<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>USA e Americhe Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<atom:link href="https://www.mondodem.it/category/regioni/usa-e-americhe/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mondodem.it/category/regioni/usa-e-americhe/</link>
	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
	<lastBuildDate>Sat, 10 Feb 2024 10:03:53 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.3</generator>

<image>
	<url>https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-MondoDem_Logo_RGB_colored-min-1-1-32x32.png</url>
	<title>USA e Americhe Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<link>https://www.mondodem.it/category/regioni/usa-e-americhe/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La lunga estate argentina</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673403/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673403/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2024 10:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Milei]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673403</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell’emisfero sud è piena estate e in America Latina il caldo anomalo è protagonista di una stagione di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673403/">La lunga estate argentina</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nell’emisfero sud è piena estate e in America Latina il <a href="https://it.eseuro.com/local/1812345.html">caldo anomalo</a> è protagonista di una stagione di incendi che ha messo a dura prova <a href="https://www.ilpost.it/2024/02/04/incendi-valparaiso-cile/">vasti territori della regione</a>.</p>



<p>In Argentina, invece, dilaga il malcontento verso le riforme ultraliberiste volute dal presidente Javier Milei. La “Ley Óminibus” è al centro del dibattito politico nel Paese Latino-americano così come delle<a href="https://www.pagina12.com.ar/707051-argentina-no-renuncia-a-la-justicia-social"> proteste che nelle scorse settimane hanno interrotto il dibattito parlamentare</a>. Il 1 febbraio la polizia ha sparato proiettili di gomma e ha usato idranti e gas lacrimogeni per disperdere centinaia di manifestanti attorno al Parlamento:<a href="https://www.elsaltodiario.com/argentina/violencia-policial-sigue-escalando-argentina-durante-protestas-ley-omnibus-miley"> i mezzi d’informazione argentini hanno riferito</a> di tre feriti e due arrestati, ma non c’è una conferma ufficiale da parte delle autorità.</p>



<p>Il clima è davvero incandescente sia fuori che dentro l’aula. Il governo di Javier Milei ha registrato, però, una dura battuta d&#8217;arresto alla Camera dei deputati, dove il tentativo di approvare la Legge Omnibus è fallito e il progetto è tornato in commissione. Intanto il presidente prosegue la sua visita in Israele, nell&#8217;ambito del suo tour internazionale che toccherà anche <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/02/02/ministra-argentina-milei-in-italia-l11-febbraio_daf1c93b-ede6-4848-abf7-78ae20d5bbd4.html">l&#8217;Italia e il Vaticano</a>; da Gerusalemme, dicono le fonti politiche più vicine al Presidente, ha ordinato che il progetto non venisse più discusso.</p>



<p>Ma perché la Legge Omnibus è così cruciale per Milei e per la società argentina? Questo progetto legislativo è importante per l’azione politica del neopresidente argentino, in quanto va a toccare molti aspetti dell’economia e della sfera pubblica argentina già annunciati in campagna elettorale: l’<strong>estensione del piano di privatizzazioni </strong>che coinvolgerebbe circa quaranta aziende e la <strong>delega di maggiori poteri all’esecutivo</strong>, per un periodo limitato, in nome della cosiddetta <strong>emergenza economica</strong>. In particolare, l’esecutivo chiede <strong>mano libera in materia di tariffe</strong>, <strong>energia</strong> e <strong>tasse</strong>.</p>



<p>I deputati dei partiti di opposizione, soprattutto di sinistra, sono usciti dall’aula per protestare contro le cariche che stavano avvenendo all’esterno del parlamento contro i manifestanti. “<em>Non possiamo stare a guardare</em>”, ha <a href="https://www.cronica.com.ar/politica/Nicolas-del-Cano-sobre-los-incidentes-afuera-del-Congreso-Es-inaceptable-lo-que-estan-haciendo-20240201-0255.html">detto il deputato Nicolás Del Caño</a>. Alla fine di numerose riprese e sospensioni dell’assemblea, il pacchetto di riforme del presidente Milei con 664 articoli nella sua versione iniziale è stato tagliato dopo le lunghe trattative parlamentari fino a lasciare intatti solo 224 articoli: ed è proprio per questo che Milei ha deciso di ritirarla, perché andava a snaturare e ad “ammorbidire” un piano molto impattante per il contesto argentino tutto. Infatti, il presidente ha assicurato che non esiste “alcun piano B”, “<em>nessuna alternativa all’austerità e alla deregolamentazione&#8221;, </em>per stabilizzare un’economia strutturalmente indebitata e con un’inflazione record del 211 per cento su un anno. “<a href="https://cenital.com/a-todo-o-nada-la-osada-estrategia-de-milei/"><em>Todo o nada</em></a>”.</p>



<p>L’opposizione, oltretutto, teme che dare maggiori poteri all&#8217;esecutivo consentirebbe di imporre delle riforme con dei decreti che il parlamento non approverebbe. Un deputato dell’opposizione peronista, <a href="https://www.infogremiales.com.ar/tenemos-miedo-de-darle-poderes-absolutos-no-sabemos-si-manana-se-levanta-enojado-y-declara-la-guerra-con-chile-peru-o-china-planteo-carlos-cisneros/">ha espresso</a> “<em>il timore di dare il potere assoluto</em>” a Milei che domani “<em>non sappiamo se dichiarerà guerra al Cile, al Perù o alla Cina</em>”. Eppure <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/720016/afera-la-rivoluzione-per-la-liberta-di-javier-milei">sul fronte italiano</a> si alzano le prime chiare voci di sostegno all’operato e alla visione del controverso presidente argentino che si presta a vedere la premier Meloni l’11 febbraio.</p>



<p>Milei e Meloni hanno molte cose in comune e questo incontro programmato sicuramente sarà un momento importante per entrambi. I due premier vogliono diventare punti di riferimento della destra estrema nei loro ambiti: la coalizione “nazionalista” della premier di casa nostra può trarre profitto dal presidente che ha scosso il Sudamerica e che molti esponenti del mondo culturale della destra italiana hanno ben capito. Tra la riforma del c.d. premierato, molto cara a Meloni, e la richiesta di maggiori poteri per il presidente argentino punto centrale della Ley Óminibus, molte affinità e poche divergenze tra i due leader.</p>



<p>Interessante sarà capire cosa emergerà dall’incontro con Papa Francesco, argentino di nascita e molto vicino, invece, alle <a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/argentina-milei-taglia-le-mense-dei-poveri">istituzioni sociali che sostengono</a> le fasce più povere della popolazione, raggiungendo le persone lì dove lo Stato e il suo nuovo corso ultraliberista non vuole più arrivare.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673403/">La lunga estate argentina</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673403/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Argentina, inizia “l&#8217;era Milei”</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673393/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673393/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucilla Troiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 18:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Milei]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673393</guid>

					<description><![CDATA[<p>A mezzogiorno di domenica 10 dicembre, Javier Milei, 53 anni, è diventato ufficialmente il dodicesimo presidente dell’Argentina dal&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673393/">Argentina, inizia “l&#8217;era Milei”</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A mezzogiorno di domenica 10 dicembre, Javier Milei, 53 anni, è diventato ufficialmente il dodicesimo presidente dell’Argentina dal ritorno della democrazia quarant’anni fa. Nel suo discorso di insediamento ha annunciato che la situazione economica del Paese sarebbe “peggiorata” nel breve termine e ha promesso una terapia “shock” a cui non c’è alternativa, promettendo però di “prendere tutte le decisioni necessarie per risolvere il problema causato da cent’anni di sprechi da parte della classe politica”. Davanti a lui migliaia di sostenitori, con bandiere argentine e maglie della nazionale, hanno applaudito gridando “<em>Libertad, Libertad</em>” e “<em>Motosierra</em>!” (motosega), in riferimento allo strumento che ha brandito durante la campagna elettorale per simboleggiare i tagli in arrivo.</p>



