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	<title>Unione Europea Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
	<lastBuildDate>Thu, 03 Jul 2025 10:54:17 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Unione Europea Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Autonomia o dipendenza: la sfida strategica dell’Europa – Appunti sul Rapporto Draghi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Samuele Borrini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 10:51:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia strategica]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul “Rapporto Draghi” sul futuro della competitività&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673494/">Autonomia o dipendenza: la sfida strategica dell’Europa – Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul <strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em></p>



<p>Il Rapporto Draghi dedica ampio spazio alle vulnerabilità esterne dell’UE, concentrandosi in particolare sulle materie prime critiche e sui semiconduttori, quali elementi essenziali per il futuro dell’industria europea.</p>



<p>Nel suo documento, Draghi connette i valori fondamentali dell’Unione Europea alla crescita e alla produttività. Ritiene infatti cruciale che l’UE sia in grado di fornire ai cittadini prosperità, libertà, pace, democrazia, giustizia e sostenibilità; valori che non possono essere sacrificati. L’unico modo per preservarli, secondo Draghi, è rendere l’Europa radicalmente più produttiva e autonoma, riducendone le vulnerabilità e il rischio di ricatti economici.</p>



<p>La crisi con la Russia ha evidenziato le forti dipendenze dell’Europa da attori esterni in settori strategici, in particolare in termini di risorse naturali. Sebbene i prezzi dell’energia siano diminuiti notevolmente rispetto al 2022, le imprese europee continuano a pagare l’elettricità da due a tre volte più cara rispetto agli Stati Uniti e i prezzi del gas naturale da quattro a cinque volte superiori.</p>



<p>Le materie prime critiche sono fondamentali per la transizione ecologica e digitale dell’UE, ma la loro crescente domanda globale sta ponendo nuove sfide. L’approvvigionamento è scarsamente diversificato e altamente dipendente da pochi fornitori. Per fare qualche esempio, litio, cobalto e nichel sono indispensabili per la produzione di batterie, mentre il gallio è essenziale per i semiconduttori. Materiali come il titanio e il tungsteno sono invece cruciali per il settore della difesa e dell’aerospazio. Un semplice smartphone, ad esempio, può contenere fino a 50 metalli diversi.</p>



<p>Nei prossimi anni, la domanda di questi materiali aumenterà significativamente: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), entro il 2040 il fabbisogno di minerali per le tecnologie pulite potrebbe crescere da quattro a sei volte. Questo trend potrebbe generare nuove dipendenze e rendere più costoso o difficile per l’UE progredire nei suoi obiettivi strategici.</p>



<p>In alcuni casi, la dipendenza è estrema: la Cina detiene una posizione predominante nell&#8217;estrazione globale delle terre rare, con il 68% della produzione, mentre controlla il 70% della produzione di grafite. Il 74% della produzione mondiale di cobalto è concentrato nella Repubblica Democratica del Congo, dove la Cina possiede 15 delle 19 miniere di rame e cobalto. Anche nel settore della raffinazione, la concentrazione è altissima: la Cina detiene la metà degli impianti chimici di litio, mentre l&#8217;Indonesia controlla quasi il 90% degli impianti di raffinazione globale del nichel.</p>



<p>La collusione potrebbe diventare una fonte di preoccupazione in futuro: sebbene non esista un&#8217;organizzazione di Paesi esportatori di materie prime critiche equivalente all&#8217;OPEC, la possibilità di un coordinamento tra i Paesi esportatori rappresenta un rischio significativo per l’UE. Circa il 40% delle importazioni europee proviene da un numero ristretto di fornitori, difficilmente sostituibili, e circa la metà di queste importazioni giunge da Paesi con cui l’Europa non è strategicamente allineata. Ciò espone l’Europa a ipotetici “arresti improvvisi” delle forniture, legati a tensioni geopolitiche.</p>



<p>La quota dell&#8217;UE contribuisce a meno del 7% della produzione globale della maggior parte delle materie prime critiche e, a differenza dei combustibili fossili, non solo dipende dalle importazioni, ma anche dalla lavorazione e raffinazione di questi materiali. Nel settore dei semiconduttori, la situazione è ancora più critica: tra il 75% e il 90% della capacità globale di produzione di wafer di silicio si trova in Asia.</p>



<p><strong>Per affrontare queste vulnerabilità, il rapporto propone un insieme di azioni strategiche, molte delle quali richiedono un impegno politico e finanziario coordinato a livello europeo:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Diversificare le forniture</strong> attraverso nuovi accordi con Paesi produttori, sviluppando partenariati strategici (sull’esempio del Global Gateway) che includano investimenti in infrastrutture di estrazione e raffinazione nei Paesi partner, garanzie europee sugli investimenti e programmi di capacity building locali.</li>



<li><strong>Creare scorte strategiche comuni</strong> per rafforzare la sicurezza dell&#8217;approvvigionamento, tramite un meccanismo obbligatorio di stoccaggio a livello UE simile a quello già introdotto per il gas naturale.</li>



<li><strong>Semplificare e accelerare le procedure di autorizzazione</strong> per lo sviluppo di nuove miniere e impianti di raffinazione nell’UE, introducendo una “corsia preferenziale” per i progetti di interesse strategico europeo.</li>



<li><strong>Istituire una piattaforma di acquisto collettivo</strong> per negoziare migliori condizioni di fornitura, seguendo l’esperienza positiva della joint procurement dei vaccini durante la pandemia.</li>



<li><strong>Creare un Comitato europeo per le Materie Prime Critiche</strong>, incaricato di coordinare gli sforzi degli Stati membri, monitorare le catene di approvvigionamento e suggerire interventi rapidi in caso di interruzioni.</li>



<li><strong>Potenziare la ricerca e l’innovazione</strong> per sviluppare materiali alternativi, processi di riciclo avanzati e tecnologie di produzione meno dipendenti da materie prime critiche, finanziando questi progetti nell’ambito di Horizon Europe e creando un fondo dedicato per l’innovazione nelle catene di valore strategiche.</li>



<li><strong>Sviluppare strumenti finanziari europei</strong> per sostenere l’intera catena del valore: un fondo di investimento pubblico-privato per stimolare la capacità produttiva, abbinato a incentivi fiscali per le imprese che sviluppano soluzioni resilienti e sostenibili.</li>
</ul>



<p>Secondo Draghi, l’unica condizione per attuare queste strategie con successo è che l’UE agisca in modo unito e coordinato, sfruttando il proprio peso economico come leva nei mercati internazionali.</p>
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		<title>Il Piano Draghi e la sfida delle competenze, tra sostegno alla formazione e protezione dei lavoratori &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 08:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul “Rapporto Draghi” sul futuro della competitività&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673490/">Il Piano Draghi e la sfida delle competenze, tra sostegno alla formazione e protezione dei lavoratori &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul <strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em></p>



<p>L’Europa ha davanti a sé sfide complesse legate all’invecchiamento della popolazione e conseguente diminuzione della forza lavoro, alla carenza di professionalità legate alla transizione digitale e alla rivoluzione legata all’AI.</p>



<p>Il cambiamento strutturale del mercato del lavoro &#8211; con l’aumento dei lavoratori inquadrati nella Gig economy e la perdita di alcuni posti di lavoro connessi alla transizione ecologica e all’AI &#8211;&nbsp; pone un serio&nbsp; problema di protezione sociale e di garanzia dei diritti dei lavoratori.</p>



<p>È quanto emerge anche dal Rapporto Draghi sulla competitività europea che, concentrato in 5 punti chiave per l’Europa di domani, vede proprio al primo punto il tema relativo alle competenze e alla coesione.</p>



<p>Un tema &#8211; quello della competitività europea &#8211; posto al centro della seconda Commissione Vor Der Leyen e che necessità di riforme economiche e strutturali in seno all’architettura europea.</p>



<p>Per rilanciare l’economia europea l’ex presidente della BCE indica alcune soluzioni da implementare ed individua il divario di competenze tra UE, Usa&nbsp; e Cina come uno dei principali ostacoli all’aumento della competitività del vecchio continente in un contesto geopolitico complesso e frammentato.</p>



