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	<title>Redazione, Autore presso MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Redazione, Autore presso MondoDem</title>
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		<title>Scuola di Formazione di Politica Estera Europea 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2025 13:53:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[FES Italy]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Estera]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo due edizioni di successo, la&nbsp;<strong>Scuola di Formazione di Politica Estera Europea,</strong>&nbsp;promossa da <strong>MondoDem</strong> e dalla&nbsp;<strong>Friedrich-Ebert-Stiftung Italia,</strong>&nbsp;torna e si rinnova: da appuntamento unico diventa un&nbsp;<strong>percorso formativo annuale</strong>, rivolto a giovani under 35 dall’Italia, dalla Germania e dal resto d’Europa.</p>



<p>L’obiettivo resta lo stesso: contribuire alla costruzione di una&nbsp;<strong>nuova generazione progressista europea</strong>, consapevole e competente, capace di comprendere le trasformazioni globali e di incidere nel dibattito pubblico.</p>



<p>Il nuovo formato – con momenti online e in presenza distribuiti lungo l’anno – offre più tempo per approfondire i temi chiave della politica internazionale, confrontarsi con esperti e coetanei, e costruire una rete transnazionale solida e attiva.&nbsp;Il coinvolgimento dei partecipanti non si limiterà agli appuntamenti della School: chi verrà selezionato e lo desidererà, potrà entrare a far parte di&nbsp;<strong>una community di alumni</strong>, con eventi dedicati, opportunità di networking e momenti di formazione.</p>



<p><strong>l programma della Scuola di Formazione 2025 si articola in quattro tappe:</strong></p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Primo evento online (giugno/luglio)</strong><br>Un incontro introduttivo dedicato ai <strong>rapporti transatlantici</strong>, per analizzare insieme le dinamiche tra Europa e Stati Uniti in un contesto geopolitico in rapida trasformazione.<br></li>



<li><strong>Secondo evento online (settembre/ottobre)</strong><br>Un approfondimento sull’<strong>agenda europea</strong>, con uno sguardo ai principali dossier politici, economici e istituzionali dell’Unione.</li>



<li><strong>Drink &amp; Think – evento informale in presenza (ottobre, Roma)</strong><br>Un’occasione conviviale per incontrarsi di persona prima della Scuola di Formazione: un momento di dialogo libero, conoscenza reciproca e confronto informale tra partecipanti, organizzatori e ospiti.<br></li>



<li><strong>Scuola di Formazione in presenza (novembre, Roma)</strong><br>Due giornate intense di&nbsp;<strong>formazione, dibattito e networking</strong>, nella sede della FES Italia, con esperti, decisori politici e giovani da tutta Europa, per discutere di politica estera e integrazione europea in ottica progressista.</li>
</ol>



<p>Vi aspettiamo!</p>



<p><em>N.B.&nbsp;Le candidature da persone di ogni identità di genere e provenienza geografica sono fortemente incoraggiate, con particolare attenzione alla partecipazione femminile e a una rappresentanza equa delle diverse realtà sociali e territoriali del Paese.</em></p>



<p><br>Le candidature sono aperte fino al<strong> 16 giugno 2025.</strong><br><br>Per inviare la candidatura&nbsp;<a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfxXybuezT046UMcn8tn6aFRFXnP-HCeIR5zW92GBmmzu3r3A/viewform" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qu</a><a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfxXybuezT046UMcn8tn6aFRFXnP-HCeIR5zW92GBmmzu3r3A/viewform?usp=dialog" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i</a>.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>La cooperazione italiana alla prova del Piano Mattei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 18:54:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[piano mattei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante i tentativi di questi anni, l’Italia non ha purtroppo una esperienza di cooperazione internazionale all’altezza di un&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nonostante i tentativi di questi anni, l’Italia non ha purtroppo una esperienza di cooperazione internazionale all’altezza di un paese del G7.</p>



<p>Nel 2014 il governo Renzi introdusse una riforma organica della cooperazione istituendo una agenzia dedicata (AICS) dentro il nuovo <em>Ministeri degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale </em>e affidando a Cassa Depositi e Prestiti il ruolo di istituzione finanziaria per lo sviluppo. I risultati concreti sono purtroppo rimasti al di sotto delle aspettative. Le risorse effettivamente distribuite annualmente dall’Italia nel 2023 arrivavano 5.6 miliardi di dollari contro i 16 della Francia e i 17 del Regno Unito e 36 della Germania.<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a> Le risorse messe a disposizione dall’Italia sono leggermente cresciute negli anni (erano in media 4.8 miliardi l’anno nel 2014-18) ma sostanzialmente in dieci anni non c’è stato un cambio di passo. &nbsp;Peraltro, nel 2022 oltre un quarto di queste risorse sono spese in Italia per coprire costi legati ai richiedenti asilo. Il bilancio dell’Italia non ha ampi spazi di manovra, ma anche qualitativamente i passi avanti sono stati pochi. Gran parte degli interventi italiani si risolvono in prestiti sovrani concessionari pluridecennali o in trasferimenti concessionali ad altre banche pubbliche di sviluppo a cui è delegata l’effettiva messa a terra dei progetti. La nostra capacità automa di portare valore aggiunto rimane limitata.</p>



<p>Il Piano Mattei del governo ha suscitato interesse ma non affronta ancora le due questioni di fondo che hanno rese inefficace la nostra azione negli ultimi anni: una governance estremamente complessa e l’assenza di prioritizzazione nell’uso delle risorse.</p>



