<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Stati Uniti Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<atom:link href="https://www.mondodem.it/tag/stati-uniti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mondodem.it/tag/stati-uniti/</link>
	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
	<lastBuildDate>Fri, 09 Jun 2023 10:34:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.3</generator>

<image>
	<url>https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-MondoDem_Logo_RGB_colored-min-1-1-32x32.png</url>
	<title>Stati Uniti Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<link>https://www.mondodem.it/tag/stati-uniti/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Perché serve una partnership transatlantica per gli investimenti</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673307/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673307/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Faini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 10:28:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vincitori Winter School 2023]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Winter School 2023]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673307</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, le relazioni tra le capitali europee e Washington si sono deteriorate gradualmente. L&#8217;elezione di Trump&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673307/">Perché serve una partnership transatlantica per gli investimenti</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni, le relazioni tra le capitali europee e Washington si sono deteriorate gradualmente. L&#8217;elezione di Trump ha logorato l&#8217;Alleanza atlantica, mentre la firma italiana al memorandum of understanding sulla “Belt and Road Initiative” cinese, così come i commenti del Presidente francese Macron sulla NATO “cerebralmente morta” sono esempi lampanti di una crisi nei rapporti transatlantici.</p>



<p>E‘ vero che la guerra in Ucraina ha ricordato ad Europa e USA l’importanza che la loro partnership ha neldifendere le proprie democrazie ed economie di mercato: il partenariato transatlantico rimane pero‘ ostaggio di sostanziali divergenze politiche sull’economia. La Fed ha aumentato i tassi di interesse per controllare l&#8217;inflazione negli Stati Uniti, costringendo lebanche centrali europee a fare lo stesso per mantenere credibilità’ istituzionale e attrattività &nbsp;&nbsp;di mercato, senza però curarsi delle diverse radici &nbsp;dell’inflazione europea, legata all’aumento dei costi dell’energia &nbsp;Il rialzo dei tassi ha reso più costoso per i governi europei, e in particolare quelli più indebitati come l&#8217;Italia, emettere debito per finanziare le politiche di supporto a imprese &nbsp;e famiglie. In più, l’“America First” (ereditata da Donald Trump) da un lato e l’idea d iuna “Autonomia Strategica” Europea dall’altro stanno generando delle politiche industriali semi-protezioniste che incentivano le proprie industrie a produrre e innovare a casa per competere sui mercati globali delle nuove tecnologié (rinnovabili, tecnologie verdi, semiconduttori, materie prime, terre rare). La Commissione Europea ha annunciato una serie di misure per rispondere all&#8217; “Inflation Reduction Act”, un ambizioso pacchetto americano di sussidi &#8220;verdi&#8221;. Queste misure comprendono un &#8220;Net-Zero Industry Act&#8221; per investire in tecnologie verdi europee, l&#8217;assegnazione di fondi a un nuovo &#8220;Fondo di Sovranità Europea&#8221; per sostenere l&#8217;innovazione e le industrie domestiche chiave come la difesa e i semiconduttori, e una rivisitazione delle norme sugli aiuti di stato per permettere temporaneamente ai paesi dell&#8217;UE di scoraggiare la delocalizzazione di produzioni strategiche.</p>



<p><strong>La strada da percorrere</strong></p>



<p>La partnership transaltantica &nbsp;sembra tornata vitale e vibrante, soprattutto grazie al momentum politico generato dalla NATO. Questo crea un circolo virtuoso che si può sfruttare per sviluppare un modello di cooperazione strategica per affrontare le complesse sfide internazionali che vanno oltre alla dimensione militare.</p>



<p>La variabile piu’ importante e’ la durata della guerra in Ucraina. Anche se il fronte occidentale non ha dato significanti segnali di rottura del suo supporto a Kiev, ci sono stati deglidi tensione tra alleati quando i Repubblicani statunitensi si sono lamentati del timido supporto militare degli Europei in confronto allo sforzo di Washingtonn. C’e’ il rischio che questa retorica venga esacerbata nel periodo che precede l’elezioni presidenziali americane del 2024. E’ dunque importante che l’UE promuova un dialogo costruttivo che non misuri l’impegno per l’Ucraina solo in armi e veicoli, ma che tenga conto dei costi politici, economici ed energetici asimmetrici della guerra per l’UE.</p>



<p>Se il conflitto in Ucraina si protrarrà ancora a lungo, le tensioni geopolitiche continueranno a crescere. Bruxelles sarà sempre più frustrata della riluttanza della Cina ad abbandonare la sua partnership strategica con la Russia, e sarà sempre più difficile resistere alle pressioni americane per tagliare le relazioni con Pechino. L’UE e gli USA dovrebbero migliorare il dialogo sulle proprie dipendenze strategiche e accettare le diverse velocità’ di disaccoppiamento economico dalla Cina. Il prossimo summit UE-Cina sara’ un’opportunita’ – insieme alle prossime visite di leaders europei e americani a Pechino – per mostrare un nuovo approccio transatlantico nei confronti della Cina che tenga conto delle ambizioni ed interessi di entrambi gli USA e dell’UE.</p>