<p>Il neopresidente ha dichiarato che convocherà una sessione straordinaria del parlamento nei prossimi giorni per presentare un primo pacchetto di leggi: ha parlato di “un nuovo contratto sociale” basato sui principi del liberismo e che prevede “un Paese in cui lo Stato non diriga le nostre vite ma che protegga i nostri diritti” e le cui istituzioni fondamentali sono “la proprietà privata, il libero mercato, la libera competenza, la divisione del lavoro e la cooperazione sociale”.</p>



<p>Se il dibattito elettorale, con la conseguente scelta degli elettori, ha avuto il suo fulcro nel campo economico su cui molto è stato detto e molto è stato commentato anche in Italia, è nella politica estera che Javier Milei può essere ancor di più un punto interrogativo, ma da cui, però, possiamo trarre le prime osservazioni.</p>



<p>La nuova Ministra degli Esteri è Diana Mondino ha annunciato uno schema diplomatico di <a href="https://www.cronista.com/economia-politica/nuevos-socios-y-relaciones-pragmaticas-milei-impone-un-giro-total-para-argentina/">&#8220;relazioni pragmatiche deideologizzate</a>&#8220;, le quali segnano un radicale cambio di passo rispetto all’amministrazione Fernández, rinunciando agli stretti legami con la Patria Grande latinoamericana in favore a stretti rapporti con Stati Uniti, Israele e Unione Europea.</p>



<p>Non verrà escluso un rapporto economico con la Cina, ma sicuramente molto ridimensionato.</p>



<p>Le elezioni del 19 novembre porteranno ad un necessario riassetto delle dinamiche politiche regionali, soprattutto nei rapporti col Brasile che aveva avviato un&#8217;audace iniziativa diplomatica e commerciale con l&#8217;Argentina attraverso il <a href="https://www.cancilleria.gob.ar/es/actualidad/noticias/argentina-brasil-plan-de-accion-para-el-relanzamiento-de-la-relacion-estrategica">Piano d&#8217;Azione per il Rilancio delle Relazioni Strategiche</a>.</p>



<p>La collaborazione si era concentrata su diversi settori, incluso un fronte comune nelle organizzazioni internazionali come il <strong>rafforzamento del Mercosur</strong> e il <strong>futuro ingresso dell&#8217;Argentina nei BRICS</strong> allargati, previsto per il 1° gennaio 2024.</p>



<p>In qualità di partner privilegiati, Brasile e Argentina stavano considerando l&#8217;idea di una moneta comune per le transazioni commerciali e accordi energetici, come il finanziamento di un tratto del gasdotto Vaca Muerta da parte della Banca brasiliana di sviluppo economico e sociale (BNDES) fino alla frontiera. Inoltre, la possibilità per l&#8217;Argentina di ottenere finanziamenti dalla Nuova Banca di Sviluppo (NDB) dei BRICS, presieduta dalla brasiliana Dilma Rousseff, rappresenta uno dei vantaggi che l&#8217;economia argentina sperava di sfruttare per affrontare la crisi economica. Tuttavia, gli obiettivi dei due governi sembrano non avere futuro sia per le dichiarazioni di Milei che dalle parole della <strong>neoministra Mondino,</strong> che ha <a href="https://www.cronista.com/economia-politica/diana-mondino-confirmo-que-la-argentina-no-ingresara-a-los-brics/"><strong>escluso un ingresso dell’Argentina nei BRICS</strong></a><strong>.</strong></p>



<p>Nel frattempo, figure come <strong>Donald Trump</strong>, <strong>Nayib Bukele</strong>, <strong>Jair Bolsonaro</strong> e persino <strong>Santiago Abascal</strong> in Spagna&nbsp; si sono congratulati entusiasticamente con il vincitore, che è diventato <strong>un punto di riferimento per il ritorno dell&#8217;estrema destra</strong> nel continente americano.</p>



<p>Ma il nuovo inquilino della Casa Rosada ambisce a coltivare rapporti positivi con partner globali. Il rapporto con la Spagna assume un ruolo cruciale per <strong>l&#8217;accordo Unione Europea-Mercosur</strong>, che il nuovo governo desidera concludere al più presto, in contrasto con la posizione di rifiuto di Alberto Fernández. &nbsp;Con Israele, il presidente Milei manterrà uno stretto rapporto, come dimostrato dal <a href="https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/medioriente-milei-incontra-cohen-solidarieta-popolo-israele/AFSTefzB">recente incontro con il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen</a>: si ipotizza persino la possibilità di spostare l&#8217;ambasciata argentina da Tel Aviv a Gerusalemme. Un nuovo partner di rilievo per l&#8217;Argentina è <strong>il presidente dell&#8217;Ucraina, Volodymyr Zelenskyj</strong>, presente a Buenos Aires, con il quale Milei avrà un incontro per manifestare il sostegno all&#8217;Ucraina e alla NATO.</p>



<p>E l’Italia? La Presidente del Consiglio, visto anche il supporto di alleati comuni internazionali, <a href="https://www.italpress.com/congratulazioni-meloni-a-milei-valori-comuni-tra-italia-e-argentina/">saluta con “vicinanza valoriale”</a> l’elezione di Javier Milei, ricordando che la comunità italiana in Argentina è quella più numerosa. Anche la comunità argentina italiana si è fatta sentire, organizzando la <a href="https://www.pagina12.com.ar/693704-una-marcha-en-roma-para-defender-las-politicas-de-memoria-ve"><strong>prima mobilitazione contro Milei</strong></a><strong> </strong>in Piazza del Popolo a Roma, esprimendo dubbi sulla figura di Javier Milei che in campagna elettorale <a href="https://www.dw.com/es/milei-niega-30000-desaparecidos-bajo-dictadura-argentina/a-66977288">aveva negato la drammatica vicenda dei desaparecidos argentini</a> sotto la dittatura di Videla.</p>



<p>L’Argentina è, per certi aspetti, un Paese europeo in un continente extra-europeo: i forti legami con la Spagna e con l’Italia devono essere tenuti in considerazione in questa nuova fase politica, per avere uno scambio ideale che si deve protrarre al di fuori dell’appuntamento elettorale delle europee. Per i partiti progressisti sarà importante entrare nel merito, conoscere e comprendere quello che le politiche economiche passate non sono riuscite e tenere alta l’attenzione sulla protezione dei diritti umani, in un Paese che, pur di risollevarsi economicamente, può far cadere nell’oblio la memoria di 30.000 persone scomparse per motivi politici e che è patria di “<em>Ni una meno</em>s”, una fortissima mobilitazione sia in nome del diritto all’aborto sicuro e gratuito sia nel chiedere migliori condizioni sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673393/">Argentina, inizia “l&#8217;era Milei”</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673393/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ostruzionismi pericolosi a cui si deve poter rispondere</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673387/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673387/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Colombelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 08:48:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni USA]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673387</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Comprendo la conseguenza della tattica dei repubblicani ed&#160;è&#160;Vladimir Putin che marcia dentro l’Europa.”&#160;(Senatore&#160;Christopher S. Murphy, Partito Democratico, Connecticut,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673387/">Ostruzionismi pericolosi a cui si deve poter rispondere</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>“</em><em>Comprendo la conseguenza della tattica dei repubblicani ed&nbsp;</em><em>è&nbsp;</em><em>Vladimir Putin che marcia dentro l</em><em>’</em><em>Europa</em>.”&nbsp;(Senatore&nbsp;Christopher S. Murphy, Partito Democratico, Connecticut, USA, 5 dicembre 2023)</p>



