<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Italia Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<atom:link href="https://www.mondodem.it/tag/italia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mondodem.it/tag/italia/</link>
	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Oct 2025 06:54:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.3</generator>

<image>
	<url>https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-MondoDem_Logo_RGB_colored-min-1-1-32x32.png</url>
	<title>Italia Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<link>https://www.mondodem.it/tag/italia/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Se Atene piange, Sparta non ride: le traiettorie del debito italiano e francese</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673497/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673497/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Indro Furlanetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 06:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione UE]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673497</guid>

					<description><![CDATA[<p>Riflessioni ad un anno dal rapporto Draghi Il 19 settembre Fitch ha innalzato il giudizio sul debito italiano&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673497/">Se Atene piange, Sparta non ride: le traiettorie del debito italiano e francese</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Riflessioni ad un anno dal rapporto Draghi</p>



<p>Il 19 settembre <strong>Fitch ha innalzato il giudizio sul debito italiano a BBB+</strong> con previsione stabile, certificando <strong>una crescente fiducia dei mercati</strong> verso il nostro enorme debito pubblico (<strong>135% del PIL</strong>, secondo solo a quello greco, pari al <strong>154% del PIL</strong>). Il momento positivo riguarda un po’ tutta l’area sudeuropea – un tempo indicata con l’autoesplicativo acronimo <strong>PIIGS</strong> (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) – che beneficia di una crescita economica più o meno sostenuta. Al contrario, <strong>Germania e Francia</strong>, storicamente i motori dell’economia europea, <strong>soffrono</strong>. Parigi in particolare attraversa un momento complesso, con una doppia crisi politica e finanziaria, spingendo alcuni a definirla <strong>il prossimo malato d’Europa </strong>ed altri, dall’Italia, a guardare Oltralpe con malcelata soddisfazione. D’altra parte, <strong>se Atene piange, Sparta non può ridere</strong>. Nelle prossime righe vedremo quindi quali sono le ragioni dietro al miglioramento italiano ed al peggioramento francese, cercando di capire se si tratti di un fenomeno strutturale e se l’Italia possa ritenersi davvero fuori pericolo.</p>



<p>Partendo dal giudizio di Fitch, l<strong>a stabilità del debito di Roma e Parigi è influenzata in primis dalla stabilità politica.</strong> Un governo solido è infatti una delle prime garanzie di veder ripagato il debito pubblico e, come evidenziato dalle agenzie di rating, <strong>Roma</strong> – per la prima volta da anni – <strong>gode di un governo che pare capace di completare ordinatamente il proprio mandato.</strong> Al contrario, <strong>Parigi</strong> <strong>affronta il quarto cambio di primo ministro</strong> dall’inizio del secondo mandato del presidente Macron, in un contesto in cui la coalizione centrista che fa capo all’Eliseo è in minoranza nell’Assemblea Nazionale.</p>



<p><strong>La differente stabilità dei due governi influenza anche la capacità di portare avanti le riforme</strong> necessarie a ridurre il deficit, esploso in entrambi i Paesi sotto il COVID. Da un lato <strong>il governo Meloni</strong>, pur sotto pressione da parte degli alleati per aumentare fortemente la spesa pubblica, <strong>riesce a tenere a freno il deficit e ad avanzare</strong> – con preoccupante lentezza – l<strong>e riforme istituzionali richieste dall’UE </strong>e la spesa dei fondi del Recovery Fund; dall’altro, <strong>Macron</strong>, dopo l’aumento dell’età pensionabile, <strong>non è più stato capace di passare le riforme necessarie</strong>, impasse esemplificata dalla caduta del governo Bayrou sulla fiducia verso un pacchetto di tagli sostanziali alla spesa.</p>



<p><strong>L’Italia può quindi sorridere?</strong> Probabilmente <strong>no</strong>. Se l’attuale instabilità politica francese è unica nella Quinta Repubblica, la fragile stabilità italiana – motivo principale della fiducia dei mercati verso l’Italia – è una novità che può facilmente dissiparsi sotto i colpi di una prossima crisi, a partire dalle regionali autunnali o <strong>dall’intensificarsi dell’instabilità globale a causa dei dazi di Trump </strong>(ricordiamo che Roma, a differenza di Parigi, è un esportatore netto).</p>



<p>Allo stesso tempo, <strong>l’Italia non sta sopravanzando gli altri Paesi europei, semmai sta recuperando il distacco accumulato negli anni</strong>. Se il consolidamento bancario ha reso il settore uno dei più forti d’Europa, si allarga il gap nella produttività imprenditoriale con le principali economie d’Europa, Parigi inclusa. Allo stesso tempo, <strong>Roma continua a convivere con la seconda bolletta energetica più alta d’Europa</strong>, che penalizza famiglie ed imprese e che i rimedi governativi non sembrano aver risolto. Infine, <strong>la crescita pubblica italiana, trainata dal Recovery Fund, rimane nettamente inferiore a quella degli altri ex-PIIGS,</strong> a partire dalla Spagna guidata dal Sanchez, e rischia di esaurirsi con la fine dei fondi straordinari UE e dell’onda lunga del bonus 110%, specialmente nel Sud Italia.</p>



<p>Ricordiamo quindi le recenti parole di Mario Draghi, pronunciate ad un anno dalla pubblicazione del suo rapporto: <strong>il modello economico europeo sta svanendo sotto i colpi di una crescente competizione globale, mentre il fabbisogno di investimenti europei non fa che allargarsi. </strong>In questo contesto, la Commissione fatica ad implementare le necessarie riforme per rilanciare la produttività, mentre l’Italia stagna. È fondamentale quindi <strong>lavorare di concerto per l’implementazione dell’intelligenza artificiale, la riduzione della burocrazia e la creazione di grandi giganti europei,</strong> facilitando gli investimenti a livello europeo e i consumi come parziali sostituti delle esportazioni. <strong>Berlino ha già avviato una propria ricetta autonoma</strong>, grazie al vasto margine di spesa garantito da un debito pubblico basso. Per evitare però che le differenti capacità di spesa trasformino l’Europa in un mosaico di politiche pubbliche tanto nazionali quanto inefficienti a fronte dei grandi colossi americani e cinesi, <strong>è fondamentale che si ridia slancio all’integrazione europea</strong>, tramite progetti comuni e l’accelerazione sull’emissione di debito europeo comune, oggi più che mai attrattivo a fronte della crescente crisi del dollaro ma bisogno delle giuste riforme.</p>



<p>In questo senso, <strong>per Roma è strategico collaborare con Parigi</strong>, seppellendo personalismi che hanno in passato portato a dannosi quanto inutili scontri. La debolezza di Parigi rende infatti impellenti quelle riforme che beneficerebbero ampiamente anche l’Italia. <strong>Se Atene piange, è fondamentale che Sparta si rimbocchi le mani per evitare il collasso di tutta la Grecia</strong>.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673497/">Se Atene piange, Sparta non ride: le traiettorie del debito italiano e francese</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673497/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Autonomia o dipendenza: la sfida strategica dell’Europa – Appunti sul Rapporto Draghi</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673494/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673494/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Samuele Borrini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 10:51:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia strategica]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673494</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul “Rapporto Draghi” sul futuro della competitività&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673494/">Autonomia o dipendenza: la sfida strategica dell’Europa – Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul <strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em></p>



<p>Il Rapporto Draghi dedica ampio spazio alle vulnerabilità esterne dell’UE, concentrandosi in particolare sulle materie prime critiche e sui semiconduttori, quali elementi essenziali per il futuro dell’industria europea.</p>



<p>Nel suo documento, Draghi connette i valori fondamentali dell’Unione Europea alla crescita e alla produttività. Ritiene infatti cruciale che l’UE sia in grado di fornire ai cittadini prosperità, libertà, pace, democrazia, giustizia e sostenibilità; valori che non possono essere sacrificati. L’unico modo per preservarli, secondo Draghi, è rendere l’Europa radicalmente più produttiva e autonoma, riducendone le vulnerabilità e il rischio di ricatti economici.</p>