<p>Un’Europa che inoltre dovrà affrontare una pesante diminuzione della forza lavoro, destinata a ridursi di 2 milioni all’anno entro il 2040, a cui è da aggiungersi un aumento dei pensionati e un pesante deficit di competenze legate ai settori che trascineranno l’economia europea, la transizione green e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.</p>



<p>Già attualmente molte imprese non riescono a trovare professionalità adeguatamente formate a causa di sistemi scolastici, universitari e di formazione professionale che non hanno ancora aggiornato i loro piani didattici al fabbisogno di competenze, con il risultato paradossale di un elevatissima disoccupazione &#8211; specie per gli under 30 i cosiddetti NEET &#8211; e di una domanda di lavoro che non riesce ad essere colmata. Il risultato sono aziende europee che non trovano personale formato specie nei settori legati al green e digitale.</p>



<p>Problema atavico del mercato del lavoro europeo è la difficoltà di implementare adeguate politiche attive che siano efficienti nella riqualificazione dei lavoratori per garantire loro un futuro lavorativo anche dopo la perdita del loro posto di lavoro, rischio concreto soprattutto nei settori legati a AI.</p>



<p>Attualmente, come rileva il report Draghi, la coesione è sostanzialmente garantita da robusti sistemi sociali e sanitari che assicurano ai cittadini europei sanità gratuita, istruzione, protezione sociale in caso di malattia, disoccupazione e inabilità al lavoro.</p>



<p>Quali possono essere le soluzioni da proporre &#8211; specie dal punto di vista progressista e riformista &#8211; implementare le preziose raccomandazioni dell’ex premier Mario Draghi?</p>



<p>Compito di queste forze politiche è da sempre sostenere la crescita garantendo i diritti sociali, già assicurati agli europei dallo Stato sociale europeo.</p>



<p>Primariamente, occorre rafforzare la protezione e i diritti per tutti i lavoratori, su tutti gli impiegati nella&nbsp; gig economy (lavoratori delle piattaforme), un settore che nel 2025 impiegherà in tutta Europa 43 milioni di lavoratori. Di questo tema critico si è occupata la Direttiva sui lavoratori delle piattaforme, approvata dopo un percorso durato anni e pieno di ostacoli.</p>



<p>La direttiva prevede divieti all’uso dell’algoritmo nella scelta di curriculum e criteri stringenti che garantiscano diritti a questi lavoratori che a tutti gli effetti sono lavoratori subordinati ma che sono attualmente considerati autonomi.</p>



<p>Auspicabile è che tutti gli stati membri si impegnino a recepire questa direttiva in tempi rapidi e che i partiti delle famiglie politiche più vicine alla tutela dei diritti sociali si attivino per accelerare questo processo.</p>



<p>Altra raccomandazione auspicabile, tesa a garantire protezione ai lavoratori che potrebbero perdere il lavoro, nonché di sostegno alle finanze pubbliche, sarebbe quella di rendere strutturale Sure, lo strumento usato durante il periodo pandemico che ha garantito sostegno al reddito a dipendenti e lavoratori autonomi attraverso prestiti agevolati agli stati membri finanziati con il debito comune europeo.</p>



<p>Ma come già detto il problema che più di ogni altri attanaglierà l’economia europea sarà il deficit di competenze nel settore dell’AI, delle nuove tecnologie e nella transizione verde.</p>



<p>Servirà tempo per formare queste professionalità e il treno della competitività non può aspettare.</p>



<p>Primariamente sarebbe indicato reindirizzare, attraverso specifici programmi europei finanziati con i fondi della politica regionale,&nbsp; i disoccupati e i percettori di ammortizzatori sociali verso programmi formativi specifici e magari esportare anche nel resto d’Europa il sistema ITS italiano che garantisce percorsi altamente professionalizzanti ascoltando il fabbisogno specifico delle imprese. Fondamentale resta garantire la coesione sociale, rendendo agevole l’ingresso nel mondo del lavoro alle donne &#8211; specie nei territori a rischio esclusione &#8211; con adeguati strumenti di aiuto alle lavoratrici madri potenziando il welfare ed estendendo esempi virtuosi di welfare aziendale.</p>



<p>Una possibile soluzione potrebbe inoltre essere quella di allargare la platea di alcuni programmi europei quali la Youth Guarantee, estendendola ai maggiori di 30 anni e prevedendo programmi specifici per le donne maggiormente escluse dal mondo del lavoro, colmando quel gap culturale che vede le donne ancora poco inclini a scegliere materie connesse alle nuove tecnologie.</p>



<p>Un rilancio della competitività che tuttavia non deve registrare un aumento delle diseguaglianze. Per questo servirà garantire e irrobustire lo Stato sociale europeo e i sistemi di welfare.</p>



<p>Ruolo dei partiti progressisti delle famiglie europee sarà quello di vigilare su questo processo. Avendo come stella polare la tutela dei diritti sociali ma senza trascurare la crescita e il progresso economico.</p>
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		<title>La riforma della Governance Europea nel Piano Draghi: una prospettiva progressista &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673485/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 12:13:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da&#160;MondoDem&#160;sul&#160;“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673485/">La riforma della Governance Europea nel Piano Draghi: una prospettiva progressista &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da&nbsp;MondoDem&nbsp;sul&nbsp;<strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em><br></p>



<p>Il rapporto Draghi, che tra gli altri, si pone l’obiettivo di migliorare la competitività economica e la capacità decisionale dell&#8217;UE attraverso un quadro di coordinamento strategico, il <em><a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2024/747838/IPOL_STU(2024)747838_EN.pdf">Competitiveness coordination framework</a></em> rappresenta l’occasione di una riflessione cruciale sulla necessità di riformare la governance dell&#8217;UE.</p>



<p>Uno dei punti centrali del Rapporto è espresso dalla volontà di introdurre il&nbsp; voto a maggioranza qualificata nel Consiglio dell&#8217;UE, per ridurre l’impasse decisionale causato dall&#8217;attuale esigenza di unanimità. Tale&nbsp; cambiamento potrebbe impattare&nbsp; particolarmente&nbsp; settori strategici come la politica economica e industriale, troppo spesso frenati e condizionati dall&#8217;attuale sistema che a volte rallenta le risposte di Bruxelles a problematiche urgenti. Il Rapporto raccomanda, inoltre,&nbsp; di rafforzare il&nbsp; principio di sussidiarietà, che garantirebbe l&#8217;intervento dell&#8217;UE solo laddove potrebbe&nbsp; realmente apportare un valore aggiunto rispetto all’azione degli Stati membri.&nbsp;</p>



<p>Sebbene le proposte contenute nel Rapporto Draghi rappresentino un contributo utile e costruttivo al dibattito sul futuro dell’Europa, un’analisi più approfondita evidenzia una lacuna significativa: il tema della democratizzazione della governance europea non viene affrontato in modo sufficiente. Il rafforzamento della governance economica e finanziaria, pur essenziale, rischia di rimanere incompleto se non accompagnato da misure che garantiscano una maggiore partecipazione democratica e una più solida legittimazione politica delle istituzioni europee. Senza un equilibrio tra efficienza tecnica e rappresentanza democratica, il rischio è quello di alimentare il distacco dei cittadini dal progetto europeo, anziché favorire un’Unione più coesa e inclusiva. Il futuro dell’Unione Europea non può essere ridotto a una mera questione di efficienza: deve invece fondarsi su un progetto che sia inclusivo e sociale. Per rispondere in modo efficace alle sfide presenti e future, è fondamentale ampliare questa visione attraverso proposte progressiste che promuovano una maggiore inclusione sociale, una trasparenza più profonda e una democratizzazione concreta della governance europea.</p>