<p><strong>Primo, la prioritizzazione è indispensabile per un paese come l’Italia,</strong> dove il costo del debito è alto e gli spazi di spesa limitati. I paesi in via di sviluppo raccolgono investimenti per duemila miliardi di dollari l’anno: di questi, meno di duecento vengono dai governi donatori e l’Italia è tra i donatori più piccoli. La domanda è quindi come le limitate risorse italiane possano dare un contributo allo sviluppo internazionale, e quindi anche al nostro ruolo nel mondo. <strong>La priorità dell’Italia potrebbe essere quella di mobilizzare capitali privati verso la transizione energetica in paesi in via di sviluppo, ed in particolare in Africa.</strong> &nbsp;L’obiettivo e’ “<em>creare mercati”</em>, dimostrando che è possibile fare impatto sociale e ambientale portando capitali privati là dove non andrebbero. Più che nuovi strumenti, serve quindi un nuovo modo di pensare per cui l’obiettivo delle risorse pubbliche è rendere commercialmente, socialmente e ambientalmente sostenibili l’elettrificazione, la produzione energetica diffusa, lo sviluppo di nuove tecnologie come l’idrogeno verde, il riciclo dei rifiuti e delle materie prime. Non si tratta di ridurre il ruolo dello Stato e questi progetti funzionano solo se sono allineati ad un reale sforzo di riforme e investimenti del governo locale. Al contrario, significa far funzionare il mercato e creare una economia formalizzata così da liberare risorse pubbliche che i governi possono poi investire in servizi e welfare.</p>



<p><strong>Secondo, il sistema di governance della cooperazione è volutamente farraginoso frutto di una cultura politica che predilige il controllo diretto all’assunzione di responsabilità per i risultati effettivamente conseguiti (accountability)</strong>. Negli anni, i governi hanno accavallato vari strumenti finanziari e per ciascuno di questi creato, per legge, diversi comitati ministeriali (e talvolta anche politici) che decidono quali operazioni perseguire e con che tempi. Abbiamo creato una grande confusione tra strumenti verso enti pubblici e no-profit, strumenti di finanza per lo sviluppo, e strumenti di supporto all’internazionalizzazione delle imprese italiane. Si tratta di obiettivi diversi, con razionali di intervento che devono essere nettamente separati. Se tutto si puo’ utilizzare per tutto, e tutte le decisioni richiedono una approvazione ministeriale, si finisce per decidere nulla. <strong>L’Italia deve creare una istituzione di finanzia per lo sviluppo dedicata, con governance e personalità giuridica propria</strong>, che non si occupi del supporto alle imprese italiane e degli interventi a dono verso gli Stati, gestiti invece dai ministeri e da AICS. Questa nuova istituzione dovrebbe avere capitalizzazione e capacità decisionale autonoma dai ministeri, come negli altri paesi europei, e potrebbe essere strutturata come una sussidiaria di CDP. Essa dovrebbe operare all’interno di priorità pluriennali definite dal governo, ma prendendo le singole decisioni di investimento in reale autonomia<strong>. Si tratterebbe di una rivoluzione nel panorama pubblico italiano, dove tutto è politico ma nessuno è mai responsabile per i risultati.</strong></p>



<p>Con il Piano Mattei il governo insiste sull’importanza di creare relazioni paritarie con l’Africa, sulla necessità di fare sistema tra ministeri e aziende italiane, e sulla creazione di partnership locali trainate dai governi africani e dalle banche pubbliche di investimento. Oltre ad accentrare la governance a Palazzo Chigi, il governo ha però presentato poche idee sulle strategie di intervento, le risorse, i progetti e l’effettivo valore aggiunto dell’Italia. Il PD potrebbe cogliere questa opportunità per aprire un suo dialogo con i partner africani, le istituzioni, le imprese e la società civile, e sfidare la maggioranza su questo terreno con proposte concrete ed efficaci.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Dati OCSE-DAC (Gross ODA).</p>
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		<title>Una visione progressista per il Piano Mattei</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673436/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 17:19:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[piano mattei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’aggressione russa all’Ucraina ha costretto l’Unione europea ad intervenire a sostegno di Kiev con una serie di provvedimenti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’aggressione russa all’Ucraina ha costretto l’Unione europea ad intervenire a sostegno di Kiev con una serie di provvedimenti che, pur se ancora nel complesso insufficienti, hanno comunque dimostrato l’esistenza di una politica estera comune europea in grado di rispondere alle minacce alla sicurezza del continente. Tuttavia, inevitabilmente, la crisi ucraina ha portato ad una concentrazione delle risorse materiali e politiche dell’Unione europea sul suo fronte orientale a scapito del vicinato meridionale. L’Africa deve invece continuare ad essere al centro dell’azione politica dell’Unione europea.<br>Negli ultimi anni, la credibilità dell’Ue come promotore di sicurezza e di sviluppo in Africa ha subito un arretramento marcato, a causa della mancanza di coerenza tra gli obiettivi strategici nazionali e tra i diversi ambiti della sua azione internazionale, dall’energia alla promozione dei diritti umani, dal commercio alla cooperazione allo sviluppo. E’ anche il risultato di una presenza sempre più massiccia e aggressiva di attori regionali e internazionali come Russia, Cina, Paesi del Golfo, Turchia. Paesi che propongono modelli alternativi di cooperazione senza le briglie della condizionalità legata al rispetto dei principi democratici e dei diritti sociali e che stanno trovando sponde sempre più concrete tra i governi del Sud del mondo.<br>L’Unione deve riattivare un partenariato solido e per quanto possibile equilibrato con questi Paesi, facendo leva sugli strumenti economici, sociali, culturali e di innovazione tecnologica. In quest’ottica, il ruolo dell’Italia è fondamentale. La proposta di un Piano Mattei per l’Africa da parte del governo di Giorgia Meloni appare però anacronistica e soprattutto con poca sostanza. E’ anacronistico pensare che un singolo Paese europeo, anche un Paese come l’Italia che è molto vicino al continente africano e rappresenta il ponte tra le due sponde del Mediterraneo, possa fare da solo in un continente così vasto . Inoltre, guardando ai progetti annunciati finora, non si riesce a identificare con chiarezza una strategia complessiva E c’è molto poco anche per quel che riguarda le risorse.<br>Questo policy brief curato da Bernardo Tarantino per MondoDem, con contributi di Gregorio Staglianò, Benedetta Albano e Riccarda Lopetuso, analizza obiettivi e contenuti del Piano Mattei per l’Africa, al centro anche della proposta italiana per la sua presidenza del G7. Evidenzia le criticità della narrazione e i limiti concreti della proposta, focalizzandosi in particolar modo sui temi della sicurezza climatica, delle infrastrutture digitali e della formazione. Soprattutto, il brief propone un approccio e un piano d’azione alternativi che rispondono non solo a criteri di efficacia ed efficienza ma anche ad una visione progressista dello sviluppo e delle relazioni tra Europa (e Italia) e Africa. Un vademecum importante per chi vuole andare oltre le etichette politiche e instaurare un dialogo sostanziale sul futuro dei rapporti tra i due continenti.</p>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2024/06/Policy-brief-MondoDem.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di Policy-brief-MondoDem."></object><a id="wp-block-file--media-61d952d6-d839-42e8-bad9-c910e09575ef" href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2024/06/Policy-brief-MondoDem.pdf">Policy-brief-MondoDem</a><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2024/06/Policy-brief-MondoDem.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-61d952d6-d839-42e8-bad9-c910e09575ef">Download</a></div>
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		<title>L’Europa come attore globale di politica estera: sfide e prospettive future per i progressisti europei</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673424/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2024 19:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Policy brief]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[spring school]]></category>
		<category><![CDATA[Winter school]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ordine mondiale sta attraversando una trasformazione significativa e le categorie con cui lo abbiamo letto e interpretato fino&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’ordine mondiale sta attraversando una trasformazione significativa e le categorie con cui lo abbiamo letto e interpretato fino a oggi stanno dimostrando tutta la loro obsolescenza. Il costante mutamento dei rapporti di potere, in atto da decenni, ha eroso la centralità del modello occidentale su scala globale. L’invasione russa dell’Ucraina, la crisi nel Mar Rosso, il turbine di violenza che sta ridisegnando gli equilibri nel Medio Oriente, il ribollire delle tensioni nell’area dell’Indo-Pacifico e l’ascesa di nuovi attori, hanno reso evidente che quello in cui viviamo è un mondo multipolare in costante mutamento. Alla vigilia di una tornata elettorale cruciale, quella del giugno 2024, l’Europa è minacciata internamente da forze sovraniste, autoritarie e nazionaliste che vorrebbero accentrare gli strumenti del potere, condannando Bruxelles all’irrilevanza internazionale. Esternamente la sua posizione è minata dalla difficoltà di giocare un ruolo realmente efficace in quadranti strategici, dal Mediterraneo al Pacifico. Le crisi attuali hanno insomma reso evidente quanto profondo sia ancora il cammino da compiere per l’Unione prima di rivendicare il suo posto come attore stabilizzatore dell’ordine internazionale, a tutela della pace e della sicurezza. Sarà fondamentale per il futuro recuperare il terreno politico perso sotto il passo di una politica estera che è stata spesso divisiva, poco tempestiva e lungimirante.</p>