<p>Il “Trade and Technology Council” (TTC) e’ un esempio virtuoso di dialogo transatlantico in settori strategici come l’AI, il 6G e le tecnologie verdi. Il TTC dovrebbe essere sfruttato per rafforzare il coordinamento transatlantico su questioni di politiche monetarie e industriali ed evitare il fuoco amico di misure protezionistiche indirizzate ad altri rivali geostrategici. Inoltre, il TTC dovrebbe diventare un forum multilaterale di promozione di standards tecnologici, di qualità e sostenibilità’ “occidentale” in mercati alleati come Giappone, Corea del Sud e l’Australia per limitare la concorrenza sleale di attori economici che non adoperano gli stessi standard.</p>



<p>In conclusione, l’alleanza transatlantica dovrebbe impegnarsi per sottrarre dall’influenza cinese e russa i paesi emergenti. Per questa ragione, l’UE dovrebbe concludere i vari accordi commerciali in sospeso con India, Indonesia, MERCOSUR e vari Paesi africani, &nbsp;con gli USA per aumentare le iniziative di sviluppo sostenibile con il duplice obiettivo di contrastare l’influenza cinese, e assicurarsi l’approvvigionamento di materie critiche e fonti energetiche. IRoma dovrebbe muoversi strategicamente nei Balcani e nel Mediterraneo, costruendo sui risultati del recente summit “L’Italia e i Balcani Occidentali” in cui e’ stato lanciato un piano da €30 miliardi di investimenti in progetti infrastrutturali nella regione. E’ anche tramite queste iniziative in Paesi terzi che l’Italia, l’UE e gli US, possono lavorare insieme per difendere le proprie democrazie e mercati in un’era di intensa competizione geostrategica.</p>



<p><em>Questo testo è fra i cinque premiati con una borsa di studio per partecipare alla Winter School di Politica Estera e Europea 2023, orgabizzata da Mondodem e dalla Friedrich-Ebert-Stiftung Italien. Gli altri pezzi sono disponibli <a href="https://www.mondodem.it/category/policy-brief/vincitori-winter-school-2023/">qui</a>. </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673307/">Perché serve una partnership transatlantica per gli investimenti</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673307/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La democrazia in America &#8211; dalle midterms alle prossime elezioni presidenziali</title>
		<link>https://www.mondodem.it/3077/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/3077/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2022 10:07:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni USA]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=3077</guid>

					<description><![CDATA[<p>Qual é lo stato della democrazia americana? Cosa emerge dalle midterms del 2022 e cosa significa per la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3077/">La democrazia in America &#8211; dalle midterms alle prossime elezioni presidenziali</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Qual é lo stato della democrazia americana? Cosa emerge dalle midterms del 2022 e cosa significa per la presidenza Biden? Seguite l’evento di Mondodem di venerdì 2 dicembre, online alle 18.30 per saperne di più.</p>



<p><strong>Programma:</strong></p>



<p>Saluti introduttivi di Nicoletta Pirozzi, Presidente di Mondodem</p>



<p><a></a>Coordina Sofia Eliodori, Ricercatrice, esperta di politica americana</p>



<p><strong>Interventi di:</strong></p>



<p>Emidio Diodato: professore ordinario di scienza politica dell’Università per stranieri di Perugia</p>



<p>Valeria Manieri: giornalista, cofounder de Le Contemporanee</p>



<p>Enrico Zanon: circolo Pd New York</p>



<p>Matteo Muzio: giornalista, Direttore di Jefferson &#8211; Lettere sull’America</p>



<p>Conclusioni di Andrea Sgrulletti, responsabile cultura del Pd Lazio e tesoriere di Mondodem</p>



<p><em>Se vuoi partecipare sulla piattaforma <a href="https://www.facebook.com/events/875881100490599/?ref=newsfeed">Zoom</a> scrivi una mail ad associazione@mondodem.it oppure segui l’evento sulla <a href="https://www.facebook.com/mondodemlab">pagina</a> Facebook di Mondodem</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3077/">La democrazia in America &#8211; dalle midterms alle prossime elezioni presidenziali</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/3077/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elezioni di Midterm: la mezza vittoria di Biden</title>
		<link>https://www.mondodem.it/3072/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/3072/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sofia Eliodori]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 17:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni USA]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=3072</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel momento in cui scriviamo, a due giorni dalle elezioni, ancora non c’è la certezza matematica di quale&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3072/">Elezioni di Midterm: la mezza vittoria di Biden</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Nel momento in cui scriviamo, a due giorni dalle elezioni, ancora non c’è la certezza matematica di quale partito otterrà la maggioranza nelle due camere del Congresso americano. L’unica certezza che abbiamo è che, sebbene il GOP abbia ottenuto dei buoni risultati, l’ondata rossa, che qualcuno aveva definito addirittura <em>tsunami</em>, non c’è stata. La scommessa lanciata dall’ex presidente Trump, un <em>all-in</em> per riaffermare la propria supremazia politica e imporre una eventuale ricandidatura per il 2024, ha visto i repubblicani fermarsi al palo di un risultato deludente rispetto ad aspettative così gonfiate. Più che di onda rossa, in questo caso conviene parlare di bolla rossa montata dai sondaggi – in particolare dal celebre <a href="https://projects.fivethirtyeight.com/2022-election-forecast/">FiveThirtyEight</a> di Nate Silver – che dava i repubblicani stra-favoriti per la Camera e favoriti per il Senato. Contrariamente alle aspettative, in entrambi i casi si sta verificando un sostanziale pareggio, come nelle elezioni dei governatori, dove su 36 stati al voto 20 dovrebbero andare ai Rep. e 16 ai Dem., ma con Maryland e Massachusetts persi dai primi a favore dei secondi e vicini a ribaltare il terzo, ovvero l’Arizona. Insomma, anche se i repubblicani dovessero aggiudicarsi la maggioranza in entrambe, sarebbe sottilissima, facile da ribaltare con l’aiuto di qualche volontario più moderato.</p>



