Responsabilità penali individuali per l’aggressione in corso in Ucraina: 4 proposte sul possibile ruolo dell’Italia

L’aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina è un evento di enorme portata per le sue implicazioni sul quadro politico e giuridico internazionale. La reazione della Comunità internazionale si è tradotta principalmente in sanzioni contro la Russia. Vi sono però anche profili di responsabilità penale individuale a carico di quanti sono coinvolti nel conflitto: si tratta di aspetti assai rilevanti anche perché possono avere un impatto significativo.

Né l’Ucraina, né la Federazione Russa e neppure la Bielorussia sono Stati Parte allo Statuto della Corte penale internazionale (CPI). Ciò nonostante, l’Ucraina si è avvalsa della facoltà di accettare la competenza della Corte tramite un’apposita dichiarazione. Tale dichiarazione, fatta dal Governo ucraino nel 2015, conferisce alla Corte competenza su quanto accade sul territorio ucraino “a partire dal 20 aprile 2014” e “per una durata illimitata”.

L’attacco da parte della Russia e della Bielorussia contro l’Ucraina è, dal punto di vista tecnico, un “atto di aggressione”, capace di dar luogo alla responsabilità penale individuale di chi lo ha deciso, pianificato, iniziato ed eseguito in base allo Statuto della CPI. Nel caso di specie, le regole della Corte le precludono la possibilità di procedere per il crimine di aggressione. La Corte potrà però esercitare pienamente la sua competenza per gli altri presunti crimini – da qualunque parte vengano commessi – in territorio ucraino, ossia atti di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra in virtù di una iniziativa autonoma del Procuratore. A tal fine servirebbe una previa autorizzazione di una Camera preliminare della Corte, che non sarebbe tuttavia necessaria nel caso fosse uno Stato parte a riferire il caso alla CPI. Lo stesso Procuratore ha già affermato la propria volontà di aprire un’indagine.

Peraltro, il sistema della Corte si basa sul principio di complementarità: spetterebbe anzitutto agli Stati Parte adoperarsi per perseguire e reprime i crimini; la Corte interverrà solo se questi si rivelino incapaci o non intenzionati a procedere. Va infatti ricordato che tutti gli Stati hanno potenzialmente titolo per perseguire i presunti crimini internazionali commessi o in corso di commissione in Ucraina in base ai criteri di competenza previsti dalle rispettive legislazioni penali. Gli Stati il cui diritto penale consente di procedere sulla base della cosiddetta “giurisdizione universale” (ossia anche in assenza di qualunque collegamento territoriale o personale con lo Stato che procede), potrebbero non solo colmare il deficit di competenza della Corte penale internazionale sul crimine di aggressione, ma anche rappresentare una seria spina nel fianco per i presunti autori degli altri crimini internazionali. Questi potrebbero vedere infatti limitata la propria libertà di circolazione in quanto possibili destinatari di mandati di arresto o a comparire davanti a tribunali nazionali.

La combinazione di indagini e procedimenti penali al livello internazionale e nazionale consentirebbe – se opportunamente utilizzata – di chiamare i responsabili di presunti crimini internazionali commessi in Ucraina a rispondere davanti alla giustizia, con la possibilità di limitarne la libertà di movimento e, se effettivamente sottoposti a processo e condannati, di irrogare nei loro confronti condanne penali e di costringerli a riparare il pregiudizio causato alle vittime. Infine, va ricordato che per molte delle condotte che costituiscono crimini internazionali vige in base a norme di trattati internazionali l’obbligo o di sottoporre a processo penale o di estradare (c.d. aut dedere aut judicare) i presunti responsabili che si trovino nella disponibilità dello Stato.

È auspicabile che su iniziative di questo genere si possa formare un’ampia convergenza tra gli Stati della Comunità internazionale affinché la drammatica situazione in Ucraina possa rappresentare una importante occasione per rinnovare l’impegno di tutti per la difesa e promozione del diritto e della giustizia internazionali.

Di seguito quattro proposte concretamente percorribili dall’Italia per favorire l’accertamento di responsabilità penali in riferimento ai fatti in corso in Ucraina e in altri futuri scenari di conflitto

Le Proposte

  1. L’Italia potrebbe adoperarsi, anche presso gli altri Paesi dell’UE e/o in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, affinché sia presentata collettivamente da più Stati una comunicazione o una denuncia formale congiunta al Procuratore della CPI – che ha già dichiarato la propria intenzione di procedere – invitandolo direttamente ad effettuare indagini su quesSsta situazione al fine di determinare se una o più persone particolari debbano essere accusate per crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
  2. L’Italia potrebbe dare un importante segnale di coerenza dando piena attuazione nel proprio ordinamento penale al crimine di aggressione, come disciplinato dallo Statuto della Corte penale internazionale, al pari di altri Paesi europei. 
  3. L’Italia potrebbe prendere in considerazione di introdurre nel proprio ordinamento giuridico il principio di giurisdizione universale per i crimini internazionali, dal quale potrebbero scaturire in futuro processi penali capaci di dare giustizia alle vittime di crimini per i quali risulti impossibile o estremamente difficile esercitare la competenza a livello internazionale.
  4. L’Italia potrebbe rendersi protagonista di iniziative diplomatiche nelle sedi internazionali affinché gli Stati che condannano gli atti di violenza occorsi sul territorio ucraino dichiarino espressamente che daranno piena attuazione all’obbligo aut dedere aut judicare previsto da norme dei trattati internazionali, per assicurare che non vi sia impunità per crimini internazionali.
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