Il Coronavirus è diventato il protagonista indiscusso dell’inizio di questo travagliato 2020 che ha visto il mondo messo a dura prova da una nuova e sconosciuta sfida. Innumerevoli articoli, di varia natura, sono stati scritti al riguardo. Molto è stato detto e, nel mare magnum dell’informazione di Internet, riuscire a fare ordine nel caos diventa spesso molto complicato. Mettendo da parte il dibattito sulla diffusione di fake news o notizie ambigue, quello su cui vogliamo soffermarci con questo contributo è lo stato attuale delle relazioni tra Italia e Cina, con uno sguardo più critico e attento sulle dinamiche che lo stanno interessando.

La linea temporale dei rapporti commerciali

Occorre procedere per ordine, che nel sistemare il caos, le linee temporali risultano sempre utili ed efficaci. A metà gennaio il governo di Pechino ha comunicato il riscontro del virus avente come epicentro la municipalità di Wuhan; il 24 gennaio viene celebrato a Roma – più precisamente all’aeroporto Leonardo Da Vinci – “l’anno della cultura e del turismo Cina-Italia”; pochi giorni dopo due turisti cinesi in vacanza nella capitale vengono ricoverati d’urgenza allo Spallanzani dove viene loro diagnosticato il virus; a inizio febbraio il governo italiano decide di bloccare i voli provenienti da e diretti in Cina. Di fronte ad una decisione così severa, di cui l’Italia si è fatta unica portavoce in Europa, non è mancato un intervento da parte delle autorità cinesi. L’ambasciata cinese in Italia, infatti, con un comunicato ufficiale condiviso anche sulle piattaforme social ha dichiarato il proprio dissenso di fronte alla decisione italiana. I rapporti a inizio febbraio si erano dunque fatti particolarmente tesi. Nel frattempo, mentre in Cina i casi mostravano una netta diminuzione, in Italia cominciavano ad aumentare. A questo punto rientra in gioco la Cina che, ormai esperta su come affrontare il virus, mostra all’Italia la disponibilità ad esportare le proprie conoscenze e la propria esperienza oltre i confini nazionali. Dopo una conversazione telefonica avvenuta tra il ministro degli esteri Di Maio e il suo omologo cinese, Wang Yi, è annunciato l’invio in Italia di attrezzatura e specialisti cinesi.

Gli interessi economici

Quello che spesso è stato omesso, e che invece la giornalista de “Il Foglio” Giulia Pompili ha subito avuto cura di sottolineare, è che l’attrezzatura sia stata pagata dall’Italia, mentre la retorica utilizzata in generale prevedeva grandi ringraziamenti e plausi rivolti al governo di Pechino per i regali e il sostegno ricevuti. Certo, manifestazioni di genuina solidarietà si sono riscontrate nella distribuzione gratuita di mascherine chirurgiche in Via Paolo Sarpi, a Milano, organizzata dalla comunità cinese locale in collaborazione con le autorità della regione dello Zhejiang – quella dalla quale provengono la maggior parte dei cittadini cinesi residenti in Italia. Insieme a questa iniziativa, l’Italia ha visto arrivare un aereo della Croce rossa cinese, carico di attrezzatura e strumenti in dono per il Paese, accompagnati da un team di medici esperti nella lotta al virus.  Di particolare rilievo in questo senso, e di grande attenzione mediatica, è stato proprio l’arrivo dei medici cinesi pronti ad aiutare con la loro esperienza i medici italiani. La retorica cinese utilizzata in questo contesto ha visto l’ambasciata riprendere in diretta l’arrivo dei medici e il loro incontro con l’ambasciatore Li Junhua, il tutto incorniciato da un modo di dire che sembra essere diventato il nuovo motto della RPC nel dialogo con l’Italia: “gli amici si vedono nel momento del bisogno”. I cinesi sono famosi per avere una lunga e duratura memoria e non hanno perso occasione di ricordarlo alla controparte italiana. L’arrivo dei medici della croce rossa cinese è stato infatti un gesto di ringraziamento, e di ritorno di un favore, per l‘intervento della croce rossa italiana in Cina in seguito al disastroso terremoto del 2008 nel Sichuan. Di pari passo a questi eventi, anche compagnie private cinesi – che però sappiamo bene essere in realtà compagnie con forti legami con il governo, così come è da prassi in Cina – come Huawei, ZTE e Xiaomi hanno inviato aiuti solidali al Paese, con mascherine e tamponi. La prima cosa che salta all’occhio leggendo i nomi delle compagnie interessate è che tutte e tre sono collegate da un fil rouge: la tecnologia 5G.

Un’osservazione più attenta dei fatti appena elencati mostra due elementi: un drastico cambio di rotta nella relazione italiana con la Cina, che nell’arco di una settimana è passata dalla forte tensione alla intensa collaborazione; le mosse strategiche attuate da Pechino per aumentare il suo soft power in occidente. Mentre per il primo elemento si può addurre come causa il maldestro tentativo di ristabilire un dialogo proficuo con un Paese con il quale solo un anno prima, in questo periodo, avevamo siglato un Memorandum d’intesa sulla Nuova via della seta e del quale non vogliamo sprecare gli investimenti, per il secondo occorre sviluppare un’analisi più approfondita.

Gli interessi geopolitici

Come ben noto, l’Italia è l’unico paese dei G7 ad aver siglato con Pechino un Memorandum sul grandissimo progetto della Nuova via della Seta, come già detto. Questo avvenimento ha avuto una particolare importanza per la Cina, dato che le apriva nuovi orizzonti e nuove opportunità per penetrare il mercato europeo. L’Italia infatti, di per sé, non ha mai destato molto interesse in Cina se non come trampolino di lancio per raggiungere altri paesi (quando la Cina guarda all’Europa, infatti, guarda soprattutto alla Germania) e come biglietto da visita per stabilire un nuovo dialogo con Washington. L’Italia infatti rientra tra i principali alleati USA ed è membro della NATO: quest’ultima ha in Italia diverse basi tra le quali quella di Aviano, in Veneto, non molto distante da Trieste – porto che fa molta gola alla Cina e che, insieme a quello di Genova, rientrerebbe nel grande progetto della Nuova via della Seta.

La Cina dunque, perfettamente conscia dei punti di debolezza italiani, ha fatto leva sugli stessi per presentarsi come vera alleata e propositiva consigliera del nostro Paese. Lo scambio di expertise, la collaborazione e la solidarietà sono tutti fattori auspicabili nella relazione tra due Paesi ed elementi fondamentali in periodi di forte crisi come quello che stiamo affrontando. Tuttavia, bisogna prestare molta attenzione ad iniziative come queste, che potrebbero celare solamente l’intenzione cinese di espandere la propria sfera d’influenza tramite l’uso del suo soft power.


Alessia Paolillo

Alessia Paolillo, laureata triennale e magistrale in “Lingue e civiltà orientali” (curriculum cinese) presso l’Università di Roma, La Sapienza. Attualmente frequenta un master di secondo livello in “Public International Affairs”, presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali "Guido Carli". I suoi interessi di studio sono principalmente collegati alla politica domestica e internazionale cinese.

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