<p>È per ragionare su queste necessità che nasce la Spring School di MondoDem e della Friedrich-Ebert-Stiftung (FES) Italia, arrivata alla sua seconda edizione. Immaginare insieme a esperti, analisti e a giovani studenti l’Europa di domani non è solo un esercizio dialettico ma una necessità politica, specie alla luce dell’ascesa di movimenti e gruppi politici conservatori intenzionati a spostare indietro le lancette della storia. Alla loro prospettiva la Spring School contrappone una visione progressista della politica estera, che non lasci indietro nessuno e che ponga sempre al centro della sua azione il rispetto e le libertà fondamentali dell’essere umano. L’8 e il 9 marzo 2024, a Roma, MondoDem e la FES Italia hanno riunito 30 giovani italiani e tedeschi, coinvolgendoli in panel e dibattiti sulle crisi in Medio Oriente, sulla guerra in Ucraina e sul ruolo della Cina nell’ordine internazionale, ideando proposte di policy e sottoponendole ai decision-makers di riferimento del Partito Democratico (PD) e del Sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD) per costruire insieme l’Europa progressista del futuro. La sintesi di quel dibattito è alla base di questo policy report, che ripercorre i contributi forniti nei panel della Spring School per la costruzione dell’Europa come un attore globale credibile ed efficace.</p>



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			</item>
		<item>
		<title>Spring School di Politica Estera e Europea 2024</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673377/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 20:51:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[spring school]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Deutsche Fassung unten Il 2023 è stato un anno complesso per l’Europa e il mondo, e il 2024&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673377/">Spring School di Politica Estera e Europea 2024</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Deutsche Fassung unten</em></p>



<p>Il 2023 è stato un anno complesso per l’Europa e il mondo, e il 2024 presenta delle sfide senza precedenti che saranno molto difficili da affrontare per la loro scala, interconnessione ed effetti inaspettati.&nbsp;</p>



<p>La continuazione del conflitto in Ucraina, lo scoppio di una gravissima crisi in Medio Oriente, la prospettiva di un ritorno di Trump alla Casa Bianca e la sfida epocale della transizione ecologica rendono ancora più imperativa la necessità di cooperare al di là dei confini nazionali.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Per questo Mondodem coltiva da anni un rapporto di collaborazione con FES Italia, l’ufficio locale della fondazione tedesca Friedrich Ebert Stiftung. Insieme portiamo avanti progetti che portano una prospettiva socialdemocratica e progressista alle grandi sfide internazionali che Italia e Germania devono affrontare.</p>



<p>Nel corso del 2023, durante la prima edizione della nostra scuola, abbiamo promosso attivamente la partecipazione di giovani analisti e studenti al fine di incentivare nuove voci nel contesto della politica estera e internazionale. Sin dalla sua fondazione, l&#8217;associazione si è costantemente impegnata a coinvolgere la nuova generazione di esperti, con l&#8217;obiettivo di stimolare un dibattito sui temi internazionali e promuovere lo scambio intergenerazionale. Il nostro impegno naturale è ora orientato a internazionalizzare ulteriormente l&#8217;evento, aprendo le porte a un maggiore dialogo tra giovani provenienti dall&#8217;Italia e dalla Germania, nel costante intento di promuovere una visione progressista della politica estera.</p>