<p>Come noto, nelle elezioni generali del 2020 Biden vinse il voto popolare con un vantaggio di circa 7 milioni di voti ed anche il voto dei grandi elettori 306 contro 232. Ciononostante, il presidente uscente contestò duramente i risultati elettorali definendoli truccati e scatenando un movimento che portò sostanzialmente all’insurrezione del 6 gennaio 2021. Ancora, sebbene i voti siano stati più volte certificati sia a livello locale che federale, la narrazione della ‘elezione rubata’ è stata posta al centro della campagna elettorale da parte di alcuni candidati repubblicani e di Donald Trump, ancora forte della sua leadership nel partito. Alla Camera i democratici ottennero una sottilissima maggioranza, 222 a 213, mentre al Senato la situazione fu ancor più difficile con un pareggio di 50 a 50 e una traballante maggioranza sorretta dal voto della Vice Kamala Harris che la presiede. Se i dem mantenessero la camera più alta sarebbe considerato per il partito del presidente un grande successo, considerato che alle elezioni di metà mandato si dà per scontato – statistiche alla mano – che chi governa perda almeno la maggioranza alla Camera bassa. Man mano che i voti vengono contati sembra che, almeno a questa tornata, la strategia del puntare tutto su ‘l’elezione rubata’ accorpando questo tema con quello ancor più delicato del diritto all’aborto, sia stato fallimentare, andando a motivare ancor di più il voto dei democratici comunque critici verso la presidenza (il tasso di approvazione di Biden è misurato oggi <a href="https://projects.fivethirtyeight.com/biden-approval-rating/?cid=rrpromo">poco sopra al 40%</a>). Mentre i critici di Trump dentro e fuori dal partito esultano, sottolineando che se avesse optato per un profilo più basso, concentrandosi sui temi economici, una vittoria potesse essere a portata di mano, benché stemperata da un’affluenza molto bassa.</p>



<p>Ingrandendo la cartina elettorale alcune elezioni sembrano dare il passo per il futuro, destando particolare attenzione negli osservatori: l’imponente riconferma del governatore repubblicano Ron DeSantis in Florida, l’unico ad oggi che sembra in grado di sfilare la leadership ancora salda nelle mani di Trump, e l’elezione del senatore democratico John Fetterman in Pennsylvania, mentre cala il consenso dei dem nel confinante stato di New York, sempre blu intenso negli ultimi anni; in Georgia, invece delude di nuovo (dopo la sconfitta del 2020) la candidatura a governatrice di Stacey Abrams che si ferma al 46% in uno degli stati cruciali che alla scorsa tornata garantirono la vittoria proprio ai dem. Quella che sembrava poter diventare una sconfitta terribile per Biden sembra trasformarsi in una mezza vittoria, in un paese alle prese con la crisi economica e con una politica estera imbrigliata dalla guerra in Ucraina, un paese ancora alle prese con una polarizzazione identitaria di cui l’elettorato sembra essere stanco, mentre il mondo osserva con attenzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3072/">Elezioni di Midterm: la mezza vittoria di Biden</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/3072/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;aggressione russa e il concetto di linea rossa</title>
		<link>https://www.mondodem.it/3027/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/3027/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Esposti Ongaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2022 09:04:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Russia e Asia centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=3027</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo diffuse interpretazioni, l’aggressione della Russia contro l&#8217;Ucraina e la conseguente resistenza di Kiev sarebbero soltanto una proxy&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3027/">L&#8217;aggressione russa e il concetto di linea rossa</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Secondo diffuse interpretazioni, l’aggressione della Russia contro l&#8217;Ucraina e la conseguente resistenza di Kiev sarebbero soltanto una <em>proxy war </em>tra Russia e USA: l’aggressione sarebbe una <em>conseguenza </em>della politica statunitense, la resistenza ucraina un epifenomeno della guerra per procura, e gli stessi ucraini pedine nel grande gioco tra l’anglo-sfera e il mondo russo.</p>



<p>Gli elementi portati a sostegno di tale interpretazione sono essenzialmente tre: l’allargamento della Nato, il&nbsp; sostegno americano all’esercito ucraino e l&#8217;obiettivo statunitense di indebolire la Russia, in vista di un’ulteriore proiezione strategica anti-cinese.</p>



<p>Tali fattori sono certamente parte del conflitto, ma è corretto annoverarli come <em>causa</em> diretta dell’aggressione?</p>



<p>Gli USA vengono spesso considerati responsabili a causa dell’intento, dichiarato nel 2008, di allargare la NATO all’Ucraina e alla Georgia; ed anche a causa del ruolo da essi giocato nel cambio di regime del 2014. Questa interpretazione presuppone non soltanto il potere causale di tali avvenimenti, ma anche la responsabilità politica degli USA, e persino la loro intenzionalità.</p>