<p>La crisi con la Russia ha evidenziato le forti dipendenze dell’Europa da attori esterni in settori strategici, in particolare in termini di risorse naturali. Sebbene i prezzi dell’energia siano diminuiti notevolmente rispetto al 2022, le imprese europee continuano a pagare l’elettricità da due a tre volte più cara rispetto agli Stati Uniti e i prezzi del gas naturale da quattro a cinque volte superiori.</p>



<p>Le materie prime critiche sono fondamentali per la transizione ecologica e digitale dell’UE, ma la loro crescente domanda globale sta ponendo nuove sfide. L’approvvigionamento è scarsamente diversificato e altamente dipendente da pochi fornitori. Per fare qualche esempio, litio, cobalto e nichel sono indispensabili per la produzione di batterie, mentre il gallio è essenziale per i semiconduttori. Materiali come il titanio e il tungsteno sono invece cruciali per il settore della difesa e dell’aerospazio. Un semplice smartphone, ad esempio, può contenere fino a 50 metalli diversi.</p>



<p>Nei prossimi anni, la domanda di questi materiali aumenterà significativamente: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), entro il 2040 il fabbisogno di minerali per le tecnologie pulite potrebbe crescere da quattro a sei volte. Questo trend potrebbe generare nuove dipendenze e rendere più costoso o difficile per l’UE progredire nei suoi obiettivi strategici.</p>



<p>In alcuni casi, la dipendenza è estrema: la Cina detiene una posizione predominante nell&#8217;estrazione globale delle terre rare, con il 68% della produzione, mentre controlla il 70% della produzione di grafite. Il 74% della produzione mondiale di cobalto è concentrato nella Repubblica Democratica del Congo, dove la Cina possiede 15 delle 19 miniere di rame e cobalto. Anche nel settore della raffinazione, la concentrazione è altissima: la Cina detiene la metà degli impianti chimici di litio, mentre l&#8217;Indonesia controlla quasi il 90% degli impianti di raffinazione globale del nichel.</p>



<p>La collusione potrebbe diventare una fonte di preoccupazione in futuro: sebbene non esista un&#8217;organizzazione di Paesi esportatori di materie prime critiche equivalente all&#8217;OPEC, la possibilità di un coordinamento tra i Paesi esportatori rappresenta un rischio significativo per l’UE. Circa il 40% delle importazioni europee proviene da un numero ristretto di fornitori, difficilmente sostituibili, e circa la metà di queste importazioni giunge da Paesi con cui l’Europa non è strategicamente allineata. Ciò espone l’Europa a ipotetici “arresti improvvisi” delle forniture, legati a tensioni geopolitiche.</p>



<p>La quota dell&#8217;UE contribuisce a meno del 7% della produzione globale della maggior parte delle materie prime critiche e, a differenza dei combustibili fossili, non solo dipende dalle importazioni, ma anche dalla lavorazione e raffinazione di questi materiali. Nel settore dei semiconduttori, la situazione è ancora più critica: tra il 75% e il 90% della capacità globale di produzione di wafer di silicio si trova in Asia.</p>



<p><strong>Per affrontare queste vulnerabilità, il rapporto propone un insieme di azioni strategiche, molte delle quali richiedono un impegno politico e finanziario coordinato a livello europeo:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Diversificare le forniture</strong> attraverso nuovi accordi con Paesi produttori, sviluppando partenariati strategici (sull’esempio del Global Gateway) che includano investimenti in infrastrutture di estrazione e raffinazione nei Paesi partner, garanzie europee sugli investimenti e programmi di capacity building locali.</li>



<li><strong>Creare scorte strategiche comuni</strong> per rafforzare la sicurezza dell&#8217;approvvigionamento, tramite un meccanismo obbligatorio di stoccaggio a livello UE simile a quello già introdotto per il gas naturale.</li>



<li><strong>Semplificare e accelerare le procedure di autorizzazione</strong> per lo sviluppo di nuove miniere e impianti di raffinazione nell’UE, introducendo una “corsia preferenziale” per i progetti di interesse strategico europeo.</li>



<li><strong>Istituire una piattaforma di acquisto collettivo</strong> per negoziare migliori condizioni di fornitura, seguendo l’esperienza positiva della joint procurement dei vaccini durante la pandemia.</li>



<li><strong>Creare un Comitato europeo per le Materie Prime Critiche</strong>, incaricato di coordinare gli sforzi degli Stati membri, monitorare le catene di approvvigionamento e suggerire interventi rapidi in caso di interruzioni.</li>



<li><strong>Potenziare la ricerca e l’innovazione</strong> per sviluppare materiali alternativi, processi di riciclo avanzati e tecnologie di produzione meno dipendenti da materie prime critiche, finanziando questi progetti nell’ambito di Horizon Europe e creando un fondo dedicato per l’innovazione nelle catene di valore strategiche.</li>



<li><strong>Sviluppare strumenti finanziari europei</strong> per sostenere l’intera catena del valore: un fondo di investimento pubblico-privato per stimolare la capacità produttiva, abbinato a incentivi fiscali per le imprese che sviluppano soluzioni resilienti e sostenibili.</li>
</ul>



<p>Secondo Draghi, l’unica condizione per attuare queste strategie con successo è che l’UE agisca in modo unito e coordinato, sfruttando il proprio peso economico come leva nei mercati internazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673494/">Autonomia o dipendenza: la sfida strategica dell’Europa – Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673494/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Piano Draghi e la sfida delle competenze, tra sostegno alla formazione e protezione dei lavoratori &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673490/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673490/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 08:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673490</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul “Rapporto Draghi” sul futuro della competitività&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673490/">Il Piano Draghi e la sfida delle competenze, tra sostegno alla formazione e protezione dei lavoratori &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul <strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em></p>



<p>L’Europa ha davanti a sé sfide complesse legate all’invecchiamento della popolazione e conseguente diminuzione della forza lavoro, alla carenza di professionalità legate alla transizione digitale e alla rivoluzione legata all’AI.</p>



<p>Il cambiamento strutturale del mercato del lavoro &#8211; con l’aumento dei lavoratori inquadrati nella Gig economy e la perdita di alcuni posti di lavoro connessi alla transizione ecologica e all’AI &#8211;&nbsp; pone un serio&nbsp; problema di protezione sociale e di garanzia dei diritti dei lavoratori.</p>



<p>È quanto emerge anche dal Rapporto Draghi sulla competitività europea che, concentrato in 5 punti chiave per l’Europa di domani, vede proprio al primo punto il tema relativo alle competenze e alla coesione.</p>



<p>Un tema &#8211; quello della competitività europea &#8211; posto al centro della seconda Commissione Vor Der Leyen e che necessità di riforme economiche e strutturali in seno all’architettura europea.</p>



<p>Per rilanciare l’economia europea l’ex presidente della BCE indica alcune soluzioni da implementare ed individua il divario di competenze tra UE, Usa&nbsp; e Cina come uno dei principali ostacoli all’aumento della competitività del vecchio continente in un contesto geopolitico complesso e frammentato.</p>



<p>Un’Europa che inoltre dovrà affrontare una pesante diminuzione della forza lavoro, destinata a ridursi di 2 milioni all’anno entro il 2040, a cui è da aggiungersi un aumento dei pensionati e un pesante deficit di competenze legate ai settori che trascineranno l’economia europea, la transizione green e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.</p>



<p>Già attualmente molte imprese non riescono a trovare professionalità adeguatamente formate a causa di sistemi scolastici, universitari e di formazione professionale che non hanno ancora aggiornato i loro piani didattici al fabbisogno di competenze, con il risultato paradossale di un elevatissima disoccupazione &#8211; specie per gli under 30 i cosiddetti NEET &#8211; e di una domanda di lavoro che non riesce ad essere colmata. Il risultato sono aziende europee che non trovano personale formato specie nei settori legati al green e digitale.</p>



<p>Problema atavico del mercato del lavoro europeo è la difficoltà di implementare adeguate politiche attive che siano efficienti nella riqualificazione dei lavoratori per garantire loro un futuro lavorativo anche dopo la perdita del loro posto di lavoro, rischio concreto soprattutto nei settori legati a AI.</p>