<p>L’evento gratuito, dedicato ai giovani e alla politica estera,<strong> si svolgerà a Roma l&#8217;8 e il 9 marzo 2024,</strong> nell’arco di due mezze giornate. Il suo scopo primario è quello di creare un network di giovani esperti che coniughino la loro professionalità con l’impegno politico nel settore della politica estera e internazionale. Fondamentale sarà la partecipazione di giovani provenienti dal mondo dell’associazionismo e dell’impegno civico. </p>



<p>La partecipazione è <strong>gratuita</strong>, e sono disponibili borse di studio per coprire i costi di partecipazione. A chi voglia candidarsi per la borsa di studio verrà chiesto un policy brief di 800 parole su uno fra i temi proposti, che verrà valutato da una commissione congiunta Mondodem-FES Italia. I 5 policy brief ritenuti migliori dalla commissione verranno <strong>premiati con una borsa di studio</strong> per partecipare all’evento e con la pubblicazione sul sito di Mondodem in un’apposita sezione.</p>



<p><strong><u>APPLICATION (dal 1 dicembre al 30 gennaio</u></strong> &#8211; prorogato al 6 febbraio) </p>



<div class="wp-block-buttons is-content-justification-center is-layout-flex wp-container-core-buttons-is-layout-16018d1d wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-text-align-center wp-element-button" href="https://forms.gle/4p3Xz1G6WRZGn7Np7">Candidati ora</a></div>
</div>



<p>Per inoltrare la domanda di partecipazione è sufficiente compilare il Google form apposito. Nel caso si voglia richiedere la borsa di studio sarà necessario includere un policy brief di 800 parole che analizzi la posizione e gli interessi dell’Italia e della Germania in riferimento a uno dei seguenti temi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L&#8217;UE come attore globale di politica estera: sfide e opportunità</li>



<li>Ucraina, anno II: quali prospettive per il 2024?</li>



<li>Il Medio Oriente fra crisi vecchie e nuove</li>



<li>Elezioni USA 2024: le prospettive interne e sull&#8217;alleanza transatlantica</li>



<li>Il ruolo della Cina nel nuovo scenario globale, tra sfida tecnologica e questioni interne</li>



<li>Mediterraneo allargato e Africa: transizione energetica, nuove crisi e sfide all&#8217;orizzonte</li>



<li>Prospettive tedesche e italiane sulle elezioni europee</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li></li>
</ul>



<p><strong><u>Processo di selezione</u></strong></p>



<p>La partecipazione all’evento è subordinata alle valutazioni della commissione. Oltre alla partecipazione all’evento, la commissione selezionerà le proposte ritenute più interessanti e pubblicherà le migliori sul sito Mondodem.it in una sezione apposita.</p>



<p>Hai ancora domande? Scrivici all’indirizzo mail: associazione@mondodem.it</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>2023 war ein komplexes Jahr für Europa und die Welt, und 2024 stellt uns vor noch nie dagewesene Herausforderungen, die aufgrund ihres Ausmaßes, ihrer Verflechtung und ihrer unerwarteten Auswirkungen nur schwer zu bewältigen sein werden.</p>



<p>Die Fortsetzung des Konflikts in der Ukraine, der Ausbruch einer sehr ernsten Krise im Nahen Osten, die mögliche Rückkehr Trumps ins Weiße Haus und die gewaltige Herausforderung der Energiewende machen eine Zusammenarbeit über nationale Grenzen hinweg umso dringender erforderlich.</p>



<p>Aus diesem Grund pflegt Mondodem eine langjährige Partnerschaft mit FES Italia, dem lokalen Büro der deutschen Friedrich Ebert Stiftung. Gemeinsam führen wir Projekte durch, die eine sozialdemokratische und progressive Perspektive auf die großen internationalen Herausforderungen in Italien und Deutschland einbringen.</p>



<p>Wir haben uns bei der ersten Edition der School 2023 aktiv für die Teilnahme junger Analysten und Studenten eingesetzt, um neue Stimmen im Bereich der Außen- und internationalen Politik zu fördern. Seit seiner Gründung hat sich der Verein stets darum bemüht, die nächste Generation von Experten einzubinden, um die Debatte über internationale Themen anzuregen und den Austausch zwischen den Generationen zu fördern. Unsere natürliche Verpflichtung ist es nun, die Veranstaltung weiter zu internationalisieren und die Tür zu einem verstärkten Dialog zwischen jungen Menschen aus Italien und Deutschland zu öffnen, in dem ständigen Bestreben, eine progressive Vision der Außenpolitik zu fördern.</p>



<p>Die kostenlose Veranstaltung, die dem Thema Jugend und Außenpolitik gewidmet ist, wird <strong>am 8. und 9. März 2024</strong> an zwei halben Tagen in Rom stattfinden. Ihr Hauptziel ist es, ein Netzwerk junger Experten zu schaffen, die ihre Professionalität mit politischem Engagement im Bereich der Außen- und internationalen Politik verbinden. Die Teilnahme junger Menschen aus der Zivilgesellschaft wird auch bevorzugt. </p>



<p><strong><span style="text-decoration: underline;">ANMELDUNG (1. Dezember bis 30. Januar)</span></strong></p>



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<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link wp-element-button" href="https://forms.gle/ReYuVWXcd6WbhQdi6">Bewerbe dich</a></div>
</div>



<p>Um sich zu bewerben, füllen Sie einfach das entsprechende Google-Formular aus. Wenn Sie sich für das Stipendium bewerben möchten, müssen Sie ein Policy Paper von 800 Wörtern einreichen, das die Position und die Interessen Italiens und Deutschlands in Bezug auf eines der folgenden Themen analysiert</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Die EU als globaler außenpolitischer Akteur: Herausforderungen und Chancen</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ukraine, Jahr II: Welche Perspektiven für 2024?</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Der Nahe Osten zwischen alten und neuen Krisen</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>US-Wahlen 2024: Innenpolitische Perspektiven und das transatlantische Bündnis</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Chinas Rolle im neuen globalen Szenario, zwischen technologischer Herausforderung und innenpolitischen Fragen</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Der größere Mittelmeerraum und Afrika: Energiewende, neue Krisen und Herausforderungen am Horizont</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Deutsche und italienische Perspektiven zu den Europawahlen</li>
</ul>