<p>Che cosa è scorretto in tali interpretazioni?&nbsp;</p>



<p>La variante dell’intenzionalità è la più facile da smontare. Non vi sono prove che gli americani volessero &nbsp;&nbsp;il conflitto e l&#8217;attuale scarsa propensione americana a negoziare non costituisce un elemento probatorio sufficiente. La tesi secondo cui gli USA vorrebbero sostituirsi alla Russia come esportatori di gas all’Europa è altrettanto traballante, per varie ragioni: i paesi europei tenderanno ad una maggiore diversificazione degli approvvigionamenti; l’economia USA non dipende in modo rilevante dall’esportazione di gas liquido; infine, le forniture di gas russo all’Europa, verosimilmente, non si interromperanno. Rimane un’ultima tesi di natura complottistica: gli USA avrebbero attivato la guerra per mettere in crisi l’economia delle “medie potenze esportatrici”, Germania e Italia, fortemente dipendenti dal gas russo. E’ possibile che singoli settori dell’establishment americano abbiano tali obiettivi, ma è infondato farne il motore della politica estera statunitense.</p>



<p>La teoria di una responsabilità diretta di tipo “doloso” è più sensata, ma non per questo meno scorretta. La tesi secondo cui USA e NATO sarebbero responsabili del conflitto a causa della violazione di una presunta “linea rossa” non ha alcun fondamento giuridico, geostrategico, storico ed epistemologico.</p>



<p>1. Non vi era alcun trattato che impedisse tale allargamento (sicuramente biasimabile da un punto di vista europeo-occidentale), ma soltanto &nbsp;promesse enunciate all’inizio degli anni ’90. Mentre è la Russia ad avere violato diversi trattati internazionali – quello di Helsinki del 1975, e soprattutto quello di Budapest del 1994.</p>



<p>2. &nbsp;La Russia non è stata accerchiata da paesi NATO, ma semplicemente avvicinata nei suoi confini occidentali. Molte sciocchezze sono state scritte circa il possibile dispiegamento di testate nucleari in Ucraina, ma la verità è che i russi non paventavano armi nucleari bensì l’installazione di sistemi di difesa eventualmente riconvertibili in sistemi di attacco. Un timore legittimo, ma la Russia già oggi schiera armi ed eserciti a ridosso dei paesi occidentali, testate nucleari nell’enclave di Kaliningrad e milizie armate&nbsp; in Libia. La presenza di Stati cuscinetto non è un dogma né un diritto, ma solo una comprensibile esigenza.</p>



<p>3. Il paragone con la crisi di Cuba è fuorviante. Nel 1962 gli americani, pur avendo scoperto testate nucleari, non rasero al suolo Cuba come sta facendo la Russia con l’Ucraina.&nbsp; Agirono certamente con un atto di forza privo di legittimità giuridica, tuttavia non cercarono di distruggere lo Stato cubano in quanto tale, annettendosi parte del suo territorio o modificando il tessuto delle popolazioni.</p>



<p>4. La reazione della Russia non è un’inevitabile conseguenza rispetto all’azione di allargamento della NATO: è un’azione deliberata, criminale e meritevole di sanzione. L’esistenza di una&nbsp; “linea rossa”, superata la quale uno Stato interviene militarmente, &nbsp;non è una&nbsp; legge scientifica ma una&nbsp; regola non scritta, e la confusione tra legge e regola denota scarsa dimestichezza con la metodologia delle scienze sociali.</p>



<p>L’infondatezza epistemologica della&nbsp; teoria secondo cui causa della guerra sarebbe l’allargamento della NATO, infine, è facilmente dimostrabile mediante dati controfattuali: la richiesta di adesione alla NATO da parte di Finlandia e Svezia probabilmente non provocherà alcun intervento militare da parte della Russia. E questo non perché Mosca sia impantanata in Ucraina, ma semplicemente perché la prospettiva dell’avvicinamento della NATO è solo il pretesto per una guerra di annessione nei confronti di un Paese cui Putin nega identità e ragion d’essere.</p>



<p>Ma non è tutto. Per quanto le dichiarazioni del 2008 costituissero una minaccia per la Russia, la rivolta del 2014 ha avuto origine da un moto spontaneo di una parte del popolo ucraino, il cui intento era&nbsp; l’avvicinamento all’Unione Europea. E’ soltanto dopo l’annessione della Crimea che l’adesione alla NATO è stata messa in agenda e le armi hanno cominciato ad affluire in Ucraina.</p>



<p>La politica statunitense è certamente uno degli elementi strutturali di questo conflitto, tuttavia non può essere considerata una causa diretta. La causa diretta del conflitto è soltanto la   politica imperialista della Russia, in relazione alla quale fatti certamente gravi come la guerra civile nel Donbass e la criticabile espansione della NATO non sono altro che pretesti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3027/">L&#8217;aggressione russa e il concetto di linea rossa</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/3027/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un nuovo ordine mondiale?</title>
		<link>https://www.mondodem.it/3015/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/3015/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Roia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 17:18:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[BRICS]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=3015</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il conflitto in corso in Ucraina e gli avvenimenti più recenti ci hanno costretto a ripensare all’attuale ordine&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3015/">Un nuovo ordine mondiale?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il conflitto in corso in Ucraina e gli avvenimenti più recenti ci hanno costretto a ripensare all’attuale ordine internazionale. Guardando in particolare ai vertici NATO, BRICS e G7 e ai rispettivi documenti conclusivi, emerge come vi sia una sostanziale assenza di una chiara visione strategica di come potrà strutturarsi il futuro ordine mondiale.</p>



