Il 22 maggio 2018, il Consiglio Europeo inseriva l’educazione all’interno dei pilastri europei dei diritti sociali, affermando come il diritto ad un’istruzione inclusiva e di qualità sia essenziale non solo per lo sviluppo economico, ma soprattutto alla luce delle attuali trasformazioni sociali. Entrambe le dimensioni, economica e sociale, hanno necessariamente risentito della pandemia, motivo per il quale il piano di ripresa deve guardare all’istruzione, specie quella terziaria, che è anello di congiunzione fra i giovani e il lavoro.

Un elevato livello di istruzione costituisce la base della competitività di un sistema economico avanzato, nonché un fondamento di una democrazia di qualità. Inoltre, un’attenzione verso la fascia di popolazione più giovane aiuta a contrastare gli effetti di quella che rappresenta la categoria più colpita – indirettamente – dalla crisi sanitaria e – direttamente – da quella economica. Tuttavia, l’Italia non investe sufficienti risorse nell’istruzione, nella formazione e nella ricerca, e i dati riflettono questa negligenza sia in termini relativi, sia di spesa, che in digitalizzazione.

Il tasso di immatricolazione si assesta al 54,7% (Francia: 66,2%; Germania: 68,3%; Spagna: 73%)[1], tramutandosi in un basso grado di istruzione terziaria, pari al 19% nella fascia 25-64enni (media OCSE: 37%)[2] e intorno al 34% nella fascia di età 30-34enni (Sud e Isole: 26%; media UE: 45,6%)[3].  In termini di spesa, l’Italia investe solamente il 3,6% del PIL nell’istruzione, distaccandosi di 1,4 punti dalla media OCSE (5%)[4]. Infine, l’Italia si posiziona all’ultimo posto in Europa per digitalizzazione e competenze digitali[5], mentre a livello nazionale risulta forte la disparità nell’utilizzo di strumenti digitali e la difficoltà nell’accesso all’istruzione tra le famiglie di diversa estrazione sociale[6].

Questo ritardo sull’istruzione pecca sia in termini logici che etici: la pandemia ha minacciato non solo l’economia, ma anche il tessuto sociale. Essa ha imposto il ricorso alla creazione di ulteriore debito che dovrà essere ripagato dalle generazioni più giovani, le quali si trovano alle porte del mondo del lavoro. In quest’ottica, le priorità devono necessariamente essere i giovani e l’istruzione, attraverso una visione di lungo termine che vada ad incidere prontamente, per dotare degli strumenti necessari coloro che ripagheranno stricto sensu il debito e per evitare lato sensu l’inasprimento delle diseguaglianze socioeconomiche.

Già oggi l’Italia figura 34esima al mondo in termini di mobilità sociale, ultima tra i paesi UE[7]. Un maggiore livello di diseguaglianze nell’accesso alle opportunità educative incide negativamente sia sulla diseguaglianza di reddito, sia sulla soddisfazione e la produttività dei lavoratori. In questo contesto, l’istruzione rappresenta il più incisivo “equalizzatore” di possibilità, configurandosi come fattore critico per tutte le economie. Educazione, reddito e produttività determinano l’andamento della mobilità sociale, la quale potrebbe essere rilanciata garantendo ai giovani italiani pari opportunità nell’accedere ad un’istruzione di qualità, vera chiave di volta nella ripartenza italiana.

L’importanza di agire in ambito formativo-educativo, dunque, sposa linearmente una visione di rilancio economico all’interno del piano nazionale Next Generation EU: l’istruzione deve risultare centrale all’interno delle strategie di politica economica dei Paesi, specialmente in un contesto di crisi quale si trova oggi l’Italia.

Il miglioramento dell’istruzione funge da catalizzatore per quelle riforme interconnesse al mondo del lavoro, tra cui quelle misure volte a intervenire sulla disoccupazione giovanile e femminile, quindi in termini di riduzione del gender gap; facilitare e snellire la burocrazia, ammodernando e migliorando la pubblica amministrazione; rilanciare i sistemi produttivi, quindi le imprese, per favorirne l’innovazione; ridurre il divario fra centro-nord e sud-isole, all’interno del quale il Mezzogiorno risulta endemicamente svantaggiato e incastrato in un circolo vizioso di impossibilità di crescita; contrastare l’invecchiamento sistemico che caratterizza da diversi anni la nostra demografia.

In quest’ottica, risulta fondamentale investire nell’istruzione e nella ricerca per facilitare la trasformazione di competenze in un innesto strategico volto a migliorare il processo produttivo. Lo sviluppo di progetti di investimento in istruzione e formazione, oltre ad agire su un piano interno e nazionale, presenta anche la capacità esterna di attirare capitali privati ed esteri, quindi di generare un ritorno economico che alimenti la ripresa. È necessario quindi definire un piano organico di interventi per l’università e la ricerca, che non si limiti a livello centrale e nazionale, ma che coinvolga anche gli altri attori istituzionali, come i Ministeri, per ciò che concerne l’interconnessione delle riforme, e le Regioni, per ciò che riguarda quelle misure a sostegno del più generico diritto allo studio, quindi a sostegno dei giovani che intraprendono la carriera universitaria.   

Il Paese deve mettere al centro del dibattito politico ed economico i temi dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione, avviando un percorso con chiarezza di analisi, lungimiranza di obiettivi e immediatezza nell’agire. È essenziale e imprescindibile avvalorare e potenziare il nostro tessuto culturale-educativo in una prospettiva di avvio della ripresa e della ricrescita economica, unitamente all’intervento sul contesto sociale. Per queste ragioni, l’investimento nell’istruzione deve essere prioritario.


[1] Rapporto Istruzione OECD 2020. Disponibile a: https://www.oecd.org/education/education-at-a-glance/EAG2019_CN_ITA_Italian.pdf

[2] Ibidem.

[3] Scheda Tematica per il Semestre Europeo. Disponibile a: https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/file_import/european-semester_thematic-factsheet_tertiary-education-attainment_it.pdf

[4] Rapporto Istruzione OECD 2020, supra nota 1.

[5] Rapporto Digital Economy and Society Index (DESI) 2020. Disponibile a: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi

[6] Rapporto Annuale ISTAT 2020. Disponibile a: https://www.istat.it/it/archivio/244848

[7] Rapporto World Economic Forum “The Global Social Mobility Report 2020”. Disponibile a: http://www3.weforum.org/docs/Global_Social_Mobility_Report.pdf


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