<p>Da una prospettiva progressista, la riforma della governance europea non può prescindere da&nbsp;<a href="https://feps-europe.eu/publication/eu-treaties-why-they-need-targeted-changes/">una revisione dei trattati</a>, che abbia come obiettivo centrale un processo di maggiore&nbsp;<strong>democratizzazione dei meccanismi decisionali dell’Unione</strong>. Un primo passo in tal senso,&nbsp; potrebbe essere rappresentato dall&#8217;implementazione di occasioni&nbsp; di partecipazione diretta dei cittadini nei processi decisionali: strumenti come assemblee civiche e consultazioni pubbliche digitali possono ampliare la partecipazione e garantire maggiore trasparenza, migliorando la<strong>&nbsp;legittimità democratica</strong>&nbsp;dell&#8217;UE, avvicinando i cittadini alle istituzioni europee. È essenziale creare uno spazio in cui i cittadini possano non solo esprimere opinioni, ma contribuire attivamente alla costruzione delle politiche comunitarie. Ciò&nbsp; rappresenterebbe un passo decisivo verso la costruzione di un&#8217;Unione più equa e inclusiva, in grado di dare voce a tutte le sue componenti sociali.</p>



<p>Nel contesto delle riforme proposte, un aspetto di grande rilevanza deve essere quello relativo all&#8217;inclusione di gruppi sociali spesso marginalizzati nei processi decisionali. Minoranze etniche, giovani e cittadini provenienti da regioni svantaggiate sono spesso esclusi dalle dinamiche politiche europee, e ciò favorisce un generale senso di disaffezione verso le istituzioni comunitarie. Promuovere una maggiore partecipazione di questi gruppi contribuirebbe a migliorare&nbsp; la&nbsp;<strong>coesione sociale</strong>&nbsp;all&#8217;interno dell&#8217;Unione, rafforzando il sostegno popolare per le politiche europee. Il loro coinvolgimento non solo consoliderebbe la democrazia europea, ma favorirebbe anche la costruzione di un consenso più ampio e inclusivo intorno alle decisioni dell’UE. Questo, a sua volta, contribuirebbe a rendere l’Unione non solo più resiliente sul piano interno, ma anche più competitiva e autorevole sulla scena internazionale, capace di affrontare le sfide globali con maggiore unità e forza.</p>



<p>A tal fine,&nbsp;<strong>rafforzare il ruolo del Parlamento Europeo</strong>&nbsp;è una delle chiavi per costruire un&#8217;Unione più democratica. Estendere la procedura legislativa ordinaria a nuove aree di competenza – come le politiche sociali e la lotta alla corruzione – garantirebbe un processo decisionale più trasparente e inclusivo. Il Parlamento, essendo l’unica istituzione dell’UE direttamente eletta dai cittadini, deve avere un ruolo centrale nelle decisioni che riguardano il futuro dell&#8217;Unione. Una riforma dei suoi poteri e delle sue prerogative, rappresenterebbe una svolta verso una maggiore<strong>&nbsp;responsabilizzazione delle istituzioni comunitarie</strong>, contribuendo a rafforzare il legame di fiducia tra i cittadini e l’UE.</p>



<p>Accanto alla riforma delle istituzioni democratiche, è indispensabile rafforzare il “pilastro sociale” all&#8217;interno della governance dell&#8217;UE. La promozione di una convergenza economica e sociale tra gli Stati membri richiede una gestione condivisa in settori chiave come la protezione sociale e il mercato del lavoro. L&#8217;introduzione di diritti europei più robusti, come la tutela digitale e il sostegno all&#8217;occupazione, potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel ridurre le disuguaglianze e nel costruire un’Unione più equa e inclusiva. Questo pilastro sociale non dovrebbe limitarsi a rispondere alle disuguaglianze già esistenti, ma configurarsi come una visione lungimirante, che ponga i diritti e il benessere delle persone al centro delle politiche europee e della sua governance.</p>



<p>Un altro tema centrale per una riforma in chiave progressista della governance europea è la questione dell’autonomia&nbsp;<strong>strategica</strong>..&nbsp; L’UE deve essere in grado di agire autonomamente in settori cruciali come la sicurezza energetica, la difesa e la transizione ecologica: parlare di auotonomia europea non significa isolarsi, ma piuttosto sviluppare le capacità necessarie per rispondere alle sfide globali, riducendo al contempo le dipendenze esterne. In questo contesto, l’autonomia strategica non dovrebbe essere interpretata come una forma di protezionismo, ma come uno strumento per garantire la sostenibilità e la resilienza dell’Unione di fronte alle crisi globali.&nbsp;</p>



<p>La giustizia climatica costituisce un ulteriore elemento fondamentale in questa visione. La transizione verso un&#8217;economia verde non deve limitarsi a un obiettivo ambientale, ma deve diventare il motore di una crescita inclusiva, capace di ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali. In una governance europea rinnovata, la sostenibilità dovrebbe occupare una posizione centrale, orientando le politiche verso una competitività equilibrata, che sia al tempo stesso rispettosa dei limiti ambientali e promotrice di un futuro più equo e resiliente.&nbsp; Il cambiamento climatico è una delle sfide più urgenti che l&#8217;Unione si trova ad affrontare e la sua gestione non può essere lasciata esclusivamente agli Stati membri: per questo motivo è fondamentale che la lotta al cambiamento climatico diventi una competenza condivisa dell&#8217;UE, con l&#8217;adozione di leggi più rigorose e vincolanti per garantire che l&#8217;Unione mantenga i propri impegni internazionali.&nbsp;</p>



<p>Tutti questi aspetti devono essere integrati all’interno di un nuovo quadro di governance che tenga conto di una visione di&nbsp;<a href="https://feps-europe.eu/wp-content/uploads/2024/10/PB-Cohesion-Policy-DIGITAL-v2.pdf">coesione territoriale</a>. Colmare il divario competitivo tra le diverse aree geografiche è un obiettivo cruciale per garantire una crescita sostenibile e inclusiva in tutta l&#8217;Unione. Incentivare progetti di innovazione verde e digitale nelle regioni meno sviluppate, al fine di ridurre il divario competitivo tra le diverse aree dell&#8217;UE, e adottare un sistema di governance che promuova la coesione sociale e territoriale attraverso politiche industriali mirate, aiuterebbe a bilanciare le esigenze di decarbonizzazione e autonomia strategica con la necessità di sviluppare capacità economiche regionali. Ciò sarebbe fondamentale per favorire una coesione che, a sua volta, potenzierebbe la competitività complessiva dell’Unione.</p>



<p>In questo contesto, un&#8217;espansione delle politiche basate sul luogo (place-based policies) nella governance europea rappresenterebbe una leva determinante per assicurare che tutte le regioni contribuiscano in modo equo alla competitività dell’UE, riducendo il rischio di amplificare le disuguaglianze interne.</p>



<p>Un’Unione Europea che ambisce a essere competitiva e giusta deve mettere al centro una governance trasparente, inclusiva ed equa. Una competitività che non ponga il benessere del cittadino al suo cuore non sarà in grado di affrontare con successo le sfide globali. Per una visione progressista, è essenziale garantire una crescita sostenibile e maggiore giustizia sociale per tutti i cittadini europei; in caso contrario, l’UE perderà l’opportunità di un rilancio significativo, compromettendo i suoi valori fondativi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673485/">La riforma della Governance Europea nel Piano Draghi: una prospettiva progressista &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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		<title>Capital Markets Union: prospettive per il mercato unico europeo &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 07:14:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mercati finanziari]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul “Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul <strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em></p>



<p>Una delle proposte più ambiziose del piano Draghi riguarda il tema di maggiore integrazione dei mercati finanziari europei, che era già stato oggetto di proposte ad hoc della stessa Commissione negli ultimi anni, così come da parte della Banca Centrale Europea (BCE).</p>



<p>Nella sua analisi, Draghi riporta come uno dei principali ostacoli per la competitività dell&#8217;Unione Europea sia riconducibile alla frammentazione del settore finanziario, poichè limita la crescita degli investimenti privati. La questione finanziaria è particolarmente rilevante sia per la trasformazione dell&#8217;economia in chiave sostenibile sia per il finanziamento di progetti europei strategici, come la difesa comune.&nbsp;</p>



<p>Per raffrozare il mercato finanziario comune europeo e superare l&#8217;importante gap che l&#8217;Unione ha con partner commerciali come gli Stati Uniti, Draghi suggerisce proposte sia legislative che di riforma della governance.&nbsp;</p>