<p>Quanto poi accaduto negli Stati Uniti, ossia la recente decisione della Corte Suprema americana che ha sovvertito il precedente <em>Roe</em> vs <em>Wade</em> del 1973 in materia di interruzione volontaria di gravidanza, ha portato a chiedersi quanto effettivamente gli Stati Uniti possano essere considerati il punto di riferimento per la tutela e l’esportazione dei valori occidentali.</p>



<p>Andiamo con ordine. I vertici del G7 e della NATO si sono soffermati sulla crisi in corso in Ucraina e hanno ribadito l’individuazione della Russia come la principale minaccia per la sicurezza europea e l’ordine mondiale, proseguendo nella condanna dell’aggressione russa attraverso l’approvazione di numerose contromisure nei confronti del Paese. La Cina è stata invece identificata come il ‘rivale sistemico’ dell’Occidente. Tuttavia, le conclusioni raggiunte appaiono ancora poco risolutive per quanto concerne l’ordine internazionale e ciò che è stato definito dal nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza Atlantica, oltre a riprendere molti dei concetti già individuati dal Rapporto Harmel del 1967, risulta essere una labile svolta strategica poiché parecchio conservativa.</p>



<p>Lo stesso emerge dalle recenti vicende relative ai BRICS. All’interno della dichiarazione finale del vertice tenutosi il 23 e 24 giugno, è presente molta retorica relativa al ‘<strong>nuovo ordine mondiale</strong><strong>’ </strong>in chiave antioccidentale<strong>.&nbsp;Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa</strong>&nbsp;hanno espresso in 75 punti le loro priorità per il futuro: il ritorno del multilateralismo, un’economia globale contro i protezionismi e la riforma del Consiglio di Sicurezza Onu. Tuttavia, gli intenti di dichiarata compattezza sembrano scontrarsi con i comportamenti tenuti dai singoli Stati da cui emerge una sostanziale ambiguità. Da parte di Pechino non vi è stato alcun appoggio alla politica russa, salvo una non esplicita condanna dell’invasione dell’Ucraina e una tendenza a beneficiare della debolezza russa, ad esempio acquistando i suoi prodotti energetici a prezzi fortemente ridotti.&nbsp; Dall’altro lato, l’India dopo aver partecipato al vertice, ha preso parte anche alla riunione del G7 a conferma della sua distanza dalla Cina, contro la quale ha aderito al&nbsp;gruppo Quad&nbsp;(con gli Usa, il Giappone e l’Australia). Infine, il Brasile ha assunto un atteggiamento altrettanto ambiguo essendo l’unico di tali Paesi a votare la risoluzione ONU di condanna all’invasione russa e adottando posizioni altrettanto poco chiare nei confronti della Cina temendo forse più le aspirazioni egemoniche di Pechino che di Washington. &nbsp;</p>



<p>Infine, i recenti avvenimenti statunitensi hanno confermato il sostanziale appannamento dell’immagine degli USA come il principale riferimento dei valori occidentali. La sentenza della Corte Suprema americana ha effettivamente dato prova di una regressione in materia di tutela dei diritti umani evidenziando la forte dimensione politica assunta dalla giustizia americana. La pronuncia della Corte si inserisce all’interno di un contesto, quello statunitense, segnato tra l’altro da una forte polarizzazione sociale tale per cui alcuni gruppi sociali vengono penalizzati aumentando le disuguaglianze interne; sono circa 330 milioni ad esempio i cittadini ai quali non vengono ancora garantiti i diritti all’istruzione e all’assistenza sanitaria universali e gratuite. Tali disuguaglianze sono la causa delle più recenti manifestazioni della società civile come il fenomeno dei <em>Black lives matter.</em></p>



<p>Nel corso della Presidenza di Donald Trump poi, ha preso piede una forma di acuta polarizzazione anche politica che è culminata nell’attacco a <em>Capitol Hill</em> del 6 gennaio 2021. Trump è infatti stato motore trainante del processo di radicalizzazione politica americana spingendo i suoi sostenitori, anche gli esponenti più radicali, contro le stesse istituzioni democratiche. Tale processo di radicalizzazione e in particolare il rafforzamento della destra estrema è un fenomeno che ha preso il via in realtà anni prima dell’arrivo dell’amministrazione Trump, tuttavia soltanto nel corso di quest’ultima la destra radicale è riuscita ad allinearsi con la Presidenza. È il caso del gruppo degli <em>Oathkeepers </em>e i <em>Proud Boys</em> che erano tra principali sostenitori dell’attacco a Capitol Hill.</p>



<p>In conclusione dunque, considerato il panorama mondiale di grande complessità, rimangono incerte le previsioni circa l’evoluzione dell’ordine internazionale in cui è certo occorra un maggiore protagonismo nella tutela dei valori democratici e occidentali. La sinergia dimostrata dagli Stati Membri dell’UE in risposta alla crisi Covid, al conflitto in Ucraina e alla crisi energetica ha confermato la compattezza dell’azione dell’Unione Europea all’interno del panorama internazionale. Un segnale che va in questa direzione è dato anche dalla ripresa del processo di allargamento della membership europea che ha dimostrato come, anche a livello internazionale, sia sempre più viva la sensazione dell’adeguatezza dell’Unione a ricoprire il ruolo di garante dei valori occidentali soprattutto laddove questi vengano violati. Occorre dunque che l’Unione Europea si rafforzi proseguendo anche nel percorso di integrazione al suo interno.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3015/">Un nuovo ordine mondiale?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/3015/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il diritto all&#8217;aborto negli Stati Uniti riguarda anche noi</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2993/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2993/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariangela Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2022 12:18:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2993</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un ritorno agli anni 70 è inevitabile quando si discute di diritto all’aborto e della sua possibile abolizione.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2993/">Il diritto all&#8217;aborto negli Stati Uniti riguarda anche noi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un ritorno agli anni 70 è inevitabile quando si discute di diritto all’aborto e della sua possibile abolizione. Ma ci troviamo, invece, negli Stati Uniti dell’anno 2022, in attesa di una decisione della Corte Suprema che ribalterebbe la storica sentenza <em>Roe v. Wade</em> del 22 gennaio 1973. Si tratta della pronuncia che ha reso l’accesso all’aborto sicuro e legale per tutte le donne americane e che ha consentito di affermare il diritto all’autodeterminazione delle donne, limitando l’ingerenza del governo sull’esercizio delle libertà individuali.</p>