<p>La voce del Senatore democratico Chris Murphy risuona dentro l’aula del Senato degli Stati Uniti d’America, dando piena evidenza al concreto rischio che una interruzione del sostegno americano all’Ucraina può&nbsp;produrre soprattutto in Europa.</p>



<p>Avviene anticipando il momento in cui si pensava che questo potesse accadere, da sempre indicato come quello che verrebbe a coincidere con una eventuale rielezione di Donald Trump alle elezioni presidenziali del prossimo novembre 2024.</p>



<p>In particolare si verifica nel medesimo momento in cui anche proprio la stessa Unione europea appare vittima di una analoga ostruzione sul sostegno all’Ucraina e sull’avvio delle procedure per la sua adesione all’Ue da parte dell’Ungheria del Primo ministro&nbsp;Viktor Orbán.</p>



<p>C’è&nbsp;una frase che ci offre una sintesi immediata di quanto l’ostruzionismo di questi giorni negli Stati Uniti d’America e in Unione europea può&nbsp;produrre non solo sul futuro dell’Ucraina ma anche di tutti noi, oltre che sulle nostre coscienze:</p>



<p><em>“</em><em>Gli Stati Uniti e l</em><em>’</em><em>Europa lo hanno detto forte e chiaro:&nbsp;</em><em>“</em><em>sosterremo l</em><em>’</em><em>Ucraina fino in fondo, per tutto il tempo necessario e qualunque cosa costi</em><em>”</em><em>. Se abbandonassimo l</em><em>’</em><em>Ucraina ora e costringessimo Zelenskyj a scendere a compromessi, sarebbe la fine del nostro credito morale e della nostra autorit</em><em>à&nbsp;</em><em>politica. Per l&#8217;Occidente vergogna e suicidio.</em><em>”&nbsp;</em>(Bernard-Henri Lévy, 2 dicembre 2023)</p>



<p>Così&nbsp;non&nbsp;è&nbsp;possibile accettare di assecondare chi, in riferimento all’impegno a sostegno dell’Ucraina, da qualche tempo parla di&nbsp;<em>“</em><em>stanchezza</em><em>”</em>.</p>



<p>Non ce lo possiamo permettere, a maggior ragione se paragoniamo i nostri sacrifici rispetto all’assoluta tragedia direttamente vissuta in questi quasi due anni dalla popolazione ucraina.</p>



<p>E nemmeno possiamo considerare, alla luce degli ulteriori ultimi avvenimenti internazionali, l’ipotesi di definire ora una scala di priorità&nbsp;tra conflitti in base alla quale decidere a chi riservare in esclusiva il nostro impegno, derubricando il nostro concreto appoggio a favore dell’Ucraina.&nbsp;</p>



<p>Così&nbsp;il vertice europeo dei prossimi 14 e 15 dicembre viene ad assumere una rilevanza fondamentale per definire il futuro dell’Europa.</p>



<p>I Capi di Stato e di Governo dei paesi membri dell’Unione europea non solo dovranno trovare un accordo all’unanimità&nbsp;per proseguire nel loro congiunto sostegno all’Ucraina ma dovranno essere capaci di rilanciarlo con ulteriore maggiore forza per inviare anche un messaggio chiaro agli Stati Uniti d’America e, nel caso fosse necessario, poter anche parzialmente compensare una eventuale riduzione degli aiuti di provenienza statunitense.</p>



<p>Le trattative preparatorie al vertice europeo in queste ore sono febbrili, perché&nbsp;la posta&nbsp;è&nbsp;davvero alta.</p>



<p>Chiunque possa avere una influenza sul Primo ministro ungherese deve esercitarla al massimo delle sue possibilità.</p>



<p>Si sta ragionando anche su un eventuale sblocco di 10 dei 27 miliardi di euro di fondi destinati all’Ungheria al momento bloccati per violazioni dello Stato di diritto da parte del Governo ungherese.</p>



<p>Sarebbe un prezzo di&nbsp;<em>real politik</em>&nbsp;da pagare a beneficio di una posta in gioco troppo grande per poter essere sacrificata, ma allo stesso tempo anche determinato dall’incapacità&nbsp;di riuscire ad andare veramente fino in fondo nella realizzazione di obiettivi che con coraggio e visione erano stati fissati all’inizio di questa legislatura europea, che ponevano la revisione dei Trattati in un orizzonte non troppo lontano e che avevano permesso di gestire la pandemia (con l’attuazione di un comune piano vaccinale) e la post-pandemia (con l’adozione del Next Generation EU) dimostrando una capacità&nbsp;di innovazione che proiettava finalmente la speranza verso un’Europa più&nbsp;politica e più&nbsp;democratica.</p>



<p>Si apre ora la stagione della campagna elettorale per le elezioni europee di inizio giugno 2024, soprattutto per noi con un monito chiaro: non riduciamo queste elezioni all’ennesima occasione per una semplice conta interna dei consensi tra i partiti nazionali.</p>



<p>Rendiamola anche da noi questa volta l’occasione per decidere insieme quale Europa vogliamo, su quali ideali e valori promuoverla, su quali proposte concentrarsi per permettere al progetto europeo di realizzarsi pienamente, con una propria autonomia strategica, con una sua vera integrazione politica, con una sua capacità&nbsp;decisionale non condizionata da manovre speculative di chi vi&nbsp;è&nbsp;parte solo per sostenere istanze esterne e addirittura ostili.&nbsp;</p>



<p>E con una priorità&nbsp;da promuovere sin da questi giorni: che i paesi membri verso i quali il&nbsp;Parlamento europeo ha&nbsp;già&nbsp;approvato una risoluzione non legislativa&nbsp;che li&nbsp;ha&nbsp;definiti&nbsp;una&nbsp;&#8220;minaccia sistemica&#8221; ai valori fondanti dell&#8217;Unione europea&nbsp;e su cui sono condivisi i Trattati (come avvenuto nei confronti dell’Ungheria con voto parlamentare del settembre 2022) abbiano&nbsp;effettivamente il&nbsp;diritto di voto sospeso in Consiglio dell’Unione europea e in Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673387/">Ostruzionismi pericolosi a cui si deve poter rispondere</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673387/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le elezioni in Argentina, fra populismo e crisi economica</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673356/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/673356/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 11:08:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Kirchner]]></category>
		<category><![CDATA[Milei]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=673356</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’affacciarsi dell’estrema destra, la crisi economica, l’invito a entrare nei Brics, l’allarme insicurezza. A poche settimane dalle elezioni&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673356/">Le elezioni in Argentina, fra populismo e crisi economica</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>L’affacciarsi dell’estrema destra, la crisi economica, l’invito a entrare nei Brics, l’allarme insicurezza. A poche settimane dalle elezioni di ottobre, per l’Argentina il futuro si tinge di incertezza.</em></p>



<p>I risultati del “Paso” del 13 agosto, una sorta di primaria a cui devono partecipare tutti i partiti per determinare le candidature alle elezioni, hanno consegnato uno scenario politico che vede in testa ai tre contendenti che si sfideranno alle presidenziali il candidato dell’estrema destra de La Libertad Avanza Javier Milei, da molti accostato per stile e idee a Trump e Bolsonaro. Seconda è arrivata l’ex ministro della sicurezza della coalizione di centro destra Juntos per El cambio Patricia Bullrich e terzo il ministro dell’economia Sergio Massa, esponente del peronismo. Saranno loro a giocarsi la Casa Rosada tra alcune settimane, dopo delle elezioni primarie mai cosi poco partecipate. Milei, candidato di estrema destra ultraliberista, ha accolto la vittoria in pieno stile populista: ha annunciato che – se dovesse diventare presidente &#8211; metterà fine alla casta rappresentata dai partiti tradizionali. L’allusione è al partito della dinastia Kirchner rappresentato dalla coalizione Union por la Patria&nbsp; e al centrodestra dell’ex presidente Macri.</p>



