È il momento, per ogni Stato membro, di presentare le proprie proposte collegate ai finanziamenti e prestiti europei del Recovery Fund. Da più voci della politica nazionale sono state spesso ribadita l’unicità e l’importanza di questa occasione per attuare le riforme strutturali da molto tempo necessarie al Paese.

Il Recovery Fund arriva in un momento storico di crisi economica durissima: nel secondo trimestre del 2020 il crollo del PIL italiano si attesta al -12.4%, portando con sé tutto ciò che ne consegue in termini di aumento delle disuguaglianze sociali e di fragilità economica per tutto il Paese. Per utilizzare al meglio le risorse europee in un’ottica di ricostruzione sociale, è necessario investire in quelle aree che rendono una società più equa e pronta a tutelare le fasce più deboli della cittadinanza. Il Recovery Fund è un punto di svolta non solo per il futuro dell’Unione Europea in quanto istituzione, ma anche per il futuro della società europea nel suo complesso, poiché fornisce degli strumenti per immaginare un domani che possa essere più giusto e alla portata di tutti.

Per ripartire, è quindi necessario guardare a ciò che in questi anni spesso è stato visto come in contrasto alle necessità economiche successive alle crisi del 2008: il concetto di giustizia sociale, anche come attuazione di quei diritti sociali riconosciuti nella nostra Costituzione. Sviluppare la giustizia sociale in modo tale da offrire pari opportunità a tutti i cittadini è il miglior modo di creare una società democratica e attenta alle esigenze di tutte le parti sociali, concorrendo alla formazione di cittadini consapevoli e allo sviluppo del loro senso civico.

Le aree in cui potrebbe essere attuato questo progetto sono naturalmente moltissime e variegate: di seguito ci limiteremo a indicarne alcune sulla base della situazione attuale.

Istruzione e formazione

La scuola è indubbiamente stata colpita dalle conseguenze dell’epidemia a tutti i livelli. A partire dalle elementari fino all’università, molto spesso il corpo docenti si è trovato a dover modificare drasticamente le modalità di insegnamento e di comunicazione, e non tutti gli studenti hanno avuto uguale accesso all’istruzione. Potenziare la scuola e l’università con strumenti ad hoc quali investimenti mirati a supporto delle realtà scolastiche più difficili, aumento dei fondi per la ricerca e nuove assunzioni di personale è necessario in questo periodo storico in cui purtroppo i dati hanno rilevato delle enormi difficoltà di continuazione dei percorsi scolastici e abbassamento di iscrizioni. La scuola è un luogo di confronto e formazione irrinunciabile e deve essere non solo tutelata ma anche ampliate in base alle esigenze di questo periodo storico.

Un “Fondo Giovani Lavoratori”

L’Italia è al terzultimo posto in Europa per l’occupazione giovanile, con un indice del 31.4%. L’ingresso nel mondo del lavoro è sempre più difficile data l’attuale situazione economica e ciò spesso spinge molti giovani italiani a trasferirsi all’estero per iniziare la loro carriera. Per combattere questo fenomeno, una parte del Recovery Fund potrebbe essere destinata per creare un c.d. “Fondo Giovani Lavoratori”: un pacchetto di misure che potrebbe comprendere da un lato norme e sgravi fiscali che incentivino le aziende all’assunzione dei giovani professionisti e dall’altro un sistema di tutele per i nuovi lavoratori. Il ricambio generazionale è un tema cruciale nelle politiche del lavoro e l’Italia può essere competitiva con l’estero come meta scelta per motivi professionali, oltre che per i propri cittadini.

Parità di genere a 360 gradi

Abbiamo sentito parlare molto spesso dei bassi tassi occupazionali delle donne italiane (secondo gli ultimi dati disponibili, le donne italiane rappresentano il 42.1% degli occupati complessivi) e delle difficoltà a conciliare lavoro e famiglia, che portano spesso le donne a scegliere formule di contratto part-time o ad abbandonare il mondo del lavoro dopo la nascita del primo figlio. Senza contare il già noto gender pay gap e le pochissime donne italiane che occupano posti di dirigenza. Un Paese non può permettersi di rinunciare a metà della sua forza lavoro e lasciare che più della metà dei suoi componenti resti indietro: per aiutare concretamente le donne a realizzare le proprie aspirazioni lavorative sono necessari degli interventi strutturali che mirino soprattutto alla creazione di un welfare familiare a trazione pubblica e la possibile adozione di incentivi già esistenti in vari paesi europei quali la Germania, come ad esempio le agevolazioni pensionistiche per le madri lavoratrici.

Si tratta naturalmente di tre proposte molto ampie, ma che crediamo possano indicare delle aree in cui l’Italia può efficacemente investire fondi e risorse non solo per aiutare i propri cittadini in un momento di crisi economica, ma effettivamente per ricostruire una società secondo un modello più equo, aperto e democratico.


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