<p>Quelle più interessanti sono legate alla riforma dell&#8217;Autorità dei Mercati Europea (ESMA), la quale, secondo Draghi, dovrebbe avvicinarsi quanto più possibile al modello di governance della BCE e ispirarsi alla Securities and Exchange Commission (SEC) americana, per promuovere un mercato che sia veramente unico e non strettamente legato agli interessi nazionali; inoltre, il settore finanziario dovrebbe superare l&#8217;iper-regolamentazione che ha caratterizzato il mondo bancario post crisi del 2008, a partire dalla promozione di strumenti quali la cartolarizzazione, che al momento si trova sotto un controllo particolarmente stringente da parte del regolatore.</p>



<p>Draghi sottolinea inoltre l&#8217;importanza di promuovere la cosiddetta Banking Union, un progetto ancora&nbsp; incompiuto a causa della&nbsp; mancanza di accordi tra gli Stati Membri.Una possibile soluzione potrebbe essere l’istituzione di una giurisdizione &#8220;speciale&#8221; per quelle banche che operano prevalentemente a livello transfrontaliero, riconoscendole de facto come entità transnazionali, sia in termini di supervisione che di gestione.&nbsp;</p>



<p>Draghi immagina la Banking Union integrata in modo complementare dalla Capital Markets Union, favorendo così una maggiore&nbsp; coesione nel mondo finanziario europeo e ispirandosi all’attuale modello statunitense.: Questo approccio porterebbe a un sostanziale aumento della competitività dell&#8217;Unione, e la renderebbe più attraente per gli investimenti di capitali stranieri.&nbsp;</p>



<p>Oltre alle proposte legislative di carattere più tecnico, volte a supportare l&#8217;architettura dei mercati finanziari, Draghi delinea una visione di governance radicalmente diversa da quella attuale. Propone una nuova composizione del bilancio europeo, focalizzata sulle priorità strategiche dell&#8217;Unione, attraverso strumenti come il coinvolgimento della Banca Europea per gli Investimenti Inoltre, suggerisce l&#8217;introduzione di un asset liquido comune per finanziare progetti di investimento congiunto.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;ispirazione è chiaramente il modello del Next Generation EU: secondo Draghi, uno strumento di debito comune europeo è indispensabile per sostenere le priorità politiche e strategiche dell&#8217;Unione. La sua emissione contribuirebbe, inoltre, ad aumentare la&nbsp; liquidità del mercato obbligazionario comune.&nbsp;</p>



<p>La riforma della governance emerge anche nella proposta di ridurre gli oneri amministrativi per le piccole e medio-imprese, facilitandone la crescita economica.&nbsp; A ciò si aggiunge la volontà di estendere il voto a maggioranza qualificata del Consiglio su un numero ampio di temi, compresi quelli i relativi ai mercati finanziari.&nbsp;</p>



<p>In conclusione, Draghi riporta in auge una delle proposte più ambiziose degli ultimi anni: la creazione di un mercato internazionale europeo realmente integrato, capace di servire le priorità politiche e strategiche dell&#8217;Unione.&nbsp; Un’idea che in passato si è arenata a causa delle resistenze fra gli Stati Membri, più inclini a proteggere i propri mercati nazionali rispetto al progetto comune europeo.</p>



<p>Una cosa è certa: la transizione green e digitale dell&#8217;economia, così come le sfide geopolitiche attuali, richiedono massicci investimenti finanziari ed economici che non possono basarsi esclusivamente sulle risorse pubbliche. Draghi riconosce questa esigenza e&nbsp; propone un nuovo assetto per l’architettura finanziaria europea, offrendo agli Stati Membri una visione di governance che sia una vera espressione di integrazione europea.</p>



<p></p>
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		<title>Scuola di Formazione di Politica Estera Europea 2025</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673469/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2025 13:53:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[FES Italy]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Estera]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo due edizioni di successo, la&#160;Scuola di Formazione di Politica Estera Europea,&#160;promossa da MondoDem e dalla&#160;Friedrich-Ebert-Stiftung Italia,&#160;torna e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo due edizioni di successo, la&nbsp;<strong>Scuola di Formazione di Politica Estera Europea,</strong>&nbsp;promossa da <strong>MondoDem</strong> e dalla&nbsp;<strong>Friedrich-Ebert-Stiftung Italia,</strong>&nbsp;torna e si rinnova: da appuntamento unico diventa un&nbsp;<strong>percorso formativo annuale</strong>, rivolto a giovani under 35 dall’Italia, dalla Germania e dal resto d’Europa.</p>



<p>L’obiettivo resta lo stesso: contribuire alla costruzione di una&nbsp;<strong>nuova generazione progressista europea</strong>, consapevole e competente, capace di comprendere le trasformazioni globali e di incidere nel dibattito pubblico.</p>



<p>Il nuovo formato – con momenti online e in presenza distribuiti lungo l’anno – offre più tempo per approfondire i temi chiave della politica internazionale, confrontarsi con esperti e coetanei, e costruire una rete transnazionale solida e attiva.&nbsp;Il coinvolgimento dei partecipanti non si limiterà agli appuntamenti della School: chi verrà selezionato e lo desidererà, potrà entrare a far parte di&nbsp;<strong>una community di alumni</strong>, con eventi dedicati, opportunità di networking e momenti di formazione.</p>



<p><strong>l programma della Scuola di Formazione 2025 si articola in quattro tappe:</strong></p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Primo evento online (giugno/luglio)</strong><br>Un incontro introduttivo dedicato ai <strong>rapporti transatlantici</strong>, per analizzare insieme le dinamiche tra Europa e Stati Uniti in un contesto geopolitico in rapida trasformazione.<br></li>



<li><strong>Secondo evento online (settembre/ottobre)</strong><br>Un approfondimento sull’<strong>agenda europea</strong>, con uno sguardo ai principali dossier politici, economici e istituzionali dell’Unione.</li>



<li><strong>Drink &amp; Think – evento informale in presenza (ottobre, Roma)</strong><br>Un’occasione conviviale per incontrarsi di persona prima della Scuola di Formazione: un momento di dialogo libero, conoscenza reciproca e confronto informale tra partecipanti, organizzatori e ospiti.<br></li>



<li><strong>Scuola di Formazione in presenza (novembre, Roma)</strong><br>Due giornate intense di&nbsp;<strong>formazione, dibattito e networking</strong>, nella sede della FES Italia, con esperti, decisori politici e giovani da tutta Europa, per discutere di politica estera e integrazione europea in ottica progressista.</li>
</ol>



<p>Vi aspettiamo!</p>



<p><em>N.B.&nbsp;Le candidature da persone di ogni identità di genere e provenienza geografica sono fortemente incoraggiate, con particolare attenzione alla partecipazione femminile e a una rappresentanza equa delle diverse realtà sociali e territoriali del Paese.</em></p>



<p><br>Le candidature sono aperte fino al<strong> 16 giugno 2025.</strong><br><br>Per inviare la candidatura&nbsp;<a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfxXybuezT046UMcn8tn6aFRFXnP-HCeIR5zW92GBmmzu3r3A/viewform" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qu</a><a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfxXybuezT046UMcn8tn6aFRFXnP-HCeIR5zW92GBmmzu3r3A/viewform?usp=dialog" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i</a>.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>UE e Indo-Pacifico: le Filippine al centro della strategia europea</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673455/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paola Lupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 08:25:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Filippine]]></category>
		<category><![CDATA[Indo-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono due aspetti fondamentali da considerare nella situazione politica attuale delle Filippine. Il primo è che, sebbene&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono due aspetti fondamentali da considerare nella situazione politica attuale delle Filippine.</p>