<p>Il successo di Milei alle primarie ha inevitabilmente destabilizzato e creato scompiglio in vista delle elezioni&nbsp; nei due principali schieramenti: i peronisti di governo e l’opposizione di centrodestra. L’aria più pesante si respira dalle parti di Union por la Patria. La coalizione peronista vede come candidato l’attuale ministro per l’economia Massa, ben visto dal Fondo monetario internazionale (Fmi) che appare come il vero sconfitto delle primarie. Per i peronisti eredi della dinastia politica Kirchner si tratta del peggior risultato della storia.</p>



<p>Ma l’Argentina deve davvero temere l’onda nera della destra nel paese in cui è nato il populismo? É difficile fare previsioni. Le elezioni sono altra cosa rispetto al Paso, peseranno i voti degli argentini che si sono astenuti alle primarie e le decisioni economiche che prenderà Massa, ministro dell’economia e candidato peronista.</p>



<p>Milei d’altra parte &nbsp;è sconosciuto, non ha appoggi politici ed economici, non&nbsp; ha partiti strutturati alle spalle e lobby dalla sua parte. Tuttavia con messaggi di estrema destra è riuscito a sfruttare il senso di sofferenza e la frustrazione che una parte del paese oppressa dalla crisi economica, aggravata dalla pandemia e successivamente dalla siccità che ha colpito il settore agricolo.</p>



<p>Nel suo programma di governo c’è poi spazio per la privatizzazione dei servizi pubblici, la cancellazione della Banca centrale, un taglio agli impiegati pubblici e la dollarizzazione della moneta. L’irruzione sulla scena politica argentina di Milei, un leader populista nella terra in cui ha avuto origine il populismo, ha provocato un vero e proprio tsunami nel paese, 40 anni dopo la fine della Dittatura e il ritorno della democrazia.</p>



<p>Dal 2001, dopo la gravissima crisi economica, hanno sempre governato i partiti usciti sconfitti dal candidato ultraliberista.&nbsp; Saranno, a prescindere da chi si insedierà alla Casa Rosada, elezioni che chiudono un ciclo per Buenos Aires e per il peronismo, anima politica del paese. Con esse cala definitivamente il sipario sul kirchnerismo che ha guidato l’Argentina per quasi due decenni con l’esclusione della legislatura di Macri, prima con Nestor Kircnher e poi Cristina Kirchner con i suoi due mandati, e infine l’attuale presidente Fernandez.</p>



<p>In questi anni il peronismo dei Kircnher, con le due politiche progressiste di isiprazione socialista, ha portato ad abbattere povertà e analfabetismo. Questi risultati sono stati però superati dalla nuova crisi economica che ha investito il Paese, perennemente dipendente dal Fmi e nuovamente a un passo dal default. In Argentina l’inflazione raggiunge il 115% e la povertà si attesta sul 43%. Gli effetti della svalutazione della moneta riduce il potere d’acquisto e getta sempre più argentini nella fame e nella povertà. &nbsp;Il Paese ha registrato la peggiore siccità degli ultimi 60 anni, con gravi ripercussioni sulle esportazioni di soia e mais.</p>



<p>È probabilmente per questo che Massa, ministro dell’economia e candidato peronista, ha scontato la sua posizione come membro del governo. Non a caso, all’indomani delle primarie Massa ha annunciato una serie di misure nell’ambito di un Programma di rafforzamento dell’attività economica e del reddito. Assieme all’economia, L’altro tema per la campagna elettorale che già scalda le piazze e divide i candidati è la proposta arrivata a Buenos Aires di entrare nei Brics a partire dal 1° gennaio 2024 insieme a Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Etiopia e Iran.</p>



<p>Il presidente in carica Fernandez ha accolto positivamente la proposta di ingresso nei Brics (sponsor di Buenos Aires è stato il presidente Lula), a differenza dell’opposizione di centrodestra, Massa incluso, che ha già annunciato la sua contrarietà. Ma sarà il futuro inquilino della Casa Rosada a prendere una decisione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673356/">Le elezioni in Argentina, fra populismo e crisi economica</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/673356/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elezioni di Midterm: la mezza vittoria di Biden</title>
		<link>https://www.mondodem.it/3072/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/3072/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sofia Eliodori]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 17:55:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni USA]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=3072</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel momento in cui scriviamo, a due giorni dalle elezioni, ancora non c’è la certezza matematica di quale&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3072/">Elezioni di Midterm: la mezza vittoria di Biden</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Nel momento in cui scriviamo, a due giorni dalle elezioni, ancora non c’è la certezza matematica di quale partito otterrà la maggioranza nelle due camere del Congresso americano. L’unica certezza che abbiamo è che, sebbene il GOP abbia ottenuto dei buoni risultati, l’ondata rossa, che qualcuno aveva definito addirittura <em>tsunami</em>, non c’è stata. La scommessa lanciata dall’ex presidente Trump, un <em>all-in</em> per riaffermare la propria supremazia politica e imporre una eventuale ricandidatura per il 2024, ha visto i repubblicani fermarsi al palo di un risultato deludente rispetto ad aspettative così gonfiate. Più che di onda rossa, in questo caso conviene parlare di bolla rossa montata dai sondaggi – in particolare dal celebre <a href="https://projects.fivethirtyeight.com/2022-election-forecast/">FiveThirtyEight</a> di Nate Silver – che dava i repubblicani stra-favoriti per la Camera e favoriti per il Senato. Contrariamente alle aspettative, in entrambi i casi si sta verificando un sostanziale pareggio, come nelle elezioni dei governatori, dove su 36 stati al voto 20 dovrebbero andare ai Rep. e 16 ai Dem., ma con Maryland e Massachusetts persi dai primi a favore dei secondi e vicini a ribaltare il terzo, ovvero l’Arizona. Insomma, anche se i repubblicani dovessero aggiudicarsi la maggioranza in entrambe, sarebbe sottilissima, facile da ribaltare con l’aiuto di qualche volontario più moderato.</p>



<p>Come noto, nelle elezioni generali del 2020 Biden vinse il voto popolare con un vantaggio di circa 7 milioni di voti ed anche il voto dei grandi elettori 306 contro 232. Ciononostante, il presidente uscente contestò duramente i risultati elettorali definendoli truccati e scatenando un movimento che portò sostanzialmente all’insurrezione del 6 gennaio 2021. Ancora, sebbene i voti siano stati più volte certificati sia a livello locale che federale, la narrazione della ‘elezione rubata’ è stata posta al centro della campagna elettorale da parte di alcuni candidati repubblicani e di Donald Trump, ancora forte della sua leadership nel partito. Alla Camera i democratici ottennero una sottilissima maggioranza, 222 a 213, mentre al Senato la situazione fu ancor più difficile con un pareggio di 50 a 50 e una traballante maggioranza sorretta dal voto della Vice Kamala Harris che la presiede. Se i dem mantenessero la camera più alta sarebbe considerato per il partito del presidente un grande successo, considerato che alle elezioni di metà mandato si dà per scontato – statistiche alla mano – che chi governa perda almeno la maggioranza alla Camera bassa. Man mano che i voti vengono contati sembra che, almeno a questa tornata, la strategia del puntare tutto su ‘l’elezione rubata’ accorpando questo tema con quello ancor più delicato del diritto all’aborto, sia stato fallimentare, andando a motivare ancor di più il voto dei democratici comunque critici verso la presidenza (il tasso di approvazione di Biden è misurato oggi <a href="https://projects.fivethirtyeight.com/biden-approval-rating/?cid=rrpromo">poco sopra al 40%</a>). Mentre i critici di Trump dentro e fuori dal partito esultano, sottolineando che se avesse optato per un profilo più basso, concentrandosi sui temi economici, una vittoria potesse essere a portata di mano, benché stemperata da un’affluenza molto bassa.</p>