<p>Nella decisione, che non fu la prima a pronunciarsi sui diritti riproduttivi come espressione della libertà di scelta su questioni attinenti alla sfera intima e personale della donna, il ragionamento logico-giuridico seguito si fondò su un’interpretazione più ampia del diritto costituzionalmente garantito alla privacy e del concetto di salute, inteso al tempo stesso come benessere fisico, mentale e psicologico della donna, da riconoscere e garantire. Di conseguenza, pur in assenza di una legge, il diritto di scegliere se abortire o meno è (ancora) tutelato dalla Costituzione degli Stati Uniti, nonostante siano state svariate le limitazioni e periodici i tentativi di svuotare di tutela le libertà riproduttive. Libertà che non si riducono soltanto al diritto di abortire, ma riguardano anche la gravidanza, il matrimonio, la sessualità, la genitorialità, l’assistenza sanitaria e infantile e il diritto-dovere di crescere dei figli con dignità.</p>



<p>Diritti umani universali e fondamentali che non dovrebbero essere controllati e messi in discussione da motivazioni etiche, morali o religiose ma, al contrario, riconosciuti e garantiti da una (classe) politica che si fa portatrice e promotrice della giustizia sociale. Ed è proprio di questo che parla l’avvocata statunitense Kathryn Kolbert quando, al fine di paralizzare gli attacchi alla libertà riproduttiva, invita alla costruzione di un movimento per la giustizia sociale forte, al fine di non vanificare i risultati positivi conseguiti a seguito della sentenza <em>Roe v. Wade.</em> Risultati confermati anche dalla sentenza della Corte Suprema nel caso <em>Planned Parenthood v. Casey</em> del 1992. Nell’ambito del procedimento, furono proprio le argomentazioni dell’avvocata Kolbert a mantenere salvo quanto statuito nella pronuncia<em> Roe v. Wade</em> del ‘73, assicurando che l&#8217;aborto restasse legale in tutti gli Stati, pur non impedendo, tuttavia, ai governi di introdurre delle limitazioni, senza eccessivi oneri per le donne.</p>



<p>Perché continuare a garantire alle donne il diritto di scegliere se portare avanti una gravidanza o meno non significa soltanto impedire il controllo su di esse, le quali non sarebbero in grado di partecipare in modo paritario alla società se non possono scegliere se, quando e con chi avere figli e decidere del proprio corpo e del proprio destino<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>, ma di evitare un futuro scenario disastroso, fatto di aborti clandestini e pericolosi, rischi per la propria vita e salute, nascite non desiderate, figli da crescere da sole o, nella peggiore delle ipotesi, con partner violenti.</p>



<p>E nella sua <em>call to action</em> per la costruzione di un solido modello di giustizia sociale, finalizzato a preservare i diritti faticosamente conquistati, anche a beneficio delle future generazioni, Kolbert sottolinea che bisogna innanzitutto scegliere bene i rappresentanti politici, esautorando i cosiddetti demagoghi acchiappa consensi e, al tempo stesso, partecipare attivamente e democraticamente alla costruzione di agende politiche serie focalizzate sulla libertà e sulla tutela della vita riproduttiva. Ma che riflettano anche: politiche favorevoli per la famiglia e la genitorialità, con il riconoscimento e la possibilità di usufruire realmente dei congedi retribuiti di maternità e paternità; programmi per ridurre il tasso di mortalità materna e l’infertilità; educazione sessuale di qualità nelle scuole, sdoganando il sesso come tabù; l’accesso alla contraccezione e all’aborto senza barriere di nessun tipo; servizi di assistenza sanitaria, anche psicologica, e consultori familiari efficienti.</p>



<p>Così come è importante promuovere l’educazione sentimentale, che non è la capacità di esprimere i propri sentimenti di cui parla Flaubert nel suo romanzo. Intesa nell’accezione di educazione al rispetto reciproco, delle donne e degli uomini e, soprattutto, delle donne da parte di sé stesse, consiste più precisamente nella capacità di instaurare (imparando ad instaurare) relazioni sane, fatte di rispetto, parità, conoscenza di sé, autostima e consapevolezza. Cose che sembrano scontate ma che non lo sono. Caratteristiche e capacità indispensabili che, se acquisite sin dalla giovane età, potrebbero contribuire ad evitare dolore, frustrazione e violenze psicologiche quali effetti tipici di società narcisistiche e culture maschiliste in cui spesso si diventa strumento dell’altro (o dell’altra, anche se questo accade più raramente per gli uomini), per soddisfare i propri bisogni, aumentare il proprio valore e affermare il proprio potere a scapito di altri. E che alimenta il maschilismo e il patriarcato radicato nelle nostre culture e società solo apparentemente avanzate.</p>



