dittatura militare, di cui la costituzione da riscrivere è figlia.</p>



<p>La svolta a sinistra arriva dopo 4 anni di governo di centrodestra di <strong>Sebastian Pinerà</strong>, tornato a governare il paese dopo il terzo mandato di Michelle Bachelet, leader per un ventennio della sinistra cilena, prima donna a presiedere il governo ed esponente della marea rosa socialista che <strong>all’inizio degli anni 2000</strong> ha cambiato volto al Sud America.</p>



<p>Marea spazzata via da inchieste, sconfitte elettorali e macchiata dalle forzature istituzionali e dai giochi per conservare il potere in Bolivia e Venezuela. Ma l’onda progressista lentamente riprende vigore nel continente sudamericano, e si prepara – dopo l’Argentina – a invadere nuovamente il Brasile, che probabilmente tornerà a candidare Lula e il Cile chiamato a eleggere il nuovo Presidente della repubblica in autunno. </p>



<p>Una sinistra che anche in Cile, come nel Brasile del <strong>redivivo Lula</strong>, nell’Argentina della <strong>vicepresidente Kirchner </strong>e nella Bolivia governata dal delfino di <strong>Morales</strong>, fatica a far emergere nuove leadership che siano all’altezza dei carismatici e ancora osannati protagonisti della marea rosa. Per il paese andino, questa nuova leadership da individuare nell’area di sinistra come hanno chiesto i cileni il 15 e 16 maggio &#8211; dovrà avere la capacità e la forza di rompere definitivamente con il triste passato e con i retaggi – economici, sociali e culturali- dell’era Pinochet.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2447/">Lo schiaffo dei cileni ai retaggi del passato</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2447/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Al voto Bolivia e Uruguay, ultimi bastioni del progressismo latino</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1699/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/1699/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2019 13:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Bolivia]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
		<category><![CDATA[Uruguay]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=1699</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono le ultime roccaforti progressiste di quella che fu chiamata Ondata rosa in America latina. L’Uruguay di Tabarè&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1699/">Al voto Bolivia e Uruguay, ultimi bastioni del progressismo latino</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p> Sono le ultime roccaforti progressiste di quella che fu chiamata Ondata rosa in America latina.  </p></blockquote>



<p>L’Uruguay di Tabarè Vàsquez e la
Bolivia di Evo Morales sono i due governi superstiti &#8211; nella regione, di quella
marea progressista che ha investito e trasformato l’America latina a partire
dal 1999, anno del primo governo socialista di Chavez.</p>



<p>Dopo quel primo plebiscito venezuelano,
sono stati il Brasile di Lula e Roussef, l’Argentina dei Kirchner, il Cile di
Bachelet, il Nicaragua del controverso Ortega, l’ Uruguay di Vàsquez &nbsp;e Mujica, la &nbsp;Bolivia di Morales e ancora l’Ecuador di
Correa e il Paraguay dell’ex vescovo Lugo a colorarsi di rosso – o meglio di
rosa, e a portare nella regione le politiche di centrosinistra. Nel 2005 in
quasi&nbsp; tutto il continente erano
insediati governi progressisti e quella linea politica denominata “Socialismo
del XXI secolo”.</p>



<p>L’agenda progressista dei Kirchner, Lula, Chavez e Correa ha ottenuto risultati importanti nella regione in termini di lotta alle disuguaglianze sociali, contrasto alla povertà e cooperazione regionale. In Argentina, Brasile ed Ecuador sono state fortemente ridotte disoccupazione, fame e analfabetismo, mentre in politica estera i governi progressisti hanno cercato di rafforzare l’integrazione regionale politica ed economica con il Mercosur, ALBA e Unasur.</p>



<p>La marea rosa però, dopo quasi un quindicennio, si è sgonfiata senza aver risolto molti problemi  basilari della regione. La piaga della corruzione non è stata sconfitta, non sono state portate a termine riforme strutturali nei sistemi politici, economici e agrari. La crisi economica e l’instabilità politica e sociale hanno accelerato la fine del ciclo progressista latino. </p>



<p>Il declino dell’egemonia
progressista nella regione inizia dall’Argentina, con la sconfitta della
coalizione socialdemocratica del 2015. Via via, con sconfitte elettorali,
inchieste giudiziarie&nbsp; e dubbie procedure
parlamentari ( come nel caso di Lugo) &nbsp;cadranno i governi di sinistra in Brasile, Cile
e Paraguay. </p>



<p>Spazzati via da Macri, Pinera, Bolsonaro e con un Maduro ormai sempre più debole e delegittimato, a portare ancora avanti l’agenda progressista nella regione restano i bastioni rossi dell’Uruguay di Vàsquez e la Bolivia di Evo Morales.In attesa di scoprire se l’Argentina &#8211; come sembra prevedibile &#8211; il 27 ottobre tornerà al kirchnerismo e rinvertirà la rotta verso sinistra, negli stessi giorni anche boliviani e uruguaiani saranno  chiamati alle urne per scegliere il loro nuovo presidente. </p>



<p>La tornata elettorale prenderà il
via il 20 ottobre dalla Bolivia, paese tra più poveri e arretrati della
regione.</p>



