In Svezia, le elezioni europee si svolgeranno in un clima di malcontento politico e sfiducia popolare causato dalle lunghe ed estenuanti consultazioni per formare un governo, terminate all’inizio di quest’anno. Le nostre più recenti elezioni politiche hanno superato ogni record in termini di complessità e lunghezza del processo di formazione del nuovo governo, e in pratica tutti i partiti politici ne sono usciti insoddisfatti.

Eppure, si potrebbe affermare che i vincitori relativi sono i partiti della coalizione rosso-verde (Socialdemocratici + Verdi) che rappresentano il nucleo centrale del nostro nuovo governo. O almeno lo sono i Socialdemocratici, che sono riusciti a restare al potere dopo 4 mesi di braccio di ferro. Il Partito dei Verdi, a sua volta, ha sofferto per i quattro anni precedent, passati al governo con i Socialdemocratici, e nelle elezioni del 2018 è riuscito a malapena a superare la soglia di sbarramento necessaria per entrare in Parlamento (4%). E questo nonostante le politiche ambientali siano una delle più importanti priorità degli elettori e del dibattito publico.

Tuttavia, nel governo in carica, la coalizione rosso-verde ha dovuto ottenere l’approvazione dei due partiti social-liberali (il Partito di Centro e I Liberali, considerati di “sinistra” dai partiti di destra) per restare al potere. Per avere questa benedizione, la coalizione ha dovuto accettare un ambizioso programma politico di 73 punti, ricco di proposte di matrice liberale. Come già detto, nessuno è contento, e sulla scena nazionale, gli ex partner di coalizione sono impegnati a litigare tra loro per ottenere una vendetta o per guadagnare l’approvazione dell’elettorato. Non è questo il miglior terreno nel quale coltivare una campagna elettorale positiva per le elezioni europee.

In Svezia, i Socialdemocratici sono stati al potere (spesso da soli) per 44 anni consecutivi nel XX secolo, perdendo solo nel 1976. Sono stati una forza dominante della politica svedese moderna. Per i Socialdemocratici, i risultati delle elezioni politiche dello scorso anno sono stati i peggiori in 40 anni, scendendo appena oltre il 28%. E sulla scia dell’accordo di coalizione e del programma di 73 punti, un piccolo gruppo di progressisti ha costituito una corrente di sinistra interna al partito. Essi sostengono che il partito non stia facendo abbastanza per affrontare la sfida delle crescenti disuguaglianze. Il gruppo, che ha scelto di chiamarsi i Riformisti, chiede al governo di aumentare il debito pubblico, di alzare le pensioni per i bassi redditi e di istituire le 35 ore.

È innegabile che il Partito Socialdemocratico si sia spostato verso il centro negli ultimi 10 anni. Specialmente nell’ultimo biennio durante il quale il partito di estrema destra Democratici Svedesi (Sverigedemokraterna) ha costantemente guadagnato consenso, strappando un largo numero di elettori ai Socialdemocratici. Di conseguenza, il partito ha cercato di essere più severo sull’immigrazione, dando più enfasi all’ordine pubblico, a scapito delle proprie tematiche tradizionali come la lotta alle disuguaglianze.

E sembra si stia aprendo un nuovo spazio a sinistra. Recentemente, Il Partito della Sinistra (Vänsterpartiet) – l’ex partito Comunista – considerato solitamente come una frangia estrema delle politica svedese – ha fatto un balzo nei sondaggi. Gli ultimi rilevamenti per le elezioni europee danno il Partito della Sinistra al 10%, percentuale che gli permetterebbe di più che raddoppiare i suoi seggi al Parlamento europeo.

La sinistra svedese, e più specificamente, i Socialdemocratici hanno un lungo e stretto rapporto con i sindacati. La Confederazione sindacale svedese (LO), versa ogni anno 6 milioni di SEK (circa 600 000 euro) di contributi al Partito Socialdemocratico per assicurarsi un governo sensibile ai suoi interessi. Per le elezioni europee, LO ha piazzato uno dei suoi nelle liste elettorali del Partito Socialdemocratico. Ma non tutti i membri del sindacato gradiscono che le loro quote associative vengano intascate da un partito politico. Storicamente i sindacalisti sono stati più o meno tutti membri o sostenitori dei Socialdemocratici: ma più di recente, molti (24%) si identificano come sostenitori dell’estrema destra dei Democratici Svedesi, che si posizionano all’estremo opposto della scena politica svedese. Ciò lascia molte questioni aperte circa la perdurante cooperazione tra i sindacati e i Socialdemocratici.

Con una svolta un po’ ironica, il principale messaggio della campagna dei Socialdemocratici per le elezioni europee è combattere l’estremismo di destra. Per i Socialdemocratici svedesi è complicato fare campagna sulle tematiche che i loro omologhi europei stanno portando avanti, e l’esempio principale è costituito dalla questione di un’Europa più sociale. Il Primo ministro Stefan Löfven era fiero dello stratagemma usato per ospitare un summit europeo a Gothenburg, nel 2017, sebbene fosse l’Estonia a detenere la Presidenza di turno dell’Unione europea. Sul palco, alla fine dell’incontro, Löfven e Jean Claude Juncker hanno presentato con compiacimento la dichiarazione sul Pilastro dei Diritti Sociali concordata da tutti i Capi di Stato. Ma soltanto pochi mesi dopo, non appena la Commissione Europea ha cominciato a proporre provvedimenti in materia sociale, il governo svedese ha espresso sin da subito la sua opposizione. Il modello del mercato del lavoro svedese prevede parti sociali completamente indipendenti e un limitato coinvolgimento della politica. Temi come il salario minimo, le ispezioni sul lavoro e le condizioni dei lavoratori sono negoziati regolarmente tra la Confederazione delle Imprese e la Confederazione dei sindacati. I Socialdemocratici si sono improvvisamente resi conto che avevano aperto un vaso di Pandora. A fronte del rischio di una legislazione europea che vada a minare il funzionamento del nostro “modello Svedese”, il pilastro dei diritti sociali è diventato un tema caldo nel dibattito in vista delle elezioni europee. La maggior parte degli altri partiti fanno a gara per mostrare la più forte opposizione alla possibilità di conferire all’Unione europea i poteri necessari per regolare il mercato del lavoro svedese. I sindacati e i datori di lavoro concordano. Ciò pone i Socialdemocratici in una posizione di debolezza.

Infine, resta da valutare quale sarà lo stato della sinistra svedese all’indomani delle elezioni europee. In un paese così influenzato dalla Socialdemocrazia, sia culturalmente che politicamente, nessun partito può vantarsi di avere un dominio esclusivo sulle varie tematiche. L’elettorato svedese si è mostrato abbastanza volatile (il 40% ha cambiato partito nell’ultima tornata elettorale) e i partiti di sinistra faticano a mantenere una propria linea ideologica in un paesaggio politico in continuo mutamento.


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