<p>Attualmente, come rileva il report Draghi, la coesione è sostanzialmente garantita da robusti sistemi sociali e sanitari che assicurano ai cittadini europei sanità gratuita, istruzione, protezione sociale in caso di malattia, disoccupazione e inabilità al lavoro.</p>



<p>Quali possono essere le soluzioni da proporre &#8211; specie dal punto di vista progressista e riformista &#8211; implementare le preziose raccomandazioni dell’ex premier Mario Draghi?</p>



<p>Compito di queste forze politiche è da sempre sostenere la crescita garantendo i diritti sociali, già assicurati agli europei dallo Stato sociale europeo.</p>



<p>Primariamente, occorre rafforzare la protezione e i diritti per tutti i lavoratori, su tutti gli impiegati nella&nbsp; gig economy (lavoratori delle piattaforme), un settore che nel 2025 impiegherà in tutta Europa 43 milioni di lavoratori. Di questo tema critico si è occupata la Direttiva sui lavoratori delle piattaforme, approvata dopo un percorso durato anni e pieno di ostacoli.</p>



<p>La direttiva prevede divieti all’uso dell’algoritmo nella scelta di curriculum e criteri stringenti che garantiscano diritti a questi lavoratori che a tutti gli effetti sono lavoratori subordinati ma che sono attualmente considerati autonomi.</p>



<p>Auspicabile è che tutti gli stati membri si impegnino a recepire questa direttiva in tempi rapidi e che i partiti delle famiglie politiche più vicine alla tutela dei diritti sociali si attivino per accelerare questo processo.</p>



<p>Altra raccomandazione auspicabile, tesa a garantire protezione ai lavoratori che potrebbero perdere il lavoro, nonché di sostegno alle finanze pubbliche, sarebbe quella di rendere strutturale Sure, lo strumento usato durante il periodo pandemico che ha garantito sostegno al reddito a dipendenti e lavoratori autonomi attraverso prestiti agevolati agli stati membri finanziati con il debito comune europeo.</p>



<p>Ma come già detto il problema che più di ogni altri attanaglierà l’economia europea sarà il deficit di competenze nel settore dell’AI, delle nuove tecnologie e nella transizione verde.</p>



<p>Servirà tempo per formare queste professionalità e il treno della competitività non può aspettare.</p>



<p>Primariamente sarebbe indicato reindirizzare, attraverso specifici programmi europei finanziati con i fondi della politica regionale,&nbsp; i disoccupati e i percettori di ammortizzatori sociali verso programmi formativi specifici e magari esportare anche nel resto d’Europa il sistema ITS italiano che garantisce percorsi altamente professionalizzanti ascoltando il fabbisogno specifico delle imprese. Fondamentale resta garantire la coesione sociale, rendendo agevole l’ingresso nel mondo del lavoro alle donne &#8211; specie nei territori a rischio esclusione &#8211; con adeguati strumenti di aiuto alle lavoratrici madri potenziando il welfare ed estendendo esempi virtuosi di welfare aziendale.</p>



<p>Una possibile soluzione potrebbe inoltre essere quella di allargare la platea di alcuni programmi europei quali la Youth Guarantee, estendendola ai maggiori di 30 anni e prevedendo programmi specifici per le donne maggiormente escluse dal mondo del lavoro, colmando quel gap culturale che vede le donne ancora poco inclini a scegliere materie connesse alle nuove tecnologie.</p>



<p>Un rilancio della competitività che tuttavia non deve registrare un aumento delle diseguaglianze. Per questo servirà garantire e irrobustire lo Stato sociale europeo e i sistemi di welfare.</p>



<p>Ruolo dei partiti progressisti delle famiglie europee sarà quello di vigilare su questo processo. Avendo come stella polare la tutela dei diritti sociali ma senza trascurare la crescita e il progresso economico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673490/">Il Piano Draghi e la sfida delle competenze, tra sostegno alla formazione e protezione dei lavoratori &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673490/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La riforma della Governance Europea nel Piano Draghi: una prospettiva progressista &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673485/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673485/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 12:13:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673485</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da&#160;MondoDem&#160;sul&#160;“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673485/">La riforma della Governance Europea nel Piano Draghi: una prospettiva progressista &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da&nbsp;MondoDem&nbsp;sul&nbsp;<strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em><br></p>



<p>Il rapporto Draghi, che tra gli altri, si pone l’obiettivo di migliorare la competitività economica e la capacità decisionale dell&#8217;UE attraverso un quadro di coordinamento strategico, il <em><a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2024/747838/IPOL_STU(2024)747838_EN.pdf">Competitiveness coordination framework</a></em> rappresenta l’occasione di una riflessione cruciale sulla necessità di riformare la governance dell&#8217;UE.</p>



<p>Uno dei punti centrali del Rapporto è espresso dalla volontà di introdurre il&nbsp; voto a maggioranza qualificata nel Consiglio dell&#8217;UE, per ridurre l’impasse decisionale causato dall&#8217;attuale esigenza di unanimità. Tale&nbsp; cambiamento potrebbe impattare&nbsp; particolarmente&nbsp; settori strategici come la politica economica e industriale, troppo spesso frenati e condizionati dall&#8217;attuale sistema che a volte rallenta le risposte di Bruxelles a problematiche urgenti. Il Rapporto raccomanda, inoltre,&nbsp; di rafforzare il&nbsp; principio di sussidiarietà, che garantirebbe l&#8217;intervento dell&#8217;UE solo laddove potrebbe&nbsp; realmente apportare un valore aggiunto rispetto all’azione degli Stati membri.&nbsp;</p>



<p>Sebbene le proposte contenute nel Rapporto Draghi rappresentino un contributo utile e costruttivo al dibattito sul futuro dell’Europa, un’analisi più approfondita evidenzia una lacuna significativa: il tema della democratizzazione della governance europea non viene affrontato in modo sufficiente. Il rafforzamento della governance economica e finanziaria, pur essenziale, rischia di rimanere incompleto se non accompagnato da misure che garantiscano una maggiore partecipazione democratica e una più solida legittimazione politica delle istituzioni europee. Senza un equilibrio tra efficienza tecnica e rappresentanza democratica, il rischio è quello di alimentare il distacco dei cittadini dal progetto europeo, anziché favorire un’Unione più coesa e inclusiva. Il futuro dell’Unione Europea non può essere ridotto a una mera questione di efficienza: deve invece fondarsi su un progetto che sia inclusivo e sociale. Per rispondere in modo efficace alle sfide presenti e future, è fondamentale ampliare questa visione attraverso proposte progressiste che promuovano una maggiore inclusione sociale, una trasparenza più profonda e una democratizzazione concreta della governance europea.</p>



<p>Da una prospettiva progressista, la riforma della governance europea non può prescindere da&nbsp;<a href="https://feps-europe.eu/publication/eu-treaties-why-they-need-targeted-changes/">una revisione dei trattati</a>, che abbia come obiettivo centrale un processo di maggiore&nbsp;<strong>democratizzazione dei meccanismi decisionali dell’Unione</strong>. Un primo passo in tal senso,&nbsp; potrebbe essere rappresentato dall&#8217;implementazione di occasioni&nbsp; di partecipazione diretta dei cittadini nei processi decisionali: strumenti come assemblee civiche e consultazioni pubbliche digitali possono ampliare la partecipazione e garantire maggiore trasparenza, migliorando la<strong>&nbsp;legittimità democratica</strong>&nbsp;dell&#8217;UE, avvicinando i cittadini alle istituzioni europee. È essenziale creare uno spazio in cui i cittadini possano non solo esprimere opinioni, ma contribuire attivamente alla costruzione delle politiche comunitarie. Ciò&nbsp; rappresenterebbe un passo decisivo verso la costruzione di un&#8217;Unione più equa e inclusiva, in grado di dare voce a tutte le sue componenti sociali.</p>