<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Auswahlverfahren</span></strong></p>



<p>Die Teilnahme an der Veranstaltung unterliegt der Bewertung durch den Ausschuss. Zusätzlich zur Teilnahme an der Veranstaltung wählt das Komitee die interessantesten Vorschläge aus und veröffentlicht die besten Vorschläge auf der Mondodem.it-Website in einem speziellen Bereich.</p>



<p>Haben Sie noch Fragen? Schreiben Sie uns an: associazione@mondodem.it</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673377/">Spring School di Politica Estera e Europea 2024</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Spunti per una strategia progressista in Africa</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673362/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2023 07:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[piano mattei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le discussioni politiche riguardo una strategia italiana per l’Africa, specialmente riguardo il Piano Mattei più volte paventato dal&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673362/">Spunti per una strategia progressista in Africa</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le discussioni politiche riguardo una strategia italiana per l’Africa, specialmente riguardo il Piano Mattei più volte paventato dal governo, rendono necessario definire una visione progressista e concreta sulla postura che il nostro Paese può e deve assumere nel continente. Diversi punti chiave sono emersi in seno a una discussione avvenuta alla sede nazionale del Partito Democratico il 6 ottobre 2023. L’incontro è stato facilitato da Mondodem e ha coinvolto diversi esponenti del mondo accademico, politico e istituzionale in dialogo con il portavoce per la politica estera l’on. Peppe Provenzano e l’on. Lia Quartapelle.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Quello che riportiamo qui sono alcuni spunti emersi dalla conversazione che crediamo possano essere utili a un dibattito più ampio e approfondito che sarà definito nel corso dei prossimi mesi.&nbsp;</p>



<p><strong>Lo stato dell’arte&nbsp;</strong></p>



<p>Negli ultimi anni l’Italia ha compiuto diversi sforzi per rafforzare i propri legami con l&#8217;Africa. Una delle prime mosse significative è stata l&#8217;organizzazione di una conferenza Italia-Africa e diversi incontri bilaterali annuali. L&#8217;Italia ha anche incrementato gli aiuti, seppur in misura limitata, per affrontare la questione dei rifugiati. Nel 2020, è stato adottato il &#8220;Partenariato con l&#8217;Africa,&#8221; che si proponeva di raccogliere e coordinare le azioni italiane nel continente africano.</p>



<p>Nonostante questi sforzi, l&#8217;Italia non ha visto un aumento significativo negli scambi commerciali con l&#8217;Africa, a differenza di paesi come la Turchia. Questo risultato negativo per l&#8217;Italia potrebbe essere attribuito a due fattori principali: la mancanza di continuità nell&#8217;impegno italiano da parte di diversi governi e la mancanza di risorse economiche e altre concessioni offerte dall&#8217;Italia.&nbsp;</p>



<p>Queste debolezze sono&nbsp; ancora più evidenti oggi in questo periodo di transizione per l’Africa. La Francia ha sfruttato in modo intelligente gli strumenti multilaterali e le risorse attraverso le organizzazioni regionali, cercando di preservare i propri interessi nazionali. Tuttavia, questa situazione ha portato a una mancanza di attenzione da parte di altri paesi europei che avrebbero dovuto sviluppare politiche alternative.</p>



<p>A complicare il quadro c’è anche che i paesi africani oggi hanno più opzioni alternative in termini di partner, inclusi Cina e Russia. La Cina in particolare ha offerto aiuti attraverso investimenti mentre la Russia ha giocato un ruolo significativo nell’area centrale del continente, utilizzando mezzi militari spesso sostituendo l’influenza francese.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Complessivamente, c&#8217;è una tendenza di &#8220;<em>pushback</em>&#8221; nei confronti della Francia da parte dei Paesi africani. Questo rigetto non si applica però ad altri alleati come gli Stati Uniti che, invece, hanno una forte presenza militare non contestata che apre a un potenziale diplomatico per altri attori occidentali.</p>



<p><strong>Quale visione cooperativa per Africa e Europa?</strong></p>



<p>Da dove partire una progettualità progressista con l’Africa? Centrale deve essere un rapporto paritario, che parta anche da elementi simbolici. I documenti europei in materia dovrebbero ad esempio fare riferimento principalmente ai documenti africani. Bisogna abbracciare una collaborazione con l&#8217;Africa basata sulla società, coinvolgendo attori non governativi per condividere il know-how e le pratiche di governance italiane. Dal punto di vista della diplomazia, è irragionevole che l&#8217;Italia non guardi all&#8217;Europa come una fonte di contributo politico. Un maggior impegno italiano in Africa deve anche passare dal sostegno a una governante globale più giusta, a partire da una riforma dell’ONU che porti a maggiore rappresentatività dei Paesi africani, e un dialogo rafforzato con gruppi considerati più rappresentativi del “Global South” come il BRICS allargato ed ECOWAS.&nbsp;</p>



<p><strong>I programmi attuali e gli investimenti in campo umanitario</strong></p>



<p>Sul piano pratico è necessario partire dal coordinamento con iniziative esistenti in vari settori come gli SDGs, il EU Global Gateway, il G7, o progetti per l’agricoltura sostenibile. Anche il tema della salute e della produzione di vaccini è fondamentale, dove l’AIFA potrebbe svolgere un ruolo significativo e la questione migratoria che riporta al tema della mobilità.&nbsp; Al netto di ciò, non è possibile pensare a un piano credibile senza un maggiore aumento nella spesa umanitaria, nella diplomazia e anche nel settore della Difesa.</p>