<p>Ecco perché è importante essere consapevoli e saper scegliere, come cittadini ed elettori, dei rappresentanti politici e istituzionali che abbiano a cuore e siano sensibili a certe tematiche, e che non le utilizzino soltanto come slogan per qualche voto in più o, al contrario, per screditare campagne politiche con azioni concrete per la loro messa a punto. Insomma, un tema sempre attuale e che non riguarda solo gli Stati Uniti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Kay Julie F, Kolbert K (2021), Controlling women. What we must do now to save reproductive freedom, Hachette Books, p. 305.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2993/">Il diritto all&#8217;aborto negli Stati Uniti riguarda anche noi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2993/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Presentazione del libro &#8220;La cultura americana e il PCI&#8221;</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2954/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2954/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Apr 2022 08:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[PCI]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2954</guid>

					<description><![CDATA[<p>Venerdì 29/04 alle 17.30 (puntuali!), ci vedremo all&#8217;Edicola EastWest, in Lungotevere dei Mellini, 5/b a Roma, per presentare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2954/">Presentazione del libro &#8220;La cultura americana e il PCI&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Venerdì 29/04 alle 17.30 (puntuali!), ci vedremo all&#8217;Edicola EastWest, in Lungotevere dei Mellini, 5/b a Roma, per presentare il libro di Alice Ciulla &#8220;La cultura americana e il PCI. Intellettuali ed esperti di fronte alla &#8216;questione comunista&#8221;, con Nicoletta Pirozzi (Presidente di MondoDem, che promuove il dibattito), Sofia Eliodori (Università per stranieri di Perugia), Mattia Diletti (Università La Sapienza di Roma), Gregorio Sorgonà (Fondazione Gramsci) e Roberto Morassut (Deputato PD).</p>



<p>Chi vuole partecipare in presenza all&#8217;appuntamento può scrivere a associazione@mondodem.it, ai fini dell&#8217;organizzazione. L&#8217;evento sarà trasmesso anche in streaming sulla pagina di <a href="https://www.facebook.com/eastwest.eu/">EastWest</a>. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2954/">Presentazione del libro &#8220;La cultura americana e il PCI&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2954/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Per una moratoria immediata sui test anti-satellite</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2558/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2558/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Toller]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Dec 2021 09:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Fredda]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2558</guid>

					<description><![CDATA[<p>La militarizzazione dell’uso dello spazio sta subendo un’accelerazione negli ultimi dieci anni, con l’acquisizione e la rinascita in&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2558/">Per una moratoria immediata sui test anti-satellite</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La militarizzazione dell’uso dello spazio sta subendo un’accelerazione negli ultimi dieci anni, con l’acquisizione e la rinascita in molteplici paesi di tecnologie detenute durante la Guerra Fredda solo da Stati Uniti e Unione Sovietica. Lo scorso novembre la Russia ha condotto l’ennesimo test di un missile anti-satellite (ASAT) contro un proprio satellite di dimensioni ragguardevoli (2 tonnellate) a una quota di 480 km.</p>



<p>Il test russo, così come quelli più recenti di Cina (2007, 865 km), USA (2008, circa 260 km) ed India (2019, 283 km) si sono svolti nella fascia LEO (Low Earth Orbit), che si trova ad un’altitudine rispetto alla superficie terrestre tra i 200 km (quota minima per mantenere un’orbita stabile e non subire eccessivamente la resistenza posta dall’atmosfera) e 1000 km circa. È la quota più popolata di satelliti e in cui sono già presenti milioni di detriti spaziali dovuti a satelliti fuori uso, collisioni accidentali, incidenti, ecc. Ciascuno di questi, anche se grande pochi millimetri, può potenzialmente mettere fuori uso un satellite o danneggiarlo, poiché questo tipo di collisioni avviene a svariati km/s di velocità. I detriti di dimensioni pari ad alcuni centimetri sono tracciati per far sì che nel caso in cui ci sia una certa probabilità di incontro con un satellite operativo, questo possa azionare i propri motori ed evitarlo. Ogni volta che aziona i propri propulsori, il satellite accorcia la propria vita operativa, dato che consuma carburante che sarebbe altrimenti stato utilizzato ai fini della sua missione.</p>



<p>All’aumentare della quota in LEO, l’attrito che l’atmosfera esercita su satelliti o detriti diminuisce fino ad annullarsi a circa 1000 km di quota, questi tendono così a permanere più a lungo in orbita. Infatti, sotto i 200 km di quota la resistenza atmosferica comporta il rientro a Terra (con conseguente distruzione) nell’arco di poche settimane, sui 300-400 km si tratta di mesi, a quote superiori di anni o decenni. Sopra i 1000 km circa, assente l’attrito atmosferico, diventa impossibile per un corpo rientrare naturalmente a Terra. Tant’è che i satelliti in orbita geosincrona, a circa 36000 km di altitudine, prima di essere messi fuori servizio vengono spostati nelle cosiddette orbite cimitero per tenerli separati da quelli attivi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/12/fgd.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="550" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/12/fgd.png" alt="" class="wp-image-2559" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/12/fgd.png 800w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/12/fgd-300x206.png 300w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/12/fgd-768x528.png 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>0-1 Si noti I salti in corrispondenza del 2007 (test ASAT cinese) e 2009 (collisione accidentale Iridium-Cosmos tra satelliti, l’unica finora verificata)</figcaption></figure>