<p>Nel contesto delle riforme proposte, un aspetto di grande rilevanza deve essere quello relativo all&#8217;inclusione di gruppi sociali spesso marginalizzati nei processi decisionali. Minoranze etniche, giovani e cittadini provenienti da regioni svantaggiate sono spesso esclusi dalle dinamiche politiche europee, e ciò favorisce un generale senso di disaffezione verso le istituzioni comunitarie. Promuovere una maggiore partecipazione di questi gruppi contribuirebbe a migliorare&nbsp; la&nbsp;<strong>coesione sociale</strong>&nbsp;all&#8217;interno dell&#8217;Unione, rafforzando il sostegno popolare per le politiche europee. Il loro coinvolgimento non solo consoliderebbe la democrazia europea, ma favorirebbe anche la costruzione di un consenso più ampio e inclusivo intorno alle decisioni dell’UE. Questo, a sua volta, contribuirebbe a rendere l’Unione non solo più resiliente sul piano interno, ma anche più competitiva e autorevole sulla scena internazionale, capace di affrontare le sfide globali con maggiore unità e forza.</p>



<p>A tal fine,&nbsp;<strong>rafforzare il ruolo del Parlamento Europeo</strong>&nbsp;è una delle chiavi per costruire un&#8217;Unione più democratica. Estendere la procedura legislativa ordinaria a nuove aree di competenza – come le politiche sociali e la lotta alla corruzione – garantirebbe un processo decisionale più trasparente e inclusivo. Il Parlamento, essendo l’unica istituzione dell’UE direttamente eletta dai cittadini, deve avere un ruolo centrale nelle decisioni che riguardano il futuro dell&#8217;Unione. Una riforma dei suoi poteri e delle sue prerogative, rappresenterebbe una svolta verso una maggiore<strong>&nbsp;responsabilizzazione delle istituzioni comunitarie</strong>, contribuendo a rafforzare il legame di fiducia tra i cittadini e l’UE.</p>



<p>Accanto alla riforma delle istituzioni democratiche, è indispensabile rafforzare il “pilastro sociale” all&#8217;interno della governance dell&#8217;UE. La promozione di una convergenza economica e sociale tra gli Stati membri richiede una gestione condivisa in settori chiave come la protezione sociale e il mercato del lavoro. L&#8217;introduzione di diritti europei più robusti, come la tutela digitale e il sostegno all&#8217;occupazione, potrebbe svolgere un ruolo cruciale nel ridurre le disuguaglianze e nel costruire un’Unione più equa e inclusiva. Questo pilastro sociale non dovrebbe limitarsi a rispondere alle disuguaglianze già esistenti, ma configurarsi come una visione lungimirante, che ponga i diritti e il benessere delle persone al centro delle politiche europee e della sua governance.</p>



<p>Un altro tema centrale per una riforma in chiave progressista della governance europea è la questione dell’autonomia&nbsp;<strong>strategica</strong>..&nbsp; L’UE deve essere in grado di agire autonomamente in settori cruciali come la sicurezza energetica, la difesa e la transizione ecologica: parlare di auotonomia europea non significa isolarsi, ma piuttosto sviluppare le capacità necessarie per rispondere alle sfide globali, riducendo al contempo le dipendenze esterne. In questo contesto, l’autonomia strategica non dovrebbe essere interpretata come una forma di protezionismo, ma come uno strumento per garantire la sostenibilità e la resilienza dell’Unione di fronte alle crisi globali.&nbsp;</p>



<p>La giustizia climatica costituisce un ulteriore elemento fondamentale in questa visione. La transizione verso un&#8217;economia verde non deve limitarsi a un obiettivo ambientale, ma deve diventare il motore di una crescita inclusiva, capace di ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali. In una governance europea rinnovata, la sostenibilità dovrebbe occupare una posizione centrale, orientando le politiche verso una competitività equilibrata, che sia al tempo stesso rispettosa dei limiti ambientali e promotrice di un futuro più equo e resiliente.&nbsp; Il cambiamento climatico è una delle sfide più urgenti che l&#8217;Unione si trova ad affrontare e la sua gestione non può essere lasciata esclusivamente agli Stati membri: per questo motivo è fondamentale che la lotta al cambiamento climatico diventi una competenza condivisa dell&#8217;UE, con l&#8217;adozione di leggi più rigorose e vincolanti per garantire che l&#8217;Unione mantenga i propri impegni internazionali.&nbsp;</p>



<p>Tutti questi aspetti devono essere integrati all’interno di un nuovo quadro di governance che tenga conto di una visione di&nbsp;<a href="https://feps-europe.eu/wp-content/uploads/2024/10/PB-Cohesion-Policy-DIGITAL-v2.pdf">coesione territoriale</a>. Colmare il divario competitivo tra le diverse aree geografiche è un obiettivo cruciale per garantire una crescita sostenibile e inclusiva in tutta l&#8217;Unione. Incentivare progetti di innovazione verde e digitale nelle regioni meno sviluppate, al fine di ridurre il divario competitivo tra le diverse aree dell&#8217;UE, e adottare un sistema di governance che promuova la coesione sociale e territoriale attraverso politiche industriali mirate, aiuterebbe a bilanciare le esigenze di decarbonizzazione e autonomia strategica con la necessità di sviluppare capacità economiche regionali. Ciò sarebbe fondamentale per favorire una coesione che, a sua volta, potenzierebbe la competitività complessiva dell’Unione.</p>



<p>In questo contesto, un&#8217;espansione delle politiche basate sul luogo (place-based policies) nella governance europea rappresenterebbe una leva determinante per assicurare che tutte le regioni contribuiscano in modo equo alla competitività dell’UE, riducendo il rischio di amplificare le disuguaglianze interne.</p>



<p>Un’Unione Europea che ambisce a essere competitiva e giusta deve mettere al centro una governance trasparente, inclusiva ed equa. Una competitività che non ponga il benessere del cittadino al suo cuore non sarà in grado di affrontare con successo le sfide globali. Per una visione progressista, è essenziale garantire una crescita sostenibile e maggiore giustizia sociale per tutti i cittadini europei; in caso contrario, l’UE perderà l’opportunità di un rilancio significativo, compromettendo i suoi valori fondativi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673485/">La riforma della Governance Europea nel Piano Draghi: una prospettiva progressista &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673485/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Capital Markets Union: prospettive per il mercato unico europeo &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673481/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673481/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 07:14:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mercati finanziari]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673481</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul “Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673481/">Capital Markets Union: prospettive per il mercato unico europeo &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul <strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em></p>



<p>Una delle proposte più ambiziose del piano Draghi riguarda il tema di maggiore integrazione dei mercati finanziari europei, che era già stato oggetto di proposte ad hoc della stessa Commissione negli ultimi anni, così come da parte della Banca Centrale Europea (BCE).</p>



<p>Nella sua analisi, Draghi riporta come uno dei principali ostacoli per la competitività dell&#8217;Unione Europea sia riconducibile alla frammentazione del settore finanziario, poichè limita la crescita degli investimenti privati. La questione finanziaria è particolarmente rilevante sia per la trasformazione dell&#8217;economia in chiave sostenibile sia per il finanziamento di progetti europei strategici, come la difesa comune.&nbsp;</p>



<p>Per raffrozare il mercato finanziario comune europeo e superare l&#8217;importante gap che l&#8217;Unione ha con partner commerciali come gli Stati Uniti, Draghi suggerisce proposte sia legislative che di riforma della governance.&nbsp;</p>



<p>Quelle più interessanti sono legate alla riforma dell&#8217;Autorità dei Mercati Europea (ESMA), la quale, secondo Draghi, dovrebbe avvicinarsi quanto più possibile al modello di governance della BCE e ispirarsi alla Securities and Exchange Commission (SEC) americana, per promuovere un mercato che sia veramente unico e non strettamente legato agli interessi nazionali; inoltre, il settore finanziario dovrebbe superare l&#8217;iper-regolamentazione che ha caratterizzato il mondo bancario post crisi del 2008, a partire dalla promozione di strumenti quali la cartolarizzazione, che al momento si trova sotto un controllo particolarmente stringente da parte del regolatore.</p>



<p>Draghi sottolinea inoltre l&#8217;importanza di promuovere la cosiddetta Banking Union, un progetto ancora&nbsp; incompiuto a causa della&nbsp; mancanza di accordi tra gli Stati Membri.Una possibile soluzione potrebbe essere l’istituzione di una giurisdizione &#8220;speciale&#8221; per quelle banche che operano prevalentemente a livello transfrontaliero, riconoscendole de facto come entità transnazionali, sia in termini di supervisione che di gestione.&nbsp;</p>