<p><strong>La necessità di una transizione ecologica coerente&nbsp;</strong></p>



<p>In questa ottica è importante il tema della multilateralità; l’Italia deve creare un piano per l’Africa che coinvolga anche l’Europa come attore chiave. Le progettualità verdi e energetiche andrebbero &nbsp; declinate in chiave di transizione ecologica o di ecologia integrale, che includa già i temi legati alla sicurezza umana e dell’ambiente naturale. La limitazione agli investimenti nel combustibile fossile e il sostegno agli agrobusiness sono temi da esporre soprattutto sotto il punto di vista di investimenti privati, che superano di venti volte il sistema pubblico.&nbsp;</p>



<p><strong>Il nodo della sicurezza e la mancanza di multilateralismo&nbsp;</strong></p>



<p>Un altro fattore centrale (e che sembra a oggi mancare dal fantomatico piano Mattei) è quello della sicurezza, presupposto per ogni strategia. Il Piano Mattei prevede aspetti economici e militari, ma l&#8217;instabilità politica in questa regione ostacola gli investimenti economici. Va infatti considerato che manca un forte multilateralismo africano, che impedisce all&#8217;Italia di fare riferimento a un gruppo unito di paesi africani. Detto questo, Roma può avere un ruolo importante. La posizione dell&#8217;Italia, in particolare nella diplomazia nel Sahel e in Etiopia, è stata relativamente positiva rispetto ad altri Paesi, inclusa la Francia. L’Italia dovrebbe concentrarsi su dove può agire, potenziando la diplomazia e l&#8217;intelligence, anche a livello europeo. È importante che Italia ed Europa non pongano un impegno di sicurezza in termini di una guerra ideologica che contrappone democrazia e autocrazia. Al netto di ciò, vanno posti dei paletti chiari che non compromettano priorità umanitarie e politiche in eventuali partenariati con governi più o meno lontani dal nostro modello democratico.&nbsp;</p>



<p><strong>Una&nbsp; prospettiva sugli investimenti e la dimensione finanziaria</strong></p>



<p>Un partenariato economico deve andare oltre gli investimenti italiani in Africa e si deve tradurre in iniziative strategiche. L&#8217;indebitamento dei paesi africani è una preoccupazione chiave su cui Roma e Bruxelles devono intervenire. &nbsp; Per quanto riguarda il finanziamento, il contributo del settore privato è di gran lunga più significativo rispetto alla spesa pubblica. L&#8217;Italia, sebbene sia un creditore minore in Africa, potrebbe svolgere un ruolo importante come mediatore, soprattutto tra i paesi occidentali. Per finanziare i progetti di sviluppo sostenibile&nbsp; si può far è molto al di là della semplice iniezione di investimenti diretti. Facendo sponda con gli Stati Uniti è possibile pensare a una riforma della Banca Centrale e del Fondo Monetario Internazionale, ad esempio per facilitare ed espandere l’allocazione di Special Drawing Rights in frica. Istituzioni italiane come CDP e SACE possono anche&nbsp; avere un ruolo nella garanzia di crediti nei confronti dell’Africa.&nbsp;</p>



<p><strong>Conclusione&nbsp;</strong></p>



<p>Le sfide&nbsp; che attanagliano l’Africa sono numerose: economiche, militari e valoriali. L&#8217;Europa e l&#8217;Italia devono affrontare queste sfide non solo in termini&nbsp;economico-commerciali&nbsp;ma anche&nbsp;con una prospettiva di sviluppo umano e democratico. L’attuale governo&nbsp;sta cercando di modellare l&#8217;Italia nel mondo secondo i principi del&#8217;era di Mattei, un tempo ormai tramontato la cui nostalgia ci sta facendo perdere opportunità.</p>



<p>Per questo serve pianificare una politica africana a lungo termine, che parta dai principi qui elencati e che  coinvolga sia l&#8217;attuale governo che l&#8217;opposizione per garantire continuità e successo.</p>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2023/10/Report-Africa.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di Report Africa."></object><a id="wp-block-file--media-7bbf63e7-e92c-4e36-94b5-2cc4c3bcef8c" href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2023/10/Report-Africa.pdf">Report Africa</a><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2023/10/Report-Africa.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-7bbf63e7-e92c-4e36-94b5-2cc4c3bcef8c">Download</a></div>
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		<title>Ricostruire l&#8217;Ucraina: Le lezioni apprese dall’esperienza dei Balcani</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673327/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2023 11:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>MondoDem ha organizzato nella giornata del 13 luglio 2023, presso la sede nazionale del Partito Democratico in via&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673327/">Ricostruire l&#8217;Ucraina: Le lezioni apprese dall’esperienza dei Balcani</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>MondoDem ha organizzato nella giornata del 13 luglio 2023, presso la sede nazionale del Partito Democratico in via Sant’Andrea delle Fratte, un seminario sulle possibilità di ricostruzione dell&#8217;Ucraina, prendendo ispirazione dalle lezioni apprese dai Balcani. Ha avuto luogo un confronto con esperti, attori della società civile e delle ONG. Durante l&#8217;incontro, i partecipanti hanno condiviso le proprie esperienze, conoscenze e prospettive sul tema, aprendo un dibattito costruttivo sulla sfida di ricostruire un Paese dopo un conflitto con delle conseguenze sul tessuto sociale molto visibili. I paralleli fra Ucraina e Balcani sono molti, ma conta soprattutto il fatto che molti dei meccanismi con la quale la cooperazione italiana è predisposta ad affrontare il conflitto attuale (l’approccio “di rete”, i gemellaggi con comuni e regioni italiane, alcune Ong e attori economici sociali, gli strumenti tecnici legali) affondano radici in quella fase della storia recente.</p>



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</div>



<p>L&#8217;incontro ha visto la partecipazione di esperti, giornalisti e rappresentanti di organizzazioni non governative che hanno giocato un ruolo significativo nella ricostruzione dei Balcani, all’indomani delle guerre che portarono alla dissoluzione della ex Jugoslavia. Dario D&#8217;Urso, esperto di Balcani e Political Advisor per il Consiglio d&#8217;Europa, ha offerto una panoramica introduttiva, esaminando le esperienze passate e tracciando possibili linee di azione per l&#8217;Ucraina.</p>