<p>Ingrandendo la cartina elettorale alcune elezioni sembrano dare il passo per il futuro, destando particolare attenzione negli osservatori: l’imponente riconferma del governatore repubblicano Ron DeSantis in Florida, l’unico ad oggi che sembra in grado di sfilare la leadership ancora salda nelle mani di Trump, e l’elezione del senatore democratico John Fetterman in Pennsylvania, mentre cala il consenso dei dem nel confinante stato di New York, sempre blu intenso negli ultimi anni; in Georgia, invece delude di nuovo (dopo la sconfitta del 2020) la candidatura a governatrice di Stacey Abrams che si ferma al 46% in uno degli stati cruciali che alla scorsa tornata garantirono la vittoria proprio ai dem. Quella che sembrava poter diventare una sconfitta terribile per Biden sembra trasformarsi in una mezza vittoria, in un paese alle prese con la crisi economica e con una politica estera imbrigliata dalla guerra in Ucraina, un paese ancora alle prese con una polarizzazione identitaria di cui l’elettorato sembra essere stanco, mentre il mondo osserva con attenzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3072/">Elezioni di Midterm: la mezza vittoria di Biden</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/3072/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La terza volta di Lula e il Brasile che verrà</title>
		<link>https://www.mondodem.it/3064/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/3064/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 12:55:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Lula]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=3064</guid>

					<description><![CDATA[<p>La vittoria &#8211; pur se sul filo del rasoio e per meno di due punti percentuali &#8211; c’è&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3064/">&lt;strong&gt;La terza volta di Lula e il Brasile che verrà&lt;/strong&gt;</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La vittoria &#8211; pur se sul filo del rasoio e per meno di due punti percentuali &#8211; c’è stata.</p>



<p>Il socialista Ignacio Lula ha vinto le presidenziali del 30 ottobre in <a href="https://www.mondodem.it/3054/">Brasile</a> e tornerà alla guida del paese sudamericano, per la terza volta e dopo aver scontato 19 mesi di carcere per un’accusa di corruzione poi caduta.</p>



<p>Sono state le elezioni più polarizzate e attese di sempre, non solo dai brasiliani.</p>



<p>Gli occhi del mondo erano fissati sull’Amazzonia e sulla diversa concezione che avevano i due sfidanti sul polmone verde della terra.</p>



<p>“Il Brasile è pronto per lottare contro la crisi climatica e per la deforestazione zero dell’Amazzonia. Il pianeta ha bisogno di un’Amazzonia viva: un albero in piedi vale più di tonnellate di legname estratto illegalmente”, ha dichiarato il presidente eletto poco dopo la chiusura dello spoglio.</p>



<p>Un testa a testa che ha tenuto i brasiliani col fiato sospeso conclusosi con i 50,9 % di Lula contro il 49,1 di Jair Bolsonaro, risultato che conferma nei fatti come il paese sia spaccato tra un nord povero e desideroso di rivincita sociale, e un centro ed un sud prospero che si sentiva protetto da Bolsonaro e le sue politiche sovraniste e liberiste. Con la potente lobby evangelica dalla parte del presidente uscente.</p>



<p>La vittoria di Lula- l’ex sindacalista 77 enne protagonista della sinistra sudamericana a partire dai primi anni 2000 con le sue politiche progressiste e di lotta alla fame e all’analfabetismo- è stata salutata da tutti i leader mondiali, da Biden a Putin, fino alle cancellerie europee.</p>



<p>Impossibile d’altronde, per la politica internazionale, non fare i conti con ciò che succede &#8211; a livello politico, economico, sociale e soprattutto ambientale – in Brasile e tra i suoi 215 milioni di abitanti.</p>



<p>Un paese grande quanto un continente, nonchè la democrazia più&nbsp; grande dell’America latina.</p>



<p>Il perdente Bolsonaro ha atteso tre giorni prima di parlare di Transizione &#8211; ma non di sconfitta -dando concretezza ai timori che serpeggiavano tra i brasiliani e gli osservatori internazionali sulla sua non accettazione della sconfitta e una transizione da gestire alla Trump.</p>



<p>In seguito alla dichiarazioni di Bolsonaro – che non ha ufficialmente ammesso la sconfitta- in molte città del Brasile i sostenitori più radicali dell’ex presidente sono scesi in strada per denunciare brogli elettorali (inesistenti) e per chiedere l’intervento dell’esercito affinché Lula non prenda i poteri.</p>



<p>Un golpe mascherato insomma quello chiesto dai sostenitori di Bolsonaro che, anche sulle proteste,&nbsp; continua nel suo atteggiamento ambiguo: in un video ha chiesto ai suoi sostenitori di liberare le autostrade ma non di accettare il risultato elettorale e la democrazia.</p>



<p>Lula intanto prepara il suo governo e spera in una transizione tranquilla fino al suo insediamento il 1 gennaio.</p>



<p>Nel suo programma, che il presidente eletto ha provato a rendere più moderato rispetto al passato, oltre alla lotta alle disuguaglianze e alla povertà, al primo posto c’è- come prevedibile- la protezione dell’Amazzonia, dopo le politiche di Bolsonaro che hanno violentato la foresta e favorito la deforestazione.</p>



<p>Quella dell’ex sindacalista, del “nove dita” come lo chiama il suo avversario Bolsonaro, è una storia di risurrezione, dopo il suo arresto in mondovisione e le accuse&nbsp; che lo hanno tenuto in carcere per quasi due anni.</p>



<p>Operario, sindacalista, fondatore del Partito dei lavoratori e infine presidente per due mandati.</p>



<p>Con lui milioni di&nbsp; brasiliani sono usciti dalla miseria, dall’analfabetismo e dalla fame.</p>



<p>Le sue politiche progressiste e di redistribuzione della ricchezza – emulate in altri paesi sudamericani- hanno portato il Brasile a vivere un vero e proprio boom economico a partire dal 2003.</p>



<p>Quella di Lula è una vittoria importantissima non solo per il gigante demografico, ma per tutto il Sud America, che- a partire dalla prima vittoria del presidente operaio nel 2003 – ha conosciuto la sua marea progressista.</p>



<p>E oggi, a distanza di quasi vent’anni dalla prima onda socialista, buona parte del Sudamerica è tornata a sinistra.</p>



<p>In Argentina governa Alberto Fernandez, peronista di sinistra, in Cile Gabriel Boric, in Bolivia Luis&nbsp; Arce , in Colombia Gustavo Petro e in Venezuela il controverso Nicolas Maduro.</p>



<p>Senza dimenticare il Messico e il Perù.</p>



<p>Ma come sempre una sinistra che deve fare i conti – in Brasile, in Argentina e in Bolivia- con un limite: l’assenza di nuove leadership.</p>



<p>Ad eccezione del Cile, dove governa il giovane Boric, volto nuovo e iconico della sinistra, i governi progressisti del sud America vedono al governo personaggi legati ai grandi leader del passato.</p>



<p>Dall’Argentina – dove la vice presidente e presidente di fatto del paese – è Cristina Kirchner, al Venezuela guidato dal delfino di Chavez fino al Brasile, dove a vincere è stato l’eterno Lula, iniziatore e simbolo della marea progressista sudamericana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3064/">&lt;strong&gt;La terza volta di Lula e il Brasile che verrà&lt;/strong&gt;</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/3064/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Verso il 2 ottobre: i giorni che cambieranno il Brasile</title>
		<link>https://www.mondodem.it/3054/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/3054/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Sep 2022 09:51:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Bolsonaro]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Lula]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=3054</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Brasile si sta svolgendo la campagna elettorale più polarizzata di sempre, nonché la più importante della storia &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3054/">Verso il 2 ottobre: i giorni che cambieranno il Brasile</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Brasile si sta svolgendo la campagna elettorale più polarizzata di sempre, nonché la più importante della storia  brasiliana post dittatura. Una competizione che determinerà il destino del più grande paese del sud America, impoverito e piegato dalla pandemia e dalla pessima gestione del presidente in carica.</p>