<p>Draghi immagina la Banking Union integrata in modo complementare dalla Capital Markets Union, favorendo così una maggiore&nbsp; coesione nel mondo finanziario europeo e ispirandosi all’attuale modello statunitense.: Questo approccio porterebbe a un sostanziale aumento della competitività dell&#8217;Unione, e la renderebbe più attraente per gli investimenti di capitali stranieri.&nbsp;</p>



<p>Oltre alle proposte legislative di carattere più tecnico, volte a supportare l&#8217;architettura dei mercati finanziari, Draghi delinea una visione di governance radicalmente diversa da quella attuale. Propone una nuova composizione del bilancio europeo, focalizzata sulle priorità strategiche dell&#8217;Unione, attraverso strumenti come il coinvolgimento della Banca Europea per gli Investimenti Inoltre, suggerisce l&#8217;introduzione di un asset liquido comune per finanziare progetti di investimento congiunto.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;ispirazione è chiaramente il modello del Next Generation EU: secondo Draghi, uno strumento di debito comune europeo è indispensabile per sostenere le priorità politiche e strategiche dell&#8217;Unione. La sua emissione contribuirebbe, inoltre, ad aumentare la&nbsp; liquidità del mercato obbligazionario comune.&nbsp;</p>



<p>La riforma della governance emerge anche nella proposta di ridurre gli oneri amministrativi per le piccole e medio-imprese, facilitandone la crescita economica.&nbsp; A ciò si aggiunge la volontà di estendere il voto a maggioranza qualificata del Consiglio su un numero ampio di temi, compresi quelli i relativi ai mercati finanziari.&nbsp;</p>



<p>In conclusione, Draghi riporta in auge una delle proposte più ambiziose degli ultimi anni: la creazione di un mercato internazionale europeo realmente integrato, capace di servire le priorità politiche e strategiche dell&#8217;Unione.&nbsp; Un’idea che in passato si è arenata a causa delle resistenze fra gli Stati Membri, più inclini a proteggere i propri mercati nazionali rispetto al progetto comune europeo.</p>