<p><strong>Un punto chiave emerso dal seminario è stata l&#8217;importanza di coinvolgere la società civile nella ricostruzione.</strong> Le ONG italiane hanno svolto un ruolo determinante nei Balcani, cercando di ricucire le ferite e promuovendo la riconciliazione: l&#8217;accoglienza dei profughi e il supporto logistico sono stati i primi passi intrapresi, seguiti da un impegno a lungo termine nella ricostruzione delle comunità locali. È stata sottolineata, per l’appunto, l&#8217;importanza di un approccio che comprenda vari aspetti fisici, economici e sociali oltre alla necessità di promuovere una cultura di riconciliazione duratura e che, quindi, possa rappresentare un impatto sostenibile nel lungo periodo nelle popolazioni coinvolte.</p>



<p>L’esperienza dei Balcani insegna molto su questi punti. L’erogazione dei fondi pubblici in risposta alla guerra degli anni 90 è stata a volte farraginosa e non sempre soggetta a un buon coordinamento. Detto questo, sono stati comunque creati casi sostenibili anche al di fuori dello sviluppo di un tessuto economico vivace.</p>



<p>Durante il seminario, sono stati evidenziati anche i punti di forza e le sfide specifiche che l&#8217;Ucraina affronterà nel suo percorso di ricostruzione: <strong>la presenza di una vasta diaspora ucraina all&#8217;estero (in assenza di una politica di ritorni la </strong>forza lavoro ucraina potrebbe dimunuire di un terzo, da 17 a 11 milioni di persone) <strong>&nbsp;e la questione delle minoranze etniche russe sono state indicate come aspetti cruciali da considerare</strong>. È emerso il bisogno di sviluppare strumenti tecnici, economici e politici adeguati ad affrontare tali sfide e coinvolgere attivamente territori, enti locali e la diaspora ucraina residente in Italia. Il monito dei Balcani è qui importante. La sida della riconciliazione a livello etnico e sociale non è stata del tutto vinta. Gli sforzi profusi per la politica di ritorni dei rifugitati non sono sempre stati sufficienti e hanno avuto risultati modesti.</p>



<p>Il seminario ha anche messo in luce l&#8217;importanza di un <strong>approccio multilaterale</strong> e del coinvolgimento di attori diversi, tra cui organizzazioni non governative, istituzioni politiche e media, nel processo di ricostruzione: quello che è emerso è che l&#8217;esperienza delle ONG italiane, insieme ad altre esperienze internazionali, può svolgere un ruolo fondamentale nel fornire supporto e modelli di sviluppo per l&#8217;Ucraina.</p>



<p>È anche evidente che l’allargamento dell’Unione Europea non possa non giocare un ruolo cruciale nella ricostruzione ucraina. Oggi come allora, il tema è soggetto alla sovrapposizione di diverse agende: lo <em>state</em> e <em>nation building</em>, la ricostruzione fisica del paese e la competizione globale fra potenze esterna. Se si guarda a Balcani, la politica <strong>di allargamento Ue è ciò che ha coordinato questi piani</strong>, mancando però in ultima analisi l’obiettivo. Se ne possono derivare alcune lezioni: l’importanza della tempestività, l’importanza di passare da un’agenda umanitaria a un’agenda di sviluppo che vada però al di là di semplice politiche di mercato, dati gli squilibri economici che una liberalizzazione troppo rapida può creare, e <strong>infine porre al centro un modello basato sullo sviluppo sostenibile e la crescita del capitale umano.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Grazie a chi è intervenuto al seminario di <a href="https://twitter.com/MondoDemLab?ref_src=twsrc%5Etfw">@MondoDemLab</a> “Ricostruire l’Ucraina. Le lezioni apprese dai Balcani”, discutendo di allargamento e riforme, giustizia, società civile, democrazia e riconciliazione.<br>Qui la registrazione <a href="https://twitter.com/RadioRadicale?ref_src=twsrc%5Etfw">@RadioRadicale</a> <a href="https://t.co/ZDjGpA0c14">https://t.co/ZDjGpA0c14</a> <a href="https://t.co/iPpT2u6NFH">pic.twitter.com/iPpT2u6NFH</a></p>&mdash; Lia Quartapelle (@LiaQuartapelle) <a href="https://twitter.com/LiaQuartapelle/status/1679820124440649729?ref_src=twsrc%5Etfw">July 14, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Diversamente dai Balcani<strong>, il tema delle garanzie di sicurezza è un nodo cruciale</strong>. Il settore privato non investe in un paese senza stabilità, ma un modello di sicurezza basato su una “<em>oversecurity</em>” è eccessiva militarizzazione potrebbe mettere in pericolo la salute della democrazia ucraina. Data la natura del conflitto, più che un modello balcanico di riconciliazione (al netto delle questioni legate alle popolazioni russofone in Crimea e a casi locali lungo la linea del fronte) <strong>sarebbe utile guardare al riavvicinamento pragmatico come quello fra Turchia e Armenia più che una vera pacificazione. </strong><strong></strong></p>



<p>Non poteva infine mancare un momento di discussione su quelle che sono e possono essere le sfide future che attendono l&#8217;Ucraina, sottolineando la necessità di un approccio lungimirante e del coinvolgimento attivo della società civile: è stato evidenziato da diversi interlocutori che l&#8217;Ucraina <strong>non può essere ricostruita senza un impegno congiunto e una cooperazione internazionale mirata</strong>, anche tenendo conto dalla lezione che si è imparata dalla ricostruzione balcanica dei decenni scorsi.</p>
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		<title>Winter School di Politica Estera e Europea 2023</title>
		<link>https://www.mondodem.it/3081/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/3081/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2022 18:23:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Estera]]></category>
		<category><![CDATA[Winter school]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=3081</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 2022 è stato un anno di profonde trasformazioni per la politica estera europea e mondiale. Le conseguenze&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3081/">Winter School di Politica Estera e Europea 2023</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 2022 è stato un anno di profonde trasformazioni per la politica estera europea e mondiale. Le conseguenze della pandemia sono ancora visibili, sia dal punto di vista economico che sociale, e l’invasione russa dell’Ucraina ha radicalmente modificato i rapporti internazionali degli ultimi anni; il tutto in una cornice di instabilità economica e politica. Mondodem negli ultimi mesi ha prodotto analisi e iniziative su molti di questi temi, appoggiandosi alla sua solida rete di analisti e a partnership coltivate con associazioni e fondazioni, tra cui quella con la FES Italia.</p>