<p>Manca meno di un mese alle elezioni presidenziali e politiche del 2 ottobre e la sfida tra Luis Inàcio Lula da Silva e il presidente uscente Jair Bolsonaro si fa sempre più spietata. In Brasile si vivono settimane ad alta tensione. Il clima nel paese è intriso di odio e nelle piazze dove si svolgono i comizi viene garantita estrema sicurezza, con i candidati che si spostano con giubbotti antiproiettile dopo diversi episodi di violenza.</p>



<p>I sondaggi danno favorito l’ex presidente Lula, esponente di sinistra in carica tra il 2003 e il 2010  tornato sulla scena politica dopo che l’accusa di corruzione nei suoi confronti – che gli è costata un anno e mezzo di carcere – è stata annullata. Il suo Partito dei lavoratori – Partito dos Trabalhadores- è dato per favorito alle elezioni legislative che rinnoveranno Camera, Senato e governatori statali.</p>



<p>Lula ha aperto la sua campagna elettorale in una fabbrica della Volkswagen, simbolo del suo passato operaio e sindacale. Il  suo principale sfidante è Jair Bolsonaro, presidente in carica, il Trump sudamericano, populista ed esponente dell’estrema destra che ha invece scelto la piazza dove fu pugnalato nel 2018, quasi a voler evidenziare il suo sacrificio per il paese che poteva costargli la vita.</p>



<p>Oltre ai due principali competitor corrono per le presidenziali altri candidati minori, ma la sfida è ormai polarizzata tra Lula e Bolsonaro. Fino a poche settimane fa la distanza tra i due nei sondaggi era molto ampia, con Lula dato molto avanti. Nelle ultime rilevazioni il presidente in carica ha ridotto la distanze, rendendo molto improbabile la vittoria di Lula al primo turno e rendendo necessario il ballottaggio.</p>



<p>Una parte di ritardo nei sondaggi Bolsonaro è riuscito a colmarlo grazie a una forzatura parlamentare, che gli ha permesso, con un emendamento alla Costituzione, di concedere sussidi ai brasiliani. Aumento dell’Auxilio brasil (sussidio ai disoccupati), bonus carburanti e taglio delle accise per calmierare i costi della benzina.</p>



<p>Provvedimenti che senza dubbio avranno un’influenza su parte dell’elettorato che si ritrova soldi in tasca, ma che d’altra parte peseranno sui conti dello stato. Se Bolsonaro rincorre la vittoria con i sussidi, Lula, largamente favorito per il suo terzo mandato presidenziale, punta alla lotta alla corruzione, dopo l’opaca l’inchiesta Lava Jato (autolavaggio), il terremoto giudiziario che gli è costato 580 giorni di carcere.</p>



<p>Pilastri del suo programma elettorale sono la lotta all’inflazione, la riforma del mercato del lavoro, difesa dell’ambiente e in particolare dell’Amazzonia ferita dalle politiche di Bolsonaro e nuovamente lotta alla fame, dopo che i suoi precedenti governi avevano ottenuto risultati importanti sulla lotta alla povertà. 150 milioni di brasiliani  saranno chiamati al voto per il rinnovo del Parlamento e l’elezione del presidente, in un paese che negli ultimi 6 anni ha conosciuto una serie di eventi traumatici e istituzionalmente devastanti per la democrazia brasiliana, come la destituzione dell’ex presidente Dilma Roussef, l’esclusione di Lula dalle elezioni del 2018 e l’arresto successivo dell’ex presidente, icona della sinistra mondiale.</p>



<p>Eventi che hanno permesso la rapida ascesa e la vittoria alle presidenziali di 4 anni fa dell’ex militare Bolsonaro. La sua presidenza sarà ricordata soprattutto per la distruzione della Foresta Amazzonica con l’appoggio alla deforestazione e all’invasione delle terre a discapito delle popolazioni indigene. Nonostante la patente di nemico dell’ambiente, Il Trump sudamericano negli ultimi mesi ha recuperato terreno sui sondaggi, avvicinandosi a Lula.</p>



<p>Uscito malissimo – nell’immagine pubblica interna e internazionale – dalla lotta alla pandemia che in Brasile ha causato 660 mila morti, Bolsonaro ha iniziato una campagna di comunicazione violenta e incentrata a colpire il suo avversario Lula, definendolo ex carcerato, aiutato dalla chiese evangeliche che in Brasile hanno un peso notevole. Evangelici, militari e proprietari terrieri restano il suo elettorato. Nonostante i tentativi di ribaltare i pronostici e di dipingere Lula come un nuovo Maduro, con il pericolo che il Brasile diventi un nuovo Venezuela con la vittoria della sinistra, Bolsonaro resta sfavorito, in un paese sempre più povero e diviso.</p>



<p>Sul risultato elettorale inoltre, aleggia ancora una volta lo spettro del Trumpismo. Bolsonaro – per uniformarsi all’ex presidente repubblicano – ha fatto intendere che potrebbe non accettare la sconfitta, adducendo, già prima delle elezioni, il rischio brogli con il sistema elettronico.</p>



<p>Un pericolo lontano quello della transizione post voto disordinata, considerando che a decidere delle controversie sulle elezioni è il TSE, Tribunale superiore elettorale, alla cui presidenza si è insediato il nemico giurato di Bolsonaro, il giudice Alexandre de Morales. Ma il timore dei brasiliani è che Bolsonaro, in caso di sconfitta, possa chiamare in suo appoggio i militari per agitare le acque e contestare la vittoria di Lula, mettendo in atto un colpo di stato con l’appoggio dei militari nostalgici della Dittatura.</p>



<p>Essere arrestato, ucciso o vincere. Queste sono le possibilità che Bolsonaro vede nel suo futuro, come da lui dichiarato tempo fa in un comizio. Le elezioni e la transizione verso il nuovo governo rappresentano a tutti gli effetti un test per il sistema democratico del paese.Quella brasiliana resta una campagna elettorale difficile e pericolosa, con episodi violenti e una profonda spaccatura nel paese tra i sostenitori di Lula e i seguaci di Bolsonaro. Un clima che riporta agli anni della Dittatura e che dimostra come in Brasile, al pari di altri paesi sudamericani, il passato dittatoriale e le ferite della democrazia non sono ancora del tutto rimarginate e che il passato spesso non passa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/3054/">Verso il 2 ottobre: i giorni che cambieranno il Brasile</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/3054/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il diritto all&#8217;aborto negli Stati Uniti riguarda anche noi</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2993/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2993/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariangela Zito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2022 12:18:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2993</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un ritorno agli anni 70 è inevitabile quando si discute di diritto all’aborto e della sua possibile abolizione.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2993/">Il diritto all&#8217;aborto negli Stati Uniti riguarda anche noi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un ritorno agli anni 70 è inevitabile quando si discute di diritto all’aborto e della sua possibile abolizione. Ma ci troviamo, invece, negli Stati Uniti dell’anno 2022, in attesa di una decisione della Corte Suprema che ribalterebbe la storica sentenza <em>Roe v. Wade</em> del 22 gennaio 1973. Si tratta della pronuncia che ha reso l’accesso all’aborto sicuro e legale per tutte le donne americane e che ha consentito di affermare il diritto all’autodeterminazione delle donne, limitando l’ingerenza del governo sull’esercizio delle libertà individuali.</p>