<p>Il primo è che, sebbene le prossime elezioni presidenziali siano previste per il 2028, la campagna elettorale è già iniziata. Attualmente, il presidente è Ferdinand &#8220;Bongbong&#8221; Marcos Jr., mentre la vicepresidente è Sara Duterte, figlia dell’ex presidente Rodrigo Duterte. Tuttavia, con l&#8217;avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, l’alleanza tra i due si sta incrinando. Gli occhi sono puntati sulla vicepresidente, che dopo il voto di metà mandato dovrà affrontare un possibile&nbsp;<a href="https://www.theguardian.com/world/2025/feb/06/sara-duterte-philippine-vice-president-impeached-over-allegations-including-plot-to-kill-president">impeachment</a>, al Senato. Questo passaggio sarà cruciale per determinare quale tra le due principali dinastie politiche del Paese – i Marcos e i Duterte – prevarrà sull’altra.&nbsp;</p>



<p>Il secondo aspetto riguarda la politica estera delle Filippine, in particolare il conflitto con la Cina nel Mar Cinese Meridionale. Negli ultimi anni, il Paese ha assunto&nbsp;<a href="https://apnews.com/article/philippines-south-china-sea-defense-secretary-gilberto-teodoro-air-defense-zone-4c63b28b674c63b1730a22dc9faa5f22">un atteggiamento sempre più deciso nei confronti di Pechino</a>, segnando una&nbsp;<a href="https://www.cfr.org/article/dutertes-ingratiating-approach-china-has-been-bust">netta discontinuità rispetto alla politica dell’ex presidente Duterte</a>. Quest’ultimo aveva cercato un riavvicinamento con la Cina, una strategia che, a posteriori, molti considerano&nbsp;<a href="https://thediplomat.com/2024/09/parsing-the-philippines-pivot-to-china-under-rodrigo-duterte/">fallimentare</a>.</p>



<p>Questi sviluppi politici interni hanno un impatto significativo sulle relazioni tra l’Europa e le Filippine. Durante la presidenza Duterte,&nbsp;<a href="https://www.euractiv.com/section/economy-jobs/news/eu-philippines-agree-to-relaunch-free-trade-talks/">l’UE ha dovuto ridimensionare il proprio coinvolgimento</a>, sia a causa delle&nbsp;<a href="https://www.hrw.org/tag/philippines-war-drugs">violazioni dei diritti umani</a>legate alla &#8220;guerra alla droga&#8221;, sia per l&#8217;orientamento pro-Cina del governo di allora. Sebbene Marcos Jr. provenga dalla stessa area politica del suo predecessore,&nbsp;<a href="https://www.lowyinstitute.org/the-interpreter/family-feud-philippines">ha adottato una linea più filo-occidentale e un atteggiamento più attento ai diritti umani</a>. Le elezioni di metà mandato – e ancor più quelle del 2028 – potrebbero nuovamente ridefinire gli equilibri tra Manila e Bruxelles.</p>



<p>Per l’UE, dunque, è arrivato il momento di decidere se e come costruire relazioni stabili e a lungo termine con le Filippine, concentrandosi in particolare su due ambiti.</p>



<p><strong>Accordi commerciali</strong></p>



<p>Nel 2017, l’UE ha interrotto i negoziati per un accordo di libero scambio (FTA) con le Filippine, a causa di divergenze con il governo Duterte. Il ritorno dell&#8217;Europa al tavolo negoziale nel 2024 è stato accolto con favore sia da Bruxelles sia da Manila,&nbsp;<a href="https://thediplomat.com/2024/12/the-importance-of-the-eu-philippines-trade-deal/">vista l&#8217;importanza economica delle Filippine per il continente europeo</a>. Il Paese occupa una posizione strategica nell’Indo-Pacifico, una regione cruciale per il commercio dell’UE (il Mar Cinese Meridionale è fondamentale per il&nbsp;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/edn-20221128-1">40% delle rotte commerciali europee</a>). Inoltre, le Filippine possiedono&nbsp;<a href="https://www.pism.pl/publications/eu-looks-to-asean-countries-for-critical-raw-materials-supplies">risorse essenziali per la transizione ecologica e digitale dell’Europa</a>, tra cui nichel, rame e cromite.</p>



<p><strong>Difesa e sicurezza regionale</strong></p>



<p>Il tema della difesa è strettamente legato agli accordi commerciali. Sebbene le recenti crisi internazionali abbiano spostato l’attenzione altrove, rafforzare le alleanze nell’Indo-Pacifico rimane&nbsp;<a href="https://commission.europa.eu/document/download/1fd85a66-b89a-492b-8855-89499106c1d4_en?filename=Mission%20letter%20-%20KALLAS.pdf">un obiettivo strategico della Commissione Europea</a>. Le Filippine, alleate della NATO e interessate ad&nbsp;<a href="https://www.factsasia.org/blog/how-europe-fits-in-the-philippines-strategic-diversification">ampliare le proprie partnership con i Paesi europei,</a>&nbsp;sono un punto di partenza ideale, soprattutto alla luce delle tensioni con la Cina. Schierarsi a fianco di Manila nel conflitto nel Mar Cinese Meridionale invierebbe un segnale chiaro sulla posizione dell’UE nella regione, mentre la formalizzazione dell’FTA potrebbe essere&nbsp;<a href="https://www.dw.com/en/how-can-eu-support-philippines-in-south-china-sea-dispute/a-68713048">un messaggio politico ancora più forte rivolto a Pechino</a>. Gli Stati Uniti restano&nbsp;<a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/1/23/trump-administration-promises-ironclad-support-for-philippines-security">il principale alleato delle Filippine</a>, ma ciò non esclude che l’Europa possa – e debba – costruire una propria credibilità nell’area.</p>



<p><strong>Le priorità per l’UE</strong></p>



<p>Per rafforzare il proprio ruolo nelle Filippine, l’UE deve agire su due fronti principali:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Accelerare i negoziati per l’FTA</strong>. L&#8217;obiettivo attuale è concluderli prima del 2028, anno delle elezioni presidenziali. Accelerare il processo consentirebbe all’Europa di ottenere benefici economici immediati e, al tempo stesso, di rafforzare la propria reputazione in un’area che spesso percepisce l’UE come un partner poco affidabile dal punto di vista commerciale.</li>



<li><strong>Definire una posizione chiara sul Mar Cinese Meridionale</strong>. Negli ultimi anni, l’UE ha mantenuto un atteggiamento ambiguo su questa disputa territoriale, nonostante la questione sia cruciale per la sicurezza delle rotte commerciali nell’Indo-Pacifico. Le Filippine non sono l’unico Paese coinvolto nel contenzioso con la Cina, e una strategia più netta potrebbe favorire il dialogo con altre nazioni della regione.</li>
</ol>



<p>L’attuale instabilità politica filippina rende urgente un’azione da parte dell’Europa. Se oggi l’UE non può prevedere con certezza quale sarà l’evoluzione del potere nel Paese, costruire relazioni solide fin da ora garantirà all’Europa una posizione di vantaggio nei futuri negoziati. In questo modo, indipendentemente da chi sarà al governo nel 2028, la cooperazione con Bruxelles potrà restare un’opzione strategicamente conveniente per Manila.</p>
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		<title>Caos elettorale e proteste in Romania: una crisi con ripercussioni europee</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673452/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 21:21:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Romania]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 6 dicembre 2024, la Corte costituzionale romena ha annullato gli esiti del primo turno delle elezioni presidenziali&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 6 dicembre 2024, <strong>la Corte costituzionale romena ha annullato gli esiti del primo turno delle elezioni presidenziali</strong> tenutesi il 24 novembre, aprendo una <strong>crisi politica</strong> senza precedenti. Il candidato in testa, <strong>Călin Georgescu</strong>, è stato accusato di aver beneficiato di <a href="https://www.ilpost.it/2024/12/07/interferenze-russe-romania/"><strong>manipolazioni informatiche provenienti dall’estero</strong></a>, in particolare attraverso la piattaforma social <strong>TikTok</strong>. Il ballottaggio, previsto per l&#8217;8 dicembre, è stato sospeso e il <a href="https://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/Elezioni-in-Romania-cresce-il-campo-sovranista-234791">nuovo governo</a> eletto in seguito alle elezioni politiche del primo dicembre 2024 – nuovamente presieduto dal socialdemocratico <strong>Marcel Ciolacu</strong> – rappresenta una coalizione formata da Partito Social Democratico (PSD), Partito Nazional-Liberale (PNL), Unione Democratica dei Magiari della Romania (UDMR) e le altre minoranze rappresentate in parlamento. Ad uscire rafforzata nel futuro parlamento di Bucarest, anche in questa tornata elettorale, è stata<strong> l’estrema destra</strong>: <strong>circa il 30% dei deputati e senatori romeni appartengono ai tre partiti sovranisti che hanno superato la soglia di sbarramento</strong>, due di questi per la prima volta. La Romania riconferma, quindi, la sua direzione euro-atlantica, ma gli equilibri di potere sono stati profondamente trasformati da queste elezioni politiche.<br><br>La data per le nuove elezioni presidenziali non è ancora stata fissata formalmente, ma i partiti che sostengono il governo <a href="https://balkaninsight.com/2025/01/08/romania-sets-new-date-for-presidential-polls-after-vote-controversially-annulled/">hanno trovato un accordo</a> per organizzare i<strong>l primo turno il 4 maggio e il secondo il 18 maggio</strong>. </p>