<p>Una cosa è certa: la transizione green e digitale dell&#8217;economia, così come le sfide geopolitiche attuali, richiedono massicci investimenti finanziari ed economici che non possono basarsi esclusivamente sulle risorse pubbliche. Draghi riconosce questa esigenza e&nbsp; propone un nuovo assetto per l’architettura finanziaria europea, offrendo agli Stati Membri una visione di governance che sia una vera espressione di integrazione europea.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673481/">Capital Markets Union: prospettive per il mercato unico europeo &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673481/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I disastri climatici in Asia e il ruolo dell&#8217;Italia</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673446/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673446/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paola Lupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2024 07:52:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673446</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quest’estate, l’Asia meridionale ha patito le conseguenze di una stagione dei monsoni cheha portato alluvioni devastanti in tutta&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673446/">I disastri climatici in Asia e il ruolo dell&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quest’estate, l’Asia meridionale ha patito le conseguenze di una stagione dei monsoni che<br>ha portato alluvioni devastanti in tutta la regione. Dall’Afghanistan al Bangladesh, abitazioni,<br>infrastrutture e vite umane sono state perse, e i governi hanno lanciato richieste di aiuto alla<br>comunità internazionale per soccorrere le loro popolazioni colpite.<br>Per fare degli esempi, a fine agosto, le Nazioni Unite riportavano 18 milioni di persone<br>colpite dalle alluvioni solo in Bangladesh, con gravi danni a terreni fondamentali per il<br>sostentamento delle popolazioni locali, soprattutto nelle regioni di Chattogram e Sylhet.<br>In Nepal, tra i molti morti a causa alluvioni, un tragico incidente è stato particolarmente<br>discusso, quando due autobus con 60 persone a bordo sono stati travolti da una frana e<br>trascinati in un fiume.<br>In questo contesto, è impossibile non chiedersi quali siano state le risposte internazionali<br>alle domande di aiuto, dopo aver sentito parlare così tanto di quanto il cambiamento<br>climatico sia un problema da affrontare globalmente, senza lasciare nessuno indietro.<br>Quest’estate in Asia meridionale, organizzazioni internazionali e ONG si sono attivate per<br>supportare le comunità locali, come per esempio la Croce Rossa e CARE, aiutando sia con<br>fondi monetari sia distribuendo articoli di emergenza e aiutando le regioni a rendere le<br>strade riutilizzabili il prima possibile. Altre, come l’UNICEF e il World Food Programme,<br>spingono per il continuo e accelerato investimento e aiuti umanitari. Questa richiesta arriva<br>dopo un autunno 2023 pieno di speranza, avendo sentito i governi dei paesi più ricchi del<br>mondo promettere grandi somme al Loss and Damages Fund al COP28. In realtà è stata<br>proprio l’Italia, a Dubai, a fare una delle prime grandi promesse per contribuire al L&amp;D Fund<br>con 100 milioni di euro, proponendosi come un paese leader nell’affrontare le distruzioni<br>causate dai disastri naturali collettivamente e coscienziosamente.<br>Queste promesse sono importanti, ma scenari devastanti al di fuori dell’Asia del Sud<br>potrebbero rallentare la loro vera implementazione. Infatti, non è stata solo questa regione a<br>soffrire le conseguenze di gravi alluvioni e l’effetto del cambiamento climatico quest’estate.<br>L’uragano Helene negli Stati Uniti ha colpito cinque stati: anche qui, morti e gravi danni alle<br>infrastrutture sono stati dichiarati, con governi statali e il governo federale preoccupati per<br>quello che sicuramente è solo l’inizio di eventi climatici disastrosi causati dal cambiamento<br>climatico, che li costringe a usare molto risorse umanitarie e monetarie per aiutare i civili e<br>proseguire alla ricostruzione delle infrastrutture perse. L’Europa non è stata risparmiata:<br>l’Austria, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Spagna e anche l’Italia sono state<br>colpite da piogge torrenziali che hanno causato gravi alluvioni, che hanno costretto parte<br>delle popolazioni dei paesi ad abbandonare le loro abitazioni.<br>Ora come non mai, è possibile rendersi conto che il cambiamento climatico e sui effetti non<br>possono essere considerati come problemi nazionali o regionali: sono dilaganti, pericolosi<br>per tutti, e necessitano risposte collettive. Ma proprio mentre sempre più paesi si<br>confrontano con le conseguenze del cambiamento climatico, meno sembrano disponibili a<br>offrire supporti ad altri paesi a rischio. Per esempio, il Center for Strategic and International<br>Studies ha fatto appello al governo statunitense, esortandolo a mandare aiuti in Myanmar,<br>citando responsabilità collettiva per aiutare i paesi a rischio di cambiamento climatico,<br>soprattutto quando già fragile a causa di difficili situazioni politiche. Tuttavia, non è una<br>sorpresa che i gravi danni all’interno degli Stati Uniti hanno spostato i loro interessi,<br>allineandoli ai problemi nei suoi Stati.<br><br>Insomma, proprio mentre il cambiamento climatico richiede più aiuti internazionali, gli stati si<br>trovano a guardare internamente. Eppure, l’Italia e l’Europa farebbero bene a guardare il<br>contesto globale più ampiamente. In primis, perché non c’è dubbio che continuino ad essere<br>i paesi che contribuiscono meno alla crisi climatica a subirne i costi più pesanti: le alluvion<br>sono state affrontate in tre continenti quest’estate e autunno, ma nell’Asia meridionale hanno<br>causato morti e perdite sentite più fortemente, senza dubbio anche a causa di infrastrutture<br>e capacità di soccorsi meno preparate. Proprio per questo, non ci si deve dimenticare delle<br>promesse fatte per il L&amp;D Fund, ma anzi, diventare più ambiziosi. Inoltre, l’Italia anche e<br>soprattutto quando sente alle porte di casa le stesse crisi che ci sono in altri continenti deve<br>imporsi per costruire una comunità internazionale forte, collaborativa e capace di supportarsi l’un l’altro con risorse, fondi monetari e best practices. Esempi su cui l’Italia può basarsi sono l’European Union &#8211; South Asia Capacity Building for Disaster Risk Management<br>Program, che si è concentrato sul creare resilienza nella regione dell’Asia Meridionale, ma<br>allo stesso tempo ha contribuito alla creazione di sapere comune su come affrontare disastri<br>naturali con finanziamenti, partnership internazionali e attori nazionali. Inoltre, l’Italia ha già<br>fatto uso dell’EU Civil Protection Mechanism nel 2023: una volta richiedendo assistenza, e<br>un’altra portando supporti. Questo meccanismo dimostra che c’è possibilità di ampliare la<br>cooperazione internazionale, e che paesi come quelli dell&#8217;Asia Meridionale non devono<br>essere lasciati indietro, ma invece contribuire a strategie di disaster risk management più<br>efficaci. Partire da proposte come queste e contribuire al loro funzionamento e alla loro<br>creazione renderà l’Italia più coerente nella sua politica di affari esteri di L&amp;D, e più forte a<br>lungo termine, con strutture di cooperazione ben consolidate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673446/">I disastri climatici in Asia e il ruolo dell&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673446/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una visione progressista per il Piano Mattei</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673436/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673436/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 17:19:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[piano mattei]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673436</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’aggressione russa all’Ucraina ha costretto l’Unione europea ad intervenire a sostegno di Kiev con una serie di provvedimenti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673436/">Una visione progressista per il Piano Mattei</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’aggressione russa all’Ucraina ha costretto l’Unione europea ad intervenire a sostegno di Kiev con una serie di provvedimenti che, pur se ancora nel complesso insufficienti, hanno comunque dimostrato l’esistenza di una politica estera comune europea in grado di rispondere alle minacce alla sicurezza del continente. Tuttavia, inevitabilmente, la crisi ucraina ha portato ad una concentrazione delle risorse materiali e politiche dell’Unione europea sul suo fronte orientale a scapito del vicinato meridionale. L’Africa deve invece continuare ad essere al centro dell’azione politica dell’Unione europea.<br>Negli ultimi anni, la credibilità dell’Ue come promotore di sicurezza e di sviluppo in Africa ha subito un arretramento marcato, a causa della mancanza di coerenza tra gli obiettivi strategici nazionali e tra i diversi ambiti della sua azione internazionale, dall’energia alla promozione dei diritti umani, dal commercio alla cooperazione allo sviluppo. E’ anche il risultato di una presenza sempre più massiccia e aggressiva di attori regionali e internazionali come Russia, Cina, Paesi del Golfo, Turchia. Paesi che propongono modelli alternativi di cooperazione senza le briglie della condizionalità legata al rispetto dei principi democratici e dei diritti sociali e che stanno trovando sponde sempre più concrete tra i governi del Sud del mondo.<br>L’Unione deve riattivare un partenariato solido e per quanto possibile equilibrato con questi Paesi, facendo leva sugli strumenti economici, sociali, culturali e di innovazione tecnologica. In quest’ottica, il ruolo dell’Italia è fondamentale. La proposta di un Piano Mattei per l’Africa da parte del governo di Giorgia Meloni appare però anacronistica e soprattutto con poca sostanza. E’ anacronistico pensare che un singolo Paese europeo, anche un Paese come l’Italia che è molto vicino al continente africano e rappresenta il ponte tra le due sponde del Mediterraneo, possa fare da solo in un continente così vasto . Inoltre, guardando ai progetti annunciati finora, non si riesce a identificare con chiarezza una strategia complessiva E c’è molto poco anche per quel che riguarda le risorse.<br>Questo policy brief curato da Bernardo Tarantino per MondoDem, con contributi di Gregorio Staglianò, Benedetta Albano e Riccarda Lopetuso, analizza obiettivi e contenuti del Piano Mattei per l’Africa, al centro anche della proposta italiana per la sua presidenza del G7. Evidenzia le criticità della narrazione e i limiti concreti della proposta, focalizzandosi in particolar modo sui temi della sicurezza climatica, delle infrastrutture digitali e della formazione. Soprattutto, il brief propone un approccio e un piano d’azione alternativi che rispondono non solo a criteri di efficacia ed efficienza ma anche ad una visione progressista dello sviluppo e delle relazioni tra Europa (e Italia) e Africa. Un vademecum importante per chi vuole andare oltre le etichette politiche e instaurare un dialogo sostanziale sul futuro dei rapporti tra i due continenti.</p>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2024/06/Policy-brief-MondoDem.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di Policy-brief-MondoDem."></object><a id="wp-block-file--media-61d952d6-d839-42e8-bad9-c910e09575ef" href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2024/06/Policy-brief-MondoDem.pdf">Policy-brief-MondoDem</a><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2024/06/Policy-brief-MondoDem.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-61d952d6-d839-42e8-bad9-c910e09575ef">Download</a></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673436/">Una visione progressista per il Piano Mattei</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673436/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Europa come attore globale di politica estera: sfide e prospettive future per i progressisti europei</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673424/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673424/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2024 19:30:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Policy brief]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[spring school]]></category>
		<category><![CDATA[Winter school]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673424</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’ordine mondiale sta attraversando una trasformazione significativa e le categorie con cui lo abbiamo letto e interpretato fino&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673424/">L’Europa come attore globale di politica estera: sfide e prospettive future per i progressisti europei</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’ordine mondiale sta attraversando una trasformazione significativa e le categorie con cui lo abbiamo letto e interpretato fino a oggi stanno dimostrando tutta la loro obsolescenza. Il costante mutamento dei rapporti di potere, in atto da decenni, ha eroso la centralità del modello occidentale su scala globale. L’invasione russa dell’Ucraina, la crisi nel Mar Rosso, il turbine di violenza che sta ridisegnando gli equilibri nel Medio Oriente, il ribollire delle tensioni nell’area dell’Indo-Pacifico e l’ascesa di nuovi attori, hanno reso evidente che quello in cui viviamo è un mondo multipolare in costante mutamento. Alla vigilia di una tornata elettorale cruciale, quella del giugno 2024, l’Europa è minacciata internamente da forze sovraniste, autoritarie e nazionaliste che vorrebbero accentrare gli strumenti del potere, condannando Bruxelles all’irrilevanza internazionale. Esternamente la sua posizione è minata dalla difficoltà di giocare un ruolo realmente efficace in quadranti strategici, dal Mediterraneo al Pacifico. Le crisi attuali hanno insomma reso evidente quanto profondo sia ancora il cammino da compiere per l’Unione prima di rivendicare il suo posto come attore stabilizzatore dell’ordine internazionale, a tutela della pace e della sicurezza. Sarà fondamentale per il futuro recuperare il terreno politico perso sotto il passo di una politica estera che è stata spesso divisiva, poco tempestiva e lungimirante.</p>