<p>Nella decisione, che non fu la prima a pronunciarsi sui diritti riproduttivi come espressione della libertà di scelta su questioni attinenti alla sfera intima e personale della donna, il ragionamento logico-giuridico seguito si fondò su un’interpretazione più ampia del diritto costituzionalmente garantito alla privacy e del concetto di salute, inteso al tempo stesso come benessere fisico, mentale e psicologico della donna, da riconoscere e garantire. Di conseguenza, pur in assenza di una legge, il diritto di scegliere se abortire o meno è (ancora) tutelato dalla Costituzione degli Stati Uniti, nonostante siano state svariate le limitazioni e periodici i tentativi di svuotare di tutela le libertà riproduttive. Libertà che non si riducono soltanto al diritto di abortire, ma riguardano anche la gravidanza, il matrimonio, la sessualità, la genitorialità, l’assistenza sanitaria e infantile e il diritto-dovere di crescere dei figli con dignità.</p>



<p>Diritti umani universali e fondamentali che non dovrebbero essere controllati e messi in discussione da motivazioni etiche, morali o religiose ma, al contrario, riconosciuti e garantiti da una (classe) politica che si fa portatrice e promotrice della giustizia sociale. Ed è proprio di questo che parla l’avvocata statunitense Kathryn Kolbert quando, al fine di paralizzare gli attacchi alla libertà riproduttiva, invita alla costruzione di un movimento per la giustizia sociale forte, al fine di non vanificare i risultati positivi conseguiti a seguito della sentenza <em>Roe v. Wade.</em> Risultati confermati anche dalla sentenza della Corte Suprema nel caso <em>Planned Parenthood v. Casey</em> del 1992. Nell’ambito del procedimento, furono proprio le argomentazioni dell’avvocata Kolbert a mantenere salvo quanto statuito nella pronuncia<em> Roe v. Wade</em> del ‘73, assicurando che l&#8217;aborto restasse legale in tutti gli Stati, pur non impedendo, tuttavia, ai governi di introdurre delle limitazioni, senza eccessivi oneri per le donne.</p>



<p>Perché continuare a garantire alle donne il diritto di scegliere se portare avanti una gravidanza o meno non significa soltanto impedire il controllo su di esse, le quali non sarebbero in grado di partecipare in modo paritario alla società se non possono scegliere se, quando e con chi avere figli e decidere del proprio corpo e del proprio destino<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>, ma di evitare un futuro scenario disastroso, fatto di aborti clandestini e pericolosi, rischi per la propria vita e salute, nascite non desiderate, figli da crescere da sole o, nella peggiore delle ipotesi, con partner violenti.</p>



<p>E nella sua <em>call to action</em> per la costruzione di un solido modello di giustizia sociale, finalizzato a preservare i diritti faticosamente conquistati, anche a beneficio delle future generazioni, Kolbert sottolinea che bisogna innanzitutto scegliere bene i rappresentanti politici, esautorando i cosiddetti demagoghi acchiappa consensi e, al tempo stesso, partecipare attivamente e democraticamente alla costruzione di agende politiche serie focalizzate sulla libertà e sulla tutela della vita riproduttiva. Ma che riflettano anche: politiche favorevoli per la famiglia e la genitorialità, con il riconoscimento e la possibilità di usufruire realmente dei congedi retribuiti di maternità e paternità; programmi per ridurre il tasso di mortalità materna e l’infertilità; educazione sessuale di qualità nelle scuole, sdoganando il sesso come tabù; l’accesso alla contraccezione e all’aborto senza barriere di nessun tipo; servizi di assistenza sanitaria, anche psicologica, e consultori familiari efficienti.</p>



<p>Così come è importante promuovere l’educazione sentimentale, che non è la capacità di esprimere i propri sentimenti di cui parla Flaubert nel suo romanzo. Intesa nell’accezione di educazione al rispetto reciproco, delle donne e degli uomini e, soprattutto, delle donne da parte di sé stesse, consiste più precisamente nella capacità di instaurare (imparando ad instaurare) relazioni sane, fatte di rispetto, parità, conoscenza di sé, autostima e consapevolezza. Cose che sembrano scontate ma che non lo sono. Caratteristiche e capacità indispensabili che, se acquisite sin dalla giovane età, potrebbero contribuire ad evitare dolore, frustrazione e violenze psicologiche quali effetti tipici di società narcisistiche e culture maschiliste in cui spesso si diventa strumento dell’altro (o dell’altra, anche se questo accade più raramente per gli uomini), per soddisfare i propri bisogni, aumentare il proprio valore e affermare il proprio potere a scapito di altri. E che alimenta il maschilismo e il patriarcato radicato nelle nostre culture e società solo apparentemente avanzate.</p>



<p>Ecco perché è importante essere consapevoli e saper scegliere, come cittadini ed elettori, dei rappresentanti politici e istituzionali che abbiano a cuore e siano sensibili a certe tematiche, e che non le utilizzino soltanto come slogan per qualche voto in più o, al contrario, per screditare campagne politiche con azioni concrete per la loro messa a punto. Insomma, un tema sempre attuale e che non riguarda solo gli Stati Uniti.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Kay Julie F, Kolbert K (2021), Controlling women. What we must do now to save reproductive freedom, Hachette Books, p. 305.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2993/">Il diritto all&#8217;aborto negli Stati Uniti riguarda anche noi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2993/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Cile ha scelto Gabriel Boric, la Transizione può dirsi davvero conclusa.</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2577/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2577/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jan 2022 10:12:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Boric]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2577</guid>

					<description><![CDATA[<p>La speranza ha battuto la paura. Con queste parole affidate a un tweet, Gabriel Boric ha salutato la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2577/">Il Cile ha scelto Gabriel Boric, la Transizione può dirsi davvero conclusa.</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La speranza ha battuto la paura. Con queste parole affidate a un tweet, Gabriel Boric ha salutato la sua vittoria al ballottaggio delle presidenziali in Cile del 19 dicembre. Più che una vittoria, un trionfo a guardare i numeri, nonostante alla vigilia i due sfidanti fossero vicinissimi.</p>



<p>35 anni, ex leader studentesco, esponente di sinistra candidato della coalizione Apruebo Dignidad&nbsp; Boric vince con il 56% dei voti, staccando il candidato di destra – nostalgico di Pinochet –&nbsp; Antonio Kast, fermo al 44%.</p>



<p>Per il presidente eletto che si insedierà nel palazzo presidenziale de La Moneda il prossimo marzo, prioritari saranno i diritti sociali con il potenziamento del welfare e il cambiamento climatico.</p>



<p>Nel suo primo discorso da vincitore, il più giovane presidente cileno della storia ha pronunciato alcune parole in mapuche, lingua dei cileni del sud e ha rimarcato la necessità di dare via a una nuova stagione che metta al centro democrazia e giustizia sociale.</p>



<p>Il lavoro che attende il presidente non sarà facile. Pesano sul paese gli effetti economici della pandemia nonché la difficile situazione politica che consegna al presidente un parlamento cileno paralizzato, con Boric che dovrà perennemente mediare per portare avanti la sua agenda di riforme.</p>



<p>Polarizzazione è stato il mantra di queste elezioni, con un ballottaggio che ha escluso i partiti di centrodestra e centrosinistra che hanno governato la Transizione negli ultimi trent’anni e la sfida tra un’esponente di destra, ultraconservatore e la sinistra di Boric.</p>



<p>Adesso, il Cile può davvero voltare pagina e chiudere il periodo della Transizione – durato 30 anni – e le ferite della dittatura, mentre si scrive una nuova Costituzione e con le bandiere del progressismo che tornano a sventolare 50 anni dopo l’amatissimo presidente Salvador Allende, con la canzone simbolo di quel periodo “El pueblo unido jamas serà vencido” che torna a risuonare nelle strade del paese.</p>



<p>Un voto per il futuro, per il paese che ha sempre trainato l’economia sudamericana ma che non ha mai incrociato a pieno l’onda rosa socialista che dai primi anni ‘2000 ha cambiato il continente.</p>