<p>Dopo il primo turno delle elezioni presidenziali dello scorso novembre, il Consiglio Supremo di Difesa ha analizzato <strong>documenti declassificati dai servizi segreti romeni</strong>, i quali hanno denunciato una <strong>campagna di disinformazione a favore di Georgescu</strong>, potenzialmente orchestrata dalla <strong>Russia</strong>. Secondo i rapporti, 25.000 profili falsi su TikTok avrebbero promosso contenuti pro-Georgescu mentre penalizzavano quelli degli avversari. Il presidente uscente Klaus Iohannis ha quindi deciso di declassificare i dossier, provocando forti tensioni politiche.</p>



<p>La decisione della Corte costituzionale ha scatenato un&#8217;ondata di proteste, l’ultima delle quali è <a href="https://www.reuters.com/world/europe/romanian-protesters-demand-cancelled-presidential-election-should-go-ahead-2025-01-12/">quella del 12 gennaio scorso</a>: <strong>decine di migliaia di manifestanti</strong>, sostenuti dall’estrema destra dell&#8217;Alleanza per l’Unità dei Romeni (AUR), <strong>hanno accusato il governo di golpe istituzionale</strong>. La sfidante <strong>Elena Lasconi</strong> dell’USR ha denunciato un attacco alla democrazia, mentre il premier Marcel Ciolacu ha difeso la decisione della Corte, <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/romania-elezioni-da-rifare-democrazia-sotto-attacco-193892">evidenziando i rischi di interferenza straniera</a>.</p>



<p>Parallelamente, <strong>il Parlamento europeo <a href="https://www.politico.eu/article/eu-opens-investigation-into-tiktok-over-romanian-election/">ha avviato un’indagine sulla sicurezza informatica delle elezioni</a> </strong>e sul ruolo delle piattaforme social nella manipolazione del voto: <strong>TikTok ha negato qualsiasi coinvolgimento</strong>, sostenendo che i suoi algoritmi non favoriscono specifici candidati, ma gli esperti di cybersicurezza restano scettici.</p>



<p>In risposta alla crisi, che solleva seri dubbi a livello istituzionale e democratico in Romania e in Europa, <strong>la Commissione di Venezia del Consiglio d&#8217;Europa ha pubblicato il 27 gennaio 2025 <a href="https://venice.coe.int/webforms/documents/default.aspx?pdf=CDL-PI(2025)001-e&amp;lang=en">un rapporto</a> sulle condizioni legali che giustificherebbero l&#8217;invalidazione di elezioni</strong>: pur senza esprimersi sulla situazione romena specifica, il documento sottolinea che annullamenti di questo tipo devono avvenire <strong>solo in circostanze eccezionali</strong>, con rigorose garanzie legali. Tuttavia, la legittimità della decisione della Corte costituzionale romena resta oggetto di dibattito sia in Romania che in Europa.</p>



<p><strong>Il 10 febbraio 2025, il presidente Klaus Iohannis <a href="https://apnews.com/article/romania-president-europe-eu-klaus-iohannis-elections-a42440317c1ac55926789f4664656f60">ha annunciato le sue dimissioni</a></strong>, effettive dal 12 febbraio, per evitare una crisi politica derivante da una mozione di sospensione presentata dai partiti di estrema destra in parlamento. Il presidente del Senato, <strong>Ilie Bolojan</strong>, <strong>ha assunto la carica di presidente ad interim fino alle nuove elezioni</strong>. Bolojan, ex sindaco e leader del Partito Nazional-Liberale, ha dichiarato di essere pronto a garantire la stabilità del Paese durante questo periodo di transizione.</p>



<p>Con le <strong>nuove elezioni fissate per maggio 2025</strong>, i partiti tradizionali – PSD, PNL e UDMR – hanno deciso di <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2024/12/11/romania-accordo-tra-i-partiti-pro-ue-per-un-governo-di-coalizione-senza-la-destra">sostenere un candidato comune</a> per arginare l’avanzata dell’estrema destra. Tuttavia, è indubbio il fatto che il caos elettorale ha alimentato la sfiducia nelle istituzioni e rafforzato i movimenti populisti. <strong>Georgescu, escluso dalla corsa presidenziale, ha presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) – che ha <a href="https://euractiv.it/section/capitali/news/la-corte-europea-dei-diritti-delluomo-respinge-il-ricorso-sullannullamento-del-voto-in-romania/">respinto</a> – denunciando la violazione del diritto a elezioni libere.</strong></p>



<p><strong>La crisi romena evidenzia la necessità di un rafforzamento delle istituzioni democratiche europee di fronte alle minacce ibride</strong>: per prevenire future interferenze e garantire elezioni libere e trasparenti, l’Unione Europea deve adottare un approccio strategico su più livelli. È fondamentale accelerare <strong>l’implementazione del Digital Services Act e del Digital Markets Act</strong>, imponendo obblighi più stringenti per garantire la trasparenza degli algoritmi e prevenire la manipolazione elettorale: l<strong>’UE dovrebbe investire in infrastrutture digitali autonome e sviluppare piattaforme social europee regolamentate</strong>, riducendo la dipendenza da aziende extraeuropee e limitando l’impatto delle campagne di disinformazione che provengono dall’estero. La sicurezza del continente passa anche attraverso un rafforzamento del coordinamento con la NATO per proteggere il fianco orientale, aumentando <strong>gli investimenti nella cybersicurezza e nella protezione delle infrastrutture critiche</strong>.</p>



<p>Oltre a questo, la Commissione Europea dovrebbe <strong>condizionare i fondi UE a riforme concrete sulla trasparenza della spesa pubblica e sull’indipendenza della magistratura</strong>, così da ridurre il rischio di crisi istituzionali future.</p>



<p>Ma la vera risposta al populismo passa da un’Europa più sociale: le disuguaglianze economiche alimentano la sfiducia nelle istituzioni e il consenso ai movimenti sovranisti. <strong>L’UE deve rafforzare il <a href="https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/glossary/european-pillar-of-social-rights.html">Pilastro Europeo dei Diritti Sociali</a> e investire in salari dignitosi, welfare e coesione economica</strong>. Se l’UE non saprà rispondere con misure concrete, il rischio sarà che eventi simili si ripetano altrove, compromettendo la coesione europea e aprendo la strada a derive autoritarie e populiste. <br><strong>La Romania è un banco di prova per la stabilità dell&#8217;Europa centro-orientale</strong>, e l’UE dovrebbe rafforzare il sostegno economico e politico ai Paesi più esposti alle influenze destabilizzanti.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Ostruzionismi pericolosi a cui si deve poter rispondere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Colombelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 08:48:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni USA]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Comprendo la conseguenza della tattica dei repubblicani ed&#160;è&#160;Vladimir Putin che marcia dentro l’Europa.”&#160;(Senatore&#160;Christopher S. Murphy, Partito Democratico, Connecticut,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>“</em><em>Comprendo la conseguenza della tattica dei repubblicani ed&nbsp;</em><em>è&nbsp;</em><em>Vladimir Putin che marcia dentro l</em><em>’</em><em>Europa</em>.”&nbsp;(Senatore&nbsp;Christopher S. Murphy, Partito Democratico, Connecticut, USA, 5 dicembre 2023)</p>



