La codeterminazione come elemento di sostenibilita’ economica

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un incremento esponenziale dell’attenzione dedicata ai temi della sostenibilità economica. Parole come ESG – acronimo di environmental social e governance – green economy, sustainable o greenwashing sono all’ordine del giorno nei settori economia ed energia. 

Vorremmo sottolineare qui come il tema della Mitbestimmung – in tedesco” codeterminazione”, riferito ad un’azienda – sia stato antesignano delle tematiche ESG, ma ne sia stato anche assurdamente escluso oggi in sede legiferante.

Anche in Italia è oramai famosa la secca ed illuminante risposta che il giurista Walter Rathenau diede decenni fa agli azionisti della Norddeutscher Lloyd, i quali  si lamentavano di non aver guadagnato abbastanza dal loro investimento azionario.

L’insigne giurista rispose che la società non esisteva per “distribuire dividendi a lorsignori, ma per far andare i battelli sul Reno”.
L’espressione “i Battelli del Reno” è diventata da allora sinonimo dell’interesse sociale, cioè della oggettivizzazione della impresa e, con essa, della proprietà, al punto da determinare una contrapposizione fra interesse degli azionisti, legittimi proprietari dell’impresa, e l’interesse dell’impresa in sé.
La crisi finanziaria del 2008 ha messo alle strette il sistema di governance ed i rapporti fra pubblico e privato ed ancora oggi fornisce esempi e spunti validi di discussione e riforme.
La crisi ha imposto una riflessione sul sistema attuale di Corporate Governance che ha mostrato limiti e difetti.
In questo contesto si inserisce la revisione dei principi del codice di Corporate Governance mondiali ma anche e soprattutto la stesura dei criteri fondanti delle valutazioni ESG che – ad oggi, nella categoria ” S”, non annovera – sorprendentemente – il diritto dei lavoratori a partecipare alla gestione dell’azienda.
E in questo contesto si inserisce l’insegnamento di Rathenau che ci riporta alla fondamentale questione del valore della azienda quale insieme di contratti e rapporti giuridici che trascende il mero interesse economico al dividendo.
L’interpretazione che emerge dall’esempio del pensatore tedesco Walter Rathenau è il passaggio da un’ottica di cosiddetta sharesholders value a quella di stakeholders value.
Questo passaggio implicherebbe considerare l’Impresa non come mera organizzazione nelle mani dei proprietari capitalisti e deputata a creare profitti, ma quale organizzazione complessa composta dal capitale iniziale, dai lavoratori, dai creditori, dal territorio.
Il cambiamento di vedute potrebbe risultare inizialmente sorprendente ed inaccettabile, ma tutti ne avrebbero qualcosa da guadagnare nel lungo periodo.
Ovviamente tale prospettiva comporta dei cambiamenti soprattutto a livello di governance ed infatti i maggiori cambiamenti sono destinati ad avvenire nella composizione dei Consigli di Amministrazione.
In tal senso, gli organi direttivi (siano essi i conosciuti Consigli di Amministrazione o i Consigli di Gestione e di Sorveglianza del sistema duale di origine tedesca) dovrebbero ospitare – a prescindere dalla relativa presenza nel capitale e  quindi per legge – rappresentanti degli stakesholders di cui sopra, vale a dire dei lavoratori in primis, dei creditori finanziatori e, perché no, delle istituzioni territoriali e/o delle autorità di controllo.
Questo mix garantirebbe la rappresentanza di tutti i soggetti interessati al business dell’Impresa e potrebbe essere un freno alle operazioni troppo spericolate che poi portano alle crisi cicliche superficialmente definite ‘inevitabili’, oltre ai noti vantaggi in termini di produttività e pace sociale.

Sarebbe quindi utile aprire il dibattito sull’inserimento della Mitbestimmung (codeterminazione nella gestione dell’azienda) fra i criteri di valutazione ESG negli investimenti.

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