<p>Morales, Chavez e Maduro, Lula, Kirchner,&nbsp; carismatici leader progressisti sudamericani – alcuni dei quali ancora in campo o pronti a ricandidarsi come il brasiliano Lula &#8211; leadership e modelli economici a cui i rispettivi popoli continuano a guardare e che non hanno eredi politici.</p>



<p>Diverso per il Cile, e per la sua economia che è sempre stata la più forte del Sud America.</p>



<p>A Santiago del Cile gli ultimi trent’anni hanno visto l’alternanza di due forze, Chile vamos e Concertation con 2 presidenti che si sono alternati negli ultimi quindici anni, Sebastian Pinera – attuale presidente – e Michele Bachelet, esponente di spicco del progressismo cileno ma di cui la sinistra di Boric ha molto poco in comune.</p>



<p>E il trionfo di Gabriel Boric, è il trionfo di una sinistra che non si era mai imposta come ora negli ultimi anni e farà del presidente eletto il più a sinistra dai tempi del socialismo di Allende.</p>



<p>E la sua, sarà un’agenda progressista, con un programma di governo incentrato sulla lotta alle disuguaglianze –miccia delle rivolte del 2019 e accentuate dopo due anni di pandemia &#8211; diritto all’acqua e rispetto dei diritti umani.</p>



<p>Ma il primo obiettivo di Gabriel Boric sarà quello di spazzare via gli ultimi retaggi della dittatura, cancellando il modello economico neoliberista ereditato da Pinochet, tra cui il sistema pensionistico privato.</p>



<p>Che il Cile volesse lasciarsi alle spalle ogni riferimento politico e culturale della dittatura era già chiaro dagli esisti del referendum costituzionale per cambiare la costituzione ereditata dal periodo della Dittatura. Attualmente l’Assemblea costituente sta lavorando per scrivere la nuova costituzione dei cileni, depurata da ogni riferimento a quel doloroso periodo.</p>



<p>E che per il Cile fosse giunto il tempo di rimarginare le ferite della dittatura e guardare al futuro, lo si era capito anche dal giorno prima del ballottaggio.</p>



<p>Il caso, o per chi ci crede, il destino, ha voluto che sabato morisse – a 99 anni – Lucia Hiriart, la vedova di Augusto Pinochet. La Dictadora, per alcuni, più feroce del marito e colei che lo spinse al Golpe.</p>



<p>Adesso, per il Cile e i cileni, la Transizione può dirsi davvero conclusa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2577/">Il Cile ha scelto Gabriel Boric, la Transizione può dirsi davvero conclusa.</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2577/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elezioni in Argentina: nubi all&#8217;orizzonte per i Fernandez</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2563/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2563/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Dec 2021 09:53:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2563</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si prospettano mesi complicati per il Presidente Alberto Fernandez e la sua coalizione di governo Frente de Todos.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2563/">Elezioni in Argentina: nubi all&#8217;orizzonte per i Fernandez</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Si prospettano mesi complicati per il Presidente Alberto Fernandez e la sua coalizione di governo Frente de Todos. Nelle elezioni di medio-termine che si sono svolte a metà novembre per il rinnovo di metà della Camera &#8211; legislatura di 4 anni &#8211; e un terzo del Senato (8 anni) i peronisti di governo perdono la maggioranza al Senato &#8211; presieduto dalla vicepresidente ed ex presidente Cristina Kirchner &#8211; e si trovano di fronte a scenari difficili anche alla Camera. Un tracollo per il kirchnersimo &#8211; peronismo di sinistra impersonato dai governi e dalle politiche di Nestor e Cristina Kirchner- che vede nel Presidente Alberto Fernandez il volto moderato e in Cristina Kirchner custode dell’ortodossia e dell’area più a sinistra.</p>



<p>Come ampiamente previsto dai sondaggi della vigilia e dalle primarie di settembre, le opposizioni della coalizione di centrodestra Juntos Por el Cambio strappano il Senato alla maggioranza peronista che mantiene la maggioranza relativa alla Camera. La sconfitta però, è stata mitigata dal recupero nella provincia di Buenos Aires – roccaforte dei peronisti &#8211; dove la coalizione di governo è riuscita a recuperare terreno rispetto alle primarie di settembre. Il tracollo, tuttavia, resta importante, con un Senato che era sempre stato in mano ai peronisti dal 1983, ritorno della democrazia nel paese.</p>



<p>Da qui ai prossimi due anni, Alberto Fernandez – che ha minimizzato sulla sconfitta &#8211; si troverà davanti a una situazione complicata e dovrà cercare sostegno per governare nelle forze di sinistra e dialogare con l’opposizione. Una crisi politica che si inserisce in un contesto già difficile per il paese, alle prese con gli strascichi della crisi economica e con l’emergenza sanitaria che ancora rende difficile la ripresa. Reduce dal lockdown durato quasi un anno, con una campagna vaccinale gestita male e macchiata dallo scandalo legato ai vaccini per politici e funzionari, nel paese regna sovrana la sfiducia e il disagio sociale, con la povertà che torna ai livelli di vent’anni fa.</p>



<p>Le politiche messe in campo dalla Casa Rosada per contrastare l’inflazione e incidere sulle difficoltà strutturali dell’economia argentina – troppo dipendente dal settore primario e poco attraente agli occhi degli investitori &#8211; non sembrano convincere gli argentini a giudicare dai risultati delle elezioni. Sulla testa del governo e di tutti gli argentini, inoltre, aleggia lo spettro del default e dell’enorme debito che il paese non riesce ad onorare.</p>



<p>L’Argentina è debitrice di 19 miliardi di dollari al FMI – residuo di un debito contratto dall’ex presidente Macrì nel 2018 &#8211; ed è impegnata nelle difficili trattative per la ristrutturazione di questo debito. L’accordo a cui sta lavorando il ministro dell’economia Guzman è atteso entro marzo e dovrà passare da un voto parlamentare. Su questo fronte la coalizione di governo mostra cenni di spaccature tra il presidente Fernandez e l’ex presidente e attuale vice Cristina Fernandez de Kirchner, portatrice della linea dura nei confronti del FMI.</p>



<p>Nel paese l’inflazione raggiunge percentuali superiori al 50% mentre negli ultimi due anni si è assistito a un aumento della povertà, tornata ai livelli di quindici anni fa, prima che le politiche progressiste del Kirchnerismo abbattessero fame e indigenza. Subito dopo le primarie di settembre, il governo di Fernandez è intervenuto, nel tentativo di evitare la sconfitta elettorale, con l’aumento del salario minimo e con un rafforzamento delle politiche di welfare. Una riedizione lontana di quelle politiche socialiste portate avanti da Nestor e Cristina Kirchner- popolarissima e ancora amatissima dagli argentini che vedono in lei la nuova Evita Peron &#8211; e che agli inizi degli anni ‘2000 trasformarono il paese abbattendo analfabetismo e fame.</p>



<p>Ma mettere soldi nelle tasche degli argentini non è servito a ribaltare le previsioni e a riportare serenità in una colazione di governo che vede in Cristina Kirchner portatrice della leadership del kirchnerismo e forse del governo e che adesso, alla luce delle difficoltà di Alberto Fernandez potrebbe avere la forza per imporre la sua linea nel governo e andare alla resa dei conti interna. Intanto nell’opposizione, galvanizzata dal risultato delle elezioni di metà novembre, serpeggia ottimismo per le presidenziali del 2023, dove – secondo alcuni rumors – il candidato alla presidenza potrebbe essere il sindaco di Buenos Aires Horacio Rodriguez Larreta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2563/">Elezioni in Argentina: nubi all&#8217;orizzonte per i Fernandez</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2563/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