<p>La voce del Senatore democratico Chris Murphy risuona dentro l’aula del Senato degli Stati Uniti d’America, dando piena evidenza al concreto rischio che una interruzione del sostegno americano all’Ucraina può&nbsp;produrre soprattutto in Europa.</p>



<p>Avviene anticipando il momento in cui si pensava che questo potesse accadere, da sempre indicato come quello che verrebbe a coincidere con una eventuale rielezione di Donald Trump alle elezioni presidenziali del prossimo novembre 2024.</p>



<p>In particolare si verifica nel medesimo momento in cui anche proprio la stessa Unione europea appare vittima di una analoga ostruzione sul sostegno all’Ucraina e sull’avvio delle procedure per la sua adesione all’Ue da parte dell’Ungheria del Primo ministro&nbsp;Viktor Orbán.</p>



<p>C’è&nbsp;una frase che ci offre una sintesi immediata di quanto l’ostruzionismo di questi giorni negli Stati Uniti d’America e in Unione europea può&nbsp;produrre non solo sul futuro dell’Ucraina ma anche di tutti noi, oltre che sulle nostre coscienze:</p>



<p><em>“</em><em>Gli Stati Uniti e l</em><em>’</em><em>Europa lo hanno detto forte e chiaro:&nbsp;</em><em>“</em><em>sosterremo l</em><em>’</em><em>Ucraina fino in fondo, per tutto il tempo necessario e qualunque cosa costi</em><em>”</em><em>. Se abbandonassimo l</em><em>’</em><em>Ucraina ora e costringessimo Zelenskyj a scendere a compromessi, sarebbe la fine del nostro credito morale e della nostra autorit</em><em>à&nbsp;</em><em>politica. Per l&#8217;Occidente vergogna e suicidio.</em><em>”&nbsp;</em>(Bernard-Henri Lévy, 2 dicembre 2023)</p>



<p>Così&nbsp;non&nbsp;è&nbsp;possibile accettare di assecondare chi, in riferimento all’impegno a sostegno dell’Ucraina, da qualche tempo parla di&nbsp;<em>“</em><em>stanchezza</em><em>”</em>.</p>



<p>Non ce lo possiamo permettere, a maggior ragione se paragoniamo i nostri sacrifici rispetto all’assoluta tragedia direttamente vissuta in questi quasi due anni dalla popolazione ucraina.</p>



<p>E nemmeno possiamo considerare, alla luce degli ulteriori ultimi avvenimenti internazionali, l’ipotesi di definire ora una scala di priorità&nbsp;tra conflitti in base alla quale decidere a chi riservare in esclusiva il nostro impegno, derubricando il nostro concreto appoggio a favore dell’Ucraina.&nbsp;</p>



<p>Così&nbsp;il vertice europeo dei prossimi 14 e 15 dicembre viene ad assumere una rilevanza fondamentale per definire il futuro dell’Europa.</p>



<p>I Capi di Stato e di Governo dei paesi membri dell’Unione europea non solo dovranno trovare un accordo all’unanimità&nbsp;per proseguire nel loro congiunto sostegno all’Ucraina ma dovranno essere capaci di rilanciarlo con ulteriore maggiore forza per inviare anche un messaggio chiaro agli Stati Uniti d’America e, nel caso fosse necessario, poter anche parzialmente compensare una eventuale riduzione degli aiuti di provenienza statunitense.</p>



<p>Le trattative preparatorie al vertice europeo in queste ore sono febbrili, perché&nbsp;la posta&nbsp;è&nbsp;davvero alta.</p>



<p>Chiunque possa avere una influenza sul Primo ministro ungherese deve esercitarla al massimo delle sue possibilità.</p>



<p>Si sta ragionando anche su un eventuale sblocco di 10 dei 27 miliardi di euro di fondi destinati all’Ungheria al momento bloccati per violazioni dello Stato di diritto da parte del Governo ungherese.</p>



<p>Sarebbe un prezzo di&nbsp;<em>real politik</em>&nbsp;da pagare a beneficio di una posta in gioco troppo grande per poter essere sacrificata, ma allo stesso tempo anche determinato dall’incapacità&nbsp;di riuscire ad andare veramente fino in fondo nella realizzazione di obiettivi che con coraggio e visione erano stati fissati all’inizio di questa legislatura europea, che ponevano la revisione dei Trattati in un orizzonte non troppo lontano e che avevano permesso di gestire la pandemia (con l’attuazione di un comune piano vaccinale) e la post-pandemia (con l’adozione del Next Generation EU) dimostrando una capacità&nbsp;di innovazione che proiettava finalmente la speranza verso un’Europa più&nbsp;politica e più&nbsp;democratica.</p>



<p>Si apre ora la stagione della campagna elettorale per le elezioni europee di inizio giugno 2024, soprattutto per noi con un monito chiaro: non riduciamo queste elezioni all’ennesima occasione per una semplice conta interna dei consensi tra i partiti nazionali.</p>



<p>Rendiamola anche da noi questa volta l’occasione per decidere insieme quale Europa vogliamo, su quali ideali e valori promuoverla, su quali proposte concentrarsi per permettere al progetto europeo di realizzarsi pienamente, con una propria autonomia strategica, con una sua vera integrazione politica, con una sua capacità&nbsp;decisionale non condizionata da manovre speculative di chi vi&nbsp;è&nbsp;parte solo per sostenere istanze esterne e addirittura ostili.&nbsp;</p>



<p>E con una priorità&nbsp;da promuovere sin da questi giorni: che i paesi membri verso i quali il&nbsp;Parlamento europeo ha&nbsp;già&nbsp;approvato una risoluzione non legislativa&nbsp;che li&nbsp;ha&nbsp;definiti&nbsp;una&nbsp;&#8220;minaccia sistemica&#8221; ai valori fondanti dell&#8217;Unione europea&nbsp;e su cui sono condivisi i Trattati (come avvenuto nei confronti dell’Ungheria con voto parlamentare del settembre 2022) abbiano&nbsp;effettivamente il&nbsp;diritto di voto sospeso in Consiglio dell’Unione europea e in Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo.</p>
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		<title>Via libera all’AI Act dal Parlamento europeo: ora serve aggiornare la strategia italiana</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673319/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gregorio Staglianò]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 11:38:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parlamento Europeo ha approvato il 14 giugno scorso l’Artificial Intelligence Act, per normare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA)&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Parlamento Europeo ha approvato il 14 giugno scorso l’<em>Artificial Intelligence Act</em>, per normare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) generativa. Proposto dalla Commissione Europea, il testo<strong> mira fornire all’UE uno strumento utile per giocare d’anticipo con le sfide che l’IA lancerà in tutti i settori delle nostre società.</strong></p>



<p>Dalle robotizzazione delle fabbriche alle auto a guida autonoma, dalle chatbot come ChatGpt, al controllo remoto delle infrastrutture energetiche, dai sistemi d’arma all’avanguardia alla profilazione al “<em>social scoring</em>” dei cittadini, fino alla produzione di contenuti deep-fake, difficilmente distinguibili da quelli umani, è facile comprendere l’impatto dell’IA sulla nostra quotidianità.</p>



<p><strong>La necessità di regole democratiche per l’IA</strong></p>



<p>Tra i temi più discussi del testo rientra sicuramente quello sul riconoscimento biometrico in luoghi pubblici per ragioni di sicurezza, misura che aveva causato preoccupazione e allarme tra i watchdogs dei diritti umani. Lo strumento della profilazione e del riconoscimento facciale è oggi utilizzato non solo da big tech per fini commerciali, ma anche da governi per identificare oppositori politici o etnie discriminate. Il Parlamento Europeo ha chiaramente votato per vietarne l’utilizzo nei luoghi pubblici e in “tempo reale”, bocciando gli emendamenti in favore di essi proposti dal Partito Popolare Europeo (PPE). L&#8217;eventuale autorizzazione futura all&#8217;utilizzo di tali sistemi sarà consentita solo &#8220;a posteriori&#8221; (non in tempo reale) e previa autorizzazione giudiziaria nel contesto della lotta alla criminalità e al terrorismo.</p>