<p>È per ragionare su queste necessità che nasce la Spring School di MondoDem e della Friedrich-Ebert-Stiftung (FES) Italia, arrivata alla sua seconda edizione. Immaginare insieme a esperti, analisti e a giovani studenti l’Europa di domani non è solo un esercizio dialettico ma una necessità politica, specie alla luce dell’ascesa di movimenti e gruppi politici conservatori intenzionati a spostare indietro le lancette della storia. Alla loro prospettiva la Spring School contrappone una visione progressista della politica estera, che non lasci indietro nessuno e che ponga sempre al centro della sua azione il rispetto e le libertà fondamentali dell’essere umano. L’8 e il 9 marzo 2024, a Roma, MondoDem e la FES Italia hanno riunito 30 giovani italiani e tedeschi, coinvolgendoli in panel e dibattiti sulle crisi in Medio Oriente, sulla guerra in Ucraina e sul ruolo della Cina nell’ordine internazionale, ideando proposte di policy e sottoponendole ai decision-makers di riferimento del Partito Democratico (PD) e del Sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD) per costruire insieme l’Europa progressista del futuro. La sintesi di quel dibattito è alla base di questo policy report, che ripercorre i contributi forniti nei panel della Spring School per la costruzione dell’Europa come un attore globale credibile ed efficace.</p>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2024/05/LEuropa-come-attore-globale-di-politica-estera-sfide-e-prospettive-future-per-i-progressisti-europei_ITA.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di LEuropa-come-attore-globale-di-politica-estera-sfide-e-prospettive-future-per-i-progressisti-europei_ITA."></object><a id="wp-block-file--media-042da7eb-28e9-406b-b3d5-2f6ba122fd6e" href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2024/05/LEuropa-come-attore-globale-di-politica-estera-sfide-e-prospettive-future-per-i-progressisti-europei_ITA.pdf">LEuropa-come-attore-globale-di-politica-estera-sfide-e-prospettive-future-per-i-progressisti-europei_ITA</a><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2024/05/LEuropa-come-attore-globale-di-politica-estera-sfide-e-prospettive-future-per-i-progressisti-europei_ITA.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-042da7eb-28e9-406b-b3d5-2f6ba122fd6e">Download</a></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673424/">L’Europa come attore globale di politica estera: sfide e prospettive future per i progressisti europei</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673424/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Spunti per una strategia progressista in Africa</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673362/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673362/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Oct 2023 07:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa subsahariana]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[piano mattei]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673362</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le discussioni politiche riguardo una strategia italiana per l’Africa, specialmente riguardo il Piano Mattei più volte paventato dal&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673362/">Spunti per una strategia progressista in Africa</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le discussioni politiche riguardo una strategia italiana per l’Africa, specialmente riguardo il Piano Mattei più volte paventato dal governo, rendono necessario definire una visione progressista e concreta sulla postura che il nostro Paese può e deve assumere nel continente. Diversi punti chiave sono emersi in seno a una discussione avvenuta alla sede nazionale del Partito Democratico il 6 ottobre 2023. L’incontro è stato facilitato da Mondodem e ha coinvolto diversi esponenti del mondo accademico, politico e istituzionale in dialogo con il portavoce per la politica estera l’on. Peppe Provenzano e l’on. Lia Quartapelle.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Quello che riportiamo qui sono alcuni spunti emersi dalla conversazione che crediamo possano essere utili a un dibattito più ampio e approfondito che sarà definito nel corso dei prossimi mesi.&nbsp;</p>



<p><strong>Lo stato dell’arte&nbsp;</strong></p>



<p>Negli ultimi anni l’Italia ha compiuto diversi sforzi per rafforzare i propri legami con l&#8217;Africa. Una delle prime mosse significative è stata l&#8217;organizzazione di una conferenza Italia-Africa e diversi incontri bilaterali annuali. L&#8217;Italia ha anche incrementato gli aiuti, seppur in misura limitata, per affrontare la questione dei rifugiati. Nel 2020, è stato adottato il &#8220;Partenariato con l&#8217;Africa,&#8221; che si proponeva di raccogliere e coordinare le azioni italiane nel continente africano.</p>



<p>Nonostante questi sforzi, l&#8217;Italia non ha visto un aumento significativo negli scambi commerciali con l&#8217;Africa, a differenza di paesi come la Turchia. Questo risultato negativo per l&#8217;Italia potrebbe essere attribuito a due fattori principali: la mancanza di continuità nell&#8217;impegno italiano da parte di diversi governi e la mancanza di risorse economiche e altre concessioni offerte dall&#8217;Italia.&nbsp;</p>



<p>Queste debolezze sono&nbsp; ancora più evidenti oggi in questo periodo di transizione per l’Africa. La Francia ha sfruttato in modo intelligente gli strumenti multilaterali e le risorse attraverso le organizzazioni regionali, cercando di preservare i propri interessi nazionali. Tuttavia, questa situazione ha portato a una mancanza di attenzione da parte di altri paesi europei che avrebbero dovuto sviluppare politiche alternative.</p>



<p>A complicare il quadro c’è anche che i paesi africani oggi hanno più opzioni alternative in termini di partner, inclusi Cina e Russia. La Cina in particolare ha offerto aiuti attraverso investimenti mentre la Russia ha giocato un ruolo significativo nell’area centrale del continente, utilizzando mezzi militari spesso sostituendo l’influenza francese.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Complessivamente, c&#8217;è una tendenza di &#8220;<em>pushback</em>&#8221; nei confronti della Francia da parte dei Paesi africani. Questo rigetto non si applica però ad altri alleati come gli Stati Uniti che, invece, hanno una forte presenza militare non contestata che apre a un potenziale diplomatico per altri attori occidentali.</p>



<p><strong>Quale visione cooperativa per Africa e Europa?</strong></p>



<p>Da dove partire una progettualità progressista con l’Africa? Centrale deve essere un rapporto paritario, che parta anche da elementi simbolici. I documenti europei in materia dovrebbero ad esempio fare riferimento principalmente ai documenti africani. Bisogna abbracciare una collaborazione con l&#8217;Africa basata sulla società, coinvolgendo attori non governativi per condividere il know-how e le pratiche di governance italiane. Dal punto di vista della diplomazia, è irragionevole che l&#8217;Italia non guardi all&#8217;Europa come una fonte di contributo politico. Un maggior impegno italiano in Africa deve anche passare dal sostegno a una governante globale più giusta, a partire da una riforma dell’ONU che porti a maggiore rappresentatività dei Paesi africani, e un dialogo rafforzato con gruppi considerati più rappresentativi del “Global South” come il BRICS allargato ed ECOWAS.&nbsp;</p>



<p><strong>I programmi attuali e gli investimenti in campo umanitario</strong></p>



<p>Sul piano pratico è necessario partire dal coordinamento con iniziative esistenti in vari settori come gli SDGs, il EU Global Gateway, il G7, o progetti per l’agricoltura sostenibile. Anche il tema della salute e della produzione di vaccini è fondamentale, dove l’AIFA potrebbe svolgere un ruolo significativo e la questione migratoria che riporta al tema della mobilità.&nbsp; Al netto di ciò, non è possibile pensare a un piano credibile senza un maggiore aumento nella spesa umanitaria, nella diplomazia e anche nel settore della Difesa.</p>



<p><strong>La necessità di una transizione ecologica coerente&nbsp;</strong></p>



<p>In questa ottica è importante il tema della multilateralità; l’Italia deve creare un piano per l’Africa che coinvolga anche l’Europa come attore chiave. Le progettualità verdi e energetiche andrebbero &nbsp; declinate in chiave di transizione ecologica o di ecologia integrale, che includa già i temi legati alla sicurezza umana e dell’ambiente naturale. La limitazione agli investimenti nel combustibile fossile e il sostegno agli agrobusiness sono temi da esporre soprattutto sotto il punto di vista di investimenti privati, che superano di venti volte il sistema pubblico.&nbsp;</p>



<p><strong>Il nodo della sicurezza e la mancanza di multilateralismo&nbsp;</strong></p>



<p>Un altro fattore centrale (e che sembra a oggi mancare dal fantomatico piano Mattei) è quello della sicurezza, presupposto per ogni strategia. Il Piano Mattei prevede aspetti economici e militari, ma l&#8217;instabilità politica in questa regione ostacola gli investimenti economici. Va infatti considerato che manca un forte multilateralismo africano, che impedisce all&#8217;Italia di fare riferimento a un gruppo unito di paesi africani. Detto questo, Roma può avere un ruolo importante. La posizione dell&#8217;Italia, in particolare nella diplomazia nel Sahel e in Etiopia, è stata relativamente positiva rispetto ad altri Paesi, inclusa la Francia. L’Italia dovrebbe concentrarsi su dove può agire, potenziando la diplomazia e l&#8217;intelligence, anche a livello europeo. È importante che Italia ed Europa non pongano un impegno di sicurezza in termini di una guerra ideologica che contrappone democrazia e autocrazia. Al netto di ciò, vanno posti dei paletti chiari che non compromettano priorità umanitarie e politiche in eventuali partenariati con governi più o meno lontani dal nostro modello democratico.&nbsp;</p>



<p><strong>Una&nbsp; prospettiva sugli investimenti e la dimensione finanziaria</strong></p>