<p>Va comunque notato che un test ASAT, per quanto a bassa quota come il test indiano e USA, ha comportato comunque che alcuni detriti raggiungessero quote più elevate, per quanto decadessero e si disintegrassero nel giro di due anni. Invece, il test cinese del 2007 o quello russo del 2021 hanno portato alla formazione di migliaia di nuovi detriti tracciabili che rimarranno per anni un pericolo per i satelliti attivi, in particolare in una situazione che vede una loro sempre maggiore presenza per via del dispiegamento delle mega-costellazioni, ciascuna delle quali dotata di centinaia o anche migliaia di satelliti. Si tratta di un fenomeno che già di per sé richiederebbe la formazione a livello internazionale di un controllo per il traffico spaziale e relative regole condivise, come già esiste il controllo del traffico aereo.</p>



<p>Preoccupa soprattutto il fatto che le conseguenze deleterie di questi test sono ormai note, e nonostante questo le Forze Armate russe abbiano deciso di condurre il test contro un satellite di dimensioni ragguardevoli (2 tonnellate) adottando per di più limitatissime misure di mitigazione contro la formazione di detriti . La mancata coordinazione tra le Forze Armate Russe e l’agenzia spaziale russa Roscosmos, inoltre, ha fatto sì che non ci sia stato un preavviso per modificare l’orbita della stazione spaziale internazionale ed evitare passaggi ravvicinati con i detriti. Di conseguenza, gli astronauti a bordo della ISS sono stati costretti a salire a bordo delle loro capsule secondo la procedura d’emergenza in caso di possibile impatto con la stazione e depressurizzazione, evento fortunatamente non avvenuto. Lo stesso si è probabilmente verificato a bordo della stazione Tiangong, ma le autorità cinesi per ragioni di opportunità politica non hanno condannato l’accaduto, al contrario di quelle occidentali.</p>



<p>Alla luce di tutto questo, sarebbe opportuno concordare una moratoria immediata sui test ASAT e successivamente un bando a qualunque attività che porti alla perdita di controllo e distruzione di</p>



<p>satelliti, poiché ciascuna collisione aumenta il rischio che se ne verifichino altre e che nasca una reazione a catena che renderebbe molto più complicato l’accesso allo spazio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2558/">Per una moratoria immediata sui test anti-satellite</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2558/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La politica di Biden e gli spunti per l’Italia</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2921/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2921/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 17:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Biden]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2921</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le reti di giovani esperti, analisti e giornalisti di MondoDem e Jefferson hanno deciso di unirsi per elaborare un dossier&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2921/">La politica di Biden e gli spunti per l’Italia</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le reti di giovani esperti, analisti e giornalisti di MondoDem e Jefferson hanno deciso di unirsi per elaborare un <a href="https://www.mondodem.it/2551/">dossier</a> a stelle strisce, dove vengono messe a confronto Italia e USA. A problemi simili sono state date risposte diverse? Quali politiche sta mettendo in atto la nuova amministrazione democratica Biden-Harris? Dall&#8217;ambiente alle infrastrutture, dalle politiche per il lavoro a quelle per la parità di genere, dal dossier sull&#8217;immigrazione a quello sulla difesa, l&#8217;evento sarà un&#8217;occasione di confronto a tutto campo su come far ripartire il Paese con un occhio oltre l&#8217;Atlantico. Il dossier che presenteremo é disponibile sul nostro sito.</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/mondodemlab/videos/975669443159390" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivedi l&#8217;evento qui. </a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2921/">La politica di Biden e gli spunti per l’Italia</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2921/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dossier Nuova America &#8211; La politica di Biden e gli spunti per l‘Italia</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2551/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2551/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Nov 2021 08:57:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni USA 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Policy brief]]></category>
		<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2551</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le reti di esperti, analisti e giornalisti di MondoDem e Jefferson-Lettere sull’America hanno deciso diunirsi per elaborare questo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2551/">Dossier Nuova America &#8211; La politica di Biden e gli spunti per l‘Italia</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Le reti di esperti, analisti e giornalisti di MondoDem e Jefferson-Lettere sull’America hanno deciso di<br>unirsi per elaborare questo dossier a stelle e strisce.<br>L&#8217;amministrazione Biden ha dovuto fin da subito affrontare una grave crisi economica, sociale e anche democratica. Sebbene le crisi spesso obblighino a risposte di natura emergenziale, il Partito Democratico statunitense sta iniziando ad implementare una serie di provvedimenti elaborati all’interno della piattaforma.<br>Lo scopo di questo dossier è analizzare alcuni dei temi più scottanti per i Dem Usa, grazie alle competenze<br>degli esperti e delle esperte di MondoDem e Jefferson – Lettere sull’America. Nonostante le differenze di contesto e di cultura politica, pensiamo sia importante per i democratici e progressisti riflettere su analogie e differenze tra problemi e risposte americane e italiane.</p>


<a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/11/Dossier-Jefferson.pdf" class="pdfemb-viewer" style="" data-width="max" data-height="max" data-toolbar="bottom" data-toolbar-fixed="off">Dossier-Jefferson</a>
<p class="wp-block-pdfemb-pdf-embedder-viewer"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2551/">Dossier Nuova America &#8211; La politica di Biden e gli spunti per l‘Italia</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2551/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