<p>Il riferimento è chiaramente rivolto a quegli attori che come la Cina – dominatrice assoluta del mercato di tecnologie di riconoscimento facciale – hanno fatto dell’utilizzo di sistemi di riconoscimento facciale biometrici <em>AI</em>&#8211;<em>based</em> un vero e proprio strumento di repressione. Pechino utilizza l’IA per individuare manifestanti (come nel caso delle proteste di Hong Kong del 2019) o monitorare e censire la minoranza musulmana uigura nella regione dello Xinjiang. Ad utilizzare tecniche di riconoscimento facciale sono però anche regimi democratici, come Stati Uniti, Francia e Regno Unito, dimostrando che il nervo scoperto dell’intera questione risieda nell’uso intrusivo di tale tecnologia nei confronti della società.</p>



<p>È per questa ragione che l’AI Act mira a vietare i sistemi di IA come quelli utilizzati per il punteggio sociale per “classificare” gli individui in base al loro comportamento sociale o alle loro caratteristiche personali, già sperimentata in alcune regioni della Cina, o quei sistemi di categorizzazione biometrica basati su caratteristiche sensibili utilizzati per scopi di polizia predittiva. L&#8217;AI Act stabilisce che l&#8217;uso di una determinata tecnologia debba essere impedito quando comporti un livello di rischio ritenuto inaccettabile per la sicurezza delle persone.</p>



<p>Il voto del Parlamento apre la strada alla negoziazione con gli Stati membri, per finalizzare la norma entro la fine della legislatura.</p>



<p><strong>A che punto siamo in Italia?</strong></p>



<p>L’Italia dal canto suo si è dotato di qualche strumento per provare a inquadrare gli effetti dell’IA e orientare il legislatore. Già nel 2018, l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) aveva pubblicato il “Libro Bianco sull’IA a servizio del cittadino” per offrire una prima panoramica del possibile impiego dell&#8217;IA in relazione ai servizi e alla PA. Nel 2020, il Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica (CINI) aveva pubblicato &#8220;AI for Future Italy&#8221;, sottolineando l’importanza della ricerca e sviluppo sull’IA, e della collaborazione tra istituzioni ed industria. Tuttavia, è con la pubblicazione della Strategia Nazionale sull’IA nel 2021 (“Programma Strategico Intelligenza Artificiale 2022-2024”), allineata alla Strategia Europea, che l’Italia ha adottato il suo primo documento strategico per stimolare il legislatore.</p>



<p>Oltre ad una normativa quadro che ad oggi ancora manca, e all’individuazione conseguente dell’autorità di riferimento che dovrà garantire l’applicazione e il rispetto dell’AI Act, la sfida più grande per l’Italia sarà riuscire a governare l’IA tutelando le libertà fondamentali dei suoi cittadini e nel rispetto delle regole democratiche.</p>



<p>L’utilizzo su larga scala dell’IA per ragioni di sicurezza in Europa potrebbe spingere le singole aziende a incrementare l’export verso mercati sempre più ampi, correndo il rischio di fornire supporto ai regimi che utilizzano l’IA per scopi repressivi.</p>



<p>La creazione di contenuti deep-fake con l’IA, difficilmente distinguibili da quelli reali, inoltre, rappresenta un rischio democratico se utilizzati per diffondere disinformazione nel dominio cibernetico. Non è una novità il loro utilizzo per l’information warfare, difatti.</p>



<p>Pertanto, mantenere l’utilizzo dell’IA su binari democratici, rappresenta una necessità politica e uno scudo verso potenziali interferenze esterne.</p>



<p>Il governo italiano dovrebbe perciò accogliere attentamente le novità introdotte dall’AI Act e negoziare con l’UE e con gli altri player un sistema di controlli per costruire standard e framework centrati sull’individuo, con al centro il rispetto della dignità, della libertà e della privacy. Questo ruolo pionieristico eviterebbe comportamenti ambigui nei confronti di regimi autocratici che potrebbero sfruttare l’IA per scopi politici a danno della democrazia. L’IA potrà essere uno strumento di progresso e di avanzamento di tecnologico, ma dovrà rimanere al servizio della democrazia.</p>
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		<title>L’Europa federale, i progressisti e la costituente del PD</title>
		<link>https://www.mondodem.it/3093/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Acunzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 15:45:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;“La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari&#160;cade ormai non lungo la linea formale della maggiore&#160;o&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>&nbsp;“La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari&nbsp;cade ormai non lungo la linea formale della maggiore&nbsp;o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo,&nbsp;ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli&nbsp;che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico,&nbsp;cioè la conquista del potere politico nazionale — e che faranno,&nbsp;sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie lasciando&nbsp;solidificare la lava incandescente delle passioni popolari&nbsp;nel vecchio stampo, e risorgere le vecchie assurdità — e quelli&nbsp;che vedranno come compito centrale la creazione di un solido&nbsp;stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le&nbsp;forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno&nbsp;in primissima linea come strumento per realizzare l’unità&nbsp;internazionale”.</em></p>



<p>Questo è il principio su cui si fonda il “Manifesto per un’Europa libera e unita” scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, espressione delle tradizioni politiche comunista, liberale e socialista dell’epoca, durante il confino antifascista sull’isola di Ventotene ormai ottanta anni fa. Eppure questo fondamentale insegnamento è ancora pienamente valido, tanto più che è rimasto sostanzialmente inascoltato dalle varie compagini autodefinitesi di sinistra che si sono susseguite in Italia dal dopoguerra in poi. Mai sono state le astratte etichette a definire il reale posizionamento delle forze politiche, ma i valori di riferimento a cui ogni formazione politica si dovrebbe richiamare nella conduzione della sua linea concreta di azione.</p>



<p>Oggi si ha una occasione storica. Inserire un chiaro riferimento ideale al Manifesto di Ventotene e all’obiettivo della costruzione dell’Europa federale nella carta dei valori della principale forza della sinistra in Italia farebbe finalmente propria la “nuovissima linea” di demarcazione dei progressisti. Il PD infatti è in piena fase costituente per rinnovare la sua identità, gli obiettivi fondamentali della sua azione, la sua stessa visione del mondo e del futuro, cercando di rinnovare in profondità le proprie ragioni di esistere. Tanto più che oggi il PD potrebbe perseguire l’obiettivo della costruzione di nuove forme di democrazia sovranazionale se contribuisse a trasformare il Partito del Socialismo europeo, di cui è parte integrante, in un vero grande Partito transnazionale in cui possano prendere vita nuove forme democratiche di partecipazione popolare.</p>



<p>Un tema già ampiamente affrontato e condiviso durante le Agorà democratiche, primo tentativo di allargare la discussione anche al di fuori del Partito. Un principio che potrebbe essere plasticamente rappresentato anche da un profondo restyling dello stesso simbolo del PD che veda un esplicito riferimento all’Europa accanto a quello dominante già esistente dei colori nazionali.</p>



<p>L’alternativa ai nazionalismi, dilaganti non solo in Europa, richiede scelte nette in senso opposto al fine di trovare soluzioni su equilibri globali che ogni giorno appaiono sempre più instabili e preoccupanti. Per far ciò non si può che ripartire dall’Unione europea, dotandola finalmente di quelle competenze esclusive in politica estera, difesa, energia, ambiente, immigrazione e altre necessarie per essere protagonisti nella definizione di questi nuovi equilibri; non si può che ripartire da una riforma delle istituzioni comunitarie che veda il definitivo superamento del potere del ricatto nazionale dato dal diritto di veto con processi decisionali a maggioranza da parte di organi comuni legittimati democraticamente dal voto dei cittadini europei; in definitiva non si può che ripartire dall’obiettivo della costruzione dell’Europa federale e dall’introduzione delle conseguenti forme sovranazionali di partecipazione democratica se l’obiettivo finale di ogni forza progressista consiste in migliorare la qualità della vita dei cittadini, della democrazia e del futuro del nostro pianeta.</p>
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