<p>Un partenariato economico deve andare oltre gli investimenti italiani in Africa e si deve tradurre in iniziative strategiche. L&#8217;indebitamento dei paesi africani è una preoccupazione chiave su cui Roma e Bruxelles devono intervenire. &nbsp; Per quanto riguarda il finanziamento, il contributo del settore privato è di gran lunga più significativo rispetto alla spesa pubblica. L&#8217;Italia, sebbene sia un creditore minore in Africa, potrebbe svolgere un ruolo importante come mediatore, soprattutto tra i paesi occidentali. Per finanziare i progetti di sviluppo sostenibile&nbsp; si può far è molto al di là della semplice iniezione di investimenti diretti. Facendo sponda con gli Stati Uniti è possibile pensare a una riforma della Banca Centrale e del Fondo Monetario Internazionale, ad esempio per facilitare ed espandere l’allocazione di Special Drawing Rights in frica. Istituzioni italiane come CDP e SACE possono anche&nbsp; avere un ruolo nella garanzia di crediti nei confronti dell’Africa.&nbsp;</p>



<p><strong>Conclusione&nbsp;</strong></p>



<p>Le sfide&nbsp; che attanagliano l’Africa sono numerose: economiche, militari e valoriali. L&#8217;Europa e l&#8217;Italia devono affrontare queste sfide non solo in termini&nbsp;economico-commerciali&nbsp;ma anche&nbsp;con una prospettiva di sviluppo umano e democratico. L’attuale governo&nbsp;sta cercando di modellare l&#8217;Italia nel mondo secondo i principi del&#8217;era di Mattei, un tempo ormai tramontato la cui nostalgia ci sta facendo perdere opportunità.</p>



<p>Per questo serve pianificare una politica africana a lungo termine, che parta dai principi qui elencati e che  coinvolga sia l&#8217;attuale governo che l&#8217;opposizione per garantire continuità e successo.</p>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2023/10/Report-Africa.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di Report Africa."></object><a id="wp-block-file--media-7bbf63e7-e92c-4e36-94b5-2cc4c3bcef8c" href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2023/10/Report-Africa.pdf">Report Africa</a><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2023/10/Report-Africa.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-7bbf63e7-e92c-4e36-94b5-2cc4c3bcef8c">Download</a></div>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673362/">Spunti per una strategia progressista in Africa</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673362/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Ue e la necessità per l&#8217;Italia di tornare a essere nuovo promotore globale di democrazia</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673334/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673334/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jul 2023 10:02:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Vincitori Winter School 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673334</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nei primi anni duemila l’Unione Europea era riuscita ad affermarsi come uno stabile e credibile promotore di democrazia&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673334/">L&#8217;Ue e la necessità per l&#8217;Italia di tornare a essere nuovo promotore globale di democrazia</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nei primi anni duemila l’Unione Europea era riuscita ad affermarsi come uno stabile e credibile promotore di democrazia tra i paesi confinanti. Ciò fu evidente con il successo dello storico allargamento a dieci nuovi paesi nel 2004 e poi i due minori del 2007 e 2013. In tutti questi casi, si trattava di aprire i confini dell’Unione a paesi in gran parte provenienti dalla durissima esperienza sovietica e certamente poco abituati alla tradizione democratica ben più consolidata dei paesi dell’ex blocco occidentale. In particolare, si riteneva che l’UE disponesse di una forte capacità “democratizzatrice”. Grazie alla promessa prospettiva di far parte dell’Unione Europea, i paesi confinanti si sarebbero spinti ad avviare tutte le riforme necessarie per adeguare i propri regimi agli standard richiesti dall’Unione, in termini di democrazia e stabilità di mercato.</p>



<p>La realtà odierna ci spinge a ritenere che gli ottimismi del nuovo millennio fossero esagerati. Il mondo – e in particolare l’Unione Europea – si sono dovuti confrontare nell’ultimo decennio, con una serie di sfide come mai accaduto in precedenza: una crisi finanziaria ed economica, una crisi dei flussi migratori, seguite da una pandemia e da una guerra sul proprio continente, come non accadeva da lunghissimo tempo. Recentemente si è iniziato a parlare per l’Unione Europea di <em>polycrisis</em>, intesa come l’insieme “di sfide molteplici che si rafforzano a vicenda” (come disse l’allora Presidente della Commissione Juncker nel 2016).</p>



<p>Uno degli effetti più evidenti di questa <em>polycrisis</em>, è il deterioramento delle performance democratiche di numerosissimi paesi. Come risposta a tempi eccezionali, molti hanno pensato che il ricorso a soluzioni autoritarie – o maggiormente autoritarie – potesse costituire un facile rimedio. Freedom House – istituto indipendente che si occupa di misurare ogni anno lo stato di salute della democrazia in tutti i paesi del mondo – ha certificato che il 2021 è stato il sedicesimo anno consecutivo in cui si è registrato un deterioramento della democrazia su scala globale. Per usare le parole del politologo americano Diamond, “authoritarianism has gone global”.</p>



<p>L’art.2 del Trattato sull’Unione Europea recita che l’unione si fonda sul rispetto dei valori democratici e li promuove. Tuttavia, immaginare che l’UE non sia stata vittima anch’essa di questa tendenza globale, sarebbe un errore. L’UE ha registrato un declino delle sue performance democratiche negli ultimi anni. Il caso più eclatante è certamente rappresentato dai paesi del cosiddetto “Gruppo Visegrád” di cui fanno parte Polonia, Hungeria, Repubblica Ceca e Cecoslovacchia. Tuttavia, la vittoria di forze politiche in molti paesi europei – Italia inclusa – in la cui fedeltà ai valori democratici è sembrata spesso ambigua, presenta ancora una volta rischi concreti per la tenuta stessa dell’Unione. In particolare, è stato lungamente evidenziato come le procedure previste dall’UE per sanzionare i paesi membri che si discostano dai valori democratici, rimangono largamente insufficienti a contrastare un fenomeno di tale portata. Le recenti tensioni con l’Ungheria che blocca l’invio di aiuti all’Ucraina come contromisura per le sanzioni UE a causa della condanna per il deterioramento dei diritti democratici di Budapest, ne sono una conferma.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p>L’affaticamento democratico dell’UE al suo interno non permette altresì di dotare l’Unione di strumenti efficaci per la promozione dei valori liberal-democratici al suo esterno, come accaduto in passato. Un aspetto di cui si parla con minor frequenza, ma che non per questo risulta meno inquietante, è il deterioramento delle condizioni democratiche nei paesi candidati ad entrare a far parte dell’Unione europea. Secondo i recenti dati pubblicati da Freedom House (2022), nessun paese candidato ha migliorato le proprie performance a partire dal 2005. Ciò costituisce una violazione delle aspettative, se consideriamo che per lungo tempo la politica di allargamento era considerata il miglior strumento di politica estera che l’Unione europea possedesse. Oggi, la prospettiva di entrare in un’Unione democraticamente indebolita non costituisce la spinta necessaria per i paesi democratici ad avviare le riforme. L’italia può certamente svolgere un ruolo in tal senso: considerato il cambio di governo, appare necessaria una riconferma – al mondo esterno – della fedeltà ai valori europei. Se il nuovo governo è stato indubbiamente pronto a riconoscersi all’interno di un patto atlantico in maniera netta, le recenti tensioni con l’UE in materia di bilancio e gestione dei flussi migratori dovranno cedere subito il passo. L’Italia è un paese troppo grande per poter costituire un blocco coi paesi dell’Europa dell’Est. Un allineamento del genere comprometterebbe seriamente gli sviluppi futuri dell’UE. Altresì, lo sviluppo di una destra seppur fortemente identitaria, ma fedele ai valori liberal democratici, potrebbe costituire un modello per altri paesi.</p>



<p><em>Questo testo è fra i cinque premiati con una borsa di studio per partecipare alla Winter School di Politica Estera e Europea 2023, orgabizzata da Mondodem e dalla Friedrich-Ebert-Stiftung Italien. Gli altri pezzi sono disponibli <a href="https://www.mondodem.it/category/policy-brief/vincitori-winter-school-2023/">qui</a>.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673334/">L&#8217;Ue e la necessità per l&#8217;Italia di tornare a essere nuovo promotore globale di democrazia</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673334/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