<p>A ricandidarsi per la quarta
volta – nonostante sia vietato dalla Costituzione e dopo il No dei boliviani al
referendum del 2016 – sarà nuovamente il presidente Evo Morales.</p>



<p>Non è la prima forzatura costituzionale, nei quasi 15 anni di potere di Morales, primo  presidente indigeno nella storia boliviana .Già nel 2009 il presidente ha fatto approvare la nuova Costituzione per permettergli di ricandidarsi al secondo mandato nel 2010, riuscendo ad essere poi nuovamente eletto nel 2014 dopo una discussa decisione del tribunale elettorale. </p>



<p>Oggi, il presidente ambientalista, anti-colonialista, anti capitalista e anti-imperialista  si ricandiderà con il suo Movimento al Socialismo per il quarto mandato consecutivo. Il suo avversario più pericoloso è l’ex presidente Carlos Mesa del Partito Comunidad Ciudadana. Pur se in declino rispetto alle percentuali ottenute in passato Morales è in crescita nei sondaggi delle ultime settimane.</p>



<p>Le sue politiche progressiste
hanno riscosso risultati rilevanti nella lotta alla povertà,&nbsp; passata dal 38 al 18%, è stato inoltre quasi
sconfitto l’analfabetismo e garantita l’assistenza sanitaria a donne incinte,
disabili e anziani. Con le sue politiche economiche, l’economia è cresciuta
costantemente &nbsp;&#8211; fino al 5% medio annuo &#8211;
tanto da parlare di Miracolo boliviano o Evonomics.</p>



<p>Le riforme sociali di Morales,
dettate da una pura agenda progressista, hanno ridato dignità al popolo
indigeno che, guardando arrivare al potere il primo presidente di origine indio,
si è sentito partecipe della vita politica del paese.</p>



<p>L’ex sindacalista ha nazionalizzato,
nel 2006, le risorse energetiche ( il paese è la seconda riserva di gas
naturale del continente) e in virtù della crescita economica elevata ha potuto
intraprendere politiche di redistribuzione della ricchezza per combattere le
disuguaglianze sociali&nbsp; elargendo sussidi,
costruendo infrastrutture e aumentando il salario minimo dei lavoratori.</p>



<p>Lo Stato Plurinazionale di Bolivia,
chiamato ad eleggere il suo presidente e a rinnovare il Parlamento, il 20
ottobre dovrebbe confermarsi bastione progressista nel continente, almeno
stando agli ultimi sondaggi.</p>



<p>A votare poco dopo, il 27 ottobre
&#8211; lo stesso giorno dell’Argentina, sarà anche la riva opposta del fiume
d’Argento, il Rio de La Plata: &nbsp;il paese della
felicità, la Repubblica orientale di Uruguay del ex Presidente povero Mujica.</p>



<p>Qui, nel Paisito, l’onda
progressista –un po&#8217; meno rossa rispetto al resto della regione &#8211; dura da 15
anni grazie all’alternanza al governo tra Vasquèz e Mujica.</p>



<p>Lui, Pepè Mujica, il Presidente
che viveva in una fattoria e che&nbsp; destinava
il 70% della sua indennità &nbsp;per i poveri,
è stato presidente dal 2010 al 2015.</p>



<p>Con Vasqèz&nbsp; e Mujica governa da 15 anni il “Frente
ampio”, coalizione ampia di centrosinistra guidata da Vasqèz dal 2005 al 2010,
da Mujica e poi ancora da Tabarez Vasquèz, l’attuale presidente socialista,
primo presidente di sinistra nella storia uruguaiana che lo scorso agosto ha
annunciato di essere malato di un tumore al polmone ma di voler portare a
termine il suo mandato. Né Vasquèz nè Mujica correranno per ulteriore mandato,
il primo per limiti costituzionali (non è possibile svolgere due mandati
consecutivi), il secondo probabilmente per l’età avanzata.</p>



<p>Il candidato del Frente ampio è Daniel Martinez, ex sindaco di Montevideo. I sondaggi lo danno in testa, anche grazie agli ottimi risultati ottenuti dai suoi predecessori. Le politiche progressiste di Vasquèz, difatti, sono state vincenti dal punto di vista economico. Il pil pro capite del Paisito è il più alto della regione, la crescita economica &#8211;  pur se rallentata dalle crisi di Brasile e Argentina- negli ultimi 15 ha registrato un  tasso medio di crescita del 4,3%.  Politiche puramente di sinistra sono state messe in campo anche dal punto di vista dei diritti sociali e civili.</p>



<p>Legalizzato l’aborto e il matrimonio omosessuale, da 5 anni una legge permette la produzione, la distribuzione e la vendita nelle farmacie di marijuana. I  due paesi del fiume d’Argento e la Bolivia. Dai loro risultati elettorali, dal ritorno a sinistra dell’Argentina e dalle probabili conferme negli ultimi due bastioni progressisti, capiremo se la marea rosa è destinata a riprendere vigore in America latina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1699/">Al voto Bolivia e Uruguay, ultimi bastioni del progressismo latino</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/1699/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