<p>Una delle missioni di Mondodem è quella di coinvolgere giovani analisti e studenti e incentivare la presenza di nuove voci nel panorama della politica estera ed internazionale. Dalla sua nascita infatti l’associazione ha sempre cercato di coinvolgere la nuova generazione di esperti, nell’ottica di favorire un dibattito sui temi internazionali e uno scambio inter-generazionale. Oggi questo aspetto è più importante che mai, ed è per questo che vogliamo organizzare un evento che rifletta questa necessità.</p>



<p>L’evento, dedicato ai giovani e alla politica estera, si svolgerà il <strong>24 e il 25 marzo 2023,</strong> nell’arco di <strong>due mezze giornate</strong> a Roma. Il suo scopo primario è quello di creare un network di giovani esperti e studenti che coniughino la loro professionalità con l’impegno politico nel settore della politica estera e internazionale. Fondamentale sarà la partecipazione di giovani provenienti dal mondo dell’associazionismo e dell’impegno civico. </p>



<p>La partecipazione alla Winter School<strong> é gratuita.</strong> Saranno disponibili anche <strong>borse di studio </strong> per chi voglia partecipare da fuori Roma. A chi vuole entrare in lizza per la borsa di studio sarà richiesto un policy brief di 800 parole su uno fra i temi proposti, che verrà valutato da una commissione congiunta Mondodem-FES Italia. I 5 policy brief ritenuti migliori dalla commissione verranno <strong>premiati con una borsa di studio</strong> per partecipare all’evento e con la pubblicazione sul sito di Mondodem in un’apposita sezione. </p>



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<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link wp-element-button" href="https://forms.gle/eS3B5ZvajfNf5xvF7">Iscrizioni chiuse</a></div>
</div>



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<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link wp-element-button" href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2023/03/Programma-Winter-School-23-03-2023.docx.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Scarica qui il programma</a></div>
</div>



<h3 id="application-dal-1-dicembre-al-30-gennaio" class="wp-block-heading">Application (dal 1 dicembre al 30 gennaio)</h3>



<p>Per inoltrare la domanda di partecipazione è sufficiente compilare il <a href="https://forms.gle/eS3B5ZvajfNf5xvF7">Google form</a> apposito. Nel caso si voglia richiedere la borsa di studio sarà necessario includere un policy brief di 800 parole che analizzi la posizione e gli interessi dell’Italia in riferimento a uno dei seguenti temi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>L’Unione Europea come attore globale di politica estera</li>



<li>Il cambiamento climatico nel difficile contesto della crisi energetica internazionale</li>



<li>L’Asia e il ruolo europeo nel confronto sino-americano</li>



<li>Prospettive sull’alleanza transatlantica</li>



<li>Un partenariato equo e solidale con il continente africano</li>



<li>La nuova architettura di sicurezza europea dopo l’invasione russa dell’Ucraina</li>
</ul>



<p><strong><u>Processo di selezione</u></strong></p>



<p>La partecipazione all’evento è subordinata alle valutazioni della commissione. Oltre alla partecipazione all’evento, la commissione selezionerà i policy brief ritenuti più interessanti e pubblicherà le migliori sul sito mondodem.it in una sezione apposita.</p>



<p><strong><u>Borse di studio</u></strong></p>



<p>Le 5 proposte più interessanti verranno premiate con una borsa di studio che coprirà i costi di vitto e alloggio durante l’evento.</p>



<p>Hai ancora domande? Scrivici all’indirizzo mail: associazione@mondodem.it</p>



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<p>*soggetto a variazioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3081/">Winter School di Politica Estera e Europea 2023</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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		<title>La democrazia in America &#8211; dalle midterms alle prossime elezioni presidenziali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2022 10:07:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni USA]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qual é lo stato della democrazia americana? Cosa emerge dalle midterms del 2022 e cosa significa per la&#8230;</p>
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<p>Qual é lo stato della democrazia americana? Cosa emerge dalle midterms del 2022 e cosa significa per la presidenza Biden? Seguite l’evento di Mondodem di venerdì 2 dicembre, online alle 18.30 per saperne di più.</p>



<p><strong>Programma:</strong></p>



<p>Saluti introduttivi di Nicoletta Pirozzi, Presidente di Mondodem</p>



<p><a></a>Coordina Sofia Eliodori, Ricercatrice, esperta di politica americana</p>



<p><strong>Interventi di:</strong></p>



<p>Emidio Diodato: professore ordinario di scienza politica dell’Università per stranieri di Perugia</p>



<p>Valeria Manieri: giornalista, cofounder de Le Contemporanee</p>



<p>Enrico Zanon: circolo Pd New York</p>



<p>Matteo Muzio: giornalista, Direttore di Jefferson &#8211; Lettere sull’America</p>



<p>Conclusioni di Andrea Sgrulletti, responsabile cultura del Pd Lazio e tesoriere di Mondodem</p>



<p><em>Se vuoi partecipare sulla piattaforma <a href="https://www.facebook.com/events/875881100490599/?ref=newsfeed">Zoom</a> scrivi una mail ad associazione@mondodem.it oppure segui l’evento sulla <a href="https://www.facebook.com/mondodemlab">pagina</a> Facebook di Mondodem</em></p>
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		<title>Sostenere la Democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Sep 2022 08:24:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco il video dell’evento “Sostenere la democrazia. Per una politica estera progressista” che si è tenuto il 13&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ecco il video dell’evento “Sostenere la democrazia. Per una politica estera progressista” che si è tenuto il <strong>13 settembre dalle 11 alle 13 presso la Sala David Sassoli, Sede Nazionale del PD.</strong> Ringraziamo Radio Radicale per la registraziome